I risultati delle elezioni comunali dell'ottobre 2021 a Milano.
Parliamoci chiaro: a Milano era scontato che fosse riconfermato Beppe Sala. Ha lavorato bene, ed è stato premiato. Quel che non ci si aspettava (in questi termini) era una sconfitta così pesante di Luca Bernardo, l'uomo fortemente voluto da Matteo Salvini, e il tracollo del Centrodestra. 57,7% contro il 32% non sono parole o analisi politiche, ma numeri che bruciano, soprattutto in Lombardia, tradizionale feudo leghista.
La gente ha capito il bluff vivente e si allontana sempre più dal confuso, ormai molto confuso imbonitore prossimo alla liquidazione da parte di Giorgetti, vista la sempre più marcata spaccatura interna. Anche nel resto d'Italia Centrosinistra e Pd (che è soprattutto apparato) hanno vinto, come di consueto, facendo paradossalmente ben poco. Sfruttando soprattutto gli errori altrui, che sono parecchi. E non parlo tanto dell'inchiesta di Fanpage, che credo poco abbia impressionato gli elettori di Fratelli d'Italia: sapere che a Milano ci sono loro eletti che inneggiano al fascismo e prendono soldi in nero non penso li preoccupi particolarmente. E del resto Silvio Berlusconi, che forse sogna ancora illusoriamente il Colle, è stato impeccabile. Ormai sembra uno statista vero.
Parlo soprattutto di come la Lega e Salvini hanno gestito la questione vaccini e Green Pass. In modo ondivago, contraddittorio, fra continue retromarce e cambi di rotta insensati e dettati dalla disperazione del capo a picco nei sondaggi. Per accaparrarsi i voti di qualche picchiatello no-vax, sono andati a perdere il consenso della maggior parte dell'elettorato del Carroccio che giustamente nei vaccini credeva e crede, e l'ha dimostrato. Ha pesato più questo aspetto che non la vicenda di Luca Morisi, che pure di certo bene non ha fatto all'immagine di Salvini e della Lega tutta. Poi ci sono stati il boom del Centrosinistra a Bologna e quello del Centrodestra in Calabria. E Roma, dove la batosta per i 5 stelle è stata letale: perse in pochi anni 550 mila preferenze, Virginia Raggi è riuscita a rimediare un 20%; ma il vero exploit è stato Carlo Calenda (se avessi votato nella Capitale l'avrei premiato anch'io), che è arrivato a numeri notevoli dal niente con una lista civica. Là il Centrodestra chiude il primo giro tre punti sopra il Centrosinistra, ma dovrà soccombere al ballottaggio perché dubito che gli elettori di Raggi e Calenda daranno il loro voto a destra.
L'altra sera ho fatto un giro al nuovo e pompatissimo "Mercato Centrale Milano", spazio enogastronomico che si trova lungo via Sammartini, che costeggia a sinistra la Stazione Centrale (vista di fronte) e che si sviluppa in due lunghi corridoi laterali stretti a piano terra e primo piano proprio sotto la medesima. Ci sono una quarantina di stand permanenti molto vari, affidati ciascuno a un nome (teoricamente) di grido della cucina, e tavoli e tavolini sparsi in una struttura urban style che ricorda un po' certe realtà analoghe newyorkesi. Prendi ciò che ti garba, ti vai a sedere, mangi, stai lì un po', sempre che tu riesca a sopportare il casino, e te ne vai.
Il problema è che siamo in Italia ed erano le 20 di domenica. Quindi pienone incontrollabile. Non oso pensare al sabato. Tralasciando il totale disinteresse verso le normative anti-Covid (non c'era nessun controllo di green pass e neppure un termo-scanner ai due ingressi, ma almeno tutti all'interno indossavano le mascherine), bisogna fare un ragionamento sui prezzi, decisamente troppo alti per quello che poi si trova nel piatto e le modalità di servizio. Se mi fai pagare 15 euro un risotto alla milanese basic (che diventano 25 se vuoi anche il sughetto di ossobuco) mi devi far sognare come Cenerentola al gran ballo. Non puoi servirmi un mestolo tirato di risottino normalissimo, che non dico saprei cucinare io (perché non so fare assolutamente niente, però quanto a gusti eno-gastronomici lasciami stare che ti scotti), ma qualsiasi casalinga sotto la Madunìna. Allo stand hamburger, costine e pulled pork di Joe Bastianich (prezzi alti anche lì e quantitativi ridotti) c'è una fila che manco per la distribuzione del pane nella Grande Guerra.
Più abbordabili i toscani con i loro piatti tradizionalmente leggerini, fra trippe e lampredotti, un po' snobbati i liguri con le loro focacce. Poca gente anche per i ravioli cinesi. Anche nel reparto vini con i prezzi picchiano come fabbri nel Trono di spade. Non parliamo poi di quelli del banco del pescato fresco, che puoi portare via o farti cucinare sul posto. Niente a che vedere con il mercato di Madrid, analogo per certi versi, ma spettacolare, con prezzi contenuti e una qualità di prodotto spesso altissima. Infatti là te ne vai spendendo come ridere 50-60 euro senza accorgertene. Qui te ne vai e basta. Non prendi la fascia bassa, perché i prezzi sono troppo alti. Ti assicuri la fascia media, che però dopo una visita ti saluta perché a parità di costo trova molto meglio. E non conquisti la fascia alta, che va altrove a prescindere, servita e riverita, non in un carnaio del genere. Oh signori, che cosa devo dirvi: le premesse non ci sono, ma in bocca al lupo.
Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson o Astrazeneca? Quale ti toccherà?
E alla fine Pfizer fu, in una data che mai avrebbe potuto essere più simbolica: il 2 giugno, Festa della Repubblica. Il mio «Vaccine Day», l'agognato Giorno del vaccino, lo racconto, per parole e per immagini, nella clip che trovate qui sotto. Il richiamo è previsto per il 7 luglio. Con vacanze un po' a rischio, caisa tardiva prenotazione, ma ancora fattibili.
La somministrazione è avvenuta nella struttura del polo Fiera Milanocity di Viale Scarampo, a Milano, tra medici, addetti e personale che si sono fatti notare per velocità, competenza ed efficienza. Non sembrava manco (lasciatemi fare un po' di demagogia) di essere in Italia. In 40 minuti scarsi si è consumato tutto. Un suggerimento per chi si avvicina soprattutto ai grossi hub metropolitani. Sappiate che l'importante è mantenere fissa e ben precisa la data, il giorno previsto per la prestazione. Per ciò che riguarda gli orari di accesso e check-in, esiste invece di norma una grandissima tolleranza rispetto alla prenotazione. Purché non si sbagli giorno, ovviamente.
Per ciò che riguarda reazioni avverse anche minime, al momento, per quanto mi riguarda, niente di niente. Come bere un bicchiere di rosolio.
LA PRIMA VOLTA, lo strepitoso spettacolo che ha segnato l’arrivo nel nostro paese di Italy Bares, andato in scena a Milano il 12 ottobre 2019 riscuotendo un grande successo, verrà trasmesso in streaming da MYmovies, in collaborazione con DNC ENTERTAINMENT FACTORY, a partire dal 12 ottobre 2020 alle 21, e sarà possibile vederlo in streaming fino al 1 dicembre. Lo show è nato dall'intuizione e dall'impegno di Giorgio Camandona, attore, danzatore e coreografo che da molti anni lavora nel panorama del musical, con lo scopo di sostenere la raccolta fondi per supportare ANLAIDS, passando attraverso l’acquisto di “poltrone virtuali” e applaudire da casa il talento degli artisti che lo scorso anno si sono messi a disposizione per la causa.
Diego Passoni e Guglielmo Scilla, già protagonisti dello show LA PRIMA VOLTA, il pomeriggio dell’11 ottobre dalle 16.00 saranno i mattatori di FERMATA OBBLIGATORIA, una minimaratona social, in livestreaming su MYmovies https://www.mymovies.it/ondemand/italy-bares/movie/fermata-obbligatoria/: si tratta di un "viaggio" per le vie di Milano che Diego e Guglielmo dovranno compiere per raggiungere la loro destinazione. Prima però dovranno aver superato una serie di sfide per poter ricevere il codice necessario per la visione in streaming de LA PRIMA VOLTA su MYmovies, a partire dalla sera seguente. Durante questo percorso i due protagonisti incontreranno cantanti, personaggi dello spettacolo, influencer, chef, con cui condivideranno performance, confronti e momenti di puro divertimento, senza dimenticare la tematica principale del progetto Italy Bares: la sensibilizzazione sull’infezione da HIV e sui virus che in questo periodo particolare difficile preoccupano l’intera popolazione. Anlaids e le tante associazioni della società civile - che non si sono fermate nonostante le difficoltà economiche e ambientali - hanno bisogno dell’aiuto di tutti per non lasciare soli tutti coloro che in questi anni hanno ricevuto il loro sostegno. Il “viaggio” si concluderà al Teatro Repower, dove, su un palcoscenico “nudo”, prenderanno vita tre momenti coreografici di straordinaria attualità per l’ultima tappa della maratona digitale.
I due protagonisti di FERMATA OBBLIGATORIA non sono al corrente delle “prove” che dovranno superare insieme agli ospiti che incontreranno, amici e sostenitori del progetto che parteciperanno con modalità diverse alla maratona: Paolo Kessissoglu, Elisa, J-Ax, Tosca, Paola Iezzi, Maria Pia Calzone, Myss Keta, Chiara Galiazzo, Omar Pedrini, Rudy Zerbi, Leo Gassmann, Sonia Peronaci, Paolo Stella, Andrea Pinna, Bianca Atzei, Valentina Ricci, Cristina Bugatty, Stefano Ruffato, Giulio Crocetta, Enrico Scilla, Christian Fagetti, Virna Toppi. Parallelamente alle "fermate obbligatorie" il viaggio di Diego e Guglielmo sarà accompagnato da alcuni collegamenti da uno studio di regia a Roma, che a sua volta accoglierà altri ospiti: saranno Elena Nieri e Marco Stabile a fare da moderatori agli incontri con Costantino della Gherardesca, Drusilla Foer, Francesca Taverni (performer de La Prima Volta) e il medico Francesco di Gennaro.
Anche a FERMATA OBBLIGATORIA ogni artista o collaboratore presterà il proprio sostegno gratuitamente, nonostante il momento profondamente critico del settore dello spettacolo dal vivo. Compagnia della Rancia, prima realtà teatrale specializzata nella produzione di musical in Italia, ha da subito sostenuto la messa in scena di LA PRIMA VOLTA e anche quest’anno è a fianco di Italy Bares. La direzione artistica di FERMATA OBBLIGATORIA è di Giorgio Camandona, la regia di Mauro Simone; gli assistenti alla regia sono Alfonso Lambo e Ramon Branda. Alessandra Costa, Anna Larghi e Gabriele Virgilio sono i coreografi che hanno curato i momenti di danza che concluderanno FERMATA OBBLIGATORIA al Teatro Repower con i ballerini Laura Fiorini, Giulia Maffei, Nadia Scherani, Cheope Alice Turati, Giammarco Capogna, Gabriele Virgilio, Davide Talarico, Lele Rudilosso, Giovanni Ernani. Danzeranno con loro anche i Plasmon di Anna Larghi e alcuni ballerini della Compagnia Balafori di Alessandra Costa.
Un ringraziamento particolare va a Jerry Mitchell, uno dei più noti registi e coreografi di Broadway (Pretty Woman, Hairspray, The Full Monty, Legally Blonde, Kinky Boots) che 28 anni fa ha fatto nascere in America Broadway Bares, grande fonte di ispirazione per questo progetto italiano e che da subito è stato accanto alla squadra di Italy Bares anche al di là dell’oceano, da dove manderà un saluto speciale.
I Navigli a Milano: i bar aperti son un rischio naturale.
Sono il primo a soffrire (parecchio) vedendo bar, ristoranti e locali chiusi in giro per Milano. E mi spiace doppiamente: sia per le tante persone che non lavorano, sia perché vivere in questa (pur) meravigliosa città senza i tantissimi benefici sociali che offre, ha poco senso. Infatti presto, appena possibile, mi trasferirò per un bel po' in campagna. Una cosa però va detta chiaramente, e nasce dall'osservazione diretta. Ieri sera, ore 22.30, ho notato che ha riaperto facendo asporto la «Bodeguita del medio» (replica di quella cubana), che sta quasi di fronte a casa mia. Davanti all'esercizio c'erano circa 25 ragazzi, in tre gruppetti, distanziamento spesso ben sotto il metro, mascherine indossate sotto il mento. Insomma precauzioni zero o quasi. Quanti posti così ci sono in giro per l'Italia?
Se un ristorante fa asporto, non ci sono problemi: il rider preleva il cibo e te lo consegna a casa. Contatti assenti. Se il take away lo fa l'hamburgeria, è già un filo diverso: puoi prendere e mangiare sia a casa che nei dintorni del locale, quando ci sono posti a sedere. Se fo fa, come nel caso sopra, un bar o comunque un locale che fa quasi esclusivamente cocktails, avrai senza ombra di dubbio non il rischio ma la ragionevole certezza di creare un assembramento non controllato esattamente davanti al locale. In particolare quando spuntano i primi caldi e la gente esce per divertirsi.
Inoltre i ragazzi se ne battono allegramente e totalmente del coronavirus, e questo l'ho visto più volte personalmente. Se gli apri il locale, loro davanti a quel locale stanno e fanno branco. Tutti insieme. Cazzeggiando. Come è anche comprensibile che sia. Del resto il cocktail da asporto chi andrebbe a casa a berlo? Giusto un deficiente. Lo so, la questione è complessa, e se non si può fare affidamento sul senso civico della gente, saranno purtroppo i bar i primi a farne di nuovo le spese se dovessero risalire i numeri. E se non si potrà fare un provvedimento limitato a un solo segmento (vado a tentoni: potrebbe essere incostituzionale), ne rifaranno di nuovo le spese tutti. Ne rifaremo le spese tutti.
Milano. Appena rientrato col cane dopo la rituale passeggiata serale: il solito giro dell’isolato fatto con mascherina chirurgica. Da lontano vedo che davanti al mio portone c’è un’ambulanza con i lampeggianti accesi. Sarà stato male il vecchio portinaio? Mi avvicino, e dal mezzo scendono due operatori sanitari: un tizio che stava seduto al posto del navigatore, protetto lo stretto necessario, e un’operatrice che sbuca dal retro con tuta bianca e occhialini, bardata “ermeticamente” da capo a piedi come nel film «Contagion», che guarda caso stasera davano su Canale 5 per distrarre un po’ le genti. Giusto, no? Vorrai mica parlare solo di epidemie letali! Intuisco che stanno davvero entrando nel mio cortile, ma avanza la donna da sola. Per educazione, pur mantenendo le distanze, le trattengo la porta di legno massiccio, che ho appena aperto con le chiavi a mappatura. “Grazie ma lei entri, vada, è meglio che vada”, mi fa con aria grave. All’interno, ad aspettare nell’androne aperto, ci sono due studenti con mascherina bianca FFP2. Uno, quello sano, accompagna l’amico dolente, che si avvicina camminando incerto, bianco come un cencio e con gli occhi lucidi. Avranno avuto 25-27 anni, non di più. E la cosa mi ha fatto un po’ impressione, devo ammetterlo. Il mio cortile è rinchiuso da 4 palazzine. Tre un po’ più nobili (per modo di dire) si affacciano sull’interno; una sulla strada. E quella vecchia palazzina mai ristrutturata che dà su strada è piena zeppa di comuni di 4-6 studenti universitari che vengono dall’Italia e dall’Europa. Micro comunità o micro focolai forzati e potenziali, se vogliamo, ai quali mi è capitato spesso di pensare in questi mesi. Se ne parla troppo poco, secondo me. Che sia (anche) per questo che la città fatica a scendere nella graduatoria dei contagi? Comunque sia, se sono costretti a ospedalizzare dei 25enni, anche i pischelli hanno veramente poco da scherzare.
Milano. Il Naviglio Grande vuoto di sera dopo la stretta anti-Coronavirus del Governo.
Forse si inizia, pian piano, a capire. Del resto non c'è come chiudere tutto per far sparire magicamente la gente da ogni dove. La Milano brulicante e clacsonante alla quale siamo abituati è semi-deserta, e noto che spesso il 15, il tram che mi passa sotto casa, fa corse totalmente a vuoto. Altre segnalazioni di mezzi pubblici vuoti mi arrivano da più parti della città.
Neanche un cristiano a bordo. Tramviere a parte, che si guarda in giro spaesato, come gli ubriachi che nei film vagano nei villaggi del Far West. Disorientato come i pochi passanti, che hanno scoperto la lentezza vaga di chi non ha niente da fare. Si abbozza persino un sorriso, a volte, tra vittime della stessa sorte. C'è un po' più di malandata gentilezza in circolo. Chi porta in giro il cane, chi si muove con la dovuta circospezione verso non si sa bene quale meta. Ci si guarda negli occhi da lontano e spesso si fa anche il giro largo per non essere costretti a incontrare gente che si avvicini troppo a quel metro di zona di rispetto (ma adesso i cinesi dicono addirittura 4/5, quando saremo arrivati a 10 avvisate) ai quali ci sta abituando questa maledetta minaccia invisibile che mette angoscia. Che secca la pelle. Che toglie il fiato.
Milano. Il Naviglio Pavese di sera vuoto dopo le misure del Governo per arginare il Covid19.
I negozi di sera sono chiusi tutti. Restano in attività solo i mini-market degli alimentari e ieri sera, a sorpresa, nella mia zona, che è quella del Ticinese, anche una gelateria, la Riva Reno. Credo soltanto per accogliere i riders per le consegne a domicilio. Anche sui Navigli, pieni come un uovo sino a sabato scorso, e nella vicina Darsena, vedi soltanto qualche fantasma a fare quattro passi. Ha mollato il colpo (persino di giorno) il bar di un irriducibile che aveva ostinatamente tenuto aperto anche dopo le 18 durante il primo decreto che imponeva la chiusura. Stessa decisione anche per il titolare di un altro bar nei dintorni di Piazza Piemonte, che incontro portando Masha in area cani. «Ho otto dipendenti, facevo al massimo 40-50 coperti in pausa pranzo e poi niente per tutta la giornata. Tanto valeva tirare giù la saracinesca per un po', finché non sarà finita» mi dice. «Il guaio è che da questa cosa ci riprendiamo fra due anni». «Due anni?!» gli faccio io con l'aria di chi non crede alle favole. E lui corregge il tiro, conscio dell'amara realtà. Poi mi racconta di gente che frequenta il suo bar. «Ce n'è uno che aveva una fiorentissima società che cura eventi e catering. Avevano un calendario che non finiva più: manco uscivano dall'ufficio. Lavorava 20 ore al giorno e gli portavamo i panini sulla scrivania. I clienti hanno annullato tutto. Tutto, fino a data da destinarsi. È disperato. Un altro - erano marito e moglie - con un'azienda simile ma già scricchiolante, ha approfittato dell'occasione per chiudere definitivamente».
Anche dal mio paesello, in Oltrepò Pavese, solitamente refrattario a ogni cambiamento, mi arrivano voci di gente in rispettosa coda e a debita distanza, per entrare nella piccola salumeria. Anche lì è arrivato Mr. Covid19. E da adesso, per tutti, niente sarà più come prima.
Un party chic pieno zeppo di personaggi della nostra televisione e dello spettacolo leggero. La festa per gli 80 anni del settimanale Oggi, la rivista che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo, con la quale mi onoro di collaborare, è stata celebrata ieri sera all'hotel Principe di Savoia di Milano. C'erano tutti: da una Maria Giovanna Elmi iperconnessa digitalmente, all'immancabile Al Bano Carrisi. Passando per Simona Ventura, Milly Carlucci, Michelle Hunziker, Silvana Giacobini, Lorella Cuccarini, Anna Falchi, Nancy Brilli, Valeria Marini, Enzo Miccio, Serena Autieri, Massimo Giletti, Rita Dalla Chiesa, Gianfranco Vissani, Massimo Boldi, Ezio Greggio con la fidanzata, la modella Romina Pierdomenico, Mara Venier, e tantissimi altri. Persino Gina Lollobrigida, che è stata intrattenuta anche dal direttore del giornale, Umberto Brindani, e dal Presidente di Rcs Urbano Cairo. Videomessaggi di Fiorello e Raffaella Carrà. Mescolate alla platea da jet set anche Melita Toniolo e l''ex Velina Marina Graziani. Insieme con Don Mazzi e Daniela Zuccoli Bongiorno. Al termine, il taglio della torta. Nel video qui sopra un mio condensato di tre minuti dell'evento.
Reduce dal grande successo della sua tournée mondiale, arriva al Teatro Delfino di Milano Matthew Lee, il fenomeno italiano del rock’n’roll. Dall’1 al 3 marzo salirà sul palco milanese con la nuova versione di Piano Man Live dove Matthew eseguirà le canzoni tratte dal suo ultimo omonimo album, uscito lo scorso anno per Decca-Universal, arricchito da nuove canzoni arrangiate esclusivamente per questo tour. Sul palcoscenico, accanto a lui, suoneranno Frank Carrera alla chitarra, Alessandro Infusini al basso elettrico e Matteo Pierpaoli alla batteria. Lo spettacolo è un viaggio nel mondo musicale di Matthew, dove tecnica ed anima si fondono in maniera straordinaria, creando un inconsueto mix di divertimento e di emozione al centro del quale ci sono pianoforte e voce. Nello spettacolo convivono la musica classica, il pop, il rock, il soul, lo swing, il country, il blues, la melodia, la canzone d’autore e altro ancora.
Matthew Lee.
MATTHEW LEE Da piccolo studia pianoforte presso il conservatorio G. Rossini di Pesaro dove viene radiato all’ottavo anno per incompatibilità del suo stile “esuberante” con gli studi classici. Si avvicina al rock’n’roll ascoltando i dischi di Elvis Presley iniziando la sua carriera “live” sin da giovanissimo in importanti e famosi club italiani. Dopo aver percorso l'Italia comincia la sua attività dal vivo in Europa: si susseguono concerti in Inghilterra, Olanda, Germania, Francia, Svizzera, Slovenia, Belgio fino al 2010, quando debutta negli Stati Uniti. Nel 2014 esce l’album “D’ALTRI TEMPI”, quello che Matthew Lee ritiene il suo primo “vero” lavoro discografico, che suscita da subito grande interesse fra gli addetti ai lavori tanto da regalargli la definizione de “Il nuovo fenomeno italiano del rock&roll”. La sua passione e il suo amore per la musica portano Matthew a non resistere alla tentazione di suonare ogni qual volta s’imbatte in un pianoforte regalando ai passanti esibizioni su palcoscenici improvvisati fra cui merita una menzione speciale quella all'aeroporto di Brusseles Charleroi dove la sua performance viene ripresa e pubblicata da importanti testate on-line tanto che la direzione stessa decide di nominarlo “Ambasciatore dell'Aeroporto”. Nel 2017 anche la tv si interessa a lui ed è ospite, fra gli altri, di Gigi Proietti e Fiorello. Matthew Lee oggi è considerato fra i principali protagonisti di uno dei trend internazionali di maggior appeal: il rilancio delle atmosfere anni ’50, però rivisto in una chiave attuale, come lui sostiene «non un’operazione nostalgia, ma qualcosa che spero possa essere percepito come una novità».
L'insegna «My Auchan» appena issata su quella del defunto «Limelight».
Se la grande distribuzione soffre e la media non se la passa granché bene, le campane a martello suonano per le discoteche. A Milano sull'insegna dello storico «Limelight» di via Castelbarco stanno issando proprio in queste ore quella di un mini-market «My Auchan». Te lo aspetteresti dall'Italia di provincia del «due discoteche centosei farmacie» cantanta da Max Pezzali/883 in «Con un deca», ma non dalla metropoli lombarda.
Il «Limelight» prima della chiusura.
Il locale, che negli anni ha provocato non poche proteste del vicinato per i branchi di ubriachi all'ingresso nelle ore notturne, era un classicone della movida milanese e negli anni ha ospitato anche parecchi concerti e showcase. Nato come cinema Cristallo, divenne prima «City Square», poi trionfò cambiando nome in «Propaganda», per passare già in una fase più declinante a «Limelight». Adesso ci si andrà solo per la spesa, per la gioia del vicinato e confidando nel reparto farmaci omeopatici. Come il mojito.
Caro Comune di Milano (per la precisione Unità riscossione coattiva Verbali e sanzioni amministrative al Codice della strada),
mi vedo arrivare tra capo e collo una tua pregevole ingiunzione di pagamento di 425 euro relativa a una multa notificatami (firmò il portinaio) il 10 febbraio 2015. Andavo a 65 all'ora in un tratto tranquillissimo, dov'è però presente l'implacabile Autovelox di Chiesa Rossa, alle porte della città, inchiodato sui 50. Quanti soldi ha portato alle vostre casse quel birbante dell'Autovelox di Chiesa Rossa? Un giorno mi piacerebbe saperlo. Troppi e ingiustamente. Opinione mia, naturalmente. Mi tolsero punti dalla patente e pagai, eccome se pagai. Una multa di 292,54 euro che a quanto pare colpevolmente versai come previsto in misura ridotta non entro i cinque giorni indicati (ero fuori casa e ritirai con leggero ritardo la notifica) ma al settimo giorno. Quando nostro Signore finì il progetto e si riposò.
Ora caro Comune mi viene consegnato, ancora con ritardo (sempre al portinaio, che da ora in avanti ovviamente non autorizzerò più a firmare per me) una tua ingiunzione di 425 euro da pagare con MAV entro 30 giorni. Sotto choc, chiamo il tuo call center per scoprire il motivo. Ebbene, il mio ritardo di due giorni (due giorni) del pagamento in forma ridotta consente ora ai tuoi vigili di considerare la mia multa "praticamente come se fosse non pagata" - parole testuali dell'operatore al telefono - e di applicare interessi e maggiorazioni che portano una contravvenzione da 292 euro già pagata, ripeto, per il 70%, a una sanzione di 425 euro da saldare oggi. Come se non bastasse, mi si assicura che da questa cifra sia stato già scalato quanto da me corrisposto nel 2015. Quindi immaginiamo quanto mi costa complessivamente questo scherzetto. Gentile Comune di Milano, gentile Corpo di Polizia municipale, non so, magari avrete anche ragione, probabilmente avrete tutti i regolamenti dalla vostra, pronti a consentirvi questo scempio. Io pago, ancora una volta. Come ho sempre fatto. Ma lasciatemi esprimere tutto il mio più vivo, vibrante e sconcertato disgusto.
Lo spettacolo del cibo, in questo caso. Il disarmante spettacolo di profumi e sapori che mi si è parato davanti ieri sera all'inaugurazione di «Fud - Bottega sicula», che apre oggi a Milano in Via Casale 8, sui congestionati ma sempre ospitali Navigli, in una traversa di quello Grande.
I formaggi di «Fud».
Il palato si perde fra sgombri e acciughe superbe (il segreto del titolare, Andrea Graziano, è quello di puntare tutto sulla qualità della materia prima), tra formaggi rigorosamente autoctoni, prosciutti e salumi che inducono in tentazione, come il porcello nero dei Nebrodi. Per non parlare del cioccolato di Modica, leggermente speziato, e delle mandorle allo zenzero; dei provoloni al limone e arancia e del pane all'olio d'oliva, sul quale si incastonano come diamanti acciughe e pomodorini secchi sul letto di una burratina. Se vuoi l'hamburger, ecco che arriva, con la parmigiana alle melanzane o come ti pare, arricchito dagli ingredienti di cui sopra. Tre selezioni (curate) di birre alla spina artigianali, e qualche punto che si perde in tabella sulla strada dei vini, ma può essere che io sia un po' prevenuto nei confronti della loro atavica asprezza. Pare che il ragazzo faccia grandi affari in Sicilia, con altri presidi gastronomici analoghi, e lo merita. Così ora si tratta di conquistare Milano, fra residenti più avveduti e turisti stranieri un po' distratti. Le premesse per lavorare bene ci sono tutte. Al debutto, più videocamere che a Sanremo.
In un mondo di mostri, perché non scoprire che fine hanno fatto quelli veri? L'occasione è oggi e domani, 2 e 3 dicembre, al «Milan Comic Con», evento che si tiene al Superstudio di Via Tortona 27. Oltre ad appassionati, espositori di fumetti e merchandising provenienti da tutto il mondo, è prevista la presenza di tre ospiti d'eccezione del fanta-cinema hollywoodiano.
Si tratta di John Rhys-Davies, della saga di «Lord of The Rings» («Il Signore degli anelli»), Daniel Naprous, ovvero il Darth Vader di «Star Wars», «Guerre stellari», e dello spaventoso Robert Englund, che con le sue mani ha sforbiciato gli incubi di generazioni in «Nightmare». A Milano già da ieri per la promozione, mister Englund (nella foto a destra) ha sentenziato che invecchiare non è poi così mostruoso.
Tanti sono gli ospiti della rassegna, per la prima volta a Milano; tra questi, il cantante-doppiatore Santo Verduci, che oltre a parlare delle tecniche che usano coloro che prestano la voce ai grandi del cinema, presenta il suo nuovo cd di sigle per bambini: «Contactoons 4».
Milano. Sulle cose veramente importanti questo Paese, a quanto pare, si muove sempre. Così, come rivela l'attenta collega Chicca Belloni, che l'ha appreso dal profilo Facebook di Elena Gradi, vicepresidente del Municipio 1 e assessore al verde urbano, nella notte è stata bruciata da ignoti una delle discusse palme piantate nei giorni scorsi in Piazza Duomo, in una grande aiuola antistante la cattedrale. Ecco qui sopra la foto presa da Instagram.
La manifestazione anti-palme di Casa Pound.
Le «palme e i banani della discordia» sono stati oggetto negli ultimi giorni di attacchi da parte di Casa Pound, con una manifestazione di protesta (nella foto), da ironie in consiglio comunale da parte della Lega Nord e di Matteo Salvini, e il Giornale ha parlato di «islamizzazione in corso a Milano». A me le palme in quel contesto non piacciono granché e le critico in quanto brutte, la trovo una scelta estetica discutibile. Non mi sogno neppure di leggerci messaggi da strumentalizzare politicamente. Ma davvero c'è qualcuno che ha tempo da perdere per andare a bruciarle pur di estirparle, commettendo un atto vandalico?
Di solito alle conferenze stampa, «Segue buffet». Il problema si presenta quando la brutta fama (o forse, meglio, la FAME BRUTTA) ti precede. Contro una presunta «Banda della tartina» che infesterebbe presentazioni ed eventi trendy e di spettacolo sulla piazza di Milano sta circolando nell'ambiente l'e-mail del momento: un'attività di dossieraggio spietata e meticolosa su alcuni soggetti più mangianti che scriventi, a detta del o degli anonimi estensori del messaggio. Che proviene da un account Gmail e che in questi giorni sta arrivando a diversi addetti e addette stampa che organizzano eventi, in genere televisivi o modaioli sul suolo milanese.
Nella «oggettiva delazione», come i mittenti stessi la definiscono, si fanno addirittura nomi, cognomi, soprannomi, circostanze precise, e il messaggio è corredato persino dalle fotografie dei soggetti, scattate nel corso di vernissages o presentazioni di prodotti o programmi. Il testo dell'e-mail, che è già leggenda, lo riporto qui sotto, in giallo, ovviamente omettendo per correttezza tutti i particolari che consentirebbero di risalire ai veri o presunti giornalisti e/o imbucati nel mirino.
Essendo da 29 anni giornalista sia mangiante che scrivente (faccio con gusto entrambe le cose), devo dire che questa presunta «Banda della tartina» è figlia di cento altre gang che negli anni ho visto agire impunemente ai buffet dello spettacolo italiano. Potrei scrivere un saggio in materia, e non è detto che prima o poi non lo faccia. Ho partecipato alle sontuose conferenze stampa degli anni d'oro di Mediaset, seguite da buffet a cura di Biffi Scala, assaltate da colleghi e colleghe che vista la magrezza si credevano inappetenti, eppure... Ho visto imbucati di ogni tipo, i cui volti sono cambiati con gli anni; ho visto gente in preda a fame chimica e anche il progressivo, generale ridursi della qualità e quantità delle derrate alimentari causa crisi. Oggi (lo dico da gourmet) se vuoi mangiare bene e senza risparmiarti ti devi rivolgere agli eventi Sky, che di solito non tradiscono. Ma non voglio con questo dare suggerimenti o dritte alla spietata «Banda della tartina». La quale, stando all'agghiacciante e-mail (depurata) che riporto qui sotto, ha le ore contate.
SALVE,LA PRESENTE PER SEGNALARLE,NEL VOSTRO INTERESSE,CHE LA PRESENTAZIONE DI ... ... ... ... ... ... SARà PRESA D'ASSALTO DAL SOLITO GRUPPO DI PARASSITI,SCROCCONI,EGOISTI,MENEFREGHISTI,MISERABILI MANGIATORI.
QUESTO GRUPPO,TARGET RIGOROSAMENTE DAI 40 ANNI AI 70,UOMINI E DONNE,è FORMATO DA DECINE DI CANI SCIOLTI CHE,TRAMITE SCAMBIO DI NOTIZIE ED INFORMAZIONI TRA LORO,LEGGE GLI EVENTI SUL WEB O SUI GIORNALI E SI INTRUFOLA NELLE SITUAZIONI PIù DISPARATE (FESTE,VERNISSAGES,INAUGURAZIONI,PRESENTAZIONI,PREMIAZIONI,ECC),QUASI SEMPRE SPACCIANDOSI X GIORNALISTI E FREELANCE(OGNUNO HA LA PROPRIA SEDICENTE RIVISTA CON LA QUALE COLLABORA,PECCATO CHE O LA RIVISTA NON ESISTE AFFATTO O,SE VERIFICATE NELL'ORGANICO, ESSI NON ESISTANO AFFATTO E NESSUNO LI CONOSCE),FREGANDOSENE ALTAMENTE DEGLI INTENTI DELL'EVENTO IN QUESTIONE,MA CON L'UNICO SCOPO DI INGOZZARSI E PRENDERE OMAGGI.
TALUNI INDIVIDUI,REFRATTARI AL RISPETTO DEL LAVORO ALTRUI,SE NE FREGANO ALTAMENTE DEL TEMPO E DELLE RISORSE DA VOI IMPIEGATE NELL'ESPLETARE LA VOSTRA ATTIVITà,IN QUANTO IL LORO UNICO INTENTO SARà QUELLO DI GOZZOVIGLIARE E PRENDERE OMAGGI,ARRIVANDO A MOSTRARVI BIGLIETTI DA VISITA FASULLI E RICICLATI,PRESI AD ALTRI EVENTI O CREATI DA LORO.
LA SIGNORA ... .... ... CHE PROBABILMENTE VEDRETE ALL'EVENTO SUL TARDI,GIUSTO PER IMBUCARSI E SCROCCARE,è STATA RIPETUTAMENTE VISTA IMBOSCARSI BOTTIGLIE DI VINO NELLA BORSA..
UN'ALTRA FAMOSISSIMA SCROCCONA ARRAFFONA IMBUCATA PARASSITA,DI NOME ... ... ... ... CHE ASSERISCE DI GESTIRE UN SITO WEB SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE, COMMETTE PURE IL REATO DI FALSO E MILLANTA IL TITOLO DI GIORNALISTA CHE NON HA, è SOLITA ... PRESENTARSI AGLI EVENTI ALLA FINE,SALTANDO LE PRESENTAZIONI ED I CONVEGNI,CON L'UNICO SCOPO DI MANGIARE A SCROCCO E PRENDERE REGALI.
NOI NE CONOSCIAMO MOLTI,E MOLTI NE ARRIVERANNO DA VOI DOMANI,QUINDI FATE MOLTA ATTENZIONE,SOPRATTUTTO NEI MOMENTI DI CONFUSIONE,NON TRALASCIANDO QUELLI CHE HANNO CHIESTO L'ACCREDITO TROVANDO LA VOSTRA MAIL SUI SITI DEDICATI AGLI EVENTI E CHE NON CONOSCETE PERSONALMENTE COME FACENTI PARTE DEI MEDIA...
PERTANTO CONSIGLIAMO DI PRESTARE MOLTA ATTENZIONE SOPRATTUTTO ALLA GENTE CHE ENTRA A PRESENTAZIONE ORMAI GIà INIZIATA O IN PROCINTO DI CONCLUDERSI (TUTTI GLI ELEMENTI DI QUESTO SFASATO GRUPPO VENGONO X DEPREDARE,NON HANNO MAI SCRITTO RECENSIONI O REDAZIONALI E MAI LO FARANNO E TENDENZIALMENTE QUANDO SI PRESENTANO AGLI EVENTI NON SONO MAI PUNTUALI,PROPRIO PERCHè CERCANO DI TAGLIARE I TEMPI MORTI,SCROCCARE E RECARSI AL SUCCESSIVO EVENTO GIORNALIERO).
SEGNALIAMO INOLTRE CHE QUESTA GENTE,OLTRE AD ESSERE EGOISTA,TACCAGNA,AVIDA ED AVARA,PRIVA DI VALORI,IGNOBILE E VERGOGNOSA,HA REDDITI DA LAVORO E DA PENSIONE DECENTI,ALCUNI DI LORO SE LA PASSANO PROPRIO BENE, QUINDI C'è PURE L'AGGRAVANTE CHE NON SI TROVANO IN STATO DI NECESSITà.. .
SPERANDO DI AVERE FATTO COSA GRADITA NELL'INVIARVI QUESTA OGGETTIVA DELAZIONE E NEL SEGNALARVI LA PRESENZA DI QUESTI INDIVIDUI PER TUTELARE L'IMMAGINE E LA CREDIBILITà DEL BRAND CHE RAPPRESENTATE E PER SALVAGUARDARE IL VOSTRO E L'ALTRUI LAVORO,AUSPICANDOCI VOGLIATE VIGILARE AFFINCHè QUESTA MISERABILE ARMATA BRANCALEONE NON SI FACCIA BEFFA DI VOI MANCANDO DI RISPETTO AI VERI PROFESSIONISTI,CONFIDANDO NELLA VS ASSOLUTA RISERVATEZZA X LE INFORMAZIONI DA NOI ELARGITE NEL VOSTRO INTERESSE,PORGIAMO DISTINTI SALUTI. ALCUNI AMICI.
Sino alle 19 di oggi l'Africa si appropria di una fetta di Piazza Duomo, a Milano, per uno straordinario evento di «pixelart» e beneficienza che coinvolge i volontari del Cefa di Bologna e le migliaia di milanesi e turisti che attraversano incuriositi uno tra gli spazi aperti più affascinanti d'Italia. Nel corso della prima mattinata, già dall'alba, i volontari dell'associazione hanno disseminato con precisione 10.000 piatti blu sul piazzale antistante la basilica. Sopra questi piatti, chi vuole donare (il minimo è 7 euro) posa un sacchetto di sementi al quale è legato un palloncino giallo riempito d'elio. Il suggestivo mosaico pian piano si compone, e a fine serata i fili che legano i palloncini verranno tagliati contemporaneamente per farli volare in cielo tutti insieme. L'evento di solidarietà, battezzato «In the name of Africa», ufficialmente si prodiga per raccogliere fondi per il Mozambico, ma anche altri stati africani avranno le loro donazioni. Chi vuole donare 30 euro, riceve un piatto speciale a tiratura limitata con una vignetta della Pimpa realizzato appositamente da Altan.
Milano. Per la fortunata serie: I grandi misteri italiani, questo è ciò che resta del «Mercato metropolitano», o «Mercato di Porta Genova»; il più grande successo commerciale dello scorso anno in città: primavera, estate, autunno e parte dell'inverno con un pieno di pubblico e clienti al di là di ogni previsione. 15.000 metri quadrati di spazio espositivo ricavati riadattando in modo molto semplice e ben poco dispendioso un vecchio capannone affittato dalle ferrovie e il grande cortile adiacente, dove sino all'anno precedente si teneva il mercatino di Sinigaglia. Il tutto per vendere cibo di strada, pane, birra, vino, pesce, carni, piatti della tradizione regionale. Tutto da gustare al volo e in semplicità su vecchi bancali colorati, sedie improvvisate, tavoli da birreria. C'era persino un cinema all'aperto. Un successo senza precedenti, come evidente dalle file interminabili e come confermavano gli stessi operatori, mai con un secondo libero. Tanto che la cosa aveva creato problemi di concorrenza a molti locali sui Navigli. A gennaio chiude, e il Mercato metropolitano dà l'appuntamento a tutti ad aprile per una nuova annata. Ad aprile un trafiletto in cronaca informa che il Mercato non riaprirà: almeno un milione di euro di debiti, creditori alla porta, pignoramento e sigilli. Come si spiega tutto ciò? Com'è possibile che un mostruoso successo commerciale realizzato con pochi mezzi si trasformi in debiti e chiusura? Com'è possibile che in questo Paese persino i trionfi vadano a ramengo?
Milano. Riapriamo le ostilità dopo le vacanze con un'immagine non ottimistica ma a mio avviso veritiera, fortemente emblematica del momento che stiamo vivendo. Questa è un'edicola milanese, in zona Navigli. Tutto normale, o quasi, apparentemente. Peccato che in bella evidenza, verde, in basso a sinistra, spicchi il cartello che preannuncia «NOVITA'!». La novità, si legge, sono «Acqua e bibite fredde, riviste, souvenirs, caramelle». Le edicole, già in crisi da tempo, e da tempo invase dai «collaterali», le cosiddette «vendite congiunte» di cd, dvd, giochi, prodotti di bellezza, materassini, borse frigo, carte da gioco, tacchi, dadi, datteri e quant'altro, prima si sono fatte bazar, e ora, con la crisi che colpisce anche gli allegati, diventano BAR. Gestendo in strada il primo avamposto a contatto con il pubblico, e non potendosi più sostentare grazie alle sole vendite di carta e ammennicoli vari, ecco che gli edicolanti piazzano Ferrarelle, Fanta e Coca-Cola. Le granite presto a disposizione: venghino, siòri, venghino. Perché se le caramelle dagli sconosciuti non le devi prendere, dall'edicolante, suvvia, ti puoi fidare. Non ho la minima idea se commercialmente tutto ciò sia lecito o possibile (magari questo signore possiede una licenza estesa che gli consente di vendere anche acqua, bibite e caramelle tra una copia e l'altra del Corriere della sera), ma mi pare abbastanza evidente che le cose siano destinate ad andare sempre peggio e che da qui alla morte della carta stampata il passo sia brevissimo.
Milano. Ieri ho dato un'occhiata a qualche camicia in un negozio in via Torino. L'unico nel quale faccia una capatina due volte l'anno perché, da sempre, ha capi che in genere incontrano il mio gusto. Il simpatico esercizio si è sempre caratterizzato per l'impiego di giovani e assai piacenti commesse, in genere dell'Est. La clientela maschile mostrava di gradire, ovvio. Qualche sorriso, un po' di furbizia della biondina di turno: insomma, baruffa nell'aria. La gnocca del resto è da sempre un plus, anche fra le cameriere e le pr, per esempio. Ci sono lavori che richiedono questo tipo di fluidificante, di vaselina umana, per rendere più ricco e al contempo meno pesante lo scontrino. Certo, a volte le starlette della bottega diventano un po' protagoniste; a volte capita di notare (mi successe l'ultima volta) qualche frizione con la non più giovanissima titolare, probabilmente un po' invidiosa del loro successo, che pure le portava gran soldi. Se il tempo d'acquisto di qualcuno con la stessa commessa si protraeva, lei con una scusa ordinava la sostituzione e il ritorno in panchina della malcapitata di turno. Come un implacabile mister. Anche in presenza di una pila di indumenti da acquistare che aumentava vistosamente. Niente. Via. Kaputt. Passiamo a un'altra.
Ieri, improvvisamente, l'inedito e ardito cambio di strategia commerciale: le frizzanti e sgargianti ragazze dell'Est erano state sostituite, in blocco (cinque o sei) da altrettante, sempre straniere, ma brutte come il peccato di non aver peccato. Come se fosse stato fatto un preciso casting (e sono sicuro che sia così) per passare dal Paradiso all'Inferno. Dalla Volvo alla Panda. Tutte gentili, servizievoli, scattanti, per carità. Ma veramente improponibili. Non fosse poco elegante vi darei l'indirizzo per andare a verificare personalmente. Non so se sia una paranoia della «Padrona» o alle fregole del di lei marito. Suppongo di sì. Non so se questa tecnica sia destinata a lanciare una moda, ad aprire le porte di certi lavori riservati alle belle anche a chi non ha la fortuna di aver staccato un biglietto di poltronissima con Madre Natura. Ma vi assicuro che la cosa fa un certo effetto. Anche loro, peraltro. Lo so, è un post che rasenta il politicamente scorretto, ma so che mi volete bene lo stesso. Inoltre per alcune può essere un'opportunità lavorativa. Non dimentichiamolo.
Quando un'amica compie gli anni, è sempre una festa. Se li compie un'amica speciale come Elena Guastoni, che è anche titolare di un'agenzia di modelle tra le più quotate d'Italia, la MP Management di Milano, la festa diventa doppia perché nel parterre de roi degli invitati spiccano modelle e belle figliole a iosa. E sono cose, ve lo posso assicurare, che fanno tanto bene al calcio. Quelli della «Guastoncina», come la chiamano gli assidui frequentatori che ostentano un po' di confidenza, sono gli «Always 30 party», perché l'energica donna della comunicazione e del modellismo (se mi si passa il termine) ha deciso giustamente di fermare il tempo ai suoi trent'anni. Una scelta personale che, da quarantasettenne, non posso che condividere. Quindi non vi annoierò riportando la reale età anagrafica della «Guast Star» (come mi piace definirla) della serata. Del resto quelli che lo fanno non sono più qui a raccontarlo. Elena accoglieva ospiti e regali in una zona riservata del Just Cavalli di Milano indossando una gonna nera a balze in tulle trasparente che è stata la grande attrazione della serata. Open bar e gradito buffet hanno fatto il resto. E mentre due animatrici vestite da principesse davano retta ai bambini, ai maschietti un po' più cresciuti cadeva l'occhio sulle bambine. Quelle più sviluppate, s'intende. Come testimoniano queste foto. La morale della favola è che non bisogna mai mancare gli «Always 30 party» di Elena Guastoni. Parola di boy scout.