mercoledì 18 gennaio 2017

FEDEZ- FERRAGNI & CANALIS-CLOONEY: 4 CUORI E UN'ADDETTA STAMPA

Francesca Casarino, ufficio stampa di Fedez
La storia d'amore tra Fedez e Chiara Ferragni è così bella e archetipica da sembrare finta. Lui rapper sulla cresta dell'onda che spazia da «X-factor» alle polemiche al vetriolo (insieme con J-Ax) che lo vedono contrapposto ai meno commerciali Guè Pequeno e Marracash. 
Lei fashion blogger del momento, che detta mises sbarazzine e outfit di tendenza. Un viaggetto insieme negli States, tanti scatti su Instagram e sui social, lui che fa lo scherzone cinese alla mamma di lei («Chiara è incinta»), ma ovviamente tutti lo dobbiamo sapere sennò che gusto c'è. E intanto fioccano copertine e contratti pubblicitari come se piovessero. Perché così vuole il business. Bella ràga, batti il cinque. Ma anche il dieci, volendo.

Come addetta stampa di Fedez è in carica attualmente (prima c'era Betti Soldati) la brava Francesca Casarino, che viene dalla scuola di Goigest, il vivaio di Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber, la quale ha "in mano" molti grossi artisti della scena nazionale. Lì si è formata.
Francesca, che conosco da anni e che si è messa in proprio facendo buone cose, tempo fa ha gestito mediaticamente con cura un'altra storia d'amore molto discussa: quella tra Elisabetta Canalis e
George Clooney. Lei seguiva l'ex Venina nei mari procellosi del gossip. E anche lì fu una messe di esposizione che manco ai tempi della Dolce vita.

Onori alla Casarino, che ormai ha un master nel settore media per coppie trendy. Se sei un personaggio e cerchi visibilità con una famosa tua pari, rivolgiti con fiducia a Francesca. La wedding planner del comunicato stampa. E poi abbi Fedez.


sabato 14 gennaio 2017

WANNA MARCHI E FIGLIA VIA DALL'«ISOLA DEI FAMOSI» (CHE NON È ANCORA ALCATRAZ)

Wanna Marchi e Stefania Nobile
Mentre Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile pare siano a un passo (non poteva essere altrimenti, e mi unisco al coro di chi le vuole abbondantemente fuori) dalla defenestrazione dall'«Isola dei famosi», al via a fine mese su Canale 5 dall'Honduras e non da Alcatraz, altra nota e suggestiva isoletta nella baia di San Francisco, non si possono non fare un paio di riflessioni sulla tv dei cattivi esempi. Così arrembante e così (apparentemente) vincente sui nostri schermi.


Stefano Bettarini
Sempre nel fanta-reality dell'incolpevole Alessia Marcuzzi è stato reclutato come inviato quello Stefano Bettarini che al «Grande Fratello Vip» ha dato scandalo per una notte di confessioni piccanti ben poco signorili che hanno coinvolto l'ex moglie Simona Ventura e altre donne di spettacolo. Ha pianto, si è pentito, ma l'aveva fatta grossa: era proprio il caso di promuoverlo a inviato nel programma successivo? 
Nella bufera, in questi giorni, anche «Pomeriggio 5» di Barbara D'Urso, nel mirino di Selvaggia Lucarelli e persino di Fiorello per uso e abuso di tv del dolore. Ospitare Ylenia, ragazza bruciata dal fidanzato, che difende il suo carnefice, fa passare un messaggio non edificante. Con la conduttrice che per giunta aggiunge «Per troppo amore», di certo voce dal sen fuggita, ma tant'è.


Ecco, i messaggi della pop tv. Pericolosi soprattutto per la psiche di chi (e purtroppo sono tantissimi/e) non ha gli strumenti per decodificarli.
Intendiamoci, va detto a voce alta: la tv commerciale ha meno obblighi etico-morali di quella di Stato. Teoricamente gli autori di Mediaset devono guardare (solo) al profitto, allo share, a far funzionare i loro programmi. Dunque se metti le Marchi e Bettarini all'Isola e pompi a mille il teatrino macabro di Barbara, fai solo il tuo dovere. Che ti importa se stai dando un cattivo esempio al Paese? Ma esistono limiti da non superare, e un'editore serio dovrebbe avere il compito di vigilare su tutto questo.
«Striscia la notizia» ha giustamente rimarcato il suo no alle Marchi, delle quali sono ben note le prodezze. Ma se non teniamo viva l'attenzione su questi temi, l'inevitabile rincorsa al peggio (in atto già da anni) dove ci porterà?


venerdì 13 gennaio 2017

SCARLETT JOHANSSON VERSO SANREMO (PER 500 MILA EURO)

Scarlett Johansson
Come ho anticipato ieri su Tu Style, la splendida Scarlett Johansson si muove a grandi passi verso il prossimo Festival di Sanremo. La trentaduenne diva di New York a quanto pare non è solo tra le muse di Woody Allen, ma anche del bronzeo Carlo Conti, che già dal primo anno di conduzione in riviera le ha tentate tutte per averla, senza riuscirci. È sempre stato, mi dicono, letteralmente in fissa. E c'è da capirlo, vista la bellezza della fanciulla. Quest'anno, 67' edizione, potrebbe essere la volta buona.

Scarlett non ha ancora firmato, ma le trattative sarebbero in stadio avanzato, un po' come quelle per accaparrarsi Maurizio Crozza. La stella di Hollywood, che ha una grandissima resa ai botteghini, pare voglia 500 mila euro come cachet festivaliero, escluse le spese vive per staff ed entourage. Del resto Maria De Filippi partecipa gratis.
Lo scorso anno Conti riuscì a portare a casa (in senso non letterale, ma professionale) Charlize Theron. Quello di quest'anno sarebbe un altro colpaccio non da poco.


mercoledì 11 gennaio 2017

SANREMO 2017 * CONTI E DE FILIPPI RESTANO UMILI CON MIKA, FERRO, GIORGIA E RICKY MARTIN

Maria De Filippi e Carlo Conti
«Al Festival siamo tutti contorni rispetto alle canzoni e io sono il primo dei contorni» (Carlo Conti). 
«Non sarà il mio Sanremo. Non è che avete un'idea sbagliata di me? La mia presenza penso non cambierà nulla al Festival. Quando ti propongono una cosa così bella non puoi sempre stare a pensare: mi conviene o non mi conviene? Anche se non la farò forse mai più. Anche se il giorno dopo mi direte che ho fatto schifo» (Maria De Filippi).
Il Sanremo del bianco più blues della conduzione televisiva e della regina della concorrenza, quello del compromesso storico Rai-Mediaset, comincia con due manifestazioni di umiltà da parte di chi starà sul palco a far girare la giostra delle canzonette.

Maria (pare che co-conduca a titolo gratuito) dice che prima si è «consultata con Maurizio, che non è mai stato contrario» e che vestirà Givenchy.
Dal momento che l'ipotesi di partecipazione della sovrana di «Uomini e donne» e «C'è posta per te» era nell'aria già da tempo e la notizia già anticipata da Repubblica e dal Giornale, mi sfugge il senso del balletto delle smentite alla confema della sua partecipazione, ieri a opera di Chi e del suo direttore Signorini, con un virgolettato dell'interessata subito contestato da lei stessa e da tutto l'entourage. Ma forse (e dico forse) sono amabili schermaglie tra uffici stampa scavalcati. Chi può dirlo?

Tra gli ospiti spuntano i nomi di Tiziano Ferro, una garanzia per gli ascolti, l'onnipresente Mika, Giorgia e Ricky Martin. Per Maurizio Crozza pare che le trattative siano ancora in corso.
Sarà un Sanremo da settantordici milioni di ascolto. Anche solo per la pura curiosità di vedere se Maria (metti caso la sfiga) cade dallo scalone come una Tina Cipollari qualsiasi.


lunedì 9 gennaio 2017

DJ MITCH CANTA (CON LA VOCE DI MAX PEZZALI) L'INNO PER LA RINASCITA DI AMATRICE


Mitch Dj ha una cresta che a volte arriva alla luna, fa il rapper e canta come Max Pezzali. Paro paro. Sembra quasi doppiato dall'illustre pavese già 883. Ascoltate il video qui sotto, quello di «In alto la testa» (registrato al live di Capodanno con Gigi D'Alessio e Rossella Brescia), così ci capiamo meglio.
La canzone, leggera ma densa di significati, è diventata inno ufficiale della rinascita di Amatrice, il comune laziale colpito dal terremoto il 24 agosto 2016. 
Il bollino blu l'ha messo il sindaco Sergio Pirozzi, che ha benedetto l'iniziativa di solidarietà lanciata dal deejay marchigiano in collaborazione con la Nazionale Italiana Cantanti, che arriva nel 2017 ai suoi 30 anni di attività. I proventi di «In alto la testa» («Perché siamo italiani»), precisa il nostro, nel suo brano motivazionale) saranno interamente devoluti al Progetto Sorriso, che la squadra ha avviato per raccogliere fondi per le zone devastate dal sisma, come Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.



domenica 8 gennaio 2017

BACIARSI VIA SMARTPHONE CON «KISSENGER» * ORA ANCHE IL LIMONE DIVENTA VIRTUALE

Baciarsi con Kissenger
È nato «Kissenger» (attenzione, non il Kazzenger di Crozza, che in questo caso potrebbe avere altre applicazioni), accessorio per smartphone che consente agli innamorati di provare l'emozione del bacio a distanza.
Prodotto in Cina, l'utile accessorio azzera le distanze con il partner e evita anche l'indiscreto incontro con germi e saliva. Basta che il soggetto uno posi le proprie labbra sull'appendice collegata al cellulare e le muova, ed ecco che l'interlocutore, il soggetto 2, facendo la stessa cosa sul proprio accessorio, percepirà le stesse vibrazioni e le regalerà all'amato/a. Ovunque nel mondo.

Un altro deciso passo verso l'azzeramento dei contatti umani che nasce dall'abuso della tecnologia. Connessi col mondo, ma soli.
Insomma, anche il caro vecchio limone, caro a noi nostalgici, sta per andare in soffitta. Ora non resterà che strusciare la propria lingua su un pezzo di morbida gomma innervata di sensori. Sulle prime non sembrerà naturale, ma ci faremo l'abitudine.
Tra le altre cose, non devi manco lavarti i denti o testarti l'alito con la classica mano a cucchiaio. Buon divertimento.


giovedì 5 gennaio 2017

CONTI E DE FILIPPI INSIEME A SANREMO? UN INCONTRO TRA SUPERPOTENZE TV

Carlo Conti e Maria De Filippi
Se l'indiscrezione di Repubblica e del Giornale fosse confermata, il prossimo febbraio ci ritroveremo con Carlo Conti e Maria De Filippi insieme a condurre Sanremo.
Le trattative, segretissime, sarebbero alle battute finali.
Conti, che ha annunciato saggiamente poco tempo fa di voler presentare il suo ultimo Festival (per ora, naturalmente) era a caccia del colpaccio acchiappa-audience, e a quanto pare l'ha trovato. Maria dei tele-miracoli, padrona di mezzo palinsesto di Canale 5, non poteva essere la scelta migliore. E la nostra ultimamente si è così allargata da volersi spingere (con alterni risultati, non d'ascolto ma di resa personale) sul terreno del varietà, come abbiamo visto in quel di «House Party».
In riviera si celebrerà quindi un ecumenico incontro fra superpotenze della tv. Rai rappresentata da Conti, sempre più intelligente e strategico nel gestire se stesso e le risorse, e Mediaset dalla sciura Costanzo. Mancano solo Trump e Putin tra i superospiti stranieri.
Sul piano artistico, c'è la conduzione veloce e classicamente baudiana di Carlo, e (se gli autori sapranno lavorare con intelligenza) si troverà il modo di riscaldare Maria, che in video di solito ha uno stile più «contemplativo».


martedì 3 gennaio 2017

EDOARDO COSTA * DOPO GLI SCANDALI, TORNA A TEATRO (NEI PANNI DI SIDDHARTHA)

Edoardo Costa nel musical Siddhartha
Guarda chi si rivede: dopo gli scandali, riciccia Edoardo Cicorini, per il pubblico Edoardo Costa. L'attore di «Vivere», finito nel 2008 nel mirino di «Striscia la notizia», che realizzò diversi servizi su presunte irregolarità nelle iniziative di beneficenza per il Kenya e il Brasile che a lui facevano riferimento, si ripulisce l'immagine con un ruolo teatrale nel musical «Siddhartha». In scena dal 2 al 5 febbraio al Teatro Linearciak di Milano.

Il bel Riccardo Moretti della soap di Canale 5, 49 anni, di Varese, stavolta si cala nei panni di Siddhartha anziano, voce narrante.
Nel maggio 2011 Costa fu rinviato a giudizio dalla Procura di Milano per «truffa aggravata, appropriazione indebita e falso ideologico». Nel luglio 2012 fu condannato in primo grado a tre anni di reclusione e al pagamento di alcune penali.

Tratto dall’omonimo libro di Herman Hesse, il musical SIDDHARTHA, scritto da Isabeau, Fabio Codega e Fabrizio Carbon, racconta la continua ricerca verso l’illuminazione da parte di un principe, interpretato da Giorgio Adamo, destinato al lusso e alla sola bellezza che, spogliandosi delle sue vesti, lascia il suo castello dorato per scoprire la vera essenza della vita e le ragioni della sofferenza.


Sbaglierò, ma a me sembra un'operazione d'immagine (peraltro ardita) della serie sciacqua e smacchia con il viatico della spiritualità. Vedi foto. Il rischio però è che per la compagnia che mette in scena il musical si trasformi in un boomerang. Staremo a vedere.

lunedì 2 gennaio 2017

PUPO CONTRO I POOH * E SUL WEB SI SCATENA LA BAGARRE

Pupo visto da Francesco Facchinetti
È stato un folgorante tweet a ciel sereno quello di Enzo Ghinazzi in arte Pupo, che oggi pomeriggio sul suo profilo ha esternato sul concertone d'addio dei Pooh, il 30 dicembre a Bologna: 

«Ho visto l'ultimo concerto dei Pooh. Un'operazione mediatica geniale, ma anche un grande bluff musicale. Comunque bravi, obiettivo colpito».

Le reazioni stizzite («Tutta invidia», «Rosichi») dei fan di Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Stefano D'Orazio (con l'aggiunta del ritrovato Riccardo Fogli) non hanno tardato ad arrivare, con offese anche pesanti all'indirizzo di Ghinazzi, che a un certo punto ha minacciato querele a chi metteva in dubbio la sua onestà e correttezza professionali. Poi è entrato nella mischia anche Francesco Facchinetti, figlio di Roby, toccandola piano: «Tu che sentenzi sui Pooh è come sentire cantare Dj Francesco alla Scala di Milano». In allegato il fotomontaggio di un'ipotetica cover (foto sopra) del nuovo disco di POOHPO, «Enzo Ghinazzi canta i Pooh». Tra i due, comunque, sembra essere finita a tarallucci.

La frase di Pupo andava spiegata forse meglio dall'interessato (e i 140 caratteri di Twitter sono pochi per argomentare), ma un fatto è certo: per tutto il 2016 i cinque orsacchiotti hanno portato in scena il loro lungo concerto d'addio spremendo il limone sino in fondo. D'Orazio aveva già abbandonato il gruppo ed è tornato appositamente (come aveva promesso) per l'evento d'addio dei 50 anni, e Fogli è stato scongelato per l'occasione. Negli ultimi mesi, i cinque non si sono fatti mancare niente: stadi, cofanetti, date aggiunte (io avevo assisitito con piacere a una tappa a Verona). Nello stile da sfarzoso pop mainstream piglia tutto che è sempre stato il marchio di fabbrica della formazione. Forse in questo senso si spiega un po' meglio la frase polemica di Ghinazzi. Caso vuole che sia Pupo che Francesco Facchinetti (e persino Red Canzian) siano tra i 50 personaggi che si sono raccontati nel mio libro «Il peggio della diretta», da poco pubblicato per Mondadori.

venerdì 30 dicembre 2016

COSE SERIE * SU NETFLIX «DESIGNATED SURVIVOR» E «SHOOTER» RISVEGLIANO L'AZIONE

Anthony Hopkins in «Westworld»
Mentre archiviamo su Sky Atlantic la prima stagione di un prodotto d'eccellenza di HBO, «Westworld - Dove tutto è concesso», ovvero un mondo parallelo dominato da automi che sfuggono al controllo (in pratica come a «Uomini e donne») in un parco giochi per adulti violenti diretto da Anthony Hopkins, confesso che inizio a intripparmi non poco per un altro nuovo gingillo che tenta di riempire l'enorme vuoto lasciato da «24». Va in onda su Netflix e si intitola «Designated Survivor». Kiefer Sutherland non fa più
Kiefer Sutherland in «Designated Survivor»
l'agente segreto che in un giorno deve salvare il mondo facendosi autorizzare torture e azioni disperate in perenne contatto telefonico con il Presidente Usa, ma si cala nei panni del Presidente stesso, «sopravvissuto designato» dopo che mano ostile ha fatto saltare in aria il Campidoglio e l'amministrazione americana al gran completo. Un uomo solo al comando dopo l'Apocalisse, in pratica. C'è meno azione e più intrighi da White House che in «24» (il meritato successo di «The House of Cards» e «Scandal» ha sicuramente lasciato il segno), ma gli sceneggiatori hanno creato un mix che regge abbastanza bene, e il cast è di qualità.



«Z Nation», terza stagione
La terza stagione di «Z Nation» è ripartita col botto, con trovate su trovate, così come l'ultima di «The Walking Dead», solo che gli episodi della seconda si stanno (come al solito, da un paio d'anni) rapidamente afflosciando. A parer mio sarebbe ora di chiuderla, finché si riesce a mantenere una parvenza di dignità. Ma tant'è. Sembra che gli zombie tengano ancora botta per gli ascolti.


Ryan Phillippe in «Shooter»
Non so perché (anzi, lo so: la bellezza della protagonista) mi ostini a guardare «Americans», che sta allungando il brodo in modo spesso indecoroso, ma voglio darle ancora qualche possibilità. Per sopraggiunta noia avevo tagliato i viveri anche ai pirati di «Black Sails», pur girato magnificamente.
Sul fronte action-thriller Netflix ha sfornato anche l'onesto «Shooter». Il super-cecchino Bob Lee Swagger viene incastrato, incolpato di omicidio, fugge e cerca la sua vendetta. Vecchia storia, si dirà, ma dipende anche da come si sviluppa.


giovedì 29 dicembre 2016

SOCIAL NETWORK * UN MORTO VIP SERIO DEVE "DURARE" SUL WEB ALMENO TRE GIORNI

Bara a forma di aeroplano
In chiusura di questo 2016 così carico di dipartite illustri (tra gli altri, se ne sono andati Prince, David Bowie, George Michael, Carrie Fisher, mamma Debbie Reynolds, e mancano ancora tre giorni al 2017), urge fare alcuni considerazioni tecnico-mediatiche sul caro estinto in versione social network.

Oggi come oggi, un morto vip che si rispetti deve "durare" su Facebook e Twitter almeno tre-quattro giorni. Deve garantire cioè un impatto emotivo, con condivisioni e #Rip diffusi negli status dei veri o presunti fan che si spalmino a cascata almeno sulle 72-96 ore successive. Al di sotto di questa soglia siamo di fronte a un personaggio di seconda o terza fascia. Quindi se si è innescata nello star-system mondiale, visto il trend, una comprensibile rincorsa al decesso, vanno considerati tutti gli impatti sulla popolarità. Compreso il rischio di finire in terza fascia. Nessun morto dello spettacolo vorrebbe mai finirci.

È sconsigliabile, naturalmente, passare a miglior vita in concomitanza di grandi eventi sportivi già prefissati, o di attacchi terroristici di estremisti islamici. Frequenti e purtroppo non prevedibili. Notizie che farebbero inevitabilmente passare il trapassato famoso in secondo piano. Serve a poco (ma può aiutare nei casi di personaggi più deboli), ricorrere a bare dalla foggia o forma eccentrica, come quella della foto. Comunque, se in carriera si è riusciti a costruire bene, in Italia o all'estero, basta qualche accortezza e si può spirare aspirando alla giusta visibilità sui social media.

mercoledì 28 dicembre 2016

CARRIE FISHER * MA QUALE LEILA? ERA LA FIDANZATA PAZZA IN «THE BLUES BROTHERS»

Carrie Fisher in «The Blues Brothers»
Ora che vi siete (legittimamente?) sfogati con la principessa Leila di «Star Wars», saga che a mio avviso (e so di attirarmi gli strali di molti) è sempre stata sopravvalutata, mi piace ricordare l'unica Carrie Fisher degna di nota. Ovvero l'ex fidanzata pazza di John Belushi (Jake Blues) in quel capolavoro chiamato «The Blues Brothers». Il resto è noia.

Del resto, di principesse al cinema ne abbiamo avute milioni, quasi tutte finte come una moneta da 75 centesimi, ma chi non ha mai avuto nella realtà una compagna/fidanzata fuori di testa? 
Quelle ultra-gelose, violente, vendicative e vendi-cattive. La Fisher la incarna perfettamente (con le dovute esagerazioni del caso) per la prima volta, a memoria mia, in un film che è entrato nella storia, tra una colonna sonora leggendaria e centinaia di auto accartocciate. Un film di formazione.
Quindi, se dobbiamo ricordare Carrie, facciamole un favore: ripensiamola armata fino ai denti all'inseguimento dei Fratelli Blues.


lunedì 26 dicembre 2016

GEORGE MICHAEL MORTO PER INFARTO * IL "LAST CHRISTMAS" DELLA PRIMA ICONA GAY



Cinquantatrè anni sono veramente pochi per morire. Eppure il giorno di Natale è arrivato anche il «Last Christmas» di George Michael, forse la prima vera icona gay del pop mondiale. Un infarto se l'è portato via con la spietatezza che hanno queste chiamate senza possibilità d'appello.


Mick Jagger lo definì in modo sprezzante "Un parrucchiere con velleità canore", eppure Michael con i suoi Wham, boy band dal successo planetario, fu una colonna degli Anni 80, sdoganando con video e pose ammiccanti l'omosessualità fatta canzone. Oggi i coming out sono persino di moda. All'epoca facevano ancora discutere. Il pop degli Wham, va detto, era di assoluto rispetto, canzoncine ma di qualità (averne, oggi) che infiammavano i cuori di tanti e tante fans, pronte a sciogliersi per George, un mito, a prescindere dalle sue scelte sessuali. Michael ha sempre avuto una vita quantomeno sregolata: nel corso di alcune interviste ha confessato di aver avuto 500 partner in sette anni e di arrivare a fumare anche 25 spinelli al giorno. Il cantante inglese, che nel '98 ha consolidato la propria carriera da solista con «Outside», rendendo anche definitivamente palese la propria omosessualità, negli anni ha sempre cercato, non sempre con successo, di reiventarsi.

Madonna ed Elton John ora sono i primi a piangerlo. Ed è l'ultimo (si spera) grande artista ad andarsene in questi ultimi due anni che hanno decimato il panorama dello spettacolo mondiale. Penultimi della lista, David Bowie e Prince.

venerdì 23 dicembre 2016

«DANCE DANCE DANCE» * FOXLIFE HA TROVATO IL MODO DI RINGRAZIARE LUCA TOMMASSINI

Vanessa Incontrada, LucaTommassini e Timor Steffens
Ancora in debito di ringraziamenti in quel di «X-Factor», Luca Tommassini ha avuto da FoxLife il suo segno finalmente tangibile di riconoscimento con l'incoronazione a giudice-perno di DDD, ovvero «Dance Dance Dance», ennesimo talent danzereccio con uso di celebrities (?) creato da John De Mol. Che con mestiere ha messo insieme un po' di tasselli del puzzle di tv contemporanea.
«Ballando con le stelle» c'entra poco o nulla, se non per la gara di ballo. Il formato televisivo sta tra XF e «Italia's Got Talent», con un cast giovane per esigenze di pubblico e di rete.

Il piatto è ricco e veloce, i tagli del montaggio si avvertono un po' troppo, e funziona la conduzione di Andrea Delogu (se dimagrisce ancora un po' le faranno presentare non un programma ma un ologramma: more piadine, please) e Diego Passoni. Nel cast, in un nugolo di emeriti sconosciuti o quasi, ma belli da vedere, emergono Claudia Gerini, Tania Cagnotto e la fashion blogger Chiara Nasti, che più che sui passi di danza deve lavorare sulla pronuncia, perché le senti l'accento del «A bbbelliiii, tutto a 5 eurooooo!» di Porta Portese.
In giuria anche Vanessa Incontrada, sempre più sciura ma col sorriso che incanta, e il ballerino e coreografo olandese Timor Steffens.

giovedì 22 dicembre 2016

GIULIO SCARPATI NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * QUANDO LA PLATEA È INSUBORDINATA

L'artista che si è donato con maggiore generosità, raccontando se stesso in un capitolo del mio libro «Il peggio della diretta», pubblicato da Mondadori Electa, è Giulio Scarpati. Lo storico protagonista di «Un medico in famiglia», 60 anni, romano, è persona attenta e sensibile.

Nei suoi trascorsi attoriali ci sono vere e proprie perle di difficoltà e imbarazzo finite tra le pagine di questo volumetto che sta incontrando i favori dei lettori e che contiene più di 100 aneddoti inediti di dietro le quinte raccontati dagli stessi protagonisti.
Scarpati, che ha una lunga carriera teatrale, si è trovato a volte alle prese con spettatori un po' troppo esuberanti. Quelle platee difficili
da gestire perché tendono a interagire con chi sta sul palco. E con gli inevitabili malori seguiti a mangiate di frutti mare nelle trattorie con tutto il cast, dopo l'ennesima replica. L'attore racconta poi di furti di oggetti e altre esilaranti stranezze di una carriera senza macchia.
«Il peggio della diretta» si trova in libreria e nei principali siti di vendita on-line. Qui sotto, in un video, l'elenco di tutti gli artisti che hanno accettato di raccontare i loro difficili, a volte divertenti, a volte dolorosi momenti di backstage.

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