venerdì 24 giugno 2016

CIPOLLARI E DEL SANTO A «PECHINO EXPRESS» * LE SERIE TV CHE NAUFRAGANO NELLA NOIA

LORY, TINA E SARCINA A «PECHINO EXPRESS»

Raidue ha diffuso il cast ufficiale delle coppie di «Pechino Express» 2016. Ecco i nomi dei viaggiatori: Lory Del Santo (57 anni) e Marco Cucolo (24) GLI INNAMORATI. Tina Cipollari (N.D.) e Simone Di Matteo (32) GLI SPOSTATI. Benedetta Mazza (26) e Raffaella Modugno (28) LE NATURALI. Francesco Sarcina (39) e Clizia Incorvaia (31) I CONIUGI. Diego Passoni (39) e Cristina Bugatty (N.D.) I CONTRIBUENTI. Alessandro Tenace (25) e Alessio Stigliano (25) I SOCIALISTI. Ruichi Xu (28) e Carlos Kamizele Kahunga (28) GLI EMILIANI. Silvia Farina (33) e Marco Cubeddu (29) GLI ESTRANEI.
Nel gruppone, guidato da Costantino Della Gherardesca, sempre in bilico tra simpatia a snobberia che piace tanto alle élite, oltre a qualcuno che già bazzicava lo spettacolo (Passoni), spiccano i nomi di Lory Del Santo, riciclatasi come regista della trash-soap autoprodotta «The Lady», e della leggendaria Tina Cipollari («Maria, io esco»), fenomeno creato dalla De Filippi nella culla di casi sentimentalmente umani di «Uomini e donne». Fa un po' specie ritrovare Francesco Sarcina, già leader de Le Vibrazioni. Ma dimostra come ormai la contaminazione tra musica e tv sia un legame inestricabile. Se non vuoi sparire, devi pagare il prezzo di passarci.


«VINYL», TROPPO ELITARIO PER SOPRAVVIVERE

«Vinyl» chiude e viene soppresso subito dopo la prima stagione. Addio a Richie Finestra (Bobby Cannavale) e al mondo di fattoni e strippati della leggendaria discografia americana. Peccato, era una serie di buon livello, griffata, per tanti veersi oggetto di culto, ma inevitabilmente un po' elitaria. È il destino dei prodotti che costano più di quel che rendono. Magari succedesse al noioso «Outlander», elegante nella confezione ma mortale nello sviluppo della storia, almeno in quest'ultima stagione in onda su Sky. Ha fatto la fine di «Black Sails», partito bene, ma naufragato miseramente.

mercoledì 22 giugno 2016

PAUSINI & STASH * DAL DITO MEDIO ALLO SPUTO (MA È VERA TRASGRESSIONE?)

Nel catino dello show biz nostrano vanno di moda le piccole trasgressioni. Prima Laura Pausini ha alzato a mo' di bandiera il dito medio in quel di San Siro contro qualche gufo (direbbe Matteo Renzi) della stampa. E tra i giornalisti di spettacolo italiani, dove abbondano i narcisoni (soprattutto tra i musicali, viziati anche dalle ospitate da Maria De Filippi), è scattata la gara a intestarsi il gesto pausiniano; quella caduta di stile della ragazza made in Solarolo che ha disvelato così un altro lato stizzoso, tenuto sempre un po' nascosto, del suo carattere forte. 
Perché intestarselo? Perché fa curriculum, in un mondo dove le critiche (anche costruttive) a un disco o un concerto sono ormai rare come i congiuntivi di Flavia Vento. Insomma, in (dito) medio stat virtus.


Dopo lo scivolone di Lauretta nostra, ecco Stash (all'anagrafe Antonio Fiordispino) dei The Kolors (e non ho scritto Bono degli U2, si badi bene) che sul palco degli Mtv Awards 2016, dopo aver sputato sulla telecamera che lo riprendeva, non ha ritirato il premio che il povero Mandelli («Uey Ciccio, vieni qui, dove vai?») gli stava per consegnare.

Insomma, si fa strada tra gli artisti nostrani l'emulazione di basso livello di modelli americani. Finte tragressioni per portare a casa qualche titolo di giornale, miste a quell'inebriante e pericoloso senso di onnipotenza che dà il successo. Ci cascano tutti, prima o poi. Dimenticando che da noi il pubblico spesso idolatra personaggi che alla prima occasione non vede l'ora di demolire. Meglio pensarci un attimo prima di fare gli splendidi.

STASI CONDANNATO * LA GIOIA DEI GENITORI DI CHIARA, IN CERCA DI GIUSTIZIA

Alberto Stasi è stato finalmente condannato a 16 anni, «Colpevole oltre ogni ragionevole dubbio», come ha confermato la Cassazione.
E io mi commuovo parecchio vedendo la foto dei genitori di Chiara Poggi subito dopo la sentenza. Un misto di serenità e gioia per la Giustizia ritrovata, per la Vendetta (perché parliamoci chiaro, questo è a volte la Giustizia, e la ritengo una cosa nobile) ottenuta. L'immagine della figlia morta è lontana, le lacrime si scorgono appena, per un attimo, sul volto del padre. Quel che prevale è la gioia per averle dato Giustizia. Perché senza quella Giustizia la storia non sarebbe mai finita. Da semplice pavese dell'Oltrepò, mi sento molto vicino a questi semplici pavesi della Lomellina. Vicino al loro lutto così grande. E rispetto questo desiderio di Giustizia misto a Vendetta che sfocia in gioia per una condanna definitiva.
Che è arrivata, mi permetto di ribadirlo, con un ritardo assurdo. Un amico molto attendibile mi riferì anni fa di aver parlato con una persona della Croce rossa che era intervenuta con l'ambulanza a Garlasco subito dopo l'omicidio, sulla scena del crimine, e rilevava chiaramente come fosse «impossibile che con tutto quel sangue sparso in giro Stasi non si fosse sporcato almeno un po' le scarpe spingendosi sin dove aveva detto di essere arrivato per vedere il corpo». Non credo che questa persona non sia stata sentita dagli investigatori. Mi parrebbe molto strano, se così fosse. 
Perché la Verità arriva sempre troppo tardi?

sabato 11 giugno 2016

MILANO * IL COMPLEANNO DI GIANNA TANI, FRA LIZ TAYLOR, KATIA NOVENTA E CHAMPAGNE

Il compleanno di Gianni Tani, ormai trasferitasi in Brasile (dalle parti di Pititinga, dove ha casa anche Enrico Bertolino) con il marito Giorgio Corrente, è un classico di primavera. L'ex papessa dei casting Mediaset torna ogni anno a Milano per festeggiare con gli amici di sempre, tra i quali indegnamente il sottoscritto, una doppia cifra mai quantificabile esattamente, vista la perfetta tenuta della Signora. Che deve avere stretto un patto di ferro con qualche diavolo tribale della tradizione carioca.

Quest'anno la scelta è caduta sull'Old Fashion, dove fra coppe giganti di millesimato e ospiti vari (dalle sosia di Liz Taylor ed Amy Winehouse a volti della tv commerciale di oggi e di ieri, come Raffaella De Riso, Raffaello Tonon, Claudia Peroni e Katia Noventa) si è consumata la bella festa.


All'ingresso, i body guard controllavano gli ospiti col metal detector (precauzione forse eccessiva, ma fa tanta tanta scena), mentre poco distante, nel vialetto della Triennale, un abbronzato Emilio Fede, impegnato in una concitata telefonata, si apprestava a entrare probabilmente al contiguo Just Cavalli. Pare che l'ex direttore del Tg4 abbia iniziato in un locale di Piacenza una nuova carriera come ospite nelle discoteche. Perché dalla scrivania alla consolle a volte il passo è breve.

martedì 7 giugno 2016

PIPPO BAUDO, 80 ANNI SNOBBATI DALLA RAI * ORMAI NELLE SERIE TV LAVORANO SOLO I MORTI

PIPPO, 80 ANNI E UNA FESTA SENZA LODE

Pippo Baudo compie oggi 80 anni, e la Rai, anziché una prima seratona con ospiti, «tacchi, dadi, datteri» e majorettes sulla sua Raiuno, gli dedica soltanto un documentario alle 21.30 su Rai Storia. Come a ribadire: amico, sei il passato, giusto lì ti si può celebrare. Male. Molto male, in un Paese che non ha più né memoria né rispetto.
Avrà anche il suo caratterino, SuperPippo nostro, tutti gli addetti ai livori prima o poi l'hanno provato sulla loro pelle, ma uno dei padri fondatori della televisione italiana meritava dall'azienda che primariamente ha contribuito a costruire e che non ha mai lasciato (se si eccettua una brevissima parentesi Mediaset) festa senza dubbio più degna. Con lo Champagne, anziché con la Fanta sgasata.


NEI TELEFILM PREVALE IL DECEDUTO

Avete notato che ormai nelle serie tv lavorano più i morti dei vivi? Mi spiego meglio. Fra clamorose resurrezioni («Il trono di spade»), zombie senza soluzione di continuità («The Walking Dead», «Fear The Walking Dead», «Z Nation»), e defunti che tornano in flashback perché - beati loro - hanno ancora tanto da fare e da dire («Bloodline»), è accertata la prevalenza del caro estinto. Negli Stati Uniti prima di farti il provino ormai ti chiedono il certificato di morte. Vogliono che tu gli faccia vedere come muori e se ti muovi in modo credibile da de cuius. Se schiatti in modo degno, sei promosso. Altrimenti, si trova un altro morticino (o mezzo morto, o non-morto) al posto tuo. Per la sezione indemoniati-assatanati fare riferimento al nuovo «Outcast» su Fox. 

venerdì 3 giugno 2016

FIORELLO * «EDICOLA FIORE»: LA RADIO IN TV PER INFARCIRE I PALINSESTI DI SKY

L'operazione «Edicola Fiore» per Skyuno è molto semplice: fare radiofonia televisiva a basso costo (e di buona qualità) per infarcire palinsesti che in qualche modo vanno riempiti. Con un prodotto di cui si può fruire in ogni momento della giornata, senza manco guardare lo schermo, volendo. Televisione di flusso.
Nonostante il programma sia partito con ascolti piuttosto bassi (alle sette e mezza, siamo onesti, chi guarda la tv?), manca ancora l'abitudine, che viene col tempo, e soprattutto bisogna considerare che il risultato della prima tranche del programma si somma alla messa in onda serale dilatata e alle repliche piazzate in chiaro e su più canali. Per rastrellare tutta l'audience potenziale. Insomma, un astuto test di fine stagione.

In onda c'è il solito Rosario Fiorello, impeccabile nella sua gestione del bizzarro materiale umano, affiancato da Stefano Meloccaro, funzionale volto di Sky Sport, che fa da spalla. Le location sono il bar accanto, una postazione live in strada, e il mini- studio edicola, fra stacchetti arboriani (immancabili quelli di «The Walking Dead» e «Gomorra», must del momento), avventori ruspanti stile La notte dei morti viventi, e la telecamerina dello smartphone gestita dallo stesso showman. Il risultato è una frittatona di ritmo e risate, commenti alle news fresche e ospiti, come il simpaticissimo Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che ha impreziosito i giorni del debutto insieme con Lodovica Comello, personaggio in grande ascesa.

Un programma fatto apposta per chi ha voglia di giocare e di lasciarsi prendere in giro. Fiore ci sguazza, è il suo acquario, per giunta senza l'assillo dell'audience da prima serata, e sa che ogni tanto in tv bisogna pur tornare.

mercoledì 1 giugno 2016

MANCANO UN SORDI O UN GASSMAN PER INTERPRETARE SCHETTINO


Peccato che non ci sia più un Alberto Sordi (dei bei tempi, non l'ultimo) o un Vittorio Gassman, e neanche Dino Risi, Mario Monicelli o persino Luciano Salce, per raccontare in un film la storia e la vita dell'ex Capitano Francesco Schettino. ‪Il punito sempre impunito, una grande figura tutta italiana. Quello che fa naufragare una nave, la Costa Concordia, ammazzando 32 persone, ma alla fine la fa (quasi) sempre franca e magari gli va anche di lusso: tiene conferenze, fa ospitate in tv e alla fine lo chiamano (perché prima o poi, vedrete, succederà) anche a «L'isola dei famosi». Dove uno così fa sempre comodo.

L'Italia è il Paese degli impuniti. In tanti, troppi contesti. E più ne combini, più fai il furbo, più la passi liscia. Bisognerebbe sforzarsi di iniziare a invertire la tendenza, il modo di pensare. A non lasciar correre e portare avanti qualche battaglia di principio. Questo è un Paese dall'indignazione facile che poi, per pigrizia, paura o cialtroneria, dimentica troppo presto. E la memoria è importante.

giovedì 26 maggio 2016

«DOV'È MARIO»? * GUZZANTI AVVERTE: SIAMO CIALTRONI IN CERCA DI VISIBILITA'

Quando torna Corrado Guzzanti, prima di tutto rispetto. Poi, tutte le eventuali considerazioni del caso. Rispetto per quel che ha dato e dà, per la sua faccia di gomma prestata alla satira penetrante veicolata da uno sfottò garbato o greve, ma mediato con maestria; per essere un unicum nella nostra scena attoriale. Uno che lavora quando gli pare, non per soldi (al limite quando li ha finiti, mi piace pensare) ma per mandare (anche) messaggi nella bottiglia. In caso di necessità, rompere il vetro. E Corrado arriva, a prenderti teneramente per il culo. Perché, ciccio, non ti senti bene. Perché diciamolo: tutti, che ci prendiamo troppo spesso dannatamente sul serio, ne abbiamo bisogno. 
Ci servirebbe un Guzzanti da passeggio, per ridimensionarci. Per rimettere in riga il nostro ego.

Ma veniamo a «Dov'è Mario?», quattro episodi di simil-serie in onda da ieri su Sky Atlantic. Mi è piaciuto? Sì. Mi sono “divelto” dal ridere, come in altre occasioni guzzantiane? No. Ma giocare sul sollazzo facile stavolta non era lo scopo del Profeta. Portando in scena lo straniante, devastante sdoppiamento fra Mario Bambea, intellettuale da talk-show rimasto a lungo in coma dopo un grave incidente, e il suo alter ego notturno, uno sguaiato cabarettista da teatrino off che può permettersi di dire «le peggio cose», mai e poi mai concesse al radical chic Bambea, Corrado ci mostra come siamo. Un popolo di cialtroni in cerca di visibilità, sia che si vesta un gessato grigio parlando con la erre moscia, sia che si imbocchi umilmente la strada dei talent in periferia o su una rete tv.

Guzzanti indica la luna, e stavolta non si può far finta di niente e guardare il dito. Bisogna osservare proprio là, quel teatrino che si consuma sui due piani vicini e contrapposti. Il teatrino che ci mette a nudo, come satira vuole.

venerdì 20 maggio 2016

SARCASTICI DA SOCIAL, RISPARMIATECI L'IRONIA AI #RIP SU MARCO PANNELLA


Ieri mi ha annoiato parecchio il coretto di quelli che: «Oh, oggi tutti pannelliani...», «Toh, è morto e ora tutti a osannarlo». 
A parte il fatto che è cosa nota, sgradevolmente nota ormai, che Facebook è la versione 2.0 delle necrologie dei giornali. E anche a me è capitato a volte di ironizzare su quest'abitudine al ‪#RIP facile, anzi facilissimo. All'esaltazione dei morticini freschi di cantanti e attori che sino a ieri il commosso esaltatore forse manco conosceva (o forse no), trasformati improvvisamente in monumenti da celebrare. E magari nella realtà erano inarrivabili stronzi. Il mezzo è questo, l'emotività di massa funziona così, facciamocene una ragione.
Per Pannella mi ha annoiato invece l'ironia dei soliti sagaci del socialino perché Pannella (che avrà fatto anche alcune spettacolari cazzate, non sono qui a negarlo) è uno che ha dedicato davvero la vita alla politica e agli ideali in modo pulito e onesto. È uno che ha cambiato la storia di questo Paese raggiungendo traguardi impensabili per il bene di tutti. Ha stretto alleanze a destra e manca ma non è stato né un servo né un voltagabbana. Ha visto gente e fatto cose. Utili. Concretamente. Siamo sommersi da una vita da politici mezze calzette che tirano a campare raccontando due balle e pensando soltanto alla poltrona e al bonifico. Quindi se muore Giacinto Marco Pannella io prima m'inchino, poi rispetto tutti quelli che lo onorano (al di là del credo politico), e guardo con una certa noia quelli che fanno dell'ironia sul dilagare dei post in morte di Pannella. Per una volta che uno li merita davvero... 

mercoledì 18 maggio 2016

IO, CICCIONA, VI RACCONTO COME LAVORA IL DIETOLOGO DEI VIP DELLA TV


Ricevo da un'amica (e volentieri condivido con voi, perché può avere anche un'utilità sociale) il resoconto dell'esperienza che ha avuto sottoponendosi a un ciclo di trattamenti con un noto dietologo visto in tv.

«Faccio diete da quando avevo 10 anni e mi davano amfetamina, e oggi ho perso molti chili. E anche se non ho problemi a farmi definire cicciona, voglio affermare che a tutto c'è un limite.

Ho avuto una breve esperienza con questo personaggio (non è un medico, è un farmacista). Vi racconto come è andata. All'inizio di settembre parlando con una mia amica sulle difficoltà a dimagrire (la scorsa estate per diversi motivi sono arrivata a pesare 95 kg), mi viene suggerito questo nome. Mi dice che è in grado di far perdere anche 10 kg in un mese solo che bisogna essere preparati ad essere maltrattati e mangiare cose strane. Mi faccio dare il nome. Cerco sul sito e compilo il modulo, una sorta di primo test. Così più per gioco che per convinzione. Passa credo forse un'ora che vengo chiamata da lui. Fa lo spiritoso. Mi chiede se sono pronta ad essere maltrattata. Figurati... come se non avessi mai conosciuto presuntuosi o gente maleducata. Mi fissa il primo appuntamento. Il suo studio , nonchè laboratorio e ristorante si trova nel centro di Desio. Appena entro vedo uno schermo dove passa una sua intervista credo rai...forse da Vespa...e una solerte segretaria, oltre a farmi compilare un modulo, mi offre un caffé e un biscotto... va beh... dopo una decina di minuti arriva lui. Vengo fatta accomodare nel suo studio e mi chiede subito quanto voglio dimagrire... per scherzo dico 30 kg... lui (eravamo a settembre) mi garantisce che per Natale li avrò persi... gli dico se vuole vedere gli esami del sangue che mi ero appena fatta...mi risponde che non gliene importa niente. Poi mi fa salire su una pedana/bilancia per prendermi il peso,ma soprattutto per fotografarmi. E qui rido un po' dentro di me...mi fa vedere la foto e inizia a dirmi che sono cicciona, che ho le cosce grosse e il doppio mento....che è vero, ma la foto mi è stata scattata con lui seduto ed io in piedi a 30 cm di distanza dal basso all'alto...credo che anche un'anoressica abbia le cosce grosse se ripresa così... ma ci sta... Mi dice che devo pesarmi e misurarmi tutti i giorni (collo, seno, vita, fianchi, coscia, ginocchio, polpaccio e caviglia), riportare tutto in un opuscolo che mi consegna dove ci sono scritti anche i principi fondamentali della dieta, tra cui togliere ovunque sale e zucchero, prendere te e mangiare un limone tra un pasto e l'altro, a colazione e a pranzo bere una tazza di caffé amaro entro i tre minuti dalla fine del pasto. Poi proibisce qualsiasi forma di allenamento fisico... Mi dice anche che dobbiamo sentirci ogni due giorni per riferire l'andamento della dieta, i progressi o i problemi e mi fissa una fascia orario che a quel punto diventa obbligatoria. Se chiamo quindi in altro momento è libero di chiudermi l telefono in faccia. Poi mi dice cosa devo iniziare a mangiare nei due giorni successivi. Lo fermo e gli dico che preferirei acquistare settimanalmente i suoi menù proprio per non sbagliare (oltre al fatto che a me non piace cucinare...). In pratica lui ti prepara una settimana di pasti completi, colazione pranzo e cena, tutti surgelati, e siglati. Ti consegna poi un foglio sul quale vengono riportate le sigle delle singole confezioni e il giorno e il momento in cui consumarle... 21 pasti per la cifra di 150 euro. L'incontro finisce qui. vado a pagare... 250 euro e poi l'obbligo di acquistare il suo libro. A quel punto non mi posso tirare indietro. Pago tutto e vado a prendere il primo scatolone (pagando quindi altri 150 euro). Mi viene fissato un incontro per il mese successivo. Sempre a 250 euro (lui lo giustifica perchè dice che mette a mia disposizione il suo tempo...) Inizio questo cammino mangiando cose particolari, ma non cattive, anzi. La storia degli spaghetti a colazione è vera ma credo mi siano capitati un paio di volte. La sua teoria è tutta basata sulla chimica molecolare. Lui dice che di quello che ti impone di mangiare ne puoi mangiare quanto ne vuoi. Tipo...petto di pollo? da 1 fetta a 10 kg basta che mangi solo quello...e il guaio di questa dieta è proprio quello. Se sgarri anche di una caramella l'equilibrio di spezza e non perdi una cippa. Vado avanti così per un mese...ma a malapena perdo 5 kg. Mi sento molto ingabbiata tra il pesarmi tutti i giorni (era diventato un incubo) ed essere costretta a consumare solo i suoi pasti anche fuori casa (non è agevole e non hai alternativa..anzi lui dice in malo modo che devi portarti dietro la vaschetta congelata anhe al ristorante altrimenti sono cazzi tuoi...) Dopo un mese e mezzo (ovviamente anche di telefonate per far sapere i progressi...) di suoi menù decido di cambiare e alla visita di controllo glielo dico. Mi dice quindi frettolosamente cosa mangiare i due giorni successivi (i suoi menù vanno di due giorni in due giorni...praticamente per due giorni mangi le stesse cose a colazione, pranzo e cena). E' quasi tutto proteico e verdure...carne pesce e verdure..., ma sempre tutto piuttosto vario. E sempre senza sale e senza zucchero...effettivamente più che il peso perdo cm...soprattutto collo e giro coscia quasi immediatamente. Dopo due giorni ...il disastro....dal momento che non amo molto chiamare e non mi entusiasmava doverlo sentire ogni due giorni (anche perchè spesso parla talmente a bassa voce al telefono quando ti indica le pietanze che fai fatica a sentire e a capire...e non hai tempo di chiedere di nuovo perchè interrompe la comunicazione), gli domando se non può darmi uno schema settimanale. Lui si incazza come una iena e davvero in malo modo, furente, di dice LEI NON HA CAPITO UN CAZZO DI QUESTO PERCORSO! e cosette del genere. A quel punto ho urlato più di lui e gli ho gridato IO NON AVRO' CAPITO UN CAZZO MA LEI E' UN GRAN MALEDUCATO CAFONE. VADA A FARE...E SI DIMENTICHI CHE ESISTO!" e gli ho chiuso il telefono in faccia. Avevo capito che lui gioca molto sulla dipendenza mentale, vuole soggiogare le persone. Da quel momento non l'ho più sentito. (ma nel frattempo avro speso in tutto più di mille euro tra le due visite e i pacchi settimanali). Avevo però capito che non poteva funzionare quella dieta. O meglio, che nel momento in cui smetti e mangi che so, un piatto di pasta, li rimetti quasi tutti. Diventa quindi una dipendenza, non un'educazione alimentare. Non ti educa a nulla...Ho cambiato metodo. O meglio, sono andata da una dietologa vera... a metà novembre. con lei ho perso fino ad ora quasi 11 kg (16 quindi in totale). con un metodo diverso, ma soprattutto molto libero (e molto molto meno costoso)...
Del suo metodo ho solo mantenuto l'assenza di sale, zucchero e la questione del caffé... Il mio giro coscia è diminuito di quasi 10 cm...
Lui? In definitiva credo si sia incazzato perché ho deciso di non comprare più i suoi prodotti. Perché in definitiva il business è quello. Credo li venda in tutta Italia».

Carla

martedì 17 maggio 2016

COSE SERIE * «GOMORRA» PARTE LENTA, PER LO SPLATTER C'È IL NUOVO «ASH VS EVIL DEAD»

È vero, c'è un continuo autocompiacimento. È vero, molti personaggi sono caricaturali. È vero, il «quanto siamo bravi» (e anche piuttosto lenti, nei primi due episodi della seconda stagione, che non a caso andranno in onda sempre in coppia), aleggia. Ma voglio dare tempo a «Gomorra 2» perché, se tanto mi dà tanto, presto usciranno cose pregevoli da quelle atmosfere cupe meridional-camorristiche. Con tanto di sottotitoli all'apposita pagina, la novità di quest'anno, perché il napoletano si è fatto ancora più stretto. 
Tra i Savastano che da lontano cercano di ricostruire l'impero, con Genny un po' confuso e irritato per il ritorno del padre al comando, e Ciro che dopo il tradimento si trova a gestire il difficile ruolo di chi comanda, ne vedremo ancora delle belle. È un prodotto girato molto bene. E con le fiction che mediamente vanno in onda in Italia, per cortesia non lamentiamoci di «Gomorra».
Intanto, mentre «Il trono di spade» («Game of Thrones», sempre su Sky con la sesta stagione) passa da un episodio fiacco a uno bomba, segnalo la crescita dell'intreccio di «The Night Manager», con l'ex Dr. House Hugh Laurie. La serie di Sky Atlantic, che conclude domani la prima stagione col quinto e il sesto episodio, narra la storia di Jonathan Pine (il bel Tom Hiddleston), che si infiltra sotto copertura nella villa e nella vita di un pericoloso trafficante d'armi, tra stangone seminude da salvare dalla perdizione (Elizabeth Debiki) e agenti un po' passatelle che lavorano nell'ombra (Olivia Colman).

Chi ama lo splatter troverà invece pane per i suoi occhi grazie al nuovo «Ash VS Evil Dead», con Bruce Campbell, che (con buona pace degli scaricatori di porto torrenziali o dal mulo) si trova per esempio su Infinity a pochi euro. Prodotta e diretta da Sam Raimi, che cita il proprio passato filmico, la serie regala fiotti di sangue e teste mozzate a ogni inquadratura, a ritmo frenetico. Una specie di Quentin Tarantino sotto scodellate di acidi. Molto al passo con i tempi. Non c'è da aspettarsi troppa coerenza, ma spavento, ritmo e truculenza sono assicurati.

giovedì 12 maggio 2016

AGNELLI, SOLER, ARISA E FEDEZ * LA GIURIA DI «X-FACTOR» ORMAI È UN PORTO DI MARE

La giuria di «X-Factor», il più accreditato talent-show musicale italiano, ormai è un porto di mare. Gli acquisti dell'edizione 2016, in onda dall'autunno su Sky, saranno com'è noto la rientrante Arisa, il confermato Fedez, e le new entry Manuel Agnelli e il teen idol Alvaro Soler.

Escono di scena Skin (una sola stagione a parlare in «skinitalianese» dev'esserle bastata), il sempre più annoiato Elio delle Storie Tese, e persino Mika, che aveva acquisito maggiore sicurezza ma nell'ultima edizione è passato mediaticamente (e inevitabilmente) molto in secondo piano. Ora la novità straniera è il bell'Alvaro, che dovrà piacere e compiacere le ragazzine. Scoppiato con il tormentone estivo «El mismo sol», è pressoché sconosciuto a chi abbia più di 25 anni. Ma sono le logiche di visibilità di un programma che riesce a essere mainstream pur andando in onda su una piattaforma a pagamento.

Ha fatto scalpore l'endosement di Manuel Agnelli, che viene dal rock alternativo degli Afterhours e dopo una carriera trentennale nessuno se lo sarebbe mai immaginato fare il giudice in un talent pop. D'altra parte anche lui evidentemente tiene famiglia, SkyUno paga molto bene, e la lezione di Morgan dev'essere servita se non a qualcosa, almeno a qualcuno. A patto che non si metta anche lui a comportarsi come il signor Marco Castoldi, che ha sputato su «X-Factor» per anni guardandosi bene dal lasciarlo (o facendolo solo quando Freemantle l'ha messo alla porta), attaccando contemporaneamente un milione di volte Maria De Filippi, per finire poi (oggi) nella banda di «Amici». Non c'è che dire: uno straordinario esempio di coerenza da consegnare ai posteri. Ma Agnelli, che pare Severus Piton di Harry Potter, sarà senz'altro più accorto. Ne sono certo.

Anche Fedez torna a fare la sua parte, a patto che non litighi col vicino di casa, sennò la luna gli gira male. E infine, l'inquieta (anche tricologicamente) Arisa. Morsa dal demone della tv (basti dire che è passata dalle vette di Sanremo in veste di valletta al precipizio di «Montebianco»), torna dietro quella scrivania dopo la famosa esternazione sulla Ventura («Simona sei falsa, cazzo!») che le costò il posto, insieme con altre uscite che infastidirono la produzione. Ma siccome a volte indietro si torna, eccola ancora sotto contratto. Di certo farà meglio di Victoria Cabello, che non ha lasciato un buon ricordo.

L'importante è che conduca con i giusti tempi il bravo Alessandro Cattelan e che nell'«X-trafactor» di chiusura ci sia sempre quel bel grappino digestivo della ruspante Mara Maionchi. Colei che riporta tutti con i piedi per terra grazie al suo «vaffa» ristoratore accompagnato, se occorre, da gesto dell'ombrello. 
Tanto, si sa, lo spettacolo deve continuare.

martedì 10 maggio 2016

GIACOBBE VINCE «L'ISOLA DEI FAMOSI» (ANZI, «IGNOTI SENZA FRONTIERE»)


Il pugile Giacobbe Fragomeni, 46 anni, non più di tre parole pronunciate a puntata ma con in corpo quella forza sincera in grado di catturare il pubblico del Televoto, ha vinto l'undicesima edizione de «L'isola dei famosi». Un format che ormai a mio avviso, vista la scarsa notorietà dei concorrenti messi in campo dalla produzione (quelli buoni o sono finiti o costano troppo), potrebbe essere convertito in «Ignoti senza frontiere». Come suggerivano fra l'altro le atmosfere di ieri sera delle prove nel laghetto di Milano 2.
Ma tant'è. Anche se i veri appassionati dell'isola, come me, rimpiangono le leggendarie edizioni con i Pappalardo, gli Al Bano, le Carmen Russo e le Antonella Elia, gli ascolti anche quest'anno non sono mancati. Per la finale, che pure era infarcita di pubblicità, 4.760.000 spettatori con il 24,71% di share.
Quindi onore all'isola, alla coppia pettegola Signorini-Venier, la Signora Spoiler, e alla conduzione garbata e appropriata di Alessia Marcuzzi. Come dimenticare Alvin? C'è, anche se non si nota mai, ma credo sia perché in fondo un Alvin non si nega a nessuno.

Il rude Giacobbe ha avuto la meglio sullo spagnolo Jonas Berami, il furbetto del realityno, già visto ne «Il segreto» e «Uomini e donne». Uno che non riesce mai a convincerti sino in fondo. La determinata Mercedesz Henger, che a me non dispiace affatto, e la burinissima Paola, La Bonas di «Avanti un altro», invece, hanno dovuto soccombere.

E mentre Maria De Filippi, la Madonna (nel senso religioso, non musicale, del termine) del video ha telefonato in diretta per consolare e benedire lo sconfitto Marco Carta, in platea con gli altri sconosciuti la figura muta e penitente di Simona Ventura, con lo sguardo truce che si accendeva fintamente (come molti hanno notato) solo all'accendersi della telecamera, dava lo spessore della grande toppata fatta dalla conduttrice nell'imbarcarsi come concorrente in questa avventura. Lei del resto si autodefinisce #PazzaColBotto, quindi come darle torto?

Durante la puntata, sul mio profilo Twitter, mi sono divertito a lanciare un giocoso sondaggio: «Chi dei quattro finalisti dell'Isola vorresti ai lavori forzati?». Per la cronaca, ha vinto Paola, con un robusto 40% delle preferenze del campione. Seguita da Jonas Berami, con il 36% e da Mercedesz e Giacobbe a pari merito con il 12%. E in effetti una che ride come lei, due pietre potrebbe anche spaccarle.

lunedì 9 maggio 2016

SERVE UN ACCORDO PER IGNORARE CORONA * «MARSEILLE»? COSI' COSI' * ATTENZIONE A «THE PATH»


UN ACCORDO PER IGNORARE CORONA

Perché questo Paese non riesce a liberarsi di Fabrizio CoronaMaurizio Costanzo regala al suo volto botulinizzato e alla sua nuova dentatura bicolor un Uno contro tutti del suo show, Cecchi Paone offeso se ne va, ma l'obsoleto teatrino resta in piedi. Corriere.it linka i video, il web dà corda, gli opinionisti ne parlano. Cioè parlano del niente, mantenendolo in vita. Faccio una personale e modesta proposta per i singoli operatori del mondo dei media: perché ognuno di noi non sottoscrive un accordo da rispettare (come gli embarghi alle conferenze stampa) per ignorare questo signore e farlo così sparire definitivamente dalla scena? Sarebbe un dovere civico voltare pagina dopo tanti anni e non mi sembra un grande sforzo. O sbaglio? Il fatto è che tutti a parole ne parlano male, ma poi...

MARSIGLIA VAL BENE UNA FICTION?

«Marseille» su Netflix non è granché. Da una serie francese, del resto, non puoi aspettarti tanto per definizione. E non basta l'imponente sindaco Gérard Depardieu, a salvare un prodotto un po' scontato che si regge su un storiella prevedibile che fa da sfondo a una corsa elettorale. Benoit Magimel sembra una caricatura. C'è di buono che qualche graziosa (e generosa) fanciulla di classe bazzica il set mostrando due tette per volta. Che è poi il numero standard. Ma è poco di che.

BENE IL TRONO, MA ATTENZIONE A «THE PATH»

Dopo un primo episodio decisamente noioso, «Il trono di spade» è partito col botto regalando, nel secondo, emozioni a ogni scena, fra nani, draghi e resurrezioni. «Game of Thrones» resta un gioiello, tra i più alti di sempre nella graduatoria delle serie tv insieme con «Breaking Bad». A proposito, ora Aaron Paul, il giovane coprotagonista di BB, è appena uscito con «The Path», altro prodotto di lunga serialità che racconta i retroscena di una setta stile Scientology. Bisognerà tenerlo d'occhio.

venerdì 6 maggio 2016

IL COMPLEANNO AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK


Il guaio quando compi gli anni in questi tempi social è che passi la giornata a mettere like su circa 800 messaggi di auguri che ti arrivano su tutti i device che hai in casa, tra Facebook, Twitter, Blog, Whatsapp, in un costante trillare. Il picco, ieri, è stato fra le 9.30 e le 14.30. Pensavo di farmi aiutare da una badante ucraina ma ho fatto tutto da solo. Poi ci sono le telefonate di amici, colleghi, gente di spettacolo. Tanto affetto e tanta solidarietà.

Allora, prima di tutto grazie a tutti. Davvero. Sia perché, a parte il crampo al mouse, fa sempre piacere. Sia perché questi 48 anni (l'età nella quale tu ti senti ancora un pischello e le venticinquenni ti considerano, se va bene, uno zio) sono stati un compleanno un po' particolare. Non è un periodo facile, per alcuni sgradevoli e inutili motivi indipendenti dalla mia volontà. Non posso e soprattutto non voglio parlarne, anche perché alle lagne preferisco sempre una battuta, se e quando mi viene. Ma magari un giorno ci sarà occasione. Vi abbraccio con grande affetto.

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