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mercoledì 22 novembre 2023

POSTEGGIA NAPOLETANA * DIANA E CLAUDIO: LI CERCHI SUL WEB E TE LA PORTANO A CASA (OVUNQUE)

I salernitani Diana Ronca e Claudio De Bartolomeis. Sono sposati e portano in giro per l'Italia, su commissione, i loro spettacoli di posteggia napoletana.

Se volete dissetarvi con una spremuta d'amore in questi tempi aridi (soprattutto alle luci della cronaca), le prossime righe fanno per voi. Portabandiera del più nobile tra i sentimenti sono due musicisti salernitani: Diana Ronca, 57 anni, e il marito Claudio De Bartolomeis, 58. "Siamo insieme da 40 anni e sposati da 32 - dice Diana, che è diplomata in pianoforte ma fa prevalentemente la cantante -, e lui è stato non solo l'unico uomo che abbia avuto, ma anche l'unico che abbia baciato". Già così basterebbe per far piovere nuvole di zucchero filato. Ma a Diana e Claudio (batterista che attualmente si dedica alla chitarra) tutto questo non basta: vanno in giro per l'Italia e il mondo, se occorre, a cantare serenate su commissione. E le prenotazoni fioccano, attraverso i canali più disparati: dalle amicizie al passaparola, ma anche tramite Whatsapp; per non parlare del web, che presidiano con una pagina Facebook che porta il loro nome, e due siti: claudioediana.it e posteggianapoletana.it.

Già, la posteggia. I nostri, che esordirono nei piano bar campani e sul palco grazie alle 40 date di un tour di Pupo del 1987, sono in realtà posteggiatori. Niente a che vedere con i parcheggi: la posteggia a Napoli è non solo l'atto di approcciarsi a una ragazza, ma anche una performance musicale di due-tre musicisi che intrattengono i clienti ai tavoli di un ristorante cambiando ogni volta posto, appunto. E dal momento che un gruppo di musicanti partenopei senza un mandolino è come Gigi Marzullo senza il parrucchiere (qualcosa non torna), a volte Claudio e Diana lo reclutano, nella persona di Massimiliano Essolito.
Ci si campa? "La risposta è sì - spiega Diana -: facciamo molte esibizioni, e ogni classica serenata la notte prima del matrimonio sotto il balcone dell'amata o dell'amato, circa 20-30 minuti, costa al cliente quanto un bellissimo mazzo di fiori, salvo eventuali spese di trasferta. Eppure tutti, quando raccontiamo il nostro mestiere, ci chiedono: "Sì, ma... Il lavoro vero?". Che è poi anche il titolo del nostro libro autoprodotto. Lo spediamo su richiesta".
Tanti sono stati gli incontri con personaggi noti. "Ci invitarono per una festa di compleanno davanti a 20 persone, e il festeggiato era Roberto Murolo, che ne compiva 87. Lui cantò con un filo di voce. Cercammo di zittire la platea ma disse: "No, sì mme vonno sentì, stann' zitte", e poi si complimentò con noi definendoci "Ambasciatori della posteggia napoletana nel mondo". In realtà facciamo anche qualcosa di Pino Daniele e Tu sì na cosa grande di Modugno, tra i pezzi moderni. Una volta ci chiesero Il cielo in una stanza, che eseguimmo anche perché fra gli ospiti c'era Gino Paoli". Amici di Catena Fiorello, già nel radar di Maurizio Costanzo, Claudio e Diana non si negano neppure per serate di gala e presentazioni di libri (Franco Di Mare e il regista Duccio Forzano). Ma il piatto forte, si diceva, sono le serenate. Lo scorso anno si sono esibiti per Vincenzo Abbagnale e la sua futura sposa sulla scalinata del Duomo di Amalfi, che rifletteva pallide luci sotto una pioggia leggera. E in un'altra occasione erano sul Corso, a Gaeta, mentre il futuro sposo si presentò su un cavallo bianco, accompagnato da altri due perfettamente addestrati che danzavano ritmicamente al suono delle loro canzoni. "In pieno luglio - continua Diana - una coppia di irlandesi ci fece esibire sulla scalinata di Piazza di Spagna piena zeppa di gente. Finì con mille richieste di turisti che non ci lasciarono più andare via, credendo forse ci avesse messo lì il Comune. Altri due fidanzatini a Positano ci incontrarono 'per caso' sulla sabbia mentre camminavano romanticamente mano nella mano sul bagnasciuga. E fu lei a fare la sorpresa a lui. Durante la triste pandemia un signore di Milano ci ingaggiò per fare la serenata alla moglie su Skype. Ma adesso va molto anche un'altra occasione: farci esibire quando si chiede la mano della sposa. A Castellabate, in agosto, si trovò in vacanza la ragazza di lui, che ufficialmente doveva restare per lavoro in Germania, dove vivevano. Girando con un'amica in piazzetta si accorse che su un maxi-schermo venivano proiettate immagini della loro storia d'amore. A un certo punto spuntò a sorpresa lui con l'anello e si mise in ginocchio davanti a lei, mentre noi suonavamo".
Il fatto che si pascoli in pieno Stranamore (lo storico programma) è suffragato infine dalle immagini di questo servizio, scattate a Verona, sotto il balcone di Giulietta. Claudio e Diana sono stati ingaggiati per l'addio al nubilato di Miriana Palomba, insegnante di 30 anni di Angri che il 24 luglio a Caserta si sposerà con il fidanzato Andrea Montella. "Siamo insieme da ben 15 anni. Questa sorpresa incredibile me l'hanno organizzata mia sorella Dalila e altre tre amiche: era prevista una caccia al tesoro a Verona - ho indossato il velo da sposa tutto il giorno - e il premio finale avrebbe dovuto essere salire sul balcone di Giulietta. Mi trovavo in fila con altra gente; improvvisamente mi hanno dato la precedenza e mi sono affacciata, mentre sotto urlavano: "La sposa, la sposa!" e Cladio e Diana hanno iniziato a cantare Anema e core. Difficile spiegare l'emozione immensa che ho provato, mentre una folla guardava e scattava foto con gli smartphone. Il paradosso è che il mio fidanzato è anche violinista e avrebbe potuto suonarla lui, la serenata!".

(DAL SETTIMANALE GENTE - GIUGNO 2023)


lunedì 2 dicembre 2019

COSTANZO CONTRO IL D'URSO STYLE: «È TELEVISIONE? NUTRO SEMPRE PIÙ DUBBI»

Maurizio Costanzo e Barbara D'Urso.
Nella sua rubrica settimanale sul quotidiano Libero, «Buona Tv a tutti», il sempre cauto Maurizio Costanzo ha sparato ieri una bordata alzo zero contro la televisione di Barbara D'Urso. Un colpo secco e sferzante. Ecco a seguire la testuale riflessione del conduttore del Costanzo show:

«Ho sentito Barbara D’Urso annunciare in televisione che in una prossima puntata del suo programma, sarebbe stato ospite un giovanotto di ventidue anni, desideroso di fare l’amore con Lory Del Santo o con Carmen Di Pietro, e quest’ultima ha accettato. 
Mi è venuto un senso di smarrimento e anche di malinconia. Non bastava Sgarbi che duellava contro Vladimir Luxuria, adesso abbiamo anche il giovane «in calore» che propone le sue preferenze. È televisione? Nutro ogni giorno sempre più dubbi».

Una presa di posizione, quella di mister «Buona camicia a tutti», che assume maggior valore simbolico proprio perché viene non solo da un personaggio storico del piccolo schermo, ma anche da un volto che da sempre lavora per casa Mediaset, e che spara su un prodotto (anzi, su una serie di prodotti, visto che contesta in generale il metodo televisivo) dell'azienda per cui lui stesso realizza contenuti. È l'inizio di una guerra interna, una baruffa, oppure la semplice contestazione su uno stile di programmazione, o l'assenza di uno stile?

Ieri non è stata una buona giornata per la conduttrice di «Domenica Live», «Pomeriggio 5» e «Live - Non è la D'Urso». Contro di lei e contro un altro giornalista di punta di Mediaset si è scagliato anche l'ottimo Nanni Delbecchi, critico televisivo de Il Fatto quotidiano. Ecco la riflessione di Delbecchi: 
«Non servono quote rosa, servono quote di competenza alla peggior televisione italiana di sempre, ai talk ormai in piena deriva trash, dai guantoni di Mario Giordano alle colonscopie di Barbara D’Urso».

lunedì 19 settembre 2011

BELEN RODRIGUEZ * NON POTEVA NON FINIRE A «ITALIA'S GOT TALENT»

Non poteva andare a finire diversamente: Belen Rodriguez, la donna del momento, e «Italia’s Got Talent», l’ultima macchina da guerra uscita dall’officina televisiva di Maria De Filippi, non potevano non intrecciare i propri destini. E «Sorrisi» è già in grado di mostrarvi i primi frutti del lavoro sul palco della showgirl argentina, inserita nel cast del programma, in onda su Canale 5 dall’inverno prossimo. Complice l’uscita di scena di Geppi Cucciari, impegnata su La7 col suo quotidiano «G’Day», all’altro conduttore, Simone Annichiarico, viene affiancata la sensuale Belen. Invariata, invece, la composizione del tavolo dei giudici, dove oltre alla stessa De Filippi figurano anche Gerry Scotti e il discografico Rudy Zerbi. «Italia’s Got Talent» è tratto dal format inglese «Britain’s Got Talent» ed è prodotto da «Fascino», società che fa capo a Maurizio Costanzo e alla padrona di casa di «Amici» e «Uomini e donne». La prima edizione è stata vinta dalla cantante lirica Carmen Masola, e la seconda dal pittore Fabrizio vendramin. Belen Rodriguez, intanto, scalda i motori co-conducendo l’undicesima edizione di «Colorado» su Italia 1, insieme con Paolo Ruffini.


(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

giovedì 18 agosto 2011

«MAURIZIO COSTANZO SHOW» * UNA SERATA AL TALK PIU' FAMOSO D'ITALIA

Aò, che sei, 'ncefalitico?, mi urla nel padiglione auricolare una non meglio precisata «sora Rosa», dopo che le ho inavvertitamente pestato l'alluce nel bel mezzo di una coda che neanche al derby Roma-Lazio. Non è un ammasso umano senza meta: sono le 18,30 di un lunedì qualunque e mi trovo di fronte al Mito, sulla digradante scalinata d'ingresso del teatro Parioli, dove da tre lustri si consuma quotidianamente il tele-rito pagano del Maurizio Costanzo show. Niente pass, nessun contatto speciale. Sono lì come tanti altri, con un semplice invito chiesto alla redazione, voglioso di sedermi su quelle leggendarie poltroncine in simil-velluto rosso. Già, perché un tempo, quando ci si trovava in gita a Roma, le tappe obbligate erano San Pietro, il Colosseo e Piazza di Spagna. Oggi prima si cerca un posto al Costanzo show, tanto è gratis e chi s'è visto (in tv), s'è visto; poi, se avanza tempo, si fa anche un salto dal Papa... Ma torniamo in coda, sudati come Bonolis: la calca di fronte ai tre ingressi di smistamento è notevole. C'è il settore C, quello dei gruppi, che vede scatenarsi gli occupanti di un pullman da Ancona. Il B e l'A sono invece per i possessori di biglietti d'invito e per i riservati. Le file sono pressappoco della stessa lunghezza, ma nessuno varca la soglia. Che succede? «C'è stato un errore: sono stati distribuiti più inviti dei posti a disposizione. Ora purtroppo la sala è già piena, ci spiace...». La folla è quasi in tumulto, ma nessuno si arrende. Avverto solo un lieve disappunto misto a impotenza, però mi consolo: sono lì da appena 30 minuti e l'ora X sta per scattare, ma c'è chi giura di essere sul posto dalle 16,30. Dormiranno in sacco a pelo quei tanti senza biglietto che speravano (illusi) di accomodarsi in extremis? Domande senza risposta. Ma l'elenco degli ospiti è ghiotto, e spiega la ressa. Inutile dire che chi è fuori provvisto di regolare biglietto ingaggia una gara olimpica di improperi. Se avessero davanti Costanzo in persona, probabilmente gli tirerebbero il collo. E non è detto che a lui non faccia piacere. Anche la sora Rosa, 65 anni o giù di lì, stazzonata, col piede gonfio e un trucco che somiglia più al monoscopio che non a una rifinitura di Dalla Palma, ha perso la pazienza: «Che sòla!», sbotta. Poi tira verso di sé un'amica prendendola per il braccio, come folgorata da un'illuminazione, e la porta fuori dalla marea umana. L'arzilla signora in realtà ne sa una più del diavolo, e vuole attaccare direttamente la porticina d'ingresso laterale, quella riservata agli artisti e agli ospiti sul palco. Sono pochissimi i temerari che osano tanto. Le signore devono vedersela con un robusto uomo della security che ha l'aria di conoscerle benissimo e difatti le tratta come avanzi di galera. Segue un fitto botta e risposta italian-romanesco che si conclude con una lucida analisi corale della sora Rosa: «Ma annatevene a morì ammazzati, li mortacci vostri...». Ci provo anch'io, ma il caro, vecchio tesserino rosso serve a poco. Attendo con impazienza sulla porta sperando in un miracolo. Dopo qualche minuto passa una delle due responsabili dell'ufficio stampa, alla quale mi presento, rimediando il posto in una prima fila laterale. Mancano pochissimi secondi all'inizio del programma e mi guardo attorno: visto in tv il Parioli sembra gigantesco, invece è un teatro piccolissimo. E pensare che ha fatto un bene enorme a centinaia di guitti, fenomeni e scrittori.

(IL GIORNALE - LUGLIO 2000)

mercoledì 17 agosto 2011

QUANDO I PERSONAGGI DELLA TV DIVENTANO MANAGER DI SE STESSI

MILANO - In attesa di appendere prosciutti, materassi e microfono al chiodo (dice che lo farà nel 2000 in Rai, ma vatti a fidare), Mike Bongiorno il lungimirante, sospeso tra Fabio Fazio e La ruota della fortuna, com'è noto ha annunciato in pompa magna: «Insieme con mia moglie e i miei figli, Micky e Nicolò, ho fondato la Bongiorno productions, per dedicarmi dietro le quinte alla produzione di film, video, programmi e spot pubblicitari». Insomma, per farla breve: «Mi metto in proprio e faccio Tivù». Se a dirlo, in tempi di pressioni fiscali da taglieggio, è qualsiasi comune imprenditore ritenuto di buon senso, ci si preoccupa per la sua salute mentale. Quando invece a pensarci seriamente è il re dei tele-conduttori - spremitura ulivesca a parte -, qualcuno ci pensa ed inizia ad annusare l'affare. Tanto che la schiera dei cosiddetti Vip del piccolo schermo che hanno deciso di diventare manager di se stessi aprendo su e giù per lo Stivale tante piccole o grandi fabbriche dei sogni, si allunga ogni anno a vista d'occhio. Uno tra gli ultimi a tuffarsi sul mercato è stato proprio quel Gerry Scotti ora alle prese sia con l'estivo Forza Papà!, il sabato sera su Canale 5 accanto alla Venier, sia con la registrazione della nuova serie della sit-com Io e la mamma, sempre per l'ammiraglia Mediaset. Quarantun'anni anni compiuti il 7 agosto, 14 dei quali passati accumulando danari ed esperienza con una messe di contratti firmati in esclusiva per Fininvest prima e Mediaset più tardi, il nostro un bel giorno ha deciso di investire nel mezzo televisivo. Tant'è che con il suo rubicondo impresario, Giancarlo Fontana, ha acquistato ed attrezzato in quel di Cologno Monzese, letteralmente a due passi dal cuore dell'impero del Biscione, uno studio televisivo, il Michelangelo, tra i più grandi e tecnologicamente avanzati d'Europa. Con le società Good time e Fontana & associati, il conduttore vi realizza produzioni proprie e per conto terzi (come è stato per Super, la classifica di dischi settimanale legata a Sorrisi & canzoni) e lo affitta per programmi di Mediaset e di altre emittenti. «Non che avessi palate di soldi da investire - commenta prudente Scotti -: solo che da 5-6 anni guadagno almeno il doppio di quel che posso spendere, e avendo mantenuto pressoché inalterato il mio tenore di vita, ho messo da parte qualcosa decidendo di diventare anche imprenditore». «Quello studio - sorride il conduttore di origine pavese -, che è un ex capannone dove facevano trafilati e che ha una palazzina attigua, ci è costato circa 5 miliardi, chiavi in mano, e probabilmente finiremo di pagarlo nel 2001. Non importa, perché questo mi permette e mi permetterà di gestire in futuro la mia persona in maniera diversa: di produrre fiction, sport, sit-com - come Io e la mamma - e di non essere più uno schiavo di questo mestiere». In realtà l'uomo che (per ragioni pubblicitarie) adora riso e telefonini si dedica già da qualche tempo a questa attività alternativa. «Il Michelangelo studio - dice - viene affittato da tempo per convention, eventi speciali, spot, riprese televisive in genere, e ogni anno facciamo dalle 8 alle 10 puntate per la Tv svizzera. Chissà che non mi riesca un giorno, avvicinandosi il momento in cui smetterò di andare in video, di realizzare il sogno di sempre: un programma sul mondo della vela fatto costeggiando il Mediterraneo e le sue bellezze naturali». Scotti non è l'unico esempio di artista-imprenditore. Da anni prospera in quel di Roma la premiata ditta Costanzo-De Filippi, titolare di alcune società, tra cui Fascino e Fortuna audiovisivi, produttrice del Maurizio Costanzo Show e di una serie di programmi a costo medio-basso basati sulle chiacchiere di gente comune. Trasmissioni però ad altissima resa: dal passato Agenzia matrimoniale con Marta Flavi, sino ad Amici, Amici di sera e Uomini & donne, di e con Maria De Filippi, moglie del giornalista un tempo taglia forte. E se Marco Columbro - che non perde occasione per ricordare di essere di religione buddista e seguace del Dalai Lama - si autoproduce cassette sul Tibet, un altro che ha investito in televisione è Corrado Mantoni, il quale nasconde dietro la sigla Co.ri.ma. le proprie idee, ad esempio come autore del Tira & molla passato dalla conduzione di Paolo Bonolis a quella di Giampiero Ingrassia, realizzate con la moglie Marina Donato ed un tempo con lo scomparso fratello Riccardo. Anche Fabrizio Frizzi e il fratello Fabio (già direttore d'orchestra ne I guastafeste) fanno ditta con il nome di Frizzi brothers, mentre Fiorello è titolare di una società - battezzata guarda caso Flowers - che si occupa quasi in toto della sua immagine e nella quale lavora principalmente la sorella Catena, detta Katy. Oltre allo sfortunato Alberto Castagna con il suo Studio C, c'è Enrico Papi, telepaparazzo quasi pentito ma iscritto nel registro delle imprese con la Enrico Papi videoproduzioni. Un altro esempio eclatante è quello di Lorella Cuccarini e del marito Silvio Capitta, in arte Silvio Testi: oltre a gestire una società di produzione, la Triangle productions, che fa il bello e il cattivo tempo in Mediaset, i nostri sono titolari del marchio della maratona benefica 30 ore per la vita e dell'associazione collaterale 1000 ore per la vita, che organizza stabilmente analoghi eventi di solidarietà. E se Raffaella Carrà e Sergio Japino pare abbiano chiuso un duraturo legame sentimentale, il loro nome però continua e continuerà a comparire insieme in ditta come curatori di Furore, con Alessandro Greco, su Raidue e del prossimo Carràmba, che fortuna!, nuovo varietà del sabato sera di Raiuno legato alla Lotteria Italia. Insomma, Dio li fa e il modello 101 li accoppia.

(IL GIORNALE - AGOSTO 1998)

mercoledì 29 dicembre 2010

RENZO ARBORE * «LA TV DI OGGI? È TROPPO PROVINCIALE»

A casa di Renzo Arbore ci sono 40 gradi percepiti. E da segrete controsoffittature partono a tradimento lame d’aria assassine. «Spendo un patrimonio in riscaldamento, ma mi piace avere questo clima tropicale: di norma giro in canottiera. Mi crescono anche le unghie più in fretta, come d’estate».
Al quarto piano, luminosa zona giorno partenopea con festoni e reliquie fra la Louisiana, Harlem e Posillipo. Alle spalle, cucina «Indietro tutta» (un pezzo della scenografia originale) con finestra-armadio incassata e aperta sul Vesuvio. Il mare da cartolina ogni 10 secondi cambia colore. Da non perdere, in bagno, la tavoletta copri-water tempestata di conchiglie. Al piano superiore, attico per l’estate (il tetto è scoperchiabile) e zona ospiti: ingresso-soggiorno e ufficio; ampia terrazzatura con manto erboso in Pvc e Jacuzzi. In «zona Brasile», stanza da letto «delle Madonne», corredata di immagini sacre e profane carioca, e toilette degli ospiti. Sul davanzale, vaso con fiori finti che danzano al suono di «That’s Amore». L’intervista la facciamo davanti alla miniatura di un Babbo Natale che si piega a 90 gradi, smoccola e produce rumorose puzzette sul fuoco per far sciogliere più in fretta l’amico pupazzo di neve. Chi ha escogitato questa, forse, è in galera.

Arbore, come definirebbe casa sua, un reliquiario?
«Un campionario di prodotti della fantasia umana. Ho la più grande collezione di oggetti in plastica d’Italia, già promessa a un museo».
Shopping compulsivo?
«È un mio limite, ovunque mi trovi nel mondo. Leggo le guide di turismo prima dei quotidiani. Ma oggi è dura».
In che senso?
«Negli Anni 80 si trovava strana oggettistica di ogni tipo. Ora, più selezionati lavori di design. I balocchi mi tengono bambino».
Arbore spettatore. Che cosa pensa del «Grande Fratello»?
«Non amo i reality in genere: da autore, mi affascina la loro tecnica televisiva, il prototipo, ma non ne condivido i contenuti. Ho anche inventato cose sulle quali altri campano».
Qualche titolo.
«“L’altra domenica” fu il primo rotocalco della nostra tv, con qualche provocazione. Il talk-show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, “Speciale per voi”. Ho fatto il primo programma nostalgia: “Cari amici vicini e lontani”. Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?».
Parecchi.
«E non parliamo di “Quelli della notte”. Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi?».
Dica.
«Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, il dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore. Come “Telepatria International”».
C’è meschinità, insomma.
«È una tv, scusi il termine ma non è sostituibile, “paracula”. Fatta da gente che si trova nelle redazioni studiando l’attacco o la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Per carità, ci ho giocato anch’io…».
Quando?
«Mostrai un seno nudo a “L’altra domenica”. Ma io la tv la sprovincializzavo. Oggi è molto provinciale».
Non mi dica che non apprezza almeno il trash de «L’isola dei famosi»…
«La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone».
Il fenomeno Saviano?
«Dimostra che un’altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la “sua”, si potrà obiettare. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo. E di calcoli in video se ne fanno troppi».
Per esempio?
«Ti chiamano per farti parlare dei Beatles e poi invitano anche il fan dei Rolling Stones che ti attacca, per creare la lite».
Quale tg guarda?
«Il Tg La7 di Enrico Mentana. Un tg deve essere condotto da persona riconoscibile e affidabile. Fu la fortuna di Emilio Fede e Piero Angela»
Se e quando verrà il Federalismo, lei espatrierà?
«Dipende da che tipo di Federalismo. Non sono contrario a un Federalismo sano. Se invece vogliono dividere l’Italia o turbarla,  non ci sto. È un Paese unico».
Quando vede Mara Venier che conduce «La vita in diretta», che cosa pensa?
«Che è diventata brava. E che è stato ingiusto tenerla per tanto tempo lontana dal video. Ne è patita. Credo abbia sofferto molto».
Mariangela Melato è stata il suo amore più grande?
«Sì, non siamo stati sposati, ma è come se lo fossimo. Siamo ancora molto legati. Ma di queste cose non parlo: per questo sono diverso da quelli dei reality».
Confessi, lei ha paura dell’Auditel.
«Sì, lo ammetto, ha rovinato tutto. Ma sono in buona compagnia: anche Fiorello la pensa così. Ora però in tv ci sono».
Dove?
«Giovedì in prima serata su Rai 5: “…A lunga durata”. I miei show commentati da alcuni ospiti illustri e poi da me con Elio e le Storie Tese che mi prendono in giro. E su Rai International “Oggi qui, domani là”. Poi preparatevi per il 2011».
Perché?
«Faccio vent’anni di Orchestra italiana. Qualche scintilla ci sarà».
Non teme che si possa dire: ecco, arriva Arbore con la “solita” Orchestra italiana?
«Mannò, giriamo l’Italia e il mondo: 60-70 serate l’anno. Ed è sempre un trionfo. L’Orchestra italiana dà da mangiare a 35 persone. Una media azienda».
Quanto fatturate?
«Queste cose non le so, ma costiamo molto. Non sono uno che mette lì quattro musicisti in jeans… E questo va a scapito del mio cachet. Pazienza».
Sì, ma come può un foggiano Doc diventare portabandiera di Napoli nel mondo?
«Figurarsi. Mia madre è napoletana, mio fratello è nato là, io ci ho vissuto sette anni, conosco a menadito tutto il repertorio napoletano…».
Furono alcuni musicisti partenopei, a polemizzare…
«Nasce tutto da una vendetta. Alcuni mi chiesero di collaborare, e non accettai. Come mi disse Carosone: “È pecché nun l’hanne fatt’allòro, l’orchestra napulitana”».
Natale qui da solo?
«Natale qui con gli amici di sempre, da Gianni Boncompagni in là. È un rito immancabile».
Arbore senatore a vita. Ci può stare?
«Non ho ancora l’età».
Il suo epitaffio.
´Fa gli scongiuri) «“Da grande voleva fare l’artista”. Abbiamo finito?».
Sì, perché?
«Ho la filippina che mi va via alle due. Sa, sono così precise…».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)

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