lunedì 5 marzo 2018

ELEZIONI POLITICHE * LA LEGA SFONDA AL NORD, I 5 STELLE AL SUD, E RENZI AFFONDA IL PD

Da sin., Luigi Di Maio, Matteo Renzi e Matteo Salvini.
Non voglio arruolarmi tra coloro che prevedono ciò che è già accaduto (bella forza), ma questo risultato era l'unica cosa che ci potessimo aspettare. Perché:

Matteo Renzi ha portato al successo e poi al tracollo il Pd per egocentrismo, non togliendosi di mezzo come avrebbe dovuto saggiamente fare (e a lungo) dopo la figuraccia al referendum costituzionale. Da lì in poi non ha più azzeccato una mossa. Inoltre, e in primis, questo Paese ha poca memoria ma ti distrugge quando tu prometti in favore di telecamera: «Se perdo lascio la politica», e una volta perso non te ne vai. L'odio nei confronti della casta attaccata alla poltrona oggi è tale tanto che una frase del genere resta come un peccato che non puoi farti perdonare.

Paolo Gentiloni si è mosso spesso bene e con misura, ma aveva dietro la schiacciante ombra nefasta di Matteo da Rignano.
È come governare con una mano sola, facendo continuamente gli scongiuri. Becchino in pectore.

Grasso, Boldrini, D'Alema e Bersani, ovvero quelli che: Matteo, ci hai tolto il potere e noi (tiè) fondiamo un altro partito, sono attorno al 3.3%. Hanno spostato pochissimo. Vuoi perché la gente si è stancata di queste operazioni di ripicca, vuoi perché sono dinosauri della politica. E c'è voglia di cambiamento. Le file ai seggi lo dimostravano.

Luigi Di Maio ha approfittato di un Beppe Grillo che si faceva da parte (stanco di fare il testimonial) per riposizionare i suoi. Da Movimento di protesta a formazione che (soprattutto negli ultimi tempi) ha dimostrato tanta voglia di provare a governare. Sui risultati, vedremo. Da non dimenticare: i 5 stelle sono gli unici che restituiscono parte dei soldi del loro appannaggio allo Stato (sarà demagogico, sarà marketing, ma intanto sono gli unici a farlo, e a questo l'elettorato è molto sensibile, visto il suddetto odio per chi vive di politica). La voglia di cambiamento, la voglia di metterli alla prova era tanta, e ha premiato più che mai. Pur con tutti gli errori commessi, erano ancora politicamente vergini. La promessa del reddito di cittadinanza ha fatto il resto. P.S. Del fatto che Di Maio sbagli i congiuntivi, agli italiani, come s'è visto importa poco.

Giorgia Meloni ha fatto la sua parte con lucidità e Matteo Salvini ha combattuto come un leone (ricorrendo anche ai mezzucci, come il vangelo e il rosario in piazza) l'unica partita che gli interessava veramente vincere: quella contro un Silvio Berlusconi che ha perso il magic touch, riuscendo così ad accaparrarsi la leadership nel Centrodestra.
Il leit motiv salviniano è tutto giocato su sicurezza e anti-immigrazione, quella che - piaccia o no - per molta parte del Paese è e resta una ferita aperta. E al Nord, com'era facilmente prevedibile, ha sfondato il muro.

Alla luce di tutto questo, con Nord e Sud perfettamente spaccati (il primo alla Lega, il secondo al M5S, primo partito) mi pare impossibile che non avvenga un apparentamento tra questi due schieramenti, con probabile incarico a Di Maio che recluta Salvini.

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