venerdì 30 settembre 2011

GUIDO PRUSSIA * CONDANNATO DAL TRIBUNALE, NON PAGA IL SUO DEBITO

(NELLA FOTO, TRATTA DAL SITO IVID.IT, GUIDO PRUSSIA)
Ricordate Guido Prussia? Massì, quello di «Hotel California», il programma in onda su Italia 1 alla fine degli Anni 90. Nel maggio scorso anche il quotidiano Libero ha parlato di lui come ex venditore di mutande.
Nel 1998, in un articolo scritto per il Giornale, definii Prussia un personaggio che a mio avviso aveva televisivamente «l'appeal del playboy di Cesenatico». Il conduttore abituato a viaggiare per gli States a quanto pare se la prese parecchio e su un suo sito oggi irrintracciabile, Hotelcalifornianews.com, scrisse un pezzo a me dedicato intitolato «Musica maestro». Quello scritto conteneva molte espressioni che ritenni a dir poco insultanti nei miei confronti. Decisi quindi di querelarlo.
Dopo tutto il lungo iter processuale, durante il quale Prussia risultò contumace, il Tribunale di Milano, prima sezione civile, nella persona del giudice Domenico Bonaretti, depositò (il 15 marzo 2004) una sentenza esecutiva di condanna nei confronti di Prussia con risarcimento danni da diffamazione. 4.000 euro, più il rimborso delle spese legali, che ammontavano a 2.784,92 euro. Un totale di 6.784,92 euro. Cifra - oggi va ricalcolata esattamente «con gli interessi legali dalla sentenza al saldo», ma siamo attorno agli 8000 euro - che da allora Guido Prussia non ha mai ritenuto di pagare. Vi terrò periodicamente informati sugli sviluppi di questa che storia che mi vede coinvolto direttamente.

«STAR ACADEMY» * L'OPERAZIONE TRIONFO (DEL GIA' VISTO)

Sarà che non ne posso più di questi format tutti uguali a se stessi, sarà che sto invecchiando, fatto sta che vedendo «Star Academy» (partito ieri sera su Raidue con un ascolto assai modesto) non riuscivo a non sentire l'olezzo pesante del già visto e stravisto. Da «Operazione Trionfo» agli inevitabili, forti sapori di «X-Factor», che sono parte del biglietto d'ingresso, l'idea del clone aleggia e si espande.
Lo sfortunato Francesco Facchinetti - che ultimamente, poveretto, non imbrocca un programma - fa il compitino, ma gli consegnano un cast innegabilmente povero di talenti e una riserva indiana di svogliati «mentori» piazzati sulle gradinate che manco alla sagra della salamella. Le uniche emozioni le ho provate sotto finale, quando Ron ha cantato «Non abbiam bisogno di parole» con tale Viviana Calderona. Un duetto da ricordare. Così come invece andrebbe sanzionato dal garante per l'udito l'omaggio alla povera Amy Winehouse. Fra vistose stonature e parecchi problemi tecnici di audio e di palco, spiccavano i buoni clippini della regia (affidata a Duccio Forzano, uno che merita ben altri programmi) e quella voglia di «X-Factor» negato che si respirava - volendolo cercare - anche nei boxer di Facchinetti.
Un accenno a parte lo merita la giuria: dalla giustamente severa Lorella Cuccarini a un'Ornella Vanoni, Nefertiti per gli amici, che passa dagli insoliti panni di fatalona della canzone a quelli di generosa chioccia. Da Roy Paci (all'anima sua) a Nicola Savino. Che - chissà perché - si è accollato il ruolo del saggio Nongiovane. Ma uno che è davvero saggio, si fa infinocchiare da «Colorado»?

giovedì 29 settembre 2011

MALIKA AYANE: NIENTE AMICIZIA SU FACEBOOK PER ARISA (ECCO PERCHE')

Intervistata da Vittorio Zincone per Sette, Arisa cerca di immaginare il motivo per cui Malika Ayane non le concede l'amicizia su Facebook. Son problemi mica da ridere, direte voi, e non si può non convenirne. La simpatica Rosalba Pippa fa risalire il tutto all'imitazione di Malika da lei proposta a «Victor Victoria», con la Cabello, su La7. «Malika trasuda conoscenza musicale. La stimo molto. Ma temo che se la sia presa per l'imitazione: le chiedo da tempo l'amicizia su Facebook e lei non me la concede».
In realtà è assai improbabile che la Ayane se la sia presa per l'innocua e spiritosa caratterizzazione del suo personaggio fatta in tv. Credo che tutto si possa far risalire piuttosto a questa intervista che le feci per Tv sorrisi e canzoni. Un pezzo dove Arisa racconta le sue perplessità sull'approccio musicale di Malika, ritenuto un po' troppo snob.

martedì 27 settembre 2011

IL GIORNO IN CUI AL BANO CONQUISTO' L'UZBEKISTAN

Se «Borat» ha fatto sfracelli nel confinante Kazakistan, Al Bano poteva non conquistare l’Uzbekistan? In tour a Samarcanda, mitica città già cantata nel 1977 da Roberto Vecchioni, mister Carrisi ha partecipato alla ventesima edizione della «Festa dell’unità dei popoli». Evento al quale prendono parte interpreti provenienti da tutto il mondo. «Io rappresentavo ovviamente l’Italia, e ho interpretato “Felicità”» racconta Al Bano. «Il pubblico la intonava a squarciagola. Per loro è un po’ come il nostro “Va’ pensiero”. È incredibile: una canzone che scuote ancora gli animi a distanza di quasi trent’anni... Al termine dell’esibizione, il Presidente Karimov mi ha raggiunto sul palco dandomi un abbraccio fortissimo, come se ci conoscessimo da sempre. Poi sono arrivati due suoi emissari, che mi hanno fatto indossare il tipico caftano uzbeko, che danno agli ospiti di spessore. Negli altri due concerti che ho tenuto in altre località dell’Uzebekistan c’era il presidente delle miniere d’oro locali, che mi ha regalato un altro caftano trapuntato d’oro e d’argento. Al mio arrivo a Samarcanda, invece, e quando sono ripartito, c’era un corteo di auto della polizia a bloccare la città».  Al Bano intanto si prepara a godersi la messa in onda, il 21 settembre, in prima serata su Retequattro, del suo «Mea Puglia Festival», con ospiti come Morandi, Banfi, Emma Marrone, Little Tony, e lo stesso Vecchioni. Insieme non a Samarcanda (Uzbekistan) ma a Cellino San Marco (Brindisi).

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

lunedì 26 settembre 2011

SOSPESO «BAILA!», INIZIERA' L'ERA DELL'IGIENE DEL FORMAT?

Non avendo visto «Baila!» (che doveva debuttare questa sera su Canale 5 ma è stato sospeso dal giudice, che ha ravvisato nel programma il plagio di «Ballando con le stelle» di Raiuno), non so dire se la decisione fosse giusta o meno. Ma immagino che la Legge abbia agito con coscienza, basandosi su riscontri oggettivi. Quel che so con certezza è che un po' di «igiene» del format televisivo, in Italia, non guasta. Oltre a programmi che risalgono al paleolitico, siamo di fronte sempre più spesso a trite scopiazzature di formule vincenti. Sin dai tempi de «I fatti vostri», ripreso da Gerry Scotti con il titolo di «Ore 12», per arrivare al recente «Io canto», sempre di Scotti, che sembra avere più di un debito nei confronti di «Ti lascio una canzone», il programma di Antonella Clerici con i baby cantanti (che a sua volta somigliava non poco a «Canzoni sotto l'albero»), nella nostra tv va di moda ispirarsi. O a volte, sfacciatamente, clonare. Anche il «Forum» di Rita Dalla Chiesa (Retequattro) è diventato su Raiuno «Verdetto finale», con Veronica Maya. Ma gli esempi potrebbero continuare quasi all'infinito. Povertà di idee o scarsa voglia di rischiare? Entrambe le cose.
Stavolta hanno perso Endemol, Canale 5 e Barbara D'Urso, e ha vinto la caparbietà di Milly Carlucci, un vero terminator col sorriso da Geisha. Che ha difeso con gli artigli la propria creatura. Appoggiata dalla Rai, quasi come se la concorrenza in video oggi esistesse veramente. Cose che commuovono.
Quel che non si capisce è come mai il regista di «Baila!», Roberto Cenci, ai tempi della gestazione del progetto, ne parlasse in questi termini: «Sto lavorando a una sorta di talent per aspiranti showgirl». Qualcosa che all'apparenza era molto diverso dal prodotto poi bloccato dal giudice. Ma forse l'idea originale di Cenci è stata accantonata strada facendo.
Ora non resta che una domanda: dopo il gesto coraggioso (e premiato) di Milly Carlucci, inizierà la resa dei conti? La guerra di cause e controcause per arrivare a ristabilire un po' di originalità fra gli show delle nostre antenne? Non contiamoci troppo...

domenica 25 settembre 2011

«CARNAGE» * TUTTI BRAVISSIMI, MA IL CINEMA E' UN'ALTRA COSA

Dopo che il loro pargoletto undicenne ha fatto saltare due incisivi a bastonate a un compagno di classe, marito e moglie, lui avvocato rampante (Christoph Walz), lei operatice finanziaria (Kate Winslet) si ritrovano nell'appartamento dei genitori della giovane vittima per rimediare. Lui (John C. Reilly) vende porta a porta accessori per l'arredamento e per il bagno; lei (Jodie Foster) scrive ed è appassionata di pittura. Sulle prime, la conversazione è pacifica. Riescono persino a compilare insieme il modulo per l'assicurazione. Ma chiacchiera dopo chiacchiera, emergono contrasti caratteriali e divergenze insanabili.

Fatta salva la grande bravura dei protagonisti, estremamente in parte, va detto che siamo di fronte a un lavoro dal ridondante impianto teatrale, che si sviluppa claustrofobicamente fra soggiorno, cucina, bagno e pianerottolo. I dialoghi sono arguti, qua e là si sorride (non troppo) e si riflette su incomunicabilità e inconcludenza dei rapporti umani, ma il cinema è un'altra cosa. Peccato perché Roman Polanski (che ci regala questo film privandosi - si immagina controvoglia - della galera), giocando su alcuni dettagli d'inquadratura, fa il possibile per rendere filmico qualcosa che filmico non è. Non a caso il tutto è tratto dall'opera teatrale "Il Dio del massacro" di Yasmina Reza. Diverte, comunque, il gioco dei dualismi: prima di coppia, poi fra i sessi. In un'ossessiva esasperazione. VOTO: 7.

sabato 24 settembre 2011

FABRIZIO FRIZZI * DIFENDE MISS ITALIA E ATTACCA LE «INUTILI TIRATE» DI ALDO GRASSO

Anche i Frizzi, nel loro piccolo, s'incazzano. Dopo il suo ritorno a "Miss Italia", con una serata di debutto un po' problematica e un finale dai buoni ascolti, Fabrizio Frizzi ha deciso di difendere la sua conduzione e la creatura di Enzo e Patrizia Mirigliani dagli attacchi della critica. In particolare il sempre pacato Frizzi ha osato l'inosabile, attaccando Aldo Grasso, il principe dei critici televisivi italiani. Il suo pensiero l'ha affidato al profilo Facebook: "Sono molto contento dei risultati (anche quello della prima serata, molto difficile con la controprogrammazione forte che avevamo) e per aver fatto un lavoro elegante, di qualità, com' è nello stile di Raiuno... nel rispetto delle ragazze che hanno partecipato. Rispetto ed educazione sono parole desuete nella società di oggi (e in televisione ancora di più) ma io sono un semplice artigiano della tv (e quando mi riesce "dello spettacolo") e cerco di fare al meglio quello che la Rai - quasi sempre in emergenza - mi chiede di fare. (Se Aldo Grasso trova in giro molto di meglio, beh, beato lui! Io evidentemente godo di ottima salute se non mi addormento quando leggo le sue inutili tirate da professore-fenomeno fuori dai giochi)".
Con quel "fuori dai giochi" si immagina che Fabrizio intendesse fuori dal contesto. Una sorta di "facile parlare, se non ci sei dentro". Resta il Fatto che l'indomito Frizzi ha alzato la testa. Persino contro Grasso.

venerdì 23 settembre 2011

MARCO MENGONI * CHAMPAGNE, PER BRINDARE A UN CONCERTO

Mentre in tv si delineano le partenze del nuovo «X-Factor» targato Sky e dell'omologo «Star Academy» (sarà una sorpresa o una sòla?) di Raidue, Marco Mengoni - che dell'ex talent di Raidue è figlio prediletto - si presenta al pubblico con il suo «Solo 2.0». La bella voce del Re Matto (assediato da un manipolo di fans) ha risuonato ieri sera allo Spazio Pergolesi di Milano, per uno showcase di tre quarti d'ora. All'interno del centro polifunzionale, la copertina dell'album con il volto di Marco proiettata ovunque sui muri. E a centro sala, una magnum di spumante Valdobbiadene di un produttore che a quanto pare ha voluto dedicare l'etichetta a Mengoni. L'organizzazione dell'evento era curata dall'ufficio stampa, Marta Donà, insieme con la promo manager Valentina Spada. In sala sfarfalleggiava leggiadra anche un'altra colonna di Sony Music: Rossella Falcone.

giovedì 22 settembre 2011

SANDRA MILO * NONNA ROCK TRA I SATANISTI

L’abbiamo sempre vista in tutte le salse (persino, struccatissima, a «L’isola dei famosi»), ma mai in versione nonna rock. Premiata come miglior attrice al Brooklyn Film Festival, Sandra Milo è tra i protagonisti della pellicola indipendente «W Zappatore», di Massimiliano Verdesca. Il film, che è approdato anche all’ultimo Milano Film Festival, esaspera la storia di Marcello Zappatore, vero chitarrista piuttosto popolare in Salento, che vive suonando in una band heavy metal. L’uomo viene cacciato dal gruppo a causa della comparsa delle stigmate, ma tutto attorno a lui c’è odore di satanismo. È l’inizio di un tormentato viaggio in compagnia della madre (Guja Jelo) e di nonna Sandra Milo. Un nome, una garanzia.


(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

martedì 20 settembre 2011

«DELITTI ROCK» * DITE A MASSIMO GHINI CHE FARE IL FIGO NON GLI RIESCE

Col tempo Massimo Ghini s'è convinto di essere figo. Pazienza, capita anche nelle migliori famiglie di perdere di vista la realtà. È come accendere un mutuo senza avere la possibilità di pagarlo. Lo si è visto anche ieri notte al debutto di «Delitti rock», dove il nostro s'è impegnato con una certa dovizia per teatralizzare un programma che non andava troppo sceneggiato. Ricco com'era di buoni contributi giornalistici e bisognoso di rigore, più che di recitazione sopra le righe. E dire che si partiva con un vecchio classico: l'assassinio di John Lennon. Mica ciufoli. Muovendosi in scena come in un Macbeth de noantri, Ghini ha fatto abbondante sfoggio di improprio romanesco (d'altra parte, «recitava» con quell'inflessione anche quando interpretava la fiction su Enrico Mattei...), di errori non tagliati in fase di post-produzione («I coniugi Lemmon»), di un po' di esagitata prosopopea. Non si capisce se il tentativo degli autori fosse quello di raggiungere e superare a destra le atmosfere alla Lucarelli, maestro del genere, oppure se a Massimo sia stata data totale mano libera sull'interpretazione. E in questo caso, si spiegano molte cose. Pare che il programma orginariamente dovesse essere condotto da Giorgio Faletti.
Ecco, forse era il caso di insistere per convincerlo.

STEFANIA BIVONE * MISS ITALIA 2011: REQUIEM PER UN CONCORSO DI BELLEZZA

La calabrese Stefania Bivone, Miss Italia 2011, non piange ma è giustamente emozionata e non spiccica una parola di italiano. Come il figo di una qualunque boy band in tournée da noi. Manca soltanto che aggiunga: «Amare tanto vostro Paese, mangiare pizza, spaghetti, suonare chitarra e mandolino». Parlando all'infinito, come i Sioux. Il suo sogno è cantare e vuole raggiungerlo con la scorciatoia del concorso di bellezza più vecchio (come impianto) del mondo. La cui nume tutelare, Patrizia Mirigliani, resta aggrappata all'idea proprietaria di un ex evento che ha fatto il suo tempo. Sciura Patrizia, la Gattoparda, si è innamorata dell'idea di poter continuare a gestire il noiosissimo prodotto come se nulla attorno fosse cambiato. E lo difende con grinta degna di miglior causa. Il povero Fabrizio Frizzi si assume le responsabilità della mappazza soporifera, guardandosi bene dall'ipotecare ancora il futuro, ma lo fa per generosità e senso di responsabilità. Le colpe non sono sue. Le ragazze sembrano vive, quasi tutte con la loro pesante inflessione dialettale, ma «Miss Italia» è morta già da anni. Facciamocene una ragione e diamole degna sepoltura.

P.S.
Ma chi fa la tinta a Giorgio Pasotti?

lunedì 19 settembre 2011

BRUNO VESPA * DO I VOTI A (QUASI) TUTTI I MIEI COLLEGHI

«Io sono un angelo, sa? Sarò assunto in cielo con tutti i vestiti. Mi dovranno trattenere per le scarpe». Occhi spalancati e sorriso sornione, prima di smaterializzarsi in una nuvola di zolfo (e in attesa di riprendere di fatto il 20 settembre la nuova edizione di «Porta a porta»), Bruno Vespa fa giusto in tempo a rilasciare quest’intervista.

Vespa, quest’anno fra le novità dell’approfondimento giornalistico in tv c’è «In onda» con Luca Telese su La7, dove Nicola Porro prenderà il posto di Luisella Costamagna. Che però funzionava. Che cosa ne pensa?
«Vero, ma hanno fatto benissimo. La7 ultimamente scivolava un po’ troppo a sinistra, ed essendo una rete in crescita, ha bisogno di ampliare il pubblico, ricollocarsi. Se fa trasmissioni più equilibrate, ha solo da guadagnare».
Alessio Vinci di «Matrix». Quali differenze ci sono tra voi?
«Lo stimo, è un gentiluomo. La differenza però è totale, generazionale e di formazione. Lui viene da un giornalismo anglosassone, io da uno mediterraneo. Lui da news molto strette; io ho avuto la fortuna di partire dall’elenco degli spettacoli al Tempo de L’Aquila, per arrivare a “Porta a porta”. Ho fatto veramente tutto e ho un’esperienza più larga».
Come numeri, nei vostri scontri chi vince?
«Beh, larghissimamente io. Vado a memoria su quest’anno: 62 a 15 o a 13, contando due-tre pareggi».
Milana Gabanelli col suo «Report» e l’infinito problema della tutela legale.
«Credo che abbiano risolto nella formula più corretta: quando c’è dolo o colpa grave paga l’azienda e si rivale sul collaboratore. Vale anche per noi, per tutti».
Santoro che fine farà?
«Sarà sempre in prima linea. Anche se ora inventa questa formula multimediale, non ha mai smesso di essere il trascinatore politico, coluiche serve il popolo. Certi suoi contrasti di fondo con i vecchi Ds, vengono dal fatto che lui faceva loro la lezione da sinistra. Ecco perché D’Alema non lo sopporta: l’ha sempre trattato come il compagno che sbaglia».
Tecnicamente, molto bravo.
«È un signor professionista, anche se l’ho sempre considerato oggettivamente, serenamente, amichevolmente incompatibile con il servizio pubblico».
La attacca spesso…
«Le cose ce le diciamo con franchezza. Lo scorso anno quando Berlusconi fece la sciocchezza di far sospendere i talk show per un mese, e noi fummo ospiti della stampa estera, chiesi: ditemi in quali vostri Paesi, nel servizio pubblico, c’è un programma come “Annozero”. Tutti zitti e muti».
Enrico Mentana a La7 ha fatto il botto.
«Meritato. Gli ho detto, e ha riconosciuto, di avere avuto l’intuizione giusta in un momento straordinariamente favorevole. Ha la fortuna di non dover fare un tg generalista. Al Tg1 non potrebbe mai mansare in onda quel tg, ma uno decisamente più noioso».
«L’infedele» Gad Lerner è anche fazioso?
«Beh, non mi pare che sia l’esempio luminoso da seguire citato in commissione di vigilanza: dovete fare come Lerner! Ha altre virtù, ma uno non spegne il televisore dicendo: oddìo, non ho capito Lerner come la pensava, stasera…».
Lei è accusato invece di essere troppo contiguo al potere, ecumenico…
«Equivicino».
Se preferisce…
«Mannò… E poi che cos’è il potere? La storia insegna: tutti gli intellettuali italiani più compromessi con il fascismo, il 26 luglio hanno cambiato opinione. Qual è il potere? Quello che c’è, o quello che ci sarà? Io sono le stesso da sempre, chiavi in mano. Con tutti i difetti e forse qualche pregio».
Troppo accomodante?
«Nessuno mi ha mai potuto dire: “Perché non hai fatto la domanda che avrebbe fatto il Corriere della sera, La Stampa o Repubblica?”, anche perché poi questi quando vanno a intervistare i potenti, non è che facciano cose stravolgenti... Colloqui di Berlusconi con Repubblica non mi pare abbiano seminato molto sangue. Io fui il primo a domandargli del conflitto d’interessi, nel ’94, dopo le elezioni, nella sua casa a via Dell’Anima».
E se Giuliano Ferrara tornasse in tv?
«Ma come se tornasse? È tornato, fa i suoi cinque minuti. Giuliano è un campione assoluto, l’uomo più colto. L’uomo…»
Se tornasse davvero. Non fa più parlare come prima…
«Probabilmente sì, non c’è dubbio. Però fa una trasmissione quotidiana. Non puoi fare clamore tutti i giorni».
Gianluigi Nuzzi e (pare) Filippo Facci, su La 7 con «Omissis».
«Bravi. Ma bisogna vedere come sarà il programma. Puoi essere una gran firma e non saper fare tv, o viceversa. Né Biagi né Montanelli hanno dato il meglio in video».
Giovanni Floris a «Ballarò». Il primo della classe?
«Fa una trasmissione a mio avviso non equilibratissima, ma importante. Avrà più spazio, giocoforza, grazie all’assenza di Santoro».
L’approfondimento si spegne praticamente per quattro mesi, d’estate. Ma non le notizie. Accetterebbe che qualcuno facesse un «Porta a porta estate» al posto suo?
«Come, col mio stesso marchio?».
Sì.
«Ma che fa, bestemmia? Nessuno vieta che lo facciano, ma chiamandolo con un altro nome. “Porta a porta” mi appartiene».
Antonello Piroso, poverino, era su La7, lavorava bene. Arrivato Mentana, è stato spazzato via...
«Ma hanno triplicato l’ascolto… C’est la vie. Faccia altre cose».
E Antonio Ricci?
«Pensavo parlassimo di colleghi, invece cambiamo campo».
Mica tanto. In fondo Ricci fa una sorta di contro tg…
«Ricci è il dominus della nostra tv. Più di così... Fa quello che vuole, come vuole, quando vuole. Ha il successo che si è guadagnato, che gli puoi dire?».
A «Striscia» spopola Gianpaolo Fabrizio, il suo sosia: «Bruneo» Vespa…
«Mi è simpatico. Un giorno l’ho incontrato, in aereo, e si è presentato. Non l’avevo riconosciuto: senza nei, senza trucco, sembra un signore qualunque. È stato carino, ha voluto farsi la foto ricordo con me».


(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

BELEN RODRIGUEZ * NON POTEVA NON FINIRE A «ITALIA'S GOT TALENT»

Non poteva andare a finire diversamente: Belen Rodriguez, la donna del momento, e «Italia’s Got Talent», l’ultima macchina da guerra uscita dall’officina televisiva di Maria De Filippi, non potevano non intrecciare i propri destini. E «Sorrisi» è già in grado di mostrarvi i primi frutti del lavoro sul palco della showgirl argentina, inserita nel cast del programma, in onda su Canale 5 dall’inverno prossimo. Complice l’uscita di scena di Geppi Cucciari, impegnata su La7 col suo quotidiano «G’Day», all’altro conduttore, Simone Annichiarico, viene affiancata la sensuale Belen. Invariata, invece, la composizione del tavolo dei giudici, dove oltre alla stessa De Filippi figurano anche Gerry Scotti e il discografico Rudy Zerbi. «Italia’s Got Talent» è tratto dal format inglese «Britain’s Got Talent» ed è prodotto da «Fascino», società che fa capo a Maurizio Costanzo e alla padrona di casa di «Amici» e «Uomini e donne». La prima edizione è stata vinta dalla cantante lirica Carmen Masola, e la seconda dal pittore Fabrizio vendramin. Belen Rodriguez, intanto, scalda i motori co-conducendo l’undicesima edizione di «Colorado» su Italia 1, insieme con Paolo Ruffini.


(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

domenica 18 settembre 2011

RUMORS * GLI UFFICI STAMPA E IL VENTO CHE CAMBIA

C'è un ufficio stampa milanese molto influente che ha iniziato a perdere colpi a causa del vento politico che sta cambiando. Le commesse calano in modo preoccupante, e anche chi lavora all'interno non nasconde un po' di ansia per il proprio futuro. Tutto in questo Paese è sempre fortemente condizionato dalla politica. Ma quando si lavora in settori che di fatto vendono un prodotto intangibile (vendono il niente o un buon packaging del medesimo), i problemi diventano maggiori al mutare degli equilibri e delle bandiere. Da sempre la Rai con i repentini riposizionamenti dei suoi uomini, per esempio, è la migliore carta di tornasole per capire quando qualcosa sta cambiando sotto il sole della politica.

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