martedì 25 maggio 2010

VALERIA MARINI * «MA QUALE DIVA? SONO UNA DONNA NAZIONAL-POPOLARE»


«Io l’ultima diva? Macchè. Sono al massimo l’attrice della porta accanto, una donna nazional-popolare. Tant’è che ricevo da tutto il pubblico, trasversalmente, grandi dimostrazioni d’affetto».
A Valeria Marini la fama di icona irraggiungibile inizia ad andare un po’ stretta. Oggi pensa a se stessa come a una Marilyn, ma al sapor di Cannonau. E ha tutta l’aria di voler semplificare una vita che – vista da fuori - pare assai sovrastrutturata. Entrata nel cast de «I raccomandati» di Raiuno nel ruolo di inviata, una sorta di talent scout glamour sguinzagliata sulle piazze d’Italia, si ferma a riflettere sul suo futuro nello spettacolo e sulla tv italiana.
Valeria, ma tutti questi reality con la gente comune protagonista, non portano via lavoro alle dive come lei?
«Ancora con questa storia della diva? Ma quale? Non sento la crisi di rigetto per i reality, e se la gente vuol essere protagonista, se ha davvero le qualità, è giusto che raggiunga la notorietà. Perché no? Altrimenti, sei fuori».
Ma le piace la televisione italiana?
«Rispecchia la società, è un momento un po’ buio. Però panta rei, il video è un posto dove “tutto scorre”. Sono convinta che nel 2010 la qualità migliorerà decisamente rispetto a quest standard».
Troppi reality?
«Attenzione, reality e people show non sono confezionati male, in genere. Quel che mi preoccupa non è la fattura del prodotto, ma lo spessore qualitativo. Il cast è tutto: non si può dare spazio a chi non ha niente da dire».
Ha visto «Italia’s Got Talent», con De Filippi, Scotti e Rudy Zerbi?
«No, ero impegnata sul set. Ma se ha funzionato non mi stupisce: è sul solco dei Talents americani».
E la sua tv?
«È una tv solidale con le donne, non competitiva. Sono  convinta che si possa fare squadra. Dopo “I Raccomandati” proseguirò la serie delle mie interviste al femminile a “Domenica in”».
Lei ha mai raccomandato qualcuno?
«Eccome, sono famosa per questo: una volta nel Sanremo di Chiambretti, ma è un episodio che non posso raccontare. E poi ho aperto la strada alla carriera di Nathalie Caldonazzo suggerendo il suo nome a Pingitore per il Bagaglino. Lui l’ha presa, e lei poi ha fatto la sua strada».
Sbaglio, o non fa mai fiction?
«Ne ho fatte poche, ma è un settore al quale in futuro voglio dedicarmi molto».
In Spagna ha girato con Christian Molina, regista di «Diario di una ninfomane»…
«Abbiamo finito ai primi di febbraio, a Barcellona. Il film si intitola “I want to be a soldier”, e ha un bel cast. È la storia di un ragazzino bombardato dai media. Una riflessione complessa, per certi versi. Il mio ruolo è quello della maestra».
Sia immodesta. Lei è la migliore, nel suo genere?
«Sono avanti, in genere. Istintiva. Posso fare errori, ma in genere intuisco le tendenze. Non mi faccia essere presuntuosa».
E la vita sentimentale?
«Beh, lavoro molto. Ma un po’ di spazio per l’amore si trova sempre».

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