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venerdì 11 marzo 2022

ARISA ORMAI PIU' CHE CANTARE FA IL PERSONAGGIO TV

Arisa (all'anagrafe Rosalba Pippa) in una foto sensuale tratta dal suo profilo social.

Parliamoci chiaro. Anche se si è fatta notare come ospite all'ultimo Festival di Sanremo, Arisa (39) ormai è più un personaggio televisivo che una cantante. Neanche il tempo di finire di vederla danzare, con la dovuta abilità, nella cornice di "Ballando con le stelle", eccola che spunta, sempre su Rai1, nella giuria de "Il cantante mascherato", ancora sotto l'occhio benevolo di Milly Carlucci. Che ormai sembra averla adottata. Ma non c'è occasione in video in cui non appaia in altri ruoli, chiamata da tutti (sin troppi) i conduttori e gli staff autorali per garantire maggiori ascolti con il suo candore e qualche innocuo ma spettacolare colpo di testa. Non per essere puristi, ma l'impressione è che esageri. O che cerchi di trovare nuovi spazi in un momento di crisi della musica. 

VOTO: 5

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)

martedì 23 febbraio 2021

GOSSIP * NOZZE PER ARISA, SECONDO FIGLIO PER FLORA CANTO E BRIGNANO

Rosalba Pippa, in arte Arisa, in una foto da Twitter.

Fiori d’arancio in arrivo per Arisa: “Lei e Andrea Di Carlo si sposeranno il 2 settembre”. Il giornalista Santo Pirrotta ne ha parlato a Ogni Mattina, il talk mattutino di Tv8 con Adriana Volpe. “I due sono fidanzati da pochi mesi – racconta Pirrotta – ma sono talmente felici insieme che hanno già deciso di convolare a nozze”. La cantante sarà in gara al prossimo Festival di Sanremo, in programma dal 2 marzo su Rai1.

“Flora Canto e Enrico Brignano aspettano il secondo bambino”. Il giornalista Santo Pirrotta rivela in esclusiva ad Ogni mattina la notizia della dolce attesa della showgirl. “Tra l’altro Flora ha sempre detto chiaramente che al secondo bambino avrebbe obbligato Enrico a sposarla – aggiunge Pirrotta - chissà che non sia la volta buona…”.

martedì 5 luglio 2016

ALVARO SOLER, 8.000 EURO PER UN PARTY? * PIPPO BAUDO RICONQUISTA «DOMENICA IN»

GRANDE ATTESA PER ALVARO

C'è poco da fare: lo spagnolo Alvaro (con l'accento sulla prima a) Soler è il maggiore elemento di curiosità della prossima edizione di «X-Factor», in autunno su SkyUno. È giovane, bello e i suoi tormentoni estivi (come «Sofia») sono arcinoti, ma il pubblico lo vuole vedere alla prova come giudice dei gruppi del talent-show musicale più amato insieme con l'asciutto erede di Morgan Manuel Agnelli (che si occuperà della categoria Over), l'eccentrica Arisa (Under uomini) e Fedez (Under donne), il rapper della porta accanto. Nessun riferimento al vicino di casa.
Fra l'altro Alvaro Soler ha già una buona dimestichezza con l'italiano, quindi l'effetto Skin (o Mika prima maniera) risulta scongiurato.
Pare che il management del cantante per una sua ospitata per un evento promozionale chieda al momento 8.000 euro. Agli sponsor conviene fare presto, perché dopo «X-Factor» si stima che la cifra possa salire a 20.000. Della serie: acchiappa al volo Alvaro prima che sia troppo tardi.


IL RITORNO DI SUPERPIPPO

Il vecchio leone sta per tornare. Come anticipato da TvBlog, Pippo Baudo sta per riprendersi la sua «Domenica in». Da ottobre ne sarà ideatore ma anche conduttore. Tenerlo lontano dal video è impossibile.
Qualche settimana fa, quando il monumento della tv festeggiò 80 anni, stigmatizzai la festa a base di Fanta sgasata e non di champagne fattagli dalla Rai. Invece a sorpresa la Viale Mazzini di Antonio Campo Dall'Orto restituisce a Pippo quel che è di Pippo.
E si avrà un bel dire: restaurazione, scandalo, il già visto, a volte ritornano, ecc. ecc. A parte il fatto che Baudo è nel Dna di Raiuno (rete non propriamente da pischelli), consideriamolo un doveroso omaggio a uno che il video lo padroneggia da sempre. Del resto se la prima rete il prossimo anno come novità riunirà la coppia baudiana Cuccarini-Parisi, qualcosa a SuperPippo la si deve. È lampante. Ma in questo Paese dove non si è mai contenti, e dove gratitudine e rispetto finiscono troppo spesso sotto la suola delle scarpe, c'è da aspettarsi di tutto. Stavolta, invece, la sorpresa.

giovedì 12 maggio 2016

AGNELLI, SOLER, ARISA E FEDEZ * LA GIURIA DI «X-FACTOR» ORMAI È UN PORTO DI MARE

La giuria di «X-Factor», il più accreditato talent-show musicale italiano, ormai è un porto di mare. Gli acquisti dell'edizione 2016, in onda dall'autunno su Sky, saranno com'è noto la rientrante Arisa, il confermato Fedez, e le new entry Manuel Agnelli e il teen idol Alvaro Soler.

Escono di scena Skin (una sola stagione a parlare in «skinitalianese» dev'esserle bastata), il sempre più annoiato Elio delle Storie Tese, e persino Mika, che aveva acquisito maggiore sicurezza ma nell'ultima edizione è passato mediaticamente (e inevitabilmente) molto in secondo piano. Ora la novità straniera è il bell'Alvaro, che dovrà piacere e compiacere le ragazzine. Scoppiato con il tormentone estivo «El mismo sol», è pressoché sconosciuto a chi abbia più di 25 anni. Ma sono le logiche di visibilità di un programma che riesce a essere mainstream pur andando in onda su una piattaforma a pagamento.

Ha fatto scalpore l'endosement di Manuel Agnelli, che viene dal rock alternativo degli Afterhours e dopo una carriera trentennale nessuno se lo sarebbe mai immaginato fare il giudice in un talent pop. D'altra parte anche lui evidentemente tiene famiglia, SkyUno paga molto bene, e la lezione di Morgan dev'essere servita se non a qualcosa, almeno a qualcuno. A patto che non si metta anche lui a comportarsi come il signor Marco Castoldi, che ha sputato su «X-Factor» per anni guardandosi bene dal lasciarlo (o facendolo solo quando Freemantle l'ha messo alla porta), attaccando contemporaneamente un milione di volte Maria De Filippi, per finire poi (oggi) nella banda di «Amici». Non c'è che dire: uno straordinario esempio di coerenza da consegnare ai posteri. Ma Agnelli, che pare Severus Piton di Harry Potter, sarà senz'altro più accorto. Ne sono certo.

Anche Fedez torna a fare la sua parte, a patto che non litighi col vicino di casa, sennò la luna gli gira male. E infine, l'inquieta (anche tricologicamente) Arisa. Morsa dal demone della tv (basti dire che è passata dalle vette di Sanremo in veste di valletta al precipizio di «Montebianco»), torna dietro quella scrivania dopo la famosa esternazione sulla Ventura («Simona sei falsa, cazzo!») che le costò il posto, insieme con altre uscite che infastidirono la produzione. Ma siccome a volte indietro si torna, eccola ancora sotto contratto. Di certo farà meglio di Victoria Cabello, che non ha lasciato un buon ricordo.

L'importante è che conduca con i giusti tempi il bravo Alessandro Cattelan e che nell'«X-trafactor» di chiusura ci sia sempre quel bel grappino digestivo della ruspante Mara Maionchi. Colei che riporta tutti con i piedi per terra grazie al suo «vaffa» ristoratore accompagnato, se occorre, da gesto dell'ombrello. 
Tanto, si sa, lo spettacolo deve continuare.

mercoledì 10 febbraio 2016

CROLLANO LE BORSE, MA SANREMO TIENE: BENE ARISA, BLUVERTIGO, STADIO E RUGGERI

Il Paese è salvo: crollano le Borse europee, ma Sanremo, per ora, tiene: 11 milioni e 134 mila spettatori con il 49,5% di share (metà della platea televisiva, in media ponderata fra le due parti): poco meno dello scorso anno per il Festival di Carlo Conti, solito impeccabile cerimoniere di uno spettacolo che qualche noia l'ha data, ma non sul piano delle canzoni. Alcuni pezzi meritavano davvero, come quello dei Bluvertigo, che se fosse stato affidato non a Morgan ma a uno che sa cantare, avrebbe fatto miracoli. Anche la pagina intimista degli Stadio aveva il suo perché, pur necessitando di più ascolti per entrare in familiarità. Arisa (un po' malmostosa a quanto pare in questi giorni, come si è visto al Dopofestival) aveva una bella canzone, consolante panacea per la solitudine metropolitana d'oggidì, scritta come sempre dall'ex fidanzato Giuseppe Anastasi. E poi Enrico Ruggeri, che dimentica lo spot dei salumi e ci fa sognare per un attimo di essere tornato quasi il rouge dei tempi migliori. 
Pur con qualche sbavatura, anche il pezzo dei Dear Jack aveva l'impronta del classicone festivaliero degno di miglior critica, a mio avviso. Un recupero dell'orecchiabilità che si sta perdendo. E non sempre è un male, sia chiaro. Non troppo a fuoco, invece, Noemi, anche perché Quello che le donne non dicono è stata una pagina definitiva sull'universo femminile. Usare la metafora della borsetta per raccontarlo, fa un po' saldi di fine stagione. 

Le due vallette, Madalina Ghenea e Gabriel Garko, lei silente e statuaria con 15 cambi d'abito, lui macchina acchiappa audience femminile con un cambio d'espressione, hanno fatto quel che potevano per tenere botta, non essendo il loro mestiere. Strepitosa, come sempre, Virginia Raffaele, che ha fatto ridere calandosi nei panni della Ferilli. Già, perché se avessimo dovuto spanzarci con la gag stagionata come lo stilton di Aldo, Giovanni e Giacomo, si poteva stare freschi. 25 anni di carriera senza andare a Saremo, erano un traguardo che si poteva prolungare.

Laura Pausini sempre brava ma parla troppo, incartandosi nella consueta retorica strapaesana che tanto ama. Le è stato dato ampio spazio (fra un blocco pubblicitario e l'altro), e quando canta detta legge. Se fa la ragazza di Solarolo che ha conquistato il mondo, ci si diverte un po' meno. Prenda esempio da sir Elton John, che zitto zitto ha piazzato i suoi tre capolavori, lasciando perdere persino il traino di visibilità della step-child adoption, e ha guadagnato l'uscita rischiando quasi di cadere.


Al Dopofestival mi ha divertito soprattutto l'idea, molto faziesca (o chiambrettiana) di Nicola Savino di prendere Orietta Berti come commentatrice. E il mix con la Gialappa's band funziona.
Il resto, all'Ariston, è contorno festivaliero, piccole gag per liberare il palco, riempitivi. Conti sta facendo, come al solito, un buon lavoro. Non ci si accorge quasi di lui, e questo è il grande segreto di chi oggi fa (bene) televisione.

martedì 4 agosto 2015

ARISA CON QUELLA TESTA (PER ME) PUO' DIRE CIO' CHE VUOLE

Premetto che a me Arisa è (molto) simpatica. Mi suscita irrefrenabile simpatia perché spesso non risponde alle regole codificate e ingessate del mondo dello spettacolo. Se vuol dire alla Ventura, in quel di «X-Factor», «Simona sei falsa, cazzo!», lo fa. Senza pensarci troppo. Senza preoccuparsi delle conseguenze del suo gesto. Con quei moti di innata e sempre più rara spontaneità che fanno (secondo me) la salvezza di un personaggio. E di una vita, a volte. Salvo poi siglare la pace con quella stessa Simona, perché le regole codificate dello spettacolo alla lunga vogliono che…, ecc. ecc.
Arisa per me è questo: una discola della quale non sono mai riuscito a capire (ed è un bene, pur avendola incontrata più volte) quanto ci faccia e quanto ci sia. Ho il sospetto che si viaggi attorno al 50%. L’ultima deriva di Rosalba, ovvero i selfie sul water, i tagli di capelli alla Ultimo dei Mohicani, e i rap allucinati in autostrada, mi piaccono fino a un certo punto. Ma non li giudico. Perché credo rientrino (al 50%) in quella lucida, artistica follia della nostra. Nel bagaglio di stranezze che ogni vero personaggio si concede. A patto poi di non prendersela per gli sfottò sul web. Un posto popolato di haters, ma anche di persone che commentano, con tutto il sacrosanto diritto di farlo, le esternazioni delle celebrities. Gente che, col lavoro che fa, si espone continuamente alle critiche, e in un certo senso ne vive.

domenica 15 febbraio 2015

IL VOLO TRIONFA NEL SANREMO DI CARLO CONTI, NUOVO ANDREOTTI DELLA TV

Mentre Carlo Conti, straordinaria macchina da guerra televisiva, dopo questo strategico Sanremo si avvia a diventare non tanto il nuovo Pippo Baudo ma l'Andreotti della televisione italiana, si registra la prevedibile vittoria dei tre tenorini de Il Volo.
Ieri vestiti da gran sera, e in questa foto nudi come mamma li ha fatti. Uno sembra anche un po' barzotto (giustamente) per questo trionfo al Festival, a fronte di una canzone scritta col bilancino non tanto per l'Italia ma per il mercato internazionale, che adora immaginarci come tanti piccoli Pavarotti da mattina a sera. Tutti lì a cantare «Nessun dorma» mentre facciamo colazione con le Macine del Mulino Bianco. 

Meritato secondo posto per Nek, con un pezzo dal gran tiro, godibilmente arrangiato, e terzo piazzamento per la canzone che (in un mondo perfetto) avrebbe dovuto vincere: «Silenzi per cena» di Malika Ayane. Ma siamo pur sempre a Sanremo, e non si può avere tutto dalla vita.
Fra un più che onesto Marco Masini (quasi ai livelli di un tempo) e una convincente Chiara Galiazzo (che scopiazza però da Pupo), spiace per Annalisa, preparata e con una canzone che uscirà di più sulla lunghezza, e per Lorenzo Fragola, che ha impiegato una settimana a carburare ma nell'ultima serata ha restitutito una grintosa versione del suo brano. Persino Bianca Atzei meritava di più (ma la canzone si rifarà, ne sono certo). Peccato per il brano un po' piatto di Nini Zilli, però lei è talmente gnocca che la perdoneresti anche se intonasse le Pagine gialle.

Non sono mancate le punte di trash, come l'imbarazzante letterina finale al conduttore «scritta» dalle tre vallettte (Arisa, Emma e Rocío Muñoz Morales), voluta dagli autori con l'intento di provocare in loro la lacrimuccia di fine Festival, e le performance incolori di tanti comici. Si sono salvati Luca e Paolo con la loro cinica Rip parade dei morti di spettacolo a uso dei media. E a me hanno divertito persino le scematine dei Boiler. Su tutti, ovviamente, ma non tutte le sere, spiccava Rocco Tanica.
In ogni modo: non ci sono stati picchi, ma gli ingredienti, e gli ospiti, c'erano tutti. Tanti, anzi parecchi. Per dirla con Jannacci. Una formula studiata col bilancino dal buon Carletto per portare a casa numeri Auditel. Che sono piovuti copiosamente. 
Morale: Carlo Conti, che è già  da anni la colonna di Raiuno, prima ha impiegato una vita per arrivare a un Sanremo che avrebbe dovuto condurre già da molto molto tempo. E ora rischia di non lasciarlo (con rare pause) per i prossimi vent'anni. Segnatevi questa profezia. 


mercoledì 11 febbraio 2015

SANREMO 2015 * CARLO CONTI SI BAUDIZZA E IL FESTIVAL PARTE COL PIEDE GIUSTO

L’aveva detto, e l’ha fatto. Il toscano Carlo Conti, efficace, abbronzato e classico volto di Raiuno, si è «pippobaudizzato» a dovere, e ha confezionato una prima serata sanremese pulita e veloce. E anche l’Auditel ha risposto all’appello: 11 milioni 767 mila spettatori con il 49,3% share. Metà della platea televisiva ieri sera era sintonizzata sul Festival, che si è attestato sui buoni ascolti del Fabio Fazio prima edizione.
Certo, allo spettacolo mancavano le piccole trovate di contorno tipicamente baudiane (polemiche incrociate, gente che minaccia di lanciarsi dalle balconate, varie ed eventuali), ma in questo segmento Pippo Baudo è leader indiscusso, e la cifra del buon Conti del resto non è questa. Lavora a testa bassa con serenità e mestiere. Tra il medico scampato all'ebola, e il quadretto kitsch della famiglia più numerosa d'Italia. Alla quale Mike avrebbe senz'altro obiettato: «Ecco amici, sono la famiglia più numerosa d'Italia e pagano un solo canone!».

Misurate, emozionate il giusto e molto legate al testo scritto anche Emma, Arisa e la vaporosa Rocio Munoz Morales. Fra l’altro Emma e Arisa (Emma in particolare) hanno proposto una cover da brividi de «Il carrozzone» di Renato Zero. Un grande pezzo che da sempre mi commuove e che ha spaccato anche ieri sera, come direbbero i pischelli.
Infelice invece lo scivolone del poco divertente Alessandro Siani (bei tempi quando a Sanremo c’era il Beppe Grillo non ancora politicante che faceva crollare il teatro dalle risate), che dopo aver preso in giro malamente un ragazzino sovrappeso, per rimediare ha fatto sapere tramite Conti di devolvere in beneficenza il cachet della serata.

I quadri in musica del maiuscolo Tiziano Ferro (uno che ha scritto cose che resteranno) si sono contrapposti alla «Nostalgia canaglia» squisitamente pop di Al Bano e Romina Power. L’eterna coppia, un po’ segnata dal tempo, ancora insieme su quel palco, come tanti anni fa. Si può fare tutta l’ironia che si vuole, ma è una fetta di storia della canzone di questo Paese. E «Felicità» ha venduto milioni di copie in ogni angolo del mondo, quindi le chiacchiere valgono davvero poco.

Tra i pezzi in gara, buona la prova di Malika Ayane, piuttosto convincente e con un grande tiro il brano di Nek; piacevole e destinato a uscire sulla lunghezza Alex Britti. All’appassionata poesia di Grazia di Michele e Mauro Coruzzi deplatinettizzato si contrapponevano un Gianluca Grignani incolore, una Chiara che ha finalmente trovato il pezzo buono (o comunque più che onesto, anche se non ricordo il richiamo del ritornello) dopo tante false partenze, e altre prove che andrebbero messe più a fuoco, come quella di Nesli, Annalisa, i Dear Jack e Lara Fabian.

Stasera si continua con Bianca Atzei, Biggio e Mandelli (i Soliti idioti), Lorenzo Fragola, Irene Grandi, Il Volo, Marco Masini, Moreno, Anna Tatangelo e Raf. Ma il Festival è partito con il piede giusto.

martedì 10 febbraio 2015

SANREMO GOSSIP & RUMORS * ARISA AGITATA, LA BRONCHITE DI RAF E UN BRITTI LITIGIOSO

Pare ci sia un po’ di maretta a Sanremo alla vigilia della partenza della prima serata del Festival griffato Carlo Conti, con Arisa, Emma e la sensuale Rocio Munoz Moralez.
I gossip dalla riviera vogliono un’Arisa piuttosto inquieta e nervosa (forse a causa della comprensibile agitazione da pre-debutto nell’inedito ruolo di conduttrice), tanto da aver impedito al fidanzato, il manager Lorenzo Zambelli, di entrare nella sua auto ieri sera. Ne avrebbe fatto le spese anche la giovane addetta stampa, apostrofata con un «Tra noi non c’è feeling». Che non si capisce se fosse riferito al fidanzato o all’addetta stampa. Ma in questi casi vai a sapere...
E mentre si segnala un Raf piuttosto preoccupato a causa di una mezza bronchite che lo infastidirebbe da alcuni giorni, minandone seriamente la voce, pare che una divergenza di vedute molto marcata (eufemismo) si sia consumata ieri notte fra Alex Britti e il suo manager Angelo Di Martino.

venerdì 12 dicembre 2014

«X-FACTOR 8» * TRIONFA LORENZO FRAGOLA (E BYE BYE MORGAN)

Lorenzo Fragola, con la complicità di una funzionale Gianna Nannini, ha vinto l'ottava (un po' noiosa) edizione di «X-Factor», che come ho detto sin dal primo giorno era «il posto del Fragola». Preciso, intonato, gradevole, sempre sul pezzo, meglio da ascoltare che da sentir parlare, il diciannovenne siciliano nella squadra di Fedez ha meritatamente sfondato. Felpa blu, talento e naturalezza.
Meglio dell'incolore Ilaria (supportata da Tiziano Ferro e passata alla finale nonostante la bravura e lo spessore di Emma), più del cannonau inesploso Mario (abbinato ad Arisa), e senz'altro meglio del piccolo bluff Madh (in duetto con la sofisticata Malika Ayane). Un prodotto giovanilistico, pretestuosamente innovativo, soprattutto per il look e certi ammiccamenti stilistici, che non mi ha mai convinto del tutto. Lacca a parte. E che a quanto pare non è riuscito a turlupinare neppure il popolo del Televoto. E questa è stata (per me) una grande sorpresa.

Lorenzo ha fatto la sua parte, in una puntata che si è aperta dal Forum di Assago, a Milano, con l'omaggio alla fresca Chiara Galiazzo (ma il vincitore del 2013 non fu il già dimenticato Michele Bravi?). Bella voce che fatica a trovare grandi pezzi. Ma questo della carenza di autori è un problema comune.
Morgan, ormai certo dell'esclusione dai giochi della prossima edizione del talent, ha dato (come la scorsa puntata), il peggio del peggio di sé. Del resto da lui non ci si può aspettare che quello: tanto fumo, e poco arrosto. Fischiato dal pubblico (che ha offeso in tutta risposta), inutilmente provocatorio, ha trovato il peggiore modo di uscire di scena. Sbroccando. E inducendo il bravo Alessandro Cattelan a pronunciare la leggendaria frase: «Almeno qualcuno tra il pubblico si assuma la responsabilità di essere adulto».
Fra un David Guetta e un altro ospite internazionale, la serata è scivolata via nell'usuale imponenza. Con una Victoria Cabello da mettere ancora un po' a fuoco, Mika stranamente incolore, frenato dai deliri di Morgan, e Fedez, felice di constatare il tracollo del rivale di scrivania.

domenica 23 febbraio 2014

ARISA VINCE E CONVINCE NEL SANREMO DEI MORTI VIVENTI

Spiazzante l'uscita dal podio del favorito Francesco Renga, nonostante la truzza figaggine conclamata che aiuta nella fase Televoto. Del resto i favoriti della vigilia spesso poi trovano qualche inciampo. Come quando circolano nomi da bruciare nel totoministri. Spiazzante (ma benedetto) l'arrivo sul podio di Rapahel Gualazzi con i Bloody Beetrots, in «Liberi o no», pezzo per niente sanremese. Così come «Ora», bella pagina di Renzo Rubino. Inevitabile anche che «Bagnati dal sole» di Noemi trovasse qualche difficoltà. La canzone, che si prenderà la sua rivincita sulle radio nella reiterazione dell'ascolto, non è così immediata e qualitativamente inferiore rispetto alle altre.
Giusta, infine, la vittoria di Arisa con «Controvento», brano classico e molto scaltro scritto dall'ex fidanzato della cantante, Giuseppe Anastasi. Un buon talento, molto tecnico, al servizio della canzone melodica. Non si è commossa al momento del ritiro del premio? Non mi pare molto appassionante come argomentazione, ma qualcuno l'ha portata avanti.
Insomma, Sanremo 2014 ha restituito sul piano della qualità, nella terna vincente, quello che ha tolto dal punto di vista dello spettacolo. Fazio - con la necessità di riempire più di quattro ore a sera di programmazione - ha consegnato agli italiani un Festival noioso, lungo, deprimente, infarcito di troppe cariatidi dello spettacolo. Il risultato è stato la fuga in massa del pubblico, corroborato solo dalla serata dei duetti, quella del venerdì. La migliore in assoluto. Il resto è stato la continua riproposizione del modulo stantio di «Che tempo che fa» e dei battibecchi con la Littizzetto.
Almeno un lato positivo c'è: visto il tracollo di quest'anno, sarà più facile per la Rai trovare l'anno prossimo un sostituto per la conduzione. 

martedì 4 dicembre 2012

ARISA * «IL MIO ULTIMO X-FACTOR? SI VEDRA', MA STAVOLTA HO ESAGERATO»

Quindici paia di scarpe che neanche a «Sex and The City», sette abiti da sogno e il Teatro Litta di Milano che scintilla di luce. Alla fine del servizio fotografico, maglia e pantaloni neri, seduta a un tavolaccio dietro le quinte, impugnando una forchetta di plastica, Arisa si concede un’insalata, col mais «ma senza mozzarella». Polvere di stelle per la giurata di «X Factor», alle prese con gli alti e bassi di una vita da star e i postumi di una memorabile tele-sfuriata. Intanto, nei negozi esce «Amami Tour», il suo primo cd-raccolta live.

Arisa, lei è irrequieta: nell’ultima puntata del talent ha scatenato un putiferio sullo show, litigando con la Ventura ed Elio. Per poi scusarsi.
«Sì, sono irrequieta. E sono anche molto vera, fan della verità, e se m’infervoro, non è per finta. Lì ho esagerato. La tv non fa per me: c’è sempre un margine, più o meno alto, di finzione».
Però è strano vederla arrabbiata…
«Non so elaborare strategie, e non sono lì perché la gente dica: quanto è bella o brava Arisa! Sono lì per dare la miglior forma possibile al sogno di quei ragazzi. E sento questa responsabilità».
Sarà il suo ultimo «X Factor»?
«Non lo so. Quest’anno è particolarmente dura, ci sono state molte conflittualità. Però in genere alla fine le cose si risolvono. Staremo a vedere».
È passata da Calimero a sexy Rosalba…
«No, da Calimero a Calimero. Al massimo di diversi tipi: quello da sera, quello del mio paese, il Calimero di Milano… Sono come un iPhone, passo dal 4 al 5».
Si paragona a un cellulare?
«Massì, da un modello all’altro si aggiungono caratteristiche, si cerca di migliorare il software, perdendo qualcosa che non andava. Ma sempre un telefono rimane».
La vedo anche molto dimagrita…
«Neanche tanto, sa? Sembravo più in carne. Mi vestivo di più per schermarmi dal giudizio degli altri. Cercavo di non farmi giudicare al 100%. E mi piace sottolineare le cose che non amo di me».
Come ha scelto i brani del cd?
«Sono quelli del tour: un percorso obbligato. Ci sono le mie cover in finto inglese, libera interpretazione di una lingua straniera. Più due inediti: “Meraviglioso amore mio”, che a gennaio sarà nella colonna sonora del nuovo film di Brizzi, “Pazze di me”, e “Senza ali”, che ho scritto io».
Ora lo può confessare: gli occhialoni con i quali debuttò a Sanremo con «Sincerità», furono un’imposizione.
«Figurarsi se ci sono case discografiche oggi che fanno un progetto sul look di un’artista. Anzi, me li sconsigliarono. Poi provai le mie lentine a contatto, pian piano presi confidenza con loro e un giorno abbandonai gli occhiali».
In questi giorni esce il film d’animazione «Un mostro a Parigi», che ricorda «La bella e la bestia», dove lei doppia la cantante Lucille. Torna l’Arisa formato cartoon?
«Questo lavoro era di tale raffinatezza e intelligenza che non potevo non accettare. Il messaggio è non fidarsi delle apparenze, accettare le diversità. È vero, oggi c’è più tolleranza, ma quando si ragiona per massimi sistemi. Nel quotidiano le cose cambiano».
E come la mettiamo con il ruolo di una perpetua nel film di Natale di Neri Parenti, «Colpi di fulmine»?
«È una donna sanguigna, un personaggio che mi dà la possibilità di parlare praticamente il mio dialetto lucano. Ricostruisce un mondo che è quello di famiglia, a Pignola (Potenza), e ricorda una grande zia che fa inconsapevolmente ridere. Finalmente saranno contenti i miei compaesani».
Perché, si lamentano di lei?
«A volte dicono che li trascuro, ma non è vero. La mia terra è una delle sette meraviglie d’Italia».
Crede in Dio?
«Sì, è un’energia di cui ho bisogno tutti i giorni. La Chiesa invece è stata creata dall’uomo, quindi è imperfetta. Per cui non seguo tutto ciò che predica».
Quante storie ha avuto dopo la fine di quella con il suo fidanzato, l’autore Giuseppe Anastasi?
«Una, che continua tuttora e che mi fa essere felice quando devo esserlo. Sto con un produttore tv, che ha una piccola società indipendente ed è molto impegnato. Come me. Quindi ci concediamo l’amore quando possiamo».
Quale sarà la sua prossima trasformazione?
«Quando avrò il materiale per uscire con un nuovo album di inediti cambierò un po’ direzione musicale: vorrei puntare sull’elettronica, che amo tanto».

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2012)

mercoledì 16 maggio 2012

ARISA CANTA L'INNO DI MAMELI ALLA FINALE DI COPPA ITALIA

 Ci sarà un piccolo evento nell’evento durante la finale di Coppa Italia Juventus-Napoli, il prossimo 20 maggio allo Stadio Olimpico di Roma, in onda in prima serata su Raiuno. Prima del fischio di inizio, la Lega Calcio ha convocato un’«atleta» d’eccezione: Arisa, che interpreterà a cappella (solo con la sua voce, quindi) l’Inno di Mameli. Il tutto dinanzi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’interprete de «La notte» (confermata tra i giudici della prossima edizione di «X-Factor», su Sky), dovrebbe anche eseguire tra il primo e il secondo tempo della partita il nuovo singolo estratto dal suo ultimo album: «L’amore è un’altra cosa».
(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2012) 

domenica 19 febbraio 2012

SANREMO E' DONNA: VINCONO EMMA, GEPPI E (COME SEMPRE) MARIA

Dal prossimo anno, andrà così: chi ha vinto "Amici", se si iscrive, si aggiudica automaticamente, di diritto, anche Sanremo. A conti fatti, ci sta: risparmiamo qualche soldo e una bislacca settimana senza controprogrammazione su tutte le reti nazionali.
La 62esima edizione del Festival è stata un capriccio rosa: oltre all'annunciatissima vittoria di Emma Marrone (grinta, voce e un pezzo un po' retorico forse inadatto a lei), già amica di Maria De Filippi, le donne hanno monopolizzato la scena. Arisa è arrivata seconda (ma meritiva di vincere) con una bella canzone scritta dall'ex fidanzato Giuseppe Anastasi, e technicolor Noemi ha portato a casa il bronzo, aiutata dalla giuria in sala stampa, che ha impropriamente tagliato le gambe alla strana coppia Loredana Bertè-Gigi D'Alessio. La canzone però venderà, eccome. E lei per il coraggio di indossare quelle labbra meritava almeno un premio alla carriera.
Ma il vero exploit l'ha fatto la sarda Geppi Cucciari, che - per manifesta pochezza della concorrenza - con ritmo e qualche efficace battuta si è pappata in un solo boccone tutti i colleghi sfilati quest'anno all'Ariston: da Luca e Paolo, ormai convinti di essere qualcosa che non sono, ai Soliti idioti. Che autodefinendosi mettono le mani avanti, ma non basta per far ridere. Persino lo stralunato Rocco Papaleo, al quale non sono mancati gli spunti, di fronte al ciclone Cucciari spariva. Da notare che la ruvida (stavolta un po' meno) Geppi è brava ma non siamo di fronte al Beppe Grillo dei tempi migliori. Quindi ognuno tragga le dovute conseguenze.
Celentano (Mi chiamo Adriano e sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i bonifici), che una volta con la sua demagogia riusciva a portare a casa la pagnotta intercettando anche gli umori delle masse, stavolta ha fatto flop su tutta la linea. Rimediando persino fischi in platea. Per lui un Sanremo boomerang sulle gengive.
In tutto questo, uno spaesato Gianni Morandi, che alla sua tenera età ha condotto la nave in porto lasciando che chiunque salisse su quel palco accanto a lui si impadronisse del Festival. L'ennesima riprova del fatto che chi è nato per cantare, è meglio che faccia soprattutto quello.

mercoledì 15 febbraio 2012

LA ZAVORRA CELENTANO PENALIZZA UN SANREMO IMBARAZZANTE (MA NON PER GLI ASCOLTI)

Il problema non è tanto Adriano Celentano, ma il pessimo uso che (da sempre) fa di se stesso. Furbacchione, retorico, con quella preoccupante propensione all'inutile sermone che l'ha reso tristemente famoso. Ieri sera a Sanremo ha dato, come sempre, il peggio di sé per più di un'ora, impedendo al Festival morandiano di decollare e penalizzando i cantanti. Per attaccare Avvenire e Famiglia cristiana e insultare Aldo Grasso, bastava un articolo di giornale, al limite. Decisamente eccessivo monopolizzare un'ora di servizio pubblico con uno stucchevole delirio fatturato 700 mila euro. Sarebbe bello se i neuroni sani di questo anziano signore milionario organizzassero una class action contro gli altri e la loro badante Claudia Mori. Ma non si può avere tutto dalla vita. Persino Enrico Ruggeri l'ha massacrato su Twitter, l'unico posto dove ieri era divertente vedere e commentare la mappazza festivaliera: «Sono imbarazzato come operatore dello spettacolo e dispiaciuto per i miei colleghi che stanno aspettando la fine di questo delirio». Difficile non condividerne il disagio. Poi gli ascolti ci sono stati comunque, certo. Ma senza controprogrammazione, con la concorrenza spenta, la strada dell'audience è tutta in discesa: 12.762.000 di media con il 49,70% di share.
Come se non bastasse, l'avvio dello show ha arrancato per colpa di Luca e Paolo. Tanto bravi ed efficaci lo scorso anno, tanto inconsistenti stavolta, con un'ironica cover di «Uomini soli» dei Pooh che non lasciava il segno. Satireggiando poi troppo a lungo senza graffiare - e soprattutto senza far ridere - sui comici di sinistra rimasti orfani di Berlusconi.
Tra mille problemi tecnici (il più clamoroso è stato il flop del meccanismo di voto delle giurie, con conseguente annullamento) e il tardivo palesarsi della gnocca, con le piacevoli sembianze di Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis, la serata è scivolata via tra l'imbarazzo di tutti. Alla storia di Ivana Mrazova, modella 19enne bloccata dalla cervicalgia, hanno creduto ben pochi. Ma questo fa parte della panna sanremese, tutta da montare prima che vada in acido.
Qualche buona canzone s'è sentita: tra i virtuosismi di Francesco Renga (che risultava però un po' freddo), ad un'Arisa intensa e spiazzante, spuntavano la consueta grinta di Emma Marrone, la dolcezza di Pierdavide Carone featuring Lucio Dalla, e la strana coppia Loredana Bertè-Gigi D'Alessio. Lei era un mix fra Morticia Addams e Mickey Rourke durante The Wrestler, ma l'orecchiabilità dell'onestissimo pezzo faceva perdonare il resto.
Il penoso siparietto Morandi-Pupo-Celentano mi ha fatto urlare a squarciagola: ridatemi Pippo Baudo. Solo fino a poco tempo fa, non lo credevo possibile.

venerdì 10 febbraio 2012

ARISA COME LADY GAGA?

Arisa al Messaggero: «Voglio essere la Lady Gaga italiana». 
Mi sembra che come gagata, sia un buon inizio.

martedì 18 ottobre 2011

RUMORS * SIMONA VENTURA A SKY PER 200 MILA EURO L'ANNO?

Da rumors vicini a Sky, pare che il cachet di Simona Ventura per il passaggio alle tv di Rupert Murdoch sia stato assai modesto, rispetto alle cifre di mercato: si parla di 200 mila euro l'anno (per due anni) per strappare a Raidue la donna di «Quelli che il calcio» e «L'isola dei famosi».
Resta da appurare se l'impegno di Simona vada molto oltre «X-Factor», che debutta giovedì con in giuria anche il redivivo Morgan, la lunare Arisa e quella sagoma di Elio.
Negli ultimi tempi la Ventura non aveva fatto mistero di trovarsi a disagio in Rai, complici ascolti non più ai livelli di un tempo, per i quali la conduttrice incolpava soprattutto macchinose strategie di controprogrammazione interna e una scarsa collaborazione da parte dell'azienda. Questi 200 mila lordi sarebbero l'indiretta risposta. Della serie: pur di andarmene...

martedì 4 ottobre 2011

"STAR ACADEMY" * ARIA DI FLOP, E ZUCCHERO DISERTA

Dietro le quinte si respira aria di flop (il debutto è stato molto tormentato e dagli ascolti al lumicino), e Zucchero diserta anche la seconda puntata di "Star Academy", prevista per giovedì 6 ottobre.
Il talent di Raidue condotto da Francesco Facchinetti è partito parecchio in salita, nonostante la presenza di ospiti oggi gettonatissimi, come Biagio Antonacci e Marco Mengoni. La ventilata presenza di Fornaciari, ipotizzata sulla prima puntata o eventualmente sulla seconda, è sfumata definitivamente. Difficile non pensare a due riflessioni sullo share da parte di Sugar, visto l'andamento così zoppicante dello show già in fase di lancio. "Star Academy", del quale sono previste 12 puntate, vede la presenza in giuria di Lorella Cuccarini, Nicola Savino, Ray Paci e Ornella Vanoni, e di un gruppo di mentori seduti sulla gradinata. Il cast dei giovani talenti non si è rivelato particolamente efficace, e intanto incombe la partenza di "X-Factor" in versione Sky, con Simona Ventura, Arisa e Morgan.

giovedì 29 settembre 2011

MALIKA AYANE: NIENTE AMICIZIA SU FACEBOOK PER ARISA (ECCO PERCHE')

Intervistata da Vittorio Zincone per Sette, Arisa cerca di immaginare il motivo per cui Malika Ayane non le concede l'amicizia su Facebook. Son problemi mica da ridere, direte voi, e non si può non convenirne. La simpatica Rosalba Pippa fa risalire il tutto all'imitazione di Malika da lei proposta a «Victor Victoria», con la Cabello, su La7. «Malika trasuda conoscenza musicale. La stimo molto. Ma temo che se la sia presa per l'imitazione: le chiedo da tempo l'amicizia su Facebook e lei non me la concede».
In realtà è assai improbabile che la Ayane se la sia presa per l'innocua e spiritosa caratterizzazione del suo personaggio fatta in tv. Credo che tutto si possa far risalire piuttosto a questa intervista che le feci per Tv sorrisi e canzoni. Un pezzo dove Arisa racconta le sue perplessità sull'approccio musicale di Malika, ritenuto un po' troppo snob.

domenica 9 maggio 2010

POVIA * «LE POLEMICHE? CON UN PO' DI FURBIZIA, BEN VENGANO»

Ho iniziato a scrivere un brano sulla storia di Eluana Englaro, e lo vorrei presentare al prossimo Festival di Sanremo. A questo proposito, però, ora preferisco non dire altro».
Povia non si ferma. E prima di ritirare, al Forte di Bard, in Val d’Aosta, il «Premio Mogol 2009» per la sua «Luca era gay», riconoscimento che dal 2008 viene assegnato dall’illustre paroliere al più bel testo canzonettistico dell’anno, l’uomo di «Quando i bambini fanno oh» sorride beffardo e attacca: «Questo premio è l’ennesima dimostrazione di quanto i giornalisti - la stampa musicale -, non contino niente. Ma di loro, non mi è mai importato. I critici mi hanno attaccato per due mesi prima di Sanremo ragionando solo sul titolo di questa canzone. Ho deciso di non parlare e loro, imperterriti, continuavano il massacro, interpellando colleghi che, pur non sapendo nulla, prendevano le distanze da quel brano. Che poi è arrivato secondo al Festival, ha vinto il premio della critica e ora quest’altro, graditissimo riconoscimento. Morale? I giornalisti non contano, non influiscono sui giudizi del pubblico. Sono gli stessi che a Sanremo ti danno due o zero in pagella, e poi magari quando ti incontrano dietro le quinte ti dicono: “Meno male che c’eri tu, sennò non avremmo saputo che cosa scrivere”. Della serie: ti massacro in campo, ma amici nello spogliatoio».


La canzone di Povia viene stroncata dalle associazioni omosessuali, che parlano di un brano «orrendo», «penoso», furbo e strumentale, «esempio di omonegatività». E Luxuria attacca direttamente Mogol: «Meglio le frasi dei Baci Perugina. Premiando quella canzone, Mogol rinnega i suoi testi».
«Per me questi signori sono impazziti» commenta lo storico autore di Battisti. «Pretenderebbero di imbrigliare la poesia, la creatività. Che è libertà, prima di tutto. Forse vorrebbero che si chiedesse loro l’autorizzazione, prima di scrivere una canzone. Penso che queste associazioni in Italia abbiano fatto gli stessi danni che ha fatto certo sindacalismo spinto: all’inizio, buoni propositi e ottime cose. Poi, molte aziende allo sfascio. Nel giudicare la canzone di Povia non ho avuto altro criterio che la lettura del testo. Poetico, toccante. Una storia che se non è vera, è verosimile. Mi ha conquistato. Punto».
Gli altri brani in gara erano: «Egocentrica» (Simona Molinari); «Tutto l’universo obbedisce all’amore» (Franco Battiato); «Il paradiso dei calzini» (Vinicio Capossela); «A te» (Jovanotti) e «Sincerità» (scritta per Arisa dal fidanzato Giuseppe Anastasi). La canzone premiata dai lettori di «Sorrisi» è invece «Figlio di un Re», di Cesare Cremonini, assente al gala di premiazione, in onda su Raiuno e diretto con inusitata passione da Duccio Forzano.
Si dibatte, intanto, sull’approccio di Povia alla musica. Il cantautore non fa mistero di lavorare con «un team di cinque persone attente, che seguono blog, giornali e sono esperte di comunicazione». E ammette: «Non me ne frega niente delle polemiche: anzi, con un po’ di furbizia, ben vengano». Fatto sta che quei suoi brani ispirati all’attualità vengono considerati da qualcuno l’esempio tipico di una prosa scritta a tavolino al preciso scopo di arrivare alla pancia del pubblico. «D’accordo le canzoni d’amore, e tutto quel che segue» ribatte lui. «Eppure scrivere questi pezzi che affrontano tematiche sociali, mi piace. L’ho fatto spesso in passato e lo farò ancora. Nel 2003 firmai un brano sull’anoressia perché il problema toccava direttamente mia sorella. Poi lei aprì un blog per aiutare le ragazze che le scrivevano. La mia ispirazione, però, è sempre genuina, non strumentale, ve lo assicuro. Amo provocare? E se fossero invece gli altri a doversi svegliare?».


(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2009)

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