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martedì 15 marzo 2022

UGO TOGNAZZI E QUELLA SUA «VOGLIA MATTA» DI VIVERE

Ugo Tognazzi, il grande cremonese.

Per celebrare i cento anni dalla sua nascita, Rai Documentari dedica a Ugo Tognazzi una prima serata speciale con "La voglia matta di vivere" in onda il 17 marzo su Rai Due. Scritto e diretto dal figlio Ricky, e raccontato insieme ai suoi fratelli e agli amici più intimi, il documentario è un omaggio a un grande attore, ma soprattutto a un uomo, con le sue debolezze e la sua forza, attraverso le interviste, i racconti intimi e affettuosi, le immagini dei super8 di famiglia.

Una coproduzione Rai Documentari e Ruvido Produzioni, Dean Film, Surf Film e Mact Productions in collaborazione con il Comune di Cremona e i Salumi Negroni, con il sostegno di Regione Lazio e Roma Lazio Film Commission, che racconta in un lungo flashback il profilo e la carriera di uno dei più grandi volti del cinema italiano: dal cimitero di Velletri – città in cui Ugo Tognazzi ha vissuto gran parte della sua vita e dove adesso riposa – alla sua città natale Cremona.

 Dalle stelle di Negroni, nella cui azienda ha lavorato, alle stelle del cinema: Ugo Tognazzi ha collezionato più di 150 film, dal cult Amici miei, a La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci – che gli è valsa la tanto agognata "Palma D'Oro" a cui era stato candidato per ben otto volte – senza dimenticare i grandi successi internazionali de Il vizietto, Barbarella, Romanzo popolare, Il federale, etc. A testimonianza della sua poliedricità e della sua capacità camaleontica di muoversi tra generi diversi, dal varietà ai film d'autore, al fianco di talenti del calibro di Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi e Raimondo Vianello, Monica Vitti, che, come lui, continuano a vivere nella memoria collettiva.

Il titolo "La voglia matta di vivere" allude all'opera diretta da Luciano Salce. Perché, come racconta il film, Ugo Tognazzi la vita l'amava veramente, la saccheggiava, la prendeva a morsi. Amava cucinare, per gli amici, per le donne della sua vita; era un vero "matriarca": "Non potendo allattare i miei figli cucino". Adorava prendere il sole nell'orto mentre seminava zucchine, cavolo nero, viti e ulivi, sentire il profumo dell'olio nel frantoio, visitare musei e collezionare quadri, ma soprattutto, vagare da un set all'altro.

Al racconto dei familiari, si affianca quello di amici, registi e colleghi come Andréa Ferréol, Pupi Avati, Alessandro Haber, Simona Izzo, Luca Barbareschi, Arturo Brachetti, Fioretta Mari, Michele Placido, Enrico Vanzina, Marco Risi, Marco Ferreri, Giovanna Ralli, Ornella Muti, Barbara Bouchet, Laura Delli Colli e molti altri. Quelli di cui Ugo Tognazzi amava circondarsi nella casa di Velletri e Torvajanica: il mare, la solarità, la convivialità, il torneo di tennis, lo scolapasta d'oro, l'energia che gli guizzava nei muscoli anche quando ormai non era più un ragazzo ma pur sempre ossessionato dalla voglia di fare.

"Raccontare tutto di lui è impossibile, specie nei tempi ristretti di un documentario" riconosce Ricky Tognazzi. "Ho tentato di ricordare raccontando con il rispetto dovuto – e a volte con "l'irriverenza" che so che mi avrebbe concesso – perché coincide con il suo innato anticonformismo che prevedeva anche il 'diritto alla cazzata', come amava definirlo. Ugo Tognazzi. Attore, regista, marito, amante dell'arte e della vita, chef, agricoltore. Papà".

"E' un piacere presentare questo omaggio a un personaggio da ricordare e amare, così come lui ha amato la vita, il cinema e la sua famiglia, che ringrazio per il prezioso contributo" dichiara Fabrizio Zappi, direttore Rai Documentari. "E' un'opera che si iscrive in una collana di prodotti che intendono tributare il giusto omaggio a grandi artisti italiani, come Sophia Loren e Franco Battiato, già previsti nella programmazione primaverile di Rai."

Rai Libri ha voluto dedicare ad Ugo Tognazzi, una delle figure più significative del cinema italiano, ma anche una delle più poliedriche e artisticamente complesse, il volume "La vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio". Per tracciare il ritratto tanto professionale quanto privato di questo grande attore, ci son venuti in aiuto i ricordi dei suoi quattro figli, legatissimi alla sua memoria e alla sua eredità professionale, che, grazie al loro privilegiato punto di vista, sono riusciti ad offrire al nostro sguardo l'immagine inedita di una figura fondamentale e particolarissima del cinema italiano.

domenica 27 ottobre 2019

L'INTERVISTA * GIANMARCO TOGNAZZI: «PAPÀ UGO, I NOSTRI VINI E LA SUPERCA...



Qui sopra il mio video-incontro, a Milano, con Gianmarco Tognazzi detto Gimbo, uno dei figli dell'indimenticabile Ugo Tognazzi. È un'occasione per parlare non soltanto di papà, ma anche dei vini de La Tognazza amata. L'azienda agricola di famiglia che produce bottiglie con etichette i cui nomi richiamano implacabilmente le parole chiave di «Amici miei».

La saga di Benveuti-De Bernardi e Pinelli scritta con Pietro Germi ed Ereditata da Mario Monicelli che è diventata uno dei caposaldi della nostra commedia all'italiana. Si dice supercazzola o supercazzora? Ve lo dico già con chiarezza: si usa la R, com'è scritto nel libro della sceneggiatura, ma Gianmarco a questo proposito ha una sua teoria, che va rispettata. Ascoltiamolo.

giovedì 23 febbraio 2017

«IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * L'UNICO CHE MI MANCA DAVVERO? UGO TOGNAZZI

Uto Tognazzi, giustamente, fa le corna.
Sono passati poco più di tre mesi dall'uscita in libreria de «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa, ora anche in eBook, Kobo e Kindle su Amazon e Mondadori Store), libretto che sta avendo una discreta fortuna e che ho dedicato ai succosi dietro le quinte dello spettacolo raccontati dalla viva voce dei protagonisti.
I nomi degli artisti che raccontano momenti difficili, esilaranti, privati, drammatici o particolari sono tanti (più di 50) e li trovi cliccando qui. E un centinaio sono le storie.

Molti però mi hanno chiesto quali sono i no che ho ricevuto e che mi sono dispiaciuti. Ovvero chi ha preferito non raccontarsi, a me e al pubblico. Ovviamente tutti i no fanno dispiacere, piccoli o grandi che siano, ma il primo (e il più importante) che mi viene in mente è quello del grande Andrea Bocelli, il quale però mi ha fatto inviare un'educatissima lettera di diniego dalla moglie. Peccato anche per un altro gigante, Claudio Baglioni, uno tra i miei punti di riferimento musicali di sempre.

Vi faccio una confessione. Scrivo di spettacolo da parecchi anni, e colui che avrei voluto invece «torchiare» (ma è impossibile per ovvie ragioni) è l'incommensurabile Ugo Tognazzi. Il compagno di giochi Raimondo Vianello ho avuto la fortuna di conoscerlo. Tognazzi no, ed è una ferita non sanabile per chi ama «Amici miei» e la supercazzola (supercazzora), ma anche un altro milione di titoli del gaudente di Cremona. Lui sì mi avrebbe dato grandi soddisfazioni. Ne sono certo. Come fosse antani, per due, blindando l'editoria come fosse pulitina.


giovedì 17 marzo 2011

«AMICI MIEI» * A MILANO E IN LOMBARDIA DEBUTTO FLOP: ECCO I DATI DEL CINEMA ORFEO

«Il debutto di 'Amici miei - Come tutto ebbe inizio' qui da noi? Roba da spararsi».
Completo grigio, sorriso e aria rassicuranti, non usa mezzi termini Felice De Santis, da 42 anni titolare del multisala Orfeo di Viale Coni Zugna, uno tra i cinema storici di Milano. «Vuole sapere lo sbigliettamento di ieri, mercoledì, per il debutto di Amici Miei? Solo 100 biglietti in un giorno, con quattro spettacoli, in una sala, quella verde, che ha 290 posti. Non so se rendo l'idea. Un tonfo. Ma so che sta andando male in tutta la Lombardia. Noi esercenti abbiamo un canale interno per verificare le tendenze già il giorno dopo, prima che escano i dati ufficiali».
Oggi, giovedì, giorno di festa per i 150 anni dell'Unità Italia, non è andata meglio a Christian De Sica, Neri Parenti, Giorgio Panariello, Massimo Ghini, Michele Placido e Paolo Hendel. «I dati di oggi - continua il gestore - glieli do al dettaglio: allo spettacolo delle ore 15 c'erano 69 spettatori; alle 17,30 avevamo 109 spettatori e alle ore 20 appena 49 paganti. Tenga conto che la sala è sempre da 290 posti. Quest'ultimo dato delle 20 è molto indicativo perché - essendo domani giornata lavorativa - il primo spettacolo in genere è più frequentato del secondo. Insomma, per ora qui da noi possiamo parlare di flop». La pellicola è in programmazione in altri tre cinema cittadini.

Nelle altre due sale dell'Orfeo, invece, la rossa e la blu, «Il cigno nero» con Natalie Portman vince a mani basse, e si piazza molto bene il cartoon «Rango». «'Il cigno nero' è un film splendido, sta incontrando tantissimo. Lo proiettiamo nella sala grande, 720 posti, che per grandezza di schermo e soprattutto per acustica è forse la migliore di Milano. E secondo me può anche togliere il forse. 'Rango' invece è stata una sorpresa: un'animazione western che piace sia ai bambini che ai genitori. A parte le eccezioni, questo è stato l'anno del cinema italiano, che sta vivendo una nuova primavera e ci ha salvato. Dall'America è arrivato poco: ora aspettiamo con ansia I pirati dei Caraibi, a maggio».
 E il pubblico di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», qual è? «Soprattutto - dice De Santis - 40-50enni che entrano per nostalgia, attratti dal titolo del vecchio film con Ugo Tognazzi. Senza sapere che poi dell'originale in questo film non c'è niente: gag poco divertenti, straviste. So che c'è stata una protesta su internet, ne hanno parlato i giornali. Ma guardi: secondo me più che altro è questo genere di film e sono questi personaggi che non tirano più. Basti vedere com'è andato l'ultimo cinepanettone...».
Quel che preoccupa di più l'esercente milanese è piuttosto il rincaro di un euro sul prezzo del biglietto, che scatterà dal primo luglio. «Lo fanno partire nella stagione di minore affluenza proprio per abituare lentamente il pubblico all'idea. Fosse stato settembre, sarebbe stato uno choc. Per noi però sarà un guaio, un vero guaio - conclude - ed è ora che iniziamo a protestare, a farci sentire. Di quell'euro niente entrerà nelle nostre tasche. In compenso per una famiglia di quattro persone venire al cinema inizierà a costare un po' troppo...».

DA TAMARA DONA' SIAMO IN 100 MILA CONTRO «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO»



martedì 22 febbraio 2011

«AMICI MIEI - COSI' TUTTO EBBE INIZIO» * 10 BUONI MOTIVI PER BOICOTTARLO

Il 16 marzo uscirà nelle sale «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», film ispirato molto liberamente all'immortale saga cinematografica di «Amici miei». Ecco 10 buoni motivi per non vederlo e per invitare il maggior numero di persone a boicottarlo.

1) Checché ne dica Christian De Sica, che ha dichiarato il contrario, «Amici miei» è un capolavoro assoluto che non andava sporcato - così come la memoria di chi l'ha interpretato - con un irrispettoso seguito nato al solo scopo di speculare su un marchio storico del cinema italiano.

2) La qualità del cast principale di questo prequel (Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Massimo Ghini) non è - a mio avviso - neppure lontanamente paragonabile a quella dell'originale (Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Philippe Noiret, Renzo Montagnani, Duilio Del Prete).

3) La qualità del cast secondario di questo prequel (Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Alessandra Acciai, Alessandro Benvenuti, Pamela Villoresi) non è - a mio avviso - neppure lontanamente paragonabile a quella dell'originale (Alessandro Haber, Milena Vukotic, Paolo Stoppa, Bernard Blier, Olga Karlatos, Franca Tamantini, Silvia Dionisio).

4) Il talento registico del cinepanettonaro Neri Parenti, l'uomo che - a mio avviso - ha già contribuito a distruggere la straordinaria maschera di «Fantozzi», non è neppure lontanamente paragonabile a quello di Mario Monicelli o dello stesso Nanni Loy, che ha diretto il pur più debole «Amici miei atto III».
Per farsi un'idea, la filmografia completa di Neri Parenti è consultabile cliccando su questo link.

5) Christian De Sica, il protagonista del film, non è - a mio avviso - un grande attore ma solo un discreto e sopravvalutato caratterista troppo sovraesposto a furia di interpretare spot e cinepanettoni.

6) Non si può neppure correre il rischio che la continuazione della saga di «Amici miei» possa essere trattata alla stregua di un cinepanettone o solo accostata a qualcosa di simile.

7) Contattato per partecipare al progetto, Mario Monicelli aveva decisamente rifiutato, e più in là (si trovano testimonianze anche in rete) si è espresso comunque molto negativamente a proposito della realizzazione di un seguito di «Amici miei».

8) Già più di 57 mila persone da tutta Italia (e 32 mila sulla pagina dell'evento d'appoggio) hanno aderito al gruppo che ho creato su Facebook «GIU' LE MANI DA AMICI MIEI: FERMIAMO DE SICA E IL SUO ANNUNCIATO PREQUEL», raggiungibile a questo link.
Ne hanno parlato i maggiori quotidiani, le tv e le radio nazionali esprimendosi in buona sostanza contro il progetto del prequel.

9) La storia del cinema (non solo) italiano è costellata di brutti od orribili seguiti. È in assoluto la prima volta che dalla rete o comunque «dal basso» parte con una forza dirompente un movimento che - per tutelare la memoria di un film e di chi l'ha interpretato - chiede al pubblico una cosa semplicissima ma rivoluzionaria: non comprare il biglietto, non andarlo a vedere.

10) Tutti vi chiedono di spendere soldi. Qui si tratta solo di risparmiarne e convincere il più persone possibili a farlo. Boicottiamo «Amici miei - Come tutto ebbe inizio».

venerdì 18 giugno 2010

EDOARDO RASPELLI * 61, E SI ABBUFFA COME NESSUNO (NONOSTANTE IL BENDAGGIO GASTRICO)

L'abbinata gnocca-cibo era di quelle invitanti. E così Edoardo Raspelli, da 13 anni conduttore di «Melaverde», su Retequattro, e da qualche tempo anche attore (con il Gorilla, Victoria Cabello e Vittoria Belvedere), non ha rinunciato alla tradizionale abbuffata, nonostante il recente bendaggio gastrico. Alla sua festa di compleanno, organizzata al «The Beach» di Milano, c'erano - fra gli altri - Sabina Negri, la showgirl Reina Moncada, Gianna Tani, già papessa dei casting Mediaset e autrice del libro «Come nasce una star», ma anche Silvia Zanchi, reduce dall’Isola dei Famosi, la ”pupa” Mary Carbone e Miss Padania 2008 Alessandra Piscopo.
Nel menu spiccavano, tra gli altri, il prosciutto Ruliano di Daniele Montali, il culatello di Zibello di Massimo Spigaroli, di Polesine Parmense, mozzarelle di Avellino, burrate di Benevento. Ma anche olive all’ascolana, insalata di piovra alla messinese, insalata di riso alla creola, verdure miste grigliate e pastellate, canapè di vol au vent, torta di ricotta e spinaci, barchette di strudel di salmone, pennette al cuore di malenzane con pomodorini Pachino e mentuccia, e roast beef all’inglese.
A far da corollario al cibo, uno stuolo di belle ragazze. Ugo Tognazzi sarebbe stato orgoglioso di Edoardo.

martedì 20 aprile 2010

RAIMONDO VIANELLO * UNO CHE HA FATTO TANTO PER I «BEAGLES»

Non credo che Raimondo Vianello avrebbe gradito la pacchianata che è stata allestita in morte di Raimondo Vianello. Chi lavora nello spettacolo ha qualche prezzo da pagare alla popolarità, d'accordo, ma il Signore dell'ironia aveva sempre cercato di evitare tutti i pedaggi. Schivo e inarrivabile, con quel sottofondo di umorismo nero e la zampata cattiva capace di stenderti senza che te ne accorgessi.
Senza nulla togliere a Sandra Mondaini, per me Vianello è sempre stato sposato con Ugo Tognazzi, nella coppia che ha (re)inventato il varietà televisivo. Sandra è stata la seconda parte della sua carriera,  fortemente voluta, e la prima l'aveva in qualche modo quasi rimossa. Non si capisce bene perché. 
Chi conosce bene Sandra e Raimondo riferisce che in realtà - a dispetto della fiction - era lui a comandare. Aveva gestito e indirizzato con rigore ogni passo della carriera della coppia, nella quale aveva il ruolo del dominatore assoluto. Lei aveva dovuto piegarsi, forse persino rinunciare a qualcosa per amore suo e della Ditta.
Il mio personale ricordo di Raimondo Vianello è tenero e grato. Quasi vent'anni fa, giovane cronista de «La provincia pavese», lo incontrai per la prima volta a una conferenza stampa Fininvest. All'epoca mi davo parecchio da fare per promuovere i «Beagles», stravagante formazione pop dialettale dell'Oltrepò Pavese nella quale militavo, e convinsi Raimondo ad aggiungersi all'elenco dei prestigiosi testimonial che avevo già intercettato. Si trattava di registrare solo una breve frase di saluto alla band, da piazzare all'inizio del nastro. Lui accettò di buon grado, con una leggera diffidenza iniziale, guardandomi strano con i suoi profondi occhi azzurri. «Ma devo proprio?» disse stropicciando le guance. «Mi farebbe un grande favore». Lo fece. Così come lo fecero altri che conoscevo da tempo, come Gene Gnocchi, Antonio Ricci, Gerry Scotti, la Gialappa's Band e Teo Teocoli. Ma persino Eros Ramazzotti e Marco Masini. Grande Raimondo. Grazie anche per questo.
L'unico che rifiutò, poco collaborativo, con una punta di supponenza, fu Red Ronnie. All'anagrafe Gabriele Ansaloni. Perché? Sarebbe bello domandarglielo, ma di lui disgraziatamente non esiste quasi più traccia.

P.S.
Ho il sospetto che questa chiosa sarebbe piaciuta a Raimondo.


sabato 23 gennaio 2010

LA FIGLIA DI «FANTOZZI»? E' VIVA, LOTTA INSIEME A NOI (E FA LO SCULTORE)

Plinio Fernando.
Era sparita da 15 anni. Eppure la figlia di «Fantozzi» è viva e lotta insieme a noi. «Abbia pietà quando scrive di me, lei che è giornalista...»  dice facendo il verso al servilismo di Paolo Villaggio, suo papà putativo.
Come forse non tutti (ma di certo molti cultori del genere) sanno, la «piccola» Mariangela, passata alla storia del cinema per tutto tranne che per la sua avvenenza, è in realtà un uomo: l'attore Plinio Fernando. Un signore timido, affettuoso e riservato nato per caso a Tunisi - da genitori italianissimi - il 15 settembre 1947. E sparito dalle scene nel 1993, quando girò «Fantozzi in paradiso»; l'ultimo capitolo della saga dell'impiegato più sfigato d'Italia. Nel '74 il debutto sul set del primo film, indossando le improbali camicie da notte e le vezzose cuffiette di Mariangela. «La bertuccia», come la chiamava l'implacabile geometra Calboni. Da lì, pian piano, l'ingresso nel mito, come è accaduto ad altri grandi caratteristi come Bombolo e Jimmy il Fenomeno.

Di Plinio Fernando nulla si sa, compresa la data di nascita, sbagliata (sino a ieri) persino dai più accreditati siti di cinema. «Di "Fantozzi" ne ho girati otto» ricorda con l'inconfonbile voce chioccia. «Mi scelse il regista, Luciano Salce, dopo che mi presentai a un provino in via Monte Zebio, qui a Roma. E Villaggio si trovò subito d'accordo. Ho fatto l'accademia di recitazione, con il metodo Stanislavskij. E questi film mi hanno consentito di lavorare oltreché con Villaggio, anche con Milena Vukotic, la signora Pina, Gigi Reder-Filini e Anna Mazzamauro, la signorina Silvani. I più grandi. Ma non ho fatto solo quello. C'è stato il teatro, con due commedie, "Pupe pupe della malavita", ispirata a Feydeau, e "Allegria con cadavere". E poi sono stato un chirurgo in "Sturmtruppen" di Salvatore Samperi». Che effetto faceva vestire i panni della brutta per eccellenza? «Beh, in fondo era solo un ruolo, un lavoro come un altro» dice. «E non dimentichiamo che tutti i più grandi attori si sono vestiti da donna: da Ugo Tognazzi ne "Il vizietto" a Tony Curtis e Jack Lemmon in "A qualcuno piace caldo"».
Quando il periodo cinematografico del tenero Plinio si è chiuso («Forse era finita un'epoca, e poi io prima di lanciarmi in nuove avventure ci penso molto, ho paura di sbagliare; avrei dovuto fare i reality in tv? Li detesto»), nel '94 è iniziata la sua nuova carriera, quella di scultore. «Perché gli artisti sono come i diamanti: hanno mille sfaccettature» dice il nostro con orgoglio. Se si tenta di sapere qualcosa di più sul suo privato, si schermisce, misura le sillabe, chiede di evitare. Nei suoi modi si intuisce il travaglio interiore che sta dietro la vita di tutte le persone sensibili. E che non si può non rispettare. Guarda le sue creature - pochi quadri di nature morte e altre sculture: sono soprattutto le teste di terracotta, la sua passione, alcune delle quali impreziosite da smalto e oro - ed esclama: «Belle, vero? Ho fatto quattro anni col maestro Luigi Diotallevi, e da lui ho imparato molto di quello che so. Prima di decidermi a inagurare una collettiva ci ho messo un po', ma ora sono soddisfatto, vorrei farne tante in giro per l'Italia. Se oggi sono felice? La felicità è un attimo... È finita l'intervista, vero? Vuole che le racconti una barzelletta?». Prego. «Siamo tutti uguali davanti a Dio, ma non davanti al bancomat». E a labbra sigillate allarga gli angoli della bocca in un sorvegliatissimo sorriso.

Grazie di esistere, Plinio.


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