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lunedì 3 luglio 2017

ADDIO PAOLO VILLAGGIO, VORREI CHE MI RIFACESSI IL MONOLOGO DEL FRIGORIFERO

Paolo Villaggio
Da una vita aveva il vezzo di ripetere che sarebbe morto a capodanno. Non è stato di parola. Un 3 luglio qualsiasi, un gigante del suo calibro non se lo meritava.
Se dovessi indicare uno dei dieci punti di riferimento del mio percorso di cultore dello spettacolo e anche di cinefilo, ai primi posti metterei senz'altro quel genio pigro e compreso di Paolo Villaggio. L'uomo che con i ragionieri Fracchia e Fantozzi ha tratteggiato meglio di Leonardo Da Vinci e con una realistica spietatezza senza pari la figura del travet italiano e le meschine logiche della vita d'ufficio. L'attore ligure, 84 anni, si è spento al Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato da alcuni giorni. Con la morte scherzava spesso. Anzi, sempre. Per esorcizzarla e perché sapeva che mettendola in mezzo una risata cinica la strappava senza fatica. Mestiere.
Lascio ad altri ricordi più freddi, biografici e impersonali e mi concentro sul «mio» Villaggio, anche perché di recente mi ha fatto l'onore di regalarmi quello che credo sia il suo ultimo scritto: un capitolo impagabile, dettatomi tutto al telefono, del mio libro «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa). È un pezzo di bravura sulla perdita di memoria dell'attore, vergato con la cifra fantozziana a lui così cara e congeniale.


Faccio un passo indietro per ricordare quando conobbi Paolo, una vita fa, al festival della tv Numero Zero, a Merano. Lavoravo per il quotidiano il Giornale e lui era ospite dell'organizzazione insieme con Neri Parenti, regista di riferimento degli ultimi capitoli della saga del ragioniere più sfigato d'Italia nata con Luciano Salce. Incontravo un mio mito durante il gala di chiusura, quindi mi tremava anche il colon. Nonostante tutto, ebbi il coraggio di «cazziarlo» per avere ucciso, con troppe repliche incolori e con la complicità di Parenti, la maschera più bella del cinema italiano. Rimase molto colpito da questa mia schiettezza, mi diede anche parzialmente ragione (alle necessità del portafogli spesso non si comanda) e ci lasciammo con un sorriso.
Poi lo richiamai per qualche sporadica intervista, e ogni volta era la stessa storia: non ricordandosi degli incontri precedenti, prima ti intervistava lui. Voleva sapere chi fossi, da dove venissi, molto interessato a provenienza e albero genealogico. Poi il mio cognome, Bagnasco, si associava volentieri a ipotesi di cardinalizie parentele. Magari tu avevi anche fretta, ma lui prima di parlare ti faceva un (legittimo) interrogatorio di 20 minuti. Una volta sciolto il ghiaccio, entrava in gioco l'istrione. Al telefono mi avrà fatto almeno tre volte il monologo del poveraccio a dieta che si alza di notte con i crampi, alla debole luce del frigorifero appena aperto, a caccia di trippa o qualsiasi cosa di edibile. E intanto ulula come i lupi della steppa. Una delizia di repertorio che non sarei minimamente in grado di riprodurre. Queste cose, lui e soltanto lui. Che in un libro (e in uno spettacolo teatrale) si era coraggiosamente autodefinito: «Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda».


Nel libro, un capitolo scritto da Paolo Villaggio.
Per il suo capitolo nel mio libretto, «Il peggio della diretta», lo chiamai almeno cinque volte. Villaggio non aveva computer e non batteva manco a macchina (un po' se ne vergognava), quindi mi disse: «Ok, lo faccio. Senti, Bagnasco: non puoi farmi chiamare da un tuo schiavo, così detto tutto a lui?». E lo disse con l'inconfondibile voce bassa e impastata del Villaggio che simula cattiveria. «No Paolo, mi spiace, non ho schiavi, faccio tutto da solo. Ma non ti preoccupare, ci mettiamo il tempo che ci vuole. Per me è il più grande degli onori solo il fatto che tu abbia accettato». Si tornava indietro passo passo e si correggevano anche le virgole.

Grazie Paolo, per tutto. Per le risate, su carta e pellicola. Per il tuo genio un po' buttato via, a volte. Per un cinismo che era rosolio. Era miele. Perché la tua imitazione, che ho in repertorio da una vita, me la gioco sempre nei momenti migliori. «Fantozzi» è stata la tua Gioconda. E parafrasandoti lasciami fare per una volta la parte del ragionier Filini: «Muori, muori lei!». Che cosa fa, mi dà del tu?». «Mannò, è congiuntivo!».

martedì 4 dicembre 2012

ARISA * «IL MIO ULTIMO X-FACTOR? SI VEDRA', MA STAVOLTA HO ESAGERATO»

Quindici paia di scarpe che neanche a «Sex and The City», sette abiti da sogno e il Teatro Litta di Milano che scintilla di luce. Alla fine del servizio fotografico, maglia e pantaloni neri, seduta a un tavolaccio dietro le quinte, impugnando una forchetta di plastica, Arisa si concede un’insalata, col mais «ma senza mozzarella». Polvere di stelle per la giurata di «X Factor», alle prese con gli alti e bassi di una vita da star e i postumi di una memorabile tele-sfuriata. Intanto, nei negozi esce «Amami Tour», il suo primo cd-raccolta live.

Arisa, lei è irrequieta: nell’ultima puntata del talent ha scatenato un putiferio sullo show, litigando con la Ventura ed Elio. Per poi scusarsi.
«Sì, sono irrequieta. E sono anche molto vera, fan della verità, e se m’infervoro, non è per finta. Lì ho esagerato. La tv non fa per me: c’è sempre un margine, più o meno alto, di finzione».
Però è strano vederla arrabbiata…
«Non so elaborare strategie, e non sono lì perché la gente dica: quanto è bella o brava Arisa! Sono lì per dare la miglior forma possibile al sogno di quei ragazzi. E sento questa responsabilità».
Sarà il suo ultimo «X Factor»?
«Non lo so. Quest’anno è particolarmente dura, ci sono state molte conflittualità. Però in genere alla fine le cose si risolvono. Staremo a vedere».
È passata da Calimero a sexy Rosalba…
«No, da Calimero a Calimero. Al massimo di diversi tipi: quello da sera, quello del mio paese, il Calimero di Milano… Sono come un iPhone, passo dal 4 al 5».
Si paragona a un cellulare?
«Massì, da un modello all’altro si aggiungono caratteristiche, si cerca di migliorare il software, perdendo qualcosa che non andava. Ma sempre un telefono rimane».
La vedo anche molto dimagrita…
«Neanche tanto, sa? Sembravo più in carne. Mi vestivo di più per schermarmi dal giudizio degli altri. Cercavo di non farmi giudicare al 100%. E mi piace sottolineare le cose che non amo di me».
Come ha scelto i brani del cd?
«Sono quelli del tour: un percorso obbligato. Ci sono le mie cover in finto inglese, libera interpretazione di una lingua straniera. Più due inediti: “Meraviglioso amore mio”, che a gennaio sarà nella colonna sonora del nuovo film di Brizzi, “Pazze di me”, e “Senza ali”, che ho scritto io».
Ora lo può confessare: gli occhialoni con i quali debuttò a Sanremo con «Sincerità», furono un’imposizione.
«Figurarsi se ci sono case discografiche oggi che fanno un progetto sul look di un’artista. Anzi, me li sconsigliarono. Poi provai le mie lentine a contatto, pian piano presi confidenza con loro e un giorno abbandonai gli occhiali».
In questi giorni esce il film d’animazione «Un mostro a Parigi», che ricorda «La bella e la bestia», dove lei doppia la cantante Lucille. Torna l’Arisa formato cartoon?
«Questo lavoro era di tale raffinatezza e intelligenza che non potevo non accettare. Il messaggio è non fidarsi delle apparenze, accettare le diversità. È vero, oggi c’è più tolleranza, ma quando si ragiona per massimi sistemi. Nel quotidiano le cose cambiano».
E come la mettiamo con il ruolo di una perpetua nel film di Natale di Neri Parenti, «Colpi di fulmine»?
«È una donna sanguigna, un personaggio che mi dà la possibilità di parlare praticamente il mio dialetto lucano. Ricostruisce un mondo che è quello di famiglia, a Pignola (Potenza), e ricorda una grande zia che fa inconsapevolmente ridere. Finalmente saranno contenti i miei compaesani».
Perché, si lamentano di lei?
«A volte dicono che li trascuro, ma non è vero. La mia terra è una delle sette meraviglie d’Italia».
Crede in Dio?
«Sì, è un’energia di cui ho bisogno tutti i giorni. La Chiesa invece è stata creata dall’uomo, quindi è imperfetta. Per cui non seguo tutto ciò che predica».
Quante storie ha avuto dopo la fine di quella con il suo fidanzato, l’autore Giuseppe Anastasi?
«Una, che continua tuttora e che mi fa essere felice quando devo esserlo. Sto con un produttore tv, che ha una piccola società indipendente ed è molto impegnato. Come me. Quindi ci concediamo l’amore quando possiamo».
Quale sarà la sua prossima trasformazione?
«Quando avrò il materiale per uscire con un nuovo album di inediti cambierò un po’ direzione musicale: vorrei puntare sull’elettronica, che amo tanto».

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2012)

venerdì 6 luglio 2012

È MORTO IL CINEPANETTONE (E HO CONTRIBUITO A STACCARGLI LA SPINA)


Nella simpatica (dipende dai punti di vista) querelle che un anno fa mi ha contrapposto, assieme ad altri 150 mila valorosi su Facebook e sui giornali di mezza Italia, a Christian De Sica, Neri Parenti e Aurelio De Laurentiis quando combattevamo per favorire il boicottaggio dell'immondo prequel di «Amici miei», c'era un chiaro messaggio sottotraccia: quando la finiremo con i cinepanettoni? Non è ora di smetterla di propinare al pubblico questa paccottiglia para-vacanziera di quart'ordine spacciata per cinema?
Ebbene, il prequel di «Amici miei» è stato - non solo per merito nostro, hanno fatto quasi tutto da soli - uno tra i più grandi flop nella storia delle sale italiane. Un rapporto costo pellicola/spettatori imbarazzante. Quando ho misurato l'entità del loro tracollo, ho capito che era finito il consenso e che stava inevitabilmente per chiudersi anche l'altro capitolo: quello delle trasferte scoreggione della combriccola di mister De Sica, un buon caratterista che qualcuno per molti anni ha tentato di spacciare per vero attore. Errore grossolano.
Ora il momento è arrivato: il produttore De Laurentiis (lo stesso che nei giorni scorsi ha minacciato di mettere le mani addosso a un giornalista, e che tanti sgambetti mi ha riservato durante la battaglia anti-prequel) ha decretato ufficialmente la morte del suo sformato attoriale. Dal prossimo Natale, per continua emorragia di pubblico, sparirà il classico cinepanettone, già vistosamente agonizzante. È finita. Usciamo nelle piazze con le bandiere. Altroché Europei di calcio.
Inutile dire che mi godo lo spettacolo, sorridendo di fronte alle dichiarazione dello stesso regista cinepanettonaro (che aveva fortemente voluto quell'aborto di «Amici miei») Neri Parenti, deciso a tornare in pista il prossimo anno con un film in concorrenza con il prodotto natalizio del (si immagina) ex amico De Laurentiis. Che peccato, ragazzi... Avete lavorato così tanto bene insieme in questi decenni... Che cos'era andare avanti ancora - non dico tanto - per un paio di lustri. Eppure niente. Non c'è più la mezza stagione e neppure la gratitudine nei confronti di quel pubblico che tanto vi ha amato.
Stanotte, sotto le lenzuola, forse vi dedicherò una flatulenza alla memoria.

mercoledì 14 marzo 2012

ELSA FORNERO * LA «PACCATA DI MILIARDI» FA TANTO NERI PARENTI

La "paccata di miliardi" della Fornero fa tanto commedia di serie C firmata Enrico Vanzina o (peggio) Neri Parenti. Fa tanto film col cumenda milanese in vacanza a Cortina. Ma per curiosità, durante il Consiglio dei ministri, la nostra dice anche: giova, cumpa, tranqui, zanza? Bella lì.

sabato 7 gennaio 2012

CINEMA * MA IN ITALIA ESISTE LA VIA DI MEZZO FRA NERI PARENTI E SORRENTINO?

Ho visto soltanto ora Sean Penn che gigioneggia depresso in "This Must Be The Place". Una sorta di "Forrest Gump" virato Tavor, e soprattutto due zebedei mai così gonfi. Altroché film d'autore: qui si sconfina nel penale per due ore di sequestro di persona.
Possibile che nel nostro cinema sia così difficile trovare la via di mezzo fra Neri Parenti e Paolo Sorrentino?

giovedì 5 gennaio 2012

CHRISTIAN DE SICA * LE INTERVISTE CHE RILASCIA SONO PEGGIORI DEI FILM CHE FA?

Martedì 3 gennaio il quotidiano «La stampa» ha dedicato una pagina alla crisi dei cinepanettoni. In particolare, «Vacanze di Natale a Cortina», di Neri Parenti, prodotto da Aurelio De Laurentiis. La collega Michela Tamburrino ha intervistato, tra gli altri, anche il signor Christian De Sica. Una delle domande - la riporto per intero - mi riguardava direttamente: «Tv sorrisi e canzoni anticipa che lei e Massimo Boldi potreste tornare a fare coppia. Colpa della crisi?». Risposta di De Sica: «È una sciocchezza. Come se due calciatori di due squadre diverse giocassero insieme. Abbiamo contratti con produzioni diverse. Impossibile tornare insieme». L'intervista è stata ripresa anche da Dagospia.
Il figlio del grande Vittorio si riferisce a questo passo dell'intervista che gli ho fatto cinque giorni prima per il mio giornale: «Tornare a lavorare con Massimo? Il punto è che ci sono contratti da onorare: il mio con Filmauro, il suo con Medusa, e non sono cose semplici e veloci da risolvere. In ogni caso, se si risolvessero questi problemi, perché no? Oggi potremmo fare 'I due ragazzi irresistibili'... Certo Massimo ha fatto una discreta cavolata ad andarsene». Questa frase possibilista sul ritorno in coppia dei due, ovviamente, visto che non è mio costume riportare falsità, la confermo in toto.
Come se non bastasse, De Sica - dopo la nostra telefonata, per sua maggiore cautela - ha chiesto al mio giornale di poter rileggere il virgolettato in questione prima dell'uscita in edicola. Cosa che è puntualmente avvenuta. Perché, quindi, mentire in una fase successiva gettando discredito su una testata e sul giornalista che ti ha intervistato?
Che cosa è avvenuto? Che cosa o chi è intervenuto tra la prima intervista e la seconda, per far cambiare idea a De Sica? Il mio giornale farà le proprie valutazioni. Per quanto mi riguarda, questo dovevo ribadire.
Anche per aiutare il signor De Sica, sempre più simile ai personaggi che interpreta sul grande schermo, ed evitare che, di questo passo, le interviste che rilascia diventino peggiori dei film che fa. Non è facile, ma ci si può sempre riuscire.

sabato 17 dicembre 2011

CINEPANETTONE SCADUTO * DEBUTTO FLOP PER «VACANZE DI NATALE A CORTINA»

Una sberla non indifferente. Come segnala il sito CineBlog.it, nel primo giorno di programmazione nelle sale, «Vacanze di Natale a Cortina», della (poco) premiata ditta Neri Parenti-Christian De Sica-Aurelio De Laurentiis ha fatto registrare uno tra i punti più bassi nella storia cinepanettonara d'Italia.
Forse è ancora troppo presto per poterlo dire, ma siamo davvero vicini alla fine di un'epoca. La smunta paccottiglia di Neri Parenti - che viene dallo scivolone epocale di "Amici miei - Come tutto ebbe inizio" è stata stracciata dal secondo capitolo di "Sherlock Holmes" (650 mila euro), ha preso botte da "Il gatto con gli stivali" (266 mila) e un calcio nel sedere persino dal Leonardo Pieraccioni (che pare abbia confezionato finalmente una discreta commediola dopo anni di fotocopie) di "Finalmente la felicità" (254 mila). Nonostante l'incredibile battage pubblicitario, De Sica e Sabrina Ferilli si sono fermati il primo giorno al quarto posto, con 220 mila euro. 
E' andata peggio soltanto allo splendido "Le idi di marzo" di George Clooney, che si è dovuto accontentare di 95 mila euro uscendo però con poche copie a fronte delle 200 del noioso trash movie di Filmauro, tra l'altro infarcito di product placement pubblicitari.
Le feste di Natale sono ancora lunghe, ma forse il cinepanettone sta mangiando il suo ultimo panettone. 

martedì 13 dicembre 2011

IL MEGA FLOP DI «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO» DIVENTA UNA TESI DI LAUREA

Il flop di «Amici Miei – Come tutto ebbe inizio», il discusso film di Neri Parenti con Christian De Sica, che aveva mobilitato le proteste del popolo di Facebook, diventa una tesi di laurea in comunicazione e spettacolo.
L’ha realizzata Alberto Zappadu, 25 anni, romano, laureando alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. «La mia tesi» dice Zappadu «si intitola ''Amici Miei (1975)/Amici miei - Come tutto ebbe inizio (2011): analisi comparativa delle criticità di un modello produttivo italiano''. Raffronto, comparandoli, i vari aspetti del primo film della trilogia e il prequel realizzato da Filmauro. La conclusione tende a spiegare perchè un modello produttivo contemporaneo vincente tipicamente italiano (il cinepanettone) sia risultato un insuccesso nella ripresa di un altro prodotto che al suo tempo fu un successo di pubblico».
Contro il film di De Sica, alle prese ora con il nuovo cinepanettone, che già lo scorso Natale incontrò non poche difficoltà al botteghino, si schierò il gruppo di Facebook «Giù le mani da Amici miei: femiamo De Sica e il suo annunciato prequel» aperto da questo blog, che radunò più di 100 mila iscritti. Con un chiaro invito al boicottaggio del prequel. Il film si è rivelato uno tra i più grandi flop del cinema italiano nel rapporto costo/spettatori.
«È probabile che anche quest’azione popolare abbia contribuito non poco all’insuccesso» dice Zappadu proseguendo la sua analisi «ma penso che “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” fosse a prescindere un’articolata summa di errori di scrittura, produzione e comunicazione, con i protagonisti che attribuirono frasi a Mario Monicelli morto, imbastirono una puntata promozionale di “Porta a porta” dopo l’uscita del film, prevista fra l’altro in un weekend lungo, per sfruttare più serate a disposizione con la pellicola ancora calda. Nonostante tutto questo, il pubblico l’ha completamente respinto. Un’operazione del genere, nel suo complesso, con le tutte le implicazioni mediatiche che ha avuto, credo meritasse di essere studiata».

sabato 10 dicembre 2011

"MIDNIGHT IN PARIS" * UN BUON WOODY ALLEN, MA ENTRATE IN SALA A STOMACO VUOTO

Uno sceneggiatore hollywoodiano con velleità di scrittore (Owen Wilson) visita Parigi insieme con la futura moglie (Rachel McAdams), addict dello shopping, e gli altrettanto futuribili quanto invasivi suoceri. Come se non bastasse, in riva alla Senna spunta anche una coppietta di amici di lei, resa insopportabile al nostro eroe dalla presenza di un fascinoso lui (Michael Sheen) del genere "so tutto io e tu non sei nessuno".
Per distrarsi, oltre ad affidarsi a una guida (Carla Bruni), lo stralunato americano a Parigi inizia a passeggiare per la Ville Lumiere, venendo letteralmente rapito allo scoccare della mezzanotte da un'auto d'epoca, che lo proietta nello splendore degli Anni 20. Un modo per conoscere i grandi dell'epoca, da Picasso a Hemingway, passando per Scott Fitzgerald e signora, Lautrec, Degas, e via estasiando. C'è spazio persino per invaghirsi di un'altra graziosa viaggiatrice del tempo (Marion Cotillard). Restare lì, potendo, oppure tornare al 2011?

Premesso che qualsiasi refolo di vita artistica di Woody Allen vale più dell'opera omnia di 40 generazioni di Neri Parenti, l'osannato Midnight in Paris probabilmente non è uno tra i film migliori dell'ultimo Woody, che a mio avviso ha dato il meglio di sé in "Match Point". Detto questo, nel film, inevitabilmente un po' troppo lento (quindi da non affrontare con una grigliata mista romagnola sullo stomaco) c'è tutto: amore, dubbi, gelosia. Un po' del Paolo Conte di "Vieni via con me". Altro personaggio che con Parigi ha non pochi punti in comune. E soprattutto la nostra ossessiva ricerca della felicità. Per farci capire che il nostro tempo sereno è sganciato dallo spazio esteriore e persino dal tempo, ma non può essere scisso dalla dimensione interiore. E se per migliorare il proprio stato bisogna rimettere in discussione tutto, non resta che farlo. In attesa che un sorriso riaccenda la nostra voglia d'amare.
P.S. Nel film il ruolo della glaciale Madame Sarkozy è poco più di un cameo. Come quello dell'Italia nell'unione europea.
VOTO: 7,5.

venerdì 24 giugno 2011

CHRISTIAN DE SICA A CORTINA GIRERA' L'ULTIMO CINEPANETTONE?

L'aria si era fatta pesante. Così, dopo il flop epocale (pare uno tra i primi 10 della storia del cinema italiano di tutti i tempi, nel rapporto costo pellicola/spettatori) del suo «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», girato da Neri Parenti e stroncato anche dalla critica, Christian De Sica era saggiamente sparito per un po' dalla circolazione. Del resto il cinepanettone dello scorso anno, «Natale in Sudafrica», aveva segnato decisamente il passo al box-office, e anche la Tim aveva deciso di rinunciare ai suoi imperdibili spot. Triplo smacco.
Il produttore Aurelio De Laurentiis, però, non è uno che molla la presa, e he messo in cantiere, con qualche nuova accortezza, un altro cinepanettone per il prossime feste di fine anno. Basta mete esotiche (non è più tempo di grandi spese, se i soldi poi già faticano a rientrare): bisognava tornare in Italia. Più precisamente a cazzeggiare in quel di Cortina, anche se dalla Filmauro si affrettano a precisare che il titolo della pellicola che vedrà ancora l'eterno De Sica protagonista, non sarà «Natale a Cortina». Troppo prevedibile, sulla scia del passato, si rischierebbe di essere attaccati ancora, dicono le nostre fonti. Forse le prese in giro dei 60 mila iscritti al gruppo di Facebook che ha propiziato il boicottaggio e il flop dell'indegno «Amici miei», hanno lasciato qualche segno. Certo la zuppa di casa sarà la stessa, titolo a parte. E se non dovesse andare bene, rischia di essere l'ultimo della serie.
Chi non ama questo genere di cinema, intanto, può iscriversi al nuovo gruppo di Facebook che unisce i militanti dell'orgoglio anti-cinepanettonaro: «De Sica e Parenti? No, grazie! Io non vedo cinepanettoni». Senza snobismo, ma con l'orgoglio di farne parte.

lunedì 18 aprile 2011

DOPO IL FLOP DI «AMICI MIEI», AVVENIRE CI PROVA CON «HABEMUS PAPAM» (MA NON FUNZIONERA'')

L'Avvenire ci copia. Senza usare il veicolo del web, ma lo fa. E un po' ci sentiamo lusingati.
Dopo che con questo gruppo di Facebook (e il contributo della stampa e del pubblico) abbiamo dato la mazzata letale ad «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», il super flop targato Filmauro a firma Neri Parenti, con Christian De Sica, Massimo Ghini, Giorgio Panariello, Michele Placido e Paolo Hendel (ora siete invitati a iscrivervi anche al nuovo gruppo che vuole diventare la bandiera dell'orgoglio anti-cinepanettonaro d'Italia), il giornale dei Vescovi propone il «boicottaggio nelle sale» di «Habemus Papam», il film di Nanni Moretti con Michel Piccoli. Quello che tratteggia la figura di un Santo Padre in crisi spirituale. Lesa maestà papale, sarebbe la sostanza della critica. Stavolta - facile previsione - l'anatema non funzionerà. Anzitutto perché non si tratta di un orrendo (pseudo) prequel ma di un'opera inedita e - per quanto so - anche originale e godibile. E poi perché la vera blasfemia che fece ridare allo scandalo fu l'utilizzo del nome di «Amici miei». Quello sì fu il vero atto sacrilego. La morale è facilmente rintracciabile: si possono toccare persino i Papi, ma gli Zingari no. Quelli bisogna proprio lasciarli stare.

venerdì 8 aprile 2011

DOPO IL FLOP DI «AMICI MIEI», SU FACEBOOK NASCE IL GRUPPO DI CHI ODIA I CINEPANETTONI

Che cosa c'è di più brutto o artisticamente insignificante di un cinepanettone?
Film che si ripetono stancamente con lo stesso titolo («Natale a...» qualcosa), la stessa trama (i due attempati amici in fregola, che partono per una località esotica a caccia di avventure sessuali e finiscono in una girandola di equivoci volgarissimi ma a risata zero), la stessa regia (Neri Parenti), lo stesso cast (Christian De Sica, Paolo Conticini, Massimo Ghini, Massimo Boldi, Giorgio Panariello). Insomma, la stessa terrificante lagna. Da decenni. Cambia solo la gnocca televisiva del momento, si tratti di Michelle Hunziker o Belen Rodriguez, poco importa.  E mentre il cinema italiano vive una nuova primavera, questi obbrobri sono la classica nota stonata. L'ultimo cinepanettone, «Natale in Sudafrica», ha segnato il passo, e in Italia cresce l'orgoglio dei tanti che non sopportano più questi prodotti o che non li sono mai andati a vedere. Una specie di medaglia da piazzarsi sul petto.
A radunare gli orgogliosi anti-cinepanettonari pensa «DE SICA E PARENTI? NO, GRAZIE. IO NON VEDO CINEPANETTONI»; nuovo gruppo di Facebook (nella foto il simbolo) che nasce per filiazione diretta da quello che si è fatto portabandiera del colossale flop di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio». La forza del web che ha sconfitto un'assurda e irrispettosa mega-produzione. E che ora diventa simbolo del no bufala pride al cinema. Cinepanettoni? Fieri di non vederli, fieri di sperare che non vengano prodotti.

lunedì 4 aprile 2011

AMICI MIEI, COME TUTTO EBBE FINE (INGLORIOSAMENTE): ECCO GLI INCASSI DELLA 3ª SETTIMANA

Dopo aver toccato immediatamente il fondo, ora si scava la fossa e si chiude la bara. Già alla terza settimana nelle sale (poi di quest'infelice parentesi del cinema italiano non parleremo più, a meno che non si renda necessario), «Amici miei - Come tutto ebbe inizio» scivola ingloriosamente alla settima posizione della classifica ufficiale Cinetel che va dal 28 marzo al 3 aprile. Una batosta memorabile per il lavoro di Neri Parenti, peraltro stroncato dalla quasi totalità della critica. Siamo alle briciole. L'incasso è di appena 251 mila euro, che sommati a quelli delle prime due settimane portano il totalizzatore a 3 milioni e 232 mila (la metà di questi soldi va agli esercenti). Il tutto per un «kolossal» che - a detta di Aurelio De Laurentiis - è costato almeno «15 milioni di euro» e altri milioni in un battage pubblicitario senza precedenti. Da questa cifra vanno detratti però 400 mila euro di contributo statale, perché anche questo ha ottenuto. Oltre al danno, la beffa.

A nulla è valsa neppure la scandalosa puntata speciale di «Porta a porta» che martedì scorso Bruno Vespa ha dedicato al film. Più di due ore di spot gratuito e senza contraddittorio in onda sulla prima rete del servizio pubblico per un film uscito da più di 20 giorni e che aveva già floppato all'esordio. Servono commenti? No, forse non servono. Anche perché il pubblico, primi fra tutti gli iscritti al gruppo Facebook «Giù le mani da Amici miei», che si è fatto portabandiera del boicottaggio, aveva già espresso un giudizio senza appello. E ora, nello spirito del «rinforzino» tognazziano, è nato «De Sica e Parenti? No, grazie! Io non vedo cinepanettoni»; il gruppo che vuole diventare pian piano catalizzatore e simbolo dell'orgoglio anti-cinepanettonaro.

I protagonisti di questo brutto progetto nato morto e che (quasi) nessuno voleva (Christian De Sica, Massimo Ghini, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Michele Placido e Massimo Ceccherini) durante il tentativo di lancio hanno parlato probabilmente troppo e a sproposito. Usando una strategia mediatica spesso aggressiva che non ha pagato. Intanto, il film spariva inesorabilmente dalla circolazione: ben 446 sale la prima settimana (dati MyMovies.it); 389 la seconda; 175 il terzo week-end. Per arrivare alle 169 copie di oggi.
«Di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono», diceva Celi-Sassaroli facendo infuriare il vedovo. Eppure temo che molti di noi, a costo di far infuriare il «vedovo» Parenti, non potranno mai perdonargli (a lui e agli altri, naturalmente) di aver voluto sporcare la trilogia di «Amici miei» facendola diventare una quadrilogia che ospita un suo film.
E dopo questo, giù il sipario. La pagliacciata è durata fin troppo.

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«BORIS» * IL FILM CHE MASSACRA I CINEPANETTONI

Per divergenze in fase di realizzazione, l'incazzoso regista René Ferretti (Francesco Pannofino) molla stizzito il set della fiction "Il giovane Ratzinger", lasciando tutta la sua troupe in braghe di tela. Dopo aver passato mesi senza lavoro, invece di accettare un altro sottoprodotto televisivo, riesce ad accaparrarsi i diritti de "La Casta", il bestseller di Rizzo e Stella, e sembra aver trovato chi è disposto a produrgli il tanto agognato film d'autore. Inizia la problematica caccia agli sceneggiatori, uno più sbiellato dell'altro, e quando partono le riprese, tra un attore egocentrico e fallito (Pietro Sermonti) che vuole imporre a tutti i costi la propria presenza e un'attrice cagna (Carolina Crescentini) da accettare in un pacchetto contrattuale, i problemi non sono pochi. Riuscirà ad arrivare alla fine senza deviare dal progetto iniziale?

Pur essendo ironico e ammiccante (soprattutto per chi è del mestiere), il lavoro di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo non riesce a decollare del tutto. Vorrebbe essere davvero un film, ma non va oltre la puntata allungata di una fiction trendy. Peccato, perché gli spunti non mancavano: dalla grande attrice complessata e un po' esaurita (c'è chi ha visto in lei un misto fra Margherita Buy e Laura Morante), alla sferzante ironia sul mondo tette-rutti-scuregge dei cinepanettoni. A proposito, su Facebook è nato un gruppo per riunire chi ha l'orgoglio di detestarli, così come i loro agghiaccianti alfieri: Christian De Sica e Neri Parenti. Onestamente, non so dire se il problema sia la sceneggiatura un po' debole o una certa povertà produttiva. Forse il paradosso sta nel manico: una satira sulle magagne del cinema di casa nostra, non può diventare un vero film, ma deve restare per forza una grottesca fiction. VOTO: 6/7.

mercoledì 30 marzo 2011

IERI A «PORTA A PORTA» IL FUNERALE DI «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO»

Ieri sera su Raiuno il Cardinale Bruno Vespa in persona ha celebrato i solenni funerali di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», il brutto film di Neri Parenti (l'uomo che con gli anni si è convinto di essere un regista) già tecnicamente morto, ucciso da Facebook e dalla propria inanità dopo la seconda settimana di programmazione nelle sale. Pochissimi l'hanno visto, ancora meno lo piangono, ma in qualche modo bisognava dare degna sepoltura a quest'opera immortale stroncata dalla quasi totalità della critica. Così, in diretta nazionale (beh, nazionale mica tanto: lo speciale l'hanno visto solo 1.170.000 spettatori, con l'8,49% di share: è stato un flop persino il funerale!) il docile prelato dell'etere ha dato inizio alla cerimonia. Non così mesta, e vediamo il perché.


Qualche burlone - gli inquirenti hanno precisi sospetti - aveva fatto credere al sussiegoso Vespa che la salma godesse di buona salute. Accanto al Cardinale sedevano gli smunti corpicini degli attori che avevano dato vita (si fa per dire) all'ignobile pellicola. Si sforzavano di sorridere per far credere a zio Bruno che tutto andasse bene, madama la marchesa. E lui, che in fondo è un semplice e se le beve tutte, invece di celebrare un funerale, è arrivato pronto a dar vita a una lunga messa cantata senza contraddittorio. Durante la quale, mescolando sapientemente immagini del vecchio e del nuovo, profanatorio «Amici miei», si è impegnato a far credere ai presenti che esiste la vita oltre la morte. Tra i convenuti, Christian De Sica, l'uomo che con gli anni si è convinto di essere un attore, che ormai da settimane - ospitata dopo ospitata - ha il lutto nel cuore. Ma anche Massimo Ghini, Giorgio Panariello e Paolo Hendel. Che per far sorridere zio Bruno si è ri-prodotto nel suo più collaudato numero di repertorio: far parlare Mario Monicelli da morto. Un successone. Zio rideva come un matto.


In un giornalistico sussulto di dignità che forse pagherà caro, il Cardinale ha persino fatto notare al produttore Aurelio De Laurentiis, seduto un po' defilato accanto al plastico del film defunto e a quello della villa di Cogne, che l'uscita del cine-floppone (nuova versione del cinepanettone, chi li detesta si iscriva qui) «È stata preceduta da grandi polemiche». De Laurentiis, senza fare una piega, ha continuato freddamente a minimizzare: «In fondo che cosa sono 50 mila persone su Facebook? Abbiamo milioni di spettatori...». Che però stanno vedendo altri film, prima o poi bisognerà farsene una ragione. E poi, Aurè, dai, la prossima volta ricordati: sono più di 100 mila, divisi in due gruppi
E il computer si accende cliccando su On.

lunedì 28 marzo 2011

«AMICI MIEI», INCASSI SECONDA SETTIMANA: DA FLOP A MORTO CHE (NON) CAMMINA

Già alla seconda settimana di programmazione (qui sotto i dati ufficiali Cinetel dal 21/3 al 27/3 2001), lo stroncatissimo «Amici miei - Come tutto ebbe inizio» è spacciato: un morto che non cammina più. 842 mila euro di incasso per il kolossal in costume di Neri Parenti prodotto da Aurelio De Laurentiis e costato almeno 15 milioni di euro più una cifra ingentissima e imprecisata in pubblicità. Addirittura meno della metà del già misero incasso del debutto, con la commedia dell'esordiente Massimiliano Bruno, «Nessuno mi può giudicare», che in proporzione aumenta il bruciante divario. La pellicola, fra l'altro, secondo la consolidata tattica distributiva di De Laurentiis, che da sempre aggredisce il mercato, è uscita in centinaia e centinaia di copie.
Sono tempi grami per Christian De Sica, Massimo Ghini, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Michele Placido e Massimo Ceccherini. Gli attori che hanno preso parte al quarto, profanatorio capitolo della saga di Germi-Monicelli, avversato dal gruppo Facebook «Giù le mani da Amici miei», probabilmente si saranno accorti da tempo di aver fatto la più colossale delle bischerate. A nulla sono valse le loro ospitate promozionali in tutti i programmi televisivi italiani a grossa visibilità. Un battage senza precedenti e mai così inutile. Il pubblico non l'ha bevuta e ha deciso di sposare nettamente il partito del boicottaggio, che aveva peraltro illustri sostenitori, tra i quali giornalisti e intellettuali del calibro di Marco Travaglio e Tommaso Labranca. Ora «Giù le mani da Amici miei», in nome del buon cinema, rilancia con un nuovo gruppo che vuole riunire tutti coloro che detestano i cinepanettoni: «DE SICA & PARENTI? NO, GRAZIE! IO NON MANGIO CINEPANETTONI».

DATI UFFICIALI CINETEL DAL 21/3 AL 27/3/2011 (ultimo aggiornamento)

1NESSUNO MI PUO' GIUDICAREITA01 DISTRIBUTION € 2.193.549,89360.798
2AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIOITAFILMAURO S.R.L. € 842.571,55136.673
3AMICI, AMANTI E… (NO STRINGS ATTACHED)USAUNIVERSAL S.R.L. € 699.201,98103.263
4DYLAN DOG - IL FILM (DYLAN DOG...)USAMOVIEMAX S.R.L. € 662.800,82125.511
5RANGOUSAUNIVERSAL S.R.L. € 625.771,42102.397
6IL RITO (THE RITE)USAWARNER BROS ITALIA S.P.A. € 542.902,1886.071
7LIGABUE DAY 2011ITANEXO DIGITAL S.P.A. € 540.159,0042.158
8SUCKER PUNCHUSAWARNER BROS ITALIA S.P.A. € 500.938,4373.611
9GNOMEO & GIULIETTA - 3D USAWALT DISNEY S.M.P. ITALIA € 321.434,9237.084
10IL DISCORSO DEL RE (THE KING'S SPEECH)U.KEAGLE PICTURES S.P.A. € 319.710,1754.746
 

lunedì 21 marzo 2011

«AMICI MIEI», GLI INCASSI DELLA PRIMA SETTIMANA: TRA IL FLOP E L'ATROCE AGONIA

Morire disciolti nell'acido, forse faceva meno male.
Inizia con un vistoso flop la lenta agonia di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», stra-battuto nella prima settimana di programmazione (dati ufficiali Cinetel dal 14 al 20 marzo, li pubblichiamo qui sotto) addirittura dalla commediola «Nessuno mi può giudicare», dell'esordiente Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi e Raoul Bova, costata quattro euro e uscita praticamente senza promozione. Tre milioni di euro di incasso per Bruno, due milioni e cento mila per il film di Neri Parenti. Costato (a detta di Aurelio De Laurentiis) «15 milioni di euro» e presentato alla stampa come un «Kolossal» di portata epocale. Senza contare le spese immani e difficilmente quantificabili - ma si parla di altri milioni di euro - per un battage promozionale senza precedenti su tutti i mezzi di comunicazione; e le ospitate televisive disperate delle ultime due settimane di tutti i protagonisti, che si sono mostrati ovunque (tranne che alle previsioni del tempo) per tentare di sbolognare la loro mercanzia. Al terzo posto, di un'incollatura (2 milioni di euro, altra umiliazione) il cartoon «Rango», uscito fra l'altro il venerdì precedente. Dati precisi che non lasciano scampo a Christian De Sica, Giorgio Panariello, Massimo Ghini, Michele Placido, Paolo Hendel e Massimo Ceccherini.
Ha vinto insomma il partito del boicottaggio. Il pubblico ha sposato la causa di «Giù le mani da Amici Miei», il gruppo Facebook nato due anni fa per tutelare la memoria di una saga capolavoro della commedia all'italiana ideata da Germi e Monicelli e interpretata da attori come Tognazzi, Moschin, Celi, Noiret e Montagnani.
La sconfitta è ancora più bruciante se si pensa che il film di Parenti è stato strategicamente piazzato dalla Filmauro a cavallo del ponte «protetto» del 17 marzo, quindi con più giorni di esposizione; e contava su una debole concorrenza. Nonostante tutto, ha incassato 990 mila euro fra mercoledì e giovedì. Il restante milione e 100 mila nel normale week-end. Un risultato imbarazzante per un prodotto del genere, costato una fortuna e pubblicizzato più dei cornetti («Che cell'ha i cornetti oggi, sor Christian? Come nun cell'ho?! Freschi freschi, fatti ora...») alla vigilia dell'estate.
Ma quel che è peggio (per loro) è che da oggi la strada è tutta in salita: una terribile agonia. Il tam tam di chi ha visto il film non rimanda nulla di buono (per loro) e la spinta propulsiva del cinepanettone pre-pasquale che non fa ridere è destinata a spegnersi in breve tempo. Viste le sale mezze vuote, molti gestori potrebbero decidere di ritirarlo prestissimo. Una minuscola boccata d'ossigeno rischia di arrivare dai cinema dei paesini di provincia, con una sola sala. Dove o vedi quel film, o fai harakiri. Pare che molti spettatori stiano seriamente valutando la seconda ipotesi.

DATI UFFICIALI CINETEL dal 14/03/2011 al 20/03/2011

1NESSUNO MI PUO' GIUDICAREITA01 DISTRIBUTION € 3.089.561,84471.297
2AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIOITAFILMAURO S.R.L. € 2.139.713,47322.270
3RANGOUSAUNIVERSAL S.R.L. € 2.011.019,40319.035
4DYLAN DOG - IL FILM (DYLAN DOG: DEAD...) USAMOVIEMAX S.R.L. € 1.395.466,09237.009
5IL RITO (THE RITE)USAWARNER BROS ITALIA S.P.A. € 1.390.519,31209.290
6GNOMEO & GIULIETTA - 3D USAWALT DISNEY S.M.P. ITALIA € 738.477,4380.944
7STREET DANCE 3D - 3D (STREET DANCE 3D)U.KEAGLE PICTURES S.P.A. € 722.426,1076.418
8IL DISCORSO DEL RE (THE KING'S SPEECH)U.KEAGLE PICTURES S.P.A. € 595.278,4092.436
9IL CIGNO NERO (BLACK SWAN)USA20TH CENTURY FOX ITALIA € 518.787,0686.434
10LA VITA FACILEITAMEDUSA FILM S.P.A. € 496.021,1191.788

domenica 20 marzo 2011

FIRENZE E LA FIORENTINA SCARICANO L'«AMICI MIEI» TAROCCATO

Nel resto d'Italia le sale sono mezze vuote. In compenso la "calorosa" accoglienza che Firenze ha tributato ad «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», il film di Neri Parenti che stando a molti è riuscito a mettere d'accordo critica e pubblico sul concetto di bruttezza, ha avuto anche qualche riverbero calcistico. Ecco lo striscione simpaticamente inneggiante a Christian De Sica apparso oggi allo stadio Artemio Franchi e piazzato dalla Curva Fiesole della Fiorentina all'inizio del secondo tempo di Fiorentina-Roma, finita con un 2-2: «De Sica con l'ultimo "Amici Miei" hai offeso Firenze, ora io con degli amici miei offendo Roma». Cose che fanno bene al calcio. E forse anche al cinema.


NERI PARENTI, DOPO «AMICI MIEI» ORA FORSE SOGNA IL SEQUEL DI «TITANIC»...

Per la serie idee geniali, mentre il prequel tarocco di «Amici miei» si avvia sulla strada di quei flop memorabili, siamo in attesa che Neri Parenti si svegli una mattina con l’idea di girare anche il prequel di “Shining” (tutto il tragitto in auto con la famigliola che viaggia verso l'Overlook Hotel, vuoi buttarlo via? Fra l'altro Jack Nicholson è ancora vivo... Approfittiamone) o il sequel di “Titanic”: avremo quindi “Titanic a Miami”, “Titanic a Rio”, “Titanic sul Nilo”.
Potrebbe funzionare. Basta prendere ogni volta una nave di qualche flotta da crociera (e lì scatta anche il product placement) e farla affondare in un diverso luogo di villeggiatura. Christian De Sica potrebbe resuscitare per il capitolo successivo.
Certo, il format non funziona in montagna, ma sono sicuro che sapranno ovviare al problema.

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