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lunedì 2 novembre 2020

ADDIO GIGI PROIETTI, IL GHIGNO BEFFARDO DEL TALENTO ASSOLUTO


Gigi Proietti
non faceva uno spettacolo. Gigi era lo spettacolo. Tout court. Quando si trovava in scena, su qualsiasi palco, polverizzava in un istante il resto e tutti coloro che – disgraziatamente per loro - gli si trovavano attorno. Diventavano accessori. Non certo per una sua volontà accentratrice (era generosissimo con i comprimari), ma con la forza di un talento assoluto, bruciante, definitivo. Di quel sorriso che diventava ghigno e poi si spegneva in un istante per farsi caricatura, sfottò, balbuzie, stupore, pernacchia. Di un carisma che si portava appresso con una disinvoltura che nessun’altro aveva. È come se si portasse appresso un occhio di bue (la luce tonda e potente che illumina il centro del proscenio) permanente, anche nella vita.
È entrato nella storia del teatro leggero per una marea di motivi, ma piace ricordarlo soprattutto quel «Nu me romp’ er ca’» che era la canzone/tormentone che prendeva mirabilmente in giro gli chansonnier esistenzialisti francesi. Nel 2006 pubblicai per Mondadori «Il peggio della diretta», un volumetto di racconti di sapidi dietro le quinte dello spettacolo raccontati dagli stessi protagonisti. Mi fece l’onore di regalarmi un paio di perle raccontate alla sua maniera, e per questo non finirò mai di ringraziarlo.
Famoso per la mandrakata di «Febbre da cavallo», film che uscì in sordina e che diventò col tempo oggetto di culto pagano, Proietti era molto altro. Poteva recitare qualsiasi cosa (e lo dimostrò nell’interminabile serie di spettacoli di «A me gli occhi, please»), ma non disdegnava neppure le barzellette, all’occorrenza. Con un modo sempre lieve di prendere e mettere in scena la vita, senza mai prendersi e prenderla troppo sul serio. Ebbe una scuola di teatro e alcuni pallidi imitatori di uno stile purtroppo inimitabile.




mercoledì 19 febbraio 2020

FABRIZIO «PIPPO» LAMBERTI («CAVALLI MARCI») DEBUTTA COME SOLISTA

Fabrizio Pippo Lamberti, ex dei Cavalli marci.
Dopo trentacinque anni di carriera, Fabrizio “Pippo” Lamberti esordisce come solista in
Pessimismo e fastidio. Maledetta musica. Il concerto in forma di racconto andrà in scena
sabato 29 febbraio 2020 (ore 21) al Teatro Carignano di Genova (viale Villa Glori 8), la sua
città. Lamberti è musicista, attore, autore comico e in questo spettacolo non rinuncia a niente.
Seduto al pianoforte, per la prima volta fa respirare in autonomia la qualità della sua musica,
allontanata dai film, dalle fiction e dai programmi televisivi per cui è stata composta. Sono le
immagini questa volta a fare da sfondo al concerto, proiettate su uno schermo come un tappeto
visivo perfettamente sincronizzato. Il primo omaggio di Pippo è a suo padre Dani, musicista,
arrangiatore, grande appassionato di bebop, che gli ha regalato ritmi e suoni, oltre allo sguardo
aperto, ottimista, generoso sul mondo creativo scelto da entrambi: un’influenza che è affinità più
che corredo genetico.

Ma con Lamberti alle emozioni segue sempre l’ironia. Tra un brano e l’altro
rivela i retroscena del mondo abbagliante in cui ha vissuto come direttore musicale di Roberto
Vecchioni, in tour o in studio con Eugenio Finardi, Eros Ramazzotti, Pierangelo Bertoli, Gregory
Darling, Angelo Branduardi, Fiorella Mannoia, Thomas Perry, tra gli altri. Ricorda l’eccezionale
esperienza dei Cavalli Marci, gruppo comico musicale che ha fondato nel 1996 insieme a Claudio
Nocera: un collettivo, di cui è stato direttore musicale e attore, che ha lanciato tanti artisti e uno
stile veloce, cinico, irresistibile. Dal repertorio dei Cavalli ripesca due personaggi indimenticabili,
Peo e Peo, li affida alla matita di Matteo Merli e li trasforma in fumetto. Così, con la tuta blu da
operai, Peo e Peo attraversano lo schermo come attraversavano il palcoscenico sotto il peso degli
scatoloni, ripetendo il tormentone “Pessimismo e fastidio” con cui censurano altri sfoghi sanguigni
ma non il più feroce disincanto. In questo alternarsi di parole e musica, con un effetto “sliding door”
Lamberti introduce il confronto con la persona che avrebbe potuto diventare continuando a
studiare giurisprudenza anziché fare il musicista. Il Pippo di oggi interagisce con il suo alter
ego avvocato che gli parla dallo schermo, un individuo di bassa moralità che difende i disonesti.
Una prova d’attore che, tra una risata e l’altra, si porta dietro una riflessione sulle scelte e le
opportunità che il mestiere dell’artista si porta in dote.

venerdì 20 dicembre 2019

PANARIELLO RACCONTA «LA FAVOLA MIA»

Il 2020 sarà un anno speciale per Giorgio Panariello che compie 60 anni e festeggia i 20 anni di carriera dal grandissimo successo di "Torno sabato"! ...E non poteva che scegliere il palco per celebrare questi importanti traguardi con un nuovo imperdibile tour che da marzo lo vedrà protagonista nei teatri italiani.
Dopo aver conquistato le platee di tutta Italia accanto agli amici di sempre Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni, il comico toscano si prepara infatti a tornare con "LA FAVOLA MIA", un one man show unico in pieno stile "Panariello".
Tante risate, un pizzico di irriverenza, attualità e grandi classici del suo repertorio: saranno questi gli ingredienti di questo nuovo spettacolo in cui Panariello racconta e si racconta ripercorrendo in una veste inedita e attuale i 20 anni che lo hanno visto protagonista tra teatro, cinema e televisione.

Queste le date al momento confermate: 16 marzo al Teatro Massimo di Pescara, 18 marzo al Teatro Rossini di Civitanova Marche (Macerata), 19 marzo al Teatro Dei Marsi di Avezzano (L'Aquila), 20 marzo al Teatro Pala Montepaschi di Chianciano Terme (Siena), 21 marzo al Teatro Pala Bassano Due di Bassano del Grappa (Vicenza), 23 marzo all'Auditorium Santa Chiara di Trento, 24 marzo al Teatro Corso di Mestre (Venezia), 25 marzo Pala Congressi di Lugano, 27 marzo al Grana Padano Theatre di Mantova, 2 aprile al Teatro Lyrick di Assisi, 5 aprile al Teatro Moderno di Grosseto, 7 aprile al Teatro Galli di Rimini, 14 aprile al Teatro Nuovo Giovanni da Udine di Udine, 15 aprile al Teatro Openjob Metis di Varese, 21 aprile al Teatro Dis_Play di Brescia, 28 aprile al Teatro Creberg di Bergamo, 2 maggio al Teatro La Fenice di Senigallia (Ancona), 9 maggio al Politeama Greco di Lecce, 10 maggio al Teatro Team di Bari, 15 maggio al Teatro Golden di Palermo, 16 maggio al Teatro Metropolitan di Catania, 18 maggio al Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). 

I biglietti per lo spettacolo (prodotto e organizzato da Friends & Partners) saranno disponibili in prevendita dalle ore 16.00 di oggi venerdì 20 dicembre, su www.ticketone.it e dalle ore 11.00 di lunedì 30 dicembre nei punti vendita abituali.

venerdì 29 novembre 2019

VALERIA MARINI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Roma. Tanti vip e tanto pubblico alla prima de La Presidente con protagonista una sexy e strepitosa Valeria Marini, che ha aperto la stagione teatrale del Salone Margherita. La primadonna dello spettacolo italiano viene diretta nuovamente dal Maestro Pierfrancesco Pingitore che la elegge Presidente al Quirinale.
Un sodalizio che dura da anni quello tra Pingitore e la Marini, sin dai tempi de Il Bagaglino: l'affetto e la stima reciproca hanno conquistato pubblico e critica presenti in sala.
Quindi dimenticate la Marini del varietà perché sta per arrivare una nuova Valeria, più decisa che mai a difendere il suo popolo e la sua poltrona, d'altronde viviamo nell'era del cambiamento...
Al fianco della Presidente, gli attori ormai storici del Bagaglino: Martufello, Mario Zamma, Manuela Villa, Morgana Giovannetti, Enzo Piscopo.  
Tutti si chiederanno: Cosa fa una ex showgirl alle prese con un mestiere del tutto nuovo? Fa quello che farebbe qualsiasi Presidente della Repubblica al suo posto: riceve i grandi della Terra e per ciascuno ha una parola o una canzone da offrire, mentre sotto i suoi occhi i grandi-piccoli nostrani litigano e s'insultano come fanno ogni giorno. Ma alla fine, la Presidente Valeria saprà ben trovare una soluzione che forse farà il bene dell'Italia?  Standing ovation alla fine dello spettacolo hanno emozionato la Marini che ha ringraziato tutto il suo pubblico con un bis finale. In platea ad applaudire la showgirl, tanti i volti noti dello spettacolo Valeria Fabrizi, Alda D'eusanio, Eva Grimaldi e Imma Battaglia, Giancarlo Magalli, Anna Falchi, Gianlugi Martino, Fabio Barone, Vittorio Cecchi Gori e molti altri. 

giovedì 31 ottobre 2019

LOPEZ E SOLENGHI TORNANO A TEATRO

Riparte a novembre l'imperdibile spettacolo di Massimo Lopez e Tullio Solenghi prodotto e distribuito da International Music and Arts, arrivando a 300 repliche dopo due fortunatissime stagioni sold-out ovunque, con oltre 72mila biglietti venduti nella sola tournée 2018/2019.
Con questo Show, di cui sono interpreti e autori, i due artisti tornano insieme sul palco dopo oltre 15 anni come vecchi amici che si ritrovano, coadiuvati dalla musica live della Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio. Ne scaturisce una scoppiettante carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari cammei, l'incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica, e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni, e quello più recente di Dean Martin e Frank Sinatra, che ha sbancato la puntata natalizia di "Tale e Quale Show".

"Questo nostro spettacolo è nato quasi per gioco, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo oltre 15 anni, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere, sketch, imitazioni, frammenti di teatro, parodie.

I teatri esauriti nelle prime due stagioni ci hanno esaltato, ma l'incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre, infatti, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi, legato al Trio: 'Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina', 'Mio padre lo ricordo sempre serio, una sola volta lo vidi ridere, con voi', 'I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio', 'Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi, sono stati provvidenziali i vostri'.
Così, ogni sera, oltre al divertimento condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna, due minuti di commozione pura, anche se la sua presenza in scena la si avverte per tutte le due ore di spettacolo".

Queste le prossime date in calendario: 5 novembre Pergine (TN) – Teatro Comunale, 6 novembre Mezzolombardo (TN) – Teatro San Pietro, 7 novembre Tesero (TN) – Teatro Comunale, 8 novembre Rovereto (TN) – Teatro Zandonai, 9 novembre Salsomaggiore (PR) – Teatro Nuovo, 10 novembre Cento (FE) – Auditorium Pandurera, 12 novembre Ostiglia (MN) – Teatro Monicelli, 14 novembre Codroipo (UD) – Teatro Benois De Cecco, 15 novembre Spilimbergo (PN) – Cinema Teatro Miotto, 16 novembre Mestre (VE) – Teatro Corso, 17 novembre Palmanova (UD) – Teatro Gustavo Modena, 19 novembre Tolmezzo (UD) – Teatro Comunale Candoni, 22 novembre – 1° dicembre Palermo – Teatro Al Massimo, 4-8 dicembre Roma – Teatro Olimpico, 10 dicembre Castelnuovo Garfagnana (LU) – Teatro Alfieri, 11 dicembre La Spezia – Teatro Civico, 12-13 dicembre Castelfiorentino (FI)– Teatro Del Popolo, 14-15 dicembre Figline Valdarno (FI) – Teatro Garibaldi, 17-18 dicembre Fermo – Teatro Dell'Aquila, 19 dicembre San Severino Marche (MC) – Teatro Feronia, 22 dicembre Pinerolo (TO) – Teatro Sociale, 9-12 gennaio Milano – Teatro Manzoni, 14 gennaio Pescara – Teatro Massimo, 15-17 gennaio Sant'Arpino (CE) – Teatro Lendi, 18-19 gennaio Avellino – Teatro Gesualdo, 21 gennaio Santa Maria Capua Vetere (CE) – Teatro Garibaldi, 22 gennaio Acerra (NA) – Teatro Italia, 23 gennaio Nola (NA) – Teatro Umberto, 24 gennaio Piano Di Sorrento (NA) – Teatro Delle Rose, 25-26 gennaio Salerno – Teatro Delle Arti, 28 gennaio Sala Consilina (SA) – Teatro Maria Scarpetta, 29 gennaio Capua (CE) – Teatro Ricciardi, 30 gennaio Nocera (SA) – Teatro Diana, 31 gennaio-2 febbraio Pompei (NA) – Teatro Di Costanzo Mattiello, 4 febbraio Lavello (PZ) – Teatro San Mauro, 5 febbraio Taranto – Teatro Orfeo, 6 febbraio Brindisi – Teatro Impero, 7 febbraio San Severo (FG) – Teatro Verdi, 10 febbraio Siracusa – Multisala Planet Teatro Vasquez, 11 febbraio Caltanissetta – Teatro Rosso Di San Secondo, 12 febbraio Belpasso (CT) – Teatro Nino Martoglio, 13 febbraio Barcellona (ME) – Teatro Mandanici, 14-16 febbraio Messina – Teatro Vittorio Emanuele, 18-20 febbraio Faenza (RA) – Teatro Masini, 3 marzo Udine – Teatro Nuovo Giovanni Da Udine, 5 marzo Valmadrera (LC) – Cinema Teatro Artesfera, 6 marzo Torino – Teatro Colosseo, 7 marzo Vercelli – Teatro Civico, 8 marzo Villadossola (VB) – Teatro La Fabbrica, 10 marzo Guastalla (RE) – Teatro Comunale, 12 marzo Firenze – Teatro Verdi, 13 marzo Ferrara – Teatro Nuovo, 14 marzo Maiolati Spontini (AN) – Teatro Gaspare Spontini, 15 marzo Spoleto (PG) – Teatro Nuovo, 24 marzo Vigevano (PV) – Teatro Cagnoni, 25 marzo Monza – Teatro Manzoni, 26 marzo Castel San Giovanni (PC) – Teatro Verdi, 27 marzo Chiasso (Svizzera) – Teatro Sociale, , 29 marzo Aosta – Teatro Splendor, 31 marzo-3 aprile Verona – Teatro Nuovo, 4-5 aprile Bologna – Teatro Duse, 7 aprile Senigallia (AN) – Teatro Fenice, 8 aprile Urbino (PU) – Teatro Sanzio, 17 e 19 aprile Civitavecchia (RM) – Teatro Traiano.

lunedì 29 maggio 2017

I RICCHI E POVERI: «PAPA FRANCESCO, VUOI PRODURRE A TEATRO LA NOSTRA FIABA RELIGIOSA?»

Angela Brambati, Papa Francesco e Angelo Sotgiu dei Ricchi e poveri
Papa Francesco che diventa produttore artistico, come David Zard? È vero che il Sommo Jorge Mario Bergoglio una ne fa e cento ne pensa, ma non precorriamo i tempi.
L'idea dell'appello, di certo ambizioso ma geniale, è di Angela Brambati, la leggendaria «Brunetta dei Ricchi e poveri», che ha scritto una fiaba per il teatro da recitare insieme con il collega Angelo Sotgiu, l'altro rimasto nella storica formazione dopo l'uscita di scena di Franco Gatti. 

Angela, vuole spiegarmi meglio di che cosa si tratta?
«Volentieri. Ho scritto una fiaba teatrale molto commovente, che si intitola “Le melodie degli angeli”, e sono convinta che Papa Francesco sarebbe la persona giusta per diventarne produttore, e aiutarci a metterla in scena».

Il Papa come Bibi Ballandi?
«Sono un po' pazzerella, ma non mi prenda per matta. Mi rendo conto che è un sogno grandissimo, ma perché mettere limiti alla Provvidenza, appunto? Lo dico perché il fulcro della storia sono proprio religione cattolica e bontà».

Me la racconti.
«Sì, anche perché l'ho già depositata alla Siae». 

Ah, grazie per la fiducia!
«Ma scherzo, mica lo dico per lei! Metà dell'Ottocento. Io sono suor Teresa, con i suoi bei baffi, costretta ad abbandonare l'orfanotrofio nel quale lavora a causa del suo carattere non sempre domabile. Anche Angelo, nei panni del cuoco Raffaele, viene cacciato ma per eccesso di generosità. In carrozza, insieme, raggiungiamo il grande orfanotrofio nel quale iniziamo una nuova avventura. I bambini ci amano, ma a comandare c'è la terribile suor Dorina. Un giorno, giocando con il più sfortunato dei bambini, Loran, che combina un disastro, ci prendiamo la colpa e veniamo cacciati di nuovo. Non le racconto altro perché poi c'è la sorpresa, il gran finale, una cosa struggente, e la stessa suor Dorina diventa più umana, malleabile, c'è spazio per il riscatto e la speranza».

Insomma, positività e valori. È per questo che avete pensato a Papa Francesco?
«Sì, vorremmo magari che la ascoltasse, che approfondisse, e che poi, se gli piace, con l'aiuto del Vaticano, che organizza per esempio il concerto di Natale e che immagino abbia fondi destinati anche a iniziative come questa, ci aiutasse a portare in scena il progetto. Fra l'altro in tempi aridi, in cui la Chiesa ha il problema del calo delle vocazioni o deve affrontare scandali vari, questo testo sarebbe una vera boccata d'ossigeno anche per l'immagine. E i valori cristiani sono portati in palmo di mano. Sarebbe perfetta».

All'interno anche tante canzoni, immagino.
«Ma mica tante, sa? Qualcuna con i bambini, ma non è un musical. Si tratta soprattutto di recitazione. Infatti sto cercando un maestro perché voglio migliorare».

Ma come mai non la producete voi?
«Perché noi siamo artisti, non produttori. In questo mestiere c'è chi produce, e chi va in scena. E poi se devo essere sincera io nella vita non sono mai stata una formichina. Piuttosto una cicala».

Mi sta parlando in veste del 50% povero del duo, dunque...
«In un certo senso... (Ride) A me, a noi, basta la soddisfazione di portarla in scena perché credo sia una cosa veramente bella ed edificante. Comunque è giusto che chi la produce ci guadagni. L'unico che ho sentito sinora è stato Saverio Marconi della Compagnia della Rancia, ma alla fine ha detto no. Ma poi mi si è accesa la lampadina: Papa Francesco!».

Il vostro prossimo "agente".
«No no, quello l'abbiamo appena cambiato e ci segue per i concerti in giro per il mondo. Ma questo progetto è magico, e io sono ostinata. Intanto, come i rappresentanti di commercio, io dico: Santità, ci ascolti. Poi vedrà che si convince».


giovedì 13 novembre 2014

TEATRO * «ALL OUT: LA FAME DI SOLDI PORTA ALL'IDIOZIA DEI GAME-SHOW»

Di Lorenzo Sulmona
Dal 19 al 30 novembre, al Caboto di Milano, va in scena «All Out». Lo spettacolo, imprevedibile, che ha incantato gli Stati Uniti per oltre trent’anni, ora viene rappresentato dalla compagnia milanese Lyra Teatro. Si tratta di una storia agrodolce, diretta da Demetrio Triglia e Laura Tanzi, che inizia come un tipico game-show televisivo per poi trasformarsi in un vero e proprio incubo. Ne abbiamo parlato con l'autore, il drammaturgo statunitense John Rester Zodrow (nella foto).
Mr Zodrow, quando è nata l’idea di “All Out”?
Nel 1976. Ero agli inizi della mia carriera di scrittore. Vidi un programma in televisione che mi colpì molto. “Insight”, un game-show duro, feroce, lungo mezz’ora, capace di mettere in discussione l'etica della vita. Ho pensato di farne subito uno script.
Cosa l’ha colpita del programma?
Una sera vidi i concorrenti del gioco televisivo comportarsi come idioti, erano eccessivamente servili, al limite dell’umiliazione. Credo cercassero soprattutto fama, perché erano in onda in prima serata su un’importante emittente nazionale, ma anche di aggiudicarsi il premio finale: frigoriferi, forni e auto nuove. Mi colpì il fatto che fossero disposti a tutto pur di vincere.
In che senso?
Indossavano costumi imbarazzanti, saltavano come indiavolati, battendo le mani con il volto sudato e gli occhi sbarrati. Abbracciavano e baciavano il conduttore del programma ogni volta che vincevano un tristissimo tostapane. Tutto ciò mi irritava. Mi faceva arrabbiare il fatto che la televisione era riuscita a ridurre in questo stato gli esseri umani, a trasformarli in consumatori rabbiosi per la gioia degli inserzionisti. Considerando tutto questo, mi sono seduto e ho scritto “All Out”.
E’ stato difficile scrivere il testo?
“All Out” è stato scritto nel giro di poche ore. Ero così arrabbiato per quello che avevo visto in televisione che le parole mi uscivano come un fiume in piena! Di solito scrivo molte bozze prima di trovare la giusta sceneggiatura. Per “All Out” è stato più semplice e naturale. Perfetto già alla prima stesura. Ho mostrato il testo ai produttori di “Insight”, i quali hanno immediatamente accettato di produrre lo spettacolo. I risultati sono stati sorprendenti.

Le prime reazioni?
Inizialmente qualcuno ha cercato di fermare la nostra taping alla CBS; poi, quando “All Out” è stato trasmesso in tutta la nazione, molti spettatori, indignati e scandalizzati, hanno chiamato la redazione pensando che fosse un gioco a premi vero e proprio. Il Washington Post, il Los Angeles Times, Herald, Examiner, Variety e altri giornali hanno pubblicato, invece, ottime recensioni. Il gioco ha vinto anche diversi premi e riconoscimenti.
Qual è il messaggio lanciato da “All Out”?
I soldi possono condurre alla pazzia. Il denaro è diventato un dio, una religione che ti annulla, senza la quale pensi di essere inutile. Basta guardarsi intorno. Oggi l'1% della popolazione possiede il 50% di tutte le ricchezze e dei beni. Fortunatamente l’aria non costa nulla, altrimenti i ricchi si approprierebbero anche di questo! Un altro esempio è rappresentato dalle grandi banche: commettono indisturbate attività illegali, ormai anche i criminali più spietati non vengono assicurati alla giustizia. Continuano a fare enormi affari perché il massimo della pena ricevuta è una multa, una goccia nel mare delle loro trasgressioni.
Come è avvenuto il passaggio di “All Out” dal piccolo schermo al palco di un teatro?
La scrittura di un copione è, solitamente, ri-scrittura con più bozze. Alcuni script sono passati attraverso una dozzina o più di revisioni prima che di essere pronti. Ricordo, però, che la prima versione di All Out per il teatro è come se si fosse scritta da sola. Dunque è stato piuttosto semplice.
Ha dovuto apportare modifiche al testo nel corso degli anni?
Inizialmente una compagnia teatrale mi ha contattato per portare in scena la mezz'ora originale della pièce. Una versione corta di “All Out” che è arrivata in alcune Università e nei college americani. Per 30 anni lo spettacolo è andato in scena nei principali teatri degli Stati Uniti, sempre nella versione originale e completa. Nel 2013 ho “aggiornato” il testo rendendolo più attuale: ho aggiunto un nuovo concorrente e sviluppato qualche scena drammatica nel backstage (durante la pubblicità) con l’ospite, il presentatore, il direttore di scena e i produttori. Un modo per colpire più duramente, per rendere più divertente e appassionato il dialogo.
Da Broadway a Milano, città che ha ospitato la prima europea dello spettacolo e che tra poco Lyra Teatro riproporrà al Caboto. Cosa dovremo aspettarci?
A Milano ha debuttato lo scorso giugno. Un grandissimo successo. Io ero presente in platea: quando ho visto in scena gli attori di Lyra Teatro, è stato un colpo di fulmine. Questi attori sono semplicemente… qualcosa da vedere! Preparatevi a essere travolti dalla loro eccellente recitazione. E’ una messa in scena degna di un Tony Award!
Come ha conosciuto i registi Laura Tanzi e Demetrio Triglia?
Nel 2013, dopo aver completato la nuova versione di All Out per Broadway, sono stato contattato da Laura Tanzi e dalla compagnia milanese. Inizialmente ero un po’ scettico. Ma vedendo le performance del gruppo, sono rimasto colpito dal talento e dalla raffinatezza di questi attori. Il testo è stato così tradotto in italiano: una fantastica esperienza di lavoro con Lyra Teatro, grandi professionisti in grado di offrire prove al cardiopalma.
Tre motivi per i quali andare a vedere All Out al Caboto di Milano.
Primo: il gioco è così penetrante che non sarà facile dimenticare tale esperienza. Alcune persone del pubblico e gli attori stessi mi hanno detto che All Out ha cambiato la loro vita. Secondo: lo spettacolo ricorda alcune grandi opere teatrali (Our Town, Morte di un commesso viaggiatore, Casa di bambola) perché tratta importanti questioni di etica, ma anche per il modo di rappresentare la morale e le scelte di vita. E’ un gioco monumentale. Ed è divertente. Terzo motivo, All Out è uno dei pochi giochi nei quali il pubblico diventa membro del cast, l’undicesimo concorrente. Un modo per vivere un'esperienza interattiva, come se si salisse sul palco.

giovedì 30 ottobre 2014

«LA FAMIGLIA ADDAMS» * ELIO E CUCCIARI LUGUBRI MA A CACCIA DI VERVE

«La Famiglia Addams» in versione Elio/Geppi Cucciari convince soprattutto sul fronte dei costumi (di Antonio Marras) e dell'allestimento scenografico (by Guido Fiorato). Nel musical c'è il tocco leggero dell'adattamento ai testi firmato da Stefano Benni (e si sente) e la bravura conclamata di Giulia Odetto nei panni di Mercoledì, figlia della lugubre coppia. Nell'insieme però la trama è esile e il lavoro - comunque divertente - fatica un po' a decollare. Anche il pubblico se ne accorge e applaude senza troppa convinzione.
Elio è bravo, gigioneggia per tutto il tempo, non sbaglia una nota, ma forse siamo abituati alla fisicità di un Gomez un po' più dirompente. Geppi, che è come al solito un po' trattenuta (il sospetto è che l'abbiano presa anche per questo motivo, dopo il sorprendente dimagrimento), ha ripulito la pronuncia e per fortuna perde per strada un po' della sua sarditudine, ma paradossalmente in platea funziona di più quando le scappano le cantilene da gnucca isolana.
Sono uscito dal teatro sognando di portarmi a casa la scintillante, indimenticabile giacca di paillettes di Mr. Storie Tese. Non la puoi usare forse manco a Capodanno, ma è pura leggenda.

Le date
dal 17 ottobre 2014 al 23 novembre Milano, Teatro della Luna
dal 13 al 18 gennaio 2015 Bologna, Teatro Europauditorium
Dal 20 al 25 gennaio Genova, Teatro dell'Archivolto - Sala Gustavo Modena
dal 27 gennaio all'1 febbraio Torino, Teatro Colosseo
dal 4 al 22 febbraio Roma, Auditorium Conciliazione
Dal 10 al 15 marzo Ancona, Teatro delle Muse
21 e 22 marzo Firenze, Teatro Verdi
Dal 25 al 28 marzo Lecce, Teatro Politeama Greco

lunedì 9 dicembre 2013

L'ARIA CHE TIRA E' GRAMA, "ALICE UNDERGROUND", MA (FORSE) SI PUO' CAMBIARE IL MONDO

Se ancora non vi siete stancati degli estenuanti talk show televisivi, fiction alla 5° serie e film replicati fino allo sfinimento, e avete ancora un risicato budget pre-natalizio che vi consenta di uscire la sera e andare a teatro, ecco come ripagare il vostro sforzo e la vostra voglia di sognare e cambiare il mondo, da “piccoli” esseri quali noi siamo: “Alice underground”, al Teatro Elfo Puccini di Milano (attori strepitosi e magnifica regia), vi apre le porte all’immaginazione che va oltre la “spread reality”, ai suoni e ai colori oltre il grigio dell’abito da lavoro; al mondo animale colto che si personifica oltre il “sardonico sorriso” dei mestieranti esseri umani, ai giochi di parole che tanto si scontrano con le parole giocate del nostro mondo reale.
Se Alice, tra le tante porte dei castelli e delle dimore cui va bussando nel suo sogno, si fosse trovata di fronte ai portoni lignei e alle sublimi scalinate della Reggia settecentesca di Carditello (Caserta) si sarebbe sicuramente risvegliata di soprassalto per lo scempio con cui la razza umana (italiana) ha abbandonato una dimora che neanche Carroll, anche sotto acidi, avrebbe potuto immaginare e costruire (la reggia è opera di un allievo del Vanvitelli).

Nel suo giro per l’Italia, come Alice, la conduttrice Myrta Merlino rivive una delle meraviglie decadute del Belpaese, raccontando una storia triste e reale, nella quale il pubblico televisivo si deve sforzare di immaginare il mondo intorno e nella Reggia, ai tempi delle battute di caccia dei Borbone.

Non restiamo indifferenti. Serve l'impegno di ognuno di noi, per riportare in vita i sogni. Alice docet.
Lorenzo Sulmona

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