domenica 17 dicembre 2017

PAVIA * FEDEZ E FERRAGNI PER I BIMBI DI ONCOEMATOLOGIA: ECCO IL TESTO DELLA CANZONE

Fedez e Chiara Ferragni.
Fedez, reduce da «X-Factor», e la trendy fidanzata Chiara Ferragni, la fashion blogger più influente del web, sono stati ospiti dei reparti di Pediatria e Oncoematologia dell'ospedale San Matteo di Pavia per cantare una canzone scritta dai medici della struttura insieme con i bimbi ricoverati. C'era anche Tatiana, la madre del rapper, che ha assisitito con loro allo show parodistico «Natalent - Pediatria's Got Talent» al quale hanno dato vita. Poi la coppia (che programma le nozze a Noto tra la fine di agosto e i primi di settembre 2018) ha donato una somma alla fondazione Soleterre, che collabora con il nosocomio pavese. Ecco il testo del brano che anche Fedez ha intonato per sensibilizzare rispetto ai problemi della struttura, sempre alle prese con la necessità di reperire fondi: 

«In ospedale ci troviamo a non avere soldi, e prima di visitare controlliamo il portafogli. Aghi, siringhe, provette, prick by prick, spaventano tantissimo i bambini. Gocce, sciroppo, pomate, aerosol ci piacciono molto di più dei primi. Qui c’è il rischio di non arrivare a fine mese. Il conto in banca è in rosso e aumentano le spese. Non ci piacciono le decisioni prese, siam bambini sì ma abbiamo anche noi delle pretese. Ratata qui nessuno ti fa un assegno quando serve, online bank o bnl, noi cerchiamo sempre di sorridere, questa volta qua basterà? Per la Clinica nuove regole, la soluzione è sotto gli occhi, è facile. Ci penseranno i bambini, il loro entusiasmo li guiderà, i grandi fanno casini, ma questa volta qualcuno li aiuterà. Ecco che in un modo per risolvere c’è già. In centro cercano talenti a volontà, dei tipi dietro un banco sono pronti a giudicar. Bisogna stare uniti ed in finale andar spediti. Ed ora in coro, dobbiam convincer tutti quanti loro, fare una strabiliante esibizione, provare e riprovare, parte la canzone parte la canzone. Chi è quel losco figuro tutto sbrilluccicante?, ha l’aria da damerino e sguardo poco ignorante. Dal reparto alla scena, la gioia si scatena, la gioia si scatena, pronti per il Natalent. Per la Clinica nuove regole, una soluzione è sotto gli occhi, è facile. Ci hanno pensato i bambini ed il loro entusiasmo trionfa già tra barelle e lettini, ora anche sul palco di un Varietà! Per sorridere».


sabato 16 dicembre 2017

SANREMO 2018 * IL CAST DEL GATTOPARDO: TORNANO TRE POOH, LA VANONI E IL COLPO È ELIO

Roby Facchinetti, Ornella Vanoni ed Elio
Nessuna eliminazione (che, si sa, danneggia l'audience ma fa contenti artisti e discografici) avrebbe dovuto portare sul palco dell'Ariston qualche nome un po' più pregiato. 
Invece nel variegato cast del Festival di Sanremo 2018 by Claudio Baglioni non si registrano particolari guizzi rispetto all'ordinario.
Sì, certo, c'è Ornella Vanoni che riciccia con Pacifico e Bungaro (lo strano trio), tornano i ricomposti Decibel e gli appena disciolti Pooh Roby Facchinetti e Riccardo Fogli ci riprovano. Non da soli, chiaro, c'è anche Red Canzian da solo. Perché tutto deve cambiare in modo che nulla cambi in questo Sanremo un po' gattopardesco.
Il resto sono le solite ninezilli, Noemi il sempre presente Ron (forse con un pezzo di Lucio Dalla), la bella Annalisa; insomma, niente che non si sia già visto negli ultimi anni.
Riguadagna il palco Luca Barbarossa, Mario Biondi ha capito che per allargare la platea c'è poco da fare: bisogna passare per forza attraverso il festivalone.
Vediamo invece come si comporteranno Renzo Rubino e Fabizio Moro in tandem con Ermal Meta, forse le presenze sulla carta più interessanti. Insieme a Elio e le Storie Tese, che il 19 a Milano tengono il loro concerto d'addio; sono il vero colpo di claudione. Ma, intendiamoci, niente che Carlo Conti non sarebbe riuscito a fare.

IL CAST DEFINITIVO DEI BIG DI SANREMO 2018

1) Roby Facchinetti e Riccardo Fogli - Il segreto del tempo
2) Nina Zilli - Senza appartenere
3) The Kolors - Frida
4) Diodato e Roy Paci - Adesso
5) Mario Biondi - Rivederti
6) Luca Barbarossa - Passami er sale
7) Lo Stato Sociale - Una vita in vacanza
8) Annalisa - Il mondo prima di te
9) Giovanni Caccamo - Eterno
10) Enzo Avitabile con Peppe Servillo - Il coraggio di ogni giorno
11) Ornella Vanoni con Pacifico e Bugaro - Imparare ad amarsi
12) Renzo Rubino - Custodire
13) Noemi - Non smettere mai di cercarmi
14) Fabrizio Moro ed Ermal Meta - Non mi avete fatto niente
15) Le Vibrazioni - Così sbagliato
16) Ron - Almeno pensami
17) Max Gazzè - La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
18) Decibel - Fuori dal tempo
19) Red Canzian - Ognuno ha il suo racconto
20) Elio e le Storie Tese - Arrivedorci

giovedì 14 dicembre 2017

COMPIO 30 ANNI (DI GIORNALISMO) E LI CELEBRO CON LA LETTERA CHE MI SCRISSE INDRO

Il Telegatto che consegnai ad Anna Fontana per il suo prepensionamento.
La lettera che nel giugno 1993 mi scrisse Indro Montanelli.
Fatemi gli auguri perché compio 30 anni. Non ci credete? È vero, giurin giuretta. Non anagrafici, purtroppo (quelli sono 49), ma professionali. 30 anni passati a cercare di servire al (mio) meglio questo mestiere, sin dal lontano novembre 1987, quando firmai il primo pezzo su «La Provincia Pavese».
Oddio, sulla carta era stampato il mio nome, ma - per essere sinceri - il testo non era manco mio.
Avevo iniziato a collaborare da appena tre giorni seguendo la zona dell'Oltrepò collinare, quando un ragazzo del mio paese, Santa Maria della Versa, morì in un incidente stradale. Mi spedirono a cercare notizie e (soprattutto) a chiedere la sua foto alla famiglia. Il peggiore dei battesimi: forse potete immaginare che cosa voglia dire, psicologicamente, suonare al campanello di qualcuno che ha appena subito un grave lutto, per andare a cercare una foto del parente da mettere sul giornale. La cronaca (locale e non) a volte è spietata. Ti senti un verme, ti aspetti di essere cacciato a calci nel sedere, senti l'imbarazzo che ti si accende sul viso; vorresti sprofondare. Forse non avrei manco dovuto avere un senso di colpa, ma ero giovane, inesperto, e suonai quel campanello sentendomi né più né meno una merda. Perdonate il francesismo.

Poi in realtà mi accolsero con affetto, conoscendomi da anni, scelsero con cura quella foto e parvero persino felici che il giorno dopo si parlasse un gran bene sul giornale del loro povero ragazzo scomparso per una beffa del destino. Ero distrutto. Partii mogio per la redazione di Pavia con qualche informazione più o meno rabberciata (era tardi, e bisognava chiudere) e quella benedetta foto in mano. In uno stanzino per riunioni mi accolse un collega assunto, Claudio Salvaneschi, che raccolse foto e notizie. «Grazie mille, puoi andare», mi disse infine composto senza aggiungere altro. Il giorno dopo trovai il mio primo articolo sul giornale: quattro cartelle scritte da Claudio ma firmate col mio nome e quella foto grande grande. Non avrei mai voluto debuttare in quel modo: con una tragedia che fra l'altro mi toccava indirettamente e un pezzo che non avevo materialmente scritto. Ma andò così. E c'è poco da fare.
«La Provincia», come si dice spesso in questi casi con un luogo comune che mai avrebbe potuto essere più calzante, fu una vera palestra. Devi imparare a scrivere in genere tanto e con poche informazioni (quindi spesso rigirare frittate), pagato pochissimo, molto velocemente (l'equivalente del web per molti giovani colleghi oggi); devi reperire le notizie, farti venire spunti per animare il dibattito politico locale; e poi col tempo e con i tagli ai tuoi pezzi inizi pian piano a capire come si lavora. «Tagliamo, tagliamo: non affezionarti troppo alle tue parole», mi sfotteva un vecchio caposervizio. Oggi sono ancora affezionato alle mie parole, naturalmente, ma molto meno.

Iniziai con la cronaca, ma a me interessava lo spettacolo, sempre e solo quello. Ero in fissa con quello. Così pian piano (tra un pezzo sui lavori al manto stradale della provinciale e un consiglio comunale) m'intrufolai nel settore. Vennero i primi concerti, le prime conferenze stampa a Milano, per tv e musica (fra treno e metro, lavoravo in perdita), e poi il passaggio a «il Giornale», diretto da Feltri (il Feltri di allora, non l'odierno) con Maurizio Belpietro infaticabile uomo-macchina. M'inventai una rubrica di dietro le quinte della tv,
Pippo Baudo e Rosanna Mani.
«Bassa frequenza», che più di ogni altra mi aiutò a far girare la firma, e mi divertii parecchio in altri sei anni di adrenalina.
Così, dopo 12 anni da free lance, Pierluigi Ronchetti e soprattutto Rosanna Mani (l'eminenza grigia) mi assunsero al settimanale per il quale avevo sempre desiderato scrivere, quello che ogni mercoledì da tutta la vita mio padre comprava in edicola e poggiava accanto al televisore: «Tv Sorrisi e canzoni». «La Bibbia dello spettacolo», come veniva definito. Una storia intensa, durata 17 anni. Ora c'è questo periodo di cattività ma si lavora nelle sedi competenti e vedrete che presto, come è vero Iddìo, in un modo o in un altro le cose si sistemeranno al meglio. Giustizia e rispetto, si era detto. E Giustizia e rispetto riporteremo a casa.



Quello che ho allegato a questo scritto bio-celebrativo è un reperto storico. Una lettera che mi scrisse Indro Montanelli nel giugno 1993. A casa si leggeva «il Giornale» di Indro (il più grande di sempre, insuperato e inarrivabile) e io mi bevevo letteralmente tutti i suoi ficcanti editoriali e le taglienti, esilaranti recensioni cinematografiche di Massimo Bertarelli.
A 25 anni, giovane giornalista, scrissi a Indro dopo che nei Tg balenò l'ipotesi di farlo Senatore a vita. La risposta (che in tutta

onestà manco mi aspettavo, ma se uno è un signore si nota) è quella che potete leggere oggi.
Non sapete quanto l'abbia cercata per anni, questa lettera che credevo persa, sfuggita persino alle maglie di mio padre, buonanima, che archiviava tutti i miei scritti, anche i più infimi, e ciò che giornalisticamente mi riguardava; è sbucata due settimane fa improvvisamente da un cassetto. Non ci speravo più.
Ne faccio il simbolo di questi 30 anni, di ciò che verrà in futuro, e vi ringrazio per la pazienza di essere arrivati a leggere sin qui.

P.S.
Non facciamo parallelismi. Sia chiaro che non cado e non cadrò mai nella facile trappola (in cui cadono alcuni) di paragonarmi a Montanelli. Come Indro c'era soltanto Indro. Il resto, nel 90% dei casi, è solo cialtroneria.



mercoledì 13 dicembre 2017

ECCO LA BOTTIGLIA DEL «GERRY SCOTTI», IL BRUT CHE SA DI TV

La bottiglia e la pubblicità tabellare dello spumante di Gerry Scotti.
Eccola finalmente, la bottiglia del «Gerry Scotti», il nuovo spumante dell'Oltrepò Pavese che porta il nome del conduttore originario di Camporinaldo di Miradolo Terme, figlio di una casalinga e di un tipografo del Corriere della sera. 
La propone il quotidiano La Provincia Pavese in una pagina di pubblicità con l'ammiccante slogan «Gerry Christmas».

L'idea di reclutare l'uomo di «Passaparola» e «The Wall» come socio-testimonial è venuta alle cantine Giorgi di Canneto Pavese, che hanno giocato sulle origini del quizzarolo per antonomasia di Canale 5. Il quale allunga così il suo già lunghissimo elenco di contratti pubblicitari, visto che d'abitudine non si lega a un marchio in esclusiva, se non per settore merceologico, naturalmente, ma spazia in modo trasversale. Dal riso Scotti (altro prodotto pavese) all'energia, ecc, ecc.

Non so quanti in Italia e nel mondo a Natale e Capodanno brinderanno «Gerry Scotti», ma Virginio da Miradolo Terme ne ha ben donde. Potrà alzare i calici e anche regalare bottiglie col suo nome. Certo, sull'etichetta c'è scritto Brut (quello più nobile, ovvero il metodo classico o charmat), termine che però facilmente tradotto dal dialetto oltrepadano non giova all'immagine. Ma Gerry è uomo di spirito e se ne farà certamente una ragione.

lunedì 11 dicembre 2017

EPATITE C * ORA ESISTE (PER TUTTI) LA CURA PER SCONFIGGERLA

Il virus dell'Epatite C - Ora c'è la cura risolutiva.
Si parla sempre, giustamente, del troppo che non funziona in questo Paese. Per una volta voglio testimoniare l'esatto contrario.
Ricordate mia zia Piera, il leggendario, lucidissimo donnino di 80 anni e passa che vi ho presentato con una foto qualche mese fa?
Sì, la donna bionica che sguazza da sempre nella conoscenza approfondita di quasi tutti i tipi di patologie e relativi farmaci, e che a volte viene chiamata persino dai medici di base che le chiedono consigli per indirizzare i loro pazienti a uno specialista adeguato? Ecco, «la Piera», come diremmo in Oltrepò Pavese, era alle prese da una vita con una vecchia epatite C cronicizzata. Una patologia più diffusa di quanto si creda e che negli ultimi tempi le aveva creato ulteriori fastidi a causa di valori sballati che si erano rivelati altissimi. Wonder Piera ha iniziato tre mesi fa e finito ieri una cura, tra l'altro costosissima e da poco «passata» interamente dal sistema sanitario nazionale, che ha estirpato la malattia. Dall'ultimo marker risulta «non rilevabile». Un grande successo per lei, che ha vinto il male dopo tanti anni, ma soprattutto un incredibile risultato della medicina (in senso generale) e della Sanità pubblica, che ha reso accessibile a tutti la terapia. Non molti sanno della possibilità di usufruire di questa cura, che è realmente risolutiva, addirittura nel 99% dei casi. Provate a sentire il vostro medico o, al limite, chiamate mia zia Piera.


martedì 5 dicembre 2017

«GRANDE FRATELLO VIP» * BOSSARI (AMORE & RISCATTO) INCHIODA LA DE LELLIS, MEDIO-WOMAN

«La Tv abbassa» - Daniele Bossari e Filippa Lagerback
In una tv che - causa penuria di materiale umano - viola il patto con lo spettatore e fa il contrario di ciò che promette (i non famosi si spiaggiano sull'«Isola dei famosi» e i non Vip popolano la casa del «Grande Fratello Vip»), la vittoria di Daniele Bossari nel reality che fu lanciato su Canale 5 da Daria Bignardi, è invece quanto di più classico e rassicurante possa regalare il piccolo schermo. Una promessa mantenuta per chi guarda (e televota) sognando il riscatto, il vinto che riesce a rialzarsi.

Il successo, l'oblio, il tunnel dell'alcool, la rinascita, l'amore, la proposta di matrimonio in diretta alla compagna di sempre. Con questi ingredienti (sui quali gli autori hanno lavorato molto, specie nelle ultime puntate) il bravo ragazzo Daniele Bossari non poteva non trionfare. E spazzare via sia la medio-woman Giulia De Lellis, di cui s'erano invaghite le ragazzine, che il bel Luca Onestini. Entrambi spuntati da «Uomini e donne» di Maria De Filippi, che è il principale vivaio di volti ignoti ad alta resa e basso costo della tv attuale. Per non parlare della modella Ivana Mrazova. Ma in video nulla può contro l'amore e il riscatto. Se ci si pensa, non solo di Bossari, ma di riflesso anche della futura sposa Filippa Lagerback, silente musa di Fabio Fazio a «Che tempo che fa». Qui resta rigorosamente silente ma almeno diventa perno di tutto, ha un suo perché che il freddo annuncio non dà. È Penelope che attende paziente, tessendo, il ritorno di Ulisse. Una vittoria che farebbe felice anche Franchino Tuzio, l'agente buono dello spettacolo italiano, da poco scomparso, che aveva in scuderia Daniele Bossari.

Grandi ascolti per quest'edizione del «GF Vip» condotta da Ilary Blasi e Alfonso Signorini: la finale di ieri ha portato a casa il 31% di share con 5.6 milioni di spettatori. Complice Cristiano Malgioglio, il pop-trash è stato più che mai il filo conduttore. Anzi, la vera amalgama. Ma del resto così sempre è stato e così sempre sarà.

sabato 2 dicembre 2017

ROBERT ENGLUND ALIAS FREDDIE KRUEGER * INVECCHIARE NON È POI COSI' MOSTRUOSO

Ieri Freddie Krueger, oggi Robert Englund.
In un mondo di mostri, perché non scoprire che fine hanno fatto quelli veri? L'occasione è oggi e domani, 2 e 3 dicembre, al «Milan Comic Con», evento che si tiene al Superstudio di Via Tortona 27.
Oltre ad appassionati, espositori di fumetti e merchandising provenienti da tutto il mondo, è prevista la presenza di tre ospiti d'eccezione del fanta-cinema hollywoodiano. 


Si tratta di John Rhys-Davies, della saga di «Lord of The Rings» («Il Signore degli anelli»), Daniel Naprous, ovvero il Darth Vader di «Star Wars», «Guerre stellari», e dello spaventoso Robert Englund, che con le sue mani ha sforbiciato gli incubi di generazioni in «Nightmare». A Milano già da ieri per la promozione, mister Englund (nella foto a destra) ha sentenziato che invecchiare non è poi così mostruoso.


Tanti sono gli ospiti della rassegna, per la prima volta a Milano; tra questi, il cantante-doppiatore Santo Verduci, che oltre a parlare delle tecniche che usano coloro che prestano la voce ai grandi del cinema, presenta il suo nuovo cd di sigle per bambini: «Contactoons 4».


martedì 28 novembre 2017

CHE NOIA BELEN RODRIGUEZ CHE RECITA SE STESSA (COME PARODIA, MEGLIO LA RAFFAELE)

«La Tv abbassa» - Belen Rodriguez ormai recita se stessa.
Da quando Belen si è «imbelenita», il gioco mi diverte meno. Sì, perché la signorina Rodriguez, ormai, forte del suo successo, sembra la caricatura di se stessa. È talmente entrata nel ruolo, che dà l'idea di non uscirne neppure al trucco e parrucco. Neppure davanti allo specchio di casa, che le sue brame le conosce. 
Come l'altra sera alla consegna del Tapiro di «Striscia la notizia»Smorfiette un po' snob, desiderio estremo di apparire sofisticata ancorché determinata, quell'aria da unica depositaria della Verità (chiamiamola così, ma in campagna abitualmente le si dà un altro nome), insomma Belen che rifà lo stereotipo di Belen «Acca24», direbbe qualcuno.
Belen Rodriguez in una piccola smorfia.
Chissà che cosa ne pensa il suo creatore, il buon Alfonso Signorini, al quale lei, donna di carta, donna di gossip, deve tutto. E che non manca di onorare con ogni intervista in anteprima su «Chi». Tra un Borriello, un Corona, uno Stefano De Martino, uno Iannone c'è pane per tanti denti. Forse, chissà, anche Alfie inizia a trovare un po' stucchevole la Belen carta carbone.
A questo punto, meglio l'imitazione di Virginia Raffaele, che guarda caso ultimamente a quanto pare iniziava a darle fastidio. Forse perché si avvicinava pericolosamente al vero.
Belen senza freni.
Desiderosa di piazzare tutta la famiglia nel ricco sacrario trash della televisione italiana, miss Rodriguez ha importato dall'Argentina in botti di rovere anche la sorella Cecilia e il fratello Jeremias, che si sono fatti notare per varie prodezze al «Grande Fratello Vip». Dando all'acronimo un'accezione sempre più ampia e inclusiva. Della spaventosa «rodriguezizzazione» del palinsesto di Canale 5 si occupa oggi su Libero la collega Alessandra Menzani
Ma a me quel che spaventa è l'autostima incontrollabile del format «Belen recita Belen», che sta tracimando ovunque. Senza più freni. Qualche sera fa s'è lamentato anche Costanzo. Non si fa. Alfie, pensaci tu. Prova a ricordare alla bellissima che per i Miracoli (ma anche per i Miracolati) bisogna sempre ringraziare Lassù.

venerdì 24 novembre 2017

IL «BLACK FRIDAY» ITALIANO È UNA SOLENNE PRESA IN GIRO

Negli Stati Uniti si consuma il vero Black Friday
In America, per il Black Friday, il «venerdì nero» (quello vero), ci si picchia come fabbri, si tirano pugni come alla finale di un torneo di boxe. Si menano fendenti, ci si strattona senza tregua per arrivare all'agognato scatolone. Che non è tuo finché non sei giunto alla cassa e l'hai pagato, dopo un percorso di torture e sudore che manco a «Giochi senza frontiere», buonanima. 
Perché? Semplice: perché gli sconti su molti articoli sono reali, significativi, importanti, spesso imperdibili. Quasi sempre ben superiori al 50% del prezzo reale. Insomma, ricordano davvero il crollo del '29 a Wall Street.
Abbiamo importanto la versione edulcorata di Halloween, potevamo non farci abbindolare anche da un'altra tradizione Usa infiocchettata all'italiana?
Nei veri Black Friday Usa metti a rischio anche la famiglia. 
Il Black Friday nostrano (B. F., che secondo un'amica addetta ai lavori significa Boccaloni Facili) è semplicemente una riproposizione in versione glitterata delle stesse «offerte imperdibili» che riceviamo ogni giorno per tutto l'anno via e-mail. Due parole svuotate del loro significato. Amazon (ma non solo) gli dedica una settimana intera, giusto per svilirlo ancora un po'. E altri seguono il solco annacquando e togliendo forza e valore a quella che sarebbe una buona occasione commerciale. Per non parlare delle tante segnalazioni che arrivano di prezzi aumentati il giorno prima del 30%, per essere ridotti del 30% il fatidico giorno. Il paradiso della sòla.
La (vera) lotta all'ultimo scatolone non è in Italia.
Questo per ciò che riguarda il web. Va un po' meglio (ma poco) negli store fisici, che hanno però durante l'anno abitualmente prezzi più alti dell'on-line. Ridurre per esempio del 25%, come fanno in molti, su gran parte della merce esposta (con parecchie limitazioni, va detto), significa liberare un po' il magazzino senza sforzi eccessivi puntando su quella clientela più agée che preferisce vedere e toccare il prodotto o che ancora per diffidenza o mancanza di abilità informatica non ha accesso a Internet.
Portiamo a casa anche questo Black Friday farlocco, che tanto tra pochissimo arriva il Cyber Monday, la stessa cosa ma rivolta soprattutto ai tanti patiti di elettronica. Quelli che non sono già stati infinocchiati dal Black Friday, naturalmente.

giovedì 23 novembre 2017

QUELLA BIRRA IN PIU' CHE TI DA' UNA CHIARA PERCEZIONE DEL GIUSTO E DEL REALE

Quella birretta in più che ti rende leggermente brillo ma saggio.
Di norma bevo pochissimo. Quasi mai, tranne la birretta di rito. Ma le cose più eticamente giuste le ho sempre fatte (pensate) quando avevo in corpo quel bicchiere in più. Non ubriachezza, assolutamente. Non sono mai stato ubriaco in vita mia. Ma quel bicchiere in più che ti lascia in uno stato di sospensione tra la realtà e l'invincibilità. Dura niente, chiaro, è uno stato dell'anima transitorio e vacuo che ti dà però nel frangente una chiara, chiarissima, limpida percezione del reale. Di quel che è giusto fare. Giusto per te, giusto per tutti. Perché giustizia e rispetto devono essere la norma, non l'eccezione. È la percezione che ho in questo preciso momento e che vorrei non mi lasciasse mai. E (lo dico dal profondo del cuore) non vorrei essere nei panni di chi si imbatterà nel mio prossimo bicchiere in più. Un'idea ce l'ho.

mercoledì 22 novembre 2017

DONNE, VIOLENZE E MOLESTIE * SE NE PARLA A «BELLE E DANNATI», CON CLAUDIO AMENDOLA

Claudio Amendola.
Ci sarà anche Claudio Amendola, uno tra i più gettonati duri del cinema italiano, all'evento contro la violenza di genere intitolato «Belle e dannati», in programma il 2 dicembre alle 16 al santuario Tempio d'Ercole Vincitore di Tivoli (Roma).
Organizzato dall'Associazione socio-culturale Laboratorio del possibile di Daniela Di Camillo, vedrà la partecipazione di psicologi, sociologi, pedagogisti, medici, legali ed esperti in criminologia. Per l'elenco dei nomi vi rimando alla locandina.

La locandina di «Belle e dannati».
Il caso del produttore Harvey Weinstein, scoppiato negli Stati Uniti, ha sollevato clamore mediatico attorno a un tema già di profonda attualità soprattutto fra le mura domestiche. Ed è partita la ridda di denunce, soprattutto dalle colonne dei giornali. Lo spettacolo insomma ha fatto da cassa di risonanza, e anche da noi hanno iniziato a parlare personaggi come Asia Argento, Miriana Trevisan (che ha tirato in ballo Giuseppe Tornatore), sino alle recenti, numerose attrici che tramite «Le iene» hanno accusato il regista Fausto Brizzi.

Che cosa è un'avance, che cosa una molestia, e che cosa violenza vera e propria? A molti sembra evidente, ma in alcuni casi c'è ancora troppa confusione. L'evento di Tivoli (che si soffermerà anche su tematiche molto più profonde e gravi di quelle portate alla ribalta dalla scena mediatica) servirà anche a fare maggiore chiarezza.

lunedì 20 novembre 2017

«THE WALL» * SCOTTI, OSTINATO COME UN MULO, SA CHE NELLA VITA PREVALE SEMPRE IL...

«La Tv abbassa» - Gerry Scotti nel nuovo quiz «The Wall»
Gerry Scotti, infaticabile testatore e accumulatore seriale di quiz del preserale (rima) di Canale 5, è incappato nel nuovo «The Wall». Staremo a vedere domani come risponderà l'Auditel, ma si trattava a mio avviso di una carta interessante da provare a giocare.
Il format, testato per cinquanta puntate e già in onda in 10 Paesi, scardina un poco la logica dei giochi televisivi, che prevedono il facile accumulo di denaro più o meno durante tutta la gara, per poi arrivare al segmento finale carico di suspense a ridosso del Tg.

Le domande sono piuttosto semplici. E durante le quattro manches i soldi in questo caso vanno e vengono con una certa facilità («Il muro dà, e il muro toglie», è il claim scottiano), soprattutto in virtù del fato, parola che potrebbe essere più prosaicamente e propriamente sostituita da un'altra di quattro lettere certamente più in voga. In questo dare e togliere «The Wall», semplice e chiaro, in uno studio dal rassicurante blu, funziona bene. Ti fa sperare e subito dopo ti ripiomba nella delusione. Come la vita. Sino al finale, che ancora una volta, come un mulo, si aggrappa al proverbiale...



domenica 19 novembre 2017

«THE PLACE» * SUGGESTIONI SOPRAVVALUTATE (IL CINEMA È UN'ALTRA COSA)

Valerio Mastandrea, protagonista di «The Place»
Sono corso a vedere «The Place» di Paolo Genovese sull'onda di qualche esaltato post piazzato su Facebook da alcuni addetti ai lavori. Mi aspettavo il miracolo, come per il delizioso «Perfetti sconosciuti», ma stavolta il sangue di San Gennaro non si è sciolto.

Si tratta sempre di un film dall'impianto teatrale, come vuole (pare) il marchio del regista romano, ma qui il manca il guizzo del suo precedente lavoro. 
In scena domina il bravo Valerio Mastandrea, misterioso personaggio che in un bar del centro riceve un campionario di varia, italica umanità, svolgendo un lavoro maieutico: è lì per distillarne meschinità, eroismi, voltafaccia, bassezze e grandezze con la promessa di soddisfare miracolosamente un loro desiderio. C'è l'anziana incaricata costruire e piazzare una bomba per guarire il marito dall'alzheimer; il padre col bimbo malato che per salvare il figlio deve uccidere una bambina; il meccanico che deve salvarla in cambio di una notte con la bella da calendario; la suora in crisi vocazionale che per ritrovare Dio deve perderlo, ecc, ecc. Sullo sfondo l'empatica cameriera Sabrina Ferilli.

Ma dopo un po' che la sfreghi, la lampada del Genio smette di fare luce. L'idea di fondo si rivela fragile e monocorde. Emergono gli intrecci fra i personaggi, questo sì, ma parlarsi addosso per un'ora e 45 minuti non fa bene al cinema. E neanche allo spettatore. Che prima rimane suggestionato, e poi deluso. Peccato, perché in Genovese il talento è innegabile. Soprattutto quello di fare incassi a basso costo con film di soli dialoghi. 
Perché non prova a chiedere a quel Diavolo di Mastandrea che cosa deve fare per vedersi affidato un film vero?

giovedì 16 novembre 2017

IL CREPUSCOLO DI FLAVIO INSINNA, OVVERO L'ARTE DI FARSI DEL MALE DA SOLO

«La Tv abbassa» - Flavio Insinna, ancora nei guai per le sue esternazioni
Non so che cosa sia successo a Flavio Insinna dopo che «Striscia la notizia» ha rivelato i suoi altarini, ovvero quel «Nana de merda» rivolto a una concorrente e altri metodi a dir poco spartani emersi in un fuori onda che ha più che appannato l'immagine buonista del conduttore di «Affari tuoi». 
Non so che cosa sia, ma è qualcosa di preoccupante, un alien, una creatura da domare. Il nostro infatti, scaricato nel frattempo anche dall'acqua Lete, ieri si è prodotto fra gli addetti ai lavori del circo mediatico in un'altra perfomance a dir poco inquietante. 

Al termine della conferenza stampa dello show di beneficenza «Prodigi» (con Anna Valle, sabato prossimo su Raiuno) se l'è presa con Massimo Galanto, cronista di Tv Blog. Nel consueto crocchio di giornalisti che si forma accanto al protagonista al termine degli incontri, ha trovato il modo di dargli del porta jella («Mi porti mediamente male: ogni volta che vieni il programma va sotto al 10% di share»), di minacciarlo neanche troppo velatamente («È l'ultima intervista della mia vita con te ... Oh, pesa quello che scrivi perché ho avvocati pronti per tutti. Sono state solo secchiate di offese da quando ci sei tu») dimostrando una buona propensione alla critica, e infine di offenderlo: «Guarda, ci siamo salutati definitivamente. Grazie, per sempre. Pezzente». Parola che ora Insinna nega di avere pronunciato.

Resta comunque l'apoteosi dell'autolesionismo, «gentile» Flavio: tornare in tv con un varietà benefico (si immagina) anche per contribuire a rifarsi un'immagine, e poi sparare a zero sugli incolpevoli giornalisti, che al massimo ti fanno qualche domanda, è più che disdicevole. 
Scorrendo più e più volte il video, mi sembra un Insinna inacidito, rancoroso, cambiato per sempre. Che forse farebbe meglio a prendersi davvero almeno un paio di annetti sabbatici lontano dalla tv.


mercoledì 15 novembre 2017

CERCO UNA DONNA CHE MI LASCI IN 15-20 GIORNI

Al tramonto, la fine di un amore.
Riflettevo sul fatto che nella vita ho sempre lasciato io. Non per cattiveria, è andata così: lenta consunzione del rapporto, a volte esasperazione per infondate gelosie e litigi inutili da sopportare, costruzione di storie su basi fragili, varie ed eventuali. Però sono sempre stato io a lasciare.
Intendiamoci, non essendo propriamente Brad Pitt (cosa di cui ancora, credetemi, non mi capacito) ho preso anche clamorosi due di picche. La consolazione è che spesso mi sono dato obiettivi alti, o anche altissimi per qualsiasi umano. Quindi l'autostima ne ha risentito meno. Però non ho mai provato l'esperienza dell'abbandono. Per questo ora sto cercando una tipa (ovviamente deve piacermi) che con una scrittura privata mi garantisca che mi lascerà entro massimo 15-20 giorni. Esamino candidate.
Mandate curriculum e fatevi avanti senza timore.

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