giovedì 1 luglio 2010

SESSO * DOPO I 13 MINUTI E' NOIA (ALLORA STO TRANQUILLO)

Una ricerca commissionata da un'Università degli Stati Uniti rivela che dopo 13 minuti, il sesso procura un senso di noia nel partner. Con i miei 10 minuti (se va bene) preliminari compresi, mi piace constatare di non stare sulle balle a nessuna.

mercoledì 30 giugno 2010

MONDIALI 2010 * VUVUZELA? NO, «VUVUZZELLA»: A NAPOLI E' GIA' PARODIA


Il brano di Tony Di Scioscia che sta già spopolando. Per ora non in Sudafrica.

GLI INSEGNANTI ITALIANI * «LE FICTION SULLA SCUOLA, NON CI SOMIGLIANO»

È tempo di scuola, e le fiction vanno in cattedra. Fioriscono le serie tv dedicate (o in qualche modo ispirate) al mondo e ai problemi dell’insegnamento. Ma la scuola che fa capolino dal piccolo schermo è come quella reale, o almeno le somiglia? «Sorrisi» ha girato l’Italia per cercare di scoprirlo.
Antonio Nacci, genitore dell’esclusivo liceo Parini, nel cuore di Brera, a Milano, aspetta che la figlia Federica, 16 anni, finisca l’esame di riparazione. Pensa che le fiction non rispecchino la realtà, e aggiunge: «Il problema sono gli sceneggiatori: raccontano quello che hanno vissuto loro quando erano studenti, cioè un mondo di 20-30 anni fa. La scuola di oggi è completamente diversa». Bianca Franchi, vicepreside del liceo classico Salvador Allende, al Gratosoglio, periferia milanese (800 studenti e tre indirizzi di studio: classico, scientifico e ragioneria) dice: «Ho sentito alcuni colleghi commentare una di queste serie, “I liceali”, e trovo assurdo come dipingono ragazzi e insegnanti, non c’è alcuna aderenza alla realtà». 
Barbara Rotundo e Angelo Alberti, professori di Lettere, ce l’hanno con i luoghi comuni: «I nostri problemi sono altri: il precariato e un problema generazionale. Gli studenti sono poco responsabilizzati, e i genitori perlopiù assenti». La signora Nicoletta Vezzoli sta per iscrivere la figlia al liceo classico Allende. «Dalla scuola mi aspetto regole, ma ho visto troppe volte genitori polemizzare con i professori che criticano il rendimento dei loro figli, minacciandoli di far mandare la classica lettera dall’avvocato». Simone, 16 anni, terza ragioneria ha visto «’O Professore» e non ha dubbi: «Nella realtà è così un insegnante su mille». Tornando al Parini, Tatiana, 17 anni, dice: «Ho cambiato vari licei trovando ogni volta professori con cui era difficile relazionare». Paola Rossi, insegnante di lettere, spiega: «Le fiction che si vedono in tv danno una visione edulcorata dei problemi. Nella realtà noi insegnanti siamo sottoposti a continui cambiamenti di norme legislative e al ritorno di metodi del passato». L’unica voce fuori dal coro arriva da Parma ed è di Maria Dazi, direttrice della Scuola Europea, un istituto pubblico finanziato dallo stato che accoglie 503 studenti: «Vedo “Provaci ancora Prof” e mi piace» commenta «perché rispecchia lo stesso clima di collaborazione tra insegnanti e studenti che si respira da noi».
«Le fiction in genere sottolineano gli estremi: il Bronx oppure la rassicurante eccellenza. La realtà è più sfaccettata» dice Bianca De Simone, che ha appena concluso la sua carriera di insegnante di italiano ai ragioneri dell’Istituto tecnico Faravelli, di Stradella, 11 mila anime nell’Oltrepò Pavese. «Nella scuola» prosegue «da 10 anni a questa parte la situazione di degrado è precitatata, e da quando gli alunni sono diventati come clienti prevale la logica del “pago, quindi pretendo”. Con i genitori che spesso appoggiano i figli a prescindere. E poi ci sono frequenti episodi di ordinaria volgarità fuori controllo. Queste cose la tv non le racconta».
«Fiction come “´O Professore” sono uno spaccato di realtà ai margini, che non ci somiglia» dice Giuseppe Rustioni, segretario generale della scuola privata Faes, sei sedi in altrettanti grandi città italiane per applicare l’educazione omogenea, cioè corsi di studio solo maschili o femminili. «E poi» conclude «il nostro metodo didattico prevede un maggior coinvolgimento delle famiglie, più in ombra in tv».
Alla scuola media Vittorelli di Bassano del Grappa, 42 mila abitanti, la preside Paola Bertoncello è convinta che le fiction abbiano scarsa aderenza alla realtà della scuola, che deve fare i conti ormai anche con il difficile processo di integrazione dei tanti alunni extracomunitari. Ma invita gli sceneggiatori a non fossilizzarsi, e rilancia: «Questi prodotti tv, dai quali fra l’altro emerge un rapporto di eccessiva confidenza docente-allievo» dice «sono ambietati generalmente solo nel Centro-Sud d’Italia, come Roma e Napoli. Città che amo ma che spesso sono rappresentate con stereotipi. Perché non vengono a girare invece anche qui da noi, nel Nordest?».
Giorgia Pellizzer, 16 anni, terza liceo classico al Brocchi di Bassano, commenta: «In tv i professori sono o troppo buoni, o spietati. In realtà non è mai così. Da noi c’è chi cambia indirizzo in quarta perché non ce la fa, e altri che scoprono di voler lavorare a 16 anni, per poi magari pentirsene». Melania Andriolo e Vanessa Bonamini, entrambe quindicenni, hanno lasciato il Brocchi per altre scuole. La prima è convinta che le fiction siano poco credibili perché «si vedono gli insegnanti che aiutano gli alunni anche nella vita di tutti i giorni, e in realtà non succede»; la seconda pensa che «nella finzione tv esagerano raccontando episodi di bullismo». La storia d’amore fra un alunno e una professoressa, proposta ne «I Cesaroni», ha colpito più di un operatore scolastico. «Assurda e totalmente diseducativa» dice un’insegnante precaria del Sud che preferisce restare anonima. «Le fiction in genere danno messaggi rassicuranti sulla scuola a beneficio delle masse, ma la situazione è tragica. Non è il ritorno al grembiulino la soluzione ai tanti problemi». Al liceo Da Ponte di Bassano (1200 alunni, 90 insegnanti) il professore di matematica, Eugenio Bonaccorso, mette il dito su un’altra piaga: «Le fiction spesso rappresentano noi insegnanti come poveracci o poco più, che vivono in un buco, girano solo in bici e fanno fatica a comprarsi un libro. Guadagniamo poco, è vero, ma non ci facciano passare sempre come straccioni! Quest’immagine negativa si riflette sull’opinione che i ragazzi hanno di noi e ci toglie credibilità».
Dal Nord al Centro-Sud. Angela Vitale, in qualità di dirigente, ha le chiavi (letteralmente) della scuola primaria Moscati di Casoria, prima periferia di Napoli, comune commissariato per tre anni per infiltrazioni mafiose e molto degradato. 793 alunni e un centinaio di insegnanti e bidelli dipendono da lei. Come tutte le scuole di Casoria, anche questa non ha l’agibilità. «Prima ancora dei problemi didattici» spiega «i miei ragazzi vivono in un ambiente insicuro. Ma questo è un territorio non a norma. Qui l’illegalità è legale. I miei alunni, proprio come quelli di “’O Professore”, sono in gran parte ragazzi con problemi. Ma non è colpa loro: sono le famiglie a essere inadeguate. Mi auguro che prima o poi passi la legge che prevede che i bambini, già dalla scuola materna, vengano messi nelle mani di persone laureate e preparate. Il personale poi va retribuito in modo adeguato:1200 euro non bastano a far fronte all’impegno dei docenti. Per il nostro contesto, poi, la reintroduzione del voto in condotta andrà a inasprire i già difficili rapporti con alcuni dei nostri ragazzi».
Il liceo scientifico Keplero, a Roma è la scuola superiore della Garbatella, rione popolare diventato famoso grazie a «I Cesaroni». Il dirigente è Marcello Greco, professore di scienze geologiche, che gestisce 900 alunni e due sedi.  «Quella mostrata in tv», spiega «è una scuola edulcorata, finta, di fantasia. Ma non è un imbroglio. Tutti sappiamo che è finzione. Per sonalmente, ho visto molto bene la reintroduzione degli esami di riparazione. Con i debiti gli studenti non ne venivano mai realmente a capo. Ora con i corsi di recupero a luglio e con l’esame a settembre, si prendono un impegno e hanno la possibilità di chiudere un capitolo. E’ una fase di crescita».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2008)

BIANCA GUACCERO * «LE MIE FICTION? PRODOTTI DAL SAPORE PUGLIESE»

Non chiamatela personaggio. «Anche noi che facciamo spettacolo siamo persone. In particolare, io mi considero un’artigiana che fa prodotti dal sapore un po’ pugliese» dice Bianca Guaccero, il 21 e 22 settembre su Raiuno con «La Stella della porta accanto», fiction permeata di buoni sentimenti e con un titolo che pare il suo biglietto da visita. Nel ruolo della dog-sitter Stella, ovvero una «baby-sitter di cani», entra in una famiglia tormentata e lì nasce - quasi inevitabile - l’amore con Jacopo (Giorgio Lupano), papà di due figli che soffrono per la separazione dei genitori.
«Questo lavoro lo considero come un bicchiere d’acqua fresca» commenta «semplice ma non banale. È una commedia romatica, un po’ “Mary Poppins”, un po’ “Cenerentola”, un po’ “Bridget Jones”. Il personaggio di Stella mi assoglia molto, con la sua passione per i bambini, materna ma anche educatrice, e per gli animali. Anch’io ho avuto un dalmata per sei anni, Pongo. Ma da quando è morto non sono più riuscito a tenerne, per paura di soffrire». E l’idea di avere figli? «Quello è un sogno importante, ma deve nascere da un altro sogno, e verrà nel mento in cui troverò il grande amore. Non sono il tipo da fare bambini perché sta scadendo il tempo limite».
Del set, Bianca Guaccero ricorda l’imprevedibilità. «Proprio perché giravamo con cani e bambini, le sorprese erano sempre dietro l’angolo. Ma se un cane mi leccava la faccia all’improvviso, non facevo certo dare lo stop: cercavo di proseguire la scena, adattandomi».
Intanto l’attrice che ha calcato il palcoscenico di Sanremo sta provando la riduzione teatrale del film «Poveri ma belli», per la regia di Massimo Ranieri. «Sono emozionatissima» dice. «È un’esperienza straordinaria. Avrò il ruolo di Giovanna, quello che fu di Marisa Allasio. Saremo in giro per l’Italia dai primi di novembre».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2008)

IL VIDEO * «X-FACTOR» (O «ITALIA'S GOT TALENT») VERSIONE CINESE

martedì 29 giugno 2010

TWILIGHT SAGA «ECLIPSE» * VAMPIRI NOIOSI E UNA BELLA (SENZ'ANIMA)

C'è ancora un fermentone che non ti dico nel regno dei non morti e affini a spasso per l'America d'oggidì. Mentre Bella (Kristen Stewart) è a un passo dal diploma, i suoi ormoni vengono frullati dall'inestinguibile passionaccia per Edward (Robert Pattinson), che si scontra con l'antica amicizia - forse amore - per il palestrato Jacob (Taylor Lautner), lupo part-time. Me li faccio entrambi, oppure ne scelgo uno, rinfocolando l'eterna guerra tra vampiri e licantropi? Son problemi seri. Va a finire che come minimo ne sposo uno (vampirizzandomi) ma bacio quell'altro. Perché nella vita quel che conta è la coerenza.
Tra l'altro, c'è poco da scherzare: a Seattle avvengono misteriosi omicidi. Una vampira che più stronza e deviata non si può, sta costituendo un'armata di fortissimi non morti «neonati» che ce l'hanno con chiunque. Per tentare di combatterli, urge estrema alleanza vampiri buoni (o vegetariani) e licantropi. Se si riesce, siamo mostri come si deve.

Quel furbacchione di David Slade confeziona un filmetto puramente adolescenziale, fatto di palpiti e sfioramenti, addominali a tartaruga, prati verdi tipo cartolina e sentimenti a esclusivo uso e consumo dei (delle) teen-agers. Il resto è tutto clamorosamente già visto negli altri capitoli della «Twilight saga»: buono il primo, mediocre il secondo, non entusiasmante questo terzo. Che acquista un po' di vita proprio negli stucchevoli siparietti romantici, nobilitati da un filo d'ironia. Un film tranquillamente evitabile. VOTO: 6.

NASCE IL «CHI L'HA VISTO?» PER I CANI ABBANDONATI D'ESTATE (334.1051030)

334.1051030. Un numero da memorizzare sul proprio telefono cellulare.
E’ quello di Io l’ho visto, il progetto contro l’abbandono estivo dei cani in autostrada promosso da Prontofido in collaborazione con Radio 105, Radio Monte Carlo, Virgin Radio, Radio Bau & Co e A.I.D.A.A. (Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente).
 E’ tutto semplicissimo: dal 23 luglio al 31 agosto sono in viaggio da solo, con la famiglia, con gli amici su un’autostrada italiana. Vedo un cane, disorientato e impaurito. Mi fermo alla prima area di parcheggio o di servizio e invio un sms al 334.1051030 con le coordinate più precise possibile.
Qualche esempio: MI-BO, km 150, cane nero
Oppure SA-RC, dopo uscita Battipaglia
Oppure area di sosta Verbano Ovest, cane bianco e nero zona pompa di benzina.

A questo punto i team anti-abbandono di “Io l’ho visto”, posizionati in alcuni punti di sosta strategici sulle autostrade, intervengono per il recupero del cane. Maggiori dettagli sono inviati dagli automobilisti, più facile è intervenire e salvare gli animali.
 I team anti-abbandono sono formati ognuno da 3, 4 volontari che viaggiano su un mezzo ben riconoscibile con il logo di “Io l’ho visto”.
Dal 26 luglio al 31 agosto 2009 sono stati 353 i cani salvati mentre vagavano sulle autostrade, oltre 380 volontari che si sono alternati per 5 settimane sulle autostrade italiane, oltre 1.300 segnalazioni di avvistamenti di cani abbandonati, di questi 550 avvistati sulle autostrade italiane, 84 cani restituiti ai legittimi proprietari grazie ai dati rilevati dai microchip in quanto cani fuggiti e non abbandonati.

PIETRO TARICONE * E' MORTO IL SIMBOLO DEL "GRANDE FRATELLO"

Pietro Taricone è morto a 35 anni nell'ospedale di Terni dopo 9 ore d'intervento chirurgico.
«’O Guerriero» aveva tutto: era bello e sveglio; un po’ dannato e intrigante; cialtrone quanto basta ma credibile, convincente. E con la splendida polacca Kasia Smutniak formava una di quelle coppie difficili da non invidiare. Splendidi, innamorati, e poco inclini alla routine familiare del casa-supermercato-vacanze con la station wagon. Nel 2008 lei aveva avuto una sbandata fatale per Raz Degan, altra faccia da schiaffi, ma dopo il fuoco della passione tutto era rientrato. Segno che il legame Pietro-Kasia funzionava ancora. A volte certe ferite si rimarginano. Insieme avevano una figlia di quasi sei anni, Sophie, cresciuta fra il cinema di mammà (ottima attrice in continua ascesa) e i ruoli un po’ defilati di papà, di recente prestato più volte alla fiction.
Lo sveglio Pietro era il personaggio-simbolo del «Grande Fratello», era uno tra i pochi (insieme con Eleonora Daniele e Luca Argentero) sopravvissuto alla grande macchina mediatica del padre dei reality, dal quale aveva saputo smarcarsi per creare quella che lui definiva "un abbozzo di carriera personale, costruita lentamente, in modo più orientale che occidentale". Ora resta l'amarezza non soltanto nel pensare alla sua giovane vita stroncata, ma a quell'abbozzo di carriera che forse avrebbe potuto ancora costruire. Dando al successo del lei, come amava ripetere. "Perché a volte il lei è meglio del tu, risulta meno invasivo".

lunedì 28 giugno 2010

PIETRO TARICONE * E' IN FIN DI VITA L'UNICO SOPRAVVISSUTO AL «GRANDE FRATELLO»

Pietro Taricone, 35 anni, forse l'unico vero sopravvissuto (mediaticamente) al «Grande Fratello», è in fin di vita a Terni dopo un lancio col paracadute.
Originario di Frosinone ma cresciuto a Caserta, Pietro «'O guerriero» è stato il vincitore morale della prima edizione (quella condotta da Daria Bignardi e vinta da Cristina Plevani, con la quale aveva avuto un flirt) del padre dei reality show. Uno tra i pochi che abbiano saputo gestirsi con intelligenza, traghettandosi verso la recitazione.
Intelligente e curioso, ha pagato questa sua passione per l'estremo. Ora è ricoverato in ospedale e le sue condizioni sono giudicate «disperate». Accanto a lui c'è la compagna, Kasia Smutniak, con la quale aveva vissuto di recente un periodo di crisi, a quanto sembra superato. Hanno una figlia, Sophie, di sei anni.
In mezzo a tanti personaggi da reality, figli del «Grande Fratello», che ormai vengono dimenticati nel giro di poche settimane, Taricone era riuscito a «reggere», grazie all'intelligenza ma anche alla novità di un format che (anche) in Italia ha fatto epoca. Si classificò terzo nel 2000. Di recente aveva partecipato alla fiction «Tutti pazzi per amore». Il cinema con la maiuscola restava un obiettivo difficile, ma forse non impossibile.

ELISABETTA CANALIS INTERVISTA GENE GNOCCHI * «NON CI SONO PAPARAZZI CHE SI SPINGANO SINO A FIDENZA»

Sapete che cosa vi dico? Basta con i calciatori. La verità è che sono innamorata pazza di quest’uomo. Di quella sua aria malandrina, da rappresentante di commercio. Che arriva al casello, scopre che c’è sciopero, e non si paga. Fa la faccia triste, ma dentro ride. Lo adoro. E ora lo intervisto per voi.
Gene, se ci mettessimo insieme, io e te, saremmo come Marilyn Monroe e Arthur Miller?
«No, come Marilyn e Carlo Croccolo. Lui ha detto che sono stati insieme e lei aveva qualche problema a smentire. Di norma dico che sono stato con Paola Borboni, e in genere però ci credono».
È vero che sei partito dai fotoromanzi, in rivalità con Massimo Ciavarro?
«Prendevo 15 lire a scatto; 80 se c’era il bacio impegnativo. La lavorazione di ognuno durava 2-3 anni: non c’era Photoshop, e le immagini venivano ritoccate a mano dai fratelli Lumière».
Sei un buon calciatore, è risaputo. Ma ti ha pesato essere scartato dal Milan, a favore di Van Basten?
«Piano, io i provini per il Milan nel ‘70-71 li feci davvero, ma poi finì in niente. Anche perché avevo scelto Victoria Silvstedt come preparatrice atletica. E i suoi metodi non sono proprio ortodossi».
Sono passati 25 anni dal tuo primo nudo integrale frontale, e tuttora sei l’uomo calendario più richiesto. Come mai non ne hai più accettati altri?
«Cambiano le mode: sono stato nudo tutto luglio e agosto sulla boa di Sestri Levante, a dieci metri dalla spiaggia, ma vigliacco se m’ha fotografato qualcuno, anche col telefonino!». 
Non ci credo: la verità è che si tratta di una questione economica...
«No, è che volevano farmelo fare a tema: sei mesi il fauno e gli altri sei i Village Peole. Non me la sono sentita».
Mi hai voluta ad «Artù» perché pensavi che il tuo sex-appeal non bastasse a fare audience?
«Sei stata presa perché il tuo fidanzato, il calciatore del Parma Reginaldo, voleva il giovedì sera libero per fare lo strip poker con Maddalena Corvaglia, Alessia Fabiani e il ministro Gelmini».
Che cosa ho io meno della Ventura?
«Un po’ di botulino in meno, qualche ritocchino in meno, un pediatra in meno come fidanzato. Ma Reginaldo è pediatra?».
Anche. A proposito: perché del tuo privato non si sa mai niente?
«Vivo a Fidenza. Trovami un paparazzo che si spinge fino a Fidenza...».
Hai mai vissuto una storia d’amore selvaggia?
«Mai. Sono tutto casa e famiglia».
I tuoi figli sono come te?
«Meglio. Il primo, 25 anni, fa il dj e sembra Hugh Grant o un modello di Versace: c’è la fila sotto casa. La seconda, 22, fa sociologia a Bologna e il terzo, 15, è a Fidenza al Liceo scientifico. Il sabato vado con loro in collina a mangiare le costine di maiale e sono straordinari: mi sommergono di prese in giro».
Perché non lavori mai con tuo fratello Charlie, non ti piace?

«No, in radio mi piace. E anche a “Striscia”. È che lui è molto identificato in coppia con Violanti... Comunque un paio di propostelle gliele avevo fatte».
È tempo di nuove Veline. Inventatene qualcuna anche tu.
«Tre nomi: Evelina Manna, Antonella Troise e Candida Morvillo, che andrebbe bene anche come Velina unica».
Sbaglio o stai per fare su Raidue un nuovo programma sui libri, ambientato tra i vagoni di un treno?
«Non proprio sui libri, ma sulla gente che scrive. Da metà novembre, la domenica. Quello editoriale è un mondo incredibile. Fatto anche di paesi che organizzano premi letterari per avere il personaggio. E glielo danno solo se poi va anche a ritirarlo...».
Lo spettacolo è fatto anche di porte chiuse in faccia. Ce l’hai ancora con Garrison e Maria De Filippi per averti escluso da «Amici», anche se ti proponevi già per la prima sfida, quella con la squadra dei blu?
«Questa cosa ancora non riesco a digerirla. Ci presentiamo alle selezioni io e Nilla Pizzi. Arriva la nonna di Maria - perché conduceva lei all’epoca, anche lei fra l’altro sposata con Costanzo - e dice: “Garrison ha detto no”. Restava da sentire per l’ultima parola Enzo Paolo Turchi, ma stava portando i suoi volpini a fare i bisogni. Ne da 40. Considera una mezz’ora, 45 minuti per volpino. Morale: finisce la trasmissione e lui è irraggiungibile».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2008)

LA FOTO * ECCO IL NUMERO DI TELEFONO DI DIO

Foto scattata oggi lungo la I-80 a ovest di Laramie (Stati Uniti). Ovviamente il prefisso da fare è lo 001.

sabato 26 giugno 2010

GRECIA * ISOLE IN VENDITA: DA MYKONOS A RODI (UN ATOLLO COSTRUITO ATTORNO A TE)

La Grecia ha 6000 isole nel Mar Mediterraneo, la maggior parte delle quali piccole o piccolissime. Solo 227 di queste sono popolate da esseri umani. Nelle altre, non c'è anima viva.
Ora il Governo, per far fronte a una crisi spaventosa, ha deciso di alienare gran parte di questo patrimonio naturale, sperando che ci siano al mondo così tanti multi-milionari interessati a comprarsi l'isolotto e farne un privée. Citofonare Briatore. Sono finiti in vendita persino lotti di terreno a Mykonos e a Rodi, già abbastanza turistiche. Non ci sono notizie, al momento, a proposito di Santorini, dove però l'entropizzazione è già ai massimi livelli.
L'isolotto più economico è in vendita a 2 milioni di euro, e questo mi rincuora. Secondo il sito Private Islands, però, una perla come Nafsika (nella foto), 1235 acri nel Mar Ionio, potrebbe costare appena 15 milioni di euro. Un affarone, magari da proporre ai vicini di casa alla prossima riunione di condominio, non ce ne fosse uno che mi sta irrimediabilmene sulle balle. Se faccio quattro calcoli, forse sui 50 mila arrivo. Mi mancano quindi 14 milioni e 950 mila euro, che potrei racimolare con un mutuo di Ing Direct o della Banca Mediolanum di Ennio Doris. Un atollo costruito attorno a te.

ARRESTATO IL BOSS FALSONE: UN NOME, UN DESTINO

Arrestato a Marsiglia il boss di Agrigento Giovanni Falsone, latitante dal 1999. Il cognome aveva insospettito i carabinieri.

venerdì 25 giugno 2010

ROCCO SIFFREDI, 2 MILIONI DI EVASIONE (E TREMONTI SUBISCE)


L'attore porno Rocco Siffredi, con 2 milioni di euro di evasione fiscale, è riuscito a metterlo in quel posto anche a Giulio Tremonti. Immagine peraltro agghiacciante.

FORMENTERA * MIGLIORI RISTORANTI - MEJORES RESTAURANTES - BEST RESTAURANTS - MEILLEURS RESTAURANTS - BESTEN RESTAURANTS - Лучшие рестораны

Se a Formentera non volete sbagliare mettendo le gambe sotto il tavolo, ecco alcune dritte imperdibili. Una garanzia è il ristorante «La Pequeña Isla» (sono gli stessi titolari del Vogamari), nel cuore della località Pilar de la Mola, vicino al mercatino hippie che si tiene la domenica e il mercoledì dalle 17 alle 21. Da non perdere il Pescado escabeche, dadoni di tonno marinato, l'arroz nigro, ovvero il celebrato riso al nero di seppia (almeno per due persone), e soprattutto il Bogavante frito, impagabile astice agli aromi e verdure, servito in terrina. Col vino siamo fra i 50 e i 60 euro, ma ne vale decisamente la pena.
Attorno chilometro 8 della strada principale, a pranzo, si può fare una capatina al «Real Playa», per gustare i gambas a la plancha, i celebrati gamberoni alla piastra. Il prezzo è abbordabile, ma il pulpo a la gallega mi è piaciuto meno. 
Pesce e carne ben curate anche all'inizio del lungomare di Es Pujols, al panoramico «S'Avaradero». Molta cortesia e forma, anche se poi al dolce mancava la crema catalana. Si sta un po' troppo in vetrina, ma è valido e i prezzi sono meno cari del previsto. Stesso discorso al vicino e più riparato (si arriva attraverso una passerella di legno) «Chez Gerdi», un tempo chiringuito sulla spiaggia e oggi ristorante da 300 coperti di proprietà di Carlo Sama insieme con altri soci. Dalla pizza al pescato fresco, passando per calamari saltati, carpaccio di polpo, sarda en saor (marinata) in un locale che non di rado è frequentato da vip nostrani e che di notte, grazie alla buona illuminazione, può risultare magico.
La panoramica si chiude con l'elegante «Can Carlos», un altro must. Si trova a San Francesc, il capoluogo, all'imbocco della strada che porta a Cala Sahona. Il piatto di Pata negra è impagabile, certo, ma se volete risparmiare qualche euro senza rinunciare alla qualità (anzi) conviene provare il Cecina leon, burrosissimo affettato che sta fra il prosciutto e la coppa. Costa 25 euro, ma come secondo non va perso il Tataki atun, delicatissimo tonno con misticanze per il quale probabilmente mi ringrazierete in eterno per la segnalazione.

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