La cover di "I favolosi 60", Linea Edizioni, 15 euro.
"I favolosi 60", promette la copertina. Ma stavolta Gianni Minà non c'entra. Il colpevole è Gabriele Bojano, 60 anni, stimato collega campano del Corriere del Mezzogiorno dalla penna brillante e dal comprovato fiuto giornalistico, che per l'occasione ha radunato 60 sessantenni (perdonate ma qui si va avanti a forza di cabala) più o meno illustri e li ha messi sotto torchio facendoli raccontare. In un libro godibilissimo che rilancia la nuova mezza età, giusto per riecheggiare Marcello Marchesi. Condizione anagrafica che le meraviglie della medicina (Covid permettendo) hanno spostato un po' più in là, verso l'infinito. Prefato da Antonio Polito, il libro ha un sottototitolo che è tutto intriso dell'ironia bojaniana: "Troppo giovani per tirare i remi in barca; troppo vecchi per tirare la barca a remi".
Tra i sessantenni famosi (ma ci sono anche ignoti saggi che fanno parte della vita dell'autore) figurano Carol Alt, Antonio Banderas, Nicoletta Brachi, Francesca Archibugi, Kenneth Branagh, Eleonora Brigliadori, Sergio Cammariere, Rosario Fiorello, Giorgio Gori, Massimo Gramellini, Luciano Ligabue, Diego Armando Maradona, e tanti altri. Il libro ve lo faccio raccontare qui sotto direttamente da quel giargianella di Bojano:
Gabriele Bojano.
"Questo è un libro anomalo. È uno e trino. I favolosi 60 rimanda, tanto per cominciare, al periodo aureo della nostra infanzia, gli anni del secolo scorso dominati da Mina e osannati da Minà, in cui il boom economico fece tutti più ricchi, leggeri e spensierati, ma anche beatamente inconsapevoli di quello che sarebbe venuto dopo. Ma I favolosi 60 può essere letto anche come stagione di una vita, quella appunto crepuscolare, di noi neosessantenni, i cosiddetti baby boomer, troppo giovani per tirare i remi in barca ma troppo vecchi per tirare la barca a remi. E, infine, I favolosi 60 intesi come i sessanta coetanei che hanno festeggiato nel 2020. Un’antologia non esaustiva di persone e personaggi che vantano molteplici meriti, a volte ignoti anche a loro stessi, per essere ricompresi in queste pagine. Insomma, un’antologia o, se preferite, un bestiario, tra noti, meno noti e perfetti sconosciuti, facce, pensieri, parole, opere e omissioni dei migliori anni della mia vita. Che poi sono anche quelli della vostra".
Da sinistra, Bobby Solo (Roberto Satti all'anagrafe) e Dario Salvatori.
E' disponibile in tutte le librerie e sul sito di Azzurra Music (al seguente link https://bit.ly/37sKTHS) “Cronache di Una lacrima sul viso” la biografia di Bobby Solo, alla anagrafe Roberto Satti. Il libro è stato curato dal critico musicale, giornalista e scrittore Dario Salvatori.
Bobby Solo è probabilmente l'artista italiano con il maggior numero di "rovesci". La sua popolarità è sempre stata modulare, legata al repertorio e in generale alle scelte artistiche, mai ad argomenti periferici alla musica. In sei decadi non sono mancati i momenti di silenzio o di riflessione ma ogni suo ritorno è sempre stato accolto con entusiasmo dal grande pubblico. L'amore per gli Stati Uniti e la cultura americana, il rock and roll, il country, le ballad hanno caratterizzato il suo repertorio, al centro del quale ha sempre primeggiato una sola grande influenza: Elvis Presley.
In questo libro racconta come è nato tutto questo nella mente e nelle gambe di un ragazzo nato ai Parioli, poi vissuto a Milano, poi in varie città italiane e soprattutto in centinaia di viaggi e tour in tutto il mondo. I racconti personali affiancano la vicenda artistica e sono sempre di prima mano, concreti, talora inediti, non reticenti, al punto da costituire una sorta di educazione sentimentale. Ancora oggi, in piena maturità, dopo milioni di dischi venduti, c'è sempre il gusto dell'emancipazione, dello stupore, con un entusiasmo di salire sul palco mai sopito. Ma tutto questo non sarebbe potuto succedere se Bobby non avesse messo al centro della sua vita una famiglia reale, una moglie fantastica e un figlio adorabile.
Maria Grazia Piccaluga e Carlo Gariboldi, autori di «Necchi - La storia».
Quando due macchine per scrivere scrivono di macchine per cucire, è sempre un bel leggere. Si nota subito tra le pagine di «Necchi - La storia», il libro che narra le epiche e centenarie vicende della mitica fabbrica made in Pavia appena dato alle stampe per PiMe editrice. Le macchine per scrivere sono due colleghi e amici, navigati cronisti de La Provincia Pavese: Maria Grazia Piccaluga e Carlo Gariboldi. Ogni anno sfornano centinaia di pezzi sul quotidiano locale consumando la suola delle scarpe (soprattutto Maria Grazia, quelle di Carlo sono nuovissime) e qui giocano in casa. Nel loro volume riccamente illustrato (reperibile in tutte le librerie pavesi a 18 euro, e ne parlo bene disinteressatamente perché persino io l'ho pagato) si parla a 360° di «una delle più importanti dinastie industriali del '900. Una famiglia di cui si è persa la memoria. Eppure i fratelli Vittorio, Gigina e Nedda hanno lasciato un'eredità importante: materiale (la casa-museo gestita dal Fai a Milano) e ideale. Vittorio, 100 anni fa, ha intrapreso un'avventura personale e imprenditoriale irripetibile». Che ha portato il marchio Necchi a raggiungere tutto il mondo con fatturati principeschi. Fra i suoi testimonial ebbe persino il pugile Primo Carnera.
Martedì 10 dicembre la giornalista e scrittrice STEFANIA BONOMI
presenterà alla Mondadori di Milano (Via Marghera, 28 – ore 18.30) il suo
nuovo romanzo "IL PENTAGRAMMA DELL'ANIMA", ispirato al noto
scrittore e attore Giorgio Faletti.
Durante la presentazione del libro saranno presenti la scrittrice ipnologa
Manuela Pompas, Roberta Bellesini Faletti, moglie del noto scrittore, e
Roberta Di Mario, talentuosa compositrice e pianista il cui ultimo album,
uscito lo scorso 8 novembre e intitolato "Disarm" (Warner Music Italy), mira a
connettere l'ascoltatore col suo vero "io", abbandonando qualunque forma di
difesa per abbracciare il lato più intimo e spirituale di sé. È proprio per quel filo
sottile che unisce sia la scrittura che la musica alla dimensione di pura
spiritualità che la presentazione del nuovo libro di Stefania Bononi e le letture
eseguite dall'attore Roberto Rasia Dal Polo saranno accompagnate da
Roberta Di Mario e dal suo pianoforte che, attraverso sonorità delicate ma
d'impatto, condurrà il pubblico verso la più sublime forma d'arte capace di
smuovere il divino che c'è in noi.
Se un aldilà esiste, con quale linguaggio potrebbe mai esprimersi e comunicare
con un aldiquà? Stefania Bonomi, autrice del suo secondo romanzo "Il
pentagramma dell'anima", racconta da un lato la magica storia d'amore
universale dei protagonisti di questo romanzo, dall'altro la canalizzazione con
l'amico mancato Giorgio Faletti avvenuta attraverso la scrittura.
Un uomo muore, ma la fine si rivela in realtà l'inizio di un'ascesa spirituale
tutta in salita, da conquistare attraverso il riesame di una vita terrena vissuta
tra frustrazioni, dolori, amore e un sogno mai realizzato: la musica. E proprio
la musica sarà la chiave di volta per "la missione" che Leonardo Alfieri,
scrittore-attore ispirato a Giorgio Faletti, colto da una fine improvvisa e
inaspettata, dovrà portare a compimento fra cielo e terra.
Biografia
Nata a Milano nel 1965 Stefania Bonomi inizia a scrivere nel 1983
collaborando con diverse testate giornalistiche di moda e turismo, dedicandosi
anche alla stesura di racconti per il settimanale "Alba". Dal 1990 al 1993
collabora con il quotidiano "Il Giornale", per poi essere assunta come
giornalista televisiva per un'emittente bergamasca locale. Nel 2004 inizia la
collaborazione con il quotidiano "Metro", pagina degli spettacoli. Nel 2008 con
"La Bestia dentro" vince la XIV Edizione del Premio Letterario "Racconti
nella Rete". Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo "Perché ti ho messo al
mondo", un'avvincente storia di affetti famigliari. Dopo una pausa di sette
anni e l'avvio imprenditoriale di uno dei più importanti studi italiani di
marketing medico di cui è oggi titolare, Stefania Bonomi si affaccia
nuovamente al mondo editoriale con "Il pentagramma dell'Anima", il suo
nuovo romanzo dedicato all'energia universale, alle emozioni e all'amore
eterno per la musica.
Il giornalista e scrittore Pierluigi Ronchetti alla presentazione del suo libro.
L'omicidio di una ragazza innamorata e un po' ribelle. Altre morti sospette, forse collegate. È l'estate del 1960, a Rimini, e quello «stronzetto» (cit.) del commissario Guidi indaga, sullo sfondo dell'Italia speranzosa e sempliciotta del boom economico. Si intitola «Quando tutto comincia» (frase rubata a uno dei personaggi, che detesta l'idea di andare in pensione proprio sul più bello) il romanzo d'esordio di Pierluigi Ronchetti. Giornalista modenese, per anni amatissimo direttore di Tv Sorrisi e canzoni, il nostro si cimenta in un giallo piacevole, leggero, ben scritto, zeppo di figure felliniane che raccontano con affetto e complicità la Romagna. «Ci sono più di 60 personaggi» dice lui con orgoglio per aver tratteggiato ognuna di quelle creaturine. Appassionato di cinema, Ronchetti (soltanto «Pier» per gli amici e per chi ha lavorato con lui) l'ho avuto come direttore per alcuni anni in Corso Europa, a Milano. Oddio, chiamarlo direttore è una parola grossa e forse impropria. Sicuramente un potenziale entertainer, e di grande livello. Autore e affabulatore. Capace di cose sensibili, come questa sua opera prima. E di certo non ultima. Il libro l'ha stampato SEM e costa 15 euro.
Fausto Coppi, inarrivabile campione di ciclismo, è il personaggio più amato dello sport italiano di sempre. Gabriele Moroni ha raccolto gli scritti autobiografici pubblicati negli anni dal Campionissimo su giornali, riviste, antologie e li ha allineati seguendo la cronologia della sua vita. Una vita racchiusa in un breve arco temporale, intensa, gloriosa e insieme tormentata. Una vita di vittorie esaltanti, vissute sempre con riservatezza, pudore, modestia, ma anche di sconfitte che paiono disfatte, sprofondi, annichilimenti totali, dalle quali, però, Coppi trova ogni volta la forza di riemergere. Una vita fatta anche di grandi rivalità, a cominciare da quella con l’amico-nemico Gino Bartali, sua antitesi sportiva e umana; di affetti familiari perduti – Serse, il fratello più piccolo, il compagno di allenamento e di stanza, il gregario più fedele, gli viene strappato troppo presto –; di sogni mai realizzati e dell’amore incondizionato per la bicicletta, strumento di riscatto sociale per un figlio di contadini, veicolo di fama e agiatezza, fortuna e insieme condanna: la fortuna di averla incontrata, la condanna senza appello di non poterla lasciare. Fino alla morte.
Coppi si racconta in queste pagine, dagli anni dell’infanzia nel piccolo borgo di Castellania a quelli della maturità. Al lettore resta il piacere di ascoltare la sua voce. Fausto Coppi nacque a Castellania (Alessandria) il 15 settembre 1919, in una famiglia di umili origini. Vincitore di cinque edizioni del Giro d’Italia, due Tour de France, un campionato del mondo su strada e due titoli mondiali nell’inseguimento su pista, è tuttora, nell’immaginario collettivo degli italiani, il Campionissimo, un’icona della storia sportiva del nostro paese. Morì nel 1960, a soli quarant’anni, dopo aver contratto la malaria in Africa.
La copertina di «For Ever And Ever», il libro di Stefano Bianchi.
È un percorso giornalistico (e personale), quello di Stefano Bianchi nella stesura di «For Ever and Ever (I miei 15 anni di David Bowie 1987/2002)». Un percorso meditato nel tempo e concluso da un irrefrenabile bisogno di elaborare il lutto da quell’incredulo 10 gennaio 2016. Le musicassette con le interviste a Bowie, conservate come reliquie, sono finalmente venute alla luce per questo libro, specchio di un’epoca musicalmente irripetibile.
Come dichiara l’autore, «For Ever and Ever» non è la solita biografia: «Bene o male la può scrivere chiunque». È il frutto di 15 anni d’incontri con la genialità della rockstar. Da Roma a Milano e Parigi; da Dublino a Londra, passando per Birmingham. Le interviste, le conferenze stampa, gli articoli e le recensioni dei dischi che scandiscono le metamorfosi rock & pop di Bowie. La grafica e le illustrazioni, poi, rendono ancora più accattivante il libro grazie alle copertine autografate dei Cd, ai biglietti dei concerti e ai tour program.
Le interviste di Bianchi con David Bowie.
L’introduzione l’ha scritta Ivan Cattaneo, mattatore pop degli Anni ’70 e ’80, che scrive: «Quante volte con Stefano abbiamo parlato di David Bowie. Incontrato nei Seventies (io) e negli Eighties (lui). Fino a coglierlo insieme in tutta la sua iconicità, nel 2015 a Parigi, nella mostra kolossal intitolata Bowie is».
C'è poi la partecipazione straordinaria delle opere di chi ha dipinto, assemblato e fotografato il Grande Camaleonte: Edo Bertoglio (fotografo della rivista Interview di Andy Warhol), Patrick Corrado (artista e designer), Denise Esposito (fotografa e illustratrice), Andy Fluon (pittore e musicista), Marco Lodola (artista “elettricista”), Franco Mariani (ritrattista rock e non solo), Salvatore Masciullo (ritrattista su carta da giornale) e Miky Degni (wine painter e graphic designer ).
Il presente e il futuro della televisione, in sospeso tra reti generaliste (in crisi) e crescita esponenziale dei palinsesti personalizzati. Ma anche la critica tv, faziosa, partigiana, che necessita di un ritorno a una complessità di pensiero. Le «Tre domande a» del video di oggi (qui sopra e cliccando su questo link) le ho dedicate a Stefania Carini, giornalista, esperta di mass media, e autrice di «Ogni canzone mi parla di te», per Sperling & Kupfer. Su Amazon a questo link: https://amzn.to/2JhiSHe
Alla Santeria Social Club di Milano è sceso in campo anche Alessandro Cattelan (il video è qui sopra) per presentare «Hai detto trenta?», omaggio generazionale di Silvia, Stefania e Ilaria, curatrici del blog I Trentenni, che ha anche fortunate propaggini social, su Facebook e Twitter. Community con numeri interessanti, che hanno indotto Rizzoli a pubblicare questo accattivante volumetto dedicato alla generazione Anni 90.
La copertina del libro di Gabriele Moroni, edito da Mursia.
Ci sono molti cold case, casi freddi, anzi freddissimi, nel nuovo libro di Gabriele Moroni, «Delitti e vecchi merletti. Casi di cronaca nera che hanno fatto storia» (Mursia, pagg. 236, euro 16,00) da poco in libreria ma già molto venduto. Moroni, a lungo inviato speciale de «Il Giorno» quotidiano per cui ha seguito i principali casi di nera e di giudiziaria degli ultimi decenni, ha applicato le tecniche delle inchieste giornalistiche ai delitti del passato, dalla fine del Settecento fino agli inizi del Novecento.
Il risultato è un libro avvincente che dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che omicidi, frodi, serial killer, morti di Stato e relativi insabbiamenti, rapimenti e persino il calcio scommesse non sono una prerogativa dei nostri tempi.
Il libro si apre con il caso del lupo antropofago che alla metà del Settecento fa strage di bambini nella campagne del milanese. Una morte dopo l’altra si alimenta quella che oggi chiameremmo una «leggenda metropolitana» seguita da un’isteria collettiva che trasforma il lupo in un essere demoniaco, tanto che scende in campo anche la Chiesa.
C’è poi la cronaca del caso Anita Garibaldi. Come è morta la
Gabriele Moroni
donna dell’Eroe dei due Mondi? Per il primario dell’ospedale di Ravenna, Luigi Fuschini, che nell’agosto del 1849 eseguì l’autopsia sul cadavere non c’erano dubbi: morta per strangolamento. L’inchiesta - tra misteri, spostamenti del cadavere, testimoni che giurano che è la morte è avvenuta per cause naturali - si arena. Il dubbio resta.
Di decennio in decennio Moroni riapre casi da manuale come quello del «vampiro di Bottanuco» di cui si occupò anche Cesare Lombroso o di Giovanni Cavagnati, magistrato bolognese, sostituto procuratore del Re, scomparso senza lasciare traccia dopo una serata con gli amici. L’inchiesta, come ricostruito nel libro, resta aperta per decenni ma giustizia non è fatta.
Omicidio politico potrebbe essere stato, invece, quello del generale Alberto Pollio, morto a Torino la notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1914, tre giorni dopo l’attentato di Sarajevo che infiammerà l’Europa. C’è un nesso tra i due episodi? Moroni ricostruisce il possibile movente di quello che, a tutt’oggi, è uno dei grandi misteri italiani: Pollio era un sostenitore dell’alleanza con gli Imperi centrali e si sarebbe opposto a eventuali cambiamenti a favore delle forze dell’Intesa.
Tra i venti casi raccontati e ricostruiti nel libro non poteva mancare il calcio scommesse. Il primo scandalo nella storia pedatoria italiana è datato 1927. Il caso si apre con il derby Torino-Juventus finito 2-1. La vittoria però è stata comprata e dopo un’inchiesta che travolgerà il mondo del calcio dell’epoca la decisione della FGCI sarà secca: lo scudetto non viene assegnato. Dice in un intervista l’allora presidente della Federazione, il gerarca Leandro Arpinati: «Il campionato 1926-27 non avrà quest’anno il suo vincitore. L’esempio servirà, ne sono certo, di monito e varrà, mi auguro, a migliorare la situazione calcistica che è in questo momento di una delicatezza e di una gravità senza pari».
Le cronache degli ultimi anni dimostrano che la Storia, invece, si ripete.
Gabriele Moroni, milanese della provincia (Parabiago), come inviato speciale de «Il Giorno» ha seguito molti fra i più importanti avvenimenti di cronaca nera e giudiziaria degli ultimi anni. Con Mursia ha pubblicato Le Bestie di Satana (2006), Per denaro e per amore (2008), Fausto Coppi. Solitudine di un campione (2009), Il Paròn (2012), Il calcio malato (2014), Nonno Ragno e gli altri. Storie di lombardi da Guinness (2015).
Mentre il suo libro, «Casi umani»(Rizzoli), scala le classifiche, quel sacripante di Selvaggia Lucarelli perfeziona il piano ferie estive presentandolo su e giù per l'Italia (è stata di recente anche a Favignana, nelle Egadi), nel segno dell'ottimizzazione.
Oggi alle 19 sarà alla libreria Feltrinelli di Milano, in Piazza Piemonte, insieme con Luca Bottura e il fidanzato Lorenzo Biagiarelli. Domani a Roma, alla Feltrinelli di via Tomacelli, con il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio.
Ho chiesto a Selvaggia di spiegare chi fossero i suoi casi umani, ovvero gli uomini sbagliati finiti sul suo cammino.
«I “miei” casi umani» dice Lucarelli «sono uomini incontrati in un lungo periodo di incapacità di stare da sola che mi ha portata ad aggrapparmi alla speranza che ogni volta fosse quello giusto. Cercavo sempre “il buono” in personaggi indecenti, non vedevo limiti macroscopici, talvolta perfino tragicomici. Per dire, prima di capire che il tizio si presentava ogni sera da me con scatoloni di roba nuova e senza senso (da friggitrici a Xbox) probabilmente mi portava in casa merce rubata ho impiegato mesi... Io lo credevo generoso».
«Il peggio della diretta» presentato a Santa Maria della Versa.
Vi do appuntamento sabato prossimo, 10 marzo, alle 16.30, al mio paese, Santa Maria della Versa, per la presentazione de «Il peggio della diretta».
L'intervista a Franco Bagnasco sul settimanale pavese Il Punto.
Ebbene sì, questo libricino che ho scritto, con i dietro le quinte dello showbiz raccontati dagli stessi protagonisti, uscito più di un anno fa per Mondadori Electa, fa tappa anche in Oltrepò Pavese, a Palazzo Pascoli, sede della Biblioteca comunale, che organizza l'evento. Sarà una chiaccherata molto informale con i miei compaesani che faremo parlando di tutto: spettacolo,
La presentazione sul settimanale «Il Ticino».
giornalismo, personaggi e amate colline (anch'esse capaci di sfornare figure straordinarie). Modera il tutto con sapienza la giornalista e scrittrice Cinzia Montagna. Oltreché nelle librerie e book store on-line, «Il peggio della diretta» è disponibile anche su Amazon e in versione digitale eBook per le piattaforme Kobo e Kindle.
Selvaggia Lucarelli e la copertina di «Dieci piccoli infami» (Rizzoli)
Si legge in mezza giornata e scorre via leggero, lasciandoti addosso il profumo degli Anni 80/primi 90; tra amorazzi, forme che esplodono, incubi tricologici, lupi nei boschi del civitavecchiese, Moncler, e reginette di bellezza del cuneese. «Dieci piccoli infami», il secondo libro di Selvaggia Lucarelli, è un florilegio di storie minimal tratte dalla vita dell'influencer-blogger-scrittrice più in voga. Che si porta appresso sacchi e sporte di estimatrici e di haters. Il mio ritratto preferito è quello di «Mister Amuchina», un ex della protagonista patito per l'igiene e la cura della casa. Un Furio di Verdone che esiste per davvero. Ma anche «Il ragazzo gentile», nella sua breve, esplosiva costruzione con sorpresa finale ha il suo dannato perché. A differenza del primo romanzo, decisamente più ponderoso, qui l'autrice è più vicina all'immagine ironica che da di sé su Facebook o sui giornali. I maestri (i debiti formativi, chiamiamoli così) sono quelli di tutti noi che facciamo questo mestiere giocando col sorriso: c'è un po' di Paolo Villaggio, il capostipite del genere, e un po' (lo si dimentica troppo spesso) di Luca Goldoni, altro maestro dell'ironia giocata sui luoghi comuni. Full immersion nei ricordi e nella sensibilità Selvaggia di un'ex ragazzina (verrebbe da dire signora) che ne ha fatta di strada.
L'annuncio l'ha appena fatto lei stessa sulla sua pagina Facebook, che - come la Settimana enigmistica - vanta migliaia di tentativi di imitazione nonché di sfruttamento di luce riflessa. Selvaggia Lucarelli, l'opinionista televisiva dei nostri anni di realtà virtuali, firma de Il Fatto quotidiano, la blogger fustigatrice del web più becero, sta per pubblicare per Rizzoli il suo secondo libro, «Dieci piccoli infami», dopo il successo non indifferente di «Che ci importa del mondo». Il primo era un romanzo, stavolta no. Si affretta a rassicurare tra una valanga di like ed emoticons dei fans la donna dalla gradevole scrittura che ha più haters di Donald Trump ma anche più ammiratori di Melania. Insomma, una bella responsabilità. Selvaggia annuncia che nel libro, un insieme di racconti, farà (quasi sempre) nomi e cognomi. «Ciascuno dei dieci capitoli sarà dedicato a una persona che in qualche modo, per un giorno o tutta la vita, mi ha reso una persona peggiore. E che non ho perdonato». Il lettore non si immagini di trovarsi di fronte a un j'accuse contro vip, vippetti o personaggi famosi della nostra Italietta. Niente di tutto questo. Indagando, scopro che si tratterà di aneddoti della vita dell'autrice, con qualche rimaneggiamento. Alcune pagine saranno serie, altre con aneddoti divertenti. La Lucarelli parlerà, tra gli altri, di una Miss, di sua madre, di una suora, di un'amica d'infanzia, di un suo ex, persino di un ragazzo conosciuto in treno... Questo è quanto. Il resto per chi saprà pazientare sino a metà luglio. Gli haters che bivaccano sui social, sicuramente.
Un selfie estremo con «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa)
Purtroppo si trattava di una clip praticamente autogestita, quindi non ho potuto rispondere alla leggendaria domanda di Gigi Marzullo: «Ma la vita è sogno, oppure i sogni aiutano a vivere meglio?». D'altra parte anche il programma non era lo storico «Sottovoce» ma il suo «Milleeunlibro - Scrittori in Tv», in onda nella notte di Raiuno. Quello che trovate nel video qui sotto è un assaggio, il breve racconto che ho fatto del mio tascabile «Il peggio della diretta», libro pubblicato per Mondadori Electa e disponibile sia in versione cartacea che in eBook, Kobo e Kindle, peraltro più economica. «Il peggio della diretta - I dietro le quinte dello spettacolo raccontati dai protagonisti» racconta più di 100 storie vere, lontane dall'ombra del gossip, di momenti difficili o imbarazzanti vissuti da molti big del nostro spettacolo. Nella maggior parte dei casi aneddoti esilaranti. Ma a volte anche toccanti o persino drammatici.
Girata nel dicembre scorso (ma come il buon vino spero invecchiata onestamente), va in onda questa notte, all'1.35 circa, nel contenitore «Mille e un libro - Scrittori in Tv» di Gigi Marzullo, una mia breve clip in cui racconto «Il peggio della diretta», volumetto che ho pubblicato per Mondadori Electa e che sta avendo (bontà vostra) un buon successo in libreria e in versione eBoook, dove è da poco uscito per Kobo e Kindle. Ho girato la clip alla sede Rai di Milano, in Corso Sempione. Raccontando per qualche minuto la genesi del tascabile e il lavoro che ha portato alla sua realizzazione. Pagine infarcite di aneddoti imbarazzanti, esilaranti, e a volte addirittura drammatici, vissuti e raccontati in prima persona da 50 personaggi dello spettacolo italiano. 100 storie da dietro le quinte, da backstage, che fanno conoscere anche il lato umano di sta su un palcoscenico. Nel video qui sotto una breve presentazione del libro e di alcune delle storie.
Il libro «Il peggio della diretta» di Franco Bagnasco presentato il 22 marzo a Latiano.
La locandina dell'evento è un gioiellino iconografico, e di questo non posso che ringraziare la Taberna Libraria di Latiano, in provincia Brindisi, che il 22 marzo prossimo, alle 19.30, mi ospiterà per parlare del mio gioioso libretto, «Il peggio della Diretta», che tanta fortuna sta incontrando in libreria ed eBook, visto che ora è disponibile anche per Kobo e Kindle. «Milano da bere» si intitola la serata di inizio primavera, ammiccando a uno slogan degli anni craxiani, in un gemellaggio fra Nord e Sud, Lombardia e Puglia, in bilico fra spettacolo e glamour. Allora c'era l'ape (diminutivo), oggi l'apericena (allargato), per venire incontro all'austerity. Parleremo di tutto, e soprattutto dei tanti personaggi che hanno voluto raccontarsi nel libro, mettendo a nudo momenti esilaranti, bizzarri, e a volte persono drammatici del dietro le quinte della loro carriera. Nel video qui sotto, tutti i volti e un assaggio delle loro storie.
L'artista che si è donato con maggiore generosità, raccontando se stesso in un capitolo del mio libro «Il peggio della diretta», pubblicato da Mondadori Electa, è Giulio Scarpati. Lo storico protagonista di «Un medico in famiglia», 60 anni, romano, è persona attenta e sensibile. Nei suoi trascorsi attoriali ci sono vere e proprie perle di difficoltà e imbarazzo finite tra le pagine di questo volumetto che sta incontrando i favori dei lettori e che contiene più di 100 aneddoti inediti di dietro le quinte raccontati dagli stessi protagonisti. Scarpati, che ha una lunga carriera teatrale, si è trovato a volte alle prese con spettatori un po' troppo esuberanti. Quelle platee difficili
da gestire perché tendono a interagire con chi sta sul palco. E con gli inevitabili malori seguiti a mangiate di frutti mare nelle trattorie con tutto il cast, dopo l'ennesima replica. L'attore racconta poi di furti di oggetti e altre esilaranti stranezze di una carriera senza macchia. «Il peggio della diretta» si trova in libreria e nei principali siti di vendita on-line. Qui sotto, in un video, l'elenco di tutti gli artisti che hanno accettato di raccontare i loro difficili, a volte divertenti, a volte dolorosi momenti di backstage.
Uno tra i giornalisti di spicco (insieme con Enrico Mentana) che raccontano se stessi nel mio libro «Il peggio della diretta», appena uscito per Mondadori Electa, è Massimo Giletti. Storico uomo Rai, conduttore del combattivo «L'Arena» la domenica su Raiuno, ha 54 anni ed è originario di Torino. Ama gli approfondimenti di cronaca ed è ricambiato. In un capitolo del mio volumetto a lui dedicato, Giletti si sofferma in particolare su un incidente tecnico che gli capitò negli anni della collaborazione con Giovanni Minoli a «Mixer». E poi racconta un succosissimo aneddoto legato a un rifiuto ad andare in video con un programma leggero in un momento di grande imbarazzo, subito dopo lo scoppio di un conflitto che si trasformò in una strage. Un diniego ostacolato da un funzionario Rai e che avrebbe potuto costargli la carriera. «Il peggio della diretta» si trova in libreria e nei principali store on-line. Qui sotto un video con un'anteprima di tutti i volti dello spettacolo che hanno accettato di raccontarmi i momenti imbarazzanti della loro carriera in una carrellata di backstage.
Piero Chiambretti (non occorre che lo dica io, ma ripetiamolo) è un gigante della nostra televisione. Un conduttore dalla lucidità e prontezza di battuta non comuni. A lui, un tempo colonna della Raitre di Angelo Guglielmi, si deve l'invenzione in Italia di certo giornalismo-show consumato in strada, che è diventato poi pietanza ufficiale nel menu de «Le iene» e di altri programmi o personaggi.
Il conduttore di «Matrix», in onda su Canale 5, si è raccontato nel mio libro «Il peggio della diretta»rievocando un blitz di «Scherzi a parte», consumato ai suoi danni con la complicità dell'ex Velina Maddalena Corvaglia. Scaltro come una faina, però, Piero ha scoperto tutto, mandando a monte una burla costata parecchie decine di migliaia di euro. E nel libro spiega come, oltre a rievocare un'altra gloriosa intemerata che risale agli inizi della sua carriera. «Il peggio della diretta» si trova in libreria e suoi principali siti di vendita on-line. Qui sotto, in un video, tutte le facce (e l'anticipazione di alcuni aneddoti) raccontati nel libro dai personaggi che hanno accettato di raccontarsi in prima persona.