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lunedì 25 maggio 2020

TORNA ARBORE MA IN VERSIONE "STRIMINZITIC"

Il ritorno in video di Renzo Arbore su Raidue con Striminzitic.
STRIMINZITIC SHOW è il nome del nuovo atteso programma con cui Renzo Arbore è pronto a tornare su Rai2. Si tratta di 21 puntate in tutto. La prima è lunedì 8 giugno in prime time. Poi, le successive 20 andranno in onda in seconda serata, dal lunedì al venerdì a partire dal 9 giugno.

Ugo Porcelli, storico autore di Renzo, e il suo amico musicista Gegè Telesforo, hanno finalmente convinto Arbore a mettere mano al suo archivio personale. Ed è così che il vero collante delle 21 puntate sarà proprio il racconto in maniera sorridente e aneddotica dei filmati della tv d’autore ma anche dei momenti più belli e curiosi della carriera dello showman. Arbore è anche un frequentatore della rete da cui recupererà, di puntata in puntata, preziosità della tv di ieri fino ai nuovi talenti di oggi. Il Master of Ceremony delle serate tv sarà Gegè Telesforo, musicista, compositore ma soprattutto abile improvvisatore della parola, grazie alla frequentazione con Arbore da cui è scaturito un inevitabile affiatamento.
 

 I programmi di Arbore sono rivolti a tutti, ma principalmente allo “scelto pubblico”, che lui chiama alla vecchia maniera, cioè agli spettatori già inclini all’ironia e all’allegro non-sense dello stile arboriano. 
STRIMINZITIC SHOW è un programma di Renzo Arbore, Ugo Porcelli, Giovanna Ciorciolini, GianLuca Santoro, Gegè Telesforo. Regia di Gianluca Nannini.

 

 

venerdì 20 gennaio 2017

«CAVALLI DI BATTAGLIA» DI GIGI PROIETTI * LO SPETTACOLO CON LA P MAIUSCOLA

Gigi Proietti
Se ti sei perso sabato scorso la prima puntata di «Cavalli di battaglia», il Best Of di Gigi Proietti, in prima serata su Raiuno dal Teatro Verdi di Montecatini Terme, domani sera (è un consiglio che viene dal cuore) hai modo di rifarti con il secondo appuntamento.

È una straordinaria cavalcata tra le perle del repertorio di un gigante del palcoscenico, che si apre con le note dolcissime di «Te vojo dì» (che risentirei milioni di volte), brano strappacòre che sta tra l'avanspettacolo e Nicola Piovani. A seguire, una passerella di sketch immortali e ospiti che, anche loro, distillano il meglio della loro carriera. Sabato c'era Claudio Baglioni
Un modo per scoprire all'opera anche la brava figlia di Gigi, mescolata al cast, e la generosità di un grande che dà spazio anche ai volti nuovi. Come quello di Francesco Cicchella, che la scorsa settimana ha dato vita al più bel numero della serata: una esilarante parodia dei virtuosismi da palco di Massimo Ranieri. 
«Cavalli di battaglia» è una full immersion da vero servizio pubblico nello spettacolo di qualità sopraffina, quello che - ahimé - non c'è più, confuso in un mare di tv senza un briciolo di talento.
Tra gli ospiti, domani, ci sarà anche un altro pezzo d'argenteria: Renzo Arbore. Sia Arbore che Proietti mi hanno fatto l'onore di comparire, raccontando alcuni divertenti aneddoti inediti, nel mio libro «Il peggio della diretta», da poco uscito per Mondadori Electa e ora anche in formato e-Book. I momenti imbarazzanti della loro straordinaria carriera sul palcoscenico finiti nero su bianco, per i cultori del genere.

venerdì 16 dicembre 2016

RENZO ARBORE NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * TUTTI I MIEI IMBARAZZI VISSUTI SUL PALCO

Renzo Arbore
Renzo Arbore è uno dei padri fondatori dello spettacolo italiano. Figura carismatica e imprescindibile, sin dai tempi radiofonici di «Alto Gradimento», insieme con Gianni Boncompagni. Per questo quando ha accettato di raccontare alcuni suoi momenti di imbarazzo o di impasse, situazioni bizzarre e inedite vissute dietro le quinte di una carriera straordinaria nel mio libro «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa), ero al settimo cielo.

Renzo è uno dei 50 big dello spettacolo italiano che parlano in prima persona in quest'agile volumetto, mettendosi a nudo con sincerità. L'uomo di «Indietro tutta» e «Quelli della notte», lo svecchiatore della Rai televisione grazie a «L'altra domenica», si sofferma soprattutto su alcuni scherzi fatti ai danni di amici musicisti, e alcune esperienze di tournée all'estero (come in Russia, accompagnato da Adriano Aragozzini) con la sua Orchestra italiana. Il foggiano che è diventato simbolo della napoletanità (o dell'italianità) nel mondo ha messo a segno un altro grosso colpo, sgranando una serie di chicche a beneficio dei suoi fan. 
«Il peggio della diretta» si trova in libreria e nei principali store on-line, come Amazon.

giovedì 20 gennaio 2011

«CHE BELLA GIORNATA» * CHECCO ZALONE, ANTIDOTO LOW COST PER QUESTA ITALIA

Quel buon diavolo di Checco (Checco Zalone) sogna di fare il carabiniere, ma viene bocciato a ogni selezione. Un cardinale (Tullio Solenghi) amico di famiglia lo piazza a fare la security in cima al Duomo di Milano. Purtroppo l'obiettivo sensibile Madonnina viene tenuto d'occhio dalla graziosa musulmana Farah (Nabiha Akkari) e dal di lei fratello, decisi a farla saltare in aria. L'unico modo per riuscirci è concupire Checco, che ci casca come un pollo. Segue pellegrinaggio in Puglia, per presentare la bella pulzella ai parenti. Per la festa in piazza viene sequestrato Caparezza.

Trama esilissima e packaging sottocosto (era meglio il precedente «Cado dalle nubi») per la divertente commediola campione d'incassi che ha già battuto «La vita è bella» di Roberto Benigni. La fortuna del moderno terrunciello Zalone è che non promette niente più di quel che dà: risate, sogghigni e sorrisi che provano a farti dimenticare per 97 minuti l'Italia in cui stiamo vivendo. 
Facebook, ossessioni alqueadiane, sentimentalismo spicciolo, la difficoltà di trovare lavoro. Si ironizza, con estrema semplicità, su tutto. Zalone - strategicamente - offre una doppia lettura di sé: quella per il popolino, che può persino riconoscersi in lui, e quella per chi è più colto e coglie ironie e sfumature. «L'amore è quando ti diventa grosso», «L'amore è quando lei ti dà la...», canticchia Checco nella colonna sonora. Giocando su quella lieve, esaltante volgarità in rima baciata che sta fra Renzo Arbore e Amando De Razza.

mercoledì 29 dicembre 2010

RENZO ARBORE * «LA TV DI OGGI? È TROPPO PROVINCIALE»

A casa di Renzo Arbore ci sono 40 gradi percepiti. E da segrete controsoffittature partono a tradimento lame d’aria assassine. «Spendo un patrimonio in riscaldamento, ma mi piace avere questo clima tropicale: di norma giro in canottiera. Mi crescono anche le unghie più in fretta, come d’estate».
Al quarto piano, luminosa zona giorno partenopea con festoni e reliquie fra la Louisiana, Harlem e Posillipo. Alle spalle, cucina «Indietro tutta» (un pezzo della scenografia originale) con finestra-armadio incassata e aperta sul Vesuvio. Il mare da cartolina ogni 10 secondi cambia colore. Da non perdere, in bagno, la tavoletta copri-water tempestata di conchiglie. Al piano superiore, attico per l’estate (il tetto è scoperchiabile) e zona ospiti: ingresso-soggiorno e ufficio; ampia terrazzatura con manto erboso in Pvc e Jacuzzi. In «zona Brasile», stanza da letto «delle Madonne», corredata di immagini sacre e profane carioca, e toilette degli ospiti. Sul davanzale, vaso con fiori finti che danzano al suono di «That’s Amore». L’intervista la facciamo davanti alla miniatura di un Babbo Natale che si piega a 90 gradi, smoccola e produce rumorose puzzette sul fuoco per far sciogliere più in fretta l’amico pupazzo di neve. Chi ha escogitato questa, forse, è in galera.

Arbore, come definirebbe casa sua, un reliquiario?
«Un campionario di prodotti della fantasia umana. Ho la più grande collezione di oggetti in plastica d’Italia, già promessa a un museo».
Shopping compulsivo?
«È un mio limite, ovunque mi trovi nel mondo. Leggo le guide di turismo prima dei quotidiani. Ma oggi è dura».
In che senso?
«Negli Anni 80 si trovava strana oggettistica di ogni tipo. Ora, più selezionati lavori di design. I balocchi mi tengono bambino».
Arbore spettatore. Che cosa pensa del «Grande Fratello»?
«Non amo i reality in genere: da autore, mi affascina la loro tecnica televisiva, il prototipo, ma non ne condivido i contenuti. Ho anche inventato cose sulle quali altri campano».
Qualche titolo.
«“L’altra domenica” fu il primo rotocalco della nostra tv, con qualche provocazione. Il talk-show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, “Speciale per voi”. Ho fatto il primo programma nostalgia: “Cari amici vicini e lontani”. Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?».
Parecchi.
«E non parliamo di “Quelli della notte”. Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi?».
Dica.
«Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, il dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore. Come “Telepatria International”».
C’è meschinità, insomma.
«È una tv, scusi il termine ma non è sostituibile, “paracula”. Fatta da gente che si trova nelle redazioni studiando l’attacco o la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Per carità, ci ho giocato anch’io…».
Quando?
«Mostrai un seno nudo a “L’altra domenica”. Ma io la tv la sprovincializzavo. Oggi è molto provinciale».
Non mi dica che non apprezza almeno il trash de «L’isola dei famosi»…
«La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone».
Il fenomeno Saviano?
«Dimostra che un’altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la “sua”, si potrà obiettare. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo. E di calcoli in video se ne fanno troppi».
Per esempio?
«Ti chiamano per farti parlare dei Beatles e poi invitano anche il fan dei Rolling Stones che ti attacca, per creare la lite».
Quale tg guarda?
«Il Tg La7 di Enrico Mentana. Un tg deve essere condotto da persona riconoscibile e affidabile. Fu la fortuna di Emilio Fede e Piero Angela»
Se e quando verrà il Federalismo, lei espatrierà?
«Dipende da che tipo di Federalismo. Non sono contrario a un Federalismo sano. Se invece vogliono dividere l’Italia o turbarla,  non ci sto. È un Paese unico».
Quando vede Mara Venier che conduce «La vita in diretta», che cosa pensa?
«Che è diventata brava. E che è stato ingiusto tenerla per tanto tempo lontana dal video. Ne è patita. Credo abbia sofferto molto».
Mariangela Melato è stata il suo amore più grande?
«Sì, non siamo stati sposati, ma è come se lo fossimo. Siamo ancora molto legati. Ma di queste cose non parlo: per questo sono diverso da quelli dei reality».
Confessi, lei ha paura dell’Auditel.
«Sì, lo ammetto, ha rovinato tutto. Ma sono in buona compagnia: anche Fiorello la pensa così. Ora però in tv ci sono».
Dove?
«Giovedì in prima serata su Rai 5: “…A lunga durata”. I miei show commentati da alcuni ospiti illustri e poi da me con Elio e le Storie Tese che mi prendono in giro. E su Rai International “Oggi qui, domani là”. Poi preparatevi per il 2011».
Perché?
«Faccio vent’anni di Orchestra italiana. Qualche scintilla ci sarà».
Non teme che si possa dire: ecco, arriva Arbore con la “solita” Orchestra italiana?
«Mannò, giriamo l’Italia e il mondo: 60-70 serate l’anno. Ed è sempre un trionfo. L’Orchestra italiana dà da mangiare a 35 persone. Una media azienda».
Quanto fatturate?
«Queste cose non le so, ma costiamo molto. Non sono uno che mette lì quattro musicisti in jeans… E questo va a scapito del mio cachet. Pazienza».
Sì, ma come può un foggiano Doc diventare portabandiera di Napoli nel mondo?
«Figurarsi. Mia madre è napoletana, mio fratello è nato là, io ci ho vissuto sette anni, conosco a menadito tutto il repertorio napoletano…».
Furono alcuni musicisti partenopei, a polemizzare…
«Nasce tutto da una vendetta. Alcuni mi chiesero di collaborare, e non accettai. Come mi disse Carosone: “È pecché nun l’hanne fatt’allòro, l’orchestra napulitana”».
Natale qui da solo?
«Natale qui con gli amici di sempre, da Gianni Boncompagni in là. È un rito immancabile».
Arbore senatore a vita. Ci può stare?
«Non ho ancora l’età».
Il suo epitaffio.
´Fa gli scongiuri) «“Da grande voleva fare l’artista”. Abbiamo finito?».
Sì, perché?
«Ho la filippina che mi va via alle due. Sa, sono così precise…».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)

sabato 20 novembre 2010

DIGITALE TERRESTRE, CONCORRENZA SPAZIALE * RAI VARA "RAI 5", MEDIASET PARTE CON "MEDIASET EXTRA"

Inizia a diventare serrata la concorrenza fra i due poli anche sul fronte del digitale terrestre. Proprio mentre la Rai, il 26 novembre, fa debuttare Rai 5 (molte le star-starter della nuova avventura: da Kledi Kadiu a Renzo Arbore, passando per Elio e le Storie Tese, Benedetta Mazzini, Omar Pedrini, Gualtiero Marchesi e Philippe Daverio) spegnendo il segnale di "Rai Extra", Mediaset non sta a guardare e lo stesso giorno vara "Mediaset Extra". In chiaro fra le proprie proposte. E' evidente - anche dalla provocazione onomastica - che si tratta di una risposta colpo su colpo. Ma mentre Rai 5 dovrebbe puntare più su materiale autoprodotto e novità, Mediaset Extra si candida a diventare un bignami del già visto, possibilmente di recente, nei palinsesti di Canale 5, Italia 1 e Retequattro.

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