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martedì 28 febbraio 2017

ADDIO LEONE DI LERNIA * È MORTO IL RE DELLA TRASH PARODIA CASERECCIA

Leone di Lernia in una delle sue parodie
A volte lo incontravo a Milano, vicino al fiorista piazzato all'angolo tra Viale Bligny, Ripamonti e Sabotino, Leone di Lernia. Credo abitasse da quelle parti. Una volta lo fermai per due parole e lui, occhiali spessi, sempre gioviale, sempre nel personaggio, salutandomi mi regalò un «Ciao ricchione, stammi bene!», come faceva spesso. Come faceva con tutti da quando, cresciuto alla folle scuola de «Lo zoo di 105» di Marco Mazzoli, da 18 anni era diventato voce ufficiale e sgraziata dell'italico sberleffo politicamente scorretto o scorrettissimo.


Di Lernia in ospedale con gli amici.
Il vecchio leone dei bassifondi dello spettacolo, quello delle parodie trash dance un tanto al chilo, quello della volgarità fine a se stessa, se n'è andato a 78 anni, in ospedale, dopo che i suoi amici per una volta hanno fermato le macchine radiofoniche in segno di vicinanza all'amico.
Leo nacque a Trani, iniziando la carriera musicale come urlatore nei primi Anni 60 con lo pseudonimo di Cucciolo di Lernia. Gli ultimi suoi album sono «Expo» e «Parmigiano foggiano» (2016), che prende in giro l'ultimo titolo di Zucchero.


Quelle di Leone, quintessenza del vorrei ma non posso dello spettacolo, e come tale personaggio nel personaggio, erano parodie rustiche, caserecce, di brani dance o hit di successo d'oltreconfine. Pezzi come «Ri ri ri, ra ra ra, pesce fritto e baccalà». Conoscevi e ballavi l'originale, ma ti esaltavi quando Di Lernia la straziava a modo suo. Negli Anno 90 ne ha maciullate parecchie, inanellando nella sua carriera ben 45 album in studio. In Tv è stato spesso inviato-imbucato (un'altra sua specialità) a «Quelli che il calcio». Comunque la si pensi su di lui, rispetto per un signore che è riuscito ad attraversare più di 50 di spettacolo.



giovedì 23 febbraio 2017

«IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * L'UNICO CHE MI MANCA DAVVERO? UGO TOGNAZZI

Uto Tognazzi, giustamente, fa le corna.
Sono passati poco più di tre mesi dall'uscita in libreria de «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa, ora anche in eBook, Kobo e Kindle su Amazon e Mondadori Store), libretto che sta avendo una discreta fortuna e che ho dedicato ai succosi dietro le quinte dello spettacolo raccontati dalla viva voce dei protagonisti.
I nomi degli artisti che raccontano momenti difficili, esilaranti, privati, drammatici o particolari sono tanti (più di 50) e li trovi cliccando qui. E un centinaio sono le storie.

Molti però mi hanno chiesto quali sono i no che ho ricevuto e che mi sono dispiaciuti. Ovvero chi ha preferito non raccontarsi, a me e al pubblico. Ovviamente tutti i no fanno dispiacere, piccoli o grandi che siano, ma il primo (e il più importante) che mi viene in mente è quello del grande Andrea Bocelli, il quale però mi ha fatto inviare un'educatissima lettera di diniego dalla moglie. Peccato anche per un altro gigante, Claudio Baglioni, uno tra i miei punti di riferimento musicali di sempre.

Vi faccio una confessione. Scrivo di spettacolo da parecchi anni, e colui che avrei voluto invece «torchiare» (ma è impossibile per ovvie ragioni) è l'incommensurabile Ugo Tognazzi. Il compagno di giochi Raimondo Vianello ho avuto la fortuna di conoscerlo. Tognazzi no, ed è una ferita non sanabile per chi ama «Amici miei» e la supercazzola (supercazzora), ma anche un altro milione di titoli del gaudente di Cremona. Lui sì mi avrebbe dato grandi soddisfazioni. Ne sono certo. Come fosse antani, per due, blindando l'editoria come fosse pulitina.


mercoledì 22 febbraio 2017

«GRILLO VS GRILLO» * NON PERDERE SU NETFLIX BEPPE CHE MASSACRA SE STESSO

Su Netflix Beppe Grillo parla male di se stesso.
Se sei una testolina pensante, non perderti su Netflix «Grillo VS Grillo», lo show che il comico ligure ha dedicato a se stesso, alle contraddizioni, ai buchi neri della sua vita e della sua carriera.
Uno spettacolo di livello che avrebbe dovuto segnare il ritorno dell'uomo dalla politica al cabaret, con un incredibile salto triplo carpiato che gli eventi del Movimento 5 stelle (soprattutto dopo la morte di Casaleggio e i problemi della Raggi a Roma) non gli consentono mai di fare del tutto.

Grillo, lo conosco da una vita e non mi stancherò mai di dirlo, è il più grande animale da palcoscenico che l'Italia abbia avuto. Così, ne nasce uno ogni mille anni: tempi perfetti, chiuse comiche implacabili, abile ricorso alla platea, al «maltrattamento» del pubblico, che tanti gli hanno copiato. Furore, sudore, allegria, e testi che funzionano. Grillo è sempre stato un unicum. 

In questo show parla per la prima volta (anche) di se stesso personaggio pubblico, della sua famiglia, persino di suo padre, senza risparmiare autocritiche o confessioni sferzanti o spiazzanti. Dagli anni dell'adolescenza a Genova, ai primi spettacolini rubacchiati su palchi di fortuna, alla politica che si è trovato a vivere da leader dopo anni di cabaret civile e ingrugnato.
Non so se Beppe tornerà mai davvero a far ridere come un tempo. Quando mi buttavo a terra con le lacrime agli occhi. Ma questo spettacolo è la cosa sua che (negli ultimi anni) più si avvicina a questo tipo di Nirvana. Namastè. Olè.

lunedì 20 febbraio 2017

ALBERTO SALERNO, OVVERO: QUELLO CHE LE MAIONCHI NON DICONO

Mara Maionchi e Alberto Salerno sulla copertina
del loro libro: «Il primo anno va male, tutti gli altri peggio».
Leggo sempre Alberto Salerno sulla sua frequentata pagina Facebook, e gli ho trovato un soprannome musicalmente ammiccante, che gli rivelo oggi: «Quello che le Maionchi non dicono».
Mister Mara (lui chiama la moglie «la soubrette», o «la showgirl», viste le di lei frequentazioni televisive), storico autore canzonettaro italiano, è uno spasso. Perché spesso si concede il lusso di commentare e parlare di musica con una libertà non comune. Con l'esperienza e le conoscenze dell'addetto ai lavori (a volte un po' anche dei livori, ma fa parte del gioco), e la voglia di canzonare. Nel senso più ampio del termine.

Finisce quindi che Alberto diventa la coscienza critica di Mara. Esprime quello che le Mare non dicono. Già, perché lei, tra «X-factor» e dintorni, passa per la Signora tagliente e sferzante del mondo della musica, e senza dubbio lo è, ma se andiamo al succo la sua ruspante sfacciataggine mediatica è riconducibile a qualche «Vaffa» ben tirato qua e là, a qualche: «Non capisci un c...», «Eh, ma che palle 'sta roba...». È il pop spinto che diventa opinionismo. È il personaggio della casalinga di Voghera che sclera davanti al televisore.
Salerno invece parla, eccome: dice, fa nomi e cognomi. Riporta aneddoti. Sicuramente si fa anche qualche nemico, e a volte innesta piccole retromarce quando lo ritiene opportuno. Per questo gli voglio bene: perché parla con schiettezza. Seguitelo, non ve ne pentirete. Qui sotto una breve rassegna di qualche suo post, fra Sanremo, Mina, Zucchero, Ramazzotti e l'immensità. 










domenica 19 febbraio 2017

MILANO * UNA PALMA DI PIAZZA DUOMO BRUCIATA DA IGNOTI NELLA NOTTE

Milano. La palma bruciata.
Milano. Sulle cose veramente importanti questo Paese, a quanto pare, si muove sempre.
Così, come rivela l'attenta collega Chicca Belloni, che l'ha appreso dal profilo Facebook di Elena Gradi, vicepresidente del Municipio 1 e assessore al verde urbano, nella notte è stata bruciata da ignoti una delle discusse palme piantate nei giorni scorsi in Piazza Duomo, in una grande aiuola antistante la cattedrale. Ecco qui sopra la foto presa da Instagram.


La manifestazione anti-palme di Casa Pound.
Le «palme e i banani della discordia» sono stati oggetto negli ultimi giorni di attacchi da parte di Casa Pound, con una manifestazione di protesta (nella foto), da ironie in consiglio comunale da parte della Lega Nord e di Matteo Salvini, e il Giornale ha parlato di «islamizzazione in corso a Milano».
A me le palme in quel contesto non piacciono granché e le critico in quanto brutte, la trovo una scelta estetica discutibile. Non mi sogno neppure di leggerci messaggi da strumentalizzare politicamente. Ma davvero c'è qualcuno che ha tempo da perdere per andare a bruciarle pur di estirparle, commettendo un atto vandalico?


sabato 18 febbraio 2017

MYSKY * A ME L'EPISODIO DI UNA SERIE TV ORMAI DURA COME LA TRILOGIA DI KIESLOWSKI

Relax, divano, telecomando e tecnologia.
Quanto ci ha cambiato la tecnologia. Hai presente i vecchi tempi, quando ti mettevi davanti al televisore e un film, salvo videoregistrazioni (dove spesso, causa sforamenti di palinsesto, si cannavano brutalmente i tempi, perdendo il finale), lo dovevi vedere in diretta e con attenzione dall'inizio alla fine, sennò te lo perdevi? Implacabile. Non c'erano distrazioni che tenessero. Allontanarti voleva dire addio al film.

Oggi, tra il MySky (sofisticatissimo e geniale aggeggio che consente di vincere ogni sfida temporale), tv on-demand e file digitali che recuperi ovunque, ti puoi permettere di vedere qualcosa senza l'assillo di perderla. Basta un rewind ed è fatta. Il problema per me (non so per voi) sta diventando l'eccesso di rewind.

Mi spiego meglio: sono sul divano e sto vedendo qualcosa, e mi squilla il telefono. Interrompo o lascio scorrere e poi torno indietro. Mi abbiocco per dieci minuti, mi risveglio e vado più o meno a dov'ero rimasto. Suona il citofono, c'è il portinaio col pacchetto: scendo, recupero e idem. Mi arrivano sullo smartphone due messaggi vocali di Whatsapp o mi interrompo per rispondere a qualcuno su Facebook. Lascio scorrere, o metto in pausa, e torno indietro.
È tutto bellissimo (fra l'altro adoro la tecnologia), ma così facendo a me ormai l'episodio di una Serie Tv dura come la trilogia di Kieslowski.

venerdì 17 febbraio 2017

BERSANI, RENZI & D'ALEMA: IL LEGGENDARIO MINUETTO IN ATTO NEL PD

Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Massimo D'Alema.
Il minuetto in atto nel #Pd è leggendario e tutto giocato sull'immagine: da una parte Matteo #Renzi, che dice alla minoranza scissionista: «Restate, non andate via, evitiamo la scissione!». Ma in realtà non vede l'ora che se ne vadano.
Dall'altro la minoranza di Pierluigi #Bersani e Massimo #DAlema che ribatte: «Renzi faccia qualcosa per evitare la scissione». Che in realtà hanno già deciso e che non vedono l'ora di fare.

Insomma, sarebbero tutti d'accordo ma il teatrino vieta che lo si dica pubblicamente. Perché nessuno vuole restare agli occhi della base col cerino in mano della responsabilità di avere diviso il partito.
Spero solo che non vadano avanti un altro mese fra: «Vi prego, non ve ne andate!». «Guarda che ce ne andiamo davvero, eh?». «Nooo, dai, fermatevi, siete voi che lo volete». «No no, sei tu che non ci fermi ma noi abbiamo già un piede sull'uscio!». «Maddài, su su parliamone».

In mezzo, a mediare (forse l'unico che lo fa sul serio), sempre più pallido, sempre più magro, c'è il povero Piero #Fassino. Che da quando non è più sindaco di #Torino sembra la controfigura di uno zombie di #TheWalkingDead.
#Berlinguer guarda i suoi nipotini da lassù, e chissà che cosa pensa.

giovedì 16 febbraio 2017

CARO TASSISTA (O TASSINARO), CREDIMI, MI SFORZO MA NON TI CAPISCO

La polemica dei taxi.
Caro #tassista o tassinaro (per citare un brutto film di Sordi),
avrai anche i tuoi problemi di iper-tassazione, non lo nego. Come tutti. E capisco che ti dia noia il fatto di perdere quote di mercato. Ma se salgo sul tuo mezzo qui a #Milano di norma mi trovo (appena seduto, notare) 4-6 euro da pagare sul tassametro. Mica va tanto bene. Con la stessa cifra noleggio un'#Enjoy o una #Car2Go, e faccio il viaggio di andata, salvo ingorghi. Altrettanti li spendo al ritorno e con 10-12 euro ne sono uscito. Con te lo stesso tragitto A/R me ne costa 30-32, di euro. Con #Uber suppergiù una ventina, se non vado errato, e c'è il plus del conducente.
Quindi capirai che se non uso la mia auto mi servo di te solo se ho un arto fratturato, sono fisicamente impedito, devo essere lasciato esattamente davanti a una porta a un orario preciso, oppure con l'app non trovo nessuna auto del #carsharing. Hai già molte opportunità di guadagno, a mio avviso.

Ora, spiegami perché, in un regime di libero mercato, i comuni o lo Stato dovrebbero bloccare gli altri tuoi concorrenti, e tutti dovremmo essere costretti a usare il tuo taxi? Spiegamelo, perché non ci arrivo.

mercoledì 15 febbraio 2017

FREDDO & CRISI * GROUPON CONSIGLIA L'ACQUISTO DEL «BERRETTO MULTIUSO INVERNALE»

Il «berretto multiuso» invernale venduto su Groupon
Da tempo c'è grossa crisi, lo sappiamo. E tanti pensano al famoso Piano B. 
Forse la soluzione la suggerisce subliminalmente Groupon, consigliando l'acquisto del «Berretto multiuso invernale» che vedete nella foto.
Il pratico cappello tiene molto caldo, costa pochissimo (appena 7,98 euro, con l'86% di sconto, «Pensate!», come avrebbe detto Mike Bongiorno), è disponibile in due colori, e somiglia neanche tanto vagamente a un passamontagna.

D'accordo, la malizia sarà anche negli occhi di chi guarda, ma secondo me in quel «multiuso» ci può stare (volendo) tutto un mondo. Un altro duro colpo, o comunque un messaggio, al sistema bancario, che già vive un momento di impasse? Una turbativa alla quiete relativa degli uffici postali? Staremo a vedere, molto dipende anche dalla volontà del singolo. Io per ora il «berretto multiuso» non lo compro. Ma nella vita non si sa mai. E poi potrebbe essere anche una simpatica idea regalo per l'amico rimasto senza posto di lavoro.


lunedì 13 febbraio 2017

SANREMO GOSSIP * GLI AUTORI ERANO PREOCCUPATI PER L'ESCLUSIONE DI D'ALESSIO, RON E AL BANO

Giusy Ferreri, Ron, Al Bano e Gigi D'Alessio
Non so quanto venderanno i brani di questo Sanremo 2017, meritatamente vinto da Francesco Gabbani con «Occidentali's Karma» (ormai funzionano praticamente solo i live, quindi...), ma una buona fonte all'interno di questo Festival mi rimanda lo sconcerto e la preoccupazione degli autori dopo che le giurie di qualità la sera di venerdì hanno segato le gambe a Ron, Giusy Ferreri, Al Bano e Gigi D'Alessio. Panico nel backstage, manco si fosse palesata Asia Argento.

L'inattesa eliminazione dei Big della vecchia guardia da parte dei cosiddetti "esperti" pare abbia seriamente preoccupato gli organizzatori (e in parte lo stesso Carlo Conti), in quanto i nomi in ballo erano veramente artisti di grosso calibro (D'Alessio sta anche per partire con «Made in Sud» su Raidue, quindi incidente interno a Viale Mazzini) e si temevano ripercussioni in termini d'immagine e di reazioni pubbliche, che infatti non sono tardate ad arrivare. Perché un conto è non vincere finendo nel mucchio, un conto è essere eliminati.

Al Bano è stato convocato sul palco al termine della serata finale, durante la proclamazione dei vincitori, per l'assegnazione di un premio alla carriera. In quel frangente il leone di Cellino, piuttosto ombroso, ha staccato un fiore dal mazzo finito in dono a Ermal Meta e se n'è appropriato. Un gesto che ha spiazzato Meta e Maria De Filippi e che non poteva essere interpretato se non in modo polemico.
D'Alessio invece sulle prima ha abbozzato, con uno spiritoso video sfottente («Sapete chi se l'è presa? Stocazzo!») girato con il suo staff e Anna Tatangelo al ristorante. Poi, a menta fredda, ha rilasciato a La Stampa un'intervista molto polemica sulla sua esclusione.

Silenti invece sia Giusy Ferreri, che è relativamente nuova del mestiere, sia il leggendario Ron, che si è sempre caratterizzato per un approccio democristian-understatement, mai all'attacco. E che non ama andarsene sbattendo la porta e facendo baccano.

domenica 12 febbraio 2017

GABBANI TRIONFA A SANREMO (CHE ORMAI FINISCE PIU' TARDI DEL VEGLIONE DI CAPODANNO)

Francesco Gabbani con la fidata scimmia che balla
Secondo me c'è qualcosa che non va se ti piazzi a casa di amici (com'è successo a me), a vedere la finale di Sanremo e torni a casa più tardi di quando esci per il veglione di San Silvestro. E non è un problema di età dello scrivente.
Ma non si potrebbe finire prima? Si sono chiesti in tanti non addetti ai lavori. Certo che si potrebbe, ma l'espediente dilatorio, dello sforamento che uccide le gonadi, del portare all'esasperazione la pazienza spettatore, ha un preciso scopo: alzare la media dello share per poter gridare al trionfo in termini d'audience il giorno successivo. Sembra un controsenso, eppure è così. Se allunghi i tempi finendo tardissimo, si abbassa il bacino d'ascolto complessivo (perché molti vanno a nanna), ma quasi tutti quelli che restano davanti al televisore guardano la proposta più forte, che è la tua. Quindi i valori più bassi della prima parte del Festival (o di qualsiasi programma) inevitabilmente si alzano a dismisura nella seconda. Trucchetti da televisionari. Ed ecco spiegato perché le trasmissioni oggi durano, tutte, troppo.

Stimo molto Carlo Conti, che ha imparato a gestire benissimo la scena, se stesso e le risorse, ma un Pippo Baudo non avrebbe mai accettato di piazzare un blocco di quasi un'ora fatto di niente, ministri ad cazzum e markette di Raiuno prima della proclamazione dei tre vincitori. Piuttosto avrebbe fatto harakiri sul palco (con grande visibilità personale del pippone e ricovero d'urgenza all'ospedale di Ventimiglia). Questo è un dato di fatto. Così come l'entusiasmo di Maria De Filippi, che secondo me non ne poteva più già dalla prima serata.

La canzoni. Ha stravinto «Occidentali's karma» di Francesco Gabbani, pezzo che ho sostenuto fortemente sin dal primo ascolto, l'ho scritto qui. Mai immaginando che una canzone così intelligente e piacevole potesse realmente vincere il Festival. Una canzonetta un po' paracula, ha detto qualcuno. Sì, ma chi non fa pezzi paraculi, oggidì? Su, siamo sinceri. Solo che di norma si paraculeggia sulle disgrazie, con ponderose lagne inascoltabili. Che poi vincono perché fa tanto politically correct (anche per le giurie) farle primeggiare. Invece la gioia e l'ammiccamento di uno spietato spaccato di costume a 'sto giro l'hanno messa in saccoccia a tutti. Seconda Fiorella Mannoia, che di certo meritava ma era la solita Mannoia, e terzo Ermal Meta, con il suo meritorio pezzo anti-violenza.

Ne hanno fatto le spese (stranamente) le varie Elodie, Sergio Sylvestre, insomma gli amici degli «Amici». E anche le vecchie glorie (Al Bano, Ron, Gigi D'Alessio) di un Sanremo che forse sta cambiando definitivamente pelle. Anche Bianca Atzei, presa in giro da molti per l'amicizia con Suraci di Trl 102.5, venderà bene perché aveva un pezzo ben fatto. 
Di certo, per quel che vale, non sono mai stato così orgoglioso di una vittoria festivaliera. Con una canzone così carina che questo Paese, per dirla tutta, forse manco meritava.

sabato 11 febbraio 2017

SANREMO, I CADUTI ILLUSTRI * FUORI GIUSY FERRERI, RON, AL BANO E GIGI D'ALESSIO

Giusy Ferreri
Il 67° Festival di Sanremo arriva alla finale di stasera lasciandosi alle spalle quattro caduti illustri: si tratta di Giusy Ferreri, Ron, Al Bano e Gigi D'Alessio.
Giusy non aveva un grande pezzo, ammettiamolo, e i suoi guaiti nell'interpretazione non hanno aiutato. La canzone di Ron, invece, meritava. Al Bano (che al Corriere della sera risponde così) portava un classico romantico onestissimo molto nelle corde dell'interprete di Cellino, forse un po' con la voce a scartamento ridotto causa recente malattia. Gigi D'Alessio (che sulla sua pagina Facebook risponde così all'eliminazione) non faceva stravedere, ma il suo nome buttato fuori rientra forse, insieme con altre eliminazioni eccellenti, in una sorta di svolta. In un abbandono del vecchio schema e di vecchi volti sanremesi.
Il voto era frutto del 40% di preferenze del Televoto, 30% giurie di qualità e 30% giurie demoscopiche.
I miei favoriti per la finale sono Francesco Gabbani, Ermal Meta, Samuel, Elodie e Fiorella Mannoia.


venerdì 10 febbraio 2017

ASIA ARGENTO OFFENDE LA MELONI («FASCISTA CON LA SCHIENA LARDOSA»), E LEI LA ASFALTA

Asia Argento e Giorgia Meloni
Asia Argento, l'attrice (per mancanza di celluloide) che perde quasi tutte le occasioni per tacere, ha fatto un'altra delle sue sparate. Intercettata Giorgia Meloni al ristorante, fa lo scoop: la fotografa di sguincio e pubblica sui social una foto dandole della «Fascista con la schiena grassa». Lo scrive in inglese perché lei lo conosce bene: del resto è un'attrice dal respiro internazionale.


La risposta della Meloni non si fa attendere ed è da ko tecnico. Un'asfaltatura memorabile. «Mi ha molto colpito che abbia parlato della mia schiena lardosa. Lo pubblico per dire a tutte le donne che hanno portorito da pochi mesi e che per dimagrire non usano la cocaina di non prendersela se qualche poveretta fa dell'ironia sulla loro forma fisica... E sappiate che pagate il canone Rai anche per stipendiare gente di questa levatura».

La conduttrice di «Amore criminale» (Fratelli d'Italia ne ha già chiesto la rimozione) non è forse la persona più adatta per lasciarsi andare a uscite di questo tipo. Ma del resto lei l'horror (anche nei commenti) forse ce l'ha nel sangue, grazie a papà Dario, maestro nel genere filmico.
Dopo l'attacco di Caterina Balivo (che poi si è scusata) a Diletta Leotta, è uno strano periodo all'insegna del «Donne che odiano le donne». Stiamo a vedere come andrà a finire il catfight. Come direbbe Asia Argento, che conosce l'inglese.


giovedì 9 febbraio 2017

MARIA A SANREMO SEMBRA QUELLA CHE È ANDATA AL MATRIMONIO DELL'EX FIDANZATO

Maria De Filippi
Mi fa letteralmente impazzire Maria De Filippi a Sanremo perché sul palco ha quella perenne aria da: «Mi sento oltremodo fuori posto» che ho visto l'ultima volta quando un'amica fu invitata al matrimonio del suo ex e incautamente, sportivamente, accettò di presenziare. Si aggirava guardinga davanti al buffet, sentendosi osservata, ma voleva scappare col flute in mano. Le vedevi in faccia il disagio, la rassegnazione, anche quando provava a buttarla sul ridere. «E adesso puoi baciare la sposa». Capirai che allegria...

Ieri sera, a proposito di bacetti, la nostra si è presa quelli di Robbie Williams, Francesco Totti e Keanu Reeves, in una seconda serata festivaliera (ascolto medio 46,6% con 10.367.000 spettatori, in leggera flessione rispetto allo scorso anno) contrassegnata da un maggiore ritmo rispetto alla prima. Lo spettacolo ne ha guadagnato, anche grazie a qualche brano di rilievo, piacevole, trascinante e intelligente come «Occidentali's Karma» di Francesco Gabbani, che se il festivalone fosse un posto brillante per me starebbe già là, in cima al podio.

Anche la grintosa Paola Turci non sfigura. Con Chiara Galiazzo siamo alle solite: bellissima voce ma il pezzo purtroppo non c'è, neanche quest'anno. Peccato. Stesso discorso per Michele Zarrillo. Non mi è dispiaciuto affatto il brano di Bianca Atzei, by Kekko Silvestre dei Modà, che secondo me viaggerà come una lippa in radio. Non solo Rtl 102.5, maliziosi addetti ai lavori che non siete altro. Altra menzione d'onore per il tenero Michele Bravi, con una pagina poetica scritta dallex fidanzato di Arisa. Gigi D'Alessio è classic ma senza il guizzo e arriva con la barba di almeno tre giorni, mentre il premio per il look più hipster va a Marco Masini. La canzone non è granché, ma il barbone da Giuseppe Verdi che si è fatto crescere invoglia al ritorno alla lira.


mercoledì 8 febbraio 2017

CATERINA BALIVO SI SCUSA E CHIUDE LA POLEMICA CON DILETTA LEOTTA

Il tweet contestato di Caterina Balivo
Con «un tweet infelice» ha iniziato una polemica con Diletta Leotta, e con un altro, poco fa, l'ha chiusa. Dopo una bordata di critiche per aver attaccato la conduttrice di Sky, rea di aver difeso la propria privacy a Sanremo indossando un vestito sensuale, Caterina Balivo fa pubblica ammenda e sfodera il pentimento. Pur non rivolgendosi direttamente a Diletta.
Le scuse di Caterina Balivo
«Non sono nessuno per giudicare un atteggiamento di un'altra donna», dice la conduttice di «Detto fatto», si dispiace per il fatto di lettere commenti aggressivi nei sui confronti da parte di molte donne, e ricorda il suo essersi sempre messa dalla parte del pubblico femminile. In difesa della Leotta e della libertà d'espressione è scesa in campo oggi anche Maria De Filippi.

Per quanto mi riguarda, credo che la Balivo abbia scritto una scemata cosmica. Ma la frase «dobbiamo difenderla in quanto donne, fare quadrato» (che ho letto da qualche parte in giro) è una cosa che non si può sentire. Si valuta caso per caso e scemata per scemata. Che cosa siete, panda? Una categoria protetta che si sta estinguendo? Scusate, poso un attimo il cervello sul camino per difendere a prescindere una donna perché fa parte del mio stesso club? Onestamente, non capisco.


SANREMO PRIMA SERATA * UN PO' DI MESTIZIA NELL'ARIA E CANZONI DA SUFFICIENZA

Carlo Conti e Maria De Filippi
Poco più del 50% di share (ovvero mezza Italia televisiva inchiodata davanti allo schermo, anche se lo scorso anno si registrò un 49%, quindi l'1% sarebbe in teoria il valore aggiunto di Maria De Filippi) per la prima serata di un Festival un po' noioso, soprattutto perché al momento non c'è nessun pezzo che spicchi nel calderone. Quasi tutte le canzoni sono attorno all'aurea sufficienza, e si sente in modo evidente la carenza di buoni autori in questo Paese.
Sanremo è Sanremo anche quando c'è un po' di mestizia nell'aria. Queen Mary parte un po' sottotono, modello partecipazione alle esequie di un congiunto, poi si riprende un po'. Evita accuratamente la scala (ma sabato, vedrete, la farà) e ogni tanto innesta qualche momento stile «C'è posta per te».

Non concordo con chi dice che Nostra Signora di Canale 5 ha rubato la scena a Carlo Conti, perché il filo della conduzione l'ha sempre tenuto lui. Nessun valletto di colore, dunque. Piuttosto, si è sentita molto l'assenza di una o due belle figliole sul palco. L'unico guizzo ormonale si è avuto quando è spuntata Diletta Leotta, che ha parlato di privacy violata e delle sue foto sexy rubate. Mentre su Twitter Caterina Balivo si imbarcava in un'assurda polemica per la mise della conduttrice di Sky in presunto contrasto con le sue parole costatale una bordata di critiche.

Tra i pezzi, si fa notare soprattutto quello di Samuel; anche Elodie ha un'onesta canzone e sta crescendo bene. Giusy Ferreri purtroppo emette guaiti in questa fase, quindi sospendo il giudizio in attesa che canti. Resto dell'idea che il meglio l'abbia dato con «Non ti scordar mai di me» di Tiziano Ferro, che ieri, ospite, oltre al momento Tenco aveva la sua meritata vetrinetta speciale. Peccato per Ron. Un buon pezzo, un bel crescendo, finito subito in zona rossa. Fiorella Mannoia «mannoieggia» da par suo, ma è sempre un bel sentire.
C'è poco, insomma. Per emozionarsi un po' bisogna affidarsi ai fuori gara, come Paola Cortellesi e Antonio Albanese. E a Ricky Martin che arriva a portare la tanto attesa allegria per 10 minuti trasformando Sanremo in un villaggio turistico.

martedì 7 febbraio 2017

SIO CAFE' MILANO: «I LEGALI DI FEDEZ E J-AX CI HANNO CHIESTO 100 MILA EURO»

J-Ax e Fedez
Mentre in riviera inizia Sanremo, a Milano i titolari del Sio Cafè, un locale in zona Bicocca, segnalano sulla loro pagina Facebook di avere ricevuto una richiesta di danni da 100 mila euro dai legali di Fedez e J-Ax
I «Comunisti col Rolex» se la sarebbero presa per un presunto utilizzo indebito da parte del locale di un fotomontaggio satirico preso dal web che ironizzava sulla recente polemica fra loro e i meno commerciali Guè Pequeno e Marracash.


La storia raccontata dai proprietari del locale (che allegano anche copia della lettera ricevuta dagli avvocati dei rapper e fanno altre considerazioni generali di carattere etico e su ciò che sarebbe avvenuto nei contatti successivi, con una riduzione della richiesta da 100 a 10 mila euro), è davvero singolare. E hanno deciso di portarlo all'attenzione dell'opinione pubblica. Condivido qui il post perché possiate leggerlo direttamente. Considerato l'apparente, alto tasso di predisposizione all'ironia dei due, sembra strano che possa essere arrivata una richiesta simile. Mi limito comunque a riportare ciò che hanno reso pubblico i gestori della struttura milanese. 


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