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sabato 14 maggio 2022

MARA VENIER NON PUO' FARE A MENO DI «DOMENICA IN» (E VICEVERSA)

La conduttrice veneta Mara Venier. Tra i suoi amori ci sono Jerry Calà e Renzo Arbore.

La Rai non riesce a fare a meno della veneta Mara Povoleri in arte Mara Venier (71). In particolare nel dì di festa, dove la nostra è stata confermata anche per la prossima stagione tv alla guida di «Domenica in». Dopo ripetuti, annuali annunci di voler abbandonare il contenitore lanciato da Corrado nel 1976, puntualmente ecco la marcia indietro dell'irremovibile signora Carraro. Che conserva il posto grazie alla verve e ad ascolti che anche quest'anno si sono rivelati sufficienti a superare o almeno a impattare con le proposte della concorrenza, come Amici di Maria De Filippi, che spesso ha avuto la meglio. Alla fine sostituirla sarebbe un rischio troppo grosso per Viale Mazzini, che preferisce prolungarle il contratto. In pratica, Mara è l'Amadeus della domenica pomeriggio. 

VOTO: 7

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VER TV)

domenica 21 novembre 2021

MARA VENIER, BRUTTA CADUTA IN DIRETTA: È COSTRETTA A CHIUDERE PRIMA «DOMENICA IN»

 

Mara Venier vittima di una brutta caduta in studio a «Domenica in».

«Io non mollo. Mi devono abbattere! Me devono abbattere»
. Ma poi la situazione peggiora e il programma chiude alle 16.55.

Una Mara Venier stravolta, con un enorme bernoccolo sulla fronte, senza occhiali, zoppicando, è tornata in onda poco fa a «Domenica in» su Rai1 dopo un pericoloso scivolone dalla dinamica ancora non meglio chiarita avvenuto dietro le quinte. La conduttrice veneta ha battuto la testa inciampando. In diretta è andato Pierpapolo Pretelli, annunciando il contrattempo e minimizzandolo, prima del tormentato ritorno di Mara in trasmissione.

La Venier ha esclamato: «Eccomi Pierpaolo, mi dovrai sostituire. Che cos'ho in testa: un figozzo? Un bernoccolo, come si chiama? Mi sono rotta anche gli occhiali». Poi zoppicando, visibilmente molto provata, ha raggiunto il lato sinistro dello studio, dove le hanno velocemente portato due sedie, una per lei e una per poter allungare la gamba. E iniziare l'intervista prevista a Memo Remigi, che ha portato a termine stoicamente. E mentre la band attaccava «Siamo ancora qua» di Vasco Rossi, la conduttrice sbottava: «Io non mollo, mi devono abbattere. Ma credo che chiuderemo un po' prima. Chiedo scusa, ho voluto continuare ma non credo che...». Il promo della fiction «Blanca», con ospite il protagonista, è stato mandato in onda in modo frettoloso, poi è tornato in onda soltanto Pretelli per chiudere il programma.



lunedì 3 gennaio 2011

CAPODANNO * VENIER, INSEGNO (E PADRE PIO) STRACCIANO BARBARA D'URSO


Mentre si segnala il capodanno teatrale da record di Teo Teocoli, che a Milano agli Arcimboldi ha collezionato 2325 presenze, con un incasso pari a 178 mila euro, pare che in video qualcuno si lecchi le ferite. Per esempio Barbara D'Urso, che con il suo «Capodanno 5» ha floppato alla grande, portando a casa 2.598.000 spettatori e il 16,55% di share. In pratica meno della metà di quello di Raiuno, «L'anno che verrà» (prima parte 34,83% con 5.536.000 spettatori, seconda parte 38,37% e 3.796.000).
Nel tele-party trash di Canale 5 abbondavano ex tronisti, avanzi di reality e uno stucchevole montaggio di sfighe mondiali degli ultimi dieci anni, con morti e feriti, accompagnate da improprio sottofondo allegro, mentre quello kitsch della prima rete di stato puntava su un ideale gemellaggio con Padre Pio. Che ha avuto la meglio. Mara Venier e Pino Insegno, vestiti così, sembravano Totò e Peppino del memorabile «noio volovànt savuar» in piazza Duomo, e il povero Fred Bongusto in collegamento da Napoli, appariva spaesato e confuso in un playback, per dirla con Ruggeri. Alla sua età ha tutto il diritto di non sentirci bene e dovrebbe essere tutelato da qualche associazione benemerita: perché partecipare a questi show?

mercoledì 29 dicembre 2010

RENZO ARBORE * «LA TV DI OGGI? È TROPPO PROVINCIALE»

A casa di Renzo Arbore ci sono 40 gradi percepiti. E da segrete controsoffittature partono a tradimento lame d’aria assassine. «Spendo un patrimonio in riscaldamento, ma mi piace avere questo clima tropicale: di norma giro in canottiera. Mi crescono anche le unghie più in fretta, come d’estate».
Al quarto piano, luminosa zona giorno partenopea con festoni e reliquie fra la Louisiana, Harlem e Posillipo. Alle spalle, cucina «Indietro tutta» (un pezzo della scenografia originale) con finestra-armadio incassata e aperta sul Vesuvio. Il mare da cartolina ogni 10 secondi cambia colore. Da non perdere, in bagno, la tavoletta copri-water tempestata di conchiglie. Al piano superiore, attico per l’estate (il tetto è scoperchiabile) e zona ospiti: ingresso-soggiorno e ufficio; ampia terrazzatura con manto erboso in Pvc e Jacuzzi. In «zona Brasile», stanza da letto «delle Madonne», corredata di immagini sacre e profane carioca, e toilette degli ospiti. Sul davanzale, vaso con fiori finti che danzano al suono di «That’s Amore». L’intervista la facciamo davanti alla miniatura di un Babbo Natale che si piega a 90 gradi, smoccola e produce rumorose puzzette sul fuoco per far sciogliere più in fretta l’amico pupazzo di neve. Chi ha escogitato questa, forse, è in galera.

Arbore, come definirebbe casa sua, un reliquiario?
«Un campionario di prodotti della fantasia umana. Ho la più grande collezione di oggetti in plastica d’Italia, già promessa a un museo».
Shopping compulsivo?
«È un mio limite, ovunque mi trovi nel mondo. Leggo le guide di turismo prima dei quotidiani. Ma oggi è dura».
In che senso?
«Negli Anni 80 si trovava strana oggettistica di ogni tipo. Ora, più selezionati lavori di design. I balocchi mi tengono bambino».
Arbore spettatore. Che cosa pensa del «Grande Fratello»?
«Non amo i reality in genere: da autore, mi affascina la loro tecnica televisiva, il prototipo, ma non ne condivido i contenuti. Ho anche inventato cose sulle quali altri campano».
Qualche titolo.
«“L’altra domenica” fu il primo rotocalco della nostra tv, con qualche provocazione. Il talk-show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, “Speciale per voi”. Ho fatto il primo programma nostalgia: “Cari amici vicini e lontani”. Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?».
Parecchi.
«E non parliamo di “Quelli della notte”. Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi?».
Dica.
«Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, il dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore. Come “Telepatria International”».
C’è meschinità, insomma.
«È una tv, scusi il termine ma non è sostituibile, “paracula”. Fatta da gente che si trova nelle redazioni studiando l’attacco o la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Per carità, ci ho giocato anch’io…».
Quando?
«Mostrai un seno nudo a “L’altra domenica”. Ma io la tv la sprovincializzavo. Oggi è molto provinciale».
Non mi dica che non apprezza almeno il trash de «L’isola dei famosi»…
«La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone».
Il fenomeno Saviano?
«Dimostra che un’altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la “sua”, si potrà obiettare. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo. E di calcoli in video se ne fanno troppi».
Per esempio?
«Ti chiamano per farti parlare dei Beatles e poi invitano anche il fan dei Rolling Stones che ti attacca, per creare la lite».
Quale tg guarda?
«Il Tg La7 di Enrico Mentana. Un tg deve essere condotto da persona riconoscibile e affidabile. Fu la fortuna di Emilio Fede e Piero Angela»
Se e quando verrà il Federalismo, lei espatrierà?
«Dipende da che tipo di Federalismo. Non sono contrario a un Federalismo sano. Se invece vogliono dividere l’Italia o turbarla,  non ci sto. È un Paese unico».
Quando vede Mara Venier che conduce «La vita in diretta», che cosa pensa?
«Che è diventata brava. E che è stato ingiusto tenerla per tanto tempo lontana dal video. Ne è patita. Credo abbia sofferto molto».
Mariangela Melato è stata il suo amore più grande?
«Sì, non siamo stati sposati, ma è come se lo fossimo. Siamo ancora molto legati. Ma di queste cose non parlo: per questo sono diverso da quelli dei reality».
Confessi, lei ha paura dell’Auditel.
«Sì, lo ammetto, ha rovinato tutto. Ma sono in buona compagnia: anche Fiorello la pensa così. Ora però in tv ci sono».
Dove?
«Giovedì in prima serata su Rai 5: “…A lunga durata”. I miei show commentati da alcuni ospiti illustri e poi da me con Elio e le Storie Tese che mi prendono in giro. E su Rai International “Oggi qui, domani là”. Poi preparatevi per il 2011».
Perché?
«Faccio vent’anni di Orchestra italiana. Qualche scintilla ci sarà».
Non teme che si possa dire: ecco, arriva Arbore con la “solita” Orchestra italiana?
«Mannò, giriamo l’Italia e il mondo: 60-70 serate l’anno. Ed è sempre un trionfo. L’Orchestra italiana dà da mangiare a 35 persone. Una media azienda».
Quanto fatturate?
«Queste cose non le so, ma costiamo molto. Non sono uno che mette lì quattro musicisti in jeans… E questo va a scapito del mio cachet. Pazienza».
Sì, ma come può un foggiano Doc diventare portabandiera di Napoli nel mondo?
«Figurarsi. Mia madre è napoletana, mio fratello è nato là, io ci ho vissuto sette anni, conosco a menadito tutto il repertorio napoletano…».
Furono alcuni musicisti partenopei, a polemizzare…
«Nasce tutto da una vendetta. Alcuni mi chiesero di collaborare, e non accettai. Come mi disse Carosone: “È pecché nun l’hanne fatt’allòro, l’orchestra napulitana”».
Natale qui da solo?
«Natale qui con gli amici di sempre, da Gianni Boncompagni in là. È un rito immancabile».
Arbore senatore a vita. Ci può stare?
«Non ho ancora l’età».
Il suo epitaffio.
´Fa gli scongiuri) «“Da grande voleva fare l’artista”. Abbiamo finito?».
Sì, perché?
«Ho la filippina che mi va via alle due. Sa, sono così precise…».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)

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