mercoledì 23 giugno 2010

FRANCESCO FACCHINETTI * IN UN'AUTOBIOGRAFIA I SUOI ANNI SPERICOLATI

Se da bambini ingoiavate la plastica delle Crystal Ball invece di gonfiarle; se da grandicelli avete devastato di schiuma un intero piano dell’hotel dove soggiornava il vostro (famoso) papà; e soprattutto, se a 28 anni sentite già il bisogno di scrivere un’autobiografia, o siete un po’ strani, oppure siete Francesco Facchinetti. Il figlio di Roby dei Pooh, conduttore di «X-Factor» e «Scalo 76», esce il 7 ottobre con «Quello che non ti aspetti» (Sperling e Kupfer, 17,90 euro), viaggiando in bilico fra il baratro e la voglia di santità. Tant’è che si ispira, dichiaratamente, nientemeno che al suo omonimo san Francesco. Ecco 10 chicche in anteprima.

Supercar «A quattro anni sono uscito di nascosto, sono salito sulla macchina di mio padre, ho acceso il mototore, ingranato la marcia, messo il piede sull’acceleratore e sono andato a schiantarmi contro un albero».  

La benda «All’asilo si accorsero che dall’occhio sinistro avevo una vista perfetta, ma da quello destro ero praticamente cieco. I medici mi hanno applicato per anni un tampone oculare, da alternare su un occhio e l’altro, per riequilibrarne le funzionalità».

La prima volta come dj «Col cuore in gola e già predisposto alla fuga, ho fatto ballare 2000 persone. Con un trucco. I dischi in realtà li metteva un amico in grado di farlo: io mi sono limitato a fare il vocalist, quello scalmanato che urla di tutto in un microfono».

Le donne «Sono state tante. Una volta scoperte, sotto una, via l’altra. In alcuni casi ho fatto anche la cosa più bieca che potessi: sfruttare il mio cognome famoso, l’essere figlio di».

I Pooh «Con l’amico Daniele (Battaglia, figlio di Dodi, Ndr) giocavamo con gli ignari fan del gruppo,  spesso in maniera crudele ... Ci facevamo dare i bloc notes o i dischi che portavano per farseli autografare, e noi li firmavamo al posto dei nostri genitori: solo che invece discrivere i loro nomi, li sostituivamo con quelli di Ray Charles e Stevie Wonder».

Cannibalismo «Mio nonno mangiò la carne umana. Pure questo c’è nel mio DNA. Gli è accaduto in guerra, campagna di Russia. Cannibale senza saperlo».

Scuola «Mi sono portato da casa un coltello, sono salito sul pullman della scuola e ho squarciato tutti i sedili. Soffrivo anche di cleptomania. Rubavo tutto... Curioso essere considerato il più deficiente da genitori e professori, ma al tempo stesso sempre rappresentante d’istituto».

Dischi «Per primo, ho preso “Use your illusion”, il celebre doppio dei Guns ‘N Roses, che mi ha trascinato verso l’amore folle per la musica».

Drogarsi con l’accendino «Da adolescente prendevo piccole buste di plastica, ci ficcavo dentro la bomboletta del gas dell’accendino, ne facevo fuoriuscire il contenuto, richiudevo e aspiravo».

Papi «Wojtyla che mi fissa, si avvicina, impone la mano sul capo e con le dita mi fa la croce sulla fronte... Esattamente come da bambino, per la seconda volta dopo Papa Giovanni. Sono scoppiato a piangere».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2008)

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