venerdì 30 novembre 2018

È MORTO SANDRO MAYER, IL PRINCIPE DEL GIORNALISMO TRASH

È morto il giornalista Sandro Mayer.
I suoi parrucchini diventati leggenda (aveva il vezzo di cambiare fotina quasi ogni settimana anche sulla cover del suo giornale, «Di Più»); gli scazzi privati; il piglio bonario in pubblico. Uno stile giornalistico che aveva fatto del trash una sorta di forma d'arte per cultori.

È morto a 77 anni il piacentino Sandro Mayer, un pezzo di storia del giornalismo leggero e gossiparo italiano. Uomo di ferro in redazione (non pochi ne hanno subito e raccontato le gesta), e pacato commentatore in tv. Tranne negli epici scontri con Selvaggia Lucarelli (che a lui non si piegava) nella giuria di «Ballando con le stelle».

Mayer aveva il gene del pop-trash. Sapeva mescolare allegorie su Padre Pio (presente credo in ogni numero delle sue riviste) e la ricetta del petto di pollo alla piastra fatto da Elisabetta Canalis. Vecchine vip e cagnetti (vip) malati. Una fantasia senza limiti. Un giornalismo popolare, caratterizzato anche da una grafica dubitabile, da colori sparati e da una scelta fotografica che a volte faceva accapponare la pelle ai puristi; e che però funzionava. Eccome. Era diventato esso stesso ricetta, segreto del cuoco. A suo modo format. Complice anche il prezzo altrettanto abbordabile del prodotto. 

Laureato in Scienze Politiche, Mayer aveva diretto «Dolly», «Novella 2000», «Epoca», «Gente», lanciando poi, dopo l'ingresso nel mondo di Cairo Editore, anche «Di Più Tv», la propaggine di «DiPiù» dedicata ai palinsesti televisivi. 
Conosco fior di direttori che la notte non riuscivano a prendere sonno perché col doppio dei suoi mezzi (e sfornando giornali eleganti) non riuscivano a fare la metà delle sue tirature. Perché  quel prodotto non era nelle loro corde e mancava loro il genio di saperlo fare.
Sandro Mayer, va e insegna agli angeli a portare il parrucchino. Comunque la si pensi sul suo conto, un uomo di talento.

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