Visualizzazione post con etichetta beagles. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta beagles. Mostra tutti i post

giovedì 18 aprile 2019

OLTREPO' PAVESE * I MIEI BEAGLES E «VITINHO» IN UN'INTERVISTA ESAUSTIVA

Franco Bagnasco e i Beagles su «Il Periodico News».
Grazie a Manuele Riccardi de «Il Periodico News» per quest'intervista che mi consente di parlare non soltanto di me, dei miei trascorsi professionali e della mia passione per lo spettacolo, ma soprattutto dei Beagles, la band oltrepadana della quale mi onoro di far parte. Dando corpo (e che corpo) anche al personaggio di Quintino.
Si racconta la genesi del nostro nuovo album, «Vitinho», che sta incontrando i favori del pubblico, e un impegno musical-dialettale che dura dal lontano 1990. Se siamo diventati un piccolo ma significativo simbolo dell'Oltrepò Pavese lo dobbiamo soprattutto a chi ci segue con affetto incredibile ormai da quasi trent'anni. «Vitinho» in versione digitale si può richiedere seguendo le istruzioni a questo link.

lunedì 8 aprile 2019

ECCO IL VIDEO DI «VITINHO» BY BEAGLES, L'INNO DELL'OLTREPO' PAVESE

La cover di «Vitinho», il nuovo album dei Beagles.
Ecco. Prendetene, godetene e (se vi va) condividetene tutti. In eccitante anteprima dalla Fan Page più amata dagli oltrepadani, ecco il video di «Vitinho» by BEAGLES. La band della quale mi onoro di far parte.
Vitinho (l'immenso Rapi, all'anagrafe Pierluigi Rapaccioli, la nostra musa, che ringraziamo) è un agricoltore semi-brasiliano tra i filari, impegnato in una marcetta motivazionale che diventa inno del nostro splendido Oltrepò Pavese. Che ha voglia di splendere, come ha sempre fatto, ma anche di rinascere. Naturalmente col sorriso sulle labbra.
Grazie a Cristian Filipponi per aver fornito le immagini dal drone. Il castello al quale ci si avvicina sotto finale, è quello di Cigognola. Tutte le info per reperire l'album in digitale, le trovate a questo link. Buon divertimento. Da oggi, è evidente, niente sarà più come prima.

giovedì 28 marzo 2019

«SE CITOFONANDO» DEI BEGLES: IL NOSTRO IRONICO OMAGGIO ALLA GRANDE MINA

I Beagles. Da sinistra: Franco «French» Bagnasco, Pierangelo «Ando» Masarati e Luigi «Man» Brega. In una foto di Gloria Bressan e Manuel Venturella.
Nel Paese dove quasi tutto accade all’insaputa di qualcun altro (vero o meno che sia), poteva mancare all’appello la più grande interprete della nostra canzone?
Certo che no. Ecco allora che da oggi la voce al citofono, al 100% originale, della leggendaria Tigre di Cremona, è finita a impreziosire «Se citofonando», il primo singolo di «Vitinho», sesto disco dei Beagles, ironica band dell’Oltrepò Pavese della quale mi onoro di far parte.
La formazione, attiva dal 1992, è composta anche dagli altri due miei amici di sempre: Luigi «Man» Brega e Pierangelo «Ando» Masarati. 
Tutti tardo Peter Pan di 50 anni o giù di lì, un po’ Squallor, un po’ «Amici miei». Ma anche un po' Elio e Leone Di Lernia. 
Almeno nelle nostre velleità. E, naturalmente, da sempre fan di MINA.

Per capire la genesi di «Se citofonando», il cui titolo si rifà alla celebre «Se telefonando» di Maurizio Costanzo, cantata nel 1966 proprio dalla Divina bisogna fare un passo indietro.
Cinque anni fa, sotto Natale decisi di farmi un regalo e partii alla volta di Lugano con in testa una scommessa con me stesso: trovare, senza alcun aiuto se non quello dei passanti, la casa dell’idolo pagano della canzone italiana, provare a suonare il campanello e vedere che cosa succedeva. Parcheggiai in un auto-silos in centro, e iniziai a chiedere in giro: dopo ben tre ore di sfibranti ricerche mi ritrovai incredulo davanti al citofono di Mina e suonai. Registrando tutto, perché faccio pur sempre un mestiere che porta a documentare le cose. Con mia grande sorpresa, fu la stessa Mina a rispondere. Mi qualificai e lei, forse per eludere la visita di un potenziale scocciatore, cambiando leggermente il tono di voce per non essere riconosciuta, finse di essere la sua governante: “La signora non c’è, è a Forte dei Marmi”, disse.

Quell’audio imperdibile finì subito su YouTube (dov’è tuttora) e la singolare storia fu raccontata su un settimanale. Oggi le voci di quel blitz a Lugano sono diventate gli ingredienti di «Se citofonando», il singolo dance-pop che lancia «Vitinho», sesto album del nostro gruppo, realizzato con la supervisione del maestro Alberto Centofanti.

Negandosi al mondo Mina, che proprio tre giorni fa ha festeggiato i suoi 79 anni, ha costruito il proprio mito e le proprie fortune. Di più: con genialità e mestiere, ha fatto dell’assenza, presenza. È paradossalmente il più pubblico dei personaggi, pur non mostrandosi. Ed essendo una donna notoriamente provvista di grande sense of humor, siamo certi che vorrà perdonarci questa piccola bravata musicale. Che è un omaggio alla più grande interprete che l’Italia abbia espresso. Anzi, con un pizzico di presunzione pensiamo persino che questo pezzo le piacerà.
Trovate tutto sulla nostra fan page di Facebook: www.facebook.com/ibeagles

«Se citofonando» è accompagnato anche da un simpatico video trash-evocativo interpretato dalla ballerina 21enne Elisa Sciascia e realizzato da Roberto Pisani, Danilo Zapponi, Leonardo Torregiani e Adrian Toderas.

sabato 28 novembre 2015

«PERCORSI DI VOLO» IN VERSI PER DIRE NO AGLI ABUSI


Ci sarà anche l'amico Davide Giacon, cantante, doppiatore, funambolo del cuore (e della grafica a cavicchio), nonché prepensionato illustre, domani pomeriggio, domenica 29 novembre, alle 17, al ristorante El Galet in via Corelli, a Milano, per presentare il cd di poesie «Percorsi di volo», di Laura Monticelli Conetta.

Un audiolibro nel quale l'autrice «descrive gli stati d'animo legati alla violenza e all'abuso che per anni hanno condizionato e ancora condizionano la sua vita di donna adulta, utilizzando immagini e suoni per portare l'ascoltatore a immedesimarsi e comprendere le situazioni che contornano un abuso in età infantile».


Oltre a Giacon, hanno prestato la loro voce ai lavori della scrittrice anche Fabio Concato, Cosimo Battista, Marta Comerio, Wilma De Angelis, Simone De Rose, Walter Di Gemma, Rita Guidotti e Daniela Ferrari Boschi. 

Le musiche di sottofondo sono di Agostino e Nunzio Dell'Orco, Giuseppe Distaso e Carlo Zerri, membro della Rosalina Blu's Band e fattosi notare anche come turnista d'eccezione nell'album dei Beagles «Sèngur».

Tutto il ricavato del cd presentato domani alle 17 a Milano (è prevista anche musica dal vivo con i Camera d'ascolto, e a seguire buffet) sarà devoluto all'Associazione Meti, che si occupa della tutela degli abusati.

lunedì 25 agosto 2014

ICE & WINE BUCKET CHALLENGE * LA VARIANTE OLTREPADANA TARGATA BEAGLES

Se l'hanno fatto Mark Zuckerberg e Bill Gates, potevamo esimerci? Anche noi Beagles, nel nostro piccolo, abbiamo tentato di fare qualcosa contro la Sla, partecipando alla scemata collettiva dell'Ice Bucket Challenge. Ma in versione squisitamente oltrepadana, mescolando a ghiaccio e acqua fredda anche un bel po' di vino in tetra-pack. Perfetto per farsi un bel gavettone benefico. C'era chi trasformava l'acqua in vino. Noi non siamo degni e ci limitiamo a mescolarlo. Non è il massimo, lo so. Però è già qualcosa. Trovate tutto nel video qua sotto, girato a Crema, nello chateau del Man. Grazie alle ancelle Anna e Liliana.


sabato 31 maggio 2014

ALBERT ONE COPIATO DA ZUCCHERO (FORSE), ORA SOGNA I BEAGLES

Zucchero «Sugar» Fornaciari con la sua ultima canzone, «Quale senso abbiamo noi», ha copiato «Sunshine», un brano del 2003 scritto da Albert One? Una causa è in corso e lo stabiliranno gli avvocati. Io intanto, in questa video-intervista, ho chiesto un commento al cantante dance pavese, che ha festeggiato il suo compleanno l'altra sera allo Swiss Corner di Milano. Scoprendo che fra i suoi sogni più piccanti e inconfessabili c'è anche quello di cantare con i miei adorati Beagles, freschi di uscita con «Sèngur». Plagio o no, intanto non mettiamo limite alla provvidenza. Qui sotto, un link che consente di ascoltare e raffrontare le due canzoni.

venerdì 30 maggio 2014

CON «SÈNGUR» I BEAGLES VUOTANO IL SACCO: ECCO PERCHE' SIAMO TORNATI

Abbiamo fatto uscire «Sèngur» (che sta vendendo benissimo, grazie a tutti voi e ai poco internettiani che non hanno la fortuna di radunarsi sulla nostra Fan Page di Facebook ma che pian piano lo scoprono ascoltandolo in giro), però non vi abbiamo mai raccontato com'è nato questo cd e perché. Non vi abbiamo mai detto i motivi che ci hanno portato, dopo 16 anni, a tornare a farci sentire con un nuovo lavoro.
L'anima bigolesca in noi tre, ovviamente, non era mai morta, e ogni tanto, in occasione di qualche ritrovo con «le gambe sotto il tavolo», ci ripetevamo: «Certo che però sarebbe bello uscire con un nuovo disco...». Un mantra che è proseguito per qualche anno (parecchi, troppi) fino all'estate scorsa, quando - durante una grigliata da French a Soriasco - ci siamo chiesti, per la prima volta seriamente, se avessimo qualche pezzo nel cassetto. French aveva appena comprato un nuovo software e stava lavorando a «Lé»; Ando aveva ben più di un abbozzo di «Ta sciàp al mus!» e il Man non citava espressamente titoli ma diceva di avere materiale ed era convinto del ritorno dei Beagles.
Tutto a posto, direte voi. Ennò. Perché se si torna (ora che è andata lo possiamo dire) bisogna farlo bene. Deve essere un lavoro che spacca, come diremmo noi giova. Deve essere l'album dei Beagles più bello, roba da collezione. Non si può uscire con una fetecchia. Non avrebbe senso e non sarebbe giusto né nei nostri confronti né nei confronti di chi ama (a volte tanto, lo abbiamo verificato personalmente con accorati appelli di molta gente incontrata in questi anni di silenzio) le nostre giocose scemate.
L'onesto materiale c'era, avevamo seminato bene con «Irrorando», «Il podere logora» e «Ruspanti», ma per fare un album da collezione e tornare a muovere le acque dopo così tanto tempo, in un periodo in cui il mercato è più morto che agonizzante, promuovendosi efficacemente, è difficilissimo. Servivano almeno un paio di collaborazioni indimenticabili. French, che da qualche anno, come Martin Luther King (o Cesare Ragazzi) aveva in testa segretamente un sogno, un'idea meravigliosa, insomma un miracolo (ovvero riuscire a far cantare in dialetto pavese ad Al Bano la sua «Mai bei (la tersa gamba»), ha provato a chiederglielo. E dopo qualche comprensibile resistenza, ha portato a casa un sì. Al quale è seguito, altrettanto gradito, quello di Drupi per «Pàdar g'ho sògn». Roba da leggenda oltrepadana. A questo punto uscire con un nuovo album non era più un'eventualità, ma diventava un obbligo morale. Il titolo, «Sèngur», era altrettanto dovuto: la fotografia delle nostre zone (e dell'Italia, certo, ma ci piaceva dirlo dialettalmente e scherzosamente, alla nostra maniera) negli ultimi anni. Un misto di colore e psicosi. Troppo ghiotto per non farne una bandiera liberatoria, e una bellissima copertina, realizzata da Lorenzo Telaro.
La tradizionale pignoleria Beagles sul prodotto (oggi più accentuata, perché poi in sala ci lasciamo prendere la mano) ha fatto il resto.
È tutto, o quasi. Il quasi è rappresentato da un retro-pensiero serio che - scemate a parte - abbiamo sempre avuto. Volevamo che questo disco fosse una piccola, sorridente scossa ma soprattutto una ri-scossa per l'Oltrepò Pavese. Sempre un po' negletto, sottovalutato e depresso, è finito su tutti i giornali per qualche canzoncina che ha dimostrato che siamo ancora vivi. Noi Beagles, e non è poca cosa, ma soprattutto questa Terra. Non è molto, per carità, ma in questi tempi grami a noi è sembrato quasi di sentire arrivare il Settimo Cavalleggeri.
Con l'affetto di sempre

I Beagles


domenica 29 maggio 2011

MA RED RONNIE (GABRIELE ANSALONI) E' MAI STATO QUALCUNO?

Credo che Red Ronnie (all'anagrafe Gabriele Ansaloni) non sia mai stato nessuno anche quand'era qualcuno. Cioè quando l'essere in video gli dava qualche chances in più di poterlo credere. Un piazzista di tele-corsi di chitarra dall'aria furbetta che ha brillato per un po' di luce riflessa sui cascami delle canzoncine Anni 60, aprendo un "Roxy Bar" che ha via via perso clienti, fra improbabili rotonde sul mare e la ricerca di band emergenti che servivano forse a far emergere più lui, che le suddette band.
Colpito oggi da improvvisa e ritengo meritata impopolarità - basta dare un'occhiata ai commenti sul suo Facebook- per il sostegno, da molti ritenuto opportunistico, a Letizia Moratti, mi piace ricordare un aneddoto di tanti anni fa.
All'epoca scrivevo per un quotidiano locale, La Provincia Pavese, e mi dilettavo canticchiando con alcuni vecchi amici nei Beagles, gloriosa band dialettale pavese che riproponeva in dialetto oltrepadano le cover di alcuni cult della musica. Una goliardata, non certo un business, come è facile intuire. Presenziando a molte conferenze stampa per motivi di lavoro, mi capitava di incontrare quasi tutti i personaggi dello star system italiano, ai quali spesso chiedevo una cortesia: 15 secondi (cronometrati) del loro tempo per registrare al volo su cassettina un "saluto" ai Beagles. Saluto che avremmo poi piazzato in apertura dei bigoleschi dischi. Un piccolo vezzo che però ci galvanizzava. Hanno accettato tutti - ripeto, tutti - coloro ai quali l'ho chiesto. Alcuni con grande entusiasmo. Personaggi veri, del calibro di Eros Ramazzotti, Teo Teocoli, Antonio Ricci, Gene Gnocchi, Gerry Scotti, Raf, Marco Masini, la Gialappa's Band. Persino l'immenso Raimondo Vianello. E ne dimentico molti altri. L'unico - ripeto, l'unico - che si rifiutò con una punta di snobismo fu Red Ronnie (alias Gabriele Ansaloni). Già, ma all'epoca scrivevo per La Provincia Pavese.
E vedendo muoversi il nostro diplomaticamente dietro le quinte, ebbi la netta sensazione che se la stessa richiesta gli fosse arrivata da un collega, chessò, del Corriere della sera o di Repubblica, cioè di una grande testata, avrebbe acconsentito senza fare una piega.
Gabriele Ansaloni per me è morto quel giorno. Mi piace constatare come molti oggi stiano iniziando a conoscerlo ed apprezzarlo.


martedì 20 aprile 2010

RAIMONDO VIANELLO * UNO CHE HA FATTO TANTO PER I «BEAGLES»

Non credo che Raimondo Vianello avrebbe gradito la pacchianata che è stata allestita in morte di Raimondo Vianello. Chi lavora nello spettacolo ha qualche prezzo da pagare alla popolarità, d'accordo, ma il Signore dell'ironia aveva sempre cercato di evitare tutti i pedaggi. Schivo e inarrivabile, con quel sottofondo di umorismo nero e la zampata cattiva capace di stenderti senza che te ne accorgessi.
Senza nulla togliere a Sandra Mondaini, per me Vianello è sempre stato sposato con Ugo Tognazzi, nella coppia che ha (re)inventato il varietà televisivo. Sandra è stata la seconda parte della sua carriera,  fortemente voluta, e la prima l'aveva in qualche modo quasi rimossa. Non si capisce bene perché. 
Chi conosce bene Sandra e Raimondo riferisce che in realtà - a dispetto della fiction - era lui a comandare. Aveva gestito e indirizzato con rigore ogni passo della carriera della coppia, nella quale aveva il ruolo del dominatore assoluto. Lei aveva dovuto piegarsi, forse persino rinunciare a qualcosa per amore suo e della Ditta.
Il mio personale ricordo di Raimondo Vianello è tenero e grato. Quasi vent'anni fa, giovane cronista de «La provincia pavese», lo incontrai per la prima volta a una conferenza stampa Fininvest. All'epoca mi davo parecchio da fare per promuovere i «Beagles», stravagante formazione pop dialettale dell'Oltrepò Pavese nella quale militavo, e convinsi Raimondo ad aggiungersi all'elenco dei prestigiosi testimonial che avevo già intercettato. Si trattava di registrare solo una breve frase di saluto alla band, da piazzare all'inizio del nastro. Lui accettò di buon grado, con una leggera diffidenza iniziale, guardandomi strano con i suoi profondi occhi azzurri. «Ma devo proprio?» disse stropicciando le guance. «Mi farebbe un grande favore». Lo fece. Così come lo fecero altri che conoscevo da tempo, come Gene Gnocchi, Antonio Ricci, Gerry Scotti, la Gialappa's Band e Teo Teocoli. Ma persino Eros Ramazzotti e Marco Masini. Grande Raimondo. Grazie anche per questo.
L'unico che rifiutò, poco collaborativo, con una punta di supponenza, fu Red Ronnie. All'anagrafe Gabriele Ansaloni. Perché? Sarebbe bello domandarglielo, ma di lui disgraziatamente non esiste quasi più traccia.

P.S.
Ho il sospetto che questa chiosa sarebbe piaciuta a Raimondo.


Post più popolari

Lettori