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sabato 25 dicembre 2021

JOVANOTTI * MAMMA CHE BRUTTE LE SUE ULTIME CANZONI

Jovanotti, il cantautore originario di Cortona.

Fu un ragazzo fortunato al quale avevano regalato un sogno. Un sogno che piaceva un po’ a tutti e che ha scalato le classifiche. Tanto che si è passati dalle ironiche magliette sfottenti che circolavano agli inizi della sua carriera alla messe di consensi trasversali che hanno fatto di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti un idolo della nostra canzone leggera. È un peccato vederlo ora alle prese con il suo nuovo, bruttissimo singolo, «Il Boom», che ha fatto seguito all’altrettanto scadente brano, «L’allegria», firmato l’estate scorsa per Gianni Morandi. Jovanotti è uno in gamba, si prepara al Jova beach party 2022, che sarà un successo, ma non dilapidi il suo talento. Pubblichi canzoni solo se ha qualcosa di bello da dire. E in attesa speriamo in bene per il brano che Morandi porterà al prossimo Festival di Sanremo. E' sempre opera sua.

Voto: 4.

(DAL PAGELLONE DI FRANCO BAGNASCO SUI SETTIMANALI VERO E VERO TV)


sabato 20 novembre 2021

JOVANOTTI * ECCO "IL BOOM", CHE E' PERSINO PIU' BRUTTO DE "L'ALLEGRIA"

E' uscito con un pessimo singolo, ma Jovanotti è pronto per il #jovabeachparty2022.

Credevo che Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti il suo miglior colpo gobbo l'avesse messo a segno l'estate scorsa, rifilando a Gianni Morandi quella gran sòla de "L'allegria", un pezzo bruttissimo che mi stupivo come il gigante di Monghidoro avesse accettato di cantare. Ostentando entusiasmo, fra l'altro. Forse perché i due hanno lo stesso ufficio stampa, ovvero Goigest di Dalia Gaberscik? Non sembrano basi solidissime per investire su una nuova canzone. Ma magari, oh, hai visto mai... Ci credevano davvero.

Forse per fugare i sospetti, forse perché in carenza d'ispirazione, chissà, il Jova si è rivelato severo ma giusto, lanciando sul mercato ieri "Il Boom". Una canzone che ha scritto e che interpreta lui stesso e che è (se possibile) più brutta del pezzo morandiano. Di una bruttezza bruciante e conclamata. Frasi a casaccio, citazioni colte a capocchia, un video inguardabile. Insomma, sembrava difficile riuscire a fare peggio ma il nostro ci è riuscito. E ora guarda con legittimo interesse all'estate prossima, quando partirà con il Jova Beach Party 2022, la seconda edizione di un tour che ha avuto invece grande fortuna.

 

mercoledì 3 giugno 2020

TIZIANO FERRO E LORENZO JOVANOTTI PARLANO DI «BALLA PER ME»

Tiziano Ferro con la t-shirt raffigurante Jovanotti.
È “Balla per Me”, da venerdì 5 giugno in programmazione radiofonica, il nuovo estratto dall’album “Accetto Miracoli” di Tiziano Ferro. La canzone è per Tiziano l’occasione di cantare per la prima volta con Lorenzo “Jovanotti” - uno dei suoi idoli dichiarati - in uno straordinario duetto di voci che si fondono alla perfezione su questa ballata dance uptempo.
«Balla Per Me è un mondo a parte - racconta Tiziano. Era il 1987 quando comprai il mio primo disco italiano ed era di Jovanotti. Non sapevo nemmeno che si chiamasse Lorenzo ma il mio sogno era quello di cantare con lui. Ora è successo e il risultato è una delle canzoni più di cuore dell’album. Credo sia percepibile tutto il desiderio e l’entusiasmo di quel ragazzino di 7 anni, che sogna di cantare con il suo idolo e, sebbene non abbiamo mai avuto prima l’occasione di incrociare le nostre voci, in questo pezzo sembra che cantiamo insieme da sempre. Ho scritto il brano e l’ho fatto produrre a Timbaland, in maniera minimale ma molto energica, e poi lo abbiamo cantato d’istinto. È una canzone piena di vita, alla quale tengo moltissimo, e non smetterò mai di ringraziare Lorenzo per questo enorme regalo».
Queste le parole di Lorenzo: «Fin dal primo momento che Tiziano mi ha fatto ascoltare Balla per me, mi si è stampato in testa il ritornello. É un pezzo che ha qualcosa di immediato e zero pippe, parla di vita vera su un battito che pulsa, ma presenta una complessità armonica e compositiva piuttosto inusuale oggi. Lo ha scritto Tiziano e l’ha prodotto Timbaland, io sono arrivato per ultimo alla festa invitato dal padrone di casa ma mi sono divertito alla grande a infilarmici dentro. Per me è un onore essere in questa canzone con lui dopo tanti anni che ogni volta che ci siamo visti si finiva sempre per parlare di fare musica insieme. Lui è uno dei più grandi artisti che abbiamo, è quello che nell’ambiente si definisce un “killer”, uno di cui poi hanno buttato via lo stampo. In pochi anni ha piazzato un gran numero di pezzi memorabili ma non solo, ha pure ridefinito l’idea di musica popolare italiana portando in scena elementi classici misti a qualcosa di nuovissimo, di mai sentito prima dalle nostre parti».

lunedì 13 aprile 2015

SHOW FILES * JOVANOTTI IN QUOTA DC * 1992, LA DELUSIONE * LITTIZZETTO CACCA PUPU'

LA LEGA DI JOVANOTTI

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti è un bravo ragazzo, molto attento al marketing e con una grande, comprensibile voglia di democristianità. È politicamente schierato a sinistra, ma da sempre (per non deludere fans di ogni schieramento politico) ricerca il consenso totale, trasversale. Fiutando l'aria. Nella foga di piacere a tutti, ogni tanto commette qualche leggerezza. Come quella di infilarsi nella recente polemica su Twitter con Fedez e Matteo Salvini. Diego «Zoro» Bianchi l'ha ben sottolineata ieri sera a «Gazebo», sfruculiando a dovere il cantautore di Cortona. Che ha spiegato le sue ragioni in una divertente intervista ben poco formale. La morale è che, anche se ti «hanno regalato un sogno», ogni tanto conviene stare zitti. VOTO: 6.


UNDERWOOD SOTTO TONO

Lungi da me l'idea di spoilerare lo spiazzante finale di «The House of Cards», ma va detto che questa terza è stata una stagione un po' sofferente, rispetto ai primi due capolavori. Fra le crisi di coscienza di Claire, i problemi di Frank (che non ha quasi mai flirtato col pubblico guardando dritto in camera) nella lotta per la rielezione e un Doug malconcio sullo sfondo, tutto è filato via in modo più lento, affannoso e problematico. Persino «The Walking Dead» si è rifatto sotto finale, ma nella seconda parte della stagione purtroppo si sono visti spesso troppi episodi-riempitivo. C'è poco da fare. Sino a oggi l'unico capolavoro, teso e perfetto dal primo all'ultimo capitolo, è stato il mai troppo celebrato «Breaking Bad». Ma ora si attende con ansia «Il trono di spade». VOTO: 7+.



RANIERI, IN RADIO PER SPOT

Di lui finora si ricordavano soltanto uno spot (allora si chiamava réclame) del 1972 per Barilla, e un altro del 1992 a bordo di una Y10 Selectronic. Ma da qualche tempo, in sordina, lo schivo Massimo Ranieri va in onda con alcuni commercial solo radiofonici per una catena di supermercati. Per uno come lui, così avveduto e lontano dalle lusinghe della pubblicità, deve essere stata una scelta sofferta. VOTO: 6,5.


LUCIANA, SESSO E CACCA

Ieri sera Luciana Littizzetto a «Che tempo che fa», spalleggiata da Fabio Fazio, ha fatto registrare 22 fra parolacce e allusioni sessuali o scatologiche in 18 minuti di intervento. Più di una al minuto. Sarà omologabile come record? Sarà il caso di puntare più sui testi e meno sulle paroline facili a effetto? Chi può dirlo... VOTO: 5.


1992, LA DELUSIONE

Era partita con un battage pubblicitario che manco per la missione spaziale della Cristoforetti, invece «1992 - La serie», dopo il botto iniziale, si è sgonfiata come ascolti e attenzione sui social. Il tentativo di metterla sul piano di capolavori Sky come «Romanzo criminale» o «Gomorra» è fallito. Colpa di un prodotto lento, disarticolato, sfilacciato. Con contributi recitativi come quello di Tea Falco, attrice per mancanza di prove. Insomma, dalla storia di Mani pulite ai dirigenti della rete di Murdoch che se ne lavano le mani, il passo è breve. VOTO: 5/6.

lunedì 25 novembre 2013

PIERO PELU' * PRIMA ATTACCA JOVANOTTI PER RENZI, MA POI FA DIETROFRONT

Ha sparato a palle incatenate su Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, ma ora fa marcia indietro.
Piero Pelù non aveva gradito l'endorsement del cantautore per Matteo Renzi, e in radio l'ha toscanamente sbertucciato. Ora però non sopporta il peso delle sue dichiarazioni, e a mente fredda fa dietrofront. Affidando le sue scuse a un comunicato pubblicato su Facebook e diffuso oggi dal suo ufficio stampa, Parole e dintorni:

«Ho offeso Lorenzo Jovanotti in una intervista radiofonica e mi scuso ufficialmente con lui. Ognuno è giusto che abbia le proprie idee nella vita, nella musica e in politica quindi non deve essere giudicato da nessun altro per il solo fatto di essersi espresso o schierato col bianco piuttosto che col nero o col rosso.
Giudicare le scelte degli altri è sterile e inutile come entrare in una discussione sulla soggettività della bellezza; a me interessa solo la purezza e ritengo che se Lorenzo ha fatto certe scelte lo ha fatto con grande onestà.
Purtroppo la critica a Renzi come sindaco di Firenze mi ha portato ad allargare "il tiro" anche su chi lo sostiene da artista; secondo la mia scelta di vita la posizione di un artista deve essere sempre scomoda e critica nei confronti di qualsiasi sistema che si impone sull'individuo e che lo illude ma ripeto, ognuno è libero e responsabile di esprimersi e rapportarsi come meglio crede con la realtà che lo circonda. Viva la musica! Piero Pelù»

martedì 3 settembre 2013

LORENZO JOVANOTTI NEGLI STADI E QUEI "RAGAZZI FORTUNATI" (MA NEANCHE TANTO)

Ricevo da un bancario illuminato e volentieri diffondo.

La prima serata televisiva di ieri ci ha fornito una formidabile e non scontata carica di verità, che è la seguente: da un errore si deve generare attenzione e reazione.
Da un lato, su Raiuno, la mia amica “princess”, Daniela, ascoltava (o forse guardava?!) Jovanotti, Lorenzo Cherubini, animale da concerto, in una sua celebre canzone, e cantava il ritornello "Sono un ragazzo fortunato, perché mi hanno regalato un sogno, sono fortunato perché non c’è niente che ho bisogno…" (memorabile errore grammaticale, ma denso di vita e positività!).
Dall’altro, su Raitre, il mio indomabile ma riflessivo collega Giorgio, preparatosi già dal pomeriggio a pubblicizzare l'offerta giornalistica sempreverde di Riccardo Iacona, osservava in silenzio, in “Presadiretta”, un errore più grande di una semplice regola grammaticale: l’errore o per meglio dire il fallimento di un'intera generazione di politiche sociali e del lavoro, che hanno portato quegli stessi ragazzi fortunati e sognatori a perdere anche la dignità di cittadini.
E se allora, dietro a un semplice (ed errato) inciso di una canzone, si nasconde una moltitudine di ragazzi e ragazze che ringrazia per quello che ha e balla come se la musica di Lorenzo fosse un rito propiziatorio (scaccia guai e brutti pensieri), dall’altra parte, è manifesto che un gruppo ristretto di non illuminati o poveri di idee (non solo i rappresentanti della nostra democrazia) ha affossato fino all’estrema povertà, materiale e non, quegli stessi sogni e speranze di chi non ha potuto e non potrà essere presente sotto a quel palco (per gioire di quella musica propositiva, “ombelico del mondo”). Se tanti non sono "ragazzi fortunati", insomma, nonostante Jovanotti, dovrebbero sapere che c'è qualcuno che di tutto questo è moralmente e concretamente responsabile.  
Lorenzo Sulmona 

martedì 9 agosto 2011

ZUCCHERO «SUGAR» FORNACIARI * «IL MIO SEGRETO? MESCOLARE SACRO E PROFANO»

Non ce ne voglia Jovanotti, ma «Il più grande spettacolo dopo il Big Bang» è vedere mister Zucchero «Sugar» Fornaciari che affronta il servizio fotografico di queste pagine. «Quando sei pronto, dimmelo, che faccio l’asino» intima all’esigente fotografo. Per poi attaccare un rosario di suoni gutturali e vocali trascinate (a suo dire) funzionali alla migliore resa della raffica di scatti. Ogni tanto gli scappa un disperato «Perché?», ma poi esegue puntiglioso. E quando deve salire scalzo su un tronco d’albero mozzato, avvisa i presenti: «Facciamo attenzione, perché ho i piedini della Principessa Sissi…».


Zucchero, «Vedo nero» spopola. Com’è che alla fine arriva lei e imbrocca sempre la canzone?

«Beh, siamo nel 2011, ho iniziato a fare musica nell’81, quindi ormai sono 30 anni…».
E non si è neanche giocato il bonus delle celebrazioni per il trentennale…
«Lo farò a settembre, per il mio compleanno, all’Arena di Verona… Ma dicevo: scrivo canzoni, sono un cantante con una voce, grazie a Dio – così dicono fuori dall’Italia, più che qui – importante. E lo dicono colleghi come Bono, Sting, Solomon Burke, B.B. King… Insomma uno che rientra in quella fascia lì».
Fascia impegnativa…
«E quando scrivo, non metterei mai il punto. Per l’ultimo disco, “Chocabeck”, sono arrivato alla fine scegliendo fra 35 canzoni. Non ho mai pensato: ora ho due singoli, altri sono nel cassetto, ne metto uno vecchio, rinfresco il tutto, e il cd l’ho portato a casa».
La sua cifra, comunque, è ammiccare sempre a un mondo giocoso e godereccio.
«Uso un sacco di doppi sensi: è la mia parte goliardica, figlia della generosa Emilia; cose da non sottovalutare e non minori, che metto nei ritmi veloci. Se fai un disco tutto di ballate riflessive e spirituali, sai che due c…».
Mescolare sacro e profano.
«Sì, questo è il mio segreto, ed è lo specchio della mia produzione e della mia vita. Sono nato davanti a una chiesa, facevo il chierichetto, e andavo anche alla sede del Partito Comunista. Da allora sto nel mezzo, tanto in definitiva non mi convincono né una, né l’altro».
Lei dice che c’è più metodicità che ispirazione nel suo modo di lavorare. Dalle 9 alle 5, orario continuato. Un po’ ragionieristico, no?
«Sì, ma detta così sembra due più due, quattro. Intendo: più fai un mestiere creativo, più ti avvicini all’arte. La famosa ispirazione mi ha colpito una volta visitando la casa di “Via col vento”, in Louisiana. Altre due volte, in aereo. Ma la verità è che mi impongo di entrare in studio, a casa, anche se non ne ho voglia, anche se non c’è una ragione. Mi ritiro per sei mesi come in convento».
Ora et labora.
«Sì, ed è un sacrificio. Infatti non scrivo d’estate, solo autunno e inverno, col freddo, in intimità, senza distrazioni. E ora sono un marchio d’origine controllata: il pubblico sa che non esco con un disco se non ci sono almeno 10-11 canzoni volute, cesellate».
A proposito di convento: Baglioni dice che ci andrà, al momento di ritirarsi. Lei che cosa ne pensa?
«Io ne aprirò uno, ma come dico io. Con le suore che ti accudiscano in tutto e per tutto».
Perché ha cambiato cinque manager nella sua carriera?
«Con i manager all’inizio c’è un grande entusiasmo, poi alcuni si siedono, non sono più affamati, o attenti. Non ti possono più dare. Attenzione: io sono fedele. L’ultimo è con me da otto anni. Non faccio il divo capriccioso che dice: non mi basti più. Ma se li vedi assenti, e poi ti trovi solo…».
Ha bisogno di essere coccolato?
«Ma no, sono nato sul marciapiede. Però ho bisogno di una persona seria, che non si approfitti di me, delle mie fragilità, che non mi racconti balle. Ho bisogno di scambiare idee, di un mezzo creativo. La figura del manager è un po’ vecchia: molti artisti enormi non ne hanno più, oppure è la moglie o un vecchio tour manager fidato».
Quante volte ha dovuto obbedire ai discografici?
«Raramente. È capitato per qualche singolo da mandare alle radio. Io volevo qualcosa di più sofisticato, e loro spingevano per cose più commerciali. Spesso hanno avuto ragione loro: fosse stato per me, “Per colpa di chi” o “Senza una donna” non sarebbero mai diventati singoli».
Vasco Rossi ha detto: «Mi dimetto da rockstar». Che cosa ne pensa?
«Lui mi diverte da quando si usciva insieme, tanti anni fa. Io avevo la mia ex, che poi è diventata mia moglie, e lui la sua ragazza. Io andavo a Zocca e lui veniva a Carrara o Forte dei Marmi. Andavamo per trattorie. C’era anche il povero Franco Fanigliulo. Ci siamo sempre stimati. Ogni tanto fa uscite estemporanee, come posso farne io, ma è genuino, buono. Anche quando tira fuori qualche scerpellone… So perché lo fa, e non mi offendo».
Tipo?
«Una volta disse al Corriere: “Zucchero vuole scrivere un libro. Eh, figuriamoci…”. Come a dire: ci manca anche lui. Gli ho spedito un sms con una frase scocciata in dialetto, e mi ha subito risposto: ma no, non ho detto così, hanno capito male… La sua decisione è legittima: ha avvisato tutti che non vuole più avere una montagna sulle spalle, da sopportare. Vuole essere libero e leggero».
Lei lo sente questo peso?
«È notevole, glielo assicuraro: magari in Italia non faccio gli stadi che fa lui, ma metto insieme tour mondiali di un anno e mezzo, 150-200 date. Un frullatore. Pensa che a volte non mi alzi pensando: chi me lo fa fare?».
Non ha fissato una data di «scadenza»?
«Mannò. Vede, ci sono tre strade: o trovi un altro interesse molto forte che non ti faccia mancare la musica, o lasci, per scelta, all’apice, come i Beatles, Mina, Battisti. Oppure continui a fare questo mestiere solo perché ti piace, senza dover più dimostrare o fare gare assurde coi colleghi: quello ha fatto uno stadio, io ne voglio due. Quello ha la scenografia coi fantasmi, ne ordino una».
Nel suo approccio alla comunicazione esiste uno Zucchero prima e dopo il traumatico incontro con Staffelli di «Striscia»?
«Bella domanda. Ho sofferto molto per quella storia e non ho mai voluto pubblicizzarla più di tanto per non rimestare nel pentolone. Credo di aver subito un’ingiustizia e ho reagito in modo non diplomatico, dimenticando chi sono, cioè un personaggio pubblico. Ho reagito come Adelmo, non come Zucchero. Il pubblico però mi segue come e più di prima. Questa cosa non mi ha cambiato. Mi ha solo fatto diventare un po’ più furbo. Spero».
A posteriori possiamo dire che «Solo una sana e consapevole libidine» l’ha salvata non dallo stress, ma dall’Azione cattolica…
«Di certo dallo sport, e si vede» (sguardo sbarazzino mentre si accarezza lentamente la pancia)


(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)

giovedì 28 aprile 2011

JOVANOTTI AGGIUSTA IL TIRO SU «HAPPY DAYS»: «FONZIE LO AMERO' PER SEMPRE»


Ieri Giuseppe Ganelli, presidente dell'International Happy Days Fan Club, è intervenuto su questo blog, "Lo spettacolo deve continuare", con una lettera aperta indirizzata a Jovanotti. L'intento era quello di stigmatizzare il giudizio («Una vaccata») che Lorenzo Cherubini aveva dato del telefilm americano in un'intervista concessa a Tv sorrisi e canzoni. La contro-replica di Jovanotti a Ganelli non si è fatta attendere, e la pubblico qui sotto:

Ciao presidente,
hai ragione, detta così sembra che io non ami Happy Days
che invece ho adorato e adoro e adorerò per sempre.
Intendevo dire quello che tu hai colto benissimo, ovvero che le cose cambiano e non è detto che peggiorino, semplicemente cambiano e si evolvono in direzioni che non sempre sono comprensibili.
Oggi se uscisse un telefilm come Happy Days risulterebbe un po' lento e con poco intreccio e con personaggi poco misteriosi e infatti
esistono nuove serie più complesse e strutturate.
Ma Happy Days io lo amo e non vorrei mai offendere la memoria del mio amato Fonzarelli.

Un abbraccio.
Lorenzo

mercoledì 27 aprile 2011

JOVANOTTI: «HAPPY DAYS? UNA VACCATA». I FANS: «MA SE GLI HAI DATO IL TELEGATTO...»

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti in un'intervista a Tv sorrisi e canzoni: «Mia figlia Teresa ha 12 anni, si è letta sette libri di Harry Potter e guarda 'Glee'. Noi avevamo 'Happy Days' che, diciamolo, era una vaccata. Oggi i ragazzi sono svegli e fortunati».

Ricevo e volentieri pubblico:

Nel numero di Tv Sorrisi e Canzoni in edicola, il Sig Jovanotti ha
espresso un giudizio sul telefilm HAPPY DAYS definendolo “una
vaccata”.
Noi del fan club ci permettiamo di dire al Sig Jovanotti che questo
suo giudizio è irrispettoso e ingeneroso verso un telefilm che ha
fatto la storia della televisione e che ha rappresentato un momento di
svago e di aggregazione per intere generazioni.
Il sig Jovanotti dovrebbe ricordare forse che anche lui ha fatto parte
di una generazione che “idolatrava” Arthur Fonzarelli, (negli anni 80
il Sig Jovanotti ha consegnato a Henry Winkler,
l’attore che interpretava Fonzie, il Telegatto di Sorrisi e Canzoni).
Il Sig Jovanotti deve considerare che il telefilm Happy Days non ha
mai voluto essere un qualcosa di “educativo” (personalmente ritengo
che il ruolo di educare non lo si debba assegnare alla televisione),
Garry Marshall, ideatore del telefilm, ha sempre sostenuto che “a
scuola c’è l’ora di storia, di geografia, di matematica e poi c’è il
momento di ricreazione….ecco Happy days è il momento di ricreazione”.
Forse guardando oggi Happy Days ci accorgiamo che è un telefilm non è
raffrontabile con i telefilm di oggi (il Sig Jovanotti fa un paragone
con l’ottimo Glee), ma tutta la televisione di oggi è diversa dalla
televisione degli anni 70-80.
Ad esempio se consideriamo un ottimo prodotto qual è “Romanzo
Criminale” e lo paragoniamo agli sceneggiati degli anni ’70 è ovvio
che è completamente diverso, molto più “realista” e “profondo”.
Caro Sig. Jovanotti, contestualizziamo le cose!!
Considerando il suo campo, la musica, canzoni molto belle degli anni
70-80 paragonate a canzoni belle di oggi, possono sembrare “datate”
perché hanno arrangiamenti tipici degli anni 70-80 ben diverse dagli
arrangiamenti odierni.
Concludo quindi dicendogli che lui puo’ rinnegare la
televisione che amava e seguiva quando era ragazzino, liberissimo di
farlo, ma non può definire Happy Days una “vaccata”. Perché è un
termine irrispettoso verso un telefilm che oggi potrà sembrare troppo
“buonista”, ma che andrebbe riscoperto oggi dai ragazzi: se lo
facessero sicuramente sarebbero più sereni ed allegri…nella vita ci
vuole anche il momento di ricreazione, come diceva Garry Marshall,
specialmente al giorno d’oggi, mi creda Sig Jovanotti!!!

Giuseppe Ganelli
(Responsabile dell’International HAPPY DAYS fan club)
www.happydaysfanclub.com


domenica 9 maggio 2010

POVIA * «LE POLEMICHE? CON UN PO' DI FURBIZIA, BEN VENGANO»

Ho iniziato a scrivere un brano sulla storia di Eluana Englaro, e lo vorrei presentare al prossimo Festival di Sanremo. A questo proposito, però, ora preferisco non dire altro».
Povia non si ferma. E prima di ritirare, al Forte di Bard, in Val d’Aosta, il «Premio Mogol 2009» per la sua «Luca era gay», riconoscimento che dal 2008 viene assegnato dall’illustre paroliere al più bel testo canzonettistico dell’anno, l’uomo di «Quando i bambini fanno oh» sorride beffardo e attacca: «Questo premio è l’ennesima dimostrazione di quanto i giornalisti - la stampa musicale -, non contino niente. Ma di loro, non mi è mai importato. I critici mi hanno attaccato per due mesi prima di Sanremo ragionando solo sul titolo di questa canzone. Ho deciso di non parlare e loro, imperterriti, continuavano il massacro, interpellando colleghi che, pur non sapendo nulla, prendevano le distanze da quel brano. Che poi è arrivato secondo al Festival, ha vinto il premio della critica e ora quest’altro, graditissimo riconoscimento. Morale? I giornalisti non contano, non influiscono sui giudizi del pubblico. Sono gli stessi che a Sanremo ti danno due o zero in pagella, e poi magari quando ti incontrano dietro le quinte ti dicono: “Meno male che c’eri tu, sennò non avremmo saputo che cosa scrivere”. Della serie: ti massacro in campo, ma amici nello spogliatoio».


La canzone di Povia viene stroncata dalle associazioni omosessuali, che parlano di un brano «orrendo», «penoso», furbo e strumentale, «esempio di omonegatività». E Luxuria attacca direttamente Mogol: «Meglio le frasi dei Baci Perugina. Premiando quella canzone, Mogol rinnega i suoi testi».
«Per me questi signori sono impazziti» commenta lo storico autore di Battisti. «Pretenderebbero di imbrigliare la poesia, la creatività. Che è libertà, prima di tutto. Forse vorrebbero che si chiedesse loro l’autorizzazione, prima di scrivere una canzone. Penso che queste associazioni in Italia abbiano fatto gli stessi danni che ha fatto certo sindacalismo spinto: all’inizio, buoni propositi e ottime cose. Poi, molte aziende allo sfascio. Nel giudicare la canzone di Povia non ho avuto altro criterio che la lettura del testo. Poetico, toccante. Una storia che se non è vera, è verosimile. Mi ha conquistato. Punto».
Gli altri brani in gara erano: «Egocentrica» (Simona Molinari); «Tutto l’universo obbedisce all’amore» (Franco Battiato); «Il paradiso dei calzini» (Vinicio Capossela); «A te» (Jovanotti) e «Sincerità» (scritta per Arisa dal fidanzato Giuseppe Anastasi). La canzone premiata dai lettori di «Sorrisi» è invece «Figlio di un Re», di Cesare Cremonini, assente al gala di premiazione, in onda su Raiuno e diretto con inusitata passione da Duccio Forzano.
Si dibatte, intanto, sull’approccio di Povia alla musica. Il cantautore non fa mistero di lavorare con «un team di cinque persone attente, che seguono blog, giornali e sono esperte di comunicazione». E ammette: «Non me ne frega niente delle polemiche: anzi, con un po’ di furbizia, ben vengano». Fatto sta che quei suoi brani ispirati all’attualità vengono considerati da qualcuno l’esempio tipico di una prosa scritta a tavolino al preciso scopo di arrivare alla pancia del pubblico. «D’accordo le canzoni d’amore, e tutto quel che segue» ribatte lui. «Eppure scrivere questi pezzi che affrontano tematiche sociali, mi piace. L’ho fatto spesso in passato e lo farò ancora. Nel 2003 firmai un brano sull’anoressia perché il problema toccava direttamente mia sorella. Poi lei aprì un blog per aiutare le ragazze che le scrivevano. La mia ispirazione, però, è sempre genuina, non strumentale, ve lo assicuro. Amo provocare? E se fossero invece gli altri a doversi svegliare?».


(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2009)

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