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giovedì 30 ottobre 2025

EMILIO FEDE, IL GIORNALISTA CHE SEPPE FARSI CLOWN

Emilio Fede in Paradiso va a bussare a Silvio Berlusconi.

Da “Sciupone l’Africano”, quand’era in Rai, per via delle sue note spese faraoniche come inviato all’estero, a “Emilio Fido”, negli anni più arrembanti e schierati della sua carriera.
In questi due soprannomi c’è tutta la parabola di un giornalista capace che all’occorrenza sapeva paraculeggiare come nessuno. Il cuore di Emilio Fede ha retto faticosamente sino a 94 primavere, tra la serietà dei grandi scoop in Viale Mazzini, e la faziosità del Tg4, quando trafelato e gaudente piantava ovunque bandierine di Forza Italia sulla mappa che aveva in studio. Il tutto all’ombra di una moglie, Diana De Feo, dalla quale viveva separato e che pare non gradisse molte sue intemperanze. Ma la coppia reggeva, complice la distanza.
Professionista scrupoloso e all’occorrenza incazzoso, se qualcosa in diretta non andava per il verso giusto, partiva con furibondi cazziatoni che divennero poi pane e companatico di Antonio Ricci e dei fuori onda di “Striscia la notizia”. Il suo celebre “Che figura di merda!” si fece col tempo funzionale dileggio rivolto a chiunque capitasse a tiro della banda del satir(ic)o ligure.

L’attaccamento di Emilio a Silvio Berlusconi (almeno all’apparenza) andava oltre l’umano. E Fede si faceva volentieri megafono, si immolava come “La voce del padrone”, altro appellativo che gli fu affibbiato. Inevitabili fioccavano le prese in giro dall’universo mondo. E le critiche, delle quali bellamente non si curava.
Fu a questo punto che Fede capì che per sopravvivere e continuare a cavalcare l’onda occorreva stare al gioco. Occorreva farsi sbeffeggiare; passare da mezzobusto a marionetta. Lasciarsi sfottere per diventare ancora più personaggio. E così fu, per tanto e tanto tempo. A un certo punto però la magia del rapporto col Cavaliere, per tanti motivi, finì. Qualcosa si ruppe per sempre. Lasciò il Tg4, e da lì iniziò il suo declino. Quello del giornalista che seppe farsi clown.



sabato 11 giugno 2016

MILANO * IL COMPLEANNO DI GIANNA TANI, FRA LIZ TAYLOR, KATIA NOVENTA E CHAMPAGNE

Il compleanno di Gianni Tani, ormai trasferitasi in Brasile (dalle parti di Pititinga, dove ha casa anche Enrico Bertolino) con il marito Giorgio Corrente, è un classico di primavera. L'ex papessa dei casting Mediaset torna ogni anno a Milano per festeggiare con gli amici di sempre, tra i quali indegnamente il sottoscritto, una doppia cifra mai quantificabile esattamente, vista la perfetta tenuta della Signora. Che deve avere stretto un patto di ferro con qualche diavolo tribale della tradizione carioca.

Quest'anno la scelta è caduta sull'Old Fashion, dove fra coppe giganti di millesimato e ospiti vari (dalle sosia di Liz Taylor ed Amy Winehouse a volti della tv commerciale di oggi e di ieri, come Raffaella De Riso, Raffaello Tonon, Claudia Peroni e Katia Noventa) si è consumata la bella festa.


All'ingresso, i body guard controllavano gli ospiti col metal detector (precauzione forse eccessiva, ma fa tanta tanta scena), mentre poco distante, nel vialetto della Triennale, un abbronzato Emilio Fede, impegnato in una concitata telefonata, si apprestava a entrare probabilmente al contiguo Just Cavalli. Pare che l'ex direttore del Tg4 abbia iniziato in un locale di Piacenza una nuova carriera come ospite nelle discoteche. Perché dalla scrivania alla consolle a volte il passo è breve.

venerdì 31 agosto 2012

«VOGLIAMO VIVERE»? SI', MA SENZA EMILIO FEDE

Il nome del partito che Emilio Fede medita di lanciare («Vogliamo vivere»), ha un retrogusto di bocciofila, di terza età, di pensionamento forzato dal Tg4; persino di appello animalista per la salvaguardia dei poveri koala dall'estinzione. Epperò ha ragione: anche noi Vogliamo vivere. Possibilmente senza Emilio Fede.

venerdì 29 giugno 2012

ALESSANDRA VIERO * «IL FATTO CHE IO SIA CARINA, NON DOVREBBE IMPORTARE»

Si chiama Alessandra Viero, ha 31 anni, è di Bassano del Grappa, ed è passata nel giro di pochi mesi dalla condizione di quasi anonimato alla conduzione di «Pomeriggio 5 cronaca», spin-off estivo quotidiano del programma di Canale 5 condotto da Barbara D’Urso. Cresciuta nella palestra delle tv locali («La mia prima diretta fu il Tg di Rete Veneta, otto anni fa», racconta), è approdata di recente nel vivaio redazionale di TgCom24.

Alessandra, sente la responsabilità di questo nuovo ruolo in trincea?
«Eccome. È una sfida importante che mi dà grande visibilità sulla rete ammiraglia. Una cosa che mi lusinga».
Come sarà il suo programma?
«Puntiamo sui maggiori eventi di cronaca: due ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Io in studio, e poi gli inviati».
Lei è anche bionda e molto carina. Il che, diciamolo, aiuta...
«Grazie, ma non credo che mi abbiano chiamata per questo: sono soprattutto una giornalista. Che vuol dire raccontare i fatti con onestà, possibilmente prima e meglio degli altri. Che sia bionda, o anche calva, non dovrebbe importare».
Ultimamente, ha davvero bruciato le tappe...
«Dalle Breaking News al Tg, poi gli approfondimenti. E di recente inviata a Parma per le elezioni e nelle zone del terremoto. Un’esperienza umana e professionale straordinaria».
Dimentica, prima, il Tg4...
«Cronaca, anche lì: dal ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, al matrimonio di William e Kate. E nel settembre 2011 sono passata a News Mediaset».
Che ricordo ha di Emilio Fede?
«È stato comunque un maestro nelle dirette tv».
Corre voce che lei sia calmissima...
«Non direi. Sono piuttosto adrenalinica, ma in onda tiro fuori la necessaria dose di sangue freddo».
È vero che già da bambina scriveva nei temi di voler fare la giornalista? Dev’essere determinatissima.
«È vero, lo scrivevo. E sì, sono determinata. Nel senso che credo molto al mio lavoro. Del resto questo attaccamento è tipico di tutti i veneti, no?».
Chi sono la migliore telegiornalista e il migliore telegiornalista sulla piazza?
«Mi ispiro allo stile di conduzione di Tg di Lilli Gruber, che a “Otto e mezzo”, su La7, è graffiante. E come inviata Gabriella Simoni. Per gli uomini, potrei non fare il nome di Enrico Mentana?».

(TV SORRISI E CANZONI - GIUGNO 2012)

lunedì 25 giugno 2012

CHIUDE IL BILLIONAIRE, SERRATA DEI NASI IN SEGNO DI PROTESTA

Chiude il Billionaire di Flavio Briatore. Nel privé del locale verranno tumulate le salme di Emilio Fede e Daniela Santanché. Ogni ferragosto, a mezzanotte, un plotone di body guards, pierre e cubiste in alta uniforme farà esplodere una salva di tappi di champagne per commemorare i caduti di tutte le estati in Costa Smeralda. Gli spacciatori di cocaina della zona, che durante il resto dell'anno si dedicano a pastorizia e rapimenti, hanno già organizzato una serrata dei nasi in segno di protesta. Sconcerto fra le centinaia di nullafacenti del mondo dello spettacolo, che ora dovranno trovare altri posti dove bivaccare. Il settimanale Chi ha pronto un numero speciale monografico: "Sardegna, dall'Aga Kahn, ai Khaga Kazz". Nel suo lucido corsivo, Guendalina Canessa fa risalire l'inizio della fine di quel mondo effimero al propagarsi della moda delle extensions.

venerdì 4 febbraio 2011

GOSSIP * SEXY MELITA TONIOLO, «MELINA» PER GLI AMICI DEL «GRANDE FRATELLO»


ATTENZIONI
E’ da sempre molto sensibile al fascino femminile (e scherzando non lo nasconde mai), eppure quando frequenta il suo hotel di riferimento, a Capri, Emilio Fede, direttore del Tg4, ha occhi solo per sua moglie Diana. E per la dietista.

MELINA
La sensuale Melita Toniolo, “calendariata” vincitrice morale di una recente edizione del «Grande Fratello», ha tette da mille euna notte ma non è altissima. Per questo tra i grandifratellini reduci dal reality qualcuno le ha già appioppato l’implacabile soprannome alternativo: più che Melita, Melina Toniolo.

mercoledì 29 dicembre 2010

RENZO ARBORE * «LA TV DI OGGI? È TROPPO PROVINCIALE»

A casa di Renzo Arbore ci sono 40 gradi percepiti. E da segrete controsoffittature partono a tradimento lame d’aria assassine. «Spendo un patrimonio in riscaldamento, ma mi piace avere questo clima tropicale: di norma giro in canottiera. Mi crescono anche le unghie più in fretta, come d’estate».
Al quarto piano, luminosa zona giorno partenopea con festoni e reliquie fra la Louisiana, Harlem e Posillipo. Alle spalle, cucina «Indietro tutta» (un pezzo della scenografia originale) con finestra-armadio incassata e aperta sul Vesuvio. Il mare da cartolina ogni 10 secondi cambia colore. Da non perdere, in bagno, la tavoletta copri-water tempestata di conchiglie. Al piano superiore, attico per l’estate (il tetto è scoperchiabile) e zona ospiti: ingresso-soggiorno e ufficio; ampia terrazzatura con manto erboso in Pvc e Jacuzzi. In «zona Brasile», stanza da letto «delle Madonne», corredata di immagini sacre e profane carioca, e toilette degli ospiti. Sul davanzale, vaso con fiori finti che danzano al suono di «That’s Amore». L’intervista la facciamo davanti alla miniatura di un Babbo Natale che si piega a 90 gradi, smoccola e produce rumorose puzzette sul fuoco per far sciogliere più in fretta l’amico pupazzo di neve. Chi ha escogitato questa, forse, è in galera.

Arbore, come definirebbe casa sua, un reliquiario?
«Un campionario di prodotti della fantasia umana. Ho la più grande collezione di oggetti in plastica d’Italia, già promessa a un museo».
Shopping compulsivo?
«È un mio limite, ovunque mi trovi nel mondo. Leggo le guide di turismo prima dei quotidiani. Ma oggi è dura».
In che senso?
«Negli Anni 80 si trovava strana oggettistica di ogni tipo. Ora, più selezionati lavori di design. I balocchi mi tengono bambino».
Arbore spettatore. Che cosa pensa del «Grande Fratello»?
«Non amo i reality in genere: da autore, mi affascina la loro tecnica televisiva, il prototipo, ma non ne condivido i contenuti. Ho anche inventato cose sulle quali altri campano».
Qualche titolo.
«“L’altra domenica” fu il primo rotocalco della nostra tv, con qualche provocazione. Il talk-show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, “Speciale per voi”. Ho fatto il primo programma nostalgia: “Cari amici vicini e lontani”. Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?».
Parecchi.
«E non parliamo di “Quelli della notte”. Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi?».
Dica.
«Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, il dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore. Come “Telepatria International”».
C’è meschinità, insomma.
«È una tv, scusi il termine ma non è sostituibile, “paracula”. Fatta da gente che si trova nelle redazioni studiando l’attacco o la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Per carità, ci ho giocato anch’io…».
Quando?
«Mostrai un seno nudo a “L’altra domenica”. Ma io la tv la sprovincializzavo. Oggi è molto provinciale».
Non mi dica che non apprezza almeno il trash de «L’isola dei famosi»…
«La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone».
Il fenomeno Saviano?
«Dimostra che un’altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la “sua”, si potrà obiettare. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo. E di calcoli in video se ne fanno troppi».
Per esempio?
«Ti chiamano per farti parlare dei Beatles e poi invitano anche il fan dei Rolling Stones che ti attacca, per creare la lite».
Quale tg guarda?
«Il Tg La7 di Enrico Mentana. Un tg deve essere condotto da persona riconoscibile e affidabile. Fu la fortuna di Emilio Fede e Piero Angela»
Se e quando verrà il Federalismo, lei espatrierà?
«Dipende da che tipo di Federalismo. Non sono contrario a un Federalismo sano. Se invece vogliono dividere l’Italia o turbarla,  non ci sto. È un Paese unico».
Quando vede Mara Venier che conduce «La vita in diretta», che cosa pensa?
«Che è diventata brava. E che è stato ingiusto tenerla per tanto tempo lontana dal video. Ne è patita. Credo abbia sofferto molto».
Mariangela Melato è stata il suo amore più grande?
«Sì, non siamo stati sposati, ma è come se lo fossimo. Siamo ancora molto legati. Ma di queste cose non parlo: per questo sono diverso da quelli dei reality».
Confessi, lei ha paura dell’Auditel.
«Sì, lo ammetto, ha rovinato tutto. Ma sono in buona compagnia: anche Fiorello la pensa così. Ora però in tv ci sono».
Dove?
«Giovedì in prima serata su Rai 5: “…A lunga durata”. I miei show commentati da alcuni ospiti illustri e poi da me con Elio e le Storie Tese che mi prendono in giro. E su Rai International “Oggi qui, domani là”. Poi preparatevi per il 2011».
Perché?
«Faccio vent’anni di Orchestra italiana. Qualche scintilla ci sarà».
Non teme che si possa dire: ecco, arriva Arbore con la “solita” Orchestra italiana?
«Mannò, giriamo l’Italia e il mondo: 60-70 serate l’anno. Ed è sempre un trionfo. L’Orchestra italiana dà da mangiare a 35 persone. Una media azienda».
Quanto fatturate?
«Queste cose non le so, ma costiamo molto. Non sono uno che mette lì quattro musicisti in jeans… E questo va a scapito del mio cachet. Pazienza».
Sì, ma come può un foggiano Doc diventare portabandiera di Napoli nel mondo?
«Figurarsi. Mia madre è napoletana, mio fratello è nato là, io ci ho vissuto sette anni, conosco a menadito tutto il repertorio napoletano…».
Furono alcuni musicisti partenopei, a polemizzare…
«Nasce tutto da una vendetta. Alcuni mi chiesero di collaborare, e non accettai. Come mi disse Carosone: “È pecché nun l’hanne fatt’allòro, l’orchestra napulitana”».
Natale qui da solo?
«Natale qui con gli amici di sempre, da Gianni Boncompagni in là. È un rito immancabile».
Arbore senatore a vita. Ci può stare?
«Non ho ancora l’età».
Il suo epitaffio.
´Fa gli scongiuri) «“Da grande voleva fare l’artista”. Abbiamo finito?».
Sì, perché?
«Ho la filippina che mi va via alle due. Sa, sono così precise…».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)

giovedì 25 novembre 2010

EMILIO FEDE E I PUGNI DELL'AMARO GIULIANI: UN RUTTO CI SALVERA'?

Emilio Fede preso a pugni in un ristorante milanese dal signor "Amaro Giuliani". Pare che la rissa sia scattata per futili motivi: gli stessi che hanno portato Emilio alla direzione del Tg4.
In ogni caso, è incredibile che avvengano ancora cose simili in modo incontrollato. Le persone che hanno problemi vanno aiutate: da oggi, Amaro Giuliani tutta la vita.

P.S.
Un rutto ci salverà? 

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