sabato 16 febbraio 2013

SANREMO STORY 2013, QUARTA SERATA * ROCCO SIFFREDI ROMANTICO E CAETANO (VENOSO)

Sanremo story, quarta serata. Un Rocco Siffredi in versione Piccolo Lord irrompe a Sanremo grazie al genio di Elio e le storie tese. Solo lui poteva pensare di arruolare il re del porno per proporre "Un bacio piccolissimo"; tra le migliori reinterpretazioni di questa lungo Festival pride del venerdì. Ti aspetti che vada di gang-bang girando con qualche carampana in platea l'inedito "Rocco prende l'Ariston", con la complicità del Maestro Beppe Vessicchio nei panni di Nacho Vidal, e invece fa il romanticone. Momenti sublimi. Godibile anche Malika Ayane, che con il solito garbo si avventura (con tanto di mini-coreografia) in "Che cosa hai messo nel caffè" di Riccardo Del Turco; e soprattutto Marco Mengoni, che convince in un classico di Tenco: "Ciao amore ciao". Meno a fuoco Daniele Silvestri, in una versione un po' ordinaria di "Piazza grande" di Dalla.
 La celebrazione continua con una statua dedicata Mike Bongiorno (speriamo che ora non trafughino anche quella), e con il premio intitolato a Pippo Baudo. Purtroppo mai trafugato. Baudo, non il premio.
E se non si può far altro che inchinarsi di fronte alla maestria di Stefano Bollani, che improvvisa un medley al pianoforte che avrebbe meritato il cachet più alto nella storia sanremese, ecco che dal Brasile arriva il leggendario Caetano Veloso. Ribattezzato Venoso dopo 10 minuti di performance in quanto molti telespettatori a casa pare abbiano richiesto trasfusioni per riuscire a superare il delicato momento. Dopo 15 minuti, anche il Cristo del Corcovado, a Rio, non aveva più le braccia aperte, ma era lì che si toccava gli zebedei.

venerdì 15 febbraio 2013

SANREMO 2013, TERZA SERATA * DILAGA LA NOIA (PER FORTUNA ARRIVA AL BANO)

Sanremo, terza serata. La più noiosa. Miss Littizzetto, come una Wanna Marchi qualsiasi, prima intorta il pubblico con un monologo che inanella luoghi comuni sui difetti maschili, poi non riesce a trattenersi, e riprende il suo stantìo rosario di dirty words piazzate a casaccio durante lo show. E l'arrivo di un redivivo Roberto Baggio nei panni di buon predicatore, non aiuta a tenere il ritmo. In compenso, si riesce a mettere sempre più a fuoco la qualità di alcuni pezzi. Dalle migliori (Annalisa Scarrone con "Scintille" e il Daniele Silvestri di "A bocca chiusa"), passando per Malika Ayane ("Niente") e Max Gazzè ("Sotto casa").
Dopo un paio d'ore di show, attendevo l'arrivo dell'ospite Al Bano come un bimbo aspetta i regali sotto l'albero illuminato la mattina di Natale. Stranamente un po' giù di voce ma sempre in palla, la leggenda di Cellino arriva in scena - come sempre - con l'inconfondibile piglio: e adesso scansatevi, coglionazzi, che vi faccio vedere io come si canta. Sembra quasi di sentire in sottofondo il "uacciuani" di Fantozzi quando vince a biliardo contro il megadirettore. Al stranamente dimentica "Nel sole", ma in compenso confeziona con Laura Chiatti e la Littizzetto un medley di pezzi - prima fra tutte "Felicità" - che cantava negli anni del sodalizio con Romina Power. La quale intanto immaginavo fosse a casa, col coltello in mano, intenta ad allargare gli squarci in alcune tele di Fontana. Che è poi una sorta di macumba della cantante-pittrice.


giovedì 14 febbraio 2013

SANREMO 2013, SECONDA SERATA * SPICCANO ELIO, GAZZE', ANNALISA (E LE TETTE DI LUCIANA)

Sanremo, seconda serata. Persa la curiosità per il debutto, il Festival si aggrappa alla musica (strano) e alle presenze femminili. I migliori in scena sono Max Gazze, la sublime follia di Elio e le storie tese (anche se "La canzone mononota" è tecnicamente alta ma come piacevolezza sta parecchi gradini sotto alcuni passati capolavori eliani) e soprattutto Annalisa Scarrone, che a sorpresa arriva in scena con "Scintille", piccolo gioiello di scrittura e interpretazione. Fra le nuove proposte, spicca Renzo Rubino, con "Il postino (amami uomo)". Pezzo interessante e un po' inquietante.
Viste le critiche, Luciana Littizzetto - intelligentemente - riduce non poco il tasso di volgarità messo in circolo nella prima serata, e piazza un godibile duetto con Carla Bruni ("Lei è la première dame, io la première nane") che le restituisce credibilità. Nella prima parte indossa una specie di premaman, ma sotto finale si lancia anche in un ardito decolleté puntellato per il quale pare sia stata allertata anche la protezione civile ligure. Nulla può contro Bar Refaeli, bella presenza un po' incolore, ma almeno ci ha provato. E se la Refaeli suona la batteria (o almeno ci prova) solo perché la Bruni suona il basso (Sarkozy), dietro le quinte pare ci sia stato un incontro fra le tette di Bar, Carlà e Luciana. Hanno parlato a lungo di Spending Review.

mercoledì 13 febbraio 2013

SANREMO 2013, PRIMA SERATA * BUONE ALCUNE CANZONI, COMICI SFUOCATI

Sanremo, prima serata. Qualche buona canzone (su tutte, Daniele Silvestri e Simona Molinari-Peter Cincotti, menzione per Marco Mengoni, mentre Chiara Galiazzo, voce splendida, poteva essere servita meglio come pezzi), un'impagabile pagina alto-kistch di Toto Cutugno con l'Armata rossa, Crozza troppo lungo, con molte battute già sentite a Ballarò e su La7, e con un monologo in parte improprio per Sanremo (ma riprendersi dopo la contestazione dei due della clacque era una tra le cose più difficili che possano capitare a chi fa spettacolo, su quel palco in particolare). Fabio Fazio ha fatto il compitino con dignità, e Luciana Littizzetto, come al solito ormai, ha abusato della sua volgarità gratuita che è sì un marchio di fabbrica, ma che oggi suona più che altro come una sottomarca. Proprio perché rappresenta un modello femminile differente dai soliti chiché sanremesi, avrebbe dovuto fare lo sforzo - in quel contesto - di staccarsi dai luoghi comuni scatologici che le appartengono. E volare un po' più alto, come testi, classe, repertorio. 
Altrimenti, ridateci le gnocche di Baudo.

martedì 12 febbraio 2013

MIRIAM LEONE * «SONO LA RAGAZZA CON LA VALIGIA»

Scandalosamente carina e molto sveglia («Anche se mi sta chiamando dall’auto col vivavoce e non può scrivere, l’intervista potremmo farla comunque subito, in teoria: basta che registri, no?»), Miriam Leone, a bordo di un treno Roma-Milano, cerca di sopperire con buona volontà ai troppi problemi di comunicazione. La co-conduttrice di «Unomattina in famiglia», appostata all’alba di ogni weekend di Raiuno, è un volto giovane ormai consolidato nel palinsesto di Viale Mazzini.


Miriam, non sono poi tante le ex Miss Italia che riescono a sfondare davvero. Lei ce l’ha fatta...
«E chi può dirlo? Questo è un mestiere in salita. Avrò anche camminato bene in quattro anni, ma devo ancora camminare parecchio».
Facciamo cinque, visto che ha vinto nel 2008. E da allora non si è fermata un attimo.
«Vero, quattro e mezzo dal settembre 2008: baro sempre un po’. Ricordo ancora la visita in redazione a “Sorrisi”. Il giornale sul quale imparai l’inglese con i testi delle canzoni».
Viene da studi umanistici, che con lo spettacolo hanno poco a che fare...
«Lettere, Storia dell’Arte, Latino, Greco... Quanto di meno concreto. Ma non me ne pento, sono le mie passioni. E lo spettacolo si impara facendolo. La mia vita è una valigia nella quale continuo a piazzare esperienze nuove. Sono la tipica ragazza con la valigia».
Anche perché ha un fidanzato a Torino (Boosta dei Subsonica, Ndr) e passa la vita in treno.
«Sì, sono di Catania, lavoro a Roma, ho interessi e affetti a Milano e Torino. Non male, ma ci sono ragazze della mia età che girano il mondo».
Per funzionare in tv contano di più: freschezza, bellezza, o un buon agente?
«Dipende da quel che devi fare. Ma secondo me oggi si esagera mitizzando gli agenti. I divi veri li creavano negli Anni 20-30-50».
Lavora nella squadra di Michele Guardì. Bravo ma severo. Che cosa ha dovuto imparare subito?
«Che la tv non è soltanto luci e inquadrature, ma ritmo, musicalità. Ci sono grandi monologanti, come Crozza e Bertolino (con lui ho visto nascere monologhi in redazione, sotto i miei occhi), e chi deve mettersi un po’ da parte, per dare ritmo allo show».
Ha nel cassetto l’idea di un programma suo?
«È presto, ora, ma forse un giorno sarò protagonista da sola. Non faccio programmi a lungo termine: non so se domani condurrò uno show, farò una fiction o aprirò un agriturismo slow food nella mia Sicilia».
Veramente intendevo un format scritto da lei...
«Un format no, ma ho un paio d’idee: una che miscela cinema e varietà, e l’altra che parla di libri. Intanto giro come guest l’episodio, ispirato a “Rosemary’s Baby”, di una nuova fiction».
E l’11 febbraio debutta su Rai Movie con «Movie Drugstore».
«Sì, ogni settimana avremo un ospite accolto alla reception, e uno spazio diviso per reparti, dal western, al thriller, alla commedia. Da lì getteremo un occhio a 360° sul mondo del cinema».
L’ultimo film che ha visto?
«Django Unchained di Tarantino, e l’ho amato tanto. Per trovate, citazioni e ironia».

(TV SORRISI E CANZONI - GENNAIO 2013)

venerdì 8 febbraio 2013

DECALOGO DEL POLITICO DA TALK SHOW IN CAMPAGNA ELETTORALE

Decalogo del buon politico che si autopromuove nei talk show in campagna elettorale. Stilato a uso dei candidati.

1) Ricorda: non importa tanto ciò che dici, ma l’enfasi con la quale lo dici. Qualora, per errore, ti scappasse un sincero: «Manderemo in vacca il Paese, come sempre», se l’hai detto con stile e voce impostata, alla Gassman, puoi ancora uscirne vivo. Al limite, dì che sei stato frainteso.
2) Nel dubbio, buttala in caciara. Se alzi il volume, tutto si impasta e il filo già sottile del tuo inconsistente discorso, si spezzerà nel tumulto generale. Il tuo faro devono essere guittone stagionate come Mussolini (Alessandrà) e Santanché (Daniela), che in materia sono insuperabili.
3) Non guardare mai negli occhi l’avversario, per non legittimarlo: solo la telecamera o, al limite, il conduttore.
4) Anche se l’interlocutore non ti interrompe, inizia subito il discorso ripetendo a nastro: «Per favore, mi lasci parlare, io prima non l’ho interrotta!». La frase va riproposta ogni due minuti circa. Se l’interlocutore non ti interrompe mai, dopo 10 minuti dì la più incredibile minchiata che ti passa per la testa. Sarà costretto a interromperti, e potrai dirgli finalmente: «Per favore, mi lasci parlare, io prima non l’ho interrotta!». Ricorda che sei lì per questo.
5) Alla disperata, quando non sai come uscire da una situazione di forte impasse, lascia lo studio teatralmente dicendo parole come (a seconda del tuo orientamento politico): «Questa è una vergogna, una macchinazione!» (va con tutto), «Fascisti!» (se sei di centrosinistra), «Comunisti!» (se sei Berlusconi), «Questa è una trappola mediatica, una strumentalizzazione inaccettabile!».
6) Elenca in modo pedissequo tutto ciò che non va nel Paese. Poco importa se sei stato al Governo nei precedenti vent’anni e nulla hai fatto per risolvere i problemi che stai ancora elencando. Tu elencali, fingendo di scandalizzarti. È sufficiente enumerare con sdegno le criticità nazionali per far credere al povero, potenziale elettore, che tu – oltre a elencarle – stia facendo qualcosa. Sappiamo bene tutti che non è così, ma le vittime di un disastro nazionale vanno sempre rassicurate.
7) Quando parla il tuo interlocutore, indossa sempre un sorrisino beffardo di presa in giro. Se attacca la tua parte politica, scrolla anche la testa con aria di sincera compassione. Non occorre parlare.
8) Se non sei il leader del tuo partito, non fare lo spaccone. In genere conti meno di niente, e potresti essere lì solo come riempitivo, perché un tuo collega quella sera non poteva, o per un gioco di veti incrociati. Non atteggiarti a capopopolo ma fingi sempre di sapere di che cosa stai parlando.
9) Non lasciar terminare la puntata senza fare/dire qualcosa che si noti. Come per esempio imbastire un litigio pretestuoso. In assenza di un segno di vita, non sarai invitato una seconda volta.
10)              Uscito dallo studio, va a cena da Fortunato al Pantheon con quelli con i quali hai appena finto di litigare furiosamente in tv. Se possibile, fa in modo che sia un altro a pagare il conto.

giovedì 7 febbraio 2013

ROUTE 66 * A SANTA FE (NEW MEXICO) NON C'E' PIU' LA MEZZA STAGIONE




Ad Amarillo, in Texas, avevamo prudentemente evitato la riserva indiana di Palo Duro. Nome dagli echi squisitamente squalloriani, se vuoi. Snobbata non tanto per il Palo, che si sa, in questi tempi ingrati, quando arriva arriva (e che nella sua aggettivazione attiva può comunque essere di buon auspicio), quanto piuttosto per la riserva. Capirai, se devi percorre meno di 5.000 chilometri in auto in tre settimane, quella è una parola che non vorresti sentire mai...
Arrivati a Santa Fe, New Mexico, con gli indiani però ci tocca ancora fare ancora i conti. Ce ne sono almeno una quindicina di tribù a conservarsi per bene in un freschetto assai brillante, a nord della città, la più alta d'America sul livello del mare: 2.100 metri. Santa Fe mi piace per almeno due motivi: anzitutto perché la basilica è dedicata al mio santo di riferimento, Francesco d'Assisi, mica un pirla qualsiasi. E poi perché ribalta in un secondo i tradizionali luoghi comuni antropologici del buono/cattivo. Qui infatti non sono gli indiani a dover essere protetti, ma tu e la tua carta di credito da tutto ciò che gli indiani vorrebbero venderti. E non è poco. Se si considera inoltre che la Plaza del centro è piena di negozi per turisti e gallerie d'arte (pare sia il terzo centro degli States dopo New York e Phoenix a ospitare il maggior numero di opere di artisti di tutto il mondo), conviene girare con la guardia del corpo e un dissuasore elettrico per lo shopping. Se non altro ho la fortuna che a me l'artigianato messicano piace come i programmi di Tiberio Timperi.
Un'occhiata la merita anche la vicina Las Vegas. Da non confondersi con quella pacchiana delle slot machines, che è in Nevada. Questo è un paesino delizioso e sobrio del più puro New Mexico. Sulla strada trovi persino le Hot Springs: quattro pozzette d'acqua calda sulfurea nelle quali la gente del posto si ferma di tanto intanto a fare un puccio. Gratis. Un po' come Lourdes, ma senza il miraggio del miracolo. Per quello ci vorrebbe Palo Duro.
Sulla strada per Taos (una Santa Fe in tono minore, ma sempre artisticamente performante) spuntano anche un paio di Casino, per ora Emilio Fede free.
Come sono i new mexicani? Il gusto estetico è suppergiù lo stesso dei messicani, quindi discutibile, ma di norma sono più ricchi. E quindi, par di notare anche dalle auto, un cicinìn più cafoni.

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martedì 5 febbraio 2013

MARIA NAZIONALE * RAGIONE, SENTIMENTO (E UN «SANREMO» CHE MI SPAVENTA)

La più importante partita della Nazionale (anzi, per Maria Nazionale, stella del genere neomelodico partenopeo reclutata da Fazio per il prossimo Festival) quest’anno si giocherà a Sanremo. Nell’attesa, «Sorrisi» ha portato l’interprete di «Ragione e sentimento» a sciacquare metaforicamente i panni sotto la pioggia che bagna le guglie del Duomo di Milano. Accompagnata dal figlio Antonello, avvolta dal gelo di una tra le piazze più famose d’Italia, Maria non può non ricordare che proprio lì Totò e Peppino, due grandi napoletani al Nord, ambientarono un celebre botta e risposta invernale col «ghisa», il vigile milanese. «Perché a Milano, quando c’è la nebbia, non si vede!», cita ridendo da «Totò, Peppino e… la malafemmina». «Ma io questa città» prosegue «la conosco bene: ci ho vissuto 14 anni, per studiare canto, dizione e recitazione».


Per tutti gli italiani, sino a oggi, l’unica Maria nazionale è sempre stata la De Filippi. Vuole soppiantarla?
«Macché, non ci penso proprio. E poi lei lo è di fatto, io all’anagrafe».
Che cosa si aspetta da questo Sanremo tra i Big: il salto che fece Gigi D’Alessio?
«Guardi che comunque sono già piuttosto nota… Certo, Sanremo è una vetrina formidabile. Mi aspetto solo divertimento e serenità».
Anche se non tutta Italia la conosce, lei incide dischi da vent’anni. Ne ha pubblicati 13 dal 1993.
«Per questo Sanremo lo considero un approdo naturale della mia carriera. Andai due anni fa con Nino D’Angelo, ma non sentivo sulle spalle tutto il peso delle responsabilità che sento ora. Sono un po’ tesa, non emozionata».
Quante volte ha provato a entrare nel cast di Sanremo?
«In realtà, mai. Me lo chiesero in passato ma non accettai. Forse non mi sentivo pronta».
Con quali brani si presenta?
«Uno di Servillo-Mesolella degli Avion Travel, “È colpa mia”, cantanto in napoletano. E un altro di Enzo Gragnaniello, “Quando non parlo”, in italiano».
Quest’anno a Sanremo si eliminano le canzoni, non i cantanti. Baudo diceva: «Al Festival ci vuole il sangue». Ne risentirà l’audience?
«Penso e spero di no. Sanremo è un classico per gli italiani».
Se non va per farsi notare, perché lo fa?
«Per la voglia di proporre al pubblico qualcosa di nuovo, in una veste nuova».
Quando cantano i neomelodici napoletani, a volte vengono accolti da qualche sorriso ironico…
«I giovani a Napoli non riescono a vedere oltre il loro naso. Imitano, nel loro piccolo, quel che vedono in tv: “X-Factor” o “Amici”. Spesso non li chiamo neppure neomelodici, ma disperati. Ovvero persone alla ricerca, come tutti, di un modo per emergere».
Quanti concerti fa in un anno?
«Una quindicina. C’è grossa crisi. Anche nomi vecchi e forti della nostra canzone, trovano date solo in Russia, Sudamerica…».
Come attrice ha fatto «Gomorra», nel 2008. Da lì, più nulla?
«Un film d’autore per Sky, due anni fa: “Biondina”. Non è citato neanche nella mia biografia. Avevo il ruolo di una maestra».
Cito romantiche frasi memorabili da un suo pezzo: «Come fosse cioccolato, doce doce t’ha mangiate»; «Ta mette comme fosse nu cappotte».
«È “Ragione e sentimento”. Un successo incredibile. Sa che questa canzone su Youtube ha avuto quattro milioni di visualizzazioni?».
Ancora: «’Na sera tanto po’ ffà, nun te l’avev’a spusà» e «Topolino è addiventate nu ggigante», detto di un amore cresciuto.
«A questo però bisogna concedere qualche ingenuità in più: è un pezzo che ha quasi vent’anni…».

In Galleria Vittorio Emanuele, la pazienza del nostro fotografo viene messa a dura prova dal transito degli ultimi gruppetti di turisti giapponesi, ma anche Maria ha esaurito la tolleranza al gelo: «Jamme ragà, ca fa frìdd, aropp m’ammale, e àggia cantà!». Persino a Milano, non serve traduzione.

(TV SORRISI E CANZONI - GENNAIO 2013)

venerdì 1 febbraio 2013

ELEZIONI 2013 * LA CAMPAGNA CERES FA CENTRO: PRIMA VOTA, POI BEVI

Straordinario ammiccamento creativo per la nuova campagna pubblicitaria Ceres abbinata alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. I muri delle città iniziano a riempirsi di cartelli che avvertono: «L'Italia ha bisogno di eroi». E una frase (indubbiamente schierata ma geniale) che gioca sulla satira: «Prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte». Obiettivo meravigliosamente centrato.

giovedì 31 gennaio 2013

ROUTE 66 * DALLA BIRRA (ROSSA) DI EDMOND ALLA FOLLIA DI AMARILLO (TEXAS)



L'altra sera in un discreto locale di Edmond, sobborgo di Oklahoma City, chiedo una birra rossa. Lo faccio sempre, un po' per scaramanzia, un po' per rompere le balle, sapendo benissimo che gli americani manco la prendono in considerazione. Ne ho vista solo una bottiglia improbabile in un supermercato. La cameriera dice che no, non c'è, non sa, deve chiedere. Torna dopo cinque minuti esprimendo la totale costernazione del titolare. "Abbiamo tantissime birre qui, in questo posto c'è veramente tutto, ma birre rosse no. Però se vuole possiamo rimediare prendendone una normale chiara e aggiungendole succo di pomodoro". Non stava scherzando, era serissima. Non potevano accettare lo smacco di non averla, e la soluzione per loro più probabile (considerato anche quello che mangiano e bevono qui), era "arrossarne" una con un po' di pomodoro. Hai visto mai che a questo piace farlo strano? Devono essersi chiesti. Se nel Missouri abbondano le grotte, in Oklahoma ogni 100 metri incontri una chiesa quantomeno singolare. C'è quella del nome di Cristo, quella del vero cognome di Cristo, quella della Beata madre della cognata di Cristo, quella della Parola santa nella fede genuina nella luce del Signore, e via componendo. Come da noi s'inventano partiti, qui si svegliano la mattina e fondano una Chiesa. Se ci pensi è anche più seria, come modalità. Una volta che hai trovato i tuoi adepti, poi non scassi più la uallera a nessuno. Continuando a macinare miglia (qui il limite si alza a 75) si arriva finalmente ad Amarillo, in Texas, che corrispone suppergiù a metà del viaggio. In Texas ero stato qualche anno fa solo nell'orrenda San Antonio: una truffa per turisti devoti alla battaglia di Alamo e dintorni. Stavolta invece ho capito finalmente che cosa si intende con l'idea di "sconfinate praterie". Immagine sino a ieri più filmica che reale. Viaggiare per ore, sino al tramonto, nel paesaggio più immenso, piatto e sconfinato. E al tramonto scoprire la magia indescrivibile a parole (e inconcepibile per noi, circondati da montagne) di vedere il sole che scende, a ovest, centinaia di miglia davanti a te, e il buio della notte dopo altrettante centinaia di miglia dietro di te. Ruoti di 180 gradi, e ti cambia il mondo sotto gli occhi. Indimenticabile.
Niente è stato difficile come lasciare Amarillo, in Texas. Non tanto per le 10 cadillac infilzate nel suolo in verticale in un ranch a sei miglia dalla città. Piuttosto, per la disperante consapevolezza che forse non vedrò più The Big Texan, il paradiso locale del trash più puro e celestiale: basta una telefonata, e alcuni arzilli pensionati con la minima ti vengono a prendere nell'Inn dove alloggi alla guida della loro Limousine al limite della rottamazione (in America le vecchie Limo le usano anche per andare all'esselunga) con tanto di corna alla Hazzard sul cofano, e ti scaricano in un mega ristorante texano un po' fuori mano. Lì, tra personale degnamente addobbato, divani fatti di corna, e decine di corna d'alce appese al muro, facendo le corna, ordini il tuo fiero pasto, cowboy. Roba onesta, si mangia e si beve persino bene. Ma in qualunque momento, può scattare lo spettacolo, la sfida. Si alza un bestione appartenente a un gruppo di bikers significativamente battezzatosi "Mongoloids" (l'hanno scritto sulla t-shirt ma sfido chiunque a non accorgersene), e va silenzioso al centro della sala. Dove il titolare del locale con gran clamore lo presenta. Per non pagare il conto, dovrà riuscire a mangiare in un'ora una slavina di carne da due chili. Altrimenti, prezzo pieno e coda, alla vaccinara, tra le gambe. La creatura molla a un quarto del cammino. Non ci sono più i "Mongoloids" di una volta. Un altro pensionato ci riporta in albergo, ma stavolta ottimizza caricando anche una coppia locale sulla sessantina. Lasciato il Texas, la rombante Ford Escape che beve più di tutti gli avventori di The Big Texan, passa il confine col New Mexico. Lo capisci da un'enorme volta che attraversa la I40 (dalla quale ogni tanto usciamo e rientriamo, per percorrere brevi tratti della storica Route 66), che rilancia lo slogan dello stato: "La terra dell'incantamento". Ora, viste le centinaia di miglia percorse in New Mexico in un paesaggio piatto, fatto solo di sassi, terra rossa arroventata dal sole, e rari, insidiosi cespugli, l'unico "incantamento" possibile qui è quello dei serpenti. Devono riferirsi per forza a quello. Ci sono 30-36 gradi a ottobre inoltrato. Ho deciso che se incontro uno a che a luglio-agosto mi mette per iscritto che vive in New Mexico, avrà per sempre la mia stima incondizionata.


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lunedì 28 gennaio 2013

FABIO VOLO * PENSIERI, PAROLE E OPERE DELL'EX PANETTIERE CHE SFORNA BESTSELLER

Fabio Volo, all'anagrafe Bonetti, l’ex panettiere che sforna bestseller, è nato a Calcinate, in provincia di Bergamo, il 23 giugno 1972, ma si professa sempre, orgogliosamente bresciano: «Mio padre è bresciano» spiega «e il Lago d’Iseo è diviso tra sponda bresciana e bergamasca. In pratica, mia madre mi ha portato di là per partorire, ma siamo tornati subito dall’altra parte». I primi passi nello spettacolo sono alcune, dimenticate canzoni, come «Volo» («Come cantante nasco e per fortuna muoio subito»), che gli lascia però in eredità il cognome d’arte. Nel ‘96,  a Radio Capital, lo scopre Claudio Cecchetto («Mi disse: “Sei simpatico: se rimani in onda come sei nella vita, vai bene”. E subito dopo: “Ora stai qui e fai la pianta grassa per una settimana”. Mi ha insegnato le basi»), ma il successo arriva fra il ‘98 e il 2001, come co-conduttore e inviato di alcune edizioni de «Le iene». «Mi ripetevano: “È il tuo momento, devi fare le televendite, guadagni un sacco di soldi”. Anche la Ventura mi consigliava di fare le convention. Ho sempre rifiutato: non ho mai avuto l’idea di stare in pista cinque anni e spremere il limone il più possibile perché può finire...».

TEMPO DI «DEEJAY» Il Fabio Volo sapiente miscelatore di suggestioni che solleticano (soprattutto) il pubblico femminile, nasce però nel 2000 a Radio Deejay con «Il Volo del mattino». Al programma segue la pubblicazione del primo libro: «Esco a fare due passi» (300 mila copie). Ma questo tipo c’è, o ci fa?, si domandano in molti. Lui, scaltramente, ne esce così: «Quando non mi ricordano che sono un personaggio, sono me stesso. Se si accendono i riflettori, le cose cambiano. Diciamo che sono l’80% personaggio e il 20% persona. E viceversa».

LO SCRITTTORE Al primo exploit letterario, ne seguono altri cinque. L’ultimo, «Le prime luci del mattino», risale al 2011. L’invidia cresce esponenzialmente. «Mi stupirei del contrario: faccio tante cose e mi vanno tutte bene. Ho la terza media, facevo il panettiere. E siccome mi presento come un improvvisato, ciò genera una reazione umana in chi si sbatte da anni senza troppi riscontri». Un’altra shakerata al mix delle sue passioni, Fabio la dà nel 2002, quando Alessandro D’Alatri lo chiama per interpretare il suo primo film: «Casomai».

VOLARE AL CINEMA  Ne seguono altri nove, sino a «Il giorno in più» (2011), e in attesa che il 7 febbraio esca nelle sale il nuovo «Studio illegale». La sua ricetta per il grande schermo viaggia in bilico tra la prestazione da attore puro, e l’impiego dei propri libri come ideale canovaccio per dare più credibilità alle storie che interpreta. In questo turbinio di impegni ad alta visibilità, è quasi inevitabile che la radio, primo amore, diventi alla fine un peso. E così Fabio, quest’anno, lascia Deejay: «Era il mio sogno, poi è diventata un dovere. Ho bisogno di lavorare con gente più brava di me. Come diceva Cecchetto, il successo è un lavoro».

I LIMITI Parrebbe quasi un’inedita (per Volo) concessione all’immodestia. Ma l’interessato compensa così: «Sono sempre stato una persona che, se voleva giocare in serie A, si doveva allenare più degli altri. Non sono Maradona, che può permettersi di saltare un allenamento e segnare comunque un gol mitico. Ci provo. Studio, leggo, mi informo, ma poi sono quel che sono. Fin troppo bravo, se penso al punto da cui sono partito».

(TV SORRISI E CANZONI - GENNAIO 2013)

venerdì 18 gennaio 2013

«CENTOVETRINE» * PARLANO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA SOAP

Fingere per 12 anni non è certo semplice. Ma se lo si fa da professionisti, sul set di una tra le soap più amate (e collaudate) del Paese, diventa quasi una passeggiata. Con questo spirito, molti degli attori di «Centovetrine» affrontano da altrettante primavere il loro impegno sul set. E da domenica 13 gennaio tagliano il traguardo festeggiando con alcuni appuntamenti in prima serata, che si aggiungono alla normale programmazione. Noi di «Sorrisi», come potete leggere qui accanto, li abbiamo messi a nudo. Mediaset, intanto, ha fatto la sua parte piazzando sul sito www.centovetrine.mediaset.it un calendario 2013 da scaricare, con foto inedite di tutto il cast all’interno del centro commericiale più famoso d’Italia. Con il nuovo anno, le trame si faranno più intricate. E terrà banco la resa dei conti tra Ettore Ferri (Roberto Alpi) e Maddalena Sterling (Annamaria Malipiero). Intanto, quattro nuove guest-star entreranno nella soap a partire dal 28-29 gennaio. Si tratta di Ascanio Molteni, interpretato da Rocco Giusti, uno dei tre fratelli de «Le tre rose di Eva»; Daniela Clementi, ovvero Monica Ward, sorella del doppiatore Luca Ward; Oriana Daverio, impersonata da Selvaggia Quattrini, figlia di Paola, e Vinicio Corradi, cioè Mariano Rigillo, noto attore di teatro. Una curiosità: suo figlio Ruben,  in passsato, ha lavorato a lungo nella soap.
Le tre guest-star di spicco della soap sono invece Annamaria Malipero (Maddalena Sterling), Gaia Messerklinger (Margot Sironi) e Brando Giorgi (Thomas Sironi). Il set è a San Giusto Canavese (Torino) e il primo episodio andò in onda l’8 gennaio 2001.

ELISABETTA CORAINI (Laura Beccaria)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«Laura è molto controllata. Le ridarei leggerezza e spregiudicatezza. E un look più trasgressivo».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Con “Il trono di spade”, un kolossal fantasy a puntate tratto dal romanzo di George R. R. Martin».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«Sono anche cantante, e mi piace la musica. Di certo lavorerei comunque nel mondo della spettacolo».

MICHELE D’ANCA (Sebastian Castelli)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«Ora che la sua fase romantica è finita, vorrei che tornasse un duro che combatte per il potere».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Non andrei mai contro una fiction in costume o un nuovo show con Celentano, come “Rock Economy”».
Se non facessi l’attore, che lavoro faresti?
«Inventerei giochi per grandi e bambini; userei creatività e tecnologia per fare oggetti divertenti».

ALEX BELLI (Jacopo Castelli)
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«È sempre stato senza scrupoli. Gli metterei addosso un po’ più di umanità. Ma sta già cambiando».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Se i programmi della De Filippi fossero su una rete concorrente, sarei molto preoccupato».
Se non facessi l’attore, che lavoro faresti?
«Il musicista: sono pianoforte e percussioni, e con Barbara Clara a volte ci esibiamo nei locali».

BARBARA CLARA (Viola Castelli)
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«Vorrei darle un figlio e un lavoro: insomma una nuova professione. Per esempio la viticoltrice».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Per “Il più grande spettacolo dopo il weekend”, con Fiorello, potrei forse cambiare canale».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«Da bambina sognavo di fare la veterinaria. Oggi, farei la scuola di giornalismo per diventare reporter».

LINDA COLLINI (Cecilia Castelli)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«Le darei più acume nella scelta delle storie d’amore. L’unico uomo “normale” col quale si è messa sinora, era il marito di sua sorella».
Con quale programma temi di scontrarti?
«La fiction con Bova, “Come un delfino”. Farei fatica a non guardarla».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«La presentatrice, cosa che faccio. O insegnerei nuoto ai bambini».

JGOR BARBAZZA (Damiano Bauer)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«È romantico e con saldi principi. Su un’isola deserta con una donna bellissima, non ha mai tradito la moglie. Si può chiedergli altro?».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Un film di 007 con me come protagonista ».
Se non facessi l’attore, che lavoro faresti?
«Lavorerei come manager a Team for Children, associazione per bimbi affetti da gravi patologie».

MARIANNA DE MICHELI (Carol Grimani)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«Oggi è più buona, ma la vorrei subdola, doppia egoista e arrivista. Presto cambierà look: capelli corti castano-scuri».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Il festival di Sanremo. Ma in una settimana finisce».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«La psicoanalista, che non è poi così diverso da questo. A teatro, analizzo a fondo la pische dei miei personaggi».

DANIELA FAZZOLARI (Diana Cancellieri Ferri)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«La renderei più sicura delle sue scelte. È matura per avere più autostima e determinazione».
Con quale programma temi di scontrarti?
«“Pretty Woman”, la favola per eccellenza».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«Ho studiato al Liceo Linguistico: riprenderei volentieri quel percorso per diventare interprete e lavorare all’Unesco o in giro per il mondo».

SARA ZANIER (Serena Bassani)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«È un avvocato irreprensibile e disponibile. Un po’ più di egoismo e scaltrezza, potrebbero giovarle».
Con quale programma temi di scontrarti?
«“Come un delfino”, la fiction con Bova. Non ne perderei una puntata».
Se non facessi l’attrice, che lavoro faresti?
«Diventerei un medico: iniziai con quegli studi, ma la recitazione, mi ha fatto cambiare strada».

ROBERTO ALPI (Ettore Ferri)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«L’amore per Maddalena l’ha allontanato dalla realtà. È ora di imbastardirlo un po’».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Uno con gli stessi ingredienti della soap: amore, intrighi, tradimenti e potere».
Se non facessi l’attore, che lavoro faresti?
«La passione per la vela e il mare potrebbe diventare un lavoro. Fra regate, sole e vita all’aria aperta».

PIETRO GENUARDI (Ivan Bettini)  
Che cosa cambieresti del tuo personaggio?
«So che non vorrei tornare a essere l’Ivan cinico, arrivista e violento dell’inizio della soap».
Con quale programma temi di scontrarti?
«Proprio con “Centovetrine”. In onda su un’altra rete, metterebbe il pubblico in difficoltà».
Se non facessi l’attore, che lavoro faresti?
«Mi sarei impegnato anima e corpo nella politica. Essendo attore, sarei avvantaggiato».

(TV SORRISI E CANZONI - GENNAIO 2013)

mercoledì 16 gennaio 2013

FANYA DI CROCE * ARRIVA «FERMI NOI», DA UNA COSTOLA DEI MODA'

Il successo, non è per tutti. Sognare di raggiungerlo, invece, è un esercizio piuttosto comune. 
Fanya (all'anagrafe Stefania, non pensate a grandi esotismi) Di Croce, 27 anni, milanese di origini lucane, ha tutta l'aria di chi oltre a desiderarlo prende in mano mattoni e calcestruzzo per provare a costruirlo dalle fondamenta. Non importa quanto tempo servirà. L'importante è «Crederci sempre, arrendersi mai», come diceva il poeta.

Dall'11 gennaio le radio trasmettono il suo nuovo singolo: «Fermi noi». Pezzo di facile presa, classicamente confezionato per essere orecchiabile, con qualche debolezza sul piano testuale. Ma senza dubbio piacevole, e affidato a un'ottima voce. Che ammicca alla Pausini e gioca pericolosamente con le parole alla maniera di Giorgia, coniando un «disordinare i nostri giorni» che di certo fa invidia all'«amore più bellissimo» della Todrani.

«Fermi noi» (lo potete vedere e ascoltare cliccando su questo link) anticipa l’uscita, prevista per il prossimo autunno, di un album prodotto e con la direzione artistica di Enrico “Kikko” Palmosi (produttore artistico dei Modà) in collaborazione con Antonio e Sabatino Salvati per “Rosso al tramonto”. Il singolo è stato registrato negli studi di RTL 102.5 ed è stato mixato a Londra da James F Reynolds (fonico di Jessie J.).

Fanya ha iniziato a cantare a 15 anni, e da allora ha collaborato anche con Marco Masini e i Nomadi. Il suo primo singolo si intitolava «Ti amo davvero» (2006), seguito da un album omonimo entrato con due brani nella top ten di «Talent 1», su Italia 1. Nel 2009 è la volta di «Chissà».
Il futuro, è ancora tutto da scrivere.

lunedì 14 gennaio 2013

TV, CINEMA, MUSICA, LIBRI E TWITTER * TUTTI I VINCITORI DEL 2012

Ok, facciamo una premessa. Leggendo le classifiche di queste due pagine, aggiornate al 19 dicembre, giorno di chiusura di questo numero, qualche lettore obietterà: quantità non è necessariamente sinonimo di qualità. Sacrosanto. Eppure i numeri, sono numeri; hanno il valore aggiunto dell’incontestabilità. E quelli del 2012 sotto il segno dello spettacolo e della cultura (ovvero tv, musica, cinema, libri e Twitter, inteso come termometro della popolarità nello show-biz nostrano) qua e là hanno stupito anche noi, che pure li trattiamo settimanalmente. Se nel segmento tv ha dominato la Nazionale, con ottimi piazzamenti anche per fuoriclasse come Morandi col suo Sanremo, l’ultimo Benigni e il Celentano ritrovato, al cinema hanno sbancato Bisio e Siani in «Benvenuti al Nord». «Ai se eu te pego», il tormentone di Michel Telò, ha dettato legge nel settore musica (ma non sottovalutiamo il terzo piazzamento di Arisa con «La notte), e fra i libri si è imposto il caso editoriale di «50 sfumature di grigio». Per ciò che riguarda il numero di followers, infine, ha spopolato Jovanotti. «Un ragazzo fortunato» al quale (anche) Twitter ha regalato un sogno.

TV
1 - Europei di Calcio (Germania-Italia) 23.255.000 - Raiuno - 28/6 - (79,55%)
2 - Sanremo 2012  - Serata Finale 14.456.000 - Raiuno - 18/2 - (50,93%)
3 - La più bella del mondo 14.456.000 - Raiuno 17/12 - (43,93%)
4 - Coppa Italia - Juventus-Napoli  11.586.000 - Raiuno - 20/5 - (42,44%)
Vittoria del Napoli (0-2) nella finale di stagione del calcio italiano.
5 - Champions Leauge  - Milan-Barcellona - 9.528.000 - Raiuno - 28/3 - (31,35%)
Una tra le più grandi sfide della stagione di Champions, conclusasi 0-0.
6 - Rock Economy - 9.112.000 - Can 5 - 9/10 - (32,82%)
Il ritorno live di Adriano Celentano, dall’Arena di Verona, in bilico tra musica e riflessioni sulla difficile situazione economica del Paese.
7  - Striscia la notizia - 8.983.000 - Can 5 - 7/2 - (27,92%)
Ezio Greggio e Michelle Hunziker al timone del tg satirico di Antonio Ricci.
8 - GP Formula 1 Abu Dhabi - 8.857.000 - Raiuno - 4/11 - (42,46%)
Il finlandese Kimi Raikkonen, sul circuito di Yas Marina, vince il terzultimo appuntamento stagionale di Formula 1.
9 - Italia’s Got Talent - 8.812.000 - Can 5 - 11/2 - (34,52%)
Finale del talent rivelazione di Canale 5, con Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Maria De Filippi seduti al banco dei giudici.
10 - Maria di Nazaret - 8.369.000 - Raiuno - 2/4 - (29,5%) Fiction biblica con Alissa Jung e Paz Vega.
11 - I 57 giorni - 8.164.000 - Raiuno - 22/5 (30,01%)
Film tv con Luca Zingaretti sulla vita di Paolo Borsellino.
12 - Che Dio ci aiuti - 7.848.000 - Raiuno - 2/2 - (25,18%)
Fiction con Elena Sofia Ricci nei panni di Suor Angela.
13 - Un passo dal cielo 2 - 7.693.000 - Raiuno - 29/11 - (27,77%)
Terence Hill guardia forestale nella fiction di Raiuno.
14 - Il giovane Montalbano - 7.749.000 - Raiuno - 23/2 - (27,99%) Michele Riondino è un acerbo Salvo Montalbano alle sue prime indagini.
15 - La bella e la bestia - 7.656.000 - Raiuno - 2/1 - (26,05%) Il capolavoro Disney in prima serata.
16 - Il tredicesimo apostolo - 7.543.000 - Can 5 - 4/1 - (26,45%) Claudio Giè e Claudia Pandolfi nella fiction che mescola religione e fenomeni paranormali.
17 - Veline - 7.128.000 - Can 5 - 20/9 - (24,74%)
La proclamazione delle nuove Veline di «Striscia».
18 - Una grande famiglia - 7.122.000 - Raiuno - 23/4 - (26,01%) Stefania Sandrelli nella fiction che racconta le vicende di una ricca famiglia italiana.
19 - Domenica In L’Arena - 7.066.000 - Raiuno - 20/2 - (33,3%) Dal teatro Ariston di Sanremo, il talk con Massimo Giletti a commento del Festival.
20 - Il restauratore - 6.937.000 - Raiuno - 6/2 - (24,3%) Lando Buzzanca restauratore con poteri divinatori in questa serie tv di Raiuno.



CINEMA
1 - BENVENUTI AL NORD - 27.193.895
      con Claudio Bisio, Alessandro Siani
2 - MADAGASCAR 3 - Ricercati in Europa
     21.892.269
3 - BREAKING DAWN - PARTE 2 - 18.640.002
     con Robert Pattinson, Kristen Stewart
4 - THE AVENGERS - 18.011.817
      con Scarlett Johansson
5 - L’ERA GLACIALE 4 - Continenti alla deriva
      16.531.172
6 - QUASI AMICI - 14.956.418 con Omar Sy
7 - IL CAVALIERE OSCURO - Il ritorno - 14.660.520 con Christian Bale
8 - SKYFALL 12.781.740 con Daniel Craig
9 - IMMATURI - IL VIAGGIO - 11.820.941 con Raoul Bova
10 - THE AMAZING SPIDER-MAN - 11.809.380 con Andrew Garfield


MUSICA
1 Ai se eu te pegu - Michel Telò
2 - Somebody That I Used to Know (feat. Kimbra) Gotye
3 - LA NOTTE ARISA
4 - We Are Young
(feat. Janelle Monáe) FUN.
5 - Balada Gusttavo Lima
6 - Titanium (Extended) David Guetta & Sia
7 - Payphone (feat. Wiz Khalifa) Maroon 5
8 - Ma Cherie (DJ Antoine vs Mad Mark 2k12 Remix) [feat. The Beat Shakers]DJ Antoine
9 - Drive By train
10 - Tacata’ (Radio Edit)
Tacabro (aka Romano & Sapienza)
11 - One Day / Reckoning Song (Wankelmut Remix) [Radio Edit] Asaf Avidan & The Mojos
12 - Non e’ l’inferno - Emma
13 - Come un pittore (feat. Jarabedepalo) Modà
14 - Distratto Francesca Michielin
15 - Call Me Maybe Carly Rae Jepsen
16 - Skyfall ADELE
17 - Sono solo parole Noemi
18 - Gangnam Style PSY
19 - Summer Paradise (feat. Sean Paul) Simple Plan
20 - Tu mi porti su Giorgia


LIBRI
1 - Cinquanta sfumature di grigio - E. L. James - Mondadori
2 - Fai bei sogni Massimo Gramellini - Longanesi
3 - Cinquanta sfumature di nero - E. L. James - Mondadori
4 - Cinquanta sfumature di rosso E. L. James - Mondadori
5 - Una Lama di luce - Andrea Camilleri - Sellerio
6 - Se ti abbraccio non aver paura Fulvio Ervas - Marcos Y Marcos
7 - L’inverno del mondo. The century trilogy Ken Follett - Mondadori
8 - Una voce di notte - Andrea Camilleri - Sellerio
9 - Dizionario delle cose perdute Francesco Guccini - Mondadori
10 - Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI - Gianluigi Nuzzi - Chiarelettere


TWITTER
1 - Jovanotti - 1.315.623
2 - Laura Pausini - 777.603
3 - Ligabue - 768.693
4 - Fabri fibra - 602.069
5 - Melissa satta - 584.600
6 - Michelle Hunziker - 584.243
7 - Gerry Scotti - 563.722
8 - Trio Medusa - 532.991
9 - Francesco Facchinetti - 507.309
10 - Nicola Savino - 502.639


(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2012)



giovedì 3 gennaio 2013

FIAMMETTA CICOGNA * «SONO MOLTO 'WILD', MA NON DITELO AL MIO RAGAZZO»

Ha solo 24 anni, ma Fiammetta Cicogna ne ha fatta di strada (non solo metaforicamente), da quando nel 2009 è finita al timone di «Wild – Oltrenatura», che torna dall’11 gennaio, per la sesta edizione, su Italia 1. «Dieci puntate» racconta entusiasta «per percorrere 2.500 chilometri, dal Piemonte alla Sicilia, e mostrare la “wilderness” italiana». Ovvero i luoghi più «selvaggi» e naturalisticamente intriganti del Paese.

Fiammetta, che cosa è cambiato da allora?
«Sono cresciuta col programma. Una volta lo subivo. Oggi lo piego alle mie necessità, e lo porto in giro».
Da dove partirete?
«Dal Parco Nazionale della Val Grande, un paesino che si chiama proprio Cicogna. Ma un fonico e un cameraman li abbiamo già persi per strada…».
Spero non abbiano sofferto…
«Eh, eh… Sono al sicuro, ora. Ma hanno dovuto cedere per via del freddo e sono stati sostituiti. Non ha idea di quanto batta il gelo in questi giorni».
E lei come reagisce?
«C’è una temperatura disumana. Ci sono giorni in cui mentre parlo sento che mi si piega una parte della bocca, una specie di paralisi labiale».
Ma il suo fidanzato la segue in queste imprese?
«Neanche per scherzo. Ai fidanzati bisogna sempre mostrarsi un po’ chioccia, non perdere la femminilità. Non vorrei mai che mi vedesse mentre conciata così giro per sentieri impervi, cerco un giaciglio fra la neve…».
Beh, lo vedrà in tv, no?
«Ma potrò sempre cercare di non fargli vedere il programma, oppure dire che si tratta di “acting”, recitazione. Invece, è tutto vero. Anche l’altro giorno sono venuti a recuperarmi…».
Caspita. Che cos’è successo?
«Ho esagerato, com’è mio solito. Percorrevo con le ciaspole un sentiero lungo e molto stretto, quando è sopraggiunto un tempo infernale».
Non ha voglia di qualcosa oltre «Wild»?
«Sono una precisina: in genere prima di fare qualcosa di nuovo, preferisco farne una alla perfezione, come queste sei edizioni dimostrano. Però da settembre a dicembre ho fatto molto teatro, con due coach, visionando due soggetti. E dalla primavera prossima parteciperò a “Colorado” in una rosa di conduttori, ma è un progetto sul quale stiamo ancora lavorando».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2012)

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