giovedì 25 agosto 2016

TERREMOTO * ECCO CHE COSA PROVAI A L'AQUILA NEL 2009

Subito dopo il terremoto a L'Aquila, nell'aprile del 2009, il mio giornale mi spedì là, a raccontare la tragedia e la macchina dei soccorsi, coordinata dal poco loquace Bertolaso. Il quartier generale della Protezione civile era in una grande caserma non lontana dal centro, che aveva resistito alla prima, fortissima scossa del 6 aprile, oltre 6 di magnitudo. Ero in una palazzina disadorna al piano terra, con alcuni colleghi, in attesa di una veloce conferenza stampa per gli aggiornamenti sul disastro. All'improvviso, se non ricordo male era il primo pomeriggio del 9 aprile, partì la terza, grande scossa, attorno a 5.5 di magnitudo. Non avevo mai provato qualcosa del genere, a parte lievi vibrazioni domestiche di terremoti lontanissimi. La prima sensazione, a pelle, fu di non sentirmi bene. C'era un po' d'ansia, di tensione, credetti a una sorta di capogiro, o di mancamento. Cosa di un istante, ovviamente. Tutto attorno e soprattutto sotto di me stava tremando, come una vecchia lavatrice in centrifuga, senza lasciarmi il tempo di pensare. Lì è paura. Netta. Sudore freddo. Sul muro, vicino al soffitto, si staccò un listone di legno, e croste di calcinacci bianchi del vetusto edificio volavano a terra. Devo uscire al volo. Dov'è la porta? Pensai. Dov'è quella cazzo di porta? Era nella stanza accanto, che si affacciava sulla guardiola all'ingresso della caserma. Corsi fuori in un istante, e mi portai istintivamente con gli altri al centro del cortile, lontano dagli edifici. La terra continuò a tremare per altri 30 secondi, non di più. Ma lì mi sentivo ormai relativamente al sicuro.
Il pensiero successivo, inevitabile, fu alla povera gente sorpresa tre giorni prima da quel mostro a letto, in piena notte. Disarmata, mentre dormiva, magari ai piani alti di una vecchia casa un po' marcia, che non aspettava altro di poter cadere. Io in fondo ero lì di giorno, preparato, in un luogo fortemente sismico. E il minimo che potessi aspettarmi era un'altra scossa di terremoto. Che comunque non auguro a nessuno.
Dopo aver letto questo post, se non prendi il cellulare e non doni almeno 2 euro al 45500 per ciascun sms inviato, secondo me un po' in colpa ti devi sentire.

martedì 23 agosto 2016

I PRIMI SQUALLOR, UNA FOTO IMPERDIBILE PER I FAN

Questa, pur nella sua ruspante qualità (Alfredo Cerruti avrebbe trovato di certo parole meno eleganti, che in questo momento cerco di immaginare) è una foto che farà sbrodolare noi fans irriducibili degli Squallor, la leggendaria formazione trash canzonettara formatasi nel 1969 e attiva discograficamente sino al '94, con titoli uno più evocativo dell'altro. Soprattutto quelli degli album.
Da sinistra, a una festa, ecco Giancarlo Bigazzi, il maestro Totò Savio, Elio Gariboldi, che lasciò il gruppo nel 1974, e il già citato Cerruti, già compagno di Mina e noto anche come voce delle volanti 1 e 2 dell'«Indietro tutta» di Renzo Arbore.

La foto, mostrata nello speciale di Retequattro dedicato a Bigazzi e pescata dall'archivio della vedova Gianna Albini, è rappresentativa sia perché in rete ne circola già soltanto un esemplare troncato, sia perché mostra il ben poco esposto Gariboldi, sparito subito di scena. Al suo posto, nell'immaginario comune, dovrebbe trovarsi un altro grande, Daniele Pace, rimasto sino alla sua morte, nell'85.

Squallor sempre e per sempre (lo dico in modo sfacciatamente partigiano), perché quando sei un po' giù ti chiudi in auto e metti sul cd «'O tiempo se ne va», «Cornutone», «Chi cazz' mo' fa fa», «O ricuttaro 'nnammurato» e un bel po' di altre perle da cantare a squarciagola, il mondo cambia subito faccia. E prospettiva. E colori.

venerdì 19 agosto 2016

DONALD TRUMP NON È ALLA FRUTTA, MA AL LIMONCELLO

Donald Trump è decisamente sotto nei sondaggi e sta iniziando a giocarsi gli ultimi spiccioli: prima ha promesso la riduzione delle tasse per tutti (che è un po' l'entry level della dialettica di qualsiasi cialtrone in politica: prefigurare una corposa riduzione di imposte che non verranno mai ridotte), poi ha invitato i possessori d'armi a usarle contro l'avversaria Hillary Clinton (l'equivalente dei «forconi» evocati da noi, ma in modo più esplicito: roba da arresto); infine, ha cambiato staff per la campagna elettorale (nota: è sempre colpa dello staff, non delle belinate che fai tu), e ora chiede scusa. Donald, non sei alla frutta. Sei come minimo al terzo bicchierino di limoncello. Goditi i tuoi soldi e torna a occuparti dei tuoi capelli, che da soli devono richiedere un grande impegno quotidiano.

martedì 9 agosto 2016

LE «CICCIOTTELLE» D'ITALIA NON SI SCANDALIZZARONO PER LA GOGGI E CONCATO

A me cicciottello lo dicono da una vita, non è un delitto, e purtroppo è anche la verità. Cerco di farmene una ragione.
Visto scritto su un titolo di giornale, in effetti, non sta granché bene, è inelegante, al netto degli umori di un Paese molto facile a scandalizzarsi, a volte anche in modo ipocrita. Non va bene perché le atlete olimpiche di tiro con l'arco a Rio 2016 non avranno portato a casa il titolo ma non meritivano neppure questo appellativo con annesso gratuito riferimento estetico. Visto che oltretutto non erano in Brasile a fare le modelle. Ma sdrammatizzo.
L'italia nel 1979 non si scandalizzò per «Cicciottella», un brano cantato da Loretta Goggi e sigla di «Bis», il programma «Portafortuna della Lotteria Italia».
«Cicciottella è una bambina fatta a forma di bigné», una che «Beve solo malvasia», cantava la showgirl interprete de «L'aria del sabato sera» e «Il mio prossimo amore». Anche Fabio Concato ha dedicato un'ode alle fuori forma, quando nel 1984 intonava il testo di «Rosalina». «Rosalina Rosalina, tu mi piaci grassottina... Ma quando è sera, sera... Ti abbuffi con i bigné».
Era un'Italia diversa, meno politicamente corretta. I bambini che ieri cantavano queste canzoni sono i cicciottelli di oggi. Per non parlare delle transaminasi.


lunedì 8 agosto 2016

PERCHE' IL VECCHIO COMUNISTA NON RICONOSCE LA GRANDEZZA DI MONTANELLI?

Il vecchio comunista standard ha un problema irrisolto: riconoscere la grandezza di Indro Montanelli‬
Se ti fa un elenco di grandi giornalisti ci mette Enzo Biagi‪‬, ci mette Giorgio Bocca, ‪giustamente, magari ci mette anche Eugenio Scalfari (che è un po' il lexotan della carta stampata). Ma guarda caso dimentica Montanelli. Che è stato indiscutibilmente il più grande. Per lucidità, stile, ironia sferzante, forza, schiena dritta. Ma il vecchio comunista standard non ce la fa. Non lo può accettare. Perché Montanelli era fondamentalmente di destra. Ma si riservava di pensare in proprio. I vecchi comunisti si stanno estinguendo, così come le ideologie, rimpiazzate dal marketing politico. Ma è un peccato, ancora oggi, non riconoscere la grandezza di qualcuno.

venerdì 22 luglio 2016

QUANDO LA PREVENZIONE DELL'EMERGENZA DIVENTA ESSA STESSA EMERGENZA

Bottiglietta di plastica rigida, apparentemente indistruttibile, contenente mezzo litro di benzina verde che tenevo d'emergenza, da anni, nel bauletto della Vespa. Si buca nei giorni scorsi senza che me ne accorga e disperde tutto il suo contenuto nel bauletto. Un giubbotto, due paia di guanti e una sacca a vento ripiegabile custoditi all'interno si impregnano irreversibilmente. Da ieri sera ho fatto già quattro lavaggi mettendo nel cestello anche l'aceto, sei chili di capsule di detersivo e Padre Amorth in persona. E, nonostante tutto, il bucato puzza ancora. Io stesso tanfo come un benzinaio polacco a fine turno e in casa si disperdono vomitevoli aromi di prezioso combustibile per autotrazione. Morale: mai predisporre una cosa che ti servirà «in emergenza». Perché potrebbe diventare quella cosa, l'emergenza.

lunedì 18 luglio 2016

«LA QUINCEANERA» * IL SOGNO LATINO TRA «I FATTI VOSTRI» E «CENERENTOLA»


Premetto: ho un debole per Davide Maggio, il blogger che ha avuto l'idea impercettibilmente egocentrica di creare dal niente un sito di tv che porta il suo nome, e che è riuscito con gli anni a renderlo (fra un BOOM! e l'altro e con discrete fonti), spazio informato e credibile. La brandizzazione di se stessi porta inevitabili conseguenze sul piano dell'immagine pubblica. Davide per esempio se ti incontra, prima di salutarti, ti butta lì in modo apparentemente casuale che il suo profilo Facebook e Twitter sono verificati (hanno cioè il baffo blu, come il bollino della banana ciquita), e poi ti domanda, con altrettanta beffarda nonchalanche: "E il tuo?". Ben sapendo che il tuo non l'ha verificato neppure il tipo che fa l'assistenza annuale della caldaia. Per uno così, su, come fai a non provare simpatia?

L'insaziabile Maggio ora ha fatto il salto della quaglia, debuttando con una società di produzione (MediaMai) che ha lanciato ieri sera su Real Time un programma intitolato «La Quinceañera - 15 anni da favola». Deve essere stato terribile per Davide non poter utilizzare il suo nome, ma c'è sempre tempo, e comunque sono accanto al suo ego in questo difficile momento. 

«La Quinceañera» è una sorta di docu-reality sulla festa più ambita dalle quindicenni sudamericane. Sogno e trash. Un po' come il prediciottesimo da noi al Sud. Solo che Maggio e i suoi sono andati a scavare nel ricco bacino dei sudamericani in Italia, dando loro visibilità, per ricreare da noi l'evento. Fra pizzi, lustrini, damigelle, unghie glitterate, parenti litigiosi, balli rituali, location da favola e limousine che t'accompagnano al party. La mia preferita era l'organizzatrice della festa (Quinceañera planner?) con l'apparecchio per i denti, ma questo rientra tra le mie perversioni.
Prima si inquadra la storia familiare, possibilmente carica di una tonnellata di sfighe passate, per poi arrivare al coronamento del sogno della piccina (già più scafata di Ambra ai tempi di Non è la Rai), in procinto di diventare donna. Tormento e riscatto. Tra «I fatti vostri» e «Cenerentola», con spruzzate di «Carramba, che sorpresa!».

55 minuti lordi girati e montati con cura, nel rispetto della grammatica di genere, e che si incastonano bene nell'eccentrico palinsesto di Real Time. E' un programma non propriamente indispensabile, dirà qualcuno. Vero, ma capirai. Sai quanti ce ne sono... E poi i latinos potrebbero riservare sorprese.

sabato 16 luglio 2016

LA MOGLIE DI BONOLIS: «SI', NOLEGGIAMO L'AEREO... ITALIANI, SIATE MENO FRUSTRATI»

In partenza per Formentera, meta abituale delle vacanze estive della famiglia Bonolis, la bella moglie di Paolo, Sonia Bruganelli pubblica su Instagram una foto che ritrae la cabina dell'aereo privato che i nostri hanno noleggiato per il viaggio. C'è anche (a sinistra) Marco Salvati, l'autore che da anni collabora con il conduttore di «Ciao Darwin» e «Avanti un altro!». 
Sui social si scatenano l'invidia di alcuni e le proteste di chi rimarca che lo spettacolo non è bello a vedersi perché c'è gente che fatica ad arrivare a fine mese.  La Bruganelli non tarda a far arrivare la sua risposta, sempre via social. Eccola:

«O mio Dio... Nemmeno se i suoi soldi fossero i vostri... Grazie. ...e comunque l'aereo privato non è nostro. Si può prendere per piccoli spostamenti e noi, avendo molti bimbi, di cui una non proprio velocissima negli spostamenti;-) lo noleggiamo ogni anno. Potendo farlo, perché no??
L'Italia è quel paese dove per essere apprezzato sui social network devi farti una foto dove se la fanno cani e porci (tipo a piazza del Duomo) vestito come un poveraccio; mentre se ti fai una foto in una suite, vestito con abiti di alta sartoria e pieno di gioielli, vieni meno apprezzato e addirittura criticato (pensate voi come stanno inguaiate alcune persone).

Mentre all'estero è tutto il contrario...
A me viene l'angoscia ogni volta che vedo molti personaggi pubblici italiani salire sui palchi in t-shirt e jeans (alcuni salgono addirittura in canotta e pantaloncini): credo che nel mondo dello spettacolo la semplicità non si può vedere né scenicamente e né musicalmente (solo umanamente: e pubblicare una foto in una suite non vuol dire non essere una persona semplice).
Italiani siate più positivi e meno frustrati: la vostra negatività è la rovina della vostra vita e del vostro paese.
In Sud America molti sono poveri ma seguono e ammirano artisti superbi; non aggiungo altro...».

Conosco Paolo da anni e posso affermare con certezza che (anche se nel privato è un po' avaro di parole) è un tipo che conosce il valore dei soldi. Non li spreca, ma rivendica con orgoglio il fatto che se si è pagati (tanto) per fare qualcosa, vuol dire che si vale quella cifra. E non bisogna vergognarsene. Ostentare un po' in fondo non gli dispiace: l'ho visto noleggiare una mega villa in Lazio per le vacanze della famiglia, l'ho visto arrivare con una supercar alla firma di un contratto. Ora carica la nutrita famiglia e gli amici, e invece di farsi Fiumicino-Ibiza con Easy Jet, visto che può noleggia l'aereo. Tra l'altro sulla Isla (che io stesso frequento da anni) mi è capitato di vedere Sonia a Es Pujols mentre rientrava a casa con le buste della spesa. Come qualsiasi casalinga. Non con i portatori d'acqua e gli schiavi circassi. I Bonolis i loro danari li guadagnano e li spendono come vogliono senza vergognarsene.

Meglio così (per come la vedo io) di quei conduttori che guadagnano quattro-cinque volte tanto, hanno il braccino cortissimo, e poi ostentano le loro origini contadine. Guardandosi bene dal mostrare ciò che hanno comprato per paura di farsi criticare dal pubblico. C'è poco da fare: l'ipocrisia in Italia vince sempre.

giovedì 14 luglio 2016

MILANO, «MERCATO METROPOLITANO» * UN TRIONFO, EPPURE HA CHIUSO (PERCHÈ?)

Milano. Per la fortunata serie: I grandi misteri italiani, questo è ciò che resta del «Mercato metropolitano», o «Mercato di Porta Genova»; il più grande successo commerciale dello scorso anno in città: primavera, estate, autunno e parte dell'inverno con un pieno di pubblico e clienti al di là di ogni previsione. 15.000 metri quadrati di spazio espositivo ricavati riadattando in modo molto semplice e ben poco dispendioso un vecchio capannone affittato dalle ferrovie e il grande cortile adiacente, dove sino all'anno precedente si teneva il mercatino di Sinigaglia. 
Il tutto per vendere cibo di strada, pane, birra, vino, pesce, carni, piatti della tradizione regionale. Tutto da gustare al volo e in semplicità su vecchi bancali colorati, sedie improvvisate, tavoli da birreria. C'era persino un cinema all'aperto. Un successo senza precedenti, come evidente dalle file interminabili e come confermavano gli stessi operatori, mai con un secondo libero. Tanto che la cosa aveva creato problemi di concorrenza a molti locali sui ‪Navigli. A gennaio chiude, e il Mercato metropolitano dà l'appuntamento a tutti ad aprile per una nuova annata. Ad aprile un trafiletto in cronaca informa che il Mercato non riaprirà: almeno un milione di euro di debiti, creditori alla porta, pignoramento e sigilli. Come si spiega tutto ciò? Com'è possibile che un mostruoso successo commerciale realizzato con pochi mezzi si trasformi in debiti e chiusura? Com'è possibile che in questo Paese persino i trionfi vadano a ramengo?

martedì 12 luglio 2016

URBANO CAIRO: «CROZZA CI COSTAVA TROPPO» * «RAY DONOVAN», LA SERIE SOTTOVALUTATA

PER CROZZA C'È POCO DA RIDERE

Con due paroline buttate lì con nonchalance, Urbano Cairo, grande capo di La7, ha spiegato oggi il misterioso passaggio di Maurizio Crozza (che non rilascia un'intervista dai tempi dell'unità d'Italia) a Discovery Channel, dalla prossima stagione.
La rete ha rinunciato alla sua star leggera di punta perché «Costa 10 milioni l'anno per 24 ore prodotte, con un ascolto del 7% e un contributo risibile dello 0,07%». In sostanza ci costa troppo per quel che rende.
Il comico ligure e i suoi autori (con tanto di band e corpo di ballo) dovranno ridimensionare il cachet, ma peccato che La7 perda «Crozza nel Pese delle meraviglie». Un marchio satirico che identificava molto una rete che rischia di diventare solo news, Enrico Mentana (pur sempre il migliore) e relativi commenti.
In compenso dall'era craxiana viene ripescato Giovanni Minoli con i suoi faccia a faccia (del resto la Rai ripropone Pippo Baudo ed Heather Parisi, il vintage funziona) e da Mediaset ritorna Luca Telese.
Confermato in palinsesto «Eccezionale veramente», varietà comico a basso costo, e il vero colpo gobbo è Sabina Guzzanti, nei panni di scheggia impazzita a «Piazza pulita».

AXN A TUTTO SPOT

Su AXN in prima serata a volte ci sono prime visioni di film d'azione talmente infarcite di spot, che tra una pubblicità e l'altra rischi di non ricordarti manco più che cosa stavi vedendo. Conviene appuntarselo da qualche parte.

«RAY DONOVAN», DA NON PERDERE

C'è una serie americana purtroppo assai sottovalutata. Si intitola «Ray Donovan» e su Netflix è arrivata al terzo episodio della quarta stagione. L'impassibile, fin troppo impassibile Ray (Liev Schrieber) è come wolf di «Pulp Fiction»: risolve problemi. E lo fa per vip e potenti di Hollywood. Dal campione di baseball con la sorella tossica, al cantante che si risveglia con un cadavere nel letto, oppure viene ricattato per qualche video hard, droga o foto che ne rivelino l'identità sessuale. Ray arriva, imbronciato e disgustato, e con la sua squadra di pronti a tutto, ripulisce. Ma con una sua morale e sempre con l'aria stupenda di chi se ti uccide lo fa proprio perché deve farlo. Quasi se ne scusa. E se può, lo evita.
La famiglia di Donovan è tutta un programma: moglie piangente e spesso tradita, due figli complicati, e due fratelli assai problematici molestati in gioventù da alcuni preti. Gestiscono una palestra di boxe che in realtà serve a ripulire soldi sporchi. Sopra tutti, uno strepitoso John Voight nei panni del padre Michey, un vecchio truffatore cialtronissimo che Ray odia nel profondo e che tenta persino di far uccidere prima che causi altri problemi alla famiglia. Ma l'ironico Mickey se la cava sempre, infilandosi a nastro in giri squallidi di squillo e rapine. Se non l'hai già fatto, corri a vedere «Ray Donovan».

martedì 5 luglio 2016

ALVARO SOLER, 8.000 EURO PER UN PARTY? * PIPPO BAUDO RICONQUISTA «DOMENICA IN»

GRANDE ATTESA PER ALVARO

C'è poco da fare: lo spagnolo Alvaro (con l'accento sulla prima a) Soler è il maggiore elemento di curiosità della prossima edizione di «X-Factor», in autunno su SkyUno. È giovane, bello e i suoi tormentoni estivi (come «Sofia») sono arcinoti, ma il pubblico lo vuole vedere alla prova come giudice dei gruppi del talent-show musicale più amato insieme con l'asciutto erede di Morgan Manuel Agnelli (che si occuperà della categoria Over), l'eccentrica Arisa (Under uomini) e Fedez (Under donne), il rapper della porta accanto. Nessun riferimento al vicino di casa.
Fra l'altro Alvaro Soler ha già una buona dimestichezza con l'italiano, quindi l'effetto Skin (o Mika prima maniera) risulta scongiurato.
Pare che il management del cantante per una sua ospitata per un evento promozionale chieda al momento 8.000 euro. Agli sponsor conviene fare presto, perché dopo «X-Factor» si stima che la cifra possa salire a 20.000. Della serie: acchiappa al volo Alvaro prima che sia troppo tardi.


IL RITORNO DI SUPERPIPPO

Il vecchio leone sta per tornare. Come anticipato da TvBlog, Pippo Baudo sta per riprendersi la sua «Domenica in». Da ottobre ne sarà ideatore ma anche conduttore. Tenerlo lontano dal video è impossibile.
Qualche settimana fa, quando il monumento della tv festeggiò 80 anni, stigmatizzai la festa a base di Fanta sgasata e non di champagne fattagli dalla Rai. Invece a sorpresa la Viale Mazzini di Antonio Campo Dall'Orto restituisce a Pippo quel che è di Pippo.
E si avrà un bel dire: restaurazione, scandalo, il già visto, a volte ritornano, ecc. ecc. A parte il fatto che Baudo è nel Dna di Raiuno (rete non propriamente da pischelli), consideriamolo un doveroso omaggio a uno che il video lo padroneggia da sempre. Del resto se la prima rete il prossimo anno come novità riunirà la coppia baudiana Cuccarini-Parisi, qualcosa a SuperPippo la si deve. È lampante. Ma in questo Paese dove non si è mai contenti, e dove gratitudine e rispetto finiscono troppo spesso sotto la suola delle scarpe, c'è da aspettarsi di tutto. Stavolta, invece, la sorpresa.

venerdì 1 luglio 2016

SERIE TV, GLI SCHERZETTI DI SKY * «PARLA CON LEI», LA TV DELLE RAGAZZE

SERIE TV, QUANDO SKY FA GLI SCHERZI

Ben sapendo che le serie tv ormai trascinano il mercato, quelli di Sky ogni tanto fanno i birichini. Dopo aver fatto storcere il naso a non pochi utenti per aver piazzato gli «Sky Box Sets» (ovvero l'archivio con le collezioni delle stagioni complete) nel pacchetto cinema, cioè fuori dall'altro dedicato all'intrattenimento e ai telefilm, ora un'altra sorpresa. Ed è il primo caso, almeno a memoria mia. La seconda stagione di «Agent Carter» (con la fragrante Hayley Atwell) di Marvel, ovvero una serie a tutti gli effetti, è partita sul canale Cinema; dunque si tratta di un contenuto in prima visione al quale non può accedere chi ha l'abbonamento ai soli telefilm. Non è carino.
La logica, commercialmente, è molto chiara (il cinema è più debole e tira meno, ergo bisogna spalmarci qualche serie per evitare l'emorragia di clienti e invogliare altri a sottoscrivere abbonamenti più ricchi di pacchetti), ma non so fino a che punto il pubblico dei già fidelizzati gradisca lo scherzetto cinese.


«PARLA CON LEI», DONNE CHIAMATE A RACCOLTA

Puntato a un target squisitamente femminile, è partito su Fox Life «Parla con lei», nuovo dating show condotto dalla rampante Andrea Delogu, che ha bellezza e simpatia per essere funzionale al programma. Fresca sposa di Francesco Montanari, il Libanese di «Romanzo criminale», funny Andrea guida una ragazza in cerca dell'anima gemella in un percorso al buio che la porterà a incontrare tre potenziali pretendententi. I quali, provvisti di videocamera GoPro imbardata al petto, mostrano la propria vita in soggettiva. Il loro volto si scopre soltanto alla fine, quando eroi ed eroina (nel senso della ragazza) decideranno se incontrarsi e forse continuare.
Dai tempi dei Fiori d'arancio di «Portobello», passando per «Colpo di fulmine» e altre leziosità, la tv ha sempre amato regalare al pubblico illusioni romantiche. «Parla con lei» ha debiti ideativi soprattutto nei confronti de «Il gioco delle coppie» di Marco Predolin (vecchia Retequattro) e le esterne di «Uomini e donne» by Maria De Filippi. Un mix in versione 3.0.
Sono buoni la regia, il montaggio, e le immagini patinate scelte con cura si mescolano ai frammenti della pretesa verità delle schegge in GoPro. Non lo vedrei perché questi programmi mi annoiano, ma commercialmente è un prodotto molto mirato al pubblico che vuole raggiungere.

giovedì 30 giugno 2016

NON SI PUO' VOLERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA

Uno tra i più grossi problemi dell'umanità, è che troppa gente vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Non è possibile. Perché oggi si lasciano tutti così presto? Perché si rendono conto che non puoi conciliare le due cose. Se lui esce lasciando la botte incustodita, lei si ubriaca e la botte si svuota. Viceversa, se esce lei e lui resta a casa a controllare la botte, si rischia di avere l'amante piena (che è ancora più pericoloso) e la moglie sempre ubriaca con le amiche agli apertivi. Certo, resterebbe la botte piena. Ma a quale prezzo?
L'ideale sarebbe uscire sempre insieme, lasciando a casa la botte piena incustodita, col rischio però di esporla a furti. Poi ti ritrovi la moglie ma non hai più la botte. Non c'è convenienza.
Ovviamente convincere la moglie a non ubriacarsi perché fa male è impossibile. La moglie comanda per definizione. Qualora tu ci riuscissi, avresti sì la botte piena, ma anche due balle così dalla mattina alla sera.
Insomma, non se ne esce. Smettete per favore di volere botte piena e moglie ubriaca.

mercoledì 29 giugno 2016

CUCCARINI-PARISI SU RAIUNO * PERCHÈ IN TV NULLA SI CREA, TUTTO SI RIPROPONE

In tv nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. O, meglio, si ripropone.
È il caso della storica accoppiata baudiana Lorella Cuccarini-Heather Parisi, presentata ai palinsesti Rai come punta di diamante della nuova stagione di Raiuno.
Ancora una volta il passato si riaffaccia prepotentemente con due storiche lady del video generalista che faranno sicuramente (anche solo per l'effetto curiosità) il pieno d'ascolti. Inoltre, le tele-accoppiate femminili oggi sono très chic, vedi il caso di Laura Pausini e Paola Cortellesi.

E mentre Carlo Conti prosegue, come nel Trono di spade, la sua meritata marcia trionfale a Viale Mazzini con una manciata di programmi, guadagnano spazio Virginia Raffaele, Pif (che proverà a rifare una sorta di portalettere alla Chiambretti, anche qui si torna all'antico), e quella gran lenza di Massimo Giletti, che affossa «Domenica in» prendendosi con «L'Arena» tutto lo spazio della domenica pomeriggio. 
A «Quelli che il calcio» accanto a Nicola Savino approdano Diego Abatantuono ed Ale & Franz, mentre prezzemolino Mika si dedicherà a un one man show su Raidue.

Nel palinsesto della prima rete, pioggia di serate-evento, che per l'audience sono meglio di un cicchetto a colazione per l'alpino: da Renato Zero a Zucchero, passando per Mogol, Roberto Bolle e il duo Mina-Celentano (ah, questo passato che ritorna...), con una sorta di spottone per lanciare i rispettivi nuovi dischi, se non si è capito male.
Fabio Fazio resta nella Raitre di Daria Bignardi, che si presenta con il nuovo look penitenziale tra Maria Fida Moro e «Il nome della rosa». Il Massimo Giannini di «Ballarò», già cazziato dall'entourage renziano e poco premiato dagli ascolti, cede il posto a Gianluca Semprini di Sky, e il jolly Salvo Sottile arriva a «Mi manda Raitre». Altro storico marchio che ritorna, insieme al «Report» di Milena Gabanelli. Non soppresso perché sarebbe stato un notevole danno d'immagine.

Un capolavoro di creatività, infine (vorrei assumere il copy), il nuovo slogan Rai: «Per te. Per tutti». Manca solo l'avvertenza da leggere tutta d'un fiato, come per i medicinali: «E stavolta anche pagando il canone in bolletta!».

martedì 28 giugno 2016

CIAO BUD SPENCER, E GRAZIE ANCORA PER QUELLA FOTO AI PIEDI DELLA LEGGENDA

Seduto in spiaggia ai piedi di uno dei miti della mia infanzia, della leggenda vivente, per una foto-ricordo che non dimenticherò mai. Mi veniva quasi di cantare «Come with me for fun in my Buggie...». Ma sono stato zitto. In religioso silenzio.
Era l'estate del 2009, a Ischia, e questo è il mio unico e ultimo ricordo di quel geniaccio di Bud Spencer, all'anagrafe Carlo Pedersoli, morto oggi a 86 anni. Un ex nuotatore prestato al cinema che con l'amico Mario Girotti (Terence Hill), ha dato vita alla più entusiasmante coppia di scazzottatori, anzi sarebbe meglio dire scazzott-attori della storia del cinema italiano. Retequattro sulle repliche dei loro film campa di rendita dalla notte dei tempi, più o meno sempre con i medesimi (onestissimi) ascolti.

Ero lì per un servizio per il mio giornale, e Bud girava una fiction Mediaset, «I delitti del cuoco». Una cosetta all'acqua di rose, e ne era perfettamente consapevole. Ma credo che il vecchio toro non amasse molto restare inattivo, nonostante il caldo, la fatica e i quasi 80 anni. Nel cast in quell'episodio c'era anche una Sara Tommasi che non aveva ancora smarrito la via, per così dire.
Il mio Mito parlò tanto, con la saggezza scafata di chi in vita sua ne aveva viste di tutti i colori. Accennò anche a un nuovo progetto, ma non disse altro, un po' ossessionato dall'idea che glielo potessero scippare. Alla fine dell'intervista chiesi a Bud la cortesia di una foto per la mia galleria dei ricordi. Fu subito disponibile, anche se gli spostamenti del guerriero inevitabilmente fiaccato dall'età risultarono lentissimi e un po' complicati. Alla fine si sedette su una sedia da regista e io mi piazzai ai suoi piedi, col culone sulla sabbia, massiccio quasi quanto lui. Cioè, lui massiccio. Io sovrappeso, ma questa è un'altra storia.

Se mi avesse assestato il suo leggendario pugno dall'alto, quello che fa incassare irreversibilmente fra le spalle la testa dell'avversario, non avrei fatto una piega. Anzi, l'avrei persino ringraziato.

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