martedì 31 agosto 2021

I NO-VAX VIOLENTI? MERITANO L'OBBLIGO VACCINALE

Giorgia Meloni.


Che il no-vax sia autolesionista e un po' delirante ci sta, è nella sua natura (ho letto post di gente che mi è toccato cancellare dai contatti, carichi di livido rancore, frustrazione, convidivisione di qualsiasi fake news da social pur di avvalorare in ogni modo le proprie tesi complottiste o negazioniste), ma che il no-vax diventi anche violento, è inaccettabile. Quindi mi auguro che lo Stato provveda quanto prima non solo a neutralizzare i facinorosi, ma anche a stabilire l'obbligo vaccinale. E appena ora, a settembre, qualche pazzerello bloccherà treni di pendolari, qualche bidello picchierà giornalisti, qualche sconsiderato minaccerà a destra e a manca, si farà (mi auguro) i suoi bei 10-15 giorni "ar gabbio", come dicono a Roma. Poi se ne riparla.


Questo scritto illiberale, nella sua essenza un po' fascio (direbbero i no-vax) dovrebbe piacere tanto a Giorgia Meloni, che invece per ragioni di crescita politica si ritrova bizzarramente a fare il gioco opposto. Un gioco molto pericoloso. Vedevo poco fa in città la sua faccia photoshoppata su alcuni cartelloni per le comunali di ottobre: "Meloni per Milano".
A ogni stagione, la sua frutta. Sembra quasi uno slogan da Milano da bere, che ammicca un po', tra Colpo Grosso e le feste all'Hollywood. Io sono all'antica: continuo a preferire le angurie.


giovedì 26 agosto 2021

TI LAMENTI DELLE MASCHERINE? PARLIAMO DEL GEL IGIENIZZANTE PER LE MANI


Sulle mascherine si è già detto tutto. Non abbiamo mai parlato invece di una tra le più grandi piaghe di questi tempi confusi e virali: l'agghiacciante dispenser di gel disinfettante che ormai si trova all'ingresso di qualsiasi ristorante o esercizio commerciale. All'apparenza innocua, questa trappola del Demonio riserva in verità mille sorprese. Anzitutto, la densità del contenuto. Essendo prodotto da aziende diverse, non è mai la stessa cosa. Per giunta (è evidente, basta l'esperienza sul campo) in alcuni negozi dove il consumo è massiccio viene palesemente allungato con acqua per risparmiare. Commerciante non dire di no: ti conosco mascherina. Il risultato, a parte la testolina da premere che già fa schifo in sé perché l'hanno toccata in mille prima di te, è che ti ritrovi a sfregarti le mani o con qualcosa che pare acqua o poco più, o con un condensato rinfrescante al tatto, sulle prime piacevole e ben scivoloso, che dopo pochi secondi si trasforma in una specie di micro raggrumato tipo pasta lavamani del carrozziere che fa attrito e disturba.

Costringendoti ovviamente a cercare immediatamente un bagno per lavarti le mani sul serio. Difficilmente trovi il gel perfetto, che disinfetta senza lasciare tracce.
Poi c'è l'altro aspetto: il tipo e le condizioni d'uso del dispenser, non di rado guasto o con la già citata testolina mezza rotta. Per non parlare di quelli elettrici con foto-cellula che azioni mettendo soltanto sotto la mano, dai quali esce (se esce) un quantitativo all'apparenza così ridotto di liquido da costringerti a ripetere l'esercizio per 5-10 volte.

Ma restiamo sui cappuccetti a pressione. Quelli meccanici, per così dire. Che danno tante soddisfazioni. Il risultato è - spesso - quantomeno pirotecnico. In una pizzeria qualche mese fa ho premuto vedendo uscire diretta una sbrodolata che mi ha centrato di netto la camicia. E l'altroieri in un negozio di abbigliamento (secondo me il proprietario è uno in vena di supercazzore, perché mi era già capitata la stessa cosa e non ha mai riparato il contenitore) è partito uno spruzzo mortale che mi ha piazzato, nell'ordine: macchia sul petto con t-shirt rossa da lavare; due patacche giganti sulla scarpa sinistra e uno spruzzo preciso di liquido biancastro che mi ha colpito diffusamente in faccia, tra l'occhio destro e il naso.
Con un effetto che ricorda molto le concitate scene finali di quei film d'animazione solitamente non prodotti dalla Disney.

giovedì 19 agosto 2021

RILESSIONI A MARGINE DI UNA BATTERIA CHE SI SCARICA A FERRAGOSTO

Il 16 agosto, la batteria della vecchia Juke mi ha abbandonato definitivamente, dopo appena un paio di rantoli di timida avvisaglia e un difficile riavviamento con i cavetti fatto al volo dall'auto di mio zio. Morta, senza speranza. E mi ha lasciato con un addio che sa di amara beffa, di sfiga cosmica, ad appena 10 giorni dal ritiro dell'auto da parte del concessionario, dove lunedì della scorsa settimana ho versato l'anticipo per comprare quella nuova, in arrivo appunto a fine agosto. Mi ha salvato un amico (sempre provvidenziali, gli amici), comprandone da un cinese un'altra - ironia della sorte - italiana a buon prezzo, in un ponte ideale e solidale fra oriente e occidente. 

E' difficile spiegare come ci si senta dopo un tradimento di questo tipo. Quando una batteria con la quale hai passato anni bellissimi - ma anche difficili e tormentati -, intensi insomma, ti lascia di punto in bianco senza un vero perché. Con una scadenza in vista così cruciale e simbolica. Sembra una vendetta. Rimani attonito, stranito, svuotato. Pare quasi che covasse un rancore nascosto. E io che credevo di essermi sempre comportato con lei in modo ineccepibile.
Non affezionatevi alle batterie, gente. Le ragazze sono sempre meglio: una ragazza all'occorrenza ti gonfia anche le gomme. Una batteria non lo farà mai. Non direttamente, comunque.

martedì 17 agosto 2021

VACCINAZIONI * IL CENTRODESTRA DELL'"ARMIAMOCI E PARTITE"

Il critico d'arte e parlamentare Vittorio Sgarbi.

Persino Vittorio Sgarbi, accodatosi a un Centrodestra che si pone a volte in modalità apparentemente anti-vaccinale o anti green-pass solo per ragioni di opposizione e opportunità politica, non certo per rispetto delle esigenze sanitarie del Paese (e di questo risponderanno alla loro coscienza), messo alle strette poco fa da una giornalista in tv ha ammesso: "Ho il green-pass, ho fatto le vaccinazioni, ho tutto". E alla fine si sono vaccinati anche Matteo Salvini (che ha fatto per un po' il simpatizzante no-vax - diciamo così in modo sbrigativo - per non perdere altri voti) e Giorgia Meloni. Che si candida a nuova leader dello schieramento. E' stucchevole tutto questo perché siamo all'"armiamoci e partite".

Vabbé, dirà qualcuno: Sgarbi ormai è politicamente bollito da anni. Ed è perfettamente vero, non fa testo. Però sempre lì si torna. I teatrini politici danneggiano il Paese. Remare contro le vaccinazioni solo per vellicare una parte del tuo elettorato, è autolesionisitico. Per il futuro del Paese stesso, che ha estremo bisogno di liberarsi dall'autunno o comunque prima possibile dall'incubo del Covid. E le vaccinazioni a tappeto, c'è poco da fare, sono l'unico modo. Il successo si raggiunge con una percentuale alta - almeno l'80% - dei vaccinati. Chi non si vaccina (se non ci sono stringenti motivi medici di incompatibilità) è come Tafazzi. Solo che non martella soltanto sugli zebedei propri, ma su quelli di tutti noi. Per questo quando vedo circolare fake news in materia, i deliri di qualche "non mi vaccino per partito preso, sono più furbo degli altri, non faccio come voi massa di stolti" ("Movacaghèr", direbbe Verdone), o le sceMeggiate politiche di gente che poi fa il contrario di quel che predica al pueblo o soltanto ammicca al pueblo (questi sono i peggiori), mi viene da piangere.

lunedì 16 agosto 2021

SALMO AD OLBIA: "ASSOMUSICA" CONDANNA IL CONCERTO

Nella foto, Salmo. La sua performance in Sardegna è stata contestata anche da Fedez. L'artista dal canto suo ribatte: "Lui è un politico". Salmo inoltre contrattacca: "Gli assembramenti per le partite degli Europei andavano bene, il mio spettacolo no. Al mio show c'era gente come la sera nel centro di Olbia".

A seguito delle nuove disposizioni in materia di partecipazione agli spettacoli dal vivo, entrate in vigore il 6 agosto scorso, stiamo assistendo ad interpretazioni e applicazione delle disposizioni in maniera del tutto arbitraria. Le incertezze prodotte da questa situazione - sia da parte di chi autorizza che, soprattutto, da chi inventa le modalità più "performanti" ai propri interessi e non certo per il bene del settore del live, completamente fermo e privo di adeguati strumenti e risorse - non può che arrecare ulteriori danni alla già profonda crisi di questi ultimi due anni. 

Esempio eclatante è stata l'esibizione-concerto di Salmo sotto una ruota panoramica ad Olbia. Molto rumore ha fatto sui social ed anche tra gli artisti: per le modalità con cui è stata prevista la partecipazione del pubblico; perché sembra palese che non fosse stato autorizzato dalle autorità, e fosse stata resa nota solo poche ore prima, quasi fosse un rave. ASSOMUSICA, Associazione che rappresenta la maggior parte degli organizzatori e produttori di musica in Italia, non può che condannare episodi del genere, che danneggiano soprattutto gli organizzatori di concerti che lavorano con serietà, rispettano le regole sulla sicurezza e a tutela della salute del pubblico, ma anche e - forse ancor di più - l’immagine degli artisti stessi.

"Riteniamo, quindi, che sia doveroso attenersi a quanto disposto dalla normativa, in base ai più recenti D.L., e ribadiamo la necessità che il Governo e le Istituzioni preposte ascoltino e prendano in seria considerazione quanto contenuto nei nostri documenti fin dallo scorso anno. Non possiamo continuare a lavorare a capienze ridotte e crediamo che, stante l’attuale situazione vaccinale e le attuali modalità di accesso con le previste “certificazioni green”, si possa arrivare con ponderata certezza al ritorno alle piene capienze già nel prossimo autunno", cosi il presidente Assomusica, Vincenzo Spera, che conclude sottolineando che è "necessario, inoltre, anche un immediato confronto, subito dopo la pausa estiva, dando la nostra più ampia disponibilità a collaborare affinché il pubblico possa partecipare con la massima semplicità e tranquillità, con le necessarie autorizzazioni “green”, per tornare a vivere le emozioni che solo la musica dal vivo riesce a dare. Come già sta accadendo in altre nazioni Europee, ad esempio in Gran Bretagna, Olanda, Polonia, dove i concerti si tengono con la piena capienza della venue".

sabato 7 agosto 2021

MONDO SOCIAL * PER FAVORE, AL LIMITE CHIAMATEMI ININFLUENCER

Franco Bagnasco. Sulla t-shirt una foto dell'attore Brian Cranston, l'Heisenberg della serie tv cult "Breaking Bad".

Davo un'occhiata ieri al profilo, tristemente disadorno di like e di followers, di una collega che s'è convinta (per mancanza di prove) di essere una sorta di influencer, o wannabe. Allontanatasi da Facebook perché non era più, peraltro ormai da tempo, il social più trendy e rampante (bisogna sempre essere sul social più trendy e rampante), sembra averlo riscoperto di recente; tanto che non di rado regala alla sua scarsa e poco entusiasta audience certi pipponi che levati. Gente del mestiere, ora non scrivetemi in privato per sapere il nome, perché non lo farò neanche sotto tortura. Accetto al massimo - de visu - crostate ai frutti di bosco o sbrisolona con crema pasticcera. Presentarsi con pacchetto in mano. Pagare moneta, vedere cammello.

Parto da questa notazione cronistica per una piccola riflessione personale sull'uso di Facebook, che resta invece, e lo è da sempre, il mio mezzo preferito. Non perché mi ritenga un influencer, anzi. Non me ne può fregare di meno (credetemi) di esserlo o di interpretarne il ruolo. E se e quando provo a farlo, mi stanco subito della pagliacciata ridendo di me stesso.
FB, che guarda caso ha anche le mie iniziali, mi piace perché tra i social a grande diffusione è quello più versatile. Si presta a postare sia lunghi testi che piccole riflessioni o battute più o meno felici (l'unica cosa che mi diverta davvero fare, e chi mi conosce bene lo sa), fotografie e album ma anche canzoni, video. Di tutto. E come se non bastasse mi consente di veicolare per bene quel che scrivo altrove, perché venga potenzialmente letto, rilanciato, condiviso. Tutto qui, se ci fermiamo all'utilità professionale. Il resto è cazzeggio. Strappare una risata in genere mi gasa di più che sventolare pipponi, che ogni tanto mi scappano, magari, ma non sono mai scritti al fine di vestire i panni dell'internettaro che ci crede. Tant'è che spesso sono apertamente impopolari. Scrivo quel che mi pare e amen. Più gente legge, meglio è. Al limite, chiamatemi Ininfluencer. Ci tengo.

Twitter ha i suoi limiti - non pochi - ed è comunque più orientato a chi compulsivamente posta notizie o commenti più o meno richiesti su qualunque cosa; Instagram è l'inebetimento fotografico perfetto per i nostri tempi molto vuoti, dove con i filtri mistifichi il reale. Il testo non serve. Prendi una foto da vomito e la trasformi spesso in uno scatto valido, dimostrando che vince sempre il percepito. L'idea geniale che hanno avuto (e che non a caso Facebook ha copiato) è stata quella delle stories temporizzate, che si riducono a una visione privata - dunque commentabile soltanto in privato - di foto o video personali. Detta in soldoni: anche se sei fidanzato/a o sposato/a (mi scuso se ho tralasciato qualche genere) puoi farti le tue belle stories che verranno lette, viste e commentate da tutti i tuoi contatti senza finire sotto occhi indiscreti. For your eyes only. A ciò è dovuto il successo delle stories, non ad altro.
Tutto questo per dire alla collega dal profilo tristemente disadorno di likes e di followers: prova a essere te stessa. Magari avrai più riscontri sui social. Ma ho il timore che porti in scena già se stessa, quindi mi chiudo in un commosso mutismo e vi auguro un buon proseguimento di giornata.


domenica 1 agosto 2021

TV * QUANDO L'OSPITE TI DICE: "QUESTA L'AVRO' GIA' RACCONTATA MILLE VOLTE"


I contenitori tv mattino-pomeridiani, un po' gossipari, sempre alla ricerca di suggestioni o - meglio - ospiti da intervistare in studio. Arriva il cantante Anni 60, certo non più di primo pelo ma evidentemente ancora appetibile per un certo tipo di televisione generalista, con signora al seguito. A lei viene richiesto un bell'aneddoto su loro due, e lei inizia l'intervista così: "Questa l'avrò già raccontata mille volte". Stacco sulla faccia di conduttore e conduttrice, sempre a caccia di "esclusive" o comunque novità o almeno storie che vengano passate come tali, i quali mascherano con un sorriso tiratissimo il "Vorrei ucciderti a pietrate. Vorrei farti sbranare dai lupi. Vorrei mangiarti il cuore a colazione".
Intanto dietro le quinte, ogni volta che accade, un autore muore. E' tutto bellissimo.



lunedì 5 luglio 2021

VACCINATEVI (PRIMA CHE DIVENTI UN OBBLIGO)

Prosegue senza sosta la campagna vaccinale: siamo a 500 mila somministrazioni al giorno, con poco più di 20 milioni di persone che hanno ricevuto alla data di oggi almeno due dosi. Ma ci sono sacche di italiani che (per partito preso) hanno deciso di non farlo. Sbagliando.

Se non l'avete ancora fatto, vaccinatevi. Che sia Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Johnson & Johnson. Fatelo per voi stessi, fatelo per chi vi sta attorno. Fatelo per egoismo e civiltà. Senza contare l'intelligenza, che non è cosa da poco. Fatelo per non dovere ancora sopportare chiusure autunnali pericolosissime per l'economia a causa del diffondersi (anche) della variante Delta. Il film l'abbiamo già visto. Lo vogliamo davvero rivedere? Ci sono mille motivi per vaccinarsi. Fatelo e convincete chiunque a farlo. Prima che siano costretti a trasformarlo un obbligo, perché il rischio c'è. Poi avrete anche il problema di doverlo accettare. Mettete da parte complottismi, dietrologie e odi anti governativi. Bisogna raggiungere l'80% della popolazione. E questa volta non possiamo permetterci di "cannare la bracciata" come si dice dalle mie parti.

mercoledì 30 giugno 2021

L'APPARTAMENTO IN CENTRO, LE AMERICANE COI VALIGIONI E TUTTO CHE SI GUASTA

Piazza Collegio Ghislieri: una tra le più suggestive "downtown", come dicono gli americani, nella Città delle 100 torri. Vicino ci sono l'antica Università, Piazza della Vittoria, Strada Nuova, Corso Cavour e il Teatro Fraschini.

Mia madre ha un bell'appartamento di famiglia che si affaccia sulla magica Piazza Ghislieri, nel cuore del centro di Pavia, che affitta per periodi brevi direttamente o tramite le varie piattaforme web. Dopo la moria da Covid, il mercato sembra essersi ripreso discretamente. Ieri, domenica, aveva bisogno di una mano per accogliere quattro clienti dagli Stati Uniti. Appuntamento alle 19, si arriva almeno mezz'ora prima. La accompagno con piglio servizievolmente filiale, immaginando una cosetta indolore.
Lasciata l'auto di fronte, nell'enorme parcheggio, salgo anch'io (è un primo piano alto, vecchia Pavia) a dare un'occhiata mentre lei traffica in giro ritoccando e spolverando. Noto che non funziona il wi-fi: la Vodafone station sembra priva di sensi, e mi tocca contattare l'assistenza. In una ventina di minuti riesco a parlare con un call center albanese che mi pronostica al peggio tre giorni di black-out mentre io cerco di spiegare che se affitti casa - per giunta a stranieri - oggi come oggi la connessione web è più importante dell'acqua corrente. "Le metto l'urgenza per motivi di lavoro", dice sapendo di mentire. Ma la prendo per buona, non posso fare altro.

Scendo a mettere in auto un paio di scatoloni di roba inutile da portare via e all'ingresso, sul portone, incontro una famigliola mista: padre italiano, madre orientale madrelingua, e due bambini (età stimata attorno ai cinque anni, forse meno) che entrano nello stabile. Saluto e li prego di lasciare aperto il portone perché devo rientrare subito, mentre il bambino fa di tutto per tentare di richiuderlo e il padre lo accompagna via a forza.
Pochi istanti, e arriva il taxi con gli "ammmerigani", che si ferma sotto il civico a scrutare. Stimando fossero loro, faccio il primo passo: "Giovanna?", dico. Mamma Giovanna è l'intestataria della prenotazione: una burrosa signora originaria dell'Italia, dunque parlante un discreto italiano, che felice risponde: "Sì, siamo noi". Dall'auto scendono, nell'ordine: giovane figlia di Giovanna (l'altra studia a Pavia), giovane amica della figlia, simpatico tassista pavese, e un numero imprecisato di borsoni e valigie che definire enormi è un eufemismo. E in una vita ne ho viste tante, di valigie. Mentre inizio a dare una mano raccomandandomi in silenzio a tutti gli dei dell'Olimpo e anche a Zagor, arriva un secondo taxi con il marito di Giovanna, americano purosangue, che porta in dote altre due mega-valigie. "Meno male che c'è il montacarichi", penso fra me e me.

Il mio essere gentile a collaborativo (mai essere collaborativi) viene giustamente interpretato dalla vasta truppa come un: bello mio, mo con le valigie sono cazzi tuoi, schiavo isauro che non sei altro. Poi sono tutte donne (capirai, tre donne e un uomo in vacanza in Italia per una decina di giorni: è già tanto che non abbiano risalito il Ticino con una portaterei di vestiario), e c'è anche il beneficio della cavalleria. Del resto ho fatto il servizio militare nei Bersaglieri (27' Jamiano, Aviano, Pordenone) e in gioventù feci anche lo sherpa in vendemmia in Oltrepò. Peccato solo che sia in convalescenza dall'ernia non di poco conto di cui vi ho parlato di recente. Non importa. Prendo tutto, valigie e borsoni monstre e li porto dalla strada sin davanti al montacarichi. A 50 centimetri dalla porta del montacarichi c'è il bambino di prima (lo stronzetto che mi voleva richiudere il portone) totalmente incustodito che urla e piange ininterrottamente - ininterrottamente - come solo un bambino sa urlare e piangere. Immaginate la più potente sirena d'allarme e moltiplicate per due i decibel.

Inizio a essere vagamente contrariato. Appena appena. Ma intanto penso: meno male che c'è il montacarichi. Non si potè fare un ascensore vero per motivi di spazio nella tromba delle scale, ma il montacarichi è quasi la stessa cosa, suvvia.
Infilo quattro dei sei valigioni nel piccolo abitacolo e butto su due borsoni in aggiunta. Salgo al primo piano e cerco di far risalire il prezioso strumento meccanico che allevierà le mie sofferenze. Il montacarichi ovviamente non va, è totalmente bloccato. Sarà il peso eccessivo del carico? Non credo, ma - affannato e impregnato di un sudore macilento - lavoro per sottrazione, mentre lì accanto il bambino (faccia al muro) produce suoni talmente acuti e sinistri da far volare per un secondo nella mia mente un pensiero affettuoso alla Franzoni. Tolgo prima una valigia e i due borsoni. Niente. Tolgo un'altra valigia. Niente. Ne restano due. Niente. Il problema dev'essere un altro. Mentre il marito mi guarda sorridente/imbarazzato e Giovanna sale in casa da mia madre con le due ragazze e un borsone (le due girls spippolano allegramente sullo smartphone e non hanno neppure per l'anticamera del cervello di portare su qualcosa), chiamo il numero dell'assistenza montacarichi. E' un cellulare, e mi risponde un pischello, che forse è il figlio del titolare della ditta: "Guardi, le dico subito che l'eventuale intervento è a pagamento. E' domenica, son qui da solo, e non garantisco di riuscire a risolvere". Ma scusi, che servizio è?, domando basito. "No, è che se ci fosse qualcuno dentro bloccato o che sta male ok, ma altrimenti è a pagamento, e comunque non le garantisco di riuscire a risolvere. Glielo dico per correttezza". Quelli che ti inchiappettano dicendo: "Glielo dico per correttezza" sono da sempre i miei preferiti. Vabbé, gli rispondo. Domani, lunedì, mandi per favore qualcuno prima possibile.

Inizio a portare i cinque valigioni monstre al primo piano (tre rampe di scale, il marito si accolla un collo soltanto) mentre la mia ernia canta inediti motivi tirolesi e il bambino sotto, sempre incustodito e credo a questo punto lasciato fuori casa apposta, non smette un secondo di latrare.
Neanche il tempo di finire il trasporto, e da una delle camere da letto arriva la voce soave ma un po' allarmata di mia madre: "Franco, vieni per favore: c'è un problema!". Solo uno?, vorrei rispondere a gran voce, ma le parole mi si soffocano in gola. "Arrivo". Mia madre è ferma davanti alla fotocopiatrice, che le serve per riprodurre le carte d'identità degli ospiti, da consegnare per legge in Questura, con un foglio A4 strappato trasversalmente che brandisce come Katie Bates faceva col martello in Misery non deve morire. Nella fotocopiatrice si è materializzato il più complicato blocco di carta inceppata della storia lombarda recente, che mi costringe non solo alla riapertura di tutto il device, cartuccia del toner compresa, ma anche all'estrazione a mano di ben due (uno era poco) lembi di carta strappata infilatisi in anfratti irraggungibili da mano umana. Risolvo felice con i miei superpoteri. Intanto mi accorgo che mia madre dietro di me spiega all'italo-americana che dei due split di aria condizionata presenti in casa, può utilizzare soltanto quello in soggiorno. Motivo? L'altro in questa camera da letto dice perentoriamente che non va usato (suggerisce piuttosto il ventolone a soffitto) perché lo scarico dell'acqua di condensa sul balcone confluisce in una piccola bacinella - troppo piccola ma più grande non ci stava - che si riempie subito. "E non potevamo lasciare il tubicino libero altrimenti gocciolava in strada e si lamentavano". Too much informations. Intervengo a gamba tesa prima che il divieto di accendere l'aria condizionata (peraltro presente e funzionante) impartito a degli americani creasse seri problemi non solo a noi ma a tutto il Paese. Mattarella e Draghi mi devono ringraziare personalmente.

A parte il fatto che non ero a conoscenza della problematica - sarei intervenuto piuttosto personalmente a mani nude o bevendo attaccato alla cannuccia, perché detesto dare l'impressione di inefficienza fornendo un servizio - ma ti pare il caso di dire queste cose a dei clienti? Del resto la genitrice è fatta così, ci mette tutto il suo candore. Intervengo con un sorriso tiratissimo e un'occhiata irripetibile a mia madre: "Giovanna, don't worry: use it". Per fare che sentisse e capisse anche il parentado.
Rientrando in collina ci fermiamo a mangiare un paio di bistecche al Roadhouse. Vado in bagno a lavarmi le mani. Torno. Va anche mia madre. Torna. Ceniamo dopo un tardo pomeriggio che definire allucinante è poco. Alla fine del pasto la genitrice si china verso di me con aria tra il complice e il misterioso, e fa: "Hai visto che prima sono andata in bagno a lavarmi le mani? Ebbene, sono tornata senza lavarmele: dal rubinetto non usciva l'acqua, allora ho spruzzato sette-otto volte sulle mani dal dispenser del gel disinfettante del Covid e l'ho risolta così".
Sipario.


sabato 26 giugno 2021

POLITICA * CONTE, GRILLO E LA (MANCATA) FORZA DI USCIRNE IN TEMPO

Beppe Grillo, il Garante del M5S, che si definisce "elevato".

Non che ci si potesse aspettare di meglio da questo Paese, che di sorprese in questo senso ne ha riservate sempre pochissime, ma il disfacimento del Movimento 5 Stelle (sotto gli occhi di tutti) è di una tristezza devastante: Casaleggio Junior che litiga con gli altri e vuole mantenere il data base degli iscritti in capo all'associazione Rousseau; si va per avvocati. Luigi Di Maio in ruggine (sottotraccia) con Alessandro Di Battista, che è sempre lì un po' alla finestra e un po' no in attesa di capire che cosa fare per non bruciarsi; e intanto si brucia, facendo il vecchio saggio che commenta i lavori nei cantieri; Giuseppe Conte e Beppe Grillo che si mandano reciprocamente a ranare in uno scenario livido di ricattini, esternazioni, sparate mediatiche. 

Per tenere ostinatamente la palla su qualcosa che stava già faticosamente insieme prima, e che ora sta diventando difficile da gestire. La figura di Grillo, il Garante che perde colpi e ironia impazzendo nel tentativo di non perdere potere (quando sembrava sino a poco tempo fa sul punto di lasciare), è quella che ne esce peggio. D'accordo, c'è la grana del figlio da gestire, ma non l'ho mai visto in queste condizioni. Un brutto spettacolo, per uno che sapeva regalare show non stupendi, indimenticabili. Ma la politica è un'altra partita. E, come in tutte le cose nella vita, bisognerebbe avere la forza di fermarsi qualche attimo prima e uscirne; qualche attimo prima di fare pena.

lunedì 21 giugno 2021

POLITICA * MATTEO SALVINI RIVENDICA TUTTO (CON LEGGERO ANTICIPO)

Il leader della Lega Matteo Salvini, succeduto a Umberto Bossi.
Ingiustamente dileggiato per il suo giocare all'opposizione pur essendo nella compagine di Governo, nonché per la demagogia con la quale sta cercando da q
ualche tempo di mettere il cappello su riaperture, zone bianche e decisioni in tema di mascherine (purtroppo tutto già stabilito da Mario Draghi e dal CTS), Matteo Salvini pesta ancora i pugni sul tavolo. L'ottimo leader della Lega ha così ottenuto per il prossimo futuro degli italiani di dettare il calendario di alcune priorità:

- L'appuntamento col Natale fissato inderogabilmente per il 25 dicembre.
- Un grande evento musical-televisivo, battezzato "Festival di Sanremo", in onda su Rai1 tra febbraio e marzo, probabilmente con Carlo Conti alla conduzione. Finalmente un'idea nuova.
- La riconferma delle accise sui carburanti, che da tempo aveva promesso di togliere, ma che trova ormai psicologicamente così rassicuranti...
- Carni da cuocere su una piastra esposta al fuoco, altrimenti dette Grigliata di Ferragosto, probabilmente in data 15 agosto.
- Possibilità per gli italiani vaccinati con la seconda dose di viaggiare all'estero senza tamponi né quarantene utilizzando quello che lui stesso ha voluto definire "Green Pass", in omaggio ai colori della sua formazione politica.

domenica 20 giugno 2021

CARO COMUNE DI RIMINI, PERCHE' MI PORTI VIA L'AUTO COL CARRO ATTREZZI?

Un negozio di t-shirts e souvenir riminese che involontariamente, con due magliette contrapposte, fotografa l'Italia attuale: da una parte la rabbia del "Buongiorno un cazzo!"; dall'altra la bugia pietosa del "Sono troppo sexy per lavorare".

Rimini, esterno giorno. Sono le 19, lascio l'hotel e mi dirigo verso la felliniana via Amarcord, dove tre giorni prima ho lasciato l'auto. L'intenzione è quella di partire per fare una dronata nei dintorni, visto che il centro è automaticamente bloccato al volo (così come Riccione) causa vicinanza inferiore ai 5 chilometri in linea d'aria con l'aeroporto civile Fellini e l'altro militare. Via Amarcord è una stradina chiusa come tante, a neanche 500 metri dall'abergo, che corre perpendicolare al viale principale interno per sbucare su quello esterno e dunque sul mare. All'inizio c'è soltanto un vezzoso cartello con innocui disegnini che la definisce "strada pedonale", ma chiunque, da sempre, parcheggia lì senza problemi. Come in tutte le mille vie Amarcord più o meno chiuse sul fondo di Rimini e della Romagna.

La mia auto non c'è più. E sono sparite anche TUTTE le altre dieci che di norma parcheggiano lì. Stupore, sconcerto, rabbia, e percezione immediata che non si tratta di un furto, ma di una rimozione. Nonostante (si badi) non esistesse né divieto di sosta né cartello indicante rischio di rimozione. Pare che la sola definizione di "Strada pedonale" autorizzi a tutte queste mancate avvertenze. Sarà colpa mia che non sono più fresco di scuola guida, ma io un segnale bello chiaro l'avrei messo. Ma tant'è. Ho colpa. Non lo sapevo, ma ho colpa, anche se dico: dammi una multa anche di 50 euro, è già una bella lezione. Non farmi portare via l'auto se non intralcio alcunché o non crea pericolo, perché altrimenti la vivrò come una punizione spropositata rispetto all'infrazione. E me ne ricorderò per il resto dei miei giorni, parlando male ovunque del centro romagnolo.

Finite le piccole imprecazioni di conforto, individuo sul posto altri due sfortunati (una coppia e una famigliola con tre bambini) vittime della medesima rimozione. La signora con nutrita famigliola è della vicina San Marino, e prende subito in mano la situazione recuperando in tempi record il numero dell'officina-deposito dove il carro attrezzi ha lasciato le nostre auto. Ci aspettano per recuperarle, si faccia anche presto che devono andare a cena. Intanto il marito: "Ma saranno dieci anni che parcheggio qui e non è mai successo niente: sarà forse qualche residente stronzo che ha chiamato i vigili".

Chiamo un taxi e puntiamo verso il recupero. Scherzetto che fra carro attrezzi, multa e trasferimento mi costerà 250 euro. Sul mezzo possiamo essere soltanto due causa norme anti-Covid. Durante il tragitto mi intrattengo con il tassista cercando di perlustrare la bella figura umana e professionale di un sindaco che permette smodati scempi come questo. Cose che - come si può ben immaginare - fanno un bene assoluto all'immagine del turismo locale. E poi ci si domanda stupiti come mai la gente vada a Sharm e faccia una vacanza in una struttura da sogno con un mare da sogno spendendo 500-600 euro a persona per una settimana. Meno di quel che ti costa qui. Ma non aggiungo altro, ognuno faccia le proprie riflessioni.


Il tassista è un fiume in piena e mi dice di tutto sui pensieri, le parole, le opere e le eccessive sperimentazioni (che qui pare chiamino "gnassate") del renziano Andrea Gnassi, sindaco dell'amena località. Uno che "gira solo in bici e vorebbe eliminare tutte le auto parcheggiate a Rimini, comprese le nostre", sibila il conducente. "Ma anche uno che, a differenza del sindaco di Riccione, che le toglie dalla strada ma mette parcheggi sotterranei, qui non crea neppure parcheggi. In un posto che d'inverno ha 150 mila residenti. Che diventanto anche 800 mila nei picchi estivi".
Piccola pausa tecnica e in modo sanguigno, sull'onda emotiva, dopo l'ascolto del racconto, esclamo: "Ma che (NOME DI IMPORTANTE DIVINITA') se lo inc...!".
Il tassista, in una frazione di secondo: "No, no, per carità! E' andato più volte ospite al Gay Pride: mi sa che così gli fa anche un favore!".
Perdonatemi, ma in questo momento non mi rimane che il conforto dell'umorismo politicamente scorretto made in Romagna. Certo che se trattano così i turisti, quando ci ritornerò?

venerdì 18 giugno 2021

MICHELE MERLO * ECCO IL SUO ULTIMO AUDIO MESSAGGIO

Quello che segue è il saluto alla stampa dei genitori di Michele Merlo, i quali oggi, giorno dei funerali del figlio, morto a 28anni, all'improvviso, per un male incurabile, hanno diffuso un suo toccante audio messaggio che trovate nel video qui sopra. Un'occasione per riflettere e per non dimenticare la profondità e l'intelligenza del giovane cantante lanciato da Amici.

Buongiorno a tutti,

abbiamo, sino ad oggi, comunicato per lo più attraverso i nostri consulenti e legali che continueranno a farlo di nuovo da domani, tranne qualche piccolo sfogo da genitori sofferenti e provati da un immenso dolore che sappiamo già non avrà mai fine. Ma oggi vogliamo parlare noi, vogliamo consegnare, io e Katia, mia moglie, una preghiera a tutti voi…
 
Michele è nostro figlio ma è anche il vostro artista, l’artista molte volte incompreso e da alcuni dimenticato, l’artista con dentro un tormento di emozioni che ha saputo sfogare con le sue canzoni, perché solo così sentiva di essere Michele.
 
Per prima cosa vogliamo ringraziare tutti, senza tralasciare nessuno, in particolare voi che darete voce a Michele per sempre.
 
Oggi, alle h.17, gli daremo tutti insieme l’ultimo saluto e chi lo vorrà potrà pubblicare questo video messaggio che lui ha dedicato prima di tutto a se stesso e che siamo sicuri sognasse di condividere anche con voi. Per chi vuole ci piacerebbe che lo pubblicaste e diffondeste proprio alle 17, così io e mia moglie ci sentiremo meno soli.
 
“Abbiamo il cuore stanco di chi la vita l’ha rincorsa…perché per dire la verità ci voleva forza...e ti ritrovi solo con i pugni nelle mani…e un giorno troveremo pure pace e sarà più semplice di quello che crediamo basterà accettare il buio...viviamo, ricordiamo, soffriamo per sempre come rondini nel temporale…”

Grazie! 
Katia e Domenico

lunedì 14 giugno 2021

MICHELE MERLO: A BOLOGNA LA CAMERA ARDENTE, A VICENZA I FUNERALI

Un'immagine serena di Michele Merlo.

Sarà allestita mercoledì 16 giugno al Pantheon della Certosa di Bologna, dalle 9 alle 16, la camera ardente per Michele Merlo, il cantante di Amici scomparso a 28 a seguito di un'emorragia cerebrale scatenata da una leucemia fulminante.
La messa funebre si terrà venerdì 18 giugno e sarà celebrata per motivi di sicurezza presso lo Stadio comunale “Toni Zen” di Rosà, in via dei Fanti, alle ore 17.
 
Si precisa inoltre che eventuali iniziative benefiche in memoria di Michele Merlo saranno comunicate dalla famiglia stessa e devolute ad “AIL, Associazione italiana contro le leucemie”.
 
 

mercoledì 9 giugno 2021

LA FAMIGLIA MERLO: "NON ABBIAMO CHIESTO DONAZIONI PER MICHELE"

Michele Merlo e la sua improvvisa scomparsa.

Coda di chiarimenti da parte della famiglia di Michele Merlo, il giovane cantante di Amici morto a Bologna nei giorni scorsi per un male incurabile. Un lutto che ha comprensibilmente scosso l'Italia.
"La famiglia Merlo - si legge ora in un comunicato che viene dai suoi consulenti - desidera ringraziare quanti in questi giorni hanno fatto sentire la loro vicinanza e il loro affetto, a partire dai fans, gli artisti e colleghi di Michele, passando per gli addetti ai lavori e a tutti quelli che spontaneamente hanno creato raccolte fondi per ricordarlo. A questo proposito la famiglia tiene a informare che ad oggi non ha avanzato né incentivato nessuna richiesta di donazioni in memoria del proprio figlio per il quale si sta ancora attendendo lo svolgimento dell’autopsia e il nullaosta per celebrare il funerale. Eventuali iniziative verranno ufficialmente comunicate dalla famiglia".

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