martedì 2 ottobre 2018

L'OPEN SPACE, OVVERO LA MORTE DEL LAVORO D'UFFICIO

Un classico open space
Leggevo del ritorno in auge degli Open Space negli uffici. Per quanto ne so (purtroppo, avendo un sacco di esperienza alle spalle) non sono mai passati di moda. Credo che l'open space sia il male assoluto; l'alienazione a buon mercato; la morte del lavoro d'ufficio, soprattutto in ambito giornalistico. Ma non solo.
Azzerano la privacy, sono costruiti con il chiaro intento di creare un reciproco controllo invasivo del capo e della sua cricca sul dipendente e fra dipendenti stessi con effetti deprimenti/livellanti al basso sul prodotto. Immaginate di dover fare una telefonata che richieda riservatezza. Non la potrete fare, perché vi ascolteranno tutti o avrete comunque quella sensazione. Di conseguenza dovrete cercare (non sempre è facile) luoghi appartati e scomodi. Immaginate di dover fare un'intervista telefonica, che richiede a volte un particolare approccio. Peggio che mai. Negli open space si crea quell'effetto che definirei da «chiesa sconsacrata», fra silenzi, sussurri e sguardi guardinghi.
La cosa triste, oltre alla mancanza di rispetto (quello è finito ormai da tempo ovunque), è che le aziende cercano di favorire il peggioramento della qualità del lavoro anziché il miglioramento. Si vogliono solo pecore nel gregge, non lavoratori pensanti.

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