venerdì 10 settembre 2010

COSTANTINO VITAGLIANO * DALLA PIERELLI A PIERINO, IL PASSO È BREVE


Da Alessandra Pierelli a Pierino (inteso come Alvaro Vitali) il passo può essere molto breve. 
L'ultima news dalla palude dello spettacolo di casa nostra è che il mitico Costantino Vitagliano, il tronista per antonomasia, l'uomo della love-story feuilleton che solo pochi anni fa ha tenuto inchiodate al video milioni di ragazzine, sta girando nel Salento un film con mister scureggia. Il titolo è già tutto un programma: «Vacanze a Gallipoli - Con Pierino». Roba che riecheggia (in senso lato, non come rimbombo a posteriori) Boldi e De Sica, tanto per dire.
Complice il destino ingrato, il Costa passa così dai trionfi di Maria De Filippi alle sapide sguaiatezze di Alvaro Vitali senza passare dal via. Speriamo che abbia ritirato almeno le classiche «ventimila lire» uso Monopoli. Anche perché si immagina che il cachet per la pellicola non vada molto oltre.
Sulla trama meglio non indagare, ma si immagina che il palestrato milanese debba sottoporsi ad almeno un paio di docce nudo per ciascun tempo del film, come accadeva ai tempi a Edwige Fenech, Nadia Cassini, Gloria Guida, Annamaria Rizzoli, e via sculettando. È la pena del contrappasso. Vitagliano aggiunge: «Sono felice di lavorare con un mito». Ricorda un po' Zlatan Ibrahimovic, nuovo acquisto del Milan (già Juventus, già Inter, già Barcellona), che appena cambia maglia dice che l'ultima è la migliore che abbia mai indossato.

FORSE NON SI FARA' MAI LO SPIN-OFF DI «CAMERA CAFÈ»


TEO JAP
Anche i giapponesi, a questo punto, si interrogano: perché Teo Mammuccari mangia sushi dalla mattina alla sera?

CAMERA CAFE’, LO SPIN-OFF PUO’ ATTENDERE
E’ pronto nei cassetti di Italia 1, ma non si decidono (per ora) a farlo uscire. Il numero zero di una nuova sitcom, che vede come protagonisti due tra i personaggi di maggior successo di “Camera cafè”, Debora Villa e Alessandro Sampaoli (“Patti e Silvano”), giace da tempo in attesa di tempi migliori. Che forse, a questo punto, non arriveranno mai.

LE SFURIATE DI MARA
Nota nell’ambiente per la sua umoralità, Mara Venier passa da sfuriate memorabili a delicati momenti nei quali perdona, tollera (e dimentica) tutto. Cocci rotti poco prima compresi.

giovedì 9 settembre 2010

GOSSIP * SIMONA VENTURA HA UNA SOGLIA DI ATTENZIONE MOLTO BASSA

LA SOGLIA DI SIMONA
Nell’entourage di Simona Ventura sono molto preoccupati per la sua scarsissima soglia di attenzione quando si tenta di spiegarle qualcosa. “Non più di due minuti”, dicono i soliti beneinformati, poi in riunione la conduttrice de «L'isola dei famosi» e «Quelli che... il calcio» si perde, vaga con la mente e comincia a fare qualsiasi cosa: lettura dei giornali, telefonate, manicure…

GLI SMS DI FRIZZI
Da anni Fabrizio Frizzi ha trovato un curioso modo per firmare gli sms che indirizza agli amici: Fbrz Frzz. Senza le vocali. Una specie di codice fiscale…

GIUSTI PRESIDENTE
L’imitatore-attore Max Giusti è presidente di una squadra di tennis romana. Si chiama un po’ pomposamente “Giusti Real Club”, ma non sempre è ai vertici della classifica.

DON WALTER * L'ALITO (PESANTE) DELLA FEDE

Inutile nascondersi dietro una tonaca. Il problema di Don Walter era l'alito. Pesante. Pestilenziale. Plumbeo. Altroché Listerine: neppure con soffumigi d'incenso allo stato puro sarebbe riuscito a lenire il Male che era dentro di lui. L'alito di Satana? No. L'Alito e basta. Anzi, l'alito che basta e avanza. Ovvio che i fedeli lo guardassero (e soprattutto lo fiutassero) con quella speciale diffidenza che si riserva alle persone olfattivamente distoniche.
Un'antica leggenda parrocchiale voleva che riuscisse a spegnere le candele sull'altare stando a un centinaio di metri di distanza. Con ovvie perdite di fedeli nei dintorni, stile "fuoco amico", per intendersi. Frottole. Di certo, però, provvisto di cotanto disincentivo naturale ai rapporti sociali, fosse vissuto ai tempi di Gesù Cristo, sarebbe riuscito a scacciare i mercanti dal Tempio come se nulla fosse.
Contro di lui non ho mai avuto niente. Niente. Il problema cocente, però, era il delicato sacramento della confessione. Avvicinarmi a quella grata bucherellata - per giunta piazzata all'interno di un piccolo catafalco di legno semi-blindato - a pochi centimetri di distanza dalla sua bocca, è stata un'esperienza mistica che mi ha segnato nel profondo. I contorni di quelle labbra li intuivo appena: un'ombra fra il buio e la luce. Non percepivo la forma, ma ne avvertivo la sostanza. Una lama penetrante, disgustosa e - purtroppo - inevitabile. Accostarsi alla confessione voleva dire doversi accostare a Don Walter. Dopo il delitto, il castigo, insomma. La catarsi. La pena del contrappasso.
L'unica via d'uscita era turarsi il naso (certo, diabolico, anche lui non poteva vedermi!) sciorinare i miei peccati alla velocità della luce scusandomi per il letale raffreddore che mi portava a parlare "un po' nasale". Incassare la penitenza (come se non fosse già bastata l'altra) e poi dileguarmi come lo Spirito santo.
Riflettendo su quel curioso alito di fede che si era appena posato su di me.

mercoledì 8 settembre 2010

«X-FACTOR 4» * MORGAN? MIRACOLO: IL PROGRAMMA FUNZIONA ANCHE SENZA DI LUI

In una puntata fiume pressoché scarica di blocchi pubblicitari (sarà la crisi o un favorone della Sipra alla rete per garantire buoni ascolti al debutto?), "X-Factor" ha fatto un miracolo che neanche San Gennaro. Il programma fuzionava, scorreva, a volte riusciva persino a divertire, nonostante il macigno dell'assenza di Morgan. Mister Castoldi (con tutti i suoi ciclotimici difetti, preziosi per il video) era "X-Factor". Se a "X-Factor" togli Morgan - un po' guru un po' para-guru - hai tolto allo show gran parte del suo fascino, si credeva. E dal momento che il tavolo dei giudici è la quintessenza di tutti i talent, le preoccupazioni non erano poche.
Invece, anche senza il carisma del Pirata - complice un casting di talenti fatto con grandissima cura - la trasmissione ha retto. Fra una Katy Perry con quattro dita di cerone per coprire i brufoli e un Marco Mengoni sempre più disinvolto, con un pezzo alla Piero Pelù vecchia maniera, Francesco Facchinetti ha condotto in porto il vascello di Raidue con sicurezza, mentendo quanto basta: "Niente è più come prima" ripeteva. Ma è solo uno slogan, non la verità.
I giudici. Su tutti sovrastava, come sempre, Mara Maionchi. Fra gesti dell'ombrello, piccoli scazzi, sorrisi e unghie pittate di verde, la signora Fletcher del pentagramma è una spanna sopra tutti gli altri, col suo grande, ruspante senso dello spettacolo. Un po' frenato Elio (la trovata migliore è stata vestirsi da Morgan), che ai lazzi ha preferito alcune pignolerie tecnicistiche. Enrico Ruggeri, impiegato finalmente come si deve in televisione, riesce a far dimenticare in un colpo solo le nefandezze de "Il bivio" e "Mistero", e non era facile. Il limite televisivo del Rouge nel contesto di un talent è solo quello di essere una persona pacata, certo non incline alle zuffe da audience. Più compentenza, meno spettacolo. Persino Anna Tatangelo, la 24enne (ma l'età cerebrale supera i 45, fa fede il Nintendo Brain Training) della nostra canzonetta è riuscita a non sfigurare. Oltre a essere il Punto G (inteso come Gnocca, non come Gigi D'Alessio) del programma, se la gioca con freschezza e la battuta pronta persino in un corpo a corpo con Milly D'Abbraccio.
Se continua così, il povero Morgan va nel dimenticatoio in 3 settimane. 

martedì 7 settembre 2010

GABRIEL GARKO AGGREDITO: DOPO "IL PECCATO E LA VERGOGNA", "IL FINESTRINO E L'ASSICURAZIONE"

Ultimo Garko a Zagarolo. Il protagonista de "L'onore e il rispetto" e "Il peccato e la vergogna" è stato aggredito in auto da uno sconosciuto nel parco nella sua villa ai castelli romani. Il malvivente ha rotto il vetro dell'automobile e sembrava seriamente intenzionato a ferirlo. Negli ultimi tempi Gabriel aveva ricevuto diverse anonime minacce. Gli inquirenti temono si tratti dell'Actors Studio.
Canale 5 ha prontamente deciso il titolo della sua prossima fiction con Manuela Arcuri: "Il finestrino e l'assicurazione".

SIAMO UN PAESE DI FIGURANTI: A TRIESTE I TIFOSI FINTI (E A ROMA LE HOSTESS PER GHEDDAFI)

È sempre stato uno strano Paese, questo, e forse sta cambiando. Ma in meglio o in peggio?
A Trieste sono costretti a ricorrrere ai tifosi finti, disegnati (li chiamano «virtuali») da piazzare sotto forma di drappo sulle gradinate. Manca il pubblico, cannibalizzato da Sky e Mediaset Premium, e saremmo vicini alla «fine degli stadi». Ridotti a set televisivo o serraglio per abbonati-panda in via d'estinzione. A Roma, intanto, si trovano 500 hostess pronte ad ascoltare - per 80 euro - gli sproloqui di Gheddafi, mostrando all'occorenza anche un bel Corano da pronto intervento. Stiamo diventando un popolo di figuranti. Più o meno virtuali. Dipende dalla disponibilità economica del committente. Non trascuriamo le vecchie zie: possono tornare comode per racimolare spiccioli preziosi.

lunedì 6 settembre 2010

«I MERCENARI» (THE EXPENDABLES)» * PENSIONATI, MA ANCORA ARZILLI

Il maturo mercenario Barney Ross (Sylvester Stallone) è a capo di un gruppo di colleghi pagati per risolvere - possibilmente uccidendo - questioni più critiche della festa di Mirabello (in attesa del discorso di Fini su Berlusconi e il Pdl). Il metodo è semplice: un blitz, una mitragliata, un coltello in gola e via, passando all'incasso. Va d'accordo con l'orientale tutto pepe Ying Yang (Jet Li); con il ruvido Christmas (Jason Statham); persino col negrazzo Caesar (Terry Crews). Gli tocca però sbattere fuori dal gruppo quella testa matta di Gunner (Dolph Lundgren) che beve, si droga e poi uccide con gusto sadico. Cribbio, saremo anche mercenari, ma non ammazziamo per divertirci! Il vecchio amico tatuatore Tool (Mickey Rourke), che a occhio e croce non si lava dal '32, procura a Barney il contatto con un agente della Cia sotto copertura (Bruce Willis), che gli commissiona la missione spaccaossa. Far fuori il generale di Valona, un'isoletta sudamericana, in combutta con un americano (Eric Roberts) ex agente deviato ora trafficante di cocaina. Sul posto a guidare la rivolta del popolo cornuto e mazziato c'è la bella Sandra (Giselle Itiè), più umida della foresta amazzonica nonché figlia del generale. Mossoccàzzi pe' ttutti.

Sponsorizzato dall'Inps, che ha versato tutti i contributi per il cast, il film (più stunt-man che pellicola) ruota attorno all'idea di mettere assieme - spendendo il minimo indispensabile - tutte le vecchie glorie del cinema americano d'azione. C'è persino un cameo non accreditato di Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che se ne va dopo un minutino. Non prima di aver fatto lampeggiare gli occhioni di ghiaccio.
Alla regia s'impone Stallone, già «Rambo», già «Rocky» e ancora con un fisicaccio invidiabile nonostante il pannolone. Il risultato, grazie ad alcune scene memorabili e al sempre convincente Statham, messo lì per accalappiare il pubblico giovane, è accettabile. Quel che difetta a Sylvester è la memoria, altrimenti non si spiegherebbero alcuni buchi temporali che ogni tanto lasciano un po' perplessi. Qualcuno l'ha definito un «Sex and the City» al maschile. Se non avete altro da fare... Voto: 6,5.

sabato 4 settembre 2010

TI HANNO RUBATO IL CELLULARE? ECCO CHE COSA FARE

Il furbetto che ieri pomeriggio ha fregato il Motorola da ben 76 euro perso da mio padre, non sa che l'organizzazione di famiglia è spietata: in un'ora, gli ho bloccato la sim (con telefonata al centralino della compagnia telefonica) e nell'arco delle 24 ore (andando di persona in un negozio con il codice IMEI riportato sulla confezione d'acquisto) è stato bloccato anche il cellulare. Ora il ladruncolo avrà modo di metterselo in un posto solo. E non è l'orecchio.
Ammetto che il piano B, ovvero farlo tracciare e piombargli a casa con un commando di teste di cuoio, è stato valutato - sulle prime - ma scartato perché troppo dispendioso.

venerdì 3 settembre 2010

ENRICO MENTANA A LA7: LA VOGLIA DI TORNARE A VEDERE UN TG

Enrico Mentana al «Tg La7» non rappresenta solo, come dice bene Aldo Grasso, «il miracolo della normalità» (l'informazione di cui dovremmo abitualmente fruire, in un Paese normale, ma che ci sembra - stante la situazione - qualcosa di eccezionale, quasi miracolistico). Mentana è molto di più: un filo di speranza. Un esempio per chi inizia a fare questo mestiere e la motivazione per gli spettatori che - schifati - avevano smesso di guardare i grandi notiziari delle reti generaliste. Quella boccata d'ossigeno di cui avevamo estremamente bisogno per non soffocare nella palude. Per non pensare che tutto fosse finito per sempre, coperto da veline, gossip e soft news che servono a non dare altre notizie.
Forse Enrico avrebbe potuto «mentanizzare» di più il suo tg, muovendosi un po' in studio, gigioneggiando in stile «Matrix», per diversificare l'offerta delle 20 e compensare un po' quella carenza di mezzi che purtroppo si nota. Ma vivaddio. Grazie di esistere, Chicco. Sei già all'8%. E soprattutto, non ci deludere: conservati così.

giovedì 2 settembre 2010

GIANFRANCO FUNARI * «CI SONO TROPPE DONNE NELLA NOSTRA TV»

Funari is back. Gianfranco Funari è tornato, come direbbero i patiti degli horror americani. E c’è già chi teme - non poco - la sua incontinenza verbale. Dal 28 aprile il profeta dell’etere sarà su Raiuno, in diretta e dunque senza rete, sul ponte di comando di«Apocalypse Show». «Non parlerò di polica» assicura lui. Forse per tranquillizzare i funzionari Rai. E del resto «politica»  è non solo partiti, ma tante altre cose: ambiente, religione, tasse... «Dico o non Dico?», starà pensando insomma sor Gianfranco.  E il suo autore, Diego Cugia, ammette: «Un Funari domato? Impossibile. Assieme a Beppe Grillo, Roberto Benigni e Adriano Celentano, lui appartiene alla stretta schiera degli indomabili». D’altra parte, è noto che quando c’è di mezzo Funari, «esiliato» per anni alla periferia dell’impero tv («È il vero epurato, altro che Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi» dice la moglie, Morena Zapparoli), pochi in tv possono stare tranquilli. È la classica scheggia impazzita, dalla sguaiatezza latente, dagli sfuggenti echi corporali. Come se non bastassse, i rumors che vengono da dietro le quinte dello show, costruito in appena 40 giorni, parlano di un clima piuttosto teso fra gli autori della Ballandi (la casa di produzione), Cugia e lo stesso Funari. A far bisticciare sarebbe in realtà soprattutto il balletto degli ospiti, richiesti e negati. Ma l’aria resta pesante.

Funari, nel dicembre 2005 lei disse in tv: «Sto per morire». Ora è qui e promette nientemeno che un’Apocalisse tv. Se ne deduce che, per fortuna, sta meglio.
«Ma io sto ssempre pe’ morì. Solo che ebbi due diagnosi diverse: la prima mi dava poche settimane di vita, e la seconda era più ottimistica. Ho 5 bypass, quattro erano ostruiti, e soffro di edema polmonare. Avevano ragione i medici ottimisti».
Quindi non era per portare a casa qualche titolo di giornale?
«Macché, tutto vero. Figurarsi se faccio ‘ste cose. Le uniche preoccupazioni, a questo punto della mia vita, so’ ddue: fare un ultimo programma di successo, e girare un film come protagonista».
Davvero il suo ultimo programma?
«Sì, sono convinto che questo sia veramente l’ultimo. Certo, se il buon Dio avrà un occhio di riguardo, nun ze po’ mai di’...».
E il film?
«Si intitolerà “Lo sbirro”, sei puntate che inizierò a girare con Pasquale Squitieri appena ultimato “Apocalypse show”. Lo porteremo a Cannes. Poi, si vedrà. Con questa situazione di mercato, parlare di collocarlo su Rai o Mediaset mi pare molto riduttivo».
Se il varietà è morto e neppure lei si sente troppo bene, chi ci salverà, i reality?
«Non mi piacciono, li ritengo il peggio della nostra tv. Il calo attuale di queste produzioni l’avevo previsto nell’aprile dello scorso anno. Vivono di volgarità e voyeurismo: il 90% di chi li guarda non lo ammette ma aspetta di vedere un rapporto sessuale. Hanno lanciato gente quasi sempre inesistente e senza valori».
Come sarà «Apocalypse show»?
«Ci metterò me stesso, il mio mestiere e la voglia di fare spettacolo e poesia. Ebbene sì, ho voglia di poesia».
Basta col Funari tribuno politico, quindi?
«Dopo averla fatta per dieci anni, la politica e i politici mi hanno un po’ stancato».
Quanto guadagna per questo programma?
«E cche, too vengo addì a tte?».
Potrebbe farlo: lei racconta sempre tutto, no?
«Vabbé, too dico: un mijardo e quarcosa de le vecchie lire pe’ cinque puntate. Attenzione però, sponsor esclusi. Ma confesso che l’avrei fatto anche per meno».
Quindi il Funari funambolico delle telepromozioni, della mortadella in primo piano, non è un capitolo chiuso...
«Aaaah. Guai a parlamme male daa mortadella. Ma lo sa che cosa mi ha salvato dallo sparire del tutto da questa tv? Il fatturato, gli sponsor. Ora mi vuole quello delle scarpe. Ma lei lo sa come si mangia la mortadella?».
Mi trova impreparato. Tento: con le mani?
«Mannò, l’ho scoperto dopo attento esame del prodotto. Si può mangiare solo a straccetti, fina fina. Ha un gusto troppo intenso, che rende stucchevole sia la fetta spessa, che i tocchetti».
Obbedirò. A che punto è il suo matrimonio con Morena?
«Stiamo insieme da otto anni, inseparabili. Mi ha insegnato a non essere ossessionato all’idea di smettere di lavorare. Non ho una famiglia: lei, sua madre e suo padre ora sono la mia».
E lei, che cosa le ha insegnato?
«A leggere i giornali. Lavora con me da anni, è laureata in Lingue antiche e ora è la migliore analista politica su piazza».
I biografi sono divisi: è figlia del suo psicoanalista, come dice qualcuno, oppure l’ha conosciuta per caso alla reception di un solarium dove lavorava?
«Sono vere entrambe le cose. La conoscevo da quando aveva sei anni, poi ci siamo persi di vista. Quando l’ho reincontrata, lavorava nel solarium del suo ormai ex marito. Parlando, ci siamo resi conto della totale sintonia. Ha chiesto il divozio e ci siamo sposati nel 2004. Il nostro amore è quasi un film, un colpo del destino». «Le affinità elettive» fa eco lei seduta accanto.
Che cosa pensa dello scandalo «Paparazzopoli»?
«Cose del genere ci sono sempre state, forse. Grosse responsabilità le hanno però i media, quando gonfiano la popolarità di presunti vip che tutto sono tranne che personaggi. Di conseguenza, poi, si sgonfiano in un attimo».
Un  difetto della nostra televisione.
«L’eccessiva femminilizzazione, troppe donne. Quando invece la tv è un mezzo prettamente maschile. Ne è la riprova il fatto che le nostre migliori conduttrici, sono uomini».
Prego?
«Ma certo: Simona Ventura, Maria De Filippi, Raffaella Carrà, le sembrano donne? So’ ommìni vestiti da donne, co’ du attribbuti così (ampio gesto delle braccia, che si chiudono disegnando una parentesi, così come pollice e indice delle mani, ndr). Guardi la De Filippi come gestisce la scena: io so’ estasiato».
Funari, ci confessa, in percentuale, quanto c’è e quanto ci fa?
«Ma vòle scherzà? Io so’ vero al 100%! Il mio patrimonio maggiore è la credibilità. Infatti sono ancora qui quando, fatti due conti, potrei essere tre volte pensionato. Me so’ ggiocato rapporti e contratti per aver parlato troppo. Le uniche bugie, le ho dette alle donne».
Una vita dedicata al video.
«L’ha detto. La mia esistenza è sempre stata solo tre cose: casinò, casa e studi tv. Vuole sapere quante volte sono andato in ferie, in 75 anni?».
Dica.
«Quattro: una volta, da piccolo, a Santa Marinella, co’ mi fratello che aveva la polmonite. Poi alle Hawaii con la mia seconda moglie Rossana e infine con Morena, una volta in Brasile e una in Sardegna».
Che cosa provava un fuoriclasse come lei ogni volta che, in questi anni, si alzava la mattina per andare a lavorare non su un grande network ma in una rete relativamente piccola, come Odeon?
«Un po’ di amarezza c’era, lo devo ammettere. Ma l’ho fatto comunque, perché sapevo che così facendo insegnavo un mestiere a mia moglie. Le servirà per quando non ci sarò più. Su Odeon lavoro dal ‘96 e ora faccio “Virus”. Se sono ancora vivo, lo devo a Odeon. Non li lascerò mai, sino alla fine».
Cinque anni fa dettò a «Sorrisi» il suo epitaffio: «Silvio, ti tengo d’occhio». Lo vuole aggiornare?
«Confermo quello e aggiungo ‘na cosa pe’ ll artri: Romano, inventateve quarche cosa: me state annoiando...».

(DI FRANCO BAGNASCO - TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2007)

FEDERICA PELLEGRINI * I CAPRICCI DEL CUORE DI UN'ANGUILLA DA COMBATTIMENTO

Baci, abbracci & bracciate. Tutte cose belle, che ti fanno stare bene. Soprattutto se hai 18 anni, ti chiami Federica Pellegrini, e fendi l’acqua come un’anguilla da combattimento. La campionessa italiana di nuoto, che ha conservato il suo già strepitoso record mondiale (1’ 56’’ 47 sui 200 metri stile libero) per meno di 24 ore, ha la grinta di una quelle che sul diaro scolastico non te la mandano a dire. Tanto che ha incassato senza fare una piega - almeno apparentemente - lo smacco di vederselo scippare nell’arco di un giorno da quella diavolessa della rivale francese, Laure Manaudou, capace di fermare il cronometro nella vasca di Melbourne 2007 su 1’ 55’’ 52. Addirittura un secondo in meno. Il broncio (per non dir di peggio) dopo una gioia immensa. Pazienza, così sport comanda. «Ho tempo per rifarmi» ha detto Federica a botta calda. «Ora mi aspettano l’esame per la patente e la maturità». L’ha presa male, invece, mamma Cinzia, che ha bollato Laure con un secco: «È un’antipatica, non la posso soffrire: ha rinunciato alla gara sui 50 metri per vincere i 200 e fare il record».
Tolte le piccole schermaglie agonistiche, resta sullo sfondo il carattere di due giovani donne molto diverse nell’affrontare la vita e l’amore. Due belle ragazze che invece di mettersi in coda per diventare Veline, hanno macinato estenuanti allenamenti per sfidare se stesse guizzando in una piscina. Più «maschiaccio» Federica, più romantica la ventenne Laure, che - per uno di quegli strani cortocircuiti del cuore - è fidanzata con un amico della rivale, il nuotatore italiano Luca Marin. La Pellegin invece ha da poco lasciato Gianfranco Meschini (altro nuotatore), e si sta sentimentalmente guardando in giro ma sempre «all’interno della Nazionale». Fermo restando il fatto che lei quel «Love» che Laure si è scritta col pennarello sulla mano per salutare Luca dal podio dopo una vittoria, non ci pensa neppure a piazzarselo addosso. Forse «quando mi innamorerò, spero il più tardi possibile», dice. Molto più significativo uno dei suoi tre tatuaggi, quello con l’araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri, come ha fatto lei dopo un periodo nero. Il tutto tenendo sul comodino un libro di Oriana Fallaci e ripensando talvolta a quando - all’età di cinque anni - non ne voleva sapere di tuffarsi in acqua. Repulsione totale. Invece, nel 1995, la folgorazione e poi i primi successi. Ultimamente, per lei, è stata aria di forti cambiamenti: la decisione di abbandonare la sua vecchia società per la Aniene Roma, e quella di lasciare l’appartamento in condivisione a Milano per tornare nella sua Verona. Con la voglia di ricominciare, togliendo dal copriletto gli adorati leoni di peluche e scoprendo un filo di sensualità: scarpe col tacco alto a riempire l’armadio, i primi servizi fotografici posati con un velo di trucco e il colore delle unghie, traghettato dal nero aggressivo al rosso passione. E un pizzico d’impegno sociale, che non guasta. Come scrivere i testi per un cortometraggio antianoressia. Disagio che a 12 anni l’aveva sfiorata. Questa è Federica, concretezza e voglia di gioco, con un’adesione cameratesca al mondo maschile più che a quello femminile.
A una come lei non sarebbe neppure passato per la mente di gareggiare, come fa spesso la rivale Laure, indossando la cuffia della Nazionale italiana (quella del fidanzato Luca) sotto quella francese. Un giorno quella ufficiale si ruppe all’ultimo istante e lei fu costretta a entrare in vasca sfoggiando il copricapo tricolore, beccandosi all’arrivo i rimproveri dei suoi connazionali. Ma Laure è fatta così: determinazione e romanticismo allo stato puro. Chi ha detto che la prima debba per forza escludere l’altro? Lo sanno bene i suoi genitori, del resto: papà Jean-Luc, impiegato di banca e giocatore di pallamano, e Olga Schippers, di origine olandese, che pratica Badminton, da noi meglio noto come volano. Ma lo sa ancor meglio il suo Luca, veronese, che nel giorno della massima gloria di Laure, durante la sua prima intervista post-gara, si è visto dedicare da lei nientemeno che l’oro e quel record mondiale tanto ambito. Un modo con un altro per vederlo restare in Italia.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2007)

mercoledì 1 settembre 2010

A VENEZIA C'E' «L'ULTIMA ZINGARATA», IL (VERO) TRIBUTO AD «AMICI MIEI»

L'idea è di Francesco Conforti, sviluppata dal regista Federico Micali. Il corto «L'ultima zingarata», ovvero il funerale del Perozzi come lui l'avrebbe voluto (secondo l'interpretazione dell'amico architetto Rambaldo Melandri) approderà questo week-end anche al Festival del cinema di Venezia (la 67ª edizione, alla Villa degli autori).
Si tratta di un omaggio vero a quel capolavoro di Mario Monicelli (che ha partecipato al tributo, assieme a Gastone Moschin) che risponde al nome di «Amici miei». Checché ne dica Christian De Sica. A questo link, il triler de «L'ultima zingarata».

GHEDDAFI? E' COME IL MAGO OTELMA, SOLO CHE NON FA RIDERE

PERCHE' E' SPARITA SARAH SCAZZI?

Sarah Scazzi, 15 anni, tarantina, è sparita da sei giorni. Gli inquirenti sospettano avesse le palle girate.

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