Pare che la brava Laura Pausini (forse la cantante italiana più nota in tutto il mondo, pronta a tornare sulle scene fra pochi mesi - dopo qualche anno di relativo silenzio - con un tour evento) e il suo fidanzato chitarrista abbiano da tempo un grande desiderio di diventare genitori. Ma come spesso accade nella vita, quando si desidera tanto una cosa, la fortuna non viene in aiuto. In bocca al lupo.
sabato 6 agosto 2011
giovedì 4 agosto 2011
PERCHÈ HANNO SEGATO LA MORVILLO DA NOVELLA 2000?
La rampante Candida Morvillo, nota al pubblico soprattutto come sosia di Malika Ayane, non dirige più Novella 2000. L'ha rimpiazzata Franco Bonera, che mantiene la direzione di Visto. In Rcs ben pochi sono convinti della spiegazione ufficiale fornita dalla direttora (suppergiù: voglio tornare alla scrittura): pare che abbia fallito soprattutto il suo modello di «blogghizzazione» del giornale, vittima di una crescente perdita di copie. Morvillo ha cercato, senza troppo successo, di trasformare Novella in una sorta di Dagospia del pettegolezzo su carta, mescolando contenuti e personaggi - dello show biz così come della finanza - con una formula che non ha convinto. Anche dal punto di vista grafico, mai così angusto. E alcune rubriche, che sulle prime sembravano innovative, hanno iniziato col tempo a trascinarsi assai stancamente. Di lì la necessità di vendere il settimanale in pacchetto cellophanato con Visto, che si occupa in genere di tronisti e affini. Mescolando alto e basso in un segmento che già altissimo non è.
mercoledì 3 agosto 2011
I MANCIO E STIGMA * TUTTO SUGLI EMO DI «ZELIG»
Se pensate che questi tre signori abbiano qualche problema di salute psichica, un po’ vi sbagliate, e un po’ no. Gli inguaribili Emo (la parodia degli adolescenti col culto del piercing e l’animo depresso) di «Zelig», ovvero I Mancio & Stigma, pur non essendo pazienti in senso stretto, con mister Freud e compagnia hanno molto a che fare. Perché? Semplice. La donna del gruppo, Patrizia Cammarota da Arona, è una psicoterapeuta a tutti gli effetti. «Esercito ancora in tre studi: a Gattinara, Borgomanero e Arona, anche se sto pensando di tenerne uno solo. Tra la risata e il mio lavoro, c’è più di un’affinità. A volte anche con i miei pazienti provo a sdrammatizzare su qualcosa: se riesco a strappare un sorriso, siamo già a buon punto. Altrimenti è tutto più difficile. All’inizio, parlando con le colleghe, mi sono posta il problema di un’eventuale perdita di credibilità facendo anche la cabarettista. Ora ho la risposta: questo problema non esiste. Forse per selezione naturale, non mi è mai capitato qualcuno che avesse dubbi di sorta sulla mia professionalità. Gli altri due? No, anche se non sembra, al momento non hanno bisogno di un mio sostegno». Patrizia è sposata con Marco Mancin da Gattinara, ormai ex «infermiere professionale in emergenza e 118», licenziatosi «perché le serate erano ormai così tante che non era più possibile conciliare le due cose». Non soddisfatta, l’ha sposato due volte: «nel 2003 a Trinidad, Cuba, a bordo di un carretto, sul quale sembravo Lady Diana, e l’anno successivo alla Festa dell’Unità del paese, fra salsicce e costine di maiale. Perché comunque credo che in una coppia ogni tanto sia importante ri-scegliersi». Il terzo incomodo (si fa per dire, lei lo chiama «l’amante»), è Angelo Grasso da Ivrea, «amico da una vita di Marco», che ha lasciato da tre mesi il lavoro di «operatore socio-sanitario in una comunità per handicappati». Sono insieme da otto anni, durante i quali non si sono fatti mancare niente. Dalle «cantine con 70 spettatori ai laboratori di cabaret, che sono una grande palestra», dice Marco, l’autore principe del trio. L’altro, in ombra, è Teodoro Guadalupi, «che lavora a “Zelig” e al quale dobbiamo molte cose belle degli Emo». Questo strano impasto di cupezza, sciatteria e negatività da esorcizzare che fotografa una moda e fors’anche un momento storico. «I nostri tormentoni più gettonati? “Vi lovviamo”, “L’ho già detto?” e “Troppo uànderful”». «Ma si sappia che loro due barano» conclude Patrizia. «Avendo un occhio coperto dal ciuffo, truccano solo quello che si vede. Le pare serio?».
Da sinistra, Angelo Grasso (36 anni), Patrizia Cammarota (37) e Marco Mancin (37) nei panni degli Emo di «Zelig»: Eosvaldo, Mara ed Enzo. «Per truccarci da emo impieghiamo dai cinque ai 20 minuti». Hanno mosso i primi passi come cabarettisti a La crotta della commedia di Gattinara (Vercelli).
(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)
Da sinistra, Angelo Grasso (36 anni), Patrizia Cammarota (37) e Marco Mancin (37) nei panni degli Emo di «Zelig»: Eosvaldo, Mara ed Enzo. «Per truccarci da emo impieghiamo dai cinque ai 20 minuti». Hanno mosso i primi passi come cabarettisti a La crotta della commedia di Gattinara (Vercelli).
(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)
martedì 2 agosto 2011
FORMENTERA * IN SPIAGGIA C'È GIORGIO ARMANI PER UN INATTESO BAGNO DI FOLLA
A Formentera in luglio e agosto, si sa, ci sono più scooter che granelli di sabbia. Ma abbondano anche vip e vippetti, in sospeso fra Chez Gerdi (il locale di Carlo Sama sulla spiaggia di Es Pujols), il Bananas e gli altri disco pub del centro, dove quest'anno - chiuso il mitico Big Sur - è spuntata anche una succursale del Pineta di Milano Marittima. Oppure rimbalzati per le notti brave al Pacha di Ibiza. Percorso che ha appena compiuto Elenoire Casalegno, arrivata con il nuovo fidanzato Matteo Malacco e una gran voglia di topless.
Per il resto, dopo Colombari e Costacurta, avvistata con busta della spesa, sulla strada per Illetes, Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis. Non si sa se Paolino e signora avessero affittato una casa o fossero, più probabilmente, ospiti dell'amico Luca Laurenti, da anni aficionado di Formentera e soprattutto del nudismo che si pratica nell'isola delle Baleari.
Il colpo di scena l'ha dato la scorsa settimana il re degli stilisti, Giorgio Armani, che ha ormeggiato il proprio mega-yacht nei dintorni della splendida - e popolarissima - spiaggia di Illetes, per poi scendere, con tanto di body guards, per un bagno di folla. Inevitabili scatti, autografi, video col cellulare. Cortese e diponibile, Armani non si è sottratto. Tanto che qualcuno non ha potuto fare a meno di pensare: ma chi gliel'ha fatto fare, di cacciarsi in quella bolgia?
Carlo Sama, invece, spesso si concede una lunga biciclettata mattutina nel tratto di pista ciclabile tra Sant Francesc e il km. 11, in zona Piratabus e 10.7, il locale di Patrizia Pepe.
Per il resto, dopo Colombari e Costacurta, avvistata con busta della spesa, sulla strada per Illetes, Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis. Non si sa se Paolino e signora avessero affittato una casa o fossero, più probabilmente, ospiti dell'amico Luca Laurenti, da anni aficionado di Formentera e soprattutto del nudismo che si pratica nell'isola delle Baleari.
Il colpo di scena l'ha dato la scorsa settimana il re degli stilisti, Giorgio Armani, che ha ormeggiato il proprio mega-yacht nei dintorni della splendida - e popolarissima - spiaggia di Illetes, per poi scendere, con tanto di body guards, per un bagno di folla. Inevitabili scatti, autografi, video col cellulare. Cortese e diponibile, Armani non si è sottratto. Tanto che qualcuno non ha potuto fare a meno di pensare: ma chi gliel'ha fatto fare, di cacciarsi in quella bolgia?
Carlo Sama, invece, spesso si concede una lunga biciclettata mattutina nel tratto di pista ciclabile tra Sant Francesc e il km. 11, in zona Piratabus e 10.7, il locale di Patrizia Pepe.
GLI AUTORI DI «ZELIG»: «VANESSA INCONTRADA? È TROPPO SENSIBILE»
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| Vanessa Incontrada. |
Al fuoco risponde l’autore Michele Mozzati, che con Gino Vignali è uno dei numi tutelari del programma: «Escludo in modo assoluto che ci siano state pressioni sia sulla maternità che sul peso di Vanessa; chi è con noi da tanti anni sa come lavoriamo. Forse c’è una sua sensibilità particolare rispetto a “Zelig”, che si riflette nelle interviste in un’immagine del programma totalmente diversa dalla realtà. Mi imbarazza dover difendere le donne che lavorano con noi: so che sono fantastiche e corrette nel lavoro e amiche nella vita. Preferisco essere attaccato io, che ho un certo potere, piuttosto che, chessò, la mia segretaria di produzione. “Donne che odiano le mamme” è il peggior titolo che abbia letto in trent'anni di tv» conclude Mozzati. «Posso fare un elenco di persone sopra e dietro il palco che in questi anni hanno partorito, si sono fidanzate, si sono sposate. A “Zelig” c'è un'altissima attenzione alla persona. Vanessa deve stare attenta a dire cose che possono essere interpretate diversamente o esasperate».
Anche due cabarettiste zelighiane, Katia & Valeria, hanno partorito praticamente in diretta. «Nel nostro lavoro di attrici comiche» dice Katia Follesa «di solito non si viene giudicate fisicamente; problema che forse Vanessa sente di più. Io non ho subito pressioni di alcun tipo, né da donne né da uomini e sia io che Valeria siamo tornate sul palco subito dopo la maternità, con i nostri chili in più». Anche Teresa Mannino è una neo mamma prestata al cabaret: «A “Zelig” non ho mai visto maschilismo» dice. «Anzi, noi donne siamo spesso coccolate perché poche ed esposte con maggiore visibilità. Mi sono fatta l’idea che Vanessa abbia sviluppato una sensibilità maggiore; la stampa, l’ha attaccata per il peso. Forse pur essendo una brava attrice è fondamentalmente una bella donna e sente di più il problema.
Oppure ha avuto screzi con qualcuno della produzione, escluderei il cast. Ma non ne ho mai saputo niente». Giovanna Donini è l’unica donna autrice di «Zelig», e spesso ha lavorato gomito a gomito con la Incontrada: «Confesso che le sue parole mi hanno stupita molto» commenta. «“Zelig” rispetto alle donne è un ambiente accogliente, caldo e solidale. Poi se lei l’abbia vissuto in altro modo, non so spiegarmi il motivo. Per quanto riguarda derisioni e battute sui chili di troppo, quelle in scena erano da copione, concordate. Dietro le quinte non ho notato nessun accanimento e conoscendo Gino, Michele e Giancarlo Bozzo sono portata a escludere che Vanessa non sia stata riconfermata per via della maternità o del peso».
(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)
domenica 31 luglio 2011
MILANO MARITTIMA * IN ROMAGNA UN'ESTATE DA "BARBONI DI LUSSO"?
La cornice è quella di Milano Marittima, modaiola & romagnola quanto basta. La griffe a me sconosciuta, sino a oggi, ma c'è da scommettere che da noi prenderà piede. Così come attecchiscono tutti quei marchi che ammiccano a un universo minimal, rustico, finto povero, ma invece puntano decisamente a quella clientela un po' snob. Che, avendo già tutto, non può fare a meno del superfluo. Le felpe dei "Barboni di lusso", dunque, fanno bella mostra di sé dalla vetrina di un negozio chic del centro, a due passi dal Pineta e dal Papeete. Forse i barboni veri non potranno permettersele, ma qualche figlio di papà medio-borghese della Milano (quella vera) che conta, ne piazzerà volentieri un paio in armadio.
martedì 19 luglio 2011
L'IDENTIKIT DEL VERO NUDISTA
I veri nudisti non sono coloro che frequentano le spiagge per nudisti. Non li nota nessuno. I veri nudisti sono quelli che vanno a mostrarsi orgogliosi in quelle miste, o a prevalenza di bagnanti in costume. Loro sono nudisti dentro.
I nudisti più nudisti di tutti, sono quelli che giocano a racchettoni sul bagnasciuga.
I nudisti più nudisti di tutti, sono quelli che giocano a racchettoni sul bagnasciuga.
sabato 16 luglio 2011
COMPRENSIONE & COGLIONERIA (O COGLIONAGGINE)
Il confine tra la naturale comprensione dei problemi e delle esigenze del prossimo e la coglioneria (o coglionaggine) è molto labile e spesso equivocato.
venerdì 15 luglio 2011
giovedì 14 luglio 2011
GLI ANNI DE «IL MUSICHIERE» (COPIATO A PIENE MANI)
Nella Patria degli «sformat» televisivi (ovvero i programmi venuti male o giù di cottura) comperati all'estero, fu il primo ad essere acquistato - oltretutto senza ripensamenti - dall'americana Nbc, dove andava in onda con il titolo di Name that tune. Da noi lo chiamarono Il musichiere, e l'adattamento italiano fu talmente efficace da far dimenticare qualsiasi altra ricetta. Il 14 dicembre del 1957, ovvero 41 anni fa - era una domenica - nasceva lo storico programma Rai destinato a diventare uno straordinario fenomeno di costume e a filiare chissà quante imitazioni. Si è perso il conto. Per una settimana andò in onda con un titolo piuttosto fedele all'originale, Conosci questo motivo. «Ma che, stamo a scherza'?», dissero romanamente gli autori-adattatori italiani, Garinei & Giovannini, che ne affidarono la conduzione ad un marcantonio della capitale, Mario Riva, uomo dalla debordante simpatia. Accanto a lui si succedettero negli anni bellezze nostrane del calibro di Alessandra Panaro, Lorella De Luca, Carla Gravina, Patrizia Della Rovere, Marilù Tolo e Brunella Tocci. Ma anche grandi ospiti internazionali: da Armstrong a Totò, tutti catturati dalla redazione non appena mettevano piede a Roma. In regìa Antonello Falqui. Elementare il meccanismo del gioco: l'orchestra (diretta da Gorni Kramer) suggeriva le prime note di una canzone famosa e due concorrenti, provvisti di scarpe da ginnastica e seduti su di una sedia a dondolo, appena credevano di aver indovinato il motivo (cantato da Nuccia Bongiovanni, Johnny Dorelli e Paolo Bacilieri), scattavano di corsa per far suonare una campana che dava diritto al più veloce di rispondere per primo. Non di rado, per la foga, qualcuno dei due si schiantava contro il muro retrostante. Il vincitore tornava la settimana successiva se indovinava anche il classicissimo «motivo mascherato». Il programma, che si chiuse nel 1960 dopo 90 puntate, consegnò alla storia dei quiz la figura di un campione, il cameriere romano Spartaco D'Itri, che conservò il titolo per 15 settimane portando a casa la bellezza (per quei tempi) di 8 milioni; congedandosi dal pubblico, Spartaco dichiarò di voler essere sepolto con l'abito indossato in Tv il giorno della sua prima vittoria. Roba che neanche i concorrenti del miglior Mike. Particolare che consente di comprendere quanta e quale popolarità avessero raggiunto Il musichiere ed i suoi protagonisti, guidati dalla bonomìa di un Riva (all'anagrafe Mariuccio Bonavolontà) scomparso nel 1960 a seguito delle ferite riportate in un banalissimo incidente. Conducendo, a Verona, la seconda edizione del Festival del Musichiere, cadde in una buca del palcoscenico coperta da un telone, il cosiddetto «praticabile». Quando Kramer annunciò in diretta la disgrazia nessuno ci voleva credere: tutti erano convinti che fosse uno scherzo. 250mila persone andarono ai funerali. Nel '95-96 Baudo e Magalli, in prima serata su Raiuno, nel loro Mille lire al mese (regìa di Michele Guardì) hanno ripreso paro paro, per un gioco all'interno del loro programma, quella vecchia idea americana adattata da Garinei & Giovannini.
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
CHI L'HA VISTO * RIC (SENZA GIAN) RACCONTA GLI ANNI BOOM DI ANTENNA 3 LOMBARDIA
Vent'anni fa, ai tempi sfrontati di Antenna 3 Lombardia (nacque lì, a Legnano, alle porte di Milano, il boom delle reti commerciali), fra pretori che oscuravano le Antenne e Antenne che oscuravano i pretori, correva voce che per i suoi vezzi da acconciatura semicotonata arrivasse addirittura dall'estero un intrecciatore personale. Pura leggenda, forse. Resta il fatto che Riccardo Miniggio (assieme al suo scarsocrinito collega Gianfabio Bosco) dettava legge: era uno di quei personaggi per i quali il nascente telemercato non poneva limiti agli zeri sul contratto. Ma come, ci si domanderà: chi lo conosce, Riccardo Miniggio? Allora chiamiamolo Ric, che si fa prima, e se ci si aggiunge anche la & societaria che lo univa a Gian, diventa il 50 per cento di una tra le più fortunate coppie comiche della storia della Tv. Umorismo di grana grossa, battutacce e sottintesi, ammiccamenti d'avanspettacolo; con la parola mulo che nel loro linguaggio aveva soltanto una rima. Ma l'Italia pre-Striscia la notizia rideva a bocca aperta. Casualmente proprio il contro-Tg di Antonio Ricci, pochi anni orsono, ha recuperato Ric in versione mezzobusto. «Sembrava un ritorno in grande stile - commenta con una punta d'amarezza il sessantaduenne attore di origine piemontese - invece poi tutto si è afflosciato. Pochi mesi fa sembrava che Gian ed io dovessimo partecipare ad una puntata del Fantastico di Montesano, riformando la coppia, invece non se ne fece nulla perché mancò l'accordo sul cachet. Ora ho avuto un ruolo - quello di una sorta di Angelo Rizzoli - in Anni cinquanta, il film per la Tv che Ezio Greggio ha girato per Mediaset. Intanto penso al teatro: alla pochade francese Boing boing, che dovrei portare in giro la prossima stagione». Tre figli avuti da precedenti matrimoni e legami sentimentali, Ric vive oggi - guarda caso - a Legnano, dove «i muri della mia casa confinano con quelli di Antenna 3», a dimostrazione del fatto che prima o poi si torna sempre sul luogo del delitto. «Però - osserva - fra quizzetti, ospiti e giochi, l'andazzo televisivo attuale taglia decisamente fuori il professionismo: ci sono vecchi calciatori in vetrina, showgirl con le tette in vista, e se non hai la fortuna di girare qualche sit com (ma anche per quelle devi essere raccomandato), non c'è più spazio per niente, figurarsi per i classici sketch. Io poi non ho mai coltivato l'arte sublime delle Pr in corridoio». Dopo un debutto con Macario nel '59 («Mi diceva: prima dei 50 anni non si è maturi per questo mestiere»), Miniggio è passato attraverso Gilberto Govi, 17 anni di Rai, l'epopea delle private, il passaggio a Fininvest (con successivo congelamento di contratto ed inattività); insomma una vita sulle barricate. «Con Gian, per dirla tutta - confessa - ormai ci sentiamo poco e ci riuniamo solo se c'è una buona offerta. Quanto ad alcuni giovani colleghi, non sono né carne né pesce. Carlo Dapporto, un mio maestro e diabolico senatore della risata, li chiamava Grandi Malintesi».
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
SPA * IL CENTRO BENESSERE DOVE I VIP VANNO A DIMAGRIRE E RILASSARSI
MONTREUX - Il grande albergo in stile vittoriano che si affaccia sulla sponda orientale del placido lago di Ginevra - stucchi alle pareti, mobilio di pregio e un'inedita collezione di portantine - non ha certo l'aspetto di una casa di cura. Eppure l'Excelsior, da 15 anni gemellato alla Clinique Biotonus-Bon port di Montreux, è il primo avamposto europeo per la cura dello stress. Tanto che proprio qui, ogni anno, si tiene il congresso mondiale per combattere «il principale malessere della civilizzazione». C'è stress e stress, naturalmente, e non è detto che sia direttamente proporzionale allo spessore del portafogli di chi ne è vittima. Eppure in questa landa dell'opulenta Svizzera hanno tutta l'aria di preferire lo stress positivo di chi, almeno il conto in banca, l'ha in buona salute. Qualora non si fosse ancora capito, Biotonus è la clinica dei Vip, uno di quei paradisi naturali decantati dalle riviste patinate dove i personaggi del mondo dello spettacolo e del jet-set vengono a ricaricarsi le pile quando l'esaurimento bussa alle porte. E quasi sempre li trova a casa. Ne ha visti (e ne ha viste) tante, in tre lustri, il professor Claude Rossel, 50 anni, fisico minuto, luminare del settore e gran capo della clinica. Da Piaget, quello degli orologi, a Buccellati, passando attraverso decine di facce popolarissime, come quella di un attore francese tanto ironico quanto innominabile che è uscito dall'ambulanza urlando: «Il mio champagne!». «La persona che ricordo con maggiore affetto - dice Rossel - è Ugo Tognazzi, che veniva abitualmente per rilassarsi. Un tipo sorridente e diretto, straordinario: ho sofferto molto per la sua morte. Come in Amici miei metteva a soqquadro la clinica organizzando esilaranti psicoterapie di gruppo, oppure escursioni con i pazienti sui sentieri di montagna. Ovviamente nessuno voleva mancare. Era un grande psicologo con in più la capacità di farti ridere per 48 ore filate. E poi un amante degli eccessi: mi è rimasto il dubbio di non aver avuto il tempo di dargli tutti gli strumenti per raggiungere l'equilibrio che cercava». Scavando nella memoria, i nomi si rincorrono. Dagli sportivi, come il tennista Yannick Noah e l'allenatore di calcio Roy Hodgson, agli uomini politici. «Nelson Mandela - continua Rossel - aveva la curiosa abitudine di alzarsi ogni notte alle 4 per correre e fare ginnastica sul lungolago, tra la disperazione delle guardie del corpo, che dovevano seguirlo. L'abitudine all'esercizio fisico a quell'ora gli aveva salvato la vita durante la prigionia, e voleva mantenerla». Per non parlare di Michail Gorbaciov e signora. «La persona intellettualmente più viva - prosegue il clinico - che abbia mai incontrato. Venne per la prima volta nel '91, a perestroika già avviata. Mi portò un libro sull'economia Svizzera e io gli dissi che questo Paese aveva 700 anni di democrazia alle spalle. Lui mi guardò negli occhi sorridendo e disse: "Scusi, ma ritiene che questo sia un buon modello per noi?". Tornò più volte insieme con la moglie, intelligente e dominatrice». La stessa signora Raissa che - racconta Roberto Ghioni, piemontese, direttore dell'albergo - un giorno, entrando in negozio, fece restare di sasso il farmacista di Montreux, disteso con la lingua a tappetino per servirla». Un uomo che impiegò un bel po' di tempo - pare - anche per riprendersi dalla vista di David Bowie che curiosava tra gli scaffali, in mezzo a pannolini ed omogeneizzati. Del resto a Montreux le celebrità sono di casa: «Sulle montagne - continua Ghioni - c'è la villa che fu di Jimi Hendrix, e qui a due passi, in un appartamento all'ultimo piano, è morto Freddie Mercury, assistito da Montserrat Caballé. Una volta io stesso ho avvistato Michael Jackson, inconfondibile, mentre faceva footing insieme con una ragazza bionda. Entrambi con la mascherina bianca anticontagio o antiinquinamento per proteggere il viso dalla polvere». Se si passano in rassegna le donne, quelle di cui Rossel può parlare senza violare l'obbligo alla riservatezza, l'elenco non è meno interessante: «Abbiamo avuto - racconta - la vostra Barbara Bouchet (nella foto), Nathalie Baye, stella della tivù francese, e ancora Ana Obregon, l'attrice spagnola. Adorabile e timidissima è stata Isabelle Adjani, che si è rivolta a noi perché aveva problemi nei rapporti con gli altri e soffriva di attacchi di panico. Impossibile dimenticare i divismi di Tza Tza Gabor e Liz Taylor. Liz è arrivata qui con il penultimo marito: voleva essere se stessa, però è molto difficile guarire dallo stress persone che sono vittime del sistema americano, che devono essere vedettes a tutti i costi. Mentre le altre attrici, entrando, si spogliavano della loro immagine pubblica, tanto che spesso scendevano in sala da pranzo persino struccate, la Gabor e la Taylor non abbandonavano mai, neppure per un istante, il loro personaggio, e arrivavano sempre in pompa magna». «Nella maggior parte dei casi - conclude Rossel - questi artisti hanno problemi di affettività, di relazioni sociali, vogliono riequilibrarsi, fare psicoterapia. Anche il successo per loro comporta molto stress, soprattutto quando hanno un'immagine pubblica che non coincide con quella reale».
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
«HAPPY DAYS» E I 22 EPISODI INEDITI (DIMENTICATI IN MAGAZZINO)
MILANO - Si prendano il candore e gli stupori minimalisti di Forrest Gump (Tom Hanks), mescolando il tutto alla faciloneria sbruffona di Arthur Fonzarelli (Henry Winkler), l'indimenticato Fonzie di Happy days, una tra le serie televisive di maggior successo nella storia del video. Impossibile, ribatteranno i cultori dell'epopea della famiglia Cunningham: quando Hanks ha debuttato, Fonzie aveva già appeso moto e giubbotto nero al chiodo, chiudendo l'undicesima e ultima serie del telefilm ideato e prodotto da Garry Marshall. Invece no. Complice una clamorosa svista di magazzino e il provvidenziale intervento dell'italianissimo International Happy days fan club (www.infosquare.it/fonzie), gli irriducibili estimatori di Ralph, Potsie e della Loggia del leopardo potranno prendersi la loro rivincita. Forse. Eh sì, perché in ballo - proprio d'estate, quando i numeri della Tv sono bassi e il caldo mina la già scarsa lucidità dei responsabili dei palinsesti - ci sono 22 (su un totale di 255) episodi di Happy days mai trasmessi sulle nostre antenne, che Italia 1 sta mandando in onda da qualche settimana la domenica pomeriggio con un criterio apparentemente più casuale delle estrazioni del lotto. Domenica è andata una puntata, Il nido vuoto, quasi a sorpresa e con un ascolto basso (e così è stato già a fine giugno e ai primi di luglio), ma nei prossimi 15 giorni al momento nulla è in palinsesto; dalla redazione cinema del Biscione fanno sapere che gli episodi saranno trasmessi, però in pratica a mo' di tappabuchi, annunciandone di volta in volta la messa in onda il giorno prima ai quotidiani. In autunno si vedrà. Sembra una barzelletta, ma è così. Le 22 perle sono uscite dal cassetto dopo che qualcuno all'ufficio acquisti - dopo anni e anni - si è accorto della mancata consegna da parte degli americani della decima serie, trasmessa dalla Abc nell'82, quando da noi si passò direttamente dalla nona all'undicesima; e chi non si è visto non si è visto. Un vero peccato perché le chicche ora di dominio pubblico sono tante: Vendetta tremenda vendetta è l'episodio nel quale Hanks interpreta Dwayne, bistrattatissimo compagno di classe di Fonzie alle elementari; piomba a Milwaukee dopo anni per regolare i conti. diventato uno psichiatra e ha fatto corsi intensivi di karate. Fonzie alza il pollicione ("Hei!") e lo vorrebbe sfigurare, ma finisce tutto a tarallucci. Lo stesso ribelle Fonzarelli che in un'altra puntata, in omaggio ai nuovi umori della classe media americana capace di influenzare le sceneggiature, mette la testa a posto trovando (incredibile solo a pensarsi) una fidanzata fissa, Ashley, l'attrice Linda Purl. Non è finita: da Arnold's, il bar del juke box aperto dal giapponese Pat Morita e rilevato col passare degli anni dal nasuto Alfred (Al Molinaro), torna dietro al bancone l'omino con gli occhi a mandorla. E poi - mentre Jonie (Erin Moran) e Chachi abbandonano gradualmente la serie per darne vita a un'altra che porta il loro nome, lo spin-off Jonie loves Chachi - spuntano nuovi personaggi, come la nipote K. C. Cunningham ed Eather O'Rourke, la giovanissima protagonista di Poltergeist morta nell'85 e il cui fantasma si dice aleggi ancora nel mitico studio 19 della Paramount, dove sono state registrate tutte le puntate della serie. Quanto al doppiaggio degli inediti per l'Italia, si è cercato di andare a scovare il maggior numero possibile di voci storiche originali, come il Fonzie doc di Antonio Colonnello. Purtroppo manca all'appello il timbro di Anna Marchesini, all'epoca vezzosa doppiatrice di Jenny Piccalo, amica di Jonie.
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)
mercoledì 13 luglio 2011
VUOI FARE LA COMPARSA AL CINEMA? ECCO COME MUOVERSI
ROMA - "Gli attori che cercàmo noi? A vorte se ssò bbrutti - ma bbrutti forte - è ppure mejo". Non se ne accorge, Silvano Spoletini, 59 anni, da più di 35 dentro fino al collo in quel micidiale impasto di sogni e utopie che è Cinecittà, ma con una battuta in romanesco, calata con la più classica flemma portata dal Ponentino, smonta in 5 secondi netti l'eterno mito della bellezza su celluloide. Chi ha detto che per fare cinema - o per tentare da novizi la strada dello spettacolo, come suggeriamo nella seconda e ultima puntata della nostra inchiesta - bisogna avere per forza il fisico di Bruce Willis, la faccia d'angelo di Tom Cruise, gli occhi dI Ornella Muti o il corpo di Kim Basinger? Se si ha la fortuna di riuscire a cominciare, ad una comparsa può persino essere richiesta una bruttezza col pedigree. "Sì, ma non ci si facciano troppe illusioni, perché il lavoro è sempre poco - attacca Spoletini, alla guida di quella che viene indicata come la più potente delle famiglie romane (l'altra è quella dei Proietti) che gestiscono il traffico degli attori nei minuscoli ruoli di Cinecittà -, e poi è ora di smetterla di chiamarli sempre comparse, figura che esiste ormai solo per la televisione. Noi trattiamo i cosiddetti generici, che sono a libro paga e regolarmente iscritti alla previdenza. In Tivù invece sempre più spesso Rai e Mediaset fanno ricorso a pubblico non pagato che va ad applaudire nei programmi. Quest'ultima figura è l'evoluzione moderna della comparsa. I generici sono un'altra cosa: loro nella scena di un film possono stare anche dietro l'attore protagonista". Per diventare generici - soprattutto in Italia - non ci sono molte strade se non le amicizie. Il consiglio però è quello di presentarsi, muniti di fotografia ed una breve scheda con le proprie attitudini e capacità (anche le cose più banali possono essere utili per una strana sequenza da girare) direttamente da un membro delle due citate grandi dynasty di capigruppo, e sperare di essere chiamati. Loro propongono la vostra faccia - se necessario - ad aiuto registi, direttori del casting e segretari, e questi ultimi scelgono in base alle necessità. Se arriva la chiamata la paga sindacale sarà compresa fra le 90 e le 120mila lire al giorno, con un impiego di 10 ore più una di trucco; se il lavoro dura solo mezza giornata la paga è comunque quella di 8 ore. Girando in esterni si ha diritto al pranzo, al mitico cestino offerto dalla produzione; se il set è a Cinecittà invece tutti in mensa, ma stavolta si paga - tanto per cambiare - alla romana. "Non bisogna enfatizzare il nostro presunto potere nel piazzare attori e generici - dice Spoletini, che attualmente sta lavorando a Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli -, perché non è vero: noi capigruppo siamo le ultime ruote del carro. Possiamo solo proporre, ma poi la scelta non spetta a noi". "Annualmente Cinecittà, che comunque sta morendo e lavora soprattutto con la Televisione - prosegue - muove circa 1000-2000 generici l'anno, quand'anche sono in lavorazione molte produzioni. Poi può capitare l'anno di grazia, quando arrivano un paio di film americani o inglesi, e con le scene di massa arriviamo anche a 4-5mila persone". Non tutti approdano alla ex mecca del cinema all'amatriciana con il sogno di diventare Al Pacino o Robert De Niro, come accadeva a Renato Pozzetto in Sono fotogenico, forse la più azzeccata commedia sul mondo di generici, comparse e dintorni. Molti - si dice "almeno il 50 per cento" - vogliono solo arrotondare oppure mantenersi agli studi. "Non faccio nomi ma conosco fior di avvocati e chirurghi che si sono pagati l'Università - continua Spoletini - accumulando piccoli lavori come generici: l'impegno può essere anche solo di un giorno, in alcuni casi. Poi ci sono le ragazze che tentano la fortuna oppure i ragazzi che provano la strada del cinema perché qualcuno ha detto loro che sono belli. Servono? Se hai bisogno di girare una scena con ragazze in costume a bordo piscina, è chiaro che le cercherai belle. Ma se fai una scena in una pizzeria, oppure in metropolitana fra i barboni, non c'entrano nulla. Anzi, più brutti e sporchi sono, meglio è". Il lamento generalizzato delle comparse di Cinecittà è nei confronti di sorella Tv, che spesso convoca da tutta Italia negli studi pullman di spettatori non pagati pronti ad immolarsi (spesso si pagano anche il viaggio) applaudendo per ore sotto il caldo torrido dei riflettori registrando puntate di quiz come se piovesse. Fanno ciao con la manina e accarezzano il miraggio della notorietà. Anche a livello condominiale.
(IL GIORNALE - LUGLIO 1998)
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