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giovedì 30 marzo 2017

FABIO FAZIO: SARO' «PRODUTTORE DI ME STESSO» * E SU TWITTER IL PUBBLICO LO MASSACRA

Fabio Fazio
«In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D'ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso...». 
Il messaggio sibillino (più faziesco che fazioso) lanciato ieri da Fabio Fazio sul suo profilo Twitter, ha messo in subbuglio gli addetti ai lavori: la certezza è che mister «Che tempo che fa» vuole autoprodursi, quindi vendere al committente il prodotto finito. Il programma chiavi in mano. Molti hanno interpretato quest'annuncio come una larvata minaccia di lasciare la Rai alla scadenza del contratto (lo ritengo altamente improbabile, Fazio sta bene dove sta e non ci sarebbero realisticamente molte altre collocazioni sul mercato), altri come uno stratagemma per aggirare il tetto di 240.000 euro lordi annui che la Tv di stato dovrebbe mettere per legge dal 1 aprile ai cachet di tutti i volti della Casa (ipotesi, questa, a mio avviso molto più credibile). Fatto sta che Fabio mette le mani avanti con un tweet che dice e non dice.


Ciò che lascia stupiti, piuttosto, è l'impressionante gragnuola di sassate da parte del pubblico che dopo l'annuncio ha colpito il profilo Twitter di «Fazietto» (visitarlo per credere), senza neppure il parafulmine delle lepidezze postribolari (cit.) di Luciana Littizzetto, che ogni settimana gli garantiscono il picco d'ascolto a fine puntata e fanno media con il resto del programma. Insieme ai fan duri e puri si sono mescolati una caterva di detrattori del ligure accondiscendente. Qui sotto, una carrellata di pareri.









lunedì 13 aprile 2015

SHOW FILES * JOVANOTTI IN QUOTA DC * 1992, LA DELUSIONE * LITTIZZETTO CACCA PUPU'

LA LEGA DI JOVANOTTI

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti è un bravo ragazzo, molto attento al marketing e con una grande, comprensibile voglia di democristianità. È politicamente schierato a sinistra, ma da sempre (per non deludere fans di ogni schieramento politico) ricerca il consenso totale, trasversale. Fiutando l'aria. Nella foga di piacere a tutti, ogni tanto commette qualche leggerezza. Come quella di infilarsi nella recente polemica su Twitter con Fedez e Matteo Salvini. Diego «Zoro» Bianchi l'ha ben sottolineata ieri sera a «Gazebo», sfruculiando a dovere il cantautore di Cortona. Che ha spiegato le sue ragioni in una divertente intervista ben poco formale. La morale è che, anche se ti «hanno regalato un sogno», ogni tanto conviene stare zitti. VOTO: 6.


UNDERWOOD SOTTO TONO

Lungi da me l'idea di spoilerare lo spiazzante finale di «The House of Cards», ma va detto che questa terza è stata una stagione un po' sofferente, rispetto ai primi due capolavori. Fra le crisi di coscienza di Claire, i problemi di Frank (che non ha quasi mai flirtato col pubblico guardando dritto in camera) nella lotta per la rielezione e un Doug malconcio sullo sfondo, tutto è filato via in modo più lento, affannoso e problematico. Persino «The Walking Dead» si è rifatto sotto finale, ma nella seconda parte della stagione purtroppo si sono visti spesso troppi episodi-riempitivo. C'è poco da fare. Sino a oggi l'unico capolavoro, teso e perfetto dal primo all'ultimo capitolo, è stato il mai troppo celebrato «Breaking Bad». Ma ora si attende con ansia «Il trono di spade». VOTO: 7+.



RANIERI, IN RADIO PER SPOT

Di lui finora si ricordavano soltanto uno spot (allora si chiamava réclame) del 1972 per Barilla, e un altro del 1992 a bordo di una Y10 Selectronic. Ma da qualche tempo, in sordina, lo schivo Massimo Ranieri va in onda con alcuni commercial solo radiofonici per una catena di supermercati. Per uno come lui, così avveduto e lontano dalle lusinghe della pubblicità, deve essere stata una scelta sofferta. VOTO: 6,5.


LUCIANA, SESSO E CACCA

Ieri sera Luciana Littizzetto a «Che tempo che fa», spalleggiata da Fabio Fazio, ha fatto registrare 22 fra parolacce e allusioni sessuali o scatologiche in 18 minuti di intervento. Più di una al minuto. Sarà omologabile come record? Sarà il caso di puntare più sui testi e meno sulle paroline facili a effetto? Chi può dirlo... VOTO: 5.


1992, LA DELUSIONE

Era partita con un battage pubblicitario che manco per la missione spaziale della Cristoforetti, invece «1992 - La serie», dopo il botto iniziale, si è sgonfiata come ascolti e attenzione sui social. Il tentativo di metterla sul piano di capolavori Sky come «Romanzo criminale» o «Gomorra» è fallito. Colpa di un prodotto lento, disarticolato, sfilacciato. Con contributi recitativi come quello di Tea Falco, attrice per mancanza di prove. Insomma, dalla storia di Mani pulite ai dirigenti della rete di Murdoch che se ne lavano le mani, il passo è breve. VOTO: 5/6.

domenica 23 febbraio 2014

ARISA VINCE E CONVINCE NEL SANREMO DEI MORTI VIVENTI

Spiazzante l'uscita dal podio del favorito Francesco Renga, nonostante la truzza figaggine conclamata che aiuta nella fase Televoto. Del resto i favoriti della vigilia spesso poi trovano qualche inciampo. Come quando circolano nomi da bruciare nel totoministri. Spiazzante (ma benedetto) l'arrivo sul podio di Rapahel Gualazzi con i Bloody Beetrots, in «Liberi o no», pezzo per niente sanremese. Così come «Ora», bella pagina di Renzo Rubino. Inevitabile anche che «Bagnati dal sole» di Noemi trovasse qualche difficoltà. La canzone, che si prenderà la sua rivincita sulle radio nella reiterazione dell'ascolto, non è così immediata e qualitativamente inferiore rispetto alle altre.
Giusta, infine, la vittoria di Arisa con «Controvento», brano classico e molto scaltro scritto dall'ex fidanzato della cantante, Giuseppe Anastasi. Un buon talento, molto tecnico, al servizio della canzone melodica. Non si è commossa al momento del ritiro del premio? Non mi pare molto appassionante come argomentazione, ma qualcuno l'ha portata avanti.
Insomma, Sanremo 2014 ha restituito sul piano della qualità, nella terna vincente, quello che ha tolto dal punto di vista dello spettacolo. Fazio - con la necessità di riempire più di quattro ore a sera di programmazione - ha consegnato agli italiani un Festival noioso, lungo, deprimente, infarcito di troppe cariatidi dello spettacolo. Il risultato è stato la fuga in massa del pubblico, corroborato solo dalla serata dei duetti, quella del venerdì. La migliore in assoluto. Il resto è stato la continua riproposizione del modulo stantio di «Che tempo che fa» e dei battibecchi con la Littizzetto.
Almeno un lato positivo c'è: visto il tracollo di quest'anno, sarà più facile per la Rai trovare l'anno prossimo un sostituto per la conduzione. 

mercoledì 20 febbraio 2013

SANREMO 2013, IL RETROSCENA * FAZIO HA CAMBIATO LE MUTANDE A BAR REFAELI

Sanremo 2013 è ormai archiviato, ma c'è una chicca imperdibile della quale non potevo non farvi partecipi. E stavolta mi muovo con molta circospezione perché devo mettere le mani nientemeno che nell'intimo di Bar Refaeli. Intimo in senso stretto, mica si parla di cose private o personalissime. Tu chiamali, se vuoi, mutandoni.
Essì, perché nessuno sa che la top model israeliana - la sera in cui ha messo piede come guest-star sul palcoscenico dell'Ariston - è stata oggetto di una terribile censura preventiva da parte di Fabio Fazio.
Un'ora prima di andare in onda, quando il conduttore ligure ha visto l'abito di pizzo nero traforato ultra sexy di Roberto Cavalli che la supermodella stava per indossare (e che ha poi effettivamente indossato), è inorridito.
Dal momento che sotto quel vestito la ragazza - ingenua - portava un perizoma color carne, il «Camerlengo» (cit. Littizzetto) Fazio, che temeva un altro caso Belen Rodriguez-Farfallina nel suo Festival pulito e degossippizzato, ha preteso con classe che una Bar non propriamente al settimo cielo cambiasse le mutande. L'importante era che «nessuno del pubblico a casa potesse anche solo sospettare che lei sotto panni fosse nuda» come mammà l'aveva fatta. È così scattata l'emergenza per trovare in mezz'ora un paio di sgraditi mutandoni a slippone neri da piazzare sotto il pizzo. Bar ha abbozzato dicendo obbedisco. Anche le top model, nel loro piccolo, si rivestono.
Ciò detto, per gli amanti delle dietrologie (ma anche delle didietrologie festivalere), bisogna aggiungere che la Rafaeli non ha brillato per simpatia durante tutto il suo soggiorno in riviera. Scortese e un po' scostante con tutti (compreso un pacifico inviato de «Le Iene» dall'approccio un po' goliardico, ma questo si è già visto in tv), ha dovuto sopportare anche un altro problema rimasto segreto che ha avuto almeno il pregio umanizzata un po'.

UNA TAGLIA IN PIU'
Avendo guadagnato ben due centimetri sui fianchi - in pratica, una taglia - tra la prima prova degli abiti (avvenuta qualche settimana prima) al momento di indossarli la sera del Festival, Bar ha costretto un manipolo di ardite sarte a partire da Milano lavorando l'intera notte prima del Festival per allargarle tutti gli abiti di scena, nei quali alla data di martedì non entrava più. La classica, drammatica corsa contro il tempo. Sono arrivate a Sanremo alle 13 di mercoledì, molto provate.
Durante la serata la costumista Rai, Ester, ha rilevato un crash con un vestito azzurrino della Littizzetto, molto simile al suo, ma Lucianina ha avuto la meglio e la Rafaeli ha dovuto cambiare l'uscita. Un problema non da poco l'ha avuto anche Bianca Balti, costretta a eliminare un maxi abito a ruota stile cortigiana: non passava dall'apertura sulla scala e dal retro quinta. Peccato: sono convito che sarebbe servito a farla notare un po' di più. Quindi a farla notare.
Quando si è proposta come «virtuosa» alla batteria, la Rafaeli ha trovato scomode le scarpe di Paciotti che indossava, e se le è tolte. Non le ha rimesse neppure per uscire di scena, facendo scalza tutto il tragitto, lunghissimo, fra il palcoscenico e il camerino.
Anche lì, problemi: all'Ariston cadeva tutto. I camerini del piccolo teatro sono stanzoni, divisi in tre stanze da pareti mobili. Attorno alle 20, un pannello divisorio ha deciso di crollare. E ci sono voluti quattro addetti della sicurezza per tenerlo in piedi, sino all'arrivo degli addetti Rai. Che l'hanno riparato citando scompostamente davanti a Bar non solo Sanremo ma anche tuttigli altri santi del calendario gregoriano.

100 ROSE ROSSE IN CAMERINO
L'unica soddisfazione la modella israeliana l'ha avuta il giorno di San Valentino, quando in stanza si è trovata un mazzo di 100, splendide rose rosse. Sul biglietto c'era solo una sigla: M. B.
Escludendo (per mancanza di prove) Milvio Berlusconi, in ambienti gossipari si sussurra possa trattarsi di un calciatore non italiano. Sai che fantasia. In ogni caso l'algida Refaeli le ha lasciate serenamente lì, nel vaso dove le ha rinvenute. Mancava solo il cellophan. Come una prova sulla scena del crimine.

domenica 17 febbraio 2013

SANREMO 2013, LA FINALE * MENGONI, ELIO E MODA': IL COMPROMESSO FAZIESCO SBANCA IL FESTIVAL

La vittoria di Marco Mengoni, seguito da Elio e dai Modà, è il perfetto compromesso che sta alla base del Festival faziesco e - se vogliamo - dell'opera omnia del conduttore e della sua squadra, da sempre molto abile (pensiamo ad Anima mia) nel mescolare alto e basso. Solo Arbore sapeva fare meglio. Un Sanremo "sinistramente" alto (canzoni in gara, ospiti di gran pregio), con un podio al 66% commerciale, più vicino all'idea di destra canzonettara. La giuria di qualità non ha voluto/potuto prevaricare sul voto fanciullesco (non dico dei bimbiminkia per utilizzare un termine caro agli elii) e tra Mengoni e i Modà ha fatto emergere solo le virtuosistiche Storie Obese, lasciando indietro pezzi che avrebbero strameritato: dall'eccentrico Daniele Silvestri al romanticismo di Annalisa Scarrone, un'altra figlia dei talent che sta crescendo molto bene. Ma anche Max Gazzè e Malika Ayane, l'Ornella Vanoni 2.0, meritavano di più.
Ben diretti da Duccio Forzano, con la sua regia pulita e tecnicamente ricercata, Fabio Fazio e Luciana Littizzetto hanno vinto, dati alla mano, tutte le sere. Sui buoni ascolti non ho mai dubitato, anche perché - in particolare nei momenti di forte crisi e smarrimento - il Paese si è sempre stretto attorno ai propri rassicuranti totem televisivi. E Sanremo è uno di questi. Forse il più kitsch e rappresentativo. La Littizzetto, tra cadute di stile (la sua cifra) e momenti nobili, ha tenuto botta dignitosamente, coniando la migliore definizione di Fazio di sempre: "Una sfumatura di grigio". Un altro colore che, evidentemente, si porta con tutto.


venerdì 15 febbraio 2013

SANREMO 2013, TERZA SERATA * DILAGA LA NOIA (PER FORTUNA ARRIVA AL BANO)

Sanremo, terza serata. La più noiosa. Miss Littizzetto, come una Wanna Marchi qualsiasi, prima intorta il pubblico con un monologo che inanella luoghi comuni sui difetti maschili, poi non riesce a trattenersi, e riprende il suo stantìo rosario di dirty words piazzate a casaccio durante lo show. E l'arrivo di un redivivo Roberto Baggio nei panni di buon predicatore, non aiuta a tenere il ritmo. In compenso, si riesce a mettere sempre più a fuoco la qualità di alcuni pezzi. Dalle migliori (Annalisa Scarrone con "Scintille" e il Daniele Silvestri di "A bocca chiusa"), passando per Malika Ayane ("Niente") e Max Gazzè ("Sotto casa").
Dopo un paio d'ore di show, attendevo l'arrivo dell'ospite Al Bano come un bimbo aspetta i regali sotto l'albero illuminato la mattina di Natale. Stranamente un po' giù di voce ma sempre in palla, la leggenda di Cellino arriva in scena - come sempre - con l'inconfondibile piglio: e adesso scansatevi, coglionazzi, che vi faccio vedere io come si canta. Sembra quasi di sentire in sottofondo il "uacciuani" di Fantozzi quando vince a biliardo contro il megadirettore. Al stranamente dimentica "Nel sole", ma in compenso confeziona con Laura Chiatti e la Littizzetto un medley di pezzi - prima fra tutte "Felicità" - che cantava negli anni del sodalizio con Romina Power. La quale intanto immaginavo fosse a casa, col coltello in mano, intenta ad allargare gli squarci in alcune tele di Fontana. Che è poi una sorta di macumba della cantante-pittrice.


giovedì 14 febbraio 2013

SANREMO 2013, SECONDA SERATA * SPICCANO ELIO, GAZZE', ANNALISA (E LE TETTE DI LUCIANA)

Sanremo, seconda serata. Persa la curiosità per il debutto, il Festival si aggrappa alla musica (strano) e alle presenze femminili. I migliori in scena sono Max Gazze, la sublime follia di Elio e le storie tese (anche se "La canzone mononota" è tecnicamente alta ma come piacevolezza sta parecchi gradini sotto alcuni passati capolavori eliani) e soprattutto Annalisa Scarrone, che a sorpresa arriva in scena con "Scintille", piccolo gioiello di scrittura e interpretazione. Fra le nuove proposte, spicca Renzo Rubino, con "Il postino (amami uomo)". Pezzo interessante e un po' inquietante.
Viste le critiche, Luciana Littizzetto - intelligentemente - riduce non poco il tasso di volgarità messo in circolo nella prima serata, e piazza un godibile duetto con Carla Bruni ("Lei è la première dame, io la première nane") che le restituisce credibilità. Nella prima parte indossa una specie di premaman, ma sotto finale si lancia anche in un ardito decolleté puntellato per il quale pare sia stata allertata anche la protezione civile ligure. Nulla può contro Bar Refaeli, bella presenza un po' incolore, ma almeno ci ha provato. E se la Refaeli suona la batteria (o almeno ci prova) solo perché la Bruni suona il basso (Sarkozy), dietro le quinte pare ci sia stato un incontro fra le tette di Bar, Carlà e Luciana. Hanno parlato a lungo di Spending Review.

venerdì 23 marzo 2012

ROCCO PAPALEO * «RACCONTO I MERIDIONALI CHE NON RITORNANO PIU' AL SUD»

«Il massimo è che ti piace la brutta. Quella che non gli piace agli altri.
E' troppo facile che ti piace la bella, quella con la farfallina. L'ideale
è se alla brutta gli piaci pure tu, perché se non gli piaci, se facciamo a
non piacersi, allora tanto vale che ti piace la bella. Meglio puntare in
alto...».

Il Rocco-pensiero in materia femminile risente di suggestioni festivaliere
ma, apparentemente, sta in piedi. Dopo un Sanremo che l'ha consacrato, Papaleo riprende il suo tour teatrale, «Una piccola impresa meridionale», ed esce con un album intriso di poesia e minimalismo: «La mia parte imperfetta». Rocco dal vivo è un piccolo Guareschi lucano, volutamente
sgrammaticato, in bilico fra il jazz di «Stormy Weather» e monologhi su «pane e frittata» di mammà; fra tanti «A me mi» e la consapevolezza di scrivere canzoni «che non risolvono problemi sociali, ma se non altro non li creano».


Rocco, perché ha avuto successo a Sanremo?
«Non lo so, me lo deve dire lei, l'ho chiamata apposta anche per capire
perché mi abbiano convocato».
Forse perché là in mezzo era un corpo estraneo?
«Ero me stesso e ho liberato il fanciullino, in quella dimensione
carismatica del più grande show italiano».
A volte sembrava guardarli come se fossero pazzi...
«Pazzi no, ma nevrotici sicuramente. Soprattutto gli autori. Il Festival
visto da dentro sembra una cosa ingovernabile: un alveare con milioni di
api sul miele. E spazi minuscoli: l'Ariston sembra enorme, ma è
piccolissimo. Nel backstage, i cantanti stanno ammassati in un metro e
mezzo».
Un'immagine che le resterà nella memoria.
«Nina Zilli che aveva le mani sudatissime per l'emozione; la prima sera,
dietro le quinte, le ho dato il loden 'tecnico' che indossavo in scena per
asciugarsele. E' diventato un rito: ogni sera teneva quel loden tra le
mani».
Si ricorda chi ha vinto?
«Certo: Emma, Arisa e Noemi» (senza esitazione, Ndr)
Complimenti. La maggior parte della gente dopo due settimane non ricorda
più il podio. Buio totale.

«Succede perché al Festival si parla troppo di altro e poco di canzoni.
Troppo di farfalline e Celentano e poco di musica».
Ci tornerebbe?
«Forse, ma devo prima digerire dopo l'indigestione».
A Sanremo ha conosciuto Lucio Dalla.
«Uno dei miei miti. Ci siamo parlati e detti cose bellissime che non
racconterò mai».
Più efficace lei, o Geppi Cucciari?
«Geppi. In fondo io ho avuto cinque serate per lasciare il segno, e lei
solo una per essere subito meravigliosa».
Condurrebbe un programma da solo? Ha un'idea nel cassetto?
«Mai dire mai. L'idea ce l'ho e so anche che forse oggi me la farebbero
realizzare».
Sarebbe?
«Una cosa nuova, che ha che fare con la musica e l'intrattenimento
profondo, ma sono cauto perché non vorrei che qualcuno la anticipasse. Se
fosse, prometto che 'Sorrisi' sarà il primo a sapere».
Il successo a 53 anni è difficile da gestire?
«Più facile che a 43, 33, 23 e infinitamene meglio che a 13».
Un po' tardino, no?
«Bisogna vedere che cosa si intende per successo: ora sono ai piani alti,
ma da quando iniziai col teatro, in realtà, non ho mai smesso di lavorare.
Poi ci sono stati Classe di ferro in tv e i film con Pieraccioni. La fame,
insomma, non l'ho mai fatta».
Era in un sottobosco privilegiato?
«Sì, mi piace molto questa definizione».
Che cosa si è regalato con il cachet di Sanremo?
«Inizio a porre le basi per comprarmi una casa a Roma. Ho un figlio, un'ex
moglie e vivo in affitto da una vita. Però di recente ho visitato Torino.
E un domani, quando mio figlio non mi si filerà di pezza, mi piacerebbe
trasferirmi là».
Come definirebbe questo spettacolo, «Una piccola impresa meridionale»?
«Siamo noi del Sud, che sogniamo in fondo il riscatto della nostra terra,
e il nostro personale. Andiamo a cercarlo altrove, e quando (e se) lo
troviamo, poi non torniamo più. Ma ripensiamo sempre a quegli odori, alle
atmosfere, che raccontiamo. Sarà anche il titolo del mio prossimo film da
regista dopo 'Basilicata coast to coast'».
Ce lo racconti.
«Inizierò a girarlo ad agosto. E' la storia di un gruppo di persone
problematiche che si ritrovano insieme in un vecchio faro in disuso.
Decidono di ristrutturare il faro, e intanto ristrutturano anche le
proprie vite».
E dal 23 marzo sarà al cinema anche come coprotagonista, con Luciana
Littizzetto, di «E' nata una star?».

«Sì, ma non ne posso parlare perché sennò sa come sono fatti gli uffici
stampa: se la prendono».
Il cd, invece, si intitola «La mia parte imperfetta». Qual è?
«Gli occhi, la mia miopia. Guardare il mondo attraverso fondi di
bottiglia. Le nostre parti imperfette sono quelle che dobbiamo imparare ad
accettare e usare. Possono uscirne cose molto belle».
Chi sono i tre più grandi attori italiani viventi?
«Sergio Castellitto, Fabrizio Bentivoglio ed Ennio Fantastichini».
Lei sul podio non c'è?
«Io non sono neanche tra i primi 10».
E fra le attrici?
«Giovanna Mezzogiorno, Margherita Buy – nome un po' ovvio ma abbattiamo
questa barriera - e Giuliana Lojodice, che mi sono regalato fra gli
interpreti del film di cui le parlavo prima».
Quando torna al paese prende ancora la corriera per andare al mare?
«No, ma a Roma prendo sempre la metropolitana. Dopo Saremo ho smesso, ma
conto di riprendere. E poi, tutta questa fama dov'è? L'altra sera ero a
Milano in un locale sui Navigli, e l'unica che mi ha riconosciuto è stata
una ragazza che ha voluto l'autografo. Problemi di ordine pubblico,
sinceramente, non ne ho visti».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

giovedì 17 novembre 2011

MICHELLE HUNZIKER * «RIFIUTAI DI CONDURRE IL GRANDE FRATELLO, MA ANDRO' SU RAIUNO»

Michelle Hunziker, tentiamo un primo bilancio della sua carriera?
«Oggi, grazie al mio show teatrale, “Mi scappa da ridere”, mi sento davvero a una svolta. Lo sto portando in giro da quattro mesi, ne sono felice, ed è una palestra vera e dura, sento di farmi il mazzo ogni giorno per qualcosa».
Per che cosa?
«Per uno show tv in prima serata che Raiuno mi chiede di fare da alcuni anni, ma ho sempre rifiutato perché non mi sentivo pronta. Non ho mai condotto un varietà da sola. Ora forse è il momento di accettare quella proposta, datemi ancora un anno o due di tempo. Faccio tele da 15 anni, bisogna stare per un po’ tra le scatole alla gente, prima».
Come lo immagina, questo varietà?
«Ben provato, con tutti i tempi a disposizione e i soldi che ci vorranno per fare un progetto con tutti i crismi. Ha presente il glorioso “Milleluci”?».
Una cosetta da niente…
«Eh, ma con Ballandi pensiamo a qualcosa del genere... Prima però deve passare questo momento di transizione e di crisi per la tv, in cui si rischia poco o niente».
Da quanto tempo fa spettacolo?
«Da 18 anni e ora ne ho 34, ma in tv sono stata sempre molto protetta, ho fatto tanti programmi forti e protetti, lo ammetto, da “Zelig” a “Striscia”, che riprenderò a gennaio con Greggio. Era ora di fare qualcosa a teatro esponendomi senza rete».
E adesso si sente in condizione di fare il Fiorello in gonnella…
«Non farei questi parallelismi. Fiore è un uomo e ha 50 anni, io donna e ne ho 34. I ruoli maschio-femmina in tv sono sempre un po’ diversi. Dalla donna ci si aspetta che intrattenga e accolga. L’uomo invece tira la carretta…».
Ha vita più facile?
«Non ho detto questo. Solo ruoli tradizionalmente diversi».
Qual è stata la platea meno facile?
«Forse, paradossalmente, Napoli. Gente molto attenta, che applaude alla fine. E lì gli show comici in genere funzionano meno. Al Nord sento più risate immediate. Dal 10 al 20 novembre approderemo al Sistina, a Roma. Poi Bari, Brindisi, Caserta…».
A 34 anni non è un po’ presto per fare uno spettacolo autobiografico?
«È intimista, non autobiografico. Se lo fosse durerebbe sette ore. È un dialogo che porto avanti con il pubblico… Anche Loretta Goggi ha fatto cose simili».
Qual è stata la difficoltà maggiore, nel realizzarlo?
«Non era un classico - quelli più o meno funzionano sempre – ma una cosa fatta ex novo. Quindi abbiamo dovuto partire da zero. È più rischioso».
Continua anche con la tv in Germania?
«Sì, con “Wetten Dass”, e abbiamo anche altri progetti in maturazione, ma quelle sono cose tedesche».
Ormai è una showgirl formata, sempre sulla cresta dell’onda. Ma non sente un po’ il fiato sul collo delle nuove leve?
«No, è un problema che non mi pongo. Ognuna ha la propria personalità e unicità. Io sono competitiva, abituata a combattere, ma per le mie cose. Con le donne di solito faccio squadra. Da anni sogno uno spettacolo con la Cortellesi, e lei con me. Ma stimo anche Ventura, Marcuzzi, Littizzetto».
E una cosa con la De Filippi? Due primedonne, ma così diverse…
«Un programma con Maria? Certo, magari. È anche lei una “workaholic”, una dipendente dal lavoro, come molte di noi. Ottima autrice, e sul palco le nostre differenze funzionerebbero».
Sua figlia Aurora ha manifestato il desiderio di fare spettacolo?
«No, credo che farà tutt’altro, nella vita. Per ora frequenta una scuola internazionale ed è cresciuta bilingue: italiano e inglese».
Lei ha mai depositato un suo format?
«Quello di questo show è il primo, visto che ho contribuito a scriverlo. Ma in passato no, non mi è mai successo».
Saprebbe fare l’autrice?
«Non ci ho mai pensato. Anche quando faccio “Striscia” ho le mie idee, ma senza per questo dover per forza pretendere di firmare. Quando sparo alcune delle mie scemate con Greggio, non c’è niente di scritto. Ognuno in definitiva è sempre anche un po’ autore di se stesso…».
Mai pensato di smettere?
«Mai, questo lavoro è la mia passione e la mia vita».
Se le proponessero uno show con il suo ex marito, Eros Ramazzotti?
«L’ipotesi che sta facendo è la cosa meno probabile in natura, ma nella vita mai dire mai: se fosse, farebbe un botto unico».
Lui accetterebbe?
«Non lo so, forse. A patto di cantare solo mentre io conduco».
Chiaro. Oggi nello spettacolo italiano conta più il talento o un buon agente?
«Sempre e da sempre il talento. Il buon agente ti può dare qualche occasione, ma senza il talento ti fermi subito dopo. Non credo sia mai andata diversamente».
Le hanno mai proposto di condurre un reality?
«Il “GF”, qualche anno fa, ma rifiutai. Non li amo, non ci credo, non li considero vicini al mio modo di essere. Non potrei mai condurne uno».
Sono davvero in crisi?
«Ho letto del calo degli ascolti del “Grande Fratello”, e dopo tanti anni di messa in onda ci può stare, ma il problema, ragazzi, è complessivo: la tv ha perso il 16-17% del suo bacino d’ascolto, che ormai è frammentato. Sono dolori per tutti».

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2011)


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