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mercoledì 4 aprile 2012

ANNA SAFRONCIK («LE TRE ROSE DI EVA») * 8 ANNI DI GALERA, E NON SENTIRLI

Vista così, Anna Safroncik non sembra neppure una che si è appena fatta otto anni di galera. Eppure, è proprio da questo lato oscuro della vita del suo personaggio, la rocciosa Aurora Taviani, che partono le intricate vicende de «Le tre rose di Eva», Fiction Mediaset prodotta da Rti e Mediavivere. Un feuilleton fatto di drammi e passioni, con una sceneggiatura disseminata di cinque cadaveri e sette segrete. Il tutto ambientato a Villalba, paesino (rigorosamente di fantasia) della campagna Toscana. Ma le riprese si sono spinte anche in Umbria, dalle parti di Orvieto, e nel Lazio, a caccia di casali ad hoc. La Eva del titolo è Barbara De Rossi, madre di Aurora e di altre due volitive sorelle (la famiglia ha un’azienda agricola in difficoltà), che sparisce poco prima della misteriosa morte del suo amante.  Fatto di sangue del quale viene ingiustamente incolpata la bella Safroncik. L’uomo, come se non bastasse, è il padre del fidanzato di lei, Alessandro Monforte, alla guida dell’altra dinastia di vignaioli del villaggio. «In questo lavoro» spiega il regista Raffaele Mertes «si mescolano melodramma classico, sentimenti, e dosi abbondanti di giallo. È pensato per un pubblico soprattutto femminile, e l’ambientazione tra i vigneti della Toscana ne aumenta il fascino. L’ho girato in elettronica, cercando di far coincidere qualità e costi contenuti. La seconda unità di ripresa era affidata a Vincenzo Verdecchi, e complessivamente abbiamo lavorato 26 settimane». Difficile non paragonarlo a un «Falcon Crest» al sapore di ribollita, visto che anche nella mitica serie tv della Cbs  (in onda in Italia dal 1982), le torbide vicende dei protagonisti avevano come sfondo un’azienda vitivinicola. «C’è un po’ di questo» commenta Mertes «ma anche echi di “Dallas” e “Dynasty”, con le rivalità fra grandi famiglie. C’è la fattoria di Tara in “Via col vento” e, se vogliamo andare all’essenza, le lotte fra Capuleti e Montecchi. Fra l’altro, la presenza di classici cattivi di contorno come Luca Ward (Camerana), Paolo Maria Scalondro (Monsignor Krauss) e Alfredo Pea (l’avvocato Scilla) contribuisce a rendere ancora più torbide le acque. Far capire subito al pubblico che Aurora è innocente non toglie nulla alla suspence, perché si è deciso di puntare soprattutto sull’immedesimazione, sulla volontà di compartecipare quest’ansia che ha di riprendersi la propria vita e la tenuta. E, naturalmente, sul giallo da risolvere». Per una Safroncik che affronta da protagonista forse il primo personaggio positivo della propria carriera («Credo di essere riuscito a spostare efficamente il suo asse verso il bene» dice Mertes), si segnalano nel cast figure come la Miss Italia 2005 Edelfa Chiara Masciotta, l’ex tronista di «Uomini e donne» Francesco Arca e Paola Pitagora, al primo ruolo da nonna di una lunga carriera. Coprotagonista, è il pisano Roberto Farnesi. «Il mio personaggio» dice «mi piace perché attraversa mille vicissitudini e stati d’animo. La scrittura di questo lavoro era buona, e appena ricevevo un nuovo copione non vedevo l’ora di leggere il successivo. Del resto, ci hanno lavorato tre anni. Il fatto che sul set abbia sempre il physique du rôle del bello, non mi preoccupa. Ma sogno di cimentarmi prima o poi in una commedia alla Monicelli, per far uscire la mia vena toscana goliardica. Il Monicelli di oggi è Paolo Virzì, che ha l’unico difetto di essere livornese. Io intanto, circondato da vigne e grandi vini, passo dalla fiction alla realtà, e da tre mesi sono diventato socio a Pisa di un ristorante di carne gemello del «Varrone» di Lucca. È stato un colpo di fulmine».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

martedì 13 dicembre 2011

IL MEGA FLOP DI «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO» DIVENTA UNA TESI DI LAUREA

Il flop di «Amici Miei – Come tutto ebbe inizio», il discusso film di Neri Parenti con Christian De Sica, che aveva mobilitato le proteste del popolo di Facebook, diventa una tesi di laurea in comunicazione e spettacolo.
L’ha realizzata Alberto Zappadu, 25 anni, romano, laureando alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. «La mia tesi» dice Zappadu «si intitola ''Amici Miei (1975)/Amici miei - Come tutto ebbe inizio (2011): analisi comparativa delle criticità di un modello produttivo italiano''. Raffronto, comparandoli, i vari aspetti del primo film della trilogia e il prequel realizzato da Filmauro. La conclusione tende a spiegare perchè un modello produttivo contemporaneo vincente tipicamente italiano (il cinepanettone) sia risultato un insuccesso nella ripresa di un altro prodotto che al suo tempo fu un successo di pubblico».
Contro il film di De Sica, alle prese ora con il nuovo cinepanettone, che già lo scorso Natale incontrò non poche difficoltà al botteghino, si schierò il gruppo di Facebook «Giù le mani da Amici miei: femiamo De Sica e il suo annunciato prequel» aperto da questo blog, che radunò più di 100 mila iscritti. Con un chiaro invito al boicottaggio del prequel. Il film si è rivelato uno tra i più grandi flop del cinema italiano nel rapporto costo/spettatori.
«È probabile che anche quest’azione popolare abbia contribuito non poco all’insuccesso» dice Zappadu proseguendo la sua analisi «ma penso che “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” fosse a prescindere un’articolata summa di errori di scrittura, produzione e comunicazione, con i protagonisti che attribuirono frasi a Mario Monicelli morto, imbastirono una puntata promozionale di “Porta a porta” dopo l’uscita del film, prevista fra l’altro in un weekend lungo, per sfruttare più serate a disposizione con la pellicola ancora calda. Nonostante tutto questo, il pubblico l’ha completamente respinto. Un’operazione del genere, nel suo complesso, con le tutte le implicazioni mediatiche che ha avuto, credo meritasse di essere studiata».

mercoledì 30 marzo 2011

IERI A «PORTA A PORTA» IL FUNERALE DI «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO»

Ieri sera su Raiuno il Cardinale Bruno Vespa in persona ha celebrato i solenni funerali di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», il brutto film di Neri Parenti (l'uomo che con gli anni si è convinto di essere un regista) già tecnicamente morto, ucciso da Facebook e dalla propria inanità dopo la seconda settimana di programmazione nelle sale. Pochissimi l'hanno visto, ancora meno lo piangono, ma in qualche modo bisognava dare degna sepoltura a quest'opera immortale stroncata dalla quasi totalità della critica. Così, in diretta nazionale (beh, nazionale mica tanto: lo speciale l'hanno visto solo 1.170.000 spettatori, con l'8,49% di share: è stato un flop persino il funerale!) il docile prelato dell'etere ha dato inizio alla cerimonia. Non così mesta, e vediamo il perché.


Qualche burlone - gli inquirenti hanno precisi sospetti - aveva fatto credere al sussiegoso Vespa che la salma godesse di buona salute. Accanto al Cardinale sedevano gli smunti corpicini degli attori che avevano dato vita (si fa per dire) all'ignobile pellicola. Si sforzavano di sorridere per far credere a zio Bruno che tutto andasse bene, madama la marchesa. E lui, che in fondo è un semplice e se le beve tutte, invece di celebrare un funerale, è arrivato pronto a dar vita a una lunga messa cantata senza contraddittorio. Durante la quale, mescolando sapientemente immagini del vecchio e del nuovo, profanatorio «Amici miei», si è impegnato a far credere ai presenti che esiste la vita oltre la morte. Tra i convenuti, Christian De Sica, l'uomo che con gli anni si è convinto di essere un attore, che ormai da settimane - ospitata dopo ospitata - ha il lutto nel cuore. Ma anche Massimo Ghini, Giorgio Panariello e Paolo Hendel. Che per far sorridere zio Bruno si è ri-prodotto nel suo più collaudato numero di repertorio: far parlare Mario Monicelli da morto. Un successone. Zio rideva come un matto.


In un giornalistico sussulto di dignità che forse pagherà caro, il Cardinale ha persino fatto notare al produttore Aurelio De Laurentiis, seduto un po' defilato accanto al plastico del film defunto e a quello della villa di Cogne, che l'uscita del cine-floppone (nuova versione del cinepanettone, chi li detesta si iscriva qui) «È stata preceduta da grandi polemiche». De Laurentiis, senza fare una piega, ha continuato freddamente a minimizzare: «In fondo che cosa sono 50 mila persone su Facebook? Abbiamo milioni di spettatori...». Che però stanno vedendo altri film, prima o poi bisognerà farsene una ragione. E poi, Aurè, dai, la prossima volta ricordati: sono più di 100 mila, divisi in due gruppi
E il computer si accende cliccando su On.

mercoledì 16 marzo 2011

DE SICA, DE LAURENTIIS E IL NUOVO «AMICI MIEI» * COSI' PARLO (DAVVERO) MONICELLI

UN DOCUMENTO INTERESSANTE. IN UNA VECCHIA INTERVISTA DEL QUOTIDIANO "IL GIORNALE", MARIO MONICELLI PARLA DI CHRISTIAN DE SICA E AURELIO DE LAURENTIIS E TORNA SUL NO AL PREQUEL DI "AMICI MIEI". ECCO A SEGUIRE LA PARTE DELL'INTERVISTA CHE CI E LI RIGUARDA DIRETTAMENTE:

Per Christian De Sica «Pane, amore e fantasia» di suo padre Vittorio era il «Natale a Beverly Hills» dell'epoca. È d'accordo?
«Sono d'obbligo i distinguo: Pane, amore e fantasia era un film delizioso e gentile, di grande qualità. Un film, che non presentava volgarità. Magari, una mezza parola, o un gesto... Perché Christian De Sica si ostina a mettersi in bocca sempre suo padre? Lo lasci stare. Chi fa spettacolo dev'essere responsabile».

Come vede il remake del suo «Amici miei», annunciato da De Laurentiis?

«Sarà difficile renderne lo spirito, tutto toscano, dell'epoca. I rifacimenti sono fatti per far quattrini: si cerca d'approfittare del successo del primo film e, con lo stesso titolo, arriva il remake. De Laurentiis ha un cognome illustre, ma bisogna vedere se riesce a mantenersi all'altezza di suo zio Dino e di suo padre Luigi, grandi produttori e grandi registi. Cosa che lui non è».

martedì 15 marzo 2011

MONICELLI, MORTO CHE PARLA (DEL NUOVO «AMICI MIEI»), MA FORSE CONTROVOGLIA

Ieri, in occasione della presentazione alla stampa di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio» (già stroncato o accolto come si accoglie un eczema dai critici che hanno avuto la sfortuna di vederlo), i nostri eroi, ovvero De Sica, Ghini, Panariello, Hendel, Placido, e le guest-star Neri Parenti (regista) e Aurelio De Laurentiis (produttore) hanno sparato tutte le ultime cartucce. Venghino, siòri, venghino. Tenetevi forte perché qui, con questa brutta aria di flop che si respira nel 400, balliamo sull'ottovolante. Allacciare le cinture.

1) Questo film - attenzione - sarebbe «Un atto d'amore nei confronti di Mario Monicelli». Lo stesso Monicelli che non ha mai voluto saperne, che ne respingeva anche solo l'idea, che ha rifiutato di essere coinvolto nella lavorazione, e che si è espresso esattamente così: «Avevano tentato di farmi collaborare al film, ma ho deciso di rimanerne fuori, hanno ragione quelli di Facebook». Ovvero, modestamente, chi vi scrive, che due anni fa fondò il gruppo: «Giù le mani da Amici Miei: fermiamo De Sica e il suo annunciato prequel». Ora, se questo film è «Un atto d'amore nei confronti di Monicelli», riesco a immaginarne di migliori.

2) Dopo le critiche ricevute in Toscana per aver preso parte al taroccone, Paolo Hendel, per difendersi, non trova di meglio che far parlare il morto. Ebbene sì, Hendel fa parlare il defunto Monicelli con i virgolettati! Non ci credete? Ecco qua: «Una volta il grande Mario mi disse a proposito di questo film: "Cosa ne penso io? Ne penso bene, basta che faccia ridere e che la storia funzioni". Si metteva a ridere sentendo parlare di 'capolavori' in riferimento ai primi due capitoli della serie da lui diretti e mi disse "I miei primi due film non erano niente di che ma funzionavano alla perfezione e soprattutto facevano molto ridere"».
Siamo al triplo carpiato perché qui il nostro, oltre a scagionare se stesso, vuole avvalorare, grazie alle parole postume del Maestro, la tesi già ampiamente esposta da De Sica: gli "Amici miei" (quelli veri) non sarebbero capolavori ma solo discreti film. Quindi profanabili con questa ciofeca. Complimenti sinceri.
Ho sempre provato particolare stima per coloro che fanno parlare un morto usando le virgolette. Ma il morto non dice, chessò: "Mi piace il cardamomo". No, entra a difesa di colui che parla in una forte polemica in atto. Il medium è il messaggio. Roba che neanche Rosemary Altea.

3) Aurelio De Laurentiis, contestando il fatto che Monicelli avesse detto «Hanno ragione quelli di Facebook», sostiene: «Non è vero che Mario Monicelli abbia criticato il film: aveva una grandissima dignità e non si sarebbe mai permesso di sparare a favore o a sfavore di una cosa che non conosceva. Ho parlato a Mario fino a pochi giorni prima che morisse. E' solo che lui non ci vedeva più: ed è impossibile far leggere una sceneggiatura o far vedere un film a un uomo che non vede».
Peccato che nel 2009 il Maestro, a proposito del prequel, dichiarasse a CineBlog.it: «[...]non voglio giudicare, ma mi dispiace che ci sia la tendenza [...] a ripetere film già fatti, trasportandoli in contesti che non c’entrano per niente con quelli in cui è nato il film...[...]...Questi registi conoscono molto bene il mestiere, però si facciano venire delle idee per conto loro senza riprendere quelle degli altri». Quindi un giudizio negativo molto preciso. Inoltre, dopo aver aperto il gruppo, da giornalista, intervistai personalmente Mario Monicelli, che si disse sempre contrario al progetto di Neri Parenti. In particolare, mi disse: «Non amo né sequel, né prequel. Per me i film devono finire col primo. Accettai già controvoglia di fare il secondo Amici miei, ma alla fine mi sembrò che ci fossero i presupposti. Mi rifiutai categoricamente di fare il terzo, figurati se vado a fa 'sta roba». Apprendiamo ora che con l'espressione «figurati se vado a fa 'sta roba» probabilmente Monicelli intendeva dare un giudizio positivo su «Amici miei - Come tutto ebbe inizio».

4) Neri Parenti su questa nostra protesta on-line che ha fatto parlare l'Italia: «E' una manifestazione localistica, soprattutto integralisti fiorentini che prendono subito d'aceto. E comunque 50 mila persone, che non sono mai aumentate col tempo, non sono tante, rispetto ai venti milioni di utenti Facebook». Che è come dire: se sto affogando nel Mar Tirreno, non mi devo preoccupare; in fondo esistono le profondità dell'Oceano. Potrei sprofondare lì, quindi mi rincuoro.
Caro Neri, le rivelo due piccoli segreti: nel momento in cui le scrivo, siamo 58 mila persone sul gruppo principale e 37 mila sull'evento d'appoggio, quello del boicottaggio. In costante aumento. Ci perdonerà se trova qualche doppione, ma non sono poi così tanti. Inoltre, per disgrazia, sono le stesse persone che volevate prendere in giro intitolando così questo film. Quindi non un campione indistinto come la totalità della popolazione Facebook in Italia.
«Manifestazione localistica?». Amici miei (quello vero, non il suo) è trasversale. C'è un campionario vasto di tutta l'Italia in questo gruppo. Le piaccia o no. Io, per esempio, sono pavese e vivo a Milano. A Firenze ci sono stato in gita con la scuola, da piccolo.
In compenso, però, ho una tonnellata di amici sparsi ovunque nel Paese che il suo film non lo vedranno mai. E mi creda: comunque vada, questo già mi rincuora. Cordialità.
Franco Bagnasco

venerdì 11 marzo 2011

«AMICI MIEI», L'ULTIMA PRESA IN GIRO: «GUARDATELO, POI GIUDICATE»

Arroccati a (estrema) difesa del tarocco che profuma di flop.
Si susseguono in questi giorni, frenetiche e disperate, le ospitate radiofoniche e televisive di Christian De Sica, Massimo Ghini, Neri Parenti & soci per promuovere l'indifendibile «Amici miei - Come tutto ebbe inizio».
Tre le strategie di comunicazione: 1) toni bassi; 2) minimizzazione del problema («Sì, c'è stata questa protesta sul web, ma che cosa saranno mai 40 mila persone...»; peccato che siano 56 mila in costante crescita, con riverbero su quasi tutti i media nazionali, ma non importa Christian, continua pure a dormire tranquillo) e soprattutto (3) spostare l'attenzione su quello che vorrebbero far passare come il punto debole di tutta la mobilitazione: «Prima guardate il film, poi giudicate».
Eh, certo, mica scemi: tu inizia a darmi i tuoi 8 euro, poi ne riparliamo. Troppo comodo. Sarebbe meraviglioso se poi potessimo riparlarne veramente. Se alla fine della proiezione qualcuno ce li rimborsasse sul serio, quegli 8 euro. Invece, come sempre, non accadrà. E siccome nella vita servono prove di tutto, tranne che della comprovata qualità del lavoro di Christian De Sica e Neri Parenti (e vogliamo parlare dell'imbarazzante trailer che circola, ovvero il biglietto da visita del film?) se permettete io i miei 8 euro - nel dubbio - me li tengo. In barba alle loro strategie di comunicazione. Parole che entrano dalle orecchie, ma si avvertono (ormai da anni) solo a posteriori.

venerdì 4 marzo 2011

«AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO» * UN TRAILER ORRENDO È IL MIGLIOR BIGLIETTO DA VISITA

Se il buon cinema si vede dal mattino, cioè in questo caso dal trailer, che è il più importante biglietto da visita di un film, siamo di fronte a una tra le cose più imbarazzanti e meno divertenti viste in natura. E questo ci rincuora sul magico alone di flop che già circonda «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», l'irrispettoso e assurdo prequel di «Amici miei» firmato da Neri Parenti e interpretato, fra gli altri, da Christian De Sica (nella foto). I nomi dei profanatori della saga immortale firmata da Mario Monicelli vanno tenuti sempre bene a mente. Così come quelli dei fiancheggiatori.

Il deprimente trailer, dicevamo. Chi ha visto qualcosa di più sforzato e pretenzioso, alzi la mano. Chi ha sorriso almeno una volta di fronte a quelle sequenze, alzi la mano. Niente? Beh, non c'è poi da stupirsi. Tutta questa tristezza nasce da un progetto nel quale nessuno ha mai creduto. E si vede.
L'unica scaltrezza del produttore, Aurelio De Laurentiis, che si trova fra le mani ormai una brutta gatta da pelare, visto che il film non sarà visto da almeno 56 mila fans del vero «Amici miei» (a tanti iscritti corrisponde ormai il gruppo di Facebook che ho creato), sta nel piazzarlo in uscita mercoledì 16 marzo, a cavallo del ponte per la festa dei 150 anni dell'Unità Italia. Mezzucci, insomma. Che potrebbero anche essere vanificati dall'intelligenza degli spettatori e da un provvidenziale esordio di primavera. E affidarsi al meteo e a Garibaldi per provare a non far floppare un brutto film, vuol dire proprio aggrapparsi alla disperazione.

martedì 22 febbraio 2011

«AMICI MIEI - COSI' TUTTO EBBE INIZIO» * 10 BUONI MOTIVI PER BOICOTTARLO

Il 16 marzo uscirà nelle sale «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», film ispirato molto liberamente all'immortale saga cinematografica di «Amici miei». Ecco 10 buoni motivi per non vederlo e per invitare il maggior numero di persone a boicottarlo.

1) Checché ne dica Christian De Sica, che ha dichiarato il contrario, «Amici miei» è un capolavoro assoluto che non andava sporcato - così come la memoria di chi l'ha interpretato - con un irrispettoso seguito nato al solo scopo di speculare su un marchio storico del cinema italiano.

2) La qualità del cast principale di questo prequel (Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Massimo Ghini) non è - a mio avviso - neppure lontanamente paragonabile a quella dell'originale (Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Philippe Noiret, Renzo Montagnani, Duilio Del Prete).

3) La qualità del cast secondario di questo prequel (Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Alessandra Acciai, Alessandro Benvenuti, Pamela Villoresi) non è - a mio avviso - neppure lontanamente paragonabile a quella dell'originale (Alessandro Haber, Milena Vukotic, Paolo Stoppa, Bernard Blier, Olga Karlatos, Franca Tamantini, Silvia Dionisio).

4) Il talento registico del cinepanettonaro Neri Parenti, l'uomo che - a mio avviso - ha già contribuito a distruggere la straordinaria maschera di «Fantozzi», non è neppure lontanamente paragonabile a quello di Mario Monicelli o dello stesso Nanni Loy, che ha diretto il pur più debole «Amici miei atto III».
Per farsi un'idea, la filmografia completa di Neri Parenti è consultabile cliccando su questo link.

5) Christian De Sica, il protagonista del film, non è - a mio avviso - un grande attore ma solo un discreto e sopravvalutato caratterista troppo sovraesposto a furia di interpretare spot e cinepanettoni.

6) Non si può neppure correre il rischio che la continuazione della saga di «Amici miei» possa essere trattata alla stregua di un cinepanettone o solo accostata a qualcosa di simile.

7) Contattato per partecipare al progetto, Mario Monicelli aveva decisamente rifiutato, e più in là (si trovano testimonianze anche in rete) si è espresso comunque molto negativamente a proposito della realizzazione di un seguito di «Amici miei».

8) Già più di 57 mila persone da tutta Italia (e 32 mila sulla pagina dell'evento d'appoggio) hanno aderito al gruppo che ho creato su Facebook «GIU' LE MANI DA AMICI MIEI: FERMIAMO DE SICA E IL SUO ANNUNCIATO PREQUEL», raggiungibile a questo link.
Ne hanno parlato i maggiori quotidiani, le tv e le radio nazionali esprimendosi in buona sostanza contro il progetto del prequel.

9) La storia del cinema (non solo) italiano è costellata di brutti od orribili seguiti. È in assoluto la prima volta che dalla rete o comunque «dal basso» parte con una forza dirompente un movimento che - per tutelare la memoria di un film e di chi l'ha interpretato - chiede al pubblico una cosa semplicissima ma rivoluzionaria: non comprare il biglietto, non andarlo a vedere.

10) Tutti vi chiedono di spendere soldi. Qui si tratta solo di risparmiarne e convincere il più persone possibili a farlo. Boicottiamo «Amici miei - Come tutto ebbe inizio».

venerdì 12 marzo 2010

CHRISTIAN DE SICA * MA A QUALCUNO DI VOI FA RIDERE?

C'è il fantasma di un tale che si crede un attore comico che si aggira per il video. Un maturo (molto maturo) discreto caratterista che risponde al nome di Christian De Sica. Quel tizio che nel diluvio di spot Tim girati sulle vette innevate e a Miami si dà - al solito - un gran daffare per rimorchiare la sensuale Belen Rodriguez. Donna che muove a tutti un grande senso di rispetto.
Il signor De Sica, francamente, un po' meno. Perché dai tempi di "Vacanze di Natale" (1990) si ostina a inondare il video con gag stantie, mossette caricaturali, e la maschera del tardo (tardissimo) playboy pariolino sempre in fregola, col capello tinto e la moglie da cornificare. Uno che dovrebbe ispirare simpatia ma che ormai fa tanta, tanta tristezza. Le réclame di Francesco Totti e Ilary Blasi per Vodafone, al confronto, sono roba da Notte degli Oscar.

La tristezza che ispira Mr. De Sica è direttamente prorzionale - buon per lui - al suo conto in banca. Come coloro che si credono Napoleone, Christian è convinto di somigliare tanto (ma proprio tanto) a quel genio di papà Vittorio. Lo ripete in ogni intervista. E babbo da lassù quando lo sente probabilmente smoccola in tutte le lingue conosciute. I lettori invece ridono. Forse per la prima volta.
L'ultima trovata di Christian, il presunto simpatico gran divoratore di indigesti cinepanettoni, è quella di fare un prequel di "Amici miei" ambientato nel 400. Lo stesso Mario Monicelli se l'è giustamente svignata appena gliel'hanno proposto e ne dice il peggio, ma è un progetto commerciale e irriguardoso che farebbe accapponare la pelle a chiunque. Non a De Sica, al regista Neri Parenti e al produttore Aurelio De Laurentiis, che nel cast (assenti Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Philippe Noiret e Adolfo Celi) ha piazzato anche Massimo Ghini, Giorgio Panariello e Massimo Ceccherini.
Che è un po' come costruire una Bentley con i pezzi di ricambio di una Fiat Duna. Quanta gente avrà il coraggio e la forza di andare a vedere questo capolavoro? Per aderire al gruppo di Facebook che si oppone a questo scempio, basta cliccare qui.
Christian, non se la prenda: esiste una cosa molto rispettabile che è l'istituto della pensione. Ci vanno in tanti. Provi a farci un pensierino. Forse anche papà Vittorio, da lassù, sarà contento.

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