domenica 15 febbraio 2015

IL VOLO TRIONFA NEL SANREMO DI CARLO CONTI, NUOVO ANDREOTTI DELLA TV

Mentre Carlo Conti, straordinaria macchina da guerra televisiva, dopo questo strategico Sanremo si avvia a diventare non tanto il nuovo Pippo Baudo ma l'Andreotti della televisione italiana, si registra la prevedibile vittoria dei tre tenorini de Il Volo.
Ieri vestiti da gran sera, e in questa foto nudi come mamma li ha fatti. Uno sembra anche un po' barzotto (giustamente) per questo trionfo al Festival, a fronte di una canzone scritta col bilancino non tanto per l'Italia ma per il mercato internazionale, che adora immaginarci come tanti piccoli Pavarotti da mattina a sera. Tutti lì a cantare «Nessun dorma» mentre facciamo colazione con le Macine del Mulino Bianco. 

Meritato secondo posto per Nek, con un pezzo dal gran tiro, godibilmente arrangiato, e terzo piazzamento per la canzone che (in un mondo perfetto) avrebbe dovuto vincere: «Silenzi per cena» di Malika Ayane. Ma siamo pur sempre a Sanremo, e non si può avere tutto dalla vita.
Fra un più che onesto Marco Masini (quasi ai livelli di un tempo) e una convincente Chiara Galiazzo (che scopiazza però da Pupo), spiace per Annalisa, preparata e con una canzone che uscirà di più sulla lunghezza, e per Lorenzo Fragola, che ha impiegato una settimana a carburare ma nell'ultima serata ha restitutito una grintosa versione del suo brano. Persino Bianca Atzei meritava di più (ma la canzone si rifarà, ne sono certo). Peccato per il brano un po' piatto di Nini Zilli, però lei è talmente gnocca che la perdoneresti anche se intonasse le Pagine gialle.

Non sono mancate le punte di trash, come l'imbarazzante letterina finale al conduttore «scritta» dalle tre vallettte (Arisa, Emma e Rocío Muñoz Morales), voluta dagli autori con l'intento di provocare in loro la lacrimuccia di fine Festival, e le performance incolori di tanti comici. Si sono salvati Luca e Paolo con la loro cinica Rip parade dei morti di spettacolo a uso dei media. E a me hanno divertito persino le scematine dei Boiler. Su tutti, ovviamente, ma non tutte le sere, spiccava Rocco Tanica.
In ogni modo: non ci sono stati picchi, ma gli ingredienti, e gli ospiti, c'erano tutti. Tanti, anzi parecchi. Per dirla con Jannacci. Una formula studiata col bilancino dal buon Carletto per portare a casa numeri Auditel. Che sono piovuti copiosamente. 
Morale: Carlo Conti, che è già  da anni la colonna di Raiuno, prima ha impiegato una vita per arrivare a un Sanremo che avrebbe dovuto condurre già da molto molto tempo. E ora rischia di non lasciarlo (con rare pause) per i prossimi vent'anni. Segnatevi questa profezia. 


mercoledì 11 febbraio 2015

SANREMO 2015 * CARLO CONTI SI BAUDIZZA E IL FESTIVAL PARTE COL PIEDE GIUSTO

L’aveva detto, e l’ha fatto. Il toscano Carlo Conti, efficace, abbronzato e classico volto di Raiuno, si è «pippobaudizzato» a dovere, e ha confezionato una prima serata sanremese pulita e veloce. E anche l’Auditel ha risposto all’appello: 11 milioni 767 mila spettatori con il 49,3% share. Metà della platea televisiva ieri sera era sintonizzata sul Festival, che si è attestato sui buoni ascolti del Fabio Fazio prima edizione.
Certo, allo spettacolo mancavano le piccole trovate di contorno tipicamente baudiane (polemiche incrociate, gente che minaccia di lanciarsi dalle balconate, varie ed eventuali), ma in questo segmento Pippo Baudo è leader indiscusso, e la cifra del buon Conti del resto non è questa. Lavora a testa bassa con serenità e mestiere. Tra il medico scampato all'ebola, e il quadretto kitsch della famiglia più numerosa d'Italia. Alla quale Mike avrebbe senz'altro obiettato: «Ecco amici, sono la famiglia più numerosa d'Italia e pagano un solo canone!».

Misurate, emozionate il giusto e molto legate al testo scritto anche Emma, Arisa e la vaporosa Rocio Munoz Morales. Fra l’altro Emma e Arisa (Emma in particolare) hanno proposto una cover da brividi de «Il carrozzone» di Renato Zero. Un grande pezzo che da sempre mi commuove e che ha spaccato anche ieri sera, come direbbero i pischelli.
Infelice invece lo scivolone del poco divertente Alessandro Siani (bei tempi quando a Sanremo c’era il Beppe Grillo non ancora politicante che faceva crollare il teatro dalle risate), che dopo aver preso in giro malamente un ragazzino sovrappeso, per rimediare ha fatto sapere tramite Conti di devolvere in beneficenza il cachet della serata.

I quadri in musica del maiuscolo Tiziano Ferro (uno che ha scritto cose che resteranno) si sono contrapposti alla «Nostalgia canaglia» squisitamente pop di Al Bano e Romina Power. L’eterna coppia, un po’ segnata dal tempo, ancora insieme su quel palco, come tanti anni fa. Si può fare tutta l’ironia che si vuole, ma è una fetta di storia della canzone di questo Paese. E «Felicità» ha venduto milioni di copie in ogni angolo del mondo, quindi le chiacchiere valgono davvero poco.

Tra i pezzi in gara, buona la prova di Malika Ayane, piuttosto convincente e con un grande tiro il brano di Nek; piacevole e destinato a uscire sulla lunghezza Alex Britti. All’appassionata poesia di Grazia di Michele e Mauro Coruzzi deplatinettizzato si contrapponevano un Gianluca Grignani incolore, una Chiara che ha finalmente trovato il pezzo buono (o comunque più che onesto, anche se non ricordo il richiamo del ritornello) dopo tante false partenze, e altre prove che andrebbero messe più a fuoco, come quella di Nesli, Annalisa, i Dear Jack e Lara Fabian.

Stasera si continua con Bianca Atzei, Biggio e Mandelli (i Soliti idioti), Lorenzo Fragola, Irene Grandi, Il Volo, Marco Masini, Moreno, Anna Tatangelo e Raf. Ma il Festival è partito con il piede giusto.

martedì 10 febbraio 2015

SANREMO GOSSIP & RUMORS * ARISA AGITATA, LA BRONCHITE DI RAF E UN BRITTI LITIGIOSO

Pare ci sia un po’ di maretta a Sanremo alla vigilia della partenza della prima serata del Festival griffato Carlo Conti, con Arisa, Emma e la sensuale Rocio Munoz Moralez.
I gossip dalla riviera vogliono un’Arisa piuttosto inquieta e nervosa (forse a causa della comprensibile agitazione da pre-debutto nell’inedito ruolo di conduttrice), tanto da aver impedito al fidanzato, il manager Lorenzo Zambelli, di entrare nella sua auto ieri sera. Ne avrebbe fatto le spese anche la giovane addetta stampa, apostrofata con un «Tra noi non c’è feeling». Che non si capisce se fosse riferito al fidanzato o all’addetta stampa. Ma in questi casi vai a sapere...
E mentre si segnala un Raf piuttosto preoccupato a causa di una mezza bronchite che lo infastidirebbe da alcuni giorni, minandone seriamente la voce, pare che una divergenza di vedute molto marcata (eufemismo) si sia consumata ieri notte fra Alex Britti e il suo manager Angelo Di Martino.

venerdì 6 febbraio 2015

AMICA CHIPS VS CATHERINE SPAAK: «NON FECE LO SPOT PER NON LAVORARE CON ROCCO»

Non c'è pace per Catherine Spaak.
L'ex attrice, che ha abbandonato per cause ancora non del tutto chiare l'Isola dei famosi durante la prima puntata, fra le pesanti critiche degli opinionisti in studio, ovvero Alfonso Signorini e Mara Venier, poco convinti della versione da lei fornita, ora si ritrova attaccata anche da Amica Chips, l'azienda che l'avrebbe voluta per uno dei suoi celebrati spot accanto a Rocco Siffredi e Ornella Muti

Durante l'Isola, per giustificare il suo no a quel promo, la Spaak ha detto: «Mi hanno proposto non molto tempo fa una pubblicità in cui c'era il signor Siffredi, e io l'ho rifiutata perché si trattava di una pubblicità di patatine».

Com'è noto, l'unica azienda di patatine con cui lavora il re del porno made in Italy è Amica Chips, che si è sentita subito chiamata in causa. 

E ora affida la sua replica a Laura Moratti, responsabile marketing dell'azienda: «All'epoca, circa un anno fa» dice la manager «Amica Chips aveva incaricato l'agenzia M&CSaatchi di produrre uno spot pubblicitario per il nostro prodotto. Tra i testimonial contattati c'era anche la Signora Catherine Spaak, la quale declinò la proposta, non perché si trattasse di patatine, come se fosse un prodotto vile, ma perché non voleva accostare la sua immagine a quella di Rocco Siffredi. Notiamo che un anno dopo, per l'Isola dei Famosi, questo scrupolo le è venuto meno.
La Signora Ornella Muti, diversamente, ha trovato divertente la nostra pubblicità e ha accettato di diventarne testimonial.
Naturalmente, allora abbiamo ritenuto del tutto legittima la scelta della Signora Catherine Spaak; quello che non ci è sembrato giusto è che oggi abbia voluto, in un contesto televisivo, intervenire sui suoi rapporti con Rocco Siffredi, denigrando il nostro prodotto. Per questa ragione, ci è sembrato giusto dare la nostra versione dei fatti»
.

martedì 3 febbraio 2015

ROCCO C'È, L'ISOLA UN PO' MENO, ASSENTI I FAMOSI

Premetto: sono sempre stato un fan del trash sublime dell'Isola dei famosi. Quando il cast era composto da veri ex famosi, e quando Simona Ventura (che avrà tutte le antipatie del caso, quando ci si mette, ma bisogna dargliene atto) riusciva a mettere sale e pepe nella minestra.
L'isola che è partita (di fatto) ieri sera su Canale 5, stento a riconoscerla. 
Tutto ruota attorno a Rocco Siffredi e al milione di facili doppi sensi legati a lui e al suo membro (Alessia Marcuzzi stessa gliene ha lanciati almeno due-tre stanchi, da copione, e uno non l'ha colto manco l'interessato), e il resto della ciurma è composto quasi soltanto da semi-sconosciuti. Se si eccettuano Valerio Scanu, Patrizio Oliva e la già autoeliminatasi Catherine Spaak.

C'è una pattuglia di gnocche poppute pronte a svestirsi, figlie del gossip e della voglia di visibilità, e di bellocci che quanto a notorietà fanno invidia al milite ignoto. Alcuni della banda non sanno manco articolare suoni (ecco perché la prima puntata, quella della tempesta tropicale, è saltata dopo mezz'ora: avrebbero fatto un talk-show di scene mute. Troppo da gestire per chiunque, figurarsi per la bella Alessia), e Cecilia Rodriguez viene spedita nuda alla meta su Playa Desnuda, la spiaggetta accanto, insieme col modello Brice Martinet. Segue impegnativa simulazione della sorella di Belen che per ben due volte tenta di convincere il pubblico di non sapere assolutamente che l'avrebbero messa lì. E casca dalle nuvole, perbacco. Massì, tanto noi le beviamo sempre tutte...

C'è un armamentario sexy da pronto intervento, ci sono due commentatori decisi a spadroneggiare, in studio, come Alfonso Signorini e Mara Venier, ma manca, al momento, l'Isola vera e la voglia di farla.
Ascolto medio, e buono lo share della seconda, noiosa puntata, anche perché l'hanno tirata avanti sino all'una di notte. Il solito trucchetto per drogare le percentuali. 
Messa così, come sembra ora, l'unica domanda che rimane sulla sabbia è: riuscirà il pisello di Rocco, l'attore hard che più della Ferrari è marchio di fabbrica del Paese, a reggere da solo (con l'aiuto delle comprimarie) tutta questa edizione del reality? 
Se la risposta è sì, saranno soldi ben spesi.

giovedì 29 gennaio 2015

CHI VUOLE GIANCARLO MAGALLI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

Mentre Matteo Renzi insiste sull'ex democristiano Sergio Mattarella e Matteo Salvini spinge per Vittorio Feltri (sarà una boutade), alle porte del sole, ai confini del mare, ma anche sulla soglia del Quirinale spunta un'insidiosa domanda.
Nella botte piccola, oltre al buon vino, può stare anche la più alta carica dello Stato? Il Paese se lo domanda, visto che Giancarlo Magalli, 67 anni, stimato conduttore tv, è finito tra i papabili per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. 
Il suo nome, spuntato da un sondaggio on-line del Fatto quotidiano, è rimbalzato subito sul web con consensi che non si ricordavano dai tempi di Sandro Pertini. Tanto che oggi, 29 gennaio (giorno della prima conta dei voti, quando solitamente nell'urna finiscono i nomi più strani: l'ultima volta Laura Boldrini fu costretta a leggere anche quello di Rocco Siffredi), davanti al Quirinale si terrà un flash mob di fan muniti di maschere magalliane. L’interessato, che la chiama «Insurrezione sorridente», non si tira però indietro: «Perché sarebbe come prendere in giro le migliaia di persone che hanno sostenuto questa pazza idea». In bocca al lupo. Intanto, si guardi da un movimento concorrente, quello di Situazionismo e Libertà di Fulvio Abbate, che sostiene «Drupi, la forza serena». 
Come dargli torto? 

lunedì 26 gennaio 2015

«L'ISOLA DEI FAMOSI» * CRITICHE ALLA MARCUZZI PER IL DEBUTTO RINVIATO PER TEMPESTA

Mentre su Twitter si scatenavano i doppi sensi su Rocco Siffredi e la coincidenza di una Natura al contempo matrigna e benigna, un'annichilita Alessia Marcuzzi, invece di querelare il parrucchiere per quell'improbabile biondo platino, ha gettato la spugna chiudendo dopo appena mezz'ora la prima puntata de «L'isola dei famosi» 2015.
Sull'Honduras si stava scatenando una tempesta, e lei non ha saputo/voluto far fronte all'emergenza: giusto la presentazione del cast e due chiacchiere con gli opinionisti Alfonso Signorini (che ha già cazziato Catherine Spaak per aver annunciato di voler tornare subito a casa) e Mara venier, poi la Pinella ha chiuso le danze, rinviando lo sbarco dei concorrenti alla prossima settimana. Fra mare agitato e l'incolore (in tutti i sensi) inviato Alvin inzuppato con tela cerata versione Tonno insuperabile.
Molti hanno gridato allo scandalo: Simona Ventura (ah, già... L'eterno fantasma di Simona Ventura) non avrebbe mai chiuso così una puntata, sarebbe andata stoicamente avanti sino alla fine, hanno detto in molti. Gridando alla scarsa professionalità della rete che ha rilevato il reality da Raidue. «Mancava un piano B per un evento del genere, non del tutto imprevedibile», ha detto qualcuno.
Vero. Ma quale avrebbe potuto essere? Storicamente, la prima puntata dell'Isola dei famosi non è altro che il lancio dei concorrenti dall'elicottero nello specchio di mare prospiciente la spiaggia, e la prima presa di possesso della location.
Avrebbe avuto davvero senso imbastire tre ore di talk-show sul niente (perché di questo si sarebbe trattato, o poco più) con i naufraghi chiusi nel loro hotel? Secondo me no. Credo che la scelta (anche coraggiosa, perché molti soldi in pubblicità non goduta andranno restituiti) sia stata giusta. Non so se obbligata dalla scarsa capacità della Marcuzzi di gestire la situazione. Ma di certo corretta nei confronti dello spettatore. Che avrà tempo per rifarsi la prossima settimana.

L'ASTA TELESCOPICA PER SELFIE * IL BASTONE DELLA GIOVINEZZA

E poi c'è questo fenomeno dell'ossessivo dilagare, a Milano, della perversa moda di vendere le aste telescopiche per farsi i selfie con lo smartphone, iPhone o Samsung che sia. Così nella foto ci stanno tutti, se sei bravo puoi fotografarti anche il lato B, e il faccione (parlo di quello sul lato A) da lontano si rimpicciolisce. Ogni vuccumprà ne ostenta una o più d'una, multicolore. Asta la victoria, siempre! vien da dire. Ovunque tu vada, non parliamo di Piazza Duomo, ne trovi a milioni. Finisce che poi ti vengono in mente anche utilizzi alternativi. 
Siamo passati dai nonni che immaginavano i loro nipoti come «Bastone della vecchiaia», a nipoti che fra non molto picchieranno i nonni con il Bastone della loro giovinezza.

sabato 24 gennaio 2015

RAFFAELLA CARRA' * UN FLOP «FORTE FORTE FORTE»

Poco più di 3 milioni di spettatori, con uno share del 13,67%, e due punti in meno della scorsa settimana. Prosegue il tracollo di «Forte forte forte», il nuovo talent-show di Raiuno confezionato da Raffaella Carrà e Sergio Japino.
Già la prima puntata è stata uno zoppo calderone senz'anima. Tanto da farmi domandare, più volte: come può un monumento della tv come Raffaella Carrà, una donna moderna (di testa), in teoria una profonda conoscitrice del mezzo, cadere in un errore così marchiano, evidente?
Al di là delle pecche di regia, il difetto maggiore di «Forte forte forte» sta proprio nel manico: la presenza di talenti senza (troppo) talento sbattuti su un palco come in una serata parrocchiale, da premio sfigato di provincia. Certo, in un meraviglioso studio, nello splendore di Raiuno, con il packaging di uno dei tanti, troppi talent-show in voga. Ma quella che Raffa considerava la forza del programma (cioè la ricerca di un grande artista completo, di un Fiorello 2.0, che sapesse cantare, ballare e intrattenere) si è rivelata la sua drammatica debolezza. Perché se un talent di canzoni acchiappa l'audience, se non per i concorrenti almeno per i pezzi proposti, la performance senza né carne né pesce di un perfetto sconosciuto fa mettere mano al telecomando con la stessa velocità con cui Terminator estrae la pistola.
Come è possibile che nessuno si sia accorto di tutto questo?
Per non parlare della scombiccherata giuria, debole soprattutto sul fronte maschile: da un imbolsito Joaquin Cortes (puntualmente contraddetto da Raffa, con effetti comici) all'inutile, fastidiosa presenza di tale Philipp Plein, designer e stilista tedesco i cui contributi tecnici di valutazione non vanno oltre il: «Prosìma folta ti fòlio fedére con altro outfit: questo brutto è. Capisce?». Roba che al confronto Asia Argento (l'unica che si comporta bene) è Simon Cowell in persona.
E poi l'aspetto autocelebrativo: Raffa che presenta la concorrente che la imita, Raffa che tiene sempre banco e di fatto conduce (altroché il povero Ivan Olita), Raffa unica ad avere l'opzione «Fortissimo», che le consente di far vincere chi vuole. Perché sì, sennò vi buco pallone.
Sino all'incredibile pastrocchio finale di ieri sera: per arrivare a individuare i 14 talenti pronti a sfidarsi nelle successive fasi della gara, Raffa li ha schierati tutti e girava tra loro come la Nera Signora, sfiorandoli con il tocco della morte. Chi veniva toccato era segato per sempre e usciva dallo studio fra tremende afflizioni. Gli altri potevano restare. Il tutto mentre in sottofondo andava una plumbea nenia simil-clericale intitolata «Ce la farò». La veglia funebre. Un'immagine tremenda e negativa per la stessa Carrà, donatrice di vita e morte: chi gliel'ha consigliata (spero non sia un'idea sua) sarebbe da deportare a Guantanamo.
Perché Raffaella ha lasciato «The Voice of Italy» scegliendo questo talent per distruggere (o quantomeno appannare) il suo mito?
Intanto l'esclusa, Lorella Cuccarini, anche ieri sera, dopo il trenino di «Disco samba», ballava «La notte vola» sul tavolo della sua Scavolini. Mentre fuori esplodeva una salva di fuochi artificiali.

venerdì 16 gennaio 2015

GRETA E VANESSA * E SE LA PROSSIMA VOLTA RESTASTE A CASA VOSTRA?

Sì, lo ammetto, sono uno stronzo. Sono uno di quegli italiani aridi che preferiva che due sue giovani e inesperte connazionali (in altre sedi dette pischelle) se ne stessero a casa loro anziché andare a rischiare la pelle inutilmente in Siria ammantando il tutto con ideali umanitari. Che cosa volete farci, noi gretti siamo fatti così.
C'è poi quella faccenduola dei 12 milioni di dollari (poco più di dieci milioni di euro, che se ci pensi non sono neanche soldi) pagati per il riscatto. Che cosa ci compri oggi con 10.308.525 euro? Niente. Se ti accontenti e li prendi usati, al massimo 17.180 Ak-47 (per i russi Kalashnikov, perché è giusto far lavorare un po' tutti, a meno che tu non ti accontenti delle sottomarche). E poi, oh, mica sei obbligato a spenderli tutti in fucili e mitragliatori. Puoi destinare un paio di milioni all'addestramento di un po' di amici terroristi islamici, per esempio. Tirarli su come corpi speciali. Metti il caso che una mattina ti venga voglia di fare un massacro in una redazione parigina, non ti trovi neanche spiazzato. Diamoci delle priorità.
Perché sarò anche stronzo, ma mi piace l'idea che l'Italia possa essere il bancomat dell'Islam moderato. In fin dei conti qualcosa di utile lo vorremo pur fare, ogni tanto...
Dai, che poi si scende tutti in piazza urlando ‪#‎JeSuisCharlie‬, e siamo contenti come delle pasque!
Dà retta a un pirla, anche un po' demagogo.

martedì 13 gennaio 2015

PLINIO FERNANDO * MARIANGELA FANTOZZI DAL CINEMA ALLE TERRACOTTE D'AUTORE

Oggi sono contento perché Plinio torna a esporre.
Plinio chi? Dirà qualcuno. Di Plinio, sappiatelo, ce n'è uno solo. Ed Plinio Fernando, 67 anni, nato per caso a Tunisi ma naturalizzato italiano, noto ai più come «Mariangela, la figlia di Fantozzi».
L'attore, che da anni (ed è un mio personalissimo orgoglio averlo annunciato e intervistato per primo) ha praticamente lasciato il cinema e si dedica alla sua nuova passione, ovvero l'arte. La scultura in particolare.
Sabato 17 gennaio, alle 16, al Museo civico archeologico di Anzio, l'artista, insieme con la sorella Laura Fernando (che è creatrice di gioielli e curatrice dell'evento) aprirà con un vernissage la mostra «S-Combinazioni».
Dopo aver realizzato teste in terracotta, ora Plinio si dedica alle «macchine» (una la vedete nella foto)
sempre dello stesso materiale, «elaborate con la passione di chi intende trasmettere un messaggio corale», come hanno detto i critici.
La mostra (nella quale verranno esposti anche lavori di Anna Lucia Di Teodoro, Barbara Recchia e Peter Steinmetz) resterà aperta sino al primo febbraio tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.

domenica 11 gennaio 2015

2014-2015 * UN'ECATOMBE NELLO SPETTACOLO (RESTERANNO SOLO GLI EX DEL «GRANDE FRATELLO»?)

Il 2013 diede un macabro antipasto con Enzo Jannacci e Franca Rame. Il 2014 partì male, con Arnoldo Foà, proseguendo (in rigoroso ordine cronologico) con la mattanza: Claudio Abbado, il regista Carlo Mazzacurati, Philip Seymour Hoffman, Shirley Temple, Roberto "Freak" Antoni, Francesco Di Giacomo del Banco del mutuo soccorso, Harold Ramis («Ghostbusters»), il chitarrista Paco De Lucia, Mickey Rooney, (se si tralascia Gabriel Garcia Marquez perché non strettamente legato allo showbiz, ma figura di caratura internazionale) Bob Hoskins, Eli Wallach, Giorgio Faletti, Yommy Ramone, Robin Williams, Richard Kiel (lo squalo in 007), Lilli Carati, Mango, che ha fatto la morte più classica e (si dice) più ambita da chi si esibisce in pubblico: sul palcoscenico. Peccato non potergli più domandare se sia vero, ma mi permetto di dubitarlo. Il 18 dicembre, in chiusura dell'annus horribilis, ecco anche Virna Lisi.
Sembrava chiuso un doloroso capitolo, e invece anche il 2015 è iniziato sotto i peggiori auspici, con una raffica di cadaveri eccellenti: in pochi giorni il grande Pino Daniele, il regista Francesco Rosi e, oggi, Anita Ekberg, il consunto mito felliniano del bagno nella Fontana di Trevi. Il tutto mentre anche Carlo Delle Piane si sentiva poco bene. Ormai chi lavora davanti e dietro le quinte deve avere un completo scuro sempre pronto nell'armadio per andare a salutare i colleghi.
Ci sarà, alla base di tutto, anche una normale questione biologico/anagrafica, non lo nego, ma è evidente ormai che siamo di fronte all'ecatombe dei lavoratori dello spettacolo internazionale. Lavorando per Tv sorrisi e canzoni, inizio anche a preoccuparmi per il mio posto. Questo stesso blog si chiama in modo ammiccante «Lo spettacolo deve continuare», ma fra non molto mancheranno le condizioni oggettive per farlo.
Quel che fa riflettere - al di là degli aspetti grotteschi - è che, stante la situazione attuale, i grandi artisti non vengono più rimpiazzati, se non da fenomeni da talent-show che in genere spariscono nell'arco di manco una stagione.
Fateci caso: quest'anno manco Paolo Villaggio, che per anni ha ribadito che sarebbe morto la notte del 31 dicembre successivo, si è lasciato andare al triste accenno. Forse perché il rischio si correva davvero. Ormai chi calca un palcoscenico, lavora in tv o su un set, deve sfogliare i copioni con una mano sola. Se resteranno solo gli ex del «Grande Fratello» o di «Amici», ditelo subito, che ci prepariamo al peggio.

venerdì 9 gennaio 2015

IL BLITZ A PARIGI * E SE CI FOSSE STATA UN'INVIATA DI BARBARA D'URSO?

Pensa se ci fosse stata un'inviata del «Pomeriggio 5» di Barbara D'Urso a Parigi, sul luogo del blitz delle teste di cuoio francesi:
«Allora, voi teroristi islamici (ma un nome meno complicato, no?), metteteve de qua... E sparate ar cenno mio. Voi ostaggi terorizzati là sul fondo. Vediamo de fa' un po' de faccine spaventate davèro, che qui nun stàmo a scherzà! Poi io esco, che nun ve posso di' tutto... Quanno entrano quell'artri, come se chiamèno, 'e teste de cuoio, ce sarà fumo. Urlate, ma senza esaggerà, che poi a casa nun me se sente e stàmo a fa la tv der pomeriggio, nun bisogna allarmà troppo la gggènte. Sì vve libbérano, un zaluto veloce co' la manina a Barbara uscendo da la porta principale. Si mme restate pe' tèra morti, metteteve ordinati che quanno entro nun vojo trovà casino né sangue, che me se 'nsozzano 'e scarpe de Prada. Er primo ferito che parla càa Rai, moo magno».

giovedì 8 gennaio 2015

L'ITALIA CONTRO IL TERRORISMO ISLAMICO: UN MARIO SECHI IN OGNI REDAZIONE

Anche l'Italia corre ai ripari e studia drastiche contromisure. Dopo i tragici fatti di Parigi, che hanno colpito così duramente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo minacciando a livello mondiale la libertà di stampa, il Governo Renzi - d'intesa con l'Ordine dei giornalisti - non sta certo a guardare.
Il progetto è quello di piazzare, entro il prossimo mese, all'interno di ogni redazione dello Stivale, il noto collega Mario Sechi (nella foto), già direttore de Il Tempo e de L'Unione sarda. La sola presenza di Sechi, secondo i servizi segreti, gli esperti in materia di guerriglia, e lo stesso Diego Dalla Palma, sarebbe un forte deterrente contro qualsiasi atto di terrorismo. Generico o islamico che sia. Una volta introdottisi all'interno di qualunque redazione con l'obiettivo di devastarla, i criminali si troverebbero faccia a faccia con il Sechi, e non potrebbero fare altro che fuggire subito terrorizzati.
Secondo Nichi Vendola di Sel si tratterebbe di una misura persino eccessiva, sanzionabile dal Tribunale dei diritti dell'uomo. Favorevole invece il Movimento 5 stelle: «Ci troviamo di fatto in un clima di guerra» dicono i grillini «e bisogna dare un segnale forte».
Resta il problema della bi, tri o quadrilocazione di Sechi. Il giornalista, com'è ovvio, non può essere contemporaneamente in tutte le redazioni più a rischio. Si pensa quindi di farlo spostare continuamente in auto per l'Italia, incappucciato (per la sicurezza degli uomini dei Nocs che lo accompagnano) con un calendario apparentemente casuale e ripetitivo. Scartata la proposta di Matteo Salvini di proiettare l'immagine del Sechi attraverso decine di ologrammi. I terroristi potrebbero accorgersi del bluff. «In emergenza» fa sapere il Ministero dell'Interno «ricorreremo ad Alessandro Sallusti».

mercoledì 7 gennaio 2015

PINO DANIELE * DICIAMOCI LA VERITA': NON AMAVA PARTICOLARMENTE NAPOLI

Tra le tante cose dette a proposito e le troppe a sproposito in merito alla morte del grande Pino Daniele, una in particolare mi ha infastidito: questa ostentata, continua, impropria associazione del suo nome a Napoli. Pino (e chi l'ha conosciuto lo sa) icona della napoletanità è una beffa che lui - da morto - non merita. Un'estrema bugia che sarà anche consolatoria o esaltante per qualcuno, ma che non corrispondeva alla realtà.
Il rapporto dell'uomo di «Nero a metà» con Napoli era quantomeno controverso, e uso un eufemismo. Tant'è che il suo buon retiro era in Maremma, fra Magliano e Orbetello, dove viveva, dove aveva aperto un jazz bar e dove verranno portate le sue ceneri una volta cremato. La sua voce, certo, era tutta dagli umori e dalle sfumature partenopee, ma la deriva che aveva preso la città che gli ha dato i natali non gli piaceva. E avendo un caratterino non sempre facile, spesso tutt'altro che facile, non lo nascondeva.
Dopo l'esposizione del suo corpo nella camera ardente (con relative, assurde polemiche collegate), i funerali saranno celebrati oggi alle 12 a Roma nel santuario della Madonna del Divino Amore e alle 19 nella Basilica Reale San Francesco di Paola in piazza del Plebiscito a Napoli, dove ieri notte una folla strabiliante e meravigliosa si è riunita, fiaccole in mano, per cantare «Napule è».
Il doppio rito religioso è stato giustamente voluto dai familiari anche e soprattutto per ringraziare il pubblico partenopeo per l'affetto dimostrato a Pino. Un uomo che però non era il simbolo di Napoli. Meno che mai della classica immagine canzonettara trasmessa dalla città, fatta di canzuncelle e luoghi comuni neomelodici. Semmai di uno che aveva la forza di opporsi a quella immagine. Di contestarla e criticarla.
Non a caso, la sua ultima esibizione è stata durante il capodanno di Raiuno con Flavio Insinna da Courmayeur, non la maxi-adunata coordinata da Gigi D'Alessio da Piazza del Plebiscito, a Napoli. Una differenza marcata sino alla fine.

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