giovedì 17 novembre 2016

NICOLA SAVINO NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: «SCHERZAI TROPPO CON IL FIGLIO DI TOTO' RIINA»

C'è anche Nicola Savino, conduttore di «Quelli che il calcio», su Raidue, e (insieme con Linus) voce storica di «Deejay chiama Italia», in quel di Radio Deejay, tra i personaggi che si raccontano nel mio libro «Il peggio della diretta», appena uscito per Mondadori Electa.

Nicola racconta dello spavento che prese a metà degli Anni 90 a Corleone, in Sicilia, per essersi preso troppe confidenze (durante una serata con Amadeus) con il figlio di Totò Riina, il boss dei boss, balzato di recente agli onori delle cronache per la contestata intervista nel «Porta a porta» di Bruno Vespa.

Altro aneddoto che Savino affida alle pagine del mio libro è una folle nottata di capodanno a Riccione, in Romagna, insieme con gli 883, ovvero Max Pezzali e Mauro Repetto. Con un Repetto scatenatissimo e a caccia di fauna locale.
Fra i più di 100 aneddoti di momenti di imbarazzo di gente di spettacolo contenuti ne «Il peggio della diretta» ce n'è un altro legato proprio a Linus, il "socio" di Savino, raccolto durante un incontro tenuto da Marta Cagnola di Radio 24.


mercoledì 16 novembre 2016

«STASERA CASA MIKA»* LA QUALITA' TOTALE (E IL PROBLEMA DELLA LUNGHEZZA)

L'unico problema del notevole «Casa Mika» (premiato ieri sera al debutto da 3,3 milioni di persone con il 14.4% di share) è la lunghezza: qualsiasi virtuosismo, qualsiasi magnificenza stilistica, se spalmata su tre ore di show, alla lunga diventa un po' stucchevole. E costringe fra l'altro il protagonista e gli autori ad allungare con qualche espediente di troppo un ottimo brodo che andrebbe bevuto in purezza.

Detto ciò, averne di show come questo: un ritorno alla qualità totale, ai varietà leccati e curati della Tv che fu. Quelle cose che da spettatori ormai da anni ci sogniamo di notte, fra reality spazzatura e programmi un tanto al chilo, a meno che non entri in campo Fiorello. Mika (anzi, «Michael Holbrook Penniman», come lo chiama spesso la deliziosa Sarah Felberbaum), il talentoso anglo-libanese lanciato in Italia da «X-Factor», chiama a sé altri grandi: da Sting a Malika Ayane passando per Renzo Arbore, omaggia Ugo Tognazzi (Gianmarco e Francesco Montanari, che rifanno una scena de «Il Vizietto», regalano soprattutto un assist virtuoso al Libanese per liberarsi dal giogo d'immagine del personaggio di «Romanzo criminale») e invita persino Benji & Fede.

Lo studio è stupendo, un tripudio di colori, così come gli stordenti cambi d'abito del protagonista, che gioca a fare il tassinaro a Roma. Mentre floppano le novità della Raitre di Daria Bignardi, Ilaria Dallatana su Raidue mette a segno un altro centro pieno. Certo, il programma, fra orchestra, opiti, frizzi e lazzi, costa. Ma la qualità, è noto, si paga. Per la cronaca, quello della casa di Mika è soltanto un espediente per il titolo.

martedì 15 novembre 2016

SELVAGGIA LUCARELLI NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: «LA MIA ADDETTA STAMPA MI DIFFAMAVA»

C'è anche Selvaggia Lucarelli, blogger, scrittrice e opinionista di grido (ma quando occorre anche di sussurro, con un occhio di riguardo per il pubblico femminile) tra i personaggi che si raccontano nel mio libro «Il peggio della diretta», appena uscito per Mondadori Electa.

Selvaggia rievoca uno sfizioso aneddoto da dietro le quinte legato all'imbarazzo per avere scoperto (in modo alquanto rocambolesco) di essere stata diffamata dalla sua stessa addetta stampa. 

Grande ironia e penna a volte al curaro, a volte intrisa di sentimento, la Lucarelli, firma de Il Fatto quotidiano, è riuscita negli anni a costruirsi un'immagine solida passando dallo spettacolo alla carta stampata. Di recente, proprio sulla sua pagina Facebook popolata di frotte di fan adoranti e di haters in servizio permanente effettivo, ha raccontato di uno storico e infelice provino con Michele Guardì che apparteneva alla prima parte della sua storia professionale.

lunedì 14 novembre 2016

RENZI E COLDPLAY * FAZIO NON FA DOMANDE SCOMODE SOLO PERCHÈ NON GLI CONVIENE

La puntata di ieri di «Che tempo che fa», su Raitre, ha fatto vibrare lo scandalo del popolo del web e di molti opinonisti essenzialmente per due motivi. Anzitutto l'intervista prostrata del conduttore Fabio Fazio al Premier Matteo Renzi per la questione Referendum costituzionale, dimissioni e dintorni.
Poi «l'imbarazzante silenzio», come ha scritto qualcuno, di Fazio nell'intervista ai Coldplay, sullo scandalo di estrema attualità del cosiddetto (per dirla in modo elegante) «Secondary Ticketing», il bagarinaggio on-line che fa lievitare artatamente i prezzi dei biglietti per i concerti e la musica dal vivo, e che ha visto la band di Chris Martin al centro del primo servizio de «Le iene»; quello che ha aperto la botola su questa diffusa pratica che coinvolge agenzie e artisti.


Mai stupore fu peggio riposto. Sgomberiamo il campo dagli equivoci: pur essendo iscritto (per sua stessa ammissione) all'Ordine dei giornalisti, Fabio Fazio non fa domande scomode e neppure scomodine o scomodelle. Ma questo da sempre, dalla notte dei tempi: in anni e anni, se ti mette un po' in difficoltà, è solo per chiederti il codice fiscale. Non è una scusante, dirà qualcuno, con tutte le ragioni del mondo, ma è anche vero (si difende Fazio) che il suo non è un programma giornalistico. Allora non faccia interviste come un giornalista e restituisca il tesserino, ribatterà qualcuno. Con tutte le ragioni. Però, però, però... Insomma, non se ne esce.


Fazio non fa domande non perché ne sia incapace o perché pratichi lecchinaggio tout-court. L'intervista sdraiata gli consente di avere in studio sia Renzi che i Coldplay, i quali probabilmente avrebbero scelto altri pulpiti dai quali parlare. Garantendo il non-contraddittorio Fazio si assicura da sempre un parco ospiti gaudente, scalpitante e di ottimo livello. Puoi dirgli tutto, ma non puoi chiamarlo scemo.

venerdì 11 novembre 2016

DARIA BIGNARDI, LA DAMA (IM)BIANCA CHE NON NE AZZECCA UNA

Daria Bignardi
Bei tempi quando il suo spin-doctor era Giorgio Gori (detto nell'ambiente «The Smiling Cobra», attuale stratega di Matteo Renzi nonché sindaco di Bergamo), uno che ne sapeva di televisione. 
In quegli anni monna Daria Bignardi, la Dama (im)bianca dei palinsesti, oggi direttore di Raitre, conduceva su Italia 1 «Tempi moderni», un talk-show très chic che mescolava attualità e gente stravagante in un colorato mix che averne oggi, signora mia. Un giorno Gori, che all'epoca dirigeva Canale 5, propose a Daria nostra il primo «Grande Fratello» by Endemol, autentica rivoluzione televisiva e l'unico che avesse davvero senso. Tutti gli altri, dal secondo in poi, sono stati «la copia di mille riassunti», direbbe il poeta.


Luca Sofri
Lasciato il GF al suo truzzo destino, la first sciura ferrarese sposa dell'icona della sinistra Luca Sofri nel 2004 abbandona anche la troppo commerciale Mediaset e si dona a La7, dove con le «Le invasioni barbariche» rilancia il modulo dell'intervista faccia a faccia. Un po' smaliziata, un po' sfiziosetta, col perenne birignao e il sottotesto: «My God, quanto sono brava e intelligente». Le cose funzionano per un po', poi gli ascolti, fra una birretta e l'altra con l'ospite di turno, iniziano a calare.


Antonio Campo Dall'Orto
Nel 2009, con «Non vi lascerò orfani» (cosa che peraltro non abbiamo mai dubitato) Daria si scopre scrittrice. Poi ci prende gusto. Escono: «Un karma pesante» (ma anche i pistolotti, a voler guardare, non sono leggeri), «L'acustica perfetta» (l'udito con gli anni va tenuto sotto controllo) e l'ultimo, «Santa degli impossibili». Scritto pensando probabilmente agli ascolti della sua Raitre. Sì, perché nel frattempo alla first sciura ormai scrittrice affermata e snob, che abbandona le vezzose tinture per capelli, troppo in odore di vanità, puntando su un asciutto stile Maria Fida Moro, viene affidata da Antonio Campo Dall'Orto la direzione di Raitre.

Lì, mentre sparisce un po' di gente non allineata con Sir Matthew da Florence, cominciano i nuovi guai. Floppa il tenacemente voluto «Politics» di Gianluca Semprini. Il noioso nuovo «Rischiatutto» di Fabio Fazio, in anni di pubblico assai mobile fra le reti, passa dal 30% di share al debutto su Raiuno al 10% di Raitre, perdendo due terzi degli spettatori.  E affonda «Amore criminale», dal quale la nostra insiste per togliere l'apprezzata Barbara de Rossi,
Fabio Fazio
sostituendola con la sgradita Asia Argento. Sui social qualche maligno sostiene che monna Daria lavori per la concorrenza. Non è così. Semmai punta al modello BBC: tv di servizio senza badare agli ascolti, direbbe lei. Altri sospettano si vergogni persino del maiuscolo successo di «Chi l'ha visto?». Mioddìo, un format così pop-cheap...


La verità? Ve la dico io, che l'ho saputa dalla mamma del cugino di secondo grado dell'autista della signora Sofri. Daria sta già scrivendo il suo prossimo bestseller autobiografico; a metà fra il testamento spirituale e quello professionale, da lasciare alla Rai: «Non vi lascerò spettatori».


mercoledì 9 novembre 2016

I FURBETTI DEL CONCERTINO * FAN COSTRETTI A PAGARE I BIGLIETTI A PESO D'ORO

Esistono anche i Furbetti del concertino? 
Un encomiabile servizio di Matteo Viviani e De Vitiis de «Le iene» ha spalancato il vaso di Pandora sul sistema (già denunciato dal manager Claudio Trotta di Barley Arts) del secondary ticketing, ovvero il «bagarinaggio» che alcuni organizzatori di concerti (in apparente violazione di accordi di esclusiva con TicketOne) fanno cedendo una moltitudine di biglietti a siti di reticketing per - di fatto - moltiplicare artatamente il prezzo dei tagliandi.

Ecco il sistema, molto diffuso: gli ambìti biglietti vengono messi in vendita su TicketOne (se n'è parlato di recente per esempio per i Coldplay), ma dopo mezz'ora sono già esauriti. Risultano disponibili invece in grande numero, ma a prezzi moltiplicati dalle 10 alle 50 volte, su pagine web di società che li acquistano all'ingrosso direttamente dai promoter dei concerti. E che avrebbero l'impegno di restituire a chi glieli ha venduti sino al 90% del ricarico applicato. Per farla breve, un modo per salassare i fans, spesso disposti a tutto pur di avere il biglietto dello show del loro beniamino. Visto che ormai, tra l'altro, di cd non ne se ne vendono praticamente più e il business nel settore viaggia a rimorchio dei concerti.


Una pratica diffusa, e che secondo Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation Italia, finita nel mirino de «Le iene», sarebbe per così dire, altamente caldeggiata dagli artisti stessi, i quali ovviamente non possono esporsi direttamente. De Luca non fa nomi, ma subito dopo l'uscita del servizio, Vasco Rossi si dissocia con questo comunicato su Facebook e sospende i rapporti con Live Nation: 

«Dopo aver appreso dal servizio televisivo de Le Iene di un possibile coinvolgimento di Live Nation nella rivendita secondaria di biglietti per i concerti in Italia, Giamaica Management comunica di avere attualmente sospeso ogni rapporto commerciale con Live Nation e si riserva di agire per vie legali essendo totalmente estranea a quanto emerso dal servizio giornalistico. Giamaica ritiene che l’attività di secondary ticketing, altamente speculativa, è da tempo riconosciuta come dannosa non solo per il pubblico ma anche per gli artisti che a loro insaputa e loro malgrado si ritrovano per errore coinvolti».

Il mondo della musica dal vivo è in subbuglio. Domattina al Westin' Palace di Milano, Ferdinando Salzano (Amministratore delegato di F&P Group, ovvero Friends & Partners, un altro gigante) e Claudio Maioli (manager di un altro artista amatissimo, Luciano Ligabue) terranno una conferenza stampa sul tema:  «Il problema del Secondary Ticketing nel mondo della musica». L'impressione è che la storia non sia affatto finita.

ELEZIONI USA * VINCE DONALD TRUMP MA PERDE MADONNA

Ridendo e scherzando, la vera sconfitta di queste Election 2016 americane è stata Madonna. Il suo sexy endorsement a favore di Hillary Clinton (lo ricordo: aveva promesso sesso orale a chi avesse votato la moglie di Bill, uno che in materia è un'autorità indiscussa) non ha portato bene né alla potenziale prima first sciura della White House, né alla stessa cantante. Il popolo Usa, infatti, o non ha creduto alla sua in apparenza allettante profferta, oppure (cosa ancora più negativa per la sua immagine), quella profferta non ha più il sufficiente appeal. Comunque la si metta, un disastro. Voglio lanciare l'hashtag #UnaDentieraPerMadonna.

Anche Robert De Niro si era schierato a favore della Clinton attaccando pesantemente il nuovo presidente Donald Trump. Ma la promessa di Madonna, che è andata come sempre oltre il limite del buon gusto, si è trasformata in un boomerang e ora la stagionata star rimane a bocca asciutta. È andata bene invece sia a Susan Sarandon e Gisele Bundchen, che all'anziano ma sempre muscolare Clint Eastwood; a rapper come Puff Diddy e Sean Combs, e a personaggini garbati come Hulk Hogan, Myke Tyson e Lou Ferrigno (l'attore che impersonava l'Incredibile Hulk), schieratisi apertamente a favore del magnate dal capello in lana di vetro arancione.
E mentre la Borsa di Milano apre con un poco confortante -2,22%, vorrei dedicare una prece alla carriera già appannata di Louise Veronica Ciccone in arte Madonna. La prossima volta, prima di aprire bocca, ci penserà due volte?


martedì 8 novembre 2016

DONALD O HILLARY? STANOTTE CI PENSA CHICCO MENTANA, IL FORZATO DELLE TELE MARATONE

La mina vagante Donald Trump (pare che lo staff gli abbia sequestrato anche Twitter per evitare danni) o la poco trasparente Hillary Clinton
Una cosa è certa. Voi siete lì che fate la vostra vita, che seguite il vostro tran tran, e magari non ci pensate affatto; eppure stanotte Enrico «Chicco» Mentana sarà impegnato nel grande cimento: da mezzanotte alle prime luci dell'alba, stile Fantozzi quando prende l'autobus al volo, imbastisce la maratona su La7 per le Elezioni Usa. Avremo momenti, verso le quattro-cinque di mattina, in cui davanti allo schermo probabilmente ci saranno solo lui e uno in cabina di regia (mentre i cameramen si rimboccheranno il sacco a pelo durante il primo sonno rem). E Chicco, nonostante tutto, o forse proprio per questo, farà comunque il 98% di share. A costo di parlare solo ai parenti più stretti.
Sì, perché lo stoico direttore del TgLa7 queste cose, al limite del masochistico, le fa. Gli piace da morire districarsi tra collegamenti, sondaggi, exit poll, inviati da perculare nobilmente (non sarà questo il caso). Un po' perché fa il tele-giornalista e la cronaca lo impone; un po' perché sotto sotto ama far intuire di essere sempre il migliore su piazza. E nessuno lo nega, tra l'altro. 
Forza Chicco, hai tutto il mio affetto e la mia solidarietà.

«GRANDE FRATELLO VIP» * VINCE ALESSIA, LA CIOCIARA (MANDATA IN FINALE DAGLI AUTORI)

Mentre il Paese fremente ancora si domanda se ci sia o ci faccia (lo capiremo forse col tempo), la Ciociara di «Avanti un altro!», Alessia Macari (nella foto) ha vinto la prima edizione del «Grande Fratello Vip» del duo Ilary Blasi-Alfonso Signorini.
Una sexy maggiorata dalla presenza defilata che gli autori avevano già spedito d'ufficio da parecchie puntate direttamente in finale. La prossima volta potrebbero comunicare il nome del vincitore già al debutto del programma, così si risparmia tempo.

Usciti di scena Valeria Marini e Stefano Bettarini (e prima ancora Laura Freddi, che molti non avevano notato fosse entrata nella Casa), il Televoto alla fine ha premiato non gli strateghi, più noti e litigiosi, ma i più giovani, simpatici e un po' anonimi. Mai al centro di battibecchi. Come Gabriele Rossi, arrivato a piazzarsi secondo senza manco accorgersene. È un classicone dei reality, bellezza, e dobbiamo accettarlo.
È stata un'edizione dagli ascolti di tutto rispetto, ben guidata dalla Blasi, con un cast trash scelto con discreta cura. Soprattutto se si considera che il materiale umano ormai scarseggia.


lunedì 7 novembre 2016

«FACCIA A FACCIA»: È TORNATO MINOLI, IL FORMAT VIVENTE * AL BANO CANTA PER L'ARMENIA

TORNA MINOLI 
E RASSICURA

Se c'è un format vivente, in tv, è Giovanni Minoli, tornato ieri su La7 con «Faccia a faccia». In pratica, il calco esatto del suo storico «Mixer», con l'aggiunta di qualche tocco suggestivo, come le parodie di Sora Cesira, e gli editoriali alti di Pietrangelo Buttafuoco, che fa dell'attualità letteratura giocando sul duello Hillary Cinton-Donald Trump.
La pungente scheda iniziale, le stesse, identiche inquadrature (totale intervistatore-intervistato, che compare anche sullo sfondo in primo piano, e ogni tanto stacco su Minoli per la domanda), in un rassicurante tuffo nella rigorosa scuola minoliana. Con quella voce incalzante e cantilenante del giornalista che è essa stessa, prima di tutto il resto, un format.
Ieri il protagonista era Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio. E Minoli non gli ha risparmiato anche qualche domanda scomoda. Il momento revival era sulla vicenda Sindona. La7 insomma perde Crozza ma conferma la sua vocazione di rete all news, intesa in un'accezione un po' particolare.


CARRISI L'ARMENO

Al Bano, da sempre, non si fa mancare niente. Sabato 19 novembre, alle 18, sarà a Milano, alla Casa Armena Hay Dun di Piazza Velasca 4, per participare in veste di ospite alla serata «La storia dell'Armenia punteggiata da poesia e musica». Uno spettacolo di beneficienza (l'ingresso è 60 euro) a base di poesia e musica totalmente a tema curata da Federica Mormando. L'amico Al non è il protagonista, ma ovviamente sarà difficile trattenere l'ugola d'oro dell'uomo di Cellino. In chiusura, rinfresco a base di piatti armeni.

domenica 6 novembre 2016

RAITRE, FLOP DI «AMORE CRIMINALE» * ASIA ARGENTO NON VALE BARBARA DE ROSSI

Affidare la conduzione di un programma televisivo ad Asia Argento è come prendere Mike Tyson e fargli riscrivere il galateo di Monsignor Della Casa, a sua volta rieditato da Lina Sotis e poi da Cristina Parodi. Si può fare, per carità, ma qualcosa dovrebbe suggerirti che non è il caso. Sotis e Parodi ci stanno anche. Tyson un po' meno.

Daria Bignardi, direttore di Raitre con l'ansia di un rinnovamento che non paga, ha messo da parte la misurata, empatica (soprattutto) Barbara De Rossi preferendole il personaggio disturbante e un po' vagotonico della figlia di Dario, il re dell'horror all'italiana. Per la nota equazione: tolgo un'attrice un po' più agée e ne metto un'altra giovane e il risultato non cambia.

Il risultato, invece, sia in termini qualitativi che audience, è stato l'altra sera sotto gli occhi di tutti. Così come per il «Rischiatutto» di Fabio Fazio, i tabulati Auditel sembravano un bollettino di guerra: 2,96% di share con 731.000 telespettatori. Bottino magrissimo. Per l'Argento ci vorrebbe un bel reality: al «Grande Fratello Vip» una grintosa come lei farebbe la sua figura e sarebbe perfettamente calata nel giusto contesto. Per la soddisfazione di pubblico e autori. Messa lì il venerdì sera a condurre, non va bene. Perché l'amore sarà anche criminale, ma a volte anche il palinsesto uccide. 

sabato 5 novembre 2016

ETNOPAD E «RADIO CONDOMINIO», PER SALVARSI DALLA GLOBALIZZAZIONE

Maurizio Villa e Nello Sangiorgio
Non solo McDonald's, iPhone e Coca-Cola. Per uscire vivi dall'era della globalizzazione, si tende a valorizzare sempre più la dimensione local. È un antidoto efficacissimo e da sempre il credo degli oltrepadani Beagles, nei quali mi onoro di militare. Ma ormai l'hanno capito anche due ragazzoni ben pasciuti che bazzicano da tempo la musica e lo spettacolo.
Si tratta di Maurizio Villa e Nello Sangiorgio, in onda il giovedì alle 21 su Kristall Radio con il loro ruspante show «Radio Condominio».


La bancaria-autrice sui generis Monica Costantini
Così come Beppe Grillo diceva che quelli del Partito Liberale erano così pochi che organizzavano i congressi nelle cabine telefoniche, gli autoironici Villa e Sangiorgio giocano ammiccando ai loro ascolti - si immagina, ma senza prove - condominiali, e agli strani personaggi da palazzina pop-trash che popolano il loro programma, con uso di ospiti. Una galleria che in parte è supportata dai testi di Monica Costantini, serissima bancaria che ha rivelato in questo modo il suo oscuro ma intrigante B side.
Il mix stile «Alto gradimento» funziona, anche se (parere personale) nelle incursioni dei personaggi bisognerebbe avere maggiore cura nel non alzare troppo i volumi delle musiche di sottofondo, e preferire i brani strumentali ai cantati. Altrimenti la confusione è dietro l'angolo.

Villa e Sangiorgio sono anche validi intrattenitori, formando il duo Etnopad, che bazzica piano bar e locali dove si fa buona musica dal vivo. Che dire? Potremmo trovarci di fronte a un fenomeno che da local rischia di diventare glocal.


venerdì 4 novembre 2016

IL MAXI FLOP DEL NUOVO «RISCHIATUTTO»? ERA NELL'ARIA

Spiace dover ricordare che l'avevo scritto su questo mio blog in tempi non sospetti, ma il successo di «Rischiatutto» era difficile da mantenere. Ancora più difficile, però, era prevedere che si trasformasse in un flop così bruciante.
Dopo un trionfale debutto su Raiuno al 30% di share con 7 milioni e mezzo di spettatori, propiziato dall'effetto curiosità e da ospiti che pesano non poco, come Maria De Filippi e Fiorello, il freddo budino confezionato da Fabio Fazio è ripartito su Raitre crollando nella prima puntata al 13,82% con tre milioni e mezzo di seguaci, e sfracellandosi nella seconda al 10,9% con 2.828.000 teste.  
Non è servita a nulla la presenza tra gli ospiti di Fabio Rovazzi (quello di «Andiamo a comandare», l'amico di Fedez) nel vano tentativo di strappare un po' di giovani a «X-factor 10», su SkyUno. Che anche su Twitter spopolava con gli hashtag legati alle stroncature di Manuel Agnelli. 


La colpa del disastro, in tempi di pubblico infinitamente più mobile di un tempo, non può essere ricercata solo nel cambio di rete, ma in un difetto che sta nel manico. Riproporre un must di Mike Bongiorno nella rispettosa operazione nostalgia faziesca non si è rivelata una genialata, soprattutto perché non esisteva la necessità (il vero interesse, motore primario) di rispolverare un quiz della preistoria televisiva. Scemata la comprensibile curiosità dell'inizio, con gli ospitoni, gli ascolti ora vanno sotto la tenda a ossigeno, ridotti di due terzi. Soprattutto se nell'aria in studio aleggia parecchia noia. Nel Paese dei format viventi, insomma, si pensava che uno zombie in più in circolazione fosse necessario. Invece non era così. Mica siamo a «The Walking Dead».


Il super flop di «Rischiatutto» si inserisce nella prestigiosa sfilata di batoste glamour autunno-inverno della Raitre di Daria Bignardi, che con «Politics» di Gianluca Semprini aveva già fatto tanto. A proposito, in un ricordo personale a margine della presentazione alla stampa del quiz di Fazio, la Bignardi ha usato l'espressione «televisione» al posto di «televisore». Una è l'emittente, l'altro l'elettrodomestico. Te lo aspetti dalla casalinga di Voghera, ma santo cielo, non da una rampante direttora di rete!

giovedì 3 novembre 2016

ENRICO MENTANA SENZA VOCE SI RACCONTA NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»

Enrico Mentana è il più noto (e anche il più professionale) tra i giornalisti televisivi italiani. Il mago delle lunghe dirette per referendum, elezioni, stragi, cataclismi «e quant'altro», come direbbe lui con un'espressione che gli è cara. Anche in occasione del terremoto che sta funestando il Centro Italia, con i maggiori danni fra l'Umbria e le Marche, devastate dal sisma, Chicco è sempre stato in prima linea. Con quell'adrenalina da maratona live news che solo lui sa dare.

A volte capita (è successo anche di recente in un paio di occasioni) che resti senza voce nel lungo standing che si è inventato per anticipare le notizie prima dell'inizio del suo Tg La7. Un momento seguitissimo in termini di share.

La più famosa di queste afonie, provocata da una corsa disperata sino all'ultimo secondo che lo lasciò più di un anno fa senza fiato, la racconta in prima persona nel mio libro «Il peggio della diretta», edito da Mondadori Electa. 50 big dello spettacolo italiano raccontano più di 100 storie di momenti imbarazzanti, difficili, bizzarri, a volte tristi vissuti in scena e soprattutto dietro le quinte. Il direttore con la sua consueta ironia (e autoironia, in questo caso) racconta il backstage di un silenzio che fece rumore.
Qui sotto, in un video, gli altri volti de «Il peggio della diretta», in vendita in libreria e on-line anche su Amazon.

martedì 1 novembre 2016

BENJI, FEDE E L'INVASIONE DI MILANO * «THE NIGHT OF» GIOIELLO DA RECUPERARE

«BENJIEFEDINE»
ALLA CONQUISTA DI MILANO

Anche i più diffidenti hanno dovuto ricredersi. È stata un'ondata travolgente quella che ha sommerso l'altra settimana il Mondadori Store di Piazza Duomo, a Milano, per il tour firma copie di Benji e Fede, ovvero Federico Rossi e Benjamin Mascolo (nella foto).
Il duo pop del momento ormai raduna folle oceaniche ovunque, e così è stato anche sotto la Madonnina, dove di fronte al grande negozio un lungo serpentone si è snodato paziente per gran parte della giornata. Risultato? Qualche malumore interno per i non coinvolti dalla pacifica invasione, difficile da gestire (sarà un Esercito quello di Marco Mengoni, ma le «Benjiefedine», se mi si passa il termine, non scherzano affatto) e gente sino a mezzanotte. Si vocifera di 4.000 copie vendute dell'album «0+», anticipato dal singolo «Amore wi-fi». L'ultima volta forse fu sottovalutato l'impatto dei due, ma a questo giro pare che tutto fosse pronto (anche un numero adeguato di cd) per accogliere la marea umana.


SI' A «THE NIGHT OF», 
NO A «LUKE CAGE»

Vi do un consiglio: se non l'avete già fatto, recuperatevi «The Night Of», una serie crime americana stupenda, con un cast di primo livello guidato da John Turturro, avvocato trasandato con un aczema che lo tormenta (va anche dagli eczemisti anonimi) alle prese con un caso di omicidio apparentemente molto chiaro. Purtroppo invece si sgonfia invece episodio dopo episodio «Luke Cage», la serie Marvel in onda su Netflix. Un prodotto purtroppo senz'anima, che non lascia il segno.

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