giovedì 1 marzo 2018

MEMORIE DI UN DEGENTE: «SIGNOR BAGNASCO, LEI HA PROPRIO DELLE BRUTTE VENE, SA?»

Una sala operatoria con l'equipe medica al lavoro.
L'altroieri, poco prima di entrare in sala operatoria, il giovane infermiere (che di seguito chiameremo I) si avvicina al qui presente ex degente (di seguito D) coricato sul lettino, gli afferra il braccio sinistro e inizia la seguente conversazione:

I: «Certo signor Bagnasco se lo lasci dire: lei ha proprio delle brutte vene! Guardi qua».

D: «Definisca brutte. Vuol dire che non ci uscirebbe a cena?».

I: «Mannò, un po' ci sono, un po' no. Un po' le vedi, un po' no. Io adesso le devo mettere l'ago a farfalla per attaccarle la flebo. Poi da qui faremo passare anche altri liquidi, ma non riesco con queste benedette vene. Proprio brutte le sue vene, sa?».

D: «Eh, mi spiace».

I: Scrolla il capo mentre mi mette il laccio emostatico e inizia con indice e medio a picchiettarmi in più punti sull'avambraccio aperto. «Endovenosa, sorella?» (cit.) Poi mi buca (dolorosamente e lungamente), trafficando sull'ago a farfalla.

«Niente, non ci siamo proprio. Colpa delle sue brutte vene. Adesso glielo tolgo e proviamo sul destro».

D: «Non so che cosa dirle, non ho mai avuto problemi in passato in caso di prelievi di sangue e altri ricoveri».

I: Laccio emostatico, picchietta furiosamente e controlla.

«Qui già meglio, signor Bagnasco, qui a destra molto meglio. Però santo cielo che brutte vene: un po' profonde, un po' no. E poi irregolari, storte, strane, messe un po' a casaccio».

D: «Sono davvero mortificato. E dire che prima di uscire di casa le avevo messe tutte in ordine per non fare brutta figura con lei, ma dev'essere successo qualcosa durante il viaggio, si saranno sballottate».


INGRESSO IN SALA OPERATORIA, SIPARIO, SIGLA.

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