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lunedì 31 luglio 2017

PILLOLE * DAI TRONISTI A KIM JONG-UN, PASSANDO PER SALVINI, LA ISOARDI E RENZI

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un.
Si parte con una riflessione sul mondo femminile, con un invito al recupero del garbo anziché cedere alla sempre più diffusa propensione alla chirurgia estetica. «Rifatevi il senno, non il seno», diceva il grande Bergonzoni.
Poi volo radente su Matteo Renzi, di recente ospite di Enrico Mentana a «Bersaglio mobile», su La7.
La morte del regista capostipite del mondo zombie, George A. Romero (e di molti personaggi di spessore dello spettacolo mondiale, in questi ultimi anni) dovrebbe invece far riflettere su chi resta sulla scena. Una battuta sul dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, un'altra sull'affaire Matteo Salvini-Elisa Isoardi, e un ammiccamento su Umberto Bossi e il figlio Renzo, condannati per appropriazione indebita.








mercoledì 8 marzo 2017

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA * IL DRAMMA DELLA MIMOSA

La donna mimosa.
- Ciao a tutti, mi chiamo Mimosa. Puzzo, perdo pallini gialli, sporco in giro e non mi si fila nessuno per tutto l'anno. In pratica una disgrazia di fiore. Se Dio vuole l'8 marzo c'è questa cosa dal sapore medioevale della Festa della donna e per un giorno - uno solo - la gente abbocca e mi si vede dappertutto. Ma sempre meno degli anni d'oro, quando c'era Lui; secondo me si stanno accorgendo del bluff. Nel frattempo, chi mi compra lo fa controvoglia, e chi mi riceve fa finta che io le piaccia ma poi mi butta nel cestino. Insomma, sono un fiore sessista che fa una vita d'inferno.
- Grazie Mimosa per avere condiviso con noi la tua esperienza e la tua sofferenza. Ora sentiamo il toccante racconto della cravatta per la Festa del papà.

giovedì 29 dicembre 2016

SOCIAL NETWORK * UN MORTO VIP SERIO DEVE "DURARE" SUL WEB ALMENO TRE GIORNI

Bara a forma di aeroplano
In chiusura di questo 2016 così carico di dipartite illustri (tra gli altri, se ne sono andati Prince, David Bowie, George Michael, Carrie Fisher, mamma Debbie Reynolds, e mancano ancora tre giorni al 2017), urge fare alcuni considerazioni tecnico-mediatiche sul caro estinto in versione social network.

Oggi come oggi, un morto vip che si rispetti deve "durare" su Facebook e Twitter almeno tre-quattro giorni. Deve garantire cioè un impatto emotivo, con condivisioni e #Rip diffusi negli status dei veri o presunti fan che si spalmino a cascata almeno sulle 72-96 ore successive. Al di sotto di questa soglia siamo di fronte a un personaggio di seconda o terza fascia. Quindi se si è innescata nello star-system mondiale, visto il trend, una comprensibile rincorsa al decesso, vanno considerati tutti gli impatti sulla popolarità. Compreso il rischio di finire in terza fascia. Nessun morto dello spettacolo vorrebbe mai finirci.

È sconsigliabile, naturalmente, passare a miglior vita in concomitanza di grandi eventi sportivi già prefissati, o di attacchi terroristici di estremisti islamici. Frequenti e purtroppo non prevedibili. Notizie che farebbero inevitabilmente passare il trapassato famoso in secondo piano. Serve a poco (ma può aiutare nei casi di personaggi più deboli), ricorrere a bare dalla foggia o forma eccentrica, come quella della foto. Comunque, se in carriera si è riusciti a costruire bene, in Italia o all'estero, basta qualche accortezza e si può spirare aspirando alla giusta visibilità sui social media.

mercoledì 14 dicembre 2016

FINTI GIORNALISTI SCROCCONI AI BUFFET? * LA «BANDA DELLA TARTINA» DIVENTA VIRALE

Un buffet da conferenza stampa
Di solito alle conferenze stampa, «Segue buffet». Il problema si presenta quando la brutta fama (o forse, meglio, la FAME BRUTTA) ti precede.
Contro una presunta «Banda della tartina» che infesterebbe presentazioni ed eventi trendy e di spettacolo sulla piazza di Milano sta circolando nell'ambiente l'e-mail del momento: un'attività di dossieraggio spietata e meticolosa su alcuni soggetti più mangianti che scriventi, a detta del o degli anonimi estensori del messaggio. Che proviene da un account Gmail e che in questi giorni sta arrivando a diversi addetti e addette stampa che organizzano eventi, in genere televisivi o modaioli sul suolo milanese.
Nella «oggettiva delazione», come i mittenti stessi la definiscono, si fanno addirittura nomi, cognomi, soprannomi, circostanze precise, e il messaggio è corredato persino dalle fotografie dei soggetti, scattate nel corso di vernissages o presentazioni di prodotti o programmi. 
Il testo dell'e-mail, che è già leggenda, lo riporto qui sotto, in giallo, ovviamente omettendo per correttezza tutti i particolari che consentirebbero di risalire ai veri o presunti giornalisti e/o imbucati nel mirino.
Essendo da 29 anni giornalista sia mangiante che scrivente (faccio con gusto entrambe le cose), devo dire che questa presunta «Banda della tartina» è figlia di cento altre gang che negli anni ho visto agire impunemente ai buffet dello spettacolo italiano. Potrei scrivere un saggio in materia, e non è detto che prima o poi non lo faccia. Ho partecipato alle sontuose conferenze stampa degli anni d'oro di Mediaset, seguite da buffet a cura di Biffi Scala, assaltate da colleghi e colleghe che vista la magrezza si credevano inappetenti, eppure... Ho visto imbucati di ogni tipo, i cui volti sono cambiati con gli anni; ho visto gente in preda a fame chimica e anche il progressivo, generale ridursi della qualità e quantità delle derrate alimentari causa crisi. Oggi (lo dico da gourmet) se vuoi mangiare bene e senza risparmiarti ti devi rivolgere agli eventi Sky, che di solito non tradiscono. Ma non voglio con questo dare suggerimenti o dritte alla spietata «Banda della tartina». La quale, stando all'agghiacciante e-mail (depurata) che riporto qui sotto, ha le ore contate.

SALVE,LA PRESENTE PER SEGNALARLE,NEL VOSTRO INTERESSE,CHE LA
PRESENTAZIONE DI ... ... ... ... ... ... SARà PRESA D'ASSALTO
DAL SOLITO GRUPPO DI
PARASSITI,SCROCCONI,EGOISTI,MENEFREGHISTI,MISERABILI
MANGIATORI.

QUESTO GRUPPO,TARGET RIGOROSAMENTE DAI 40 ANNI AI 70,UOMINI
E DONNE,è FORMATO DA DECINE DI CANI SCIOLTI CHE,TRAMITE SCAMBIO DI
NOTIZIE ED INFORMAZIONI TRA LORO,LEGGE GLI EVENTI SUL WEB O SUI
GIORNALI E SI INTRUFOLA NELLE SITUAZIONI PIù
DISPARATE (FESTE,VERNISSAGES,INAUGURAZIONI,PRESENTAZIONI,PREMIAZIONI,ECC),QUASI
SEMPRE SPACCIANDOSI X GIORNALISTI E FREELANCE(OGNUNO HA LA
PROPRIA SEDICENTE RIVISTA CON LA QUALE COLLABORA,PECCATO CHE O LA
RIVISTA NON ESISTE AFFATTO O,SE VERIFICATE NELL'ORGANICO, ESSI NON
ESISTANO AFFATTO E NESSUNO LI CONOSCE),FREGANDOSENE ALTAMENTE DEGLI
INTENTI DELL'EVENTO IN QUESTIONE,MA CON L'UNICO SCOPO DI INGOZZARSI E
PRENDERE OMAGGI.

TALUNI INDIVIDUI,REFRATTARI AL RISPETTO DEL LAVORO ALTRUI,SE NE
FREGANO ALTAMENTE DEL TEMPO E DELLE RISORSE DA VOI
IMPIEGATE NELL'ESPLETARE LA VOSTRA ATTIVITà,IN QUANTO IL LORO UNICO
INTENTO SARà QUELLO DI GOZZOVIGLIARE E PRENDERE OMAGGI,ARRIVANDO A
MOSTRARVI BIGLIETTI DA VISITA FASULLI E RICICLATI,PRESI AD ALTRI
EVENTI O CREATI DA LORO. 

LA SIGNORA ... .... ... CHE PROBABILMENTE VEDRETE ALL'EVENTO SUL TARDI,GIUSTO 

PER IMBUCARSI E SCROCCARE,è STATA RIPETUTAMENTE VISTA IMBOSCARSI  
BOTTIGLIE DI VINO NELLA BORSA..

UN'ALTRA FAMOSISSIMA SCROCCONA ARRAFFONA IMBUCATA PARASSITA,DI NOME 

... ... ... ... CHE ASSERISCE DI GESTIRE UN SITO WEB SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE, 
COMMETTE PURE IL REATO DI FALSO E MILLANTA IL TITOLO DI GIORNALISTA CHE NON HA,
è SOLITA ... PRESENTARSI AGLI EVENTI
ALLA FINE,SALTANDO LE PRESENTAZIONI ED I CONVEGNI,CON L'UNICO SCOPO DI
MANGIARE A SCROCCO E PRENDERE REGALI.

NOI NE CONOSCIAMO MOLTI,E MOLTI NE ARRIVERANNO DA VOI DOMANI,QUINDI
FATE MOLTA ATTENZIONE,SOPRATTUTTO NEI MOMENTI DI CONFUSIONE,NON
TRALASCIANDO QUELLI CHE HANNO CHIESTO L'ACCREDITO TROVANDO LA VOSTRA
MAIL SUI SITI DEDICATI AGLI EVENTI E CHE NON CONOSCETE PERSONALMENTE
COME FACENTI PARTE DEI MEDIA...

PERTANTO CONSIGLIAMO DI PRESTARE MOLTA ATTENZIONE
SOPRATTUTTO ALLA GENTE CHE ENTRA A PRESENTAZIONE ORMAI GIà INIZIATA O
IN PROCINTO DI CONCLUDERSI (TUTTI GLI ELEMENTI DI QUESTO SFASATO
GRUPPO VENGONO X DEPREDARE,NON HANNO MAI SCRITTO RECENSIONI O
REDAZIONALI E MAI LO FARANNO E TENDENZIALMENTE QUANDO SI PRESENTANO
AGLI EVENTI NON SONO MAI PUNTUALI,PROPRIO PERCHè CERCANO DI TAGLIARE I
TEMPI MORTI,SCROCCARE E RECARSI AL SUCCESSIVO EVENTO GIORNALIERO).

SEGNALIAMO INOLTRE CHE QUESTA GENTE,OLTRE AD ESSERE
EGOISTA,TACCAGNA,AVIDA ED AVARA,PRIVA DI VALORI,IGNOBILE E
VERGOGNOSA,HA REDDITI DA LAVORO E DA PENSIONE DECENTI,ALCUNI DI LORO
SE LA PASSANO PROPRIO BENE, QUINDI C'è PURE
L'AGGRAVANTE CHE NON SI TROVANO IN STATO DI NECESSITà.. .

SPERANDO DI AVERE FATTO COSA GRADITA NELL'INVIARVI QUESTA OGGETTIVA
DELAZIONE E NEL SEGNALARVI LA PRESENZA
DI QUESTI INDIVIDUI PER TUTELARE L'IMMAGINE E LA CREDIBILITà DEL BRAND
CHE RAPPRESENTATE E PER SALVAGUARDARE IL VOSTRO E L'ALTRUI
LAVORO,AUSPICANDOCI VOGLIATE VIGILARE AFFINCHè QUESTA MISERABILE
ARMATA BRANCALEONE NON SI FACCIA BEFFA DI VOI  MANCANDO DI RISPETTO AI
VERI PROFESSIONISTI,CONFIDANDO NELLA VS ASSOLUTA RISERVATEZZA X LE
INFORMAZIONI DA NOI ELARGITE NEL VOSTRO INTERESSE,PORGIAMO DISTINTI
SALUTI. ALCUNI AMICI.


martedì 8 novembre 2016

DONALD O HILLARY? STANOTTE CI PENSA CHICCO MENTANA, IL FORZATO DELLE TELE MARATONE

La mina vagante Donald Trump (pare che lo staff gli abbia sequestrato anche Twitter per evitare danni) o la poco trasparente Hillary Clinton
Una cosa è certa. Voi siete lì che fate la vostra vita, che seguite il vostro tran tran, e magari non ci pensate affatto; eppure stanotte Enrico «Chicco» Mentana sarà impegnato nel grande cimento: da mezzanotte alle prime luci dell'alba, stile Fantozzi quando prende l'autobus al volo, imbastisce la maratona su La7 per le Elezioni Usa. Avremo momenti, verso le quattro-cinque di mattina, in cui davanti allo schermo probabilmente ci saranno solo lui e uno in cabina di regia (mentre i cameramen si rimboccheranno il sacco a pelo durante il primo sonno rem). E Chicco, nonostante tutto, o forse proprio per questo, farà comunque il 98% di share. A costo di parlare solo ai parenti più stretti.
Sì, perché lo stoico direttore del TgLa7 queste cose, al limite del masochistico, le fa. Gli piace da morire districarsi tra collegamenti, sondaggi, exit poll, inviati da perculare nobilmente (non sarà questo il caso). Un po' perché fa il tele-giornalista e la cronaca lo impone; un po' perché sotto sotto ama far intuire di essere sempre il migliore su piazza. E nessuno lo nega, tra l'altro. 
Forza Chicco, hai tutto il mio affetto e la mia solidarietà.

giovedì 8 gennaio 2015

L'ITALIA CONTRO IL TERRORISMO ISLAMICO: UN MARIO SECHI IN OGNI REDAZIONE

Anche l'Italia corre ai ripari e studia drastiche contromisure. Dopo i tragici fatti di Parigi, che hanno colpito così duramente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo minacciando a livello mondiale la libertà di stampa, il Governo Renzi - d'intesa con l'Ordine dei giornalisti - non sta certo a guardare.
Il progetto è quello di piazzare, entro il prossimo mese, all'interno di ogni redazione dello Stivale, il noto collega Mario Sechi (nella foto), già direttore de Il Tempo e de L'Unione sarda. La sola presenza di Sechi, secondo i servizi segreti, gli esperti in materia di guerriglia, e lo stesso Diego Dalla Palma, sarebbe un forte deterrente contro qualsiasi atto di terrorismo. Generico o islamico che sia. Una volta introdottisi all'interno di qualunque redazione con l'obiettivo di devastarla, i criminali si troverebbero faccia a faccia con il Sechi, e non potrebbero fare altro che fuggire subito terrorizzati.
Secondo Nichi Vendola di Sel si tratterebbe di una misura persino eccessiva, sanzionabile dal Tribunale dei diritti dell'uomo. Favorevole invece il Movimento 5 stelle: «Ci troviamo di fatto in un clima di guerra» dicono i grillini «e bisogna dare un segnale forte».
Resta il problema della bi, tri o quadrilocazione di Sechi. Il giornalista, com'è ovvio, non può essere contemporaneamente in tutte le redazioni più a rischio. Si pensa quindi di farlo spostare continuamente in auto per l'Italia, incappucciato (per la sicurezza degli uomini dei Nocs che lo accompagnano) con un calendario apparentemente casuale e ripetitivo. Scartata la proposta di Matteo Salvini di proiettare l'immagine del Sechi attraverso decine di ologrammi. I terroristi potrebbero accorgersi del bluff. «In emergenza» fa sapere il Ministero dell'Interno «ricorreremo ad Alessandro Sallusti».

martedì 6 gennaio 2015

QUANDO I SALDI TI SALVANO DAL MALE (IL BUON GUSTO NON È SCONTATO)

Dio benedica i saldi milanesi. Quelli in grado di generare la bolgia assassina che dal 3 gennaio, per una settimana, come alla partenza di una cento metri piani, scarica contemporaneamente in strada qualche milione di persone che si accalcano frenetiche tutte insieme in cinque-sei vie con le vetrine fitte di negozi di moda non ancora trasformatisi in kebabberie. Ma è questione di settimane. Li benedico, i saldi, non tanto per la bolgia infernale, della quale farei volentieri a meno, ma per avermi liberato stavolta di un paio di pantaloni agghiaccianti. Quelli della serie: ho visto stoffe che voi umani...
Da una settimana circa, notata nell'armadio una preoccupante penuria di pantaloni invernali, ne stavo utilizzando infatti - alla disperata - un paio di velluto blu a coste con screziature grigie. Mortali. Una contraddizione in termini. Un lucido ma inquietante compromesso fra sobrietà e velleità giovanilistiche. Quando li comprai, qualche anno fa, ero sicuramente sotto l'effetto di sostanze psicotrope. Ora me ne vergogno come ci si vergogna di rubare in chiesa o di abbandonare i cani in autostrada, quelle cose lì. In realtà non ho mai fatto né una cosa né l'altra (sulla sottrazione al clero un pensiero potrei farlo...), ma spero renda l'idea.
Non so se si trattasse di acquisto compulsivo, ma non credo. Semplicemente, li avevo trovati lì per lì accettabili, un po' estrosi ma tutto sommato eleganti. Portabili. Un lì per lì che sarà durato si e no dieci giorni, perché una volta riportati a casa li fissavo già di sguincio con gli occhi della vergogna. Credo di averli messi tre volte in tutto, se si eccettua l'ultima, intensissima settimana milanese. Perché avevo finito tutti gli altri, e forse - chissà - anche per il vezzo masochistico di provare l'ebbrezza di sentirmi vestito in modo disgustoso, come il cugino bancario di Malgioglio. Come «Lo Hobbit» che va al catasto. Per giunta erano abbinati a un paio di scarpe che levati, più vicine alla ciabatta da camera (simil-correttiva) che alla calzatura. Con sprezzo del pericolo, ci ho fatto anche l'ultimo dell'anno. E non so se ringraziare o dubitare dei miei amici, perché non mi hanno detto nulla. Un dignitoso e composto silenzio.
Per me, che non sono fissato con le griffe (porto anche un capo da cinque euro, purché mi piaccia) ma ritengo di avere un discreto gusto, quei pantaloni, cribbio, quei pantaloni... Sono un'onta. Sono come le camicie estroso/impossibili o quegli oggetti strani che compri in vacanza, sotto l'effetto euforizzante di sole, mare, iodio e scampoli di libertà provvisoria. Quelli che poi, al ritorno, puntualmente ti fanno «iodiare» te stesso per averli comprati; tanto che li lascerai per sempre a marcire in un cassetto o in un armadio. Domandandoti, a ogni fugace o accidentale riapertura: «Ma come cazzo ho fatto?». Come quelle tipe che anni addietro inspiegabilmente ti sono piaciute, magari anche tanto, ma ripensandoci dopo qualche lustro, a mente lucida, ti fanno scattare lampeggiante in fronte, a caratteri cubitali, la scritta: «Ma come cazzo ho fatto?». E se ci fai caso, in sottofondo si sente anche l'eco. E la sigla del «Rischiatutto».
Se li volete, ve li regalo. Non ho neanche il coraggio di metterli nel sacco della Caritas, perché poi se risalgono a me, mi denunciano.

lunedì 3 novembre 2014

MAI PIU' SENZA * CONTRO LA CRISI SKY BREVETTA L'ASCENSORE A PIANI ALTERNI

«Ascensore per il patibolo», «Ascensore per l'inferno»... Ai tanti titoli cinematografici del genere, da oggi Sky aggiunge (non per gli abbonati all'on-demand ma - attenzione - con un servizio esclusivo riservato ai dipendenti, vedi foto) il nuovissimo «Ascensore a piani alterni». Magari sbaglio, ma è la prima volta che vedo qualcosa del genere a livello mondiale, quindi sono certo che diventerà in breve un cult, scaricatissimo.
Lo so, se ve la raccontano non vi sembra vera: dovete sedervi, darvi un pizzicotto e riprendere fiato, ma da oggi nella sede Sky di via Monte Penice 7 (zona Rogoredo), a Milano, gli ascensori interni non consentono più fermate a tutti i piani, ma ogni due. Con una zona buia di un piano. Per capirsi: dal livello terra si può andare al secondo, ma non al primo. Dal terzo si può salire al quinto e scendere al primo, ma non passare al quarto o al secondo. La regola vale per tutti, eccetto fattorini e dipendenti del bar, che usufruiscono di un montacarichi speciale. Un «Diabolico piano», insomma. Un «Piano proibito». Una piccola tortura medioevale messa in atto, pare, per disincentivare l'uso dell'ascensore per brevi tragitti, e quindi ridurre le spese. Non è la supercazzora di un redivivo Ugo Tognazzi. C'è tanto di cartello sopra il pulsante di chiamata che lo dice a brutto muso: «Non sale e non scende di un piano». 
Fra le trovate per combattere l'austerity si vocifera anche dell'imminente eliminazione dei buoni pasto, a favore dell'ospitale mensa interna. I bar della zona verrebbero disertati e sarebbe disincentivata anche l'uscita del personale durante la pausa pranzo.

DIFFERENZE UOMO-DONNA NELL'USO DI FACEBOOK A FINI RELAZIONALI: LA PIZZA ALLA CICORIA

DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA NELL'UTILIZZO DEI SOCIAL NETWORK A FINI RELAZIONALI E DI COMUNICAZIONE
CASO DI SCUOLA: LA PIZZA ALLA CICORIA
SITUAZIONE A
La donna scrive su Facebook un messaggio privato all'uomo:
«Ciao, mi hanno detto di un posto dove fanno una strana pizza alla cicoria. Andiamo a provarla, stasera?».
Risposta dell'uomo: «Ok, dai! Dov'è il locale e a che ora?».
SITUAZIONE B
L'uomo scrive su Facebook un messaggio privato alla donna:
«Ciao, mi hanno detto di un posto dove fanno una strana pizza alla cicoria. Andiamo a provarla, stasera?».
Risposta della donna:
- Due giorni solari senza nessuna comunicazione.
- Al terzo giorno pubblica in bacheca il seguente post:
«L'altro giorno qualcuno (non faccio il nome perché non voglio dargli troppa importanza) mi ha inviato L'ENNESIMO invito per una cena a base di cicoria. Cicoria, capite? Ma io dico: come si può pensare di associarmi alla cicoria? È offensivo. Forse il messaggio di fondo tra l'altro era: sei grassa, devi dimagrire! Ho dovuto rispondergli un po' seccamente che un no è un no. Che cosa non ti è chiaro in quest'espressione???? NO!!! E non è il primo che fa questi inviti. La gente a volte proprio non vuole capire e bisogna educarla con i dovuti modi» (a seguire due emoticon con simbolo di un cuore e di un braccio che mostra il muscolo).
- Risposta delle amiche al post:
«Bravaaaaaaaaaa!!!! Ma chi è 'sto coglione?».
«Se uno non ti ama, non ti merita!».
«???!!!! È successo anche a mia cugina con 'sta cosa della cicoria: basta mandarli a quel paese!!!!!!!!!».
«Tu e la cicoria siete due cose diabetalmente opposte!!! Non farti incantare. P.S. Stai benissimo con quella frangetta!!!!! Non cambiarla mai mai mai». «Grandeeeeeeeeee. Vorrei avere anch'io la tua grinta e il tuo carattere».
- Al quarto giorno la donna pubblica in bacheca un post con un emoticon con faccina triste accompagnato da una foto con un aforisma stampato a caratteri cubitali scritto su sfondo grigio marmorizzato: «Nessuno più di chi ha la cicoria negli occhi, trova il cuore sordo all'amore» (Oscar Wilde).
- Risposta delle amiche al post:
«Cuccioloooooooooo, stai su di morale, hai capito?!?!».
«Piccola, se hai bisogno di parlarne, sono qua! Chiamami!!!!!!!».
«Se uno non ti ama, non ti merita!».
«La vera cicoria dobbiamo cercarla dentro noi stessi: tutto è cicoria, se ci pensi. Basta saperla cercare e trovare. Poi farai pace con lei e sarà il dono più prezioso della tua vita. Dà retta a una che ci è passata».
«Ma con la Vodafone Special hai 400 minuti su tutti o solo sui numeri Vodafone????????? O è meglio la You&Me??!!!???!!!??????».
- Al quinto giorno la donna risponde all'uomo in posta privata su Facebook: «Scusami tanto per il ritardo, ma stavano operando la mia nonnina di cataratta e dovevo starle accanto!!! (emoticon a forma di cuore). Grazie per il graditissimissimo invito: fra l'altro adoro la cicoria ma non sarei comunque venuta perché mercoledì sera ho il corso di zumba!».

martedì 23 settembre 2014

OLANDA (PAESI BASSI) * LE 10 COSE CHE HO IMPARATO DI AMSTERDAM

10) Vincent Van Gogh era vanitoso (un quadro su cinque sfornava un autoritratto) e gli piaceva (parecchio) dipingere. Vedi museo omonimo. Peccato sia morto a soli 37 anni, sennò gli facevo ritinteggiare anche il soggiorno.

9) Arrivato in centro per la prima volta, se non capisci nulla - e dico nulla - di come orientarti, non preoccuparti: è normale. Usa come punto di riferimento i principali cerchi disegnati dai mille canali navigabili cittadini, come si fa a Milano con le circonvallazioni esterna e interna. Oppure portati da casa un cane San Bernardo con attaccata al collo una botticella di grappa munita di Gps.

8) Vantando una lingua vagamente respingente ai più, gli olandesi parlano un eccellente inglese. Se ti fermi per qualche settimana, finisce che lo impari bene anche tu per osmosi. Oppure muori di stenti.

7) I nomi delle vie sono tutti - nessuno escluso - drammaticamente impronunciabili. A volte anche agli stessi amsterdamiani. Che non a caso sono stati costretti a imparare l'inglese.

6) La casa di Anna Frank è evitabilissima: due ore di coda, semivuota, e di norma non la trovi mai. Persino se avvisi. E l'Heineken Experience mi pare più una trovata furba per fare soldi sul marchio. L'Experience migliore la fanno i titolari di Heineken. Meglio optare per l'enorme museo di arte moderna, senza lasciarsi scoraggiare dal nome: Rijksmuseum.

5) Nelle famose vetrine del leggendario quartiere a luci rosse, il Red Light District, le migliori ragazze esposte (non fotografabili, pena l'amputazione delle mani) si trovano nella fascia notturna. Sono quelle che possono permettersi l'affitto degli spazi nelle ore più ambite. Se passi di giorno, in modalità low cost, c'è la fiera della buzzicona e la sagra della sdentata. E non credo che la dentatura sconnessa sia un plus per agevolare alcune prestazioni. È che esiste il prime time come in tv.
Attenzione: spesso alcuni clienti che entrano nelle anguste stanzette, all'uscita sono accolti da applausi, incoraggiamenti e da una ola. Uno spettacolo di rara tristezza.

4) Cannabis, marijuana, erba o come la si voglia chiamare, pur essendo un richiamo costante in città (vendono anche i chupa-chups nelle bancarelle e le lattine "starter kit" per i principianti) non va presa per strada ma nei tanti coffee shops. Più o meno di qualità. La canna non è legale ma tollerata. Fino a 5 grammi l'hashish si può vendere. Sino a 30 detenere per uso personale. Oltre i 30 grammi vi prendono per girare il remake de «I cannoni di Navarone».

3) È vero quel che dicono le donne italiane al vostro seguito: le ragazze olandesi standard sono tutte bionde naturali, pelle chiara, occhi azzurri, sorridenti, piacevoli. Ma uguali. Fatte con lo stampino, insomma. Uno scandalo, una noia assoluta.
Ecco, se possibile ne vorrei ordinare tre. Così, per iniziare.

2) Sesso e droghe leggere. Vecchi luoghi comuni vi hanno convinto che l'economia della città si regga su questi due segmenti commerciali. Niente di più sbagliato. Amsterdam campa di tulipani. Intere vie sono dedicate alla vendita al dettaglio su bancarelle del prezioso bulbo, anche con ghiotte offerte speciali. Un tempo le vetrine erano piene di tristi zoccoli di legno olandesi da portare a casa come souvenir. Ora sono quasi introvabili. In compenso i tulipani ti escono anche dal rubinetto dell'hotel e in giro ti piazzano chili di sementi in pacchetto ricordo. Il sospetto che ci sia un esubero di offerta non viene a nessuno.

1) Tutti vi avranno già detto che Amsterdam è famosa per le biciclette. Io vi dico di più. Amsterdam è totalmente in ostaggio dei ciclisti. Che si aggirano per strade, viuzze e canali con una velocità e una protervia imbarazzanti. Scampanellano, arrotano pedoni, sfrecciano senza pietà alcuna nelle piste ciclabili. E guai ad attraversarle camminando. Vi odieranno come si odia chi ha commesso crimini contro l'umanità. Qui il ciclista è padrone e si sente tale. Ha la meglio su auto, tassisti, mezzi di soccorso. Sottomette tutti. I più intraprendenti fra loro hanno chiesto e ottenuto lo ius primae noctis sulle turiste più piacenti. Che sono costrette a soggiacere fra soavi scampanellii simulando piacere e urlando il motto della città: «Valorosa, decisa, misericordiosa!» mentre si innesta contemporaneamente un cambio Shimano.
Peccato per i ciclisti, perché la città è davvero deliziosa.

giovedì 18 settembre 2014

PAROLE GIOVANI * IL MONDO PISCHELLO NEI NEOLOGISMI CHE PIACEREBBERO A J-AX

Piccolo aggiornamento su neologismi e nuovi modi di dire del Mondo Pischello, per non restare esclusi nelle conversazioni in società e darsi una bella mano rapportandosi con i gggiovani. Rigorosamente con 3G, non solo nel senso di Smartphone, che per la verità è già arrivato al 4G.

Chi usa ancora espressioni come: Fly Down, matusa, che figata!, tamarro, cellulo, zio povero, zio cantante, meco (il romanesco me cojoni), stica (sticazzi, sempre da mamma Roma) zarro, zauro, zanzare (rubare), cinghiale, tipo/tipa, bella zio (J-Ax docet), libidine, doppia libidine (nell'agghiacciante tormentone lanciato - e usato, peraltro - soltanto negli Anni 80 da Gerry Calà), o il pur recente scialla, appartiene se non alla preistoria, a un presente con la data di scadenza stampato sulla schiena.


Pare invece che la recente espressione entusiastica «Tanta roba!» (che esprime forte apprezzamento per qualcosa o qualcuno; per esempio «Questa serie tv è tanta roba!») sia stata già sostituita da «Tanta lana!». Stesso significato ma introducendo l'elemento stoffa pesante, secondo qualcuno per via dell'approssimarsi dell'inverno. La vecchia eslamazione «Da paura» (anche questa solitamente con accezione in genere positiva; andava forte ai miei tempi, e ha sempre mantenuto un certo riscontro di pubblico e di critica) viene attualizzata con «DaPa!». All'insegna della sintesi estrema. È stata intercettata di recente nell'universo dei rappers e dintorni, quindi non perdiamola di vista perché potrebbe prendere grandemente piede. È in salita il già sentito «Chissene», che sta ovviamente per Chissenefrega, ma sempre in modalità risparmio energetico.
E mentre si registra un «VaiTra'» a sostituire il vecchio «Vai tranquillo», o «Tranqui», ecco spuntare l'interessante «Microbbba», per definire qualsiasi oggetto molto piccolo. Matteo Renzi ai danni del povero Enrico Letta ha rilanciato il celebre «Stai sereno»; peraltro poco prima di metterlo serenamente alla porta.

Il fattore sorpresa arriva prepotente con «Che combo!», che sta per «Che combinazione!» all'atto di un fortuito incontro o al verificarsi di un positivo evento casuale. La persona non più giovanissima ma non anziana viene definita con una punta d'affetto canzonatorio «Vecchietti», con un plurale che si usa in questo caso al singolare. La grande fatica si chiama oggi «sbattone» (a differenza della «sbattella», ovvero leggero stato di agitazione in genere in vista di una performance) e la presenza di una puzza persistente viene accolta dall'espressione: «Che sbanfa!».

Attenzione intanto al verbo «balzare», che ha molti significati: dal saltare o marinare la scuola, al tagliarsi i capelli. Un giudizio qualitativo positivo, qualcosa che piace molto, viene definita: «Di categora», o anche solo «Categora», intendendo qualcosa di categoria superiore, di altissimo livello.
Infine, due sapide abbreviazioni mutuate dall'inglese: G. G., ovvero Good Game, apprezzamento per qualcosa di ben fatto. E ancora; O. P. cioè Over Power. Dire a qualcuno «Sei Over Power!» equivale a dirgli: «Sei il migliore!».


giovedì 14 agosto 2014

VACANZE * DAL BOOM AI VILLAGGI TURISTICI (MA ORA LAVORIAMO TUTTI GRATIS PER FACEBOOK)

C'è vacanza e vacanza.
C'erano quelle degli Anni 50 e 60, quelle mitiche dei nostri genitori (ma anche dei nostri nonni, volendo), col boom economico, le prime auto da stipare all'inverosibile per imbarcarsi in lunghi e improbabili giri di (mezza) Italia a non più di cinquanta all'ora; viaggi della speranza (di non bucare) che si concludevano quasi sempre con il mezzo che accostava a destra, sulla corsia d'emergenza, in autostrada, perché dal cofano usciva un preoccupante fumo nero. E che Dio ce la mandi buona.
,,,,,       Ci sono state quelle degli Anni 70 e 80, con l'orgoglio borghese - per molti fortunati - di comprarsi a fatica la seconda casa in riviera, fra Liguria e Versilia. Oppure, per i meno spendenti, di invadere la Romagna ad agosto, confusi ai turisti tedeschi, tra piadine, cassoni, sangiovese, maxi discoteche intramontabili e l'Orchestra Raoul Casadei.
C'è stato lo stordimento berlusconiano/edonistico dei 90, con la loro onda lunga. Anni segnati dalla moda delle deportazioni di massa nei villaggi turistici (ovunque, purché villaggio), dei karaoke e della Fiorello mania, con tanto di gioco apertivo, braccialetto all inclusive e spettacolone serale con gli animatori. E al ritorno guai a non dichiarare che ti eri divertito da pazzi, ma sei scemo?
È cambiato non solo secolo, ma persino il millennio, e siamo arrivati a oggi, agli Anni 2000. Le vacanze preferiamo chiamarle ferie (dà più l'idea di avere un'occupazione), ma di fatto in ferie non ci andiamo più per il gusto di farle. Per carità. Ci attacchiamo ai nostri smartphone - iPhone o Samsung poco importa -, e giriamo il mondo lavorando alacremente (tutti, dipendenti, liberi professionisti e disoccupati) gratis per produrre foto e contenuti da piazzare su Facebook, Instagram e Twitter. In pratica, anche in vacanza,
produciamo (inde)fessamente per Mark Zuckerberg. L'unico che in vacanza può andarci davvero, senza pensieri. E poi per spalmare un po' di balsamo sul nostro ego. Che non riposa mai.

domenica 10 agosto 2014

DOPO GLI SCOUT, MATTEO RENZI INCONTRA TOPOLINO, BATMAN E IL LUPO DI GUBBIO

Matteo Renzi ha incontrato gli scout a San Rossore, dando loro (e indirettamente a tutti i giovani) un messaggio finalmente utile, chiaro e senza retorica: «Date un calcio all'impossibile!».

Grazie a una talpa nell'entourage del Premier sono in grado di anticiparvi gli illuminati slogan dei prossimi incontri pubblici del capo del Governo.

15/8 - Matteo Renzi incontra i Fantastici 4: «Amici, guardate in alto: uniti si vince!».

19/8 - Matteo Renzi incontra Topolino, Pippo, Paperino, Zio Paperone e tutti i personaggi di Walt Disney: «La famiglia è un valore che va al di là delle convenzioni: rendiamola univoca, non sesquipedale!».

25/8 - Matteo Renzi incontra Batman e Robin: «Usciremo dal tunnel senza per questo doverci infilare in una caverna!».

2/9 - Matteo Renzi incontra i personaggi di «Lost»: «Nella vaghezza di un domani incerto, c'è la percezione di un io interiore che pare distorto, ma se ci sforziamo di guardare il presente e il futuro anteriore attraverso la lente della razionalità, tutto diventa vita. E cultura. E progresso!».

12/9 - Matteo Renzi incontra il lupo di Gubbio: «Bella lì, fratello peloso: batti il cinque!».

mercoledì 22 gennaio 2014

VENDO UN IPAD 64 GB WI-FI E SCOPRO CHE LA VITA E' FATTA DI PUNTI DI VISTA

La vita è fatta di punti di vista.
Metto un'inserzione on-line per vendere a 200 euro (più o meno la quotazione dell'usato presa dal sito degli scambisti-feticisti Apple) il mio amato, vecchio iPad 64 giga, wi-fi più rete cellulare. Un po' datato ma indistruttibile. E ancora un onesto prodottino, se si rinuncia alla lusinga di qualche modernità. Mi chiama subito un po' di gente, ma il più tosto è un egiziano che dice di abitare a Cremona. Trattativa. Vuole scalare 30 euro perché "devo venire prendere a Milano di Cremona". Gli faccio presente che il viaggio non è un problema mio, ma non trova l'argomento convincente. Insiste parecchio per concludere, è sbrigativo, mi genera istintiva diffidenza. Poi, inutile nasconderselo, c'è un po' la psicosi dello "straniero che ti frega" con la quale, come retro-pensiero, devi sempre fare i conti. Lo lascio in sospeso dicendogli che - tranquillo - ho il suo numero, e che se non riuscirò a vendere al mio prezzo, lo chiamerò. Ma dubito, in realtà, di farlo. Ieri, mi contatta via mail un ragazzotto milanese sbrigativo che scrive, testualmente: "150, non di più, e passando da Cernusco me lo porti". Gli rispondo solo "Ciaoooo" perché lì per lì avevo finito i vaffanculo. Passa qualche ora, in mattinata, e richiama lo stalker egiziano: "Sono Milano, io compra tuo iPad, se viene in centro io prende e porta via". Gli spiego che non posso muovermi da Segrate fino alle 18.30, che il prezzo è non meno di 180 e lui prima tentenna, poi non fa una piega: "Va bene, tu viene io compra". Ma la mia diffidenza aumenta. Anche perché questo mi chiama a mezzogiorno e aspetta fino a sera per prendersi proprio il mio iPad, quando immagino là fuori sia pieno di venditori.
L'appuntamento è alle 19.15 in Piazzale di Porta Lodovica. Io mi vedevo già accoltellato sotto i portici di Cariparma (la mia filiale) mentre l'attrezzo di piacere tecnologico prendeva il volo. Per questo stavo pensando di dirottarlo verso un luogo pubblico: un bar lì vicino. C'è gente, ci si siede, si prende un caffè. Così almeno non può fregarmelo al volo e scappare. E poi magari mi risparmio la coltellata. Alle 19.10 sono sul posto. Lo chiamo, ci sono. L'amico risponde: "Ah sì... Tu Franco. Scusa ritardo, io andato mercato, ora mette via tua su satellitare e arriva". L'affare s'ingrossa. Neanche puntuale. Torno a casa, che è lì vicino. Poco prima delle 20 lo squillo dall'inconfondibile numero. "Sono lì", dice lui. Arrivo "lì", mi metto al centro del piazzale e cerco di individuarlo. Lo chiamo. Lui mi nota dall'altro lato della strada (proprio di fronte a Cariparma) e lo raggiungo. E' uno sui 35, basso, quasi calvo, piumino. Non fa numeri da circo, per fortuna. "Vieni che qui, c'è machina con familia". Poco più avanti, al buio, ha parcheggiato una station wagon scura con al posto di guida moglie/compagna sorridente alla quale manca solo il burqa per entrare nei manuali dell'islamismo. Sul sedile posteriore, una piccina di 3-4 anni ben legata a un seggiolino di sicurezza. Mi tranquillizzo: la coltellata di certo non mi arriva. L'amico mi spacchetta tutta la confezione e inizia a spargere pezzi di cavi, caricabatteria, istruzioni, case di protezione e parti della scatola sul sedile posteriore. Poi, rigirandosi l'iPad in mano (che è scarico, perché inutilizzato da almeno una settimana), chiama qualcuno (un amico? il figlio?) e inizia a farmi domande: "Tu hai garanzia?". "Ma quale garanzia? Ha già qualche anno, è di prima generazione, ma è perfetto". Poi passa a domande tecniche (nella sua lingua) delle quali - giuro - non ho capito un'acca. E, ne sono certo, neanche lui. Alla fine l'unica cosa che intercetto è "3C", intuisco sia "3G" e dico sì, incondizionatamente sì. L'accendiamo. Anche solo per finirla. Lui fa un bel sorriso, pur non avendo capito niente, estrae dalla tasca i 180 euro e me li dà. Ci salutiamo con stretta di mano. Prima che me ne vada, si fa serio, mi guarda, e fa: "Non è che io poi problema co' questo? Non è che è rubato?".
Sì, la vita è fatta di punti di vista.

mercoledì 1 gennaio 2014

IL MIO CAPODANNO E I CHIARI SEGNI DEL DESTINO

L'ho passato a Crema, nel castel... pardon nella bella casa di amici, fra amici, goliardate, buon cibo, buon vino e qualche cantata liberatoria. Il modo migliore che conosca per fronteggiare San Silvestro, festa finta come una banconota da 15 euro. Come tutte le feste comandate. Bene. Tutto liscio? No, aspetta, non ho finito. Verso le due, nonostante fossi più imbenzinato io dell'auto (l'ultimo bicchiere di barolo chinato mi ha prostrato, ma è un segno evidente dell'esistenza di un'entità superiore) verificati i bassi rischi per la guida, ho ripreso la via di casa. Arrivato a Milano, davanti al portone, aprendo la portiera per andare a girare la chiave che lo spalanca elettricamente (è in momenti come questi che mi domando come mai non abbia mai comprato il telecomando), esco dall'auto e pesto una gigantesca cacca di cane. Freschissima e aulente. Persino bella, nella sua evidente spavalderia. Fosse ancora vivo Alessandro Manzoni, ci avrebbe scritto un libro; lui non c'è, vi dovete accontentare di un mio post su un blog. Tempi grami. Suppongo fosse stata prodotta da un quadrupede, ma dalle dimensioni non escludo la matrice umana.
Per capirci e non girarci attorno (del resto, io stesso non l'ho fatto) il nuovo anno era iniziato soltanto da due ore e cinquanta minuti esatti, e avevo già pestato una merda. Con le suole a carrarmato, fra l'altro. Chi era con me si è affrettato a pronunciare le classiche frasi di circostanza: "Maddài, no, proprio adesso... Non capisci: è fantastico, avrai una grandissima fortuna quest'anno!". Dici? Può darsi, può darsi... E' che lì per lì non ci pensi, levi i tuoi forti lamenti al cielo, non fai mente locale sul fatto che a Gianni Morandi - uno tra i più grandi cantati italiani - forse avrebbe fatto anche piacere. No, sei lì che smoccoli e tenti improbabili e articolate pulizie strusciando l'arto sul pavé e il gradino d'ingresso del solarium lì accanto (la proprietaria mi sta anche sulle balle). E poi c'è il difficile rientro in auto, per parcheggiare in cortile. Con quale coraggio puoi posare ancora il piede - quel piede - sul tappetino e l'acceleratore, con il rischio di contaminare l'abitacolo nei secoli dei secoli? E come entri a casa? Ti togli le scarpe sul pianerottolo e vai a posare quella incriminata sul davanzale della finestra nella zona comune del condominio. E io che le avevo sempre sottovalutate, le parti comuni.
Quella scarpa è ancora lì, e credo ci resterà per un bel pezzo, prima che mi decida a iniziare un accurato lavoro di bonifica.
A questo punto, se non si fosse capito, pretendo dal fato un 2014 quantomeno indimenticabile. A costo di portare in Tribunale Pisapia. O Gianni Morandi, se occorre.

domenica 29 dicembre 2013

CENONE DI SAN SILVESTRO * ATTENZIONE AL C.D.C. (CAZZARO DI CAPODANNO)

Siamo nel bel mezzo della settimana dedicata al Cazzaro di Capodanno Il Cazzaro di Capodanno è una specie straordinaria a pelo fulvo che non rischia mai l'estinzione. Vediamo le sue abitudini. Mentre tu ti spendi per organizzare qualcosa per San Silvestro (non vorrai mica finire in uno squallido locale con un'ostia di pandoro stantìo e il prosecchino in mano?), il CdC ti avvisa che sarà presente alla festa, e continua a ripetertelo incessantemente sino all'ultimo, se necessario. Non si fa il minimo scrupolo. Ovviamente, così come l'ha detto a te, ha "prenotato" anche altre sei-otto cene, occupando posti a tavola che potrebbero andare ad altri. Ma il CdC è astuto, li vuole tutti per sé, con l'obiettivo di scegliere solo alla fine la soluzione che considera migliore. E rigorosamente, la mattina del 31, ti pacca. I CdC più professionali, confermando decisi, buttano lì a bassa voce una mezza parola che potrebbe, dopo un'attenta analisi semantica successiva, lasciar pensare a vaghezza decisionale. Che in realtà non c'è. Ma la strategia è utile per salvare le natiche al momento del fattaccio.
Non bisogna essere particolarmente severi con il CdC, perché un po' tutti lo siamo o lo siamo stati, soprattutto durante il periodo dell'adolescenza. E il Capodanno, ammettiamolo, è una brutta bestia. Se però le caratteristiche del CdC continuano a manifestarsi nel soggetto anche in età che si ritiene matura, sarà opportuno tentare un correttivo somministrandogli qualcosa per bocca. Per esempio un pratico flaconcino di Guttalax (ricordiamolo, è inodore e insapore) nel bicchiere di vino alla prima occasione di reincontro. Al terzo-quarto anno di disdetta il 31 mattina seguita da cena riparatoria lassativa, il soggetto probabilmente inizierà a legare il volto dell'organizzatore al travaglio intestinale subito, smettendo le abitudini da CdC o rivolgendo ad altri le proprie attenzioni.

giovedì 26 dicembre 2013

UNO SPOT CON TOGNAZZI SPIEGA COME STARNUTIRE (ATTENDIAMO ISTRUZIONI PER LA CACCA)

Santo Stefano aiutami tu. Ma stavolta metticela tutta: serve impegno. 
Sulle prime non ci credevo perché, dopo l'indigestione natalizia, il rischio di essere vittima di una forte allucinazione, era altissimo. Eppure, giuro, ho appena visto in tv Ricky Tognazzi che, in uno spot del Ministero della Salute, spiega all'Italia come starnutire. Per filo e per segno. Perché questo mica è un Paese di cazzari...
Lo so che mentre leggi non ci credi; lo so che mi stai dando del pazzo; lo so che stai pensando: dai, su, fatti vedere da uno bravo che ti metta la camicia di forza. Eppure l'ho visto, giuro che l'ho visto. Ricky (babbo Ugo lo perdoni perché sembra faccia solo pubblicità, e dai tempi della Peperlizia e dell'aceto balsamico non ne imbrocca una) dice che devi metterti la mano (anzi il braccio) davanti al naso, che non è carino spargere germi, che è meglio vaccinarsi per non prendere l'influenza. Insomma, quelle cose lì. Che non c'è più la mezza stagione lo dico io, così ci togliamo il pensiero.
Lo so che stai pensando: peccato, di solito d'inverno - ai primi sintomi - vado in giro a sputazzare in faccia alla gente; non sarà mica finita anche questa cuccagna? Del resto, il Paese di Bengodi non perdona. C'è la crisi, e tutti i vizi sono al capolinea. Ma che dovessero insegnarmi anche a starnutire, forse è un tantino troppo, no? Invece, sei in errore. I Ministeri italiani, che uno spot a cappella non lo negano a nessuno, garantendo quantomeno la salvaguardia di alcuni posti di lavoro, con questa trovata sono arrivati forse al capolinea.
Ora attendo a piè fermo l'ingaggio della Cuccarini che ci insegni a limonare come si deve, di Max Giusti che ci ricordi che quando si fa pipì è meglio alzare la tavoletta del water (sono gradite anche istruzioni per l'uso), e di Luca Barbareschi che puntualizzi che per la cacca bisogna spingere un po'. Ma alla fine, vedrai, (ce) la si fa. Houston... Pardon, Conte Mascetti, abbiamo un problema.

giovedì 19 dicembre 2013

LA NUOVA FUNZIONE «MODIFICA» NEI POST DI FACEBOOK DA' UNA MANO AL COGLIONE

La nuova funzione "modifica" nei post di Facebook, se da un lato è benedetta perché consente all'autore di aggiustare qualcosa in presenza di refusi, dall'altro si sta rivelando un formidabile assist per i Coglioni che popolano la rete. Iniziare una discussione è inutile ovunque già nella vita reale (in genere ognuno ha le proprie opinioni e se le tiene, quindi perché perdere tempo con parole al vento?), ed è sommamente inutile imbastirla con un Coglione (da qui in poi, C.) nel quale ti imbatti su Facebook.
Eppure può capitare di esserci tirati per i capelli, oppure di leggerla così grossa da non riuscire a trattenersi. Così, post dopo post, tu ti metti lì e smonti il castello di deliziose idiozie del C. Lo prendi anche un po' in giro, se occorre, nei suoi deliri spesso carenti sul piano della sintassi, oltreché della logica. Fai dell'ironia, che è sempre l'arma migliore e che è in genere totalmente assente nel C. Quando ha finito il suo modesto repertorio, e non sa più che cosa dire (ieri uno ha concluso con un minaccioso "A buon rendere", manco gli avessi prestato qualcosa) tutto sembra finito lì. No, perché lo scaltro C. avvalendosi della nuova funzione "modifica", interviene sui propri post precedenti togliendo le parti che ti avevano consentito di dileggiarlo. Risistema alla fine la conversazione, insomma, lasciando ai posteri le tue parole o in sospeso, o prive di un'apparente giustificazione logica. Quindi, un paio di osservazioni:
1) Caro Zuckerberg, più che una nuova funzione forse ci hai regalato una nuova finzione. E non ne avevamo bisogno.
2) Quando Fruttero & Lucentini scrissero "La prevalenza del cretino" (oggi Coglione, perché c'è stato indubbiamente un upgrade) non sapevano ancora che sarebbe nato Facebook. Ma avevano già previsto tutto.

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