venerdì 15 novembre 2013

LE RAGAZZE AI PARTY DI MILANO, FRA TIMING E COMMUNITY

Premessa. A Milano in molti ambienti fighetto-modaiol-para-lavorativi, com'è noto, l'uso e l'abuso dell'inglese sono considerati premianti. La stessa cosa detta in italiano, pare sia sconveniente. Allora, con gli anni, se non ti adegui, almeno impari a comprendere le tattiche del nemico. Per chiederti le tempistiche di un progetto o di una consegna, giusto per capirsi, ti dicono: «Hai il timing?». Tu vorresti rispondere: sì, ce l'ho, è di mio nonno, non perde un secondo, un caro oggetto di famiglia e non lo venderei per niente al mondo. Ma poi lasci perdere.
Ieri ero a una presentazione in un hotel molto chic. Quelle del genere a me tanto caro: "Segue buffet". Fra l'altro onestissimo, e provato per voi. Avvicino una tipa che avevo già visto di sfuggita in un'altra occasione, e scambiamo due parole. La classica conversazione da buffet, col piatto sul palmo della sinistra, e forchetta e bicchiere inclinato (impossibili da reggere contemporaneamente, se non dopo anni di studi) incastrati nella destra. Le chiedo, ovviamente: "E tu che lavoro fai?".
Lei, che qui si fa seria e molto compunta: "Io? Io lavoro in community". E io lì a pensare: beh, dai, guarda questa... E' proprio vero che l'abito non fa il monaco. Lavora in una comunità di recupero, magari confeziona borse con gli avanzi di stoffa, oppure collanine, eppure non è di quelle classiche un po' alternative che vedi in giro. Ne abbiamo conosciute tante, con l'aria vagamente tossica e fumata. Questa è elegante, carina, stilosa, apparentemente avvertita, e si dedica a lavori socialmente utili. È bello e giusto che qualcuno lo faccia ed è bello e giusto che comunque si conservi una certa eleganza. D'altra parte l'ambiente un po' lo richiede.
Ovviamente Community, scopro subito dopo, è una «società di consulenza nella comunicazione economico-finanziaria». Allora, primo - al limite - dovevi dirmi: "Lavoro A Community" non «IN community». Secondo, perché la gente dà per scontato che tu debba conoscere il posto dove lavori? Non hai detto Coca-Cola, Apple, Buitoni. Hai detto Community. E te le meriteresti, le collanine.

mercoledì 13 novembre 2013

MARCO PREDOLIN * «TUTTI MI RICONOSCONO, MA NESSUNO MI FA PIU' LAVORARE»

L'appello, decisamente accorato, che su «Lo spettacolo deve continuare» mi sento di raccogliere, viene da Marco Predolin, un decano della tv commerciale italiana: «Mi chiedono perché non mi si vede più in tv. Questo è il mio pensiero fisso: non riesco più a fare il lavoro che ancora oggi saprei certo fare. Forse ho troppi amici altolocati, che quando mi incontrano mi abbracciano e mi salutano come se fossi un extraterrestre che deve ritornare nella sua galassia... Ma io c... sono qui, sono un contemporaneo che non è ancora passato a miglior vita!».
62 anni, originario di Borgo Val Di Taro, nel parmense, Marco Predolin è stato il conduttore di programmi cult come «M'ama non m'ama» (1983, riproposto nel '94), «Il gioco delle coppie» ('85), classici di Retequattro e Canale 5, e rispolverato da Raidue per «La talpa» nel 2004. Guascone, fascinoso, noto al gossip per una vecchia storia con Michelle Hunziker nell'era pre Eros Ramazzotti, per qualche anno dovette subire – a suo dire - una sorta di ostracismo per sospetta sieropositività. Una maldicenza tanto diffusa nell'ambiente dello spettacolo, che fu costretto a girare per mesi con in tasca un certificato di “sieronegatività”, che un giorno mostrò anche a me, nel camerino di un teatro.

Oggi Predolin è titolare di un ristorante a Milano, «L'osteria dei Pirati», ma il mondo dello spettacolo gli manca parecchio. Tanto che rincara la dose: «Vi prego, non mi chiedete più perché non sono più in televisione: vi assicuro è veramente faticoso essere ancora riconosciuto per strada e ovunque io vada, senza poter tornare a fare il lavoro che so fare. Ho provato tutto, ho bussato a tutte le porte, anche quelle della radio. Niente. A volte non mi ricevono neppure. E pensare che sono miei amici. Amici un cazzo! Occhio agli amici... Non esistono più».


lunedì 11 novembre 2013

LA VOLTA IN CUI GABRIELE PAOLINI DISTRIBUI' PRESERVATIVI IN REDAZIONE

Era l'estate del 2001 quando incontrai Gabriele Paolini, «Il profeta del condom», all'epoca del suo massimo splendore. Sempre che si possa definire tale. Aveva già preso la leggendaria pedata in culo da Paolo Frajese, tutto il mondo catodico lo odiava - Mentana e Fede in testa -, e il suo ruolo di disturbatore televisivo, di scheggia impazzita del video, se non convinceva, almeno rappresentava un modello vincente di invadente, fastidioso presenzialismo.
E proprio in veste di tele-presenzialista lo invitai a Milano in redazione a Tv sorrisi e canzoni, dopo aver convinto l'allora direttore, Ronchetti, a passare un servizio trash sui prezzemolini del video: c'era Gigi Nardini, il sosia di Luciano Pavarotti; avevo reclutato Alessandro Cocco, nel Guinness dei primati con milioni di ore seduto in platea in qualsiasi programma televisivo di reti nazionali, regionali, provinciali e condominiali; c'erano l'immancabile Leone Di Lernia, serial-killer del pentagramma, e Gianluca Roncato, che aveva partecipato a più quiz tv che pranzi in famiglia. E poi lui, il pezzo ultra-pregiato della collezione: Gabriele Paolini, 39 anni oggi, di origine milanese ma trapiantato nella Capitale. Era lui il motore della mia curiosità, il vero motivo per il quale avevo riunito quell'armata Brancaleone. Li avrei intervistati uno a uno, e il ruvido fotografo Baroni era pronto in uno studio in periferia per un epico scatto collettivo.
In redazione era palpabile quel misto di attesa e diffidenza per l'arrivo del «profeta» Paolini, che (va detto con onestà) non deluse le aspettative. Si presentò elegantissimo, in doppiopetto blu, con una cravatta improbabile, e al collo una collana hawaiana di preservativi. Nelle tasche ne aveva a decine, e iniziò a distruibuirli a tutti, camminando nei corridoi come Gesù sulle acque: anziane colleghe, austeri caporedattori, fattorini, personale di segreteria. «Ecco, tenga: e non dimentichi di usare il condom», era la sua benedizione. Non so se avesse studiato formulette, ma l'eloquio del Paolini era fluente, alto, delirante ma ponderoso. Col sesso come unico e preciso riferimento mentale di sottofondo. Non certo uno stupido. Ovvero quello che mi appariva (faceva «capoccella», come dicono a Roma) in modo conclamato nei suoi offensivi blitz da disturbatore nei notiziari. Quelli che ti facevano esclamare: «Ma guarda 'sta faccia di c...».
Un impegno costante, il suo, apparentemente non redditizio, e anche piuttosto costoso, lavorando con impegno sulle trasferte. Cercai di capire come si guadagnasse il pane, e mi raccontò di decine di ospitate in giro per le discoteche d'Italia (gliela dubitai un po'), e se non ricordo male qualcuno dell'ambiente mi raccontò che un'anziana zia lo foraggiasse (questa mi pareva più credibile, ma forse è solo gossip). Poi sono venuti il finto annuncio del ritiro, l'ovvio ritorno sulle «scene», qualche liaison con Sara Tommasi (chi non ne ha avute?), e altri baratri. Ora che l'hanno arrestato con l'accusa di «Induzione alla prostitusione minorile e produzione di materiale pedopornografico», forse si trova qualche risposta in più alle mie vecchie domande. Ma il forse è d'obbligo. Finché sentenza definitiva non ci separi.

sabato 9 novembre 2013

«CI PENSA ROCCO» * OH, CIELO: SIFFREDI NON TIRA PIU'

Che Rocco Siffredi ci sapesse fare, era cosa nota: sia sui set praghesi dei suoi film (in modalità operativa) che in tv (anche se quasi sempre comparsa e non primo attore, se si eccettua un leggendario «Milano-Roma» con Luciana Littizzetto); sia in pubblico: sfilando persino sui tappeti rossi, ma mai sfilandosi in privato dai suoi inderogabili impegni sotto le lenzuola… Che però avesse il potere di farci cambiare canale, non se lo aspettava nessuno!
Non so se si sia stancato lui di stupirci (?!) o se si siano inaridite le fantasie televisive (e forse anche sessuali) dei produttori di format, il fatto è che dopo neanche un paio di puntate su Cielo di "Ci pensa Rocco", lo zapping è garantito: un bicchiere di rosso fermo è più sensuale e accattivante delle dritte del re del porno. E già le mie colleghe in banca non parlano più di Lui e delle sue leggendarie imprese nei gonzo movies... Lui, chi? Risultato: non basta parlare di sesso per invogliarci a farlo. E non è neppure sufficiente a tenerci incollati al televisore. Che noia Rocco maturo e al tramonto... Preferisco ricordarmelo da vivo.

Lorenzo Sulmona

venerdì 8 novembre 2013

NOLEGGIO AUTO * ATTENZIONE A «SIXT» E AGLI ADDEBITI IN CARTA DI CREDITO

Qui di seguito, la mail che ho inviato al servizio clienti di SIXT - RENT A CAR per un improvviso, tardivo (e a mio avviso immotivatissimo) addebito di carburante sulla mia carta di credito a seguito del noleggio di un'auto all'aeroporto di Brindisi. Sotto, la risposta di una responsabile dell'assisistenza, che mi ha poi rimborsato appena 21 euro («in ottica commerciale», dice, ma che cosa significa? O mi rimborsi tutto perché ho ragione, oppure non mi rimborsi niente... E giudicate voi chi abbia ragione o meno) per chiudere la questione, che mi era costata anche un altro paio di telefonate.
Quando noleggiate un'automobile, soprattutto con SIXT, fate molta attenzione agli addebiti successivi sulla vostra carta data in garanzia. Queste compagnie possono fare ciò che vogliono, a quanto pare. Senza neppure contestare qualcosa al cliente momento della riconsegna del veicolo. Lo considero un fatto gravissimo.

LA MIA CONTESTAZIONE
Buongiorno, SIXT mi ha ingiustamente applicato oneri per carburante (Vs. fattura di 47,19 euro nr. 01072) a seguito di un noleggio avvenuto all`aeroporto di Brindisi dal 6 al 13 luglio scorso. Come ho già spiegato al vostro operatore telefonico, che mi ha invitato a spedirvi questa mail di reclamo e richiesta rimborso, ho consegnato l`auto con il livello di fuel impercettibilmente sotto il pieno ed ESATTAMENTE come mi è stata consegnata al momento del ritiro. Al momento non ritrovo a casa il documento firmato al momento della riconsegna della Panda (non avrete nessun problema a reperirla in copia tra i vostri documenti), ma NESSUNA CONTESTAZIONE DI ALCUN TIPO mi è stata fatta verbalmente a proposito del livello del carburante, che pure è stato controllato insieme con tutta la vettura. Eppure a distanza di alcune settimane ho ricevuto a casa la sgradita sorpresa di una fattura di 47,19 euro, peraltro ovviamente già addebitate impropriamente utilizzando la mia carta di credito. Senza, ripeto, nessuna contestazione al momento della consegna. E con livelli di carburante, ripeto, ESATTAMENTE uguali a quelli dell`auto al momento del ritiro. L`impressione che si ricava a fronte di un comportamento così scorretto (mi auguro un errore) da parte di qualche operatore è quella di scarsa serietà di un`azienda che dovrebbe avere invece molto a cuore la propria clientela.
Cordiali saluti.

LA RISPOSTA DI SIXT
Facendo seguito alla Sua segnalazione, desideriamo informarLa che a fronte delle verifiche effettuate con lo staff di Brindisi è emerso che la vettura alla riconsegna, effettuata in data 13/07/13, presentava 7/8 di carburante (come si evince anche dal check in da Lei firmato e di cui alleghiamo copia).
Alla luce di quanto sopra esposto e della documentazione allegata,  siamo pertanto spiacenti doverLe confermarLe che l addebito di euro 47,19 risulta essere corretto ed in linea con quanto previsto da Termini e Condizioni Generali di noleggio di cui riportiamo un estratto: 

Servizio carburante:

Il Cliente è obbligato a riconsegnare il veicolo, a fine nolo, con il pieno di carburante e di farlo registrare dall addetto Sixt al momento del check in. In caso di mancato rifornimento il Cliente sarà addebitato del costo Servizio ripristino carburante costituito da un importo fisso e da un importo forfettario.

L'importo fisso del servizio pari ad euro 18,00 verrà addebitato al Cliente in aggiunta ad un importo forfettario applicato da Sixt per i litri mancanti, calcolato ad un prezzo maggiorato rispetto al prezzo di mercato.

Il prezzo del carburante è quello pubblicato al momento della riconsegna del veicolo con riferimento all ultimo aggiornamento disponibile, ossia:

Benzina: Euro 1,86 per litro | Diesel: Euro 1,82 per litro

Tuttavia, in ottica commerciale, siamo lieti di offrirLe un rimborso parziale della fattura  1072 AN  del 13/07/13 per un importo di euro 21,78 totali, corrispondenti al Servizio Carburante di euro 18,00 piu tasse.

La invitiamo a fornirci un riscontro per accettazione della suddetta proposta, al fine di procedere con l'emissione della nota di credito in Suo favore ed effettuare il relativo rimborso.

Cordiali saluti

Serena

giovedì 7 novembre 2013

INSTAGRAM È IL DEMONIO

Instagram è il demonio. È come rifare elettronicamente le tette a una realtà che non ci piace, che preferiamo piegare ai nostri sogni. Così abbiamo la pia illusione di avere vinto noi. A furia di abbellire tutto con luci e colori sparati, ficcanti o intriganti, non si trova più una foto in giro che non sia tarocca. Mi aspetto, a breve, anche lapidi cimiteriali e immagini votive mirabilmente instagrammate. I parenti del defunto a caccia di un bel punto di giallo. Perché d'accordo che il nero è sempre un must ma - perdìo - non sarà mica morto nessuno...
Cornicetta o no, poco importa: basta aumentare la luce e scegliere il filtro giusto, e il gioco è fatto. Il vantaggio è che chiunque può scattare una foto che sembra decente, o persino bella, ma che di fatto non lo è. Le più immonde ciofeche acquistano un'allure magica, e il risultato finale indubbiamente intriga, appaga. Ci caschiamo un po' tutti, nelle lusinghe del demonio. Finirà che entreremo dall'ottico fatti come un tossico, a cercare disperatamente lenti instagrammate, per guardare la quotidianità mettendo un additivo alla routine.

mercoledì 6 novembre 2013

LA CRISI STA UCCIDENDO I LECCACULO

Oggi vorrei spendere una parola per abbracciare la categoria forse più penalizzata dalla crisi: quella dei leccaculo. Il difficile momento che sta attraversando il Paese, rende la vita assai complicata ai piccoli-grandi ruffiani di ogni specie che quotidianamente tentano in qualsiasi modo di conquistare il posteriore delle loro prede. Quand'anche il lento spennellare di quel muscolo, che tengono sempre attivo, riesca ad estrinsecarsi perfettamente, i nostri devono purtroppo fare i conti con uno stato di cose che di fatto lega le mani ai beneficiari del loro vezzoso lavorio più o meno sotterraneo. Anche se gratificato da quest'azione malandrina, l'influente o il capo di turno si ritrova - causa crisi - nell'impossibilità di agevolare la carriera o le mire del soggetto leccante. Che così, spesso, lecca instancabilmente a vuoto, un po' alla 007 ("Mai dire mai"), confidando in una ripresa che difficilmente ci sarà in tempi ragionevolmente brevi. Il consiglio al leccaculo, quindi, a meno che non lo faccia per pura passione (non si può escludere a priori), è quello di dedicarsi ad altre e più proficue attività. Anziché srotolare pantaloni, per esempio, rimboccarsi le maniche.

martedì 29 ottobre 2013

E SE TORNASSERO DAISY E I TEMPI DI "HAZZARD"?

Bisognerebbe tornare per una settimana ai tempi di Hazzard. Di Bo e Luke cialtroni e guasconi che si schiantavano a terra col Generale Lee per aver affrontato testardamente un volo di 30 metri; e un secondo dopo che l'auto si era accartocciata al suolo, bastava uno stacco di camera ed era di nuovo rombante su strada. Mentre loro, perennemente in fuga, cialtroni e guasconi, alla fine dello scossone urlavano: "Yahuuuu!". Impastati e contenti. Erano i tempi dei sorrisi e delle curve atomiche di Daisy, che col suo stacco di coscia guariva anche complicate malattie degenerative; dell'infantile stoltezza di Roscoe P. Coltrane, mescolata all'innocua cattiveria di J.D. Boss Hogg, col sigarone sempre ben piantanto in faccia e un completo appena uscito dalla tintoria. Che si macchiava irrimediabilmente di fango appena i due contadinoni terribili ne combinavano una delle loro, salvati dal meccanico di fiducia. Trame semplici, elementari. "Hazzard" nel primo pomeriggio era sempre un ottimo motivo per non studiare. Mi dicono che su Iris le stiano ridando tutte. Non sarà la stessa cosa, ma sì: devo tornare per una settimana ai tempi di Hazzard.

lunedì 28 ottobre 2013

MISS ITALIA * CHI IMMAGINAVA CHE POTESSE FARE QUESTA FINE?

Televisivamente, l'idea vincente di Miss Italia 2013 (ah, il concorso l'ha vinto la bionda Giulia Arena, 19 anni, siciliana) è stata quella di affidare la regia a Jimmy il Fenomeno. Che ha regalato al pubblico - 970 mila spettatori, 5,5% di share - rarissimi stacchi di camera azzeccati, una generale approssimazione organizzativa tipica da selezione provinciale, gente inquadrata quando non parlava, e altri snobbati al momento di essere al centro dell'attenzione. Per tacere di altre piccolezze. Insomma, un must dell'inguardabilità catodica.
Dopo i giornali, la ricetta Cairo applicata a «Miss Italia» si conferma quella tanto cara al Conte Mascetti di «Amici miei»: «Pare che c'è tutto, invece 'un c'è nulla». Schierati in giuria tutti i recenti acquisti della rete, da Rita Dalla Chiesa a Salvo Sottile (che in tempo reale su Twitter manifestava la noia e tutto il suo disappunto per essere lì, si immagina costretto), Patrizia Mirigliani ha lasciato a briglia sciolta quei due irresistibili simpaticoni dei conduttori, Massimo Ghini e Cesare Bocci. Che prima di andare in pubblicità imbastivano siparietti attoriali alla «Muppets Show» degni di miglior causa. D'altra parte, forse è meglio così: invece di recitare in un cinepanettone, hanno presentato con piglio all'avanspettacolo il concorso di bellezza italiano per antonomasia. Un brutto film in meno in circolazione.
Scaricato prima dalla Rai e rifiutato da Mediaset, «Miss Italia» è approdato su La7 con gran scorno di Enrico Mentana, il quale pare che ieri sera, visti i risultati imbarazzanti, abbia festeggiato leggendo nudo a voce alta, al Colosseo, decine di lanci d'agenzia uzbeki.
Fra le incursioni di una Nina Zilli in playback (chiamare Nina Zilli e fara cantare in playback è come ingaggiare Rocco Siffredi per fargli mimare un porno), e un Max Gazzè (convocato solo perché anche lui, come le Miss, cura il contorno occhi) la serata scorreva via in tutta la sua pesantezza. Con un carico di break pubblicitari che neanche alle finali dei Mondiali. Il tutto mentre Bocci convocava le ragazze chiamandole prima col cognome e poi col nome (ma poi s'è corretto), e Ghini si vantava di aver lavorato con i più grandi registi italiani. Peccato che io mi ricordi soprattutto di un flop fatto con Neri Parenti...

giovedì 24 ottobre 2013

«MINUETTO» * UNO STUOLO DI VOCI PER IL TRIBUTO A MIA MARTINI E CALIFANO

Si intitola «Minuetto», ed è un omaggio, tardivo ma sempre assai gradito, a due grandi interpreti della musica italiana: Mia Martini e Franco Califano, autore maiuscolo e anticonvenzionale recentemente scomparso.  
Il tributo andrà in scena lunedì, 28 ottobre, alle 21, al Teatro Nazionale di Milano ed è intitolato in qualche modo a Mimì, la raffinata e sensibile interprete che ha subito in vita l'onta del sospetto della jattura. Una tra le più grandi ingiustizie dello spettacolo. A suo modo, Califano è stato un altro emarginato, dallo showbiz e dalla vita. Tanto che persino trovargli degna sepoltura non è stata cosa facile.
Sul palco del Nazionale saliranno diversi artisti: da Aida Cooper - corista e amica di Mimì - a Dario Baldan Bembo, autore di successi come “Piccolo uomo” e “Donna sola”. “Minuetto” invece è il trait d'union fra la Martini e Califano, che ne è stato l'autore. Toccherà poi a Fanya Di Croce, che ha già dato vita a molti tributi all'interprete di Bagnara Calabra scomparsa nel 1995. Alla voce di Fanya viene affidato un brano potente ed evocativo scritto da Enzo Gragnaniello: “Donna”.
Fanya sarà accompagnata da Paolo Costa (tastiere), Larry Mancini (basso), Saverio Gerardi (batteria) e Cristian Sementina (chitarre).
E ancora Monica Hill, corista nell' "Inedito World Tour" di Laura Pausini, Roberta Montanari, vocalist per Cesare Cremonini ed Elisa, le giovani cantanti Eleonora Mazzotti, Valentina Cortesi, Claudia Cieli, Federica Balucani (soprano pop lirico nel cast del programma della Rai "Pop! Viaggio dentro una canzone"), Gloria Turrini - uno degli astri del blues - e il gruppo MotelNoire . E infine Nicola Peruch, tastierista per Zucchero ed Eros Ramazzotti, e il quartetto d'archi Alter Echo String Quartet, in tour con i Pooh.  
L'evento è promosso dall'Associazione Culturale "George Gordon Byron" di Simone Ortolani e da Dieci.Com Entertainment. I Biglietti si possono acquistare tramite TicketOne oppure direttamente al botteghino del Teatro Nazionale.


martedì 22 ottobre 2013

AL BANO, ROMINA POWER E MOSCA * 10 COSE CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Al Bano, Romina Power & Friends: 10 cose che non dimenticherò della città e della trasferta alla Crocus City Hall di Mosca.

1) La caparbia, superba, ammirevole ostinazione dei russi nel non capire una fava. O meglio, nel non voler concepire altro che la propria lingua. Il russo medio (spesso anche in giovane età, o persona che ha a che fare col turismo, quindi cosa doppiamente grave) prende in considerazione soltanto la propria. Se ti rivolgi a lui in inglese o in qualsiasi altro idioma, ridacchia, fa sorrisetti di superiorità o compatimento, e ripete severo la sua litania nella complicata lingua madre dando palesemente per scontato che tu debba conoscerla e - non si vede perché – comprenderla perfettamente. Sei guardato come un alieno piombato sulla Piazza Rossa. Oltretutto, alla terza volta che ripete la stessa cosa e non capisci, il russo medio tende ad alterarsi.

2) Se il russo medio non capisce una fava, il tassista moscovita è persino commovente nel suo stato di perenne annullamento del pensiero. I tassisti di Mosca si dividono in tre categorie: abusivi low cost con la App Tassametro (giuro, esiste, disponibile anche per Android) installata sul cellulare incastonato nel cruscotto; regolari iscritti all'albo e ladri conclamati. Il primo tipo viene chiamato dagli amici degli amici, ha macchinette anonime e sporche, arriva all'improvviso come l'attore coi baffi nei film porno quando c'è la scena clou, corre come Felipe Massa per dimostrare di essere migliore degli altri, e non rilascia ovviamente alcuna ricevuta; il secondo, quando viene chiamato dagli alberghi in modalità standard, ti fa pagare il giusto. Ma se lo prendi al volo per strada, o la sera per caso mentre ti aspetta all'uscita da un teatro, si trasforma immediatamente nel terzo tipo: il ladro conclamato. Il suo tassametro sale a botte di 50 rubli al secondo e in pochi chilometri vieni colto da tremori misti ad attacchi para-sgarbiani. Che devi trattenere perché sicuramente è armato. In ogni caso con uno di questi una notte mi sono concesso il lusso di litigare. E sono ancora qui a raccontarlo.

3) Ho il cavallo basso, e le scale della Cattedrale di San Basilio, peraltro splendida, non fanno per me.
 

4) Al Bano che imbastisce duetti con chiunque gli capiti a tiro. In particolare, costringe Pupo a un “Su di noi” contronatura. I due si guardano negli occhi amorevolmente per tutto il pezzo (attimi e si prendono per mano) intonando: “Noi due respirando lo stesso momento, per fare l'amore qua e là ... Ti porto lontano, nei campi di grano, che nascono dentro di me”. Altroché Romina (o Ramina, come si pronuncia in Russia): ad Al Bano serve un Pupo.

5) Andrej Agapov, il ricchissimo manager che ha organizzato l'evento. Sui 50 anni, strabico, misterioso, diversamente bello, veste casual, e in virtù del conto in banca si arroga anche il ruolo di direttore artistico. La scelta dei pezzi non è sempre il suo forte. In compenso fa cantare anche la figlia, e durante le prove sta sempre sul palco, dove si concede uno scazzo ogni tanto. Ma gli passa subito.

6) Umberto Tozzi che, seduto in platea accanto a me, guarda Agapov e dice: “Mi ha chiesto di fare Gente di mare e Gli altri siamo noi. Ma ti pare che io possa venire qui e non cantare Gloria? E' come andare al ristorante e ordinare pane e acqua”. Alla fine ha vinto Umberto.

7) La metropolitana di Mosca (la cosa più gigantesca concepita da essere umano), con scritte totalmente in cirillico (la cosa meno comprensibile in natura). Un dedalo inestricabile che è anche, dicono gli esperti, il luogo che ogni giorno, nell'ora di punta, vede la maggior concentrazione di persone al mondo. Se non capisci che cosa fare (e non capisci), puoi solo andare a tentativi. Oppure sederti e piangere.

8) Io che chiamo mia madre, classe 1942, e a tradimento le passo Gianni, il suo idolo da sempre. “Ciao Marilena, sono Morandi...” fa lui. Attimi di silenzio della matura groupie. “Stammi a sentire: mi dice Franco che hai un mio vecchio 45 giri, Ciao Pavia, di quando ho fatto il militare lì. Lo stampò la caserma in appena 5000 copie. Lo sai che se lo metti su Ebay, porti a casa 400-500 euro?”. Mia madre - svenendo - gli passa mio padre: “Ciao Gigi, ma di dove sei, di Cava Manara?”, e ride. “Ah, no... Di Santa Maria della Versa. Avevo cantato lì negli Anni 80? Non mi ricordo. Ah, sì, forse era una pomeridiana con Sergio Endrigo...”. Confermo, lo era. Gianni mi ripassa mia madre. Commento della matura groupie: “Ho sudato tantissimo...”. E io ho speso una cifra di telefono, Marilena.

9) Se provi a visitare il Cremlino, fai una coda di 2 ore per arrivare al metal detector all'ingresso, ma quando sei lì i militari ti spiegano garbatamente che il biglietto si fa dalla parte opposta della cittadella. Quindi dovresti percorrere almeno altri tre chilometri, trovare la cassa (kacca), procurarti il biglietto, tornare e rifare la fila. Trucco ingegnosissimo dei tempi della guerra fredda. Ecco perché nessuno che non conosca il cirillico ha mai visto il Cremlino.

10) Percorro un lungo corridoio nel backstage mentre quella canaglia di Pupo, che è lì con Agapov, intervistato dalla prima tv di Stato russa, mi afferra il braccio e mi trattiene sul posto, piazzandomi alla sua destra: “This is Andrej Agapov, the great manager, the creator of this special event. And he is Franco Bagnasco, the most important italian journalist”. Io vorrei scomparire. Abbozzo un sorriso, annuisco cialtronescamente (!) e faccio ciao ciao con la manina. Non mi arriva a casa un euro in più. In compenso da oggi, se decido di fare un tour a Leningrado o in Cecenia, c'è il tutto esaurito per settimane.

lunedì 14 ottobre 2013

TRUFFE * SE VENDO L'AUTO SU EBAY, SUBITO O SECONDAMANO, MI SCRIVE GALINA

Mi è capitato di recente di mettere un'inserzione per vendere - per conto di un parente - una Subaru Impreza. Parto con la trafila standard in fotocopia sui principali siti per piazzare on-line l'automobile: Ebay Annunci, il molto gettonato Subito.it e il classico Secondamano versione web.
Nel giro di poche ore (pare sia un classico, per questi fulmini di guerra), mi scrive uno che domanda: «È ancora disponibile?». Rispondo: «Sì, c'è ancora». Ecco qui sotto la contro-mail ricevuta poco dopo, che palesa i contorni di una complicata (e sgrammaticata) truffa internazionale molto in uso. Pura commedia all'italiana. La trama appassionerebbe Totò, Gassman, Tognazzi, Sordi e Monicelli, se fossero ancora in vita. Ma anche la Polizia postale, volendo...
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Sono realmente felici di leggerli poiché sono realmente interessato dall'offerta d'acquisto dela sua macchina che ho visto sul sito Internet www.subito.it. Tuttavia, Nomino signora Sorokina Galina sono un cittadino russo che risiede attualmente in Costa d'Avorio per ragioni professionali.
E, nella necessità urgente di una macchina, un collega di lavoro mi ha consigliato di visitare il sito Internet www.subito.it dove ha recentemente comperato un motore di barca. Ho deciso di comperare la macchina nel vostro paese poiché i veicoli sono migliori qualità ed efficienti che quelle che ho trovato qui dove i privati cambiano le parti originali dei veicoli contro contraffatte.
Vista la mia situazione geografica, e poiché mi ho suggerito il mio amministratore voglia pagarli per trasferimento poiché questo modo di pagamento è rassicurato ed affidabile per le transazioni internazionali. Inoltre, vorrei sapere se siete il primo proprietario della macchina ed anche sapere se il veicolo è aggiornato.
Del resto, tengo a precisare che l'immatricolazione sarà fatta direttamente in Costa d'Avorio per evitare spese supplementari. Così, se siete d'accordo da cooperare, vi invierò una copia del mio passaporto nella mia prossima posta per cominciare la procedura.

Resto in attesa di leggerli.
Sorakina Galina

giovedì 10 ottobre 2013

IL FLOP DELLA «RADIO BELVA» DI CRUCIANI, QUELLO PIU' FURBO DEGLI ALTRI

Introdotto dal pertinente annuncio di Emanuela Folliero, ieri sera è andato in onda «Radio Belva», ovvero il nuovo format «Gli insultissimi di Retequattro», secondo la collaudata ricetta di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, passati da «La zanzara» di Radio 24 al televisivo ruolo di furbetti del palinsestino.
Gli ascolti, oggi, sono drammatici: 670 mila spettatori con il 2,79% di share. Un programma che definire orrendo è riduttivo, stracciato persino da «La gabbia» di Gianluigi Paragone, che (su La7, non la CNN) ha portato a casa il 3,51% e 830 mila teste. Nonostante il parterre di ospiti belveggianti schierasse, nell’ordine: Vittorio Sgarbi, Paolo Villaggio, Alba Parietti, Claudio Coccoluto, Ilona Staller, Mariagiovanna Maglie, Mario Borghezio e, in collegamento da una sede di Sel, il plastico Emilio Fede. Con un cast così blindato (e risse disseminate ovunque, nel programma) avrebbe dovuto fare ascolti rilevabili anche su Marte. Invece, flop assoluto. Prevedibile, dirà qualcuno. Ma vediamo perché.
Il cazzeggio (molto) para-giornalistico e (parecchio) para-culo del diversamente simpatico mister Cruciani, che per insondabili motivi si è convinto di essere il più furbo del pianeta, è iniziato con il pubblico e i conduttori in piedi a ballare. Della serie: se Paragone canta con la sua band, potremo noi farci almeno quattro salti in discoteca? Consumazione (di zebedei) compresa. Già, perché negarselo?
Peccato che poi tutto il teatrino ondeggi senza meta né costrutto tra puerili scaltrezze, tentativi di portare a casa scooppettini de noantri, parole date e poi tolte alla velocità della luce, risse un tanto al chilo e un volume impastato oltre la soglia del rumore. Cosa che rendeva impossibile l’intellegibilità di qualsiasi argomento. Nella fattispecie, preso alla larga, l’immigrazione.
Non è bastato avere in studio Paolo Villaggio (nota per i ragazzetti che fanno tv: se hai Villaggio in studio, lo devi rendere protagonista in uno spazio a parte, isolarlo come opinionista, non lo puoi buttare nella mischia del suk: così lo ammazzi), che pure ha sdrammatizzato un paio di situazioni imbarazzanti; non puoi lanciare l’ariete Sgarbi in finte risse alle quali ormai non crede più neppure l’artefice stesso. E si vede. Altrimenti finisci col rimpiangere persino Fabrizio Corona. Non si capisce dove Retequattro trovi l’umano coraggio di mandare in onda questa roba. Ma tant’è.
Belva, sì. Ma senz’anima. Per dirla parafrasando Cocciante.

P.S.
Credo che Cicciolina abbia accettato di partecipare al programma solo perché era la cosa televisiva che più le ricordava una gang bang.

mercoledì 2 ottobre 2013

LA GNOCCA CHE COPIA GLI STATUS DI FACEBOOK SENZA CITARE L'AUTORE


Oltre ai ladruncoli stronzetti, quelli che fanno copia e incolla dei tuoi status senza condividerli (cosa che sarebbe buona e giusta: la condivisione è alla base dei social) né citarti, un'altra categoria straordinaria che popola Facebook è costituita dalle gnocche che - per sembrare (più) intelligenti - rubacchiano frasi celebri a destra e a manca senza virgolettarle o citare l'autore. Non parlo di strofe di canzoni o delle classiche e diffusissime foto a mo' di lapide (come le chiamo io) con-l'aforisma-più-o-meno-azzeccato-scritto-con-un-bel-carattere che già si presume abbia un illustre paternità. No, la gnocca che vuole sembrare intelligente va a spulciare nel catalogo delle massime non troppo celebri ma smart, oppure rovista fra i tweet para-sentimentali di qualcuno/a sveglio/a, e li fa suoi. Inducendo l'ignaro lettore a pensare che possano essere un parto del suo ingegno. Ma tu magari lei, la fenomena, la conosci, e sai che da quella testolina una cosa del genere non potrebbe mai uscire (senza offesa, chiaro). E allora, ti insospettisci. Da lì non ci vuole niente, mica Sherlock Holmes: bastano due gugolate e l'hai già smascherata. Nome e cognome del vero autore balzano subito all'occhio. Allora, gnocca che vuoi sembrare intelligente ma che alla fine risulti soltanto goffamente scaltra, dà retta a un pirla: non pubblicare niente, che è meglio. Accontentati di essere gnocca. Il grosso del lavoro, credimi, è già fatto.

martedì 1 ottobre 2013

LO STRANO MONDO DI SKY, CHE NON AUMENTA L'ABBONAMENTO, MA "RIDUCE LO SCONTO"

Ha debuttato su Sky Uno la settima edizione di «X-Factor», con i giudici Morgan, Simona Ventura, Elio e la rivelazione 2013 Mika. Il talent-show condotto da Alessandro Cattelan è un motivo valido per rinnovare l’abbonamento al canale satellitare di Ruperth Murdoch.

Ogni tanto, però, qualche problema si presenta. Ora vi racconto la mia storia.
Ai primi di aprile mi sono accorto che l'offerta che avevo da tempo per il mio abbonamento a Sky era scaduta, che la tariffa da qualche mese era praticamente raddoppiata, e – estratto conto bancario alla mano - mi pareva un costo francamente eccessivo.
Chiamo il call center, ma c'è poco da fare (il vecchio abbonato, chissà perché, è sempre meno tutelato di quello che profuma di nuovo), quindi mando una raccomandata per disdire. Pratica alla quale ci hanno abituato anche le compagnie telefoniche, da Tim a Vodafone, passando per Wind, Fastweb e 3.
Entro un mese mi richiama un operatore per convincermi a desistere e al quale spiego che uso Sky soprattutto per lavoro, e considerati comunque vari fattori, resto dell'idea di chiudere la mia posizione.
Dopo un po’ di contrattazioni, mi fa una proposta definitiva passabilmente interessante, dunque accetto di protrarre «per un anno l'abbonamento con 5 euro al mese in più rispetto all'offerta originaria, che rimane completamente inalterata».
Visto che avevo dato disdetta scritta, domando all’operatore del call center: «Devo firmare qualcosa?». Mi pare logico e anche previsto dalla legge.
Mi risponde: «No, tranquillo, non occorre. Sappia solo che fra 12 mesi la tariffa cambierà ancora, e dovrà probabilmente ridiscuterla».
Poche settimane fa (sono passati neanche sei mesi da quest'accordo verbale) ricevo a casa una lettera di Sky, dove con una formula che definire capziosa è dir poco, mi si spiega che a partire da questo mese, settembre, mi verrà «ridotto lo sconto applicato» sin qui di poco meno due euro al mese. Faccio notare il capolavoro: la lettera non diceva: le aumentiamo il costo dell'abbonamento di poco meno due euro al mese, ma «le riduciamo lo sconto». Una cosa di un bizantino che non ha eguali.

Perplesso e incavolato, visto il lavoro che faccio, segnalo la cosa all’ufficio stampa dell’azienda, che mi fa richiamare da un addetto a queste pratiche di reclamo. L’incaricato si dice «non a conoscenza» della lettera (un prestampato che sarà arrivato a molti, immagino, non solo a me) inviatomi dalla sua azienda, e si impegna comunque a far sì che l’aumento (pardon, la riduzione dello sconto) praticatomi in spregio agli accordi verbali sia solo per il primo mese, una tantum, e non progressivo come indicato sul foglio.
Non solo, parlando con lui scopro casualmente un’altra magagna che sarebbe scoppiata a novembre. A far capo da quella data, ovviamente senza che mi fosse stato anticipato nulla dal tizio del call center, avrei perso anche le reti del pacchetto cinema. Come risolvere il nuovo problema? L’addetto che mi ha contattato dovrà «richiamarmi a novembre» (perché a novembre e non ora? Misteri della fede) per risolvere il problema. Ovvero eliminare il taglio all’opzione cinema senza aggravio di costi a mio carico.

Sono conscio del fatto che i call center vengano autorizzati a fare e dire tutto e il contrario di tutto pur di non perdere un cliente, ma la domanda nasce spontanea: signori di Sky, si lavora così?

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