mercoledì 20 febbraio 2019

TV * UNA COMPONENTE DEL CAMPIONE SEGRETO SVELA TUTTI I SEGRETI DELL'AUDITEL

Una famiglia riunita davanti al televisore.
«Lo vede questo? È la mia arma».
Mi accoglie così, Anna, aprendo la porta di casa mentre sogghignando brandisce uno strano telecomando, composto solo da due colonne di numeri e lettere separate da striscioline bianche.
È il telecomando Auditel, la Bestia Nera di tutti coloro che fanno televisione, e che ogni mattina alle 10 si trovano sulla scrivania i dati d’ascolto del giorno precedente. Star della Tv, dirigenti, pubblicitari, spettatori stessi; nessuno è immune dal giudizio delle tante Anna che ogni giorno alzano o abbassano il pollice facendo le loro scelte sedute sul divano.
Sono 16.200 le famiglie italiane, teoricamente «segrete», che ospitano le apparecchiature fornite da Nielsen, società che effettua le rilevazioni per conto di Auditel. «Oggi» ne ha scovata una con l’intento di raccontarvi, in modo neutrale e con alcune foto illustrative scattate sul posto, le sue abitudini. Ma anche per capire se questo strumento, che ogni giorno fa discutere e scannare su ogni mezzo punto di share commentatori e addetti ai lavori, sia davvero infallibile.
Anna (il nome è di fantasia, per tutelare la fonte) ha più di 40 anni, fa l’impiegata e vive in una grande città. Ha un figlio, Luigi (come sopra) che vive con lei e che ha più di 16 anni. Il nostro viaggio inizia da qui.

Signora, da quanto tempo fa parte del campione Auditel?
«Circa tre anni».

Li ha cercati lei o l’hanno reclutata loro?
«Curiosando in un gruppo nel quale erano iscritti alcuni amici scoprii che stavano allargando il campione, diedi la mia disponibilità, ed eccomi qui».

Fino a quando ne farà parte?
«Finché non comunicherò la mia decisione di uscirne».

Credevo ci fosse un periodico ricambio…
«Non so, non credo. Ma se ci sarà ne prenderò atto».

Parlando con me sa di commettere una violazione?
«Immagino di sì. La segretezza ha una sua logica: il campione non si deve conoscere perché non deve essere sottoposto a potenziali condizionamenti esterni. Devo anche dirle però che quando mi hanno installato gli apparecchi nessuno mi ha parlato di mantenere il segreto. Forse lo davano per scontato».

Come funziona Auditel a casa sua?
«Ho un telecomando, due scatolette piazzate dietro il televisore (una rileva in automatico i dati della giornata e l’altra li trasmette di notte), e una striscia led posizionata sopra il televisore. Accendo prima il telecomando Auditel, sulla striscia passa un messaggio di benvenuto e mi si chiede di digitare chi è presente davanti alla Tv. Solo questo. Poi prendo il normale telecomando Sky e da lì cambio canale come tutti».

Quindi lo zapping viene registrato in automatico. L’azione manuale è comunicare il numero e l’età di chi guarda.
«Sì, tenga presente però che io e mio figlio abbiamo un profilo già memorizzato nel sistema».

Si ricorda sempre di comunicarlo?
«Impossibile non farlo: se non immetto un dato entro due minuti, parte un fastidioso segnale sonoro, tipo cintura di sicurezza non allacciata, che non smette finché non l’ho fatto. Quando ci sono ospiti in casa o se mio figlio guarda e poi si assenta, ecco, quello spesso mi dimentico di segnalarlo».

Le spiacerebbe se le togliessero questo strumento?
«Sì, perché credo al suo valore civico. Credo che possa servire a migliorare la qualità, molto bassa, della Tv attuale. Oggi si ha l’impressione che il voto conti poco. A volte questo telecomando, sembra assurdo, mi dà la sensazione di essere utile al Paese più che con il mio voto».

Che cosa le piace guardare abitualmente e che cosa non sopporta?
«Vedo Tg5 e Tg1. Poi faccio scorpacciate di Techetechetè, un recupero intelligente e mai volgare degli archivi Rai. Guardo Fazio, mi annoiano i programmi usurati che vanno avanti da una vita, e credo che un po’ anche X-Factor lo sia: sempre gli stessi cliché. E poi detesto quelli del pomeriggio o del mattino di Canale 5. Andrebbero vietati o modificati: sono fortemente diseducativi».

Le capita mai di lasciare acceso il televisore senza guardare o ascoltare, mentre fa tutt’altro?
«Mi capita, sì. Quando cucino o faccio altri lavori in casa. Credo sia abbastanza normale per chiunque. Se mi ricordo, però, cerco di “regalare” audience a programmi di qualità».

Le è mai capitato di cercare di “fregare” la macchinetta in altri modi?
«A volte. Per esempio sono uscita a cena lasciando acceso il televisore sul programma di Mika, su Raidue. Non stava andando benissimo e mi sembrava decisamente di qualità. Volevo aiutarlo. La stessa cosa ho fatto un’altra volta quando da Fazio c’era ospite il mio idolo assoluto, Marco Mengoni, e io dovevo per forza uscire».

Taroccature dovute a gusto personale. Audience regalata, a suo avviso, a fin di bene. E azioni punitive?
«In occasione dell’ultimo Sanremo, quando scoppiò il caso della canzone di Ermal Meta, che sembrava fosse stata copiata: cambiavo canale ogni volta che appariva lui. Volevo dare un segnale preciso alla Rai perché puntavo alla sua eliminazione».

I suoi cinque personaggi preferiti della tv italiana.
«Fiorello, Fabio Fazio, Federica Sciarelli (non perdo una puntata di Chi l’ha visto?), Lilli Gruber e Alessandro Cattelan».

I cinque che trova invece insopportabili.
«Federica Panicucci, Alessia Marcuzzi, Barbara D'Urso, Filippo Bisciglia e Ilary Blasi. Alcuni più che altro per i programmi che fanno».

Avete un altro televisore oltre a questo in soggiorno?
«Anche in camera di mio figlio c’è il meter. Che io sappia registra tutto, anche se sta guardando il canale ausiliario con Internet, Netflix, Playstation o Xbox».

Vengono tecnici Nielsen per controllare le apparecchiature?
«Almeno due-tre volte l’anno, salvo anomalie eccezionali, e sembrano scrupolosi. Di solito sono sempre le stesse persone, trafficano un po’, forse installano anche aggiornamenti».

Per questa sua prestazione d’opera, chiamiamola così, riceve un compenso?
«Ogni anno, in corrispondenza della prima data d’iscrizione, su un catalogo di circa 60 oggetti, posso scegliere un regalo, tipo punti Esselunga, che mi viene recapitato a casa. In genere si tratta di piccoli elettrodomestici».

Le pesa fornire questo servizio?
«Non particolarmente, e diventa routine. Poi prevale la percezione che ho di fare qualcosa di buono, di utile».

E se va in ferie?
«Devo comunicare i giorni di assenza chiamando un numero verde o mandando un’e-mail».

(DAL SETTIMANALE «OGGI» - SETTEMBRE 2018)


LA RISPOSTA DI AUDITEL A CIO' CHE EMERSO DALL'INTERVISTA
Il campione Auditel è composto da 16.200 famiglie (pari a 30.540 rilevatori meter), sparse su 2.225 comuni italiani e rappresentative delle scelte di 40.000 persone. Le azioni e le abitudini d’ascolto della signora «Anna» consentono di evidenziare tre comportamenti (alcuni all’apparenza comuni) che, se replicati su scala più ampia, in qualche modo falserebbero i dati.

Ecco come risponde Auditel: «Il sistema italiano per la rilevazione degli ascolti si basa su un standard impiegato in tutti i Paesi evoluti. Si applicano due protocolli di “Controllo Qualità". Nel caso 1, (televisore rimasto acceso durante altre attività domestiche) e nel caso 3 (televisore lasciato acceso anche quando si esce di casa) viene applicato un protocollo che si chiama “Constant Viewing” . Il protocollo prevede che il meter possa rilevare puntualmente (secondo per secondo) anche l’attività svolta dalla famiglia sul telecomando. Nel caso di prolungata inattività o non collaborazione della famiglia per più di tre ore consecutive, non solo l’ascolto delle ore in questione ma l’intero ascolto della giornata di quella famiglia viene scartato dalla produzione. Ovviamente si tratta di una "convenzione” (le tre ore) che tuttavia interviene per eccesso (ossia in maniera più stringente sui dati rilevati) proprio per fornire un dato semmai più basso ma non alterato.

Quanto invece al caso 2 (aggiornamento degli ospiti o dei componenti non fedele) lo standard internazionale adottato da Auditel prevede un protocollo di validazione denominato “Indagine Coincidenziale”. Si telefona quotidianamente senza preavviso a un numero di famiglie ritenuto significativo, si chiede che cosa stanno vedendo in quel preciso momento e con quanti membri del panel presenti. Poi, il giorno successivo, si confrontano le risposte date durante l’intervista con i dati raccolti dal meter e si verifica il livello di corrispondenza. Sulla base di test svolti in Italia ma anche a livello internazionale, non è possibile che eventuali comportamenti come quelli descritti dalla signora possano influenzare i dati».

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