mercoledì 27 febbraio 2019

SALVINI E DI MAIO: I CAMPIONI DELLA DEMAGOGIA DESTINATI A RESTARE INSIEME

Da sinistra, i due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Se è vero che tutti i Paesi (chi più, chi meno) sono sensibili alla demagogia politica, va detto che l'Italia manifesta da sempre un'ipersensibilità. Bastano un po' di promesse fatte a cappella sotto elezioni, e noi ci caschiamo. Anche se sono promesse che palesemente non si possono mantenere. Perché se non ci sono le coperture finanziarie, che cosa mai puoi promettere? Solo balle spaziali, per dirla con Mel Brooks.

Le due forze politiche dominanti (Lega e Movimento 5 Stelle), approfittando anche del momento di crisi che viviamo, si sono distinte per un uso generoso e sapiente della demagogia. Però, alla prova del Governo, Matteo Salvini si è rivelato un fuoriclasse in materia, anche grazie all'impiego massiccio e strategico dei social, oscurando Luigi Di Maio, che secondo me tra non molto dovrà cedere il passo ad Alessandro Di Battista, teatralmente molto più performante. Inoltre, il terreno di gioco demagogico scelto da Salvini (la cacciata dei migranti) è molto più facile perché non comporta aggravio di spesa. Quello sul quale si muove Di Maio (il Reddito di cittadinanza e altre questioni che prevedono l'impiego di denaro) è una strada tutta in salita. Perché il denaro non c'è. Inoltre, il M5S ha tradito e sta iniziando a tradire via via molte delle promesse di purezza iniziali. Meno MoVimento e più partito. Doveva succedere, prima o poi. In questo quadro abbiamo assistito negli ultimi mesi a una crescita costante della Lega, che rassicura facendo la voce grossa e chiudendo i porti, e a una progressiva, naturale perdita di consensi dei pentastellati. Il risultato sardo è frutto di questo, per quanto il voto locale non faccia sempre così testo. 

Non credo che Salvini menta quando dice che resterà con i 5 Stelle, anche se cadenti: primo perché se all'inizio tra loro se la giocavano alla pari, ora lui è il dominus della situazione. Li tiene in pugno. Secondo, perché se si rimettesse con Silvio Berlusconi, quest'ultimo vorrebbe avere più voce in capitolo su parecchie questioni, come ha sempre fatto. I Five Stars sono l'alleato più comodo che si possa avere, in questo momento di debolezza.
Sullo sfondo il solito Pd litigioso sottotraccia (e a volte anche sopra), pieno di primedonne, che se non si affretta a trovare un leader forte e credibile archiviando per sempre il Matteo Renzi che non se ne vuole andare, rischia di perdere per sempre il capitale elettorale del Centrosinistra. Obiettivo in gran parte già raggiunto.

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