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venerdì 8 novembre 2019

ZUCCHERO «SUGAR» FORNACIARI - «D.O.C.» (Backstage conferenza stampa Doc)



Ecco qui sopra il mio video-backstage della conferenza stampa tenutasi allo Spirit de Milan di Milano per la presentazione di «D.O.C.», il nuovo album di Zucchero "Sugar" Fornaciari, contenente solo brani inediti.

«Il disco si intitola Doc, da Denominazione di Origine Controllata, garanzia di genuinità. Poi mi sono accorto che l’acronimo significa anche Disturbo Ossessivo Compulsivo, che va bene lo stesso, perché anche lui mi rappresenta», ha detto il cantautore di Roncocesi. E ancora, sulla situazione dell'Italia attuale: «Trovo impensabile e ingiustificabile offendere uno di un altro colore, un calciatore, così come queste reminiscenze naziste e fasciste che dovrebbero essere sepolte e dimenticate ... Di Bel Paese ci è rimasto quello che hanno fatto gli altri. È un’Italia piena di scandali. Di Bel Paese ci è rimasto poco. La pentola ora sta bollendo e potrebbe anche scoppiare».

sabato 31 maggio 2014

ALBERT ONE COPIATO DA ZUCCHERO (FORSE), ORA SOGNA I BEAGLES

Zucchero «Sugar» Fornaciari con la sua ultima canzone, «Quale senso abbiamo noi», ha copiato «Sunshine», un brano del 2003 scritto da Albert One? Una causa è in corso e lo stabiliranno gli avvocati. Io intanto, in questa video-intervista, ho chiesto un commento al cantante dance pavese, che ha festeggiato il suo compleanno l'altra sera allo Swiss Corner di Milano. Scoprendo che fra i suoi sogni più piccanti e inconfessabili c'è anche quello di cantare con i miei adorati Beagles, freschi di uscita con «Sèngur». Plagio o no, intanto non mettiamo limite alla provvidenza. Qui sotto, un link che consente di ascoltare e raffrontare le due canzoni.

martedì 4 ottobre 2011

"STAR ACADEMY" * ARIA DI FLOP, E ZUCCHERO DISERTA

Dietro le quinte si respira aria di flop (il debutto è stato molto tormentato e dagli ascolti al lumicino), e Zucchero diserta anche la seconda puntata di "Star Academy", prevista per giovedì 6 ottobre.
Il talent di Raidue condotto da Francesco Facchinetti è partito parecchio in salita, nonostante la presenza di ospiti oggi gettonatissimi, come Biagio Antonacci e Marco Mengoni. La ventilata presenza di Fornaciari, ipotizzata sulla prima puntata o eventualmente sulla seconda, è sfumata definitivamente. Difficile non pensare a due riflessioni sullo share da parte di Sugar, visto l'andamento così zoppicante dello show già in fase di lancio. "Star Academy", del quale sono previste 12 puntate, vede la presenza in giuria di Lorella Cuccarini, Nicola Savino, Ray Paci e Ornella Vanoni, e di un gruppo di mentori seduti sulla gradinata. Il cast dei giovani talenti non si è rivelato particolamente efficace, e intanto incombe la partenza di "X-Factor" in versione Sky, con Simona Ventura, Arisa e Morgan.

martedì 9 agosto 2011

ZUCCHERO «SUGAR» FORNACIARI * «IL MIO SEGRETO? MESCOLARE SACRO E PROFANO»

Non ce ne voglia Jovanotti, ma «Il più grande spettacolo dopo il Big Bang» è vedere mister Zucchero «Sugar» Fornaciari che affronta il servizio fotografico di queste pagine. «Quando sei pronto, dimmelo, che faccio l’asino» intima all’esigente fotografo. Per poi attaccare un rosario di suoni gutturali e vocali trascinate (a suo dire) funzionali alla migliore resa della raffica di scatti. Ogni tanto gli scappa un disperato «Perché?», ma poi esegue puntiglioso. E quando deve salire scalzo su un tronco d’albero mozzato, avvisa i presenti: «Facciamo attenzione, perché ho i piedini della Principessa Sissi…».


Zucchero, «Vedo nero» spopola. Com’è che alla fine arriva lei e imbrocca sempre la canzone?

«Beh, siamo nel 2011, ho iniziato a fare musica nell’81, quindi ormai sono 30 anni…».
E non si è neanche giocato il bonus delle celebrazioni per il trentennale…
«Lo farò a settembre, per il mio compleanno, all’Arena di Verona… Ma dicevo: scrivo canzoni, sono un cantante con una voce, grazie a Dio – così dicono fuori dall’Italia, più che qui – importante. E lo dicono colleghi come Bono, Sting, Solomon Burke, B.B. King… Insomma uno che rientra in quella fascia lì».
Fascia impegnativa…
«E quando scrivo, non metterei mai il punto. Per l’ultimo disco, “Chocabeck”, sono arrivato alla fine scegliendo fra 35 canzoni. Non ho mai pensato: ora ho due singoli, altri sono nel cassetto, ne metto uno vecchio, rinfresco il tutto, e il cd l’ho portato a casa».
La sua cifra, comunque, è ammiccare sempre a un mondo giocoso e godereccio.
«Uso un sacco di doppi sensi: è la mia parte goliardica, figlia della generosa Emilia; cose da non sottovalutare e non minori, che metto nei ritmi veloci. Se fai un disco tutto di ballate riflessive e spirituali, sai che due c…».
Mescolare sacro e profano.
«Sì, questo è il mio segreto, ed è lo specchio della mia produzione e della mia vita. Sono nato davanti a una chiesa, facevo il chierichetto, e andavo anche alla sede del Partito Comunista. Da allora sto nel mezzo, tanto in definitiva non mi convincono né una, né l’altro».
Lei dice che c’è più metodicità che ispirazione nel suo modo di lavorare. Dalle 9 alle 5, orario continuato. Un po’ ragionieristico, no?
«Sì, ma detta così sembra due più due, quattro. Intendo: più fai un mestiere creativo, più ti avvicini all’arte. La famosa ispirazione mi ha colpito una volta visitando la casa di “Via col vento”, in Louisiana. Altre due volte, in aereo. Ma la verità è che mi impongo di entrare in studio, a casa, anche se non ne ho voglia, anche se non c’è una ragione. Mi ritiro per sei mesi come in convento».
Ora et labora.
«Sì, ed è un sacrificio. Infatti non scrivo d’estate, solo autunno e inverno, col freddo, in intimità, senza distrazioni. E ora sono un marchio d’origine controllata: il pubblico sa che non esco con un disco se non ci sono almeno 10-11 canzoni volute, cesellate».
A proposito di convento: Baglioni dice che ci andrà, al momento di ritirarsi. Lei che cosa ne pensa?
«Io ne aprirò uno, ma come dico io. Con le suore che ti accudiscano in tutto e per tutto».
Perché ha cambiato cinque manager nella sua carriera?
«Con i manager all’inizio c’è un grande entusiasmo, poi alcuni si siedono, non sono più affamati, o attenti. Non ti possono più dare. Attenzione: io sono fedele. L’ultimo è con me da otto anni. Non faccio il divo capriccioso che dice: non mi basti più. Ma se li vedi assenti, e poi ti trovi solo…».
Ha bisogno di essere coccolato?
«Ma no, sono nato sul marciapiede. Però ho bisogno di una persona seria, che non si approfitti di me, delle mie fragilità, che non mi racconti balle. Ho bisogno di scambiare idee, di un mezzo creativo. La figura del manager è un po’ vecchia: molti artisti enormi non ne hanno più, oppure è la moglie o un vecchio tour manager fidato».
Quante volte ha dovuto obbedire ai discografici?
«Raramente. È capitato per qualche singolo da mandare alle radio. Io volevo qualcosa di più sofisticato, e loro spingevano per cose più commerciali. Spesso hanno avuto ragione loro: fosse stato per me, “Per colpa di chi” o “Senza una donna” non sarebbero mai diventati singoli».
Vasco Rossi ha detto: «Mi dimetto da rockstar». Che cosa ne pensa?
«Lui mi diverte da quando si usciva insieme, tanti anni fa. Io avevo la mia ex, che poi è diventata mia moglie, e lui la sua ragazza. Io andavo a Zocca e lui veniva a Carrara o Forte dei Marmi. Andavamo per trattorie. C’era anche il povero Franco Fanigliulo. Ci siamo sempre stimati. Ogni tanto fa uscite estemporanee, come posso farne io, ma è genuino, buono. Anche quando tira fuori qualche scerpellone… So perché lo fa, e non mi offendo».
Tipo?
«Una volta disse al Corriere: “Zucchero vuole scrivere un libro. Eh, figuriamoci…”. Come a dire: ci manca anche lui. Gli ho spedito un sms con una frase scocciata in dialetto, e mi ha subito risposto: ma no, non ho detto così, hanno capito male… La sua decisione è legittima: ha avvisato tutti che non vuole più avere una montagna sulle spalle, da sopportare. Vuole essere libero e leggero».
Lei lo sente questo peso?
«È notevole, glielo assicuraro: magari in Italia non faccio gli stadi che fa lui, ma metto insieme tour mondiali di un anno e mezzo, 150-200 date. Un frullatore. Pensa che a volte non mi alzi pensando: chi me lo fa fare?».
Non ha fissato una data di «scadenza»?
«Mannò. Vede, ci sono tre strade: o trovi un altro interesse molto forte che non ti faccia mancare la musica, o lasci, per scelta, all’apice, come i Beatles, Mina, Battisti. Oppure continui a fare questo mestiere solo perché ti piace, senza dover più dimostrare o fare gare assurde coi colleghi: quello ha fatto uno stadio, io ne voglio due. Quello ha la scenografia coi fantasmi, ne ordino una».
Nel suo approccio alla comunicazione esiste uno Zucchero prima e dopo il traumatico incontro con Staffelli di «Striscia»?
«Bella domanda. Ho sofferto molto per quella storia e non ho mai voluto pubblicizzarla più di tanto per non rimestare nel pentolone. Credo di aver subito un’ingiustizia e ho reagito in modo non diplomatico, dimenticando chi sono, cioè un personaggio pubblico. Ho reagito come Adelmo, non come Zucchero. Il pubblico però mi segue come e più di prima. Questa cosa non mi ha cambiato. Mi ha solo fatto diventare un po’ più furbo. Spero».
A posteriori possiamo dire che «Solo una sana e consapevole libidine» l’ha salvata non dallo stress, ma dall’Azione cattolica…
«Di certo dallo sport, e si vede» (sguardo sbarazzino mentre si accarezza lentamente la pancia)


(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)

mercoledì 15 dicembre 2010

ILARIA D'AMICO ARRIVA DOPO * LA SOBRIETA' DI IRENE FORNACIARI


ILARIA E IL RITARDO
La bella Ilaria D’Amico, pignola sul lavoro come nessuna, ha però un difetto assai stridente: pare arrivi – d’abitudine – drammaticamente in ritardo. E non pochi borbottano.
 


SACRILEGIO
Nonostante papà sia il tipino che è, notoriamente incline a non disdegnare un po’ di etilica bisboccia, la figlia di Zucchero, Irene Fornaciari, anche lei cantautrice, si rivela ragazza estremamente sobria. A tavola e fra amici non va oltre il bicchiere d’acqua con una spruzzata di vino rosso. In famiglia, ciò equivarrà al sacrilegio?

venerdì 26 novembre 2010

LARRY HAGMAN * J.R. ORMAI E' COME BEPPE GRILLO: CONVERTITO AL FOTOVOLTAICO

Dai soldi sporchi all’energia pulita. Dimenticatevi petrolio e dollari insanguinati. J.R. ormai è come Beppe Grillo: convertito al fotovoltaico. Così come te l’aspetti, lui è: orologione d’oro degno di un capitano d’industria votato al kitsch; cappellone texano con incastonati micro ferri di cavallo, e cravattona giallo-nera sulla quale spiccano vistosi raggi di sole. Perché il messaggio deve arrivare chiaro, come mamma America insegna.
Da non credersi. Larry Hagman si aggira per la redazione di «Sorrisi» venerato più di Madonna e Lady Gaga. Perché se hai più di 30 anni non puoi non averlo amato/odiato, artefice delle fosche trame di «Dallas». Perché J.R. è J.R. Persino il direttore, Alfonso Signorini, lo accoglie così: «Larry, io sono come Sue Ellen: pazzo di te». E il cattivone storico del cinema americano, che in realtà è un pezzo di pane, abbozza. «Ma quale cattivo? Sono un santo. La cattiveria porta via troppe energie, non è nel mio karma e non ne vale la pena. Non faccio altro che prendere per il bavero della giacca le persone dicendo: “Non vedi quantà bontà c’è in me?”». Del resto, come contraddirlo? «Sono passato a trovarvi» prosegue «dopo essere stato in Vaticano, a vedere i pannelli solari che ricoprono l’aula Paolo VI. L’energia solare per me è diventata un business, oltreché una necessità, nella mia fattoria a Ojai, in California, dove ho il più grande impianto solare privato d’America. Più grande del mondo, pare, se si eccettua quello di Papa Benedetto VI, che però ha una “famiglia” più grande della mia. Riesco a produrre talmente tanta energia da riuscire a venderne allo Stato per 10 mila dollari l’anno. Niente male. Decisi di passare al solare cinque anni fa, dopo che la caduta di un enorme albero, negli Usa, fece crollare un traliccio togliendo l’energia a 80 milioni di persone nell’East Coast. Dovevo fare qualcosa per rendermi indipendente e salvare le mie preziose coltivazioni di avocados».
Nuovo testimonial di Solar World, tra i leader mondiali nella produzione di pannelli fotovoltaici, Hagman non ha chiesto soldi: «Al posto del mio cachet ho ottenuto che l’azienda installasse pannelli per 100 kilowatt, in grado di servire cinque ospedali ad Haiti».
Gli appassionati di «Dallas» («356 episodi in 13 anni di lavoro: avanti a testa bassa finché qualcuno ci guardava»), la storica serie Cbs che in Italia fece la fortuna di Canale 5, si preparino al revival. In versione riveduta e corretta, chiaro. «Dallas tornerà puntando però su figli e nipoti dei protagonisti» dice un abbottonatissimo Hagman. «Io sono stato contattato per il ruolo di un vecchio petroliere, ho ricevuto i copioni, siamo in trattative, ma non posso dire nulla di più. Nel cast dovrebbero figurare ancora Patrick Duffy e Linda Gray. La produzione prevede di chiudere tutti i contratti per il mese di dicembre, iniziando così a girare entro febbraio».
L’approccio dell’attore alla vita è molto cambiato da quando, «15 anni fa» dovette subire «un trapianto di fegato per colpa di un tumore. Quello è stato il giorno più lungo della mia vita» dice facendo lampeggiare i suoi occhioni piazzato in modo inamovibile sulla sedia nell’ufficio del direttore, con la copertina dell’ultimo «Sorrisi» fra le mani. «Non ci posso credere: questo è Zucchero! Lo adoro, è il mio cantante preferito da quando ha lavorato con Sting, e qui somiglia a mio fratello. Come si intitola la sua ultima canzone? “È un peccato morir”. No, Zucchero non può morire. Non prima che l’abbia incontrato!». E insiste per avere da Alessandra, segretaria di redazione, il cellulare di «Sugar». Dì di no a J.R., se ne sei capace.

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2010)

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