giovedì 16 novembre 2017

IL CREPUSCOLO DI FLAVIO INSINNA, OVVERO L'ARTE DI FARSI DEL MALE DA SOLO

«La Tv abbassa» - Flavio Insinna, ancora nei guai per le sue esternazioni
Non so che cosa sia successo a Flavio Insinna dopo che «Striscia la notizia» ha rivelato i suoi altarini, ovvero quel «Nana de merda» rivolto a una concorrente e altri metodi a dir poco spartani emersi in un fuori onda che ha più che appannato l'immagine buonista del conduttore di «Affari tuoi». 
Non so che cosa sia, ma è qualcosa di preoccupante, un alien, una creatura da domare. Il nostro infatti, scaricato nel frattempo anche dall'acqua Lete, ieri si è prodotto fra gli addetti ai lavori del circo mediatico in un'altra perfomance a dir poco inquietante. 

Al termine della conferenza stampa dello show di beneficenza «Prodigi» (con Anna Valle, sabato prossimo su Raiuno) se l'è presa con Massimo Galanto, cronista di Tv Blog. Nel consueto crocchio di giornalisti che si forma accanto al protagonista al termine degli incontri, ha trovato il modo di dargli del porta jella («Mi porti mediamente male: ogni volta che vieni il programma va sotto al 10% di share»), di minacciarlo neanche troppo velatamente («È l'ultima intervista della mia vita con te ... Oh, pesa quello che scrivi perché ho avvocati pronti per tutti. Sono state solo secchiate di offese da quando ci sei tu») dimostrando una buona propensione alla critica, e infine di offenderlo: «Guarda, ci siamo salutati definitivamente. Grazie, per sempre. Pezzente». Parola che ora Insinna nega di avere pronunciato.

Resta comunque l'apoteosi dell'autolesionismo, «gentile» Flavio: tornare in tv con un varietà benefico (si immagina) anche per contribuire a rifarsi un'immagine, e poi sparare a zero sugli incolpevoli giornalisti, che al massimo ti fanno qualche domanda, è più che disdicevole. 
Scorrendo più e più volte il video, mi sembra un Insinna inacidito, rancoroso, cambiato per sempre. Che forse farebbe meglio a prendersi davvero almeno un paio di annetti sabbatici lontano dalla tv.


mercoledì 15 novembre 2017

CERCO UNA DONNA CHE MI LASCI IN 15-20 GIORNI

Al tramonto, la fine di un amore.
Riflettevo sul fatto che nella vita ho sempre lasciato io. Non per cattiveria, è andata così: lenta consunzione del rapporto, a volte esasperazione per infondate gelosie e litigi inutili da sopportare, costruzione di storie su basi fragili, varie ed eventuali. Però sono sempre stato io a lasciare.
Intendiamoci, non essendo propriamente Brad Pitt (cosa di cui ancora, credetemi, non mi capacito) ho preso anche clamorosi due di picche. La consolazione è che spesso mi sono dato obiettivi alti, o anche altissimi per qualsiasi umano. Quindi l'autostima ne ha risentito meno. Però non ho mai provato l'esperienza dell'abbandono. Per questo ora sto cercando una tipa (ovviamente deve piacermi) che con una scrittura privata mi garantisca che mi lascerà entro massimo 15-20 giorni. Esamino candidate.
Mandate curriculum e fatevi avanti senza timore.

lunedì 13 novembre 2017

NON RIESCO PIU' A DIFENDERMI DAI CALL CENTER MOLESTI DI TELECOM

Le molestie quotidiane degli operatori di call center.
Non so voi, ma io ho un grosso problema di "molestie" telefoniche. Ricevo ormai da tempo (sul cellulare) almeno due telefonate alla settimana da operatori Telecom che tentano di farmi mollare Fastweb per passare a loro. La cosa non mi interessa, taglio cortissimo, riaggancio quasi subito, intimo regolarmente di non chiamarmi più, invoco garanti, Visnu e registri delle opposizioni, blocco il numero, ma sono parole al vento. Più dico loro di smettere, più richiamano, da mille numeri diversi. Sta diventando una cosa esasperante. Di recente ho avuto un blocco Fastweb per mezza giornata, risolto in serata, e la mattina dopo mi ha chiamato da numero italiano una tipa dall'accento albanese dicendomi: «Sappiamo che lei problemi con Fastweb». Io: «Ieri in effetti c'è stato, ma lei come fa a saperlo?». «Noi Telecom sa tutto siniore, linee sono nostre. Fastweb comprato 250 pacchetti in sua zona, e con quéli serve 1.000 clienti. È chiaro che poi problemi. Se passa noi mai più problemi e servizio dedicato per lei». Faccio rilevare che non mi risulta che la fibra ottica sia Telecom, ma nativa Fastweb. Lei insiste. Le dico anche che mi pare stia facendo concorrenza piuttosto sleale e lei: «Mannò, noi voliamo solo che lei è servito al melio». Le chiedo il suo nome. «Carla Rossi». «Scusi, Carla Rossi con accento albanese?». «Sì, io albanese ma mezza italiana». «Vabbé, mi dia il suo numero di matricola». Riaggancia immediatamente.

Avviso Fastweb della cosa, mi dicono che telefonate simili sono purtroppo frequenti («Esistono delle, chiamiamole spie, che avvisano la concorrenza quando si riscontrano problemi, e loro il giorno dopo chiamano», è la risposta) e confermano che la fibra è loro.

Ieri il solito operatore di albània da numero di Varese: «Buongiorno siniore, sono di...». «Mi lasci indovinare: Telecom». «Sì, come fa a saperlo?». «Eh, sa... La linea è mia... Senta, ve lo dico per la millesima volta, non sono interessato, non so più che cosa fare per farvi smettere. Ogni volta vi chiedo di farlo, e più vi chiedo di smettere, più chiamate. Non se ne può più. Sono settimane che va avanti questa storia. È intollerabile».
Presa per i fondelli a chiudere: «Ma siniore, dovrebbe invece essere contento di tute queste atenzioni: sinifica che teniamo tanto che lei ha miliore servizio telefonico».
«Eh, ma dovrebbe esserci anche un limite alla rottura di coglioni».
Riaggancio mesto domandami una cosa: ma non si rendono conto le aziende che tutto questo è controproducente? Per principio, non farò più un contratto con Telecom neanche se restasse l'unico operatore del Paese. Piuttosto torno all'età della pietra e ai piccioni viaggiatori.

venerdì 10 novembre 2017

GABANELLI, PIERVINCENZI, GILETTI * QUANDO IL GIORNALISMO SI SENTE POCO BENE

Da sinistra, Milena Gabanelli, Daniele Piervincenzi e Massimo Giletti
Oggi il giornalismo è parecchio in affanno e anch'io non mi sento troppo bene. Tanto che dieci giorni fa ho scritto UNA LETTERA APERTA a Silvio Berlusconi per chiedergli un incontro. Sarà l'occasione per sottoporre all'attenzione del leader di «Forza Italia», primario esponente del Centrodestra, un documento in aperta violazione dell'articolo 21 della Costituzione. Una cosa gravissima. La segreteria di Berlusconi al momento non mi ha ancora contattato, ma il post del mio blog linkato qui sopra sta circolando benissimo sul web, con già decine di migliaia di visualizzazioni.

I sintomi del malessere della categoria e dell'affanno della libertà d'espressione in questo Paese (che è al 52esimo posto nella classifica internazionale di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa) sono sempre più evidenti e preoccupanti. 
Milena Gabanelli è stata fatta fuori dalla Rai con un apparente trucchetto: prima le è stato tolto lo scomodo «Report» con la promessa di dirigere il nascente (?) nuovo mega portale web di Viale Mazzini. Poi la promessa è improvvisamente rientrata, le sono state fatte proposte incongrue, la giornalista ha rifiutato, si è messa in aspettativa ed ora è fuori dai giochi. Difficile pensare che non ci sia dietro una strategia.

Stessa epurazione per inspiegabili motivi (politici?) per Massimo Giletti, che su Raiuno conduceva «L'Arena» (un successo da 4 milioni di spettatori); il giornalista è stato lasciato a casa dall'azienda nella quale lavorava da sempre, non ricollocato in un'altra fascia oraria e rimpiazzato da una «Domenica in» imbarazzante, in odore di flop. Giletti, che domenica debutta su La7 con «Non è l'Arena», ieri in conferenza stampa è scoppiato a piangere dopo un crollo psicologico perché non riesce a farsi una ragione del fatto di essere stato messo da parte dalla Rai.

Il caso più grave, perché contempla anche la violenza fisica, è quello di Daniele Piervincenzi, l'inviato di «Nemo» (Raidue), che ha avuto l'ardire di spingersi sino a Ostia a intervistare il boss locale Roberto Spada, il quale ha pensato bene di aggredirlo rompendogli il setto nasale e poi bastonarlo per completare l'opera. Qualcosa di incredibile. Spada è in stato di fermo per lesioni aggravate in contesto mafioso e con l'aggravante dei futili motivi.


martedì 7 novembre 2017

SERIE TV * NON PERDETE «CLAWS»: TRASH, AZIONE E IRONIA

La locandina di «Claws».
Vi consiglio una nuova serie americana piuttosto sfiziosa intitolata «Claws» che si recupera su Infinity (ebbene sì, esiste anche quello). È la storia Desna (Niecy Nash) una formosa donna di colore che, insieme con alcune amiche, gestisce un trashissimo salone di bellezza che ricicla anche denaro sporco per un boss locale, interpretato da Dean Norris (lo straordinario cognato di Walther White in «Breaking Bad»).
Fra ammazzamenti, fianchi black extralarge, unghie finte allucinanti, decorate e pittatissime, un po' di azione e un po' di commedia, sempre sopra le righe, non ci si annoia mai. 
Di questi tempi, in mezzo a tanto serie che allungano sempre più il brodo, non è poco. E poi c'è quel velo di nostalgia per il capolavoro, BB, che ogni tanto fa capolino.

domenica 5 novembre 2017

MOLESTIE, AVANCES O NIENTE? SI TENDE A FARE (IN BUONA FEDE?) TROPPA CONFUSIONE

Molestie, avances o niente? Non facciamo confusione.
Premesso (con forza) che molestie e violenze vere sono una cosa gravissima e da condannare in ogni modo, bisogna anche rilevare come certi fatti, sull'onda della cronaca, a volte diventino quasi «moda» e occasione per un'esposizione personale. Soprattutto se denunciati da chi lavora nello spettacolo (quindi abbisogna di visibilità sui media con l'argomento più caldo del momento) e lo fa con vent'anni e passa di ritardo, in modalità temporizzata. Ribadisco: tutto ciò senza nulla togliere al fatto che molestie e violenze vere sono cosa gravissima, ecc. Purtroppo vanno anche dimostrate, e non sempre è così facile.

Scorrendo la mia timeline, noto intanto un proliferare di mini-racconti di donne che, sull'onda del ricordo, fanno piccoli esempi personali di qualcosa che rubricano come “molestie", fastidi, o qualcosa di simile. Confondendole magari con semplici avances o cose che manco lontanamente possono avere a che fare con l'idea di molestare. È già difficile per noi maschietti interagire con voi donne, che oggi sempre più spesso assumete il piglio di Amministratori Delegati della coppia, quindi non rendiamo tutto più complicato. Sennò ci toccherà uscire con voi portandoci un testimone neutro. E diventa scomodo, dispendioso nonché limitante per la privacy.
Ecco quindi, a beneficio delle signore e delle femministe a senso unico (Dio ce ne scampi) più puntigliose, una serie di comportamenti che non sono catalogabili come molestie:

- Se un uomo vi chiede l'ora o una sigaretta. Può avere (si badi, non necessariamente) il secondo fine di conoscervi, ma non è immediatamente molestia. Date tempo al tempo.
- Se un esercente porgendovi il resto sbaglia dandovi 50 centesimi in più. Accade più spesso il contrario, ma non è considerabile come molestia.
- Se qualcuno si sofferma a parlare con voi per più di un minuto. Maggiore o minore tempo di conversazione non sono elementi probatori o rilevanti.
- Se il vicino di pianerottolo parte per un viaggio e vi chiede di 
tenergli il gatto per un paio di giorni. Può essere che l'abbia chiesto a voi confidando nella vostra bonomia, non necessariamente nella vostra rinomata sensualità.
- Se un uomo vi chiede indicazioni stradali. Nonostante siano stati inventati da tempo GPS e strumenti quali navigatori satellitari, può accadere che un persona (magari a piedi e con un cellulare di vecchio modello) sia nella necessità - meschino - di conoscere un indirizzo.
- Se in un bar venite accidentalmente urtate dal cameriere o da un avventore in spazi molto ristretti. Gli spazi ristretti sono, com'è noto, molto limitanti. Iniziate a preoccuparvi solo qualora lo stallo dovesse permanere per troppo tempo (qui sì fa fede il minutaggio).
- In autobus non sono per forza tutti vostri palpeggiatori. Tenete presente che ci sono anche un buon numero di scippatori e borseggiatori.

venerdì 3 novembre 2017

«GOMORRA 3» * DUE EPISODI IN ANTEPRIMA AL CINEMA PRIMA DEL DEBUTTO SU SKY

Marco D'Amore nei panni di Ciro Di Marzio in «Gomorra3» (foto Sky)
«Stamm' turnann'», e questo si era capito, negli spot lo ripetono ormai da un po'. In ogni caso, «State senza penzieri» perché «Gomorra 3» - per i fanatici di Ciro Di Marzio, Genny Savastano (ovvero Salvatore Esposito) e compagni camorristi delle Vele di Scampia - arriverà in lieve anteprima al cinema. Il 14 e 15 novembre sono previste infatti due serate speciali in 300 sale d'Italia con un collage del primo e del terzo episodio della nuova serie cult, montati in modo da dare al tutto un'unità filmica. 
Venerdì 17 alle 21.10 «Gomorra 3» (attenzione agli sviluppi sulle figure femminili, ovvero Patrizia e Scianèl, interpretate da Cristiana Dell'Anna e Cristina Donadio) approderà invece finalmente su Sky Atlantic.


DEDICATO AI PROFESSIONISTI DEL VIVERE BLEFFANDO

La vita imbarazzante dei bluff viventi.
Ci sono le persone vere, e ci sono i bluff viventi. Quanti ne conosciamo, di soggetti imbarazzanti che vivono di menzogne e di bluff? Di protervia (che spesso non possono manco permettersi, ma fanno credere di, ed è quella l'altra grossa impostura alla quale molti spesso si piegano, per paura o perché tengono famiglia) e di eterni bluff. Uno dietro l'altro, in uno show triste soprattutto per loro, che si credono assai furbi.
Io non sono fatto così: gioco solo se ho le carte in mano, sennò non mi metto manco nell'impresa. Bleffare non è nelle mie corde. Non lo è mai stato e mai lo sarà.


mercoledì 1 novembre 2017

LA MIA LETTERA APERTA A BERLUSCONI: SILVIO MI RICEVERA' OPPURE NO?

Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia.
Ben 88 condivisioni su Facebook (a oggi) e migliaia di visualizzazioni in due giorni. Dato in costante aumento. 
La lettera aperta che ho scritto l'altroieri a Silvio Berlusconi, invitandolo a ricevermi per sottoporgli un documento in mio possesso che è in aperta e grave violazione della Carta Costituzionale, sta avendo un notevole riscontro.
Grazie a tutti coloro che hanno letto e condiviso. La condivisione, mai come in questo caso, è un principio fondamentale nella logica del web. Quando oltre al quotidiano cazzeggio si può fare qualcosa di utile per difendere principi (appunto) condivisi.
Berlusconi mi riceverà? Non mi riceverà? Staremo a vedere. Di certo col passare del tempo vi terrò informati di tutti gli sviluppi.

(ex giornalista di «Tv Sorrisi e canzoni»)

martedì 31 ottobre 2017

MAX PEZZALI FAN DI «HAPPY DAYS» * PAOLI, CAMMARIERE E REA LIVE PER TELETHON

Max Pezzali, Giuseppe Ganelli (Happy Days F.C.) e Debora.
Anche Max Pezzali entra a far parte della grande famiglia del fan club di «Happy Days», il leggendario telefilm (allora si chiamavano così) Usa ideato da Garry Marshall. In questa foto l'ex 883, che nel suo pezzo forse più evocativo, «Gli anni», ha omaggiato la serie cult («Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph...») è a Pavia con Giuseppe Ganelli, radiologo lodigiano e presidente dell'International Happy Days Fan Club, e con la bella Debora, compagna di Pezzali.

Da sinistra, Sergio Cammariere, Gino Paoli e Danilo Rea.

PAOLI, CAMMARIERE E REA IL 20 NOVEMBRE
A MILANO PER TELETHON

Sergio Cammariere, Gino Paoli e Danilo Rea saranno i protagonisti del grande concerto organizzato da BNL e dal Gruppo BNP Paribas Italia il 20 novembre alle ore 21 all’Auditorium di Milano, con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore della Fondazione Telethon, per la cura delle malattie genetiche rare.
Un grande evento, con una format che riunisce in un unico set il repertorio di tre artisti molto amati, in bilico tra jazz, musica d’autore e ritmi coinvolgenti. C’è stato un tempo in cui Sergio Cammariere si definiva “cantautore piccolino confrontato a Paoli Gino”. Oggi, grazie a questo concerto, per la prima volta i due artisti si incontrano e a rendere ancora più prezioso l’evento, si aggiunge la presenza di Danilo Rea, terzo tassello di un mosaico accattivante. Cammariere e Paoli, distanti anagraficamente ma uniti dal comune amore per la parola in musica e da uno stile sempre raffinato, viaggeranno sull’onda dell’emozione legata ai grandi successi che hanno scandito e continuano a scandire il gusto ed i costumi del nostro Paese; intanto al pianoforte di Danilo Rea, interlocutore privilegiato dell’uno e dell’altro e naturale complemento della voce senza tempo di Paoli, entrambi si apriranno spazi solistici di sorprendente virtuosismo, compresi duetti e il terzetto finale. La band comprende: Amedeo Ariano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Bruno Marcozzi alle percussioni e Daniele Tittarelli al sax.



lunedì 30 ottobre 2017

PRESIDENTE BERLUSCONI, FATTI GRAVI METTONO IN PERICOLO LA LIBERTA' (POSSIAMO PARLARNE?)

Da sinistra, Silvio Berlusconi (Forza Italia) e il giornalista Franco Bagnasco
Presidente Berlusconi,

ricorda l'estate 1996? Fu la "nostra" estate. All'epoca lavoravo per «Il Giornale» ed ero in vacanza in Liguria, nella placida Moneglia (Genova). Una sera in piazza si teneva il concerto di Enzo Jannacci, che seguii non per lavoro ma solo per il piacere di ascoltare un grande cantautore. Durante quello show, Jannacci, di diversa fede politica rispetto alla sua, dal palco, le augurò la morte. Così, freddamente, a brutto muso: «Muoia Berlusconi!». Rimasi molto colpito da una cosa così sgradevole, e (un po' perché fiutai la notizia), un po' perché non riuscivo ad accettarlo, mollai tutto e dopo il live andai dietro le quinte a intervistarlo. Jannacci si scusò, fece subito marcia indietro e ritrattò completamente, come può ascoltare nell'audio dell'intervista (un piccolo reperto) che riporto integralmente anche qui sotto. Inutile dire che l'articolo che derivò da quella sparata del cantante e dal mio successivo incontro con lui fece parecchio scalpore.
La difesi, Presidente. Ma non perché lei avesse bisogno di essere difeso da me, ci mancherebbe. E neppure perché lavoravo per il quotidiano della sua famiglia. Lo feci soprattutto per principio, perché ritenevo (e ritengo) inaccettabile che la lotta politica dovesse passare dall'augurare la morte all'avversario. Che squallore!

Sarebbe un po' come se si scoprisse che un personaggio pubblico, che cerca di contrabbandare a ogni piè sospinto la propria bontà e nobiltà d'animo in tutte quelle sedi plateali dove essa è richiesta, nella realtà minacciasse, umiliasse, intimidisse, insultasse i propri collaboratori, sino ad arrivare persino ad augurare loro il cancro. Una totale presa in giro per quel pubblico che ingenuamente crede a una rispettabilità che di norma si ritiene doverosa e compresa nel pacchetto, non trova? Già, ma chi potrebbe mai arrivare a simili abissi di squallore e meschinità?

Fatta questa premessa che indulge al ricordo, Presidente Berlusconi, arrivo al motivo per il quale le scrivo, nella sua veste di primario esponente politico: volevo chiederle un incontro per sottoporle di persona un documento in mio possesso. Un documento di preoccupante gravità che va contro i principi e i fondamenti stessi della libertà d'espressione sanciti dalla Costituzione. Un precedente grave. Qualcosa di incredibile, talmente illiberale e antistorico da risultare assurdo. Non fosse qui, palpabile, tra le mie mani.
Ritengo opportuno mostrare questo foglio anzitutto a lei, che è a capo di una forza che sin qui si è sempre distinta per la difesa dei diritti fondamentali dei cittadini. Vorrei sapere che cosa ne pensa, ma sono sicuro che anche a lei monterà la mia stessa, esterrefatta indignazione. È davvero importante parlarne, e le garantisco che, se vorrà ricevermi, avremo molto, molto da dirci. Per questo insisto e insisterò in futuro chiedendole un appuntamento (non appena le sarà possibile) in una delle sue residenze. Ci sono valori e principi condivisi troppo importanti per non essere salvaguardati in ogni modo. Sono certo che, vista l'importanza della cosa, non si sottrarrà a questo mio invito. 
Grazie mille e buon lavoro.

(ex giornalista di «Tv Sorrisi e Canzoni»)


giovedì 26 ottobre 2017

IL CASO FRIZZI * LA RISERVATEZZA DELL'UOMO E L'ISTERIA DEI MEDIA

La malattia di Fabrizio Frizzi e l'isteria dei media.
Conosco il buon Fabrizio Frizzi da troppo tempo per non sapere quanto abbia a cuore (quasi a livello maniacale) la propria riservatezza. Fabrizio detesta ogni sorta di gossip che riguardi la vita privata propria e quella della sua famiglia. Protegge tutto, si chiude a riccio, non concede nulla, da sempre. Già in condizioni normali, figurarsi dopo un'ischemia che potrebbe minargli non soltanto la salute, ma il futuro professionale. Ho sempre trovato persino nobile questo suo atteggiamento, che gli ha fatto rifiutare spesso buone o ottime occasioni di visibilità. 

Lenozze Frizzi-Mantovan.
Per questo non mi stupisce affatto l'atteggiamento protettivo che stanno tenendo il suo entourage e la moglie Carlotta Mantovan
A tempo debito sapremo meglio. Un po' meno comprensibile invece è la ridda di notizie contraddittorie che sono trapelate negli ultimi giorni su di lui: la rassicurante Rai di Mario Orfeo che ha intanto sospeso «L'Eredità»; l'ostinato allarmismo di alcuni siti, forse dettato dalla volontà malata di speculare sulla disgrazia per portare a casa qualche click; il tentativo dei giornali cartacei di piazzarsi a metà strada con quel po' di informazioni a disposizione; le contraddittorie twittate di addetti ai lavori e gente dell'ambiente che finiscono spesso in scia, come rumore di fondo. Un'incertezza che ha consentito a quasi tutti di dare il peggio. Mi spiace dirlo, ma non non è stato e non è uno spettacolo edificante.

martedì 24 ottobre 2017

CORREGGE LA GIORNALISTA DEL «TG5» E (IN)CLEMENTE MIMUN LICENZIA BIGNAMI

Clemente Mimun e Luigi Bignami, il giornalista messo alla porta.
Clemente Mimun o Inclemente Minum? Lo diranno i posteri. Fatto sta che il giornalista scientifico Luigi Bignami, da anni collaboratore del Tg5, è stato messo alla porta dal direttorissimo della testata per essersi permesso di correggere in diretta una giornalista che la scorsa settimana aveva sbagliato il suo nome. Sì, avete letto bene.


Sulla sua pagina Facebook l'incredulo Bignami ha dato la notizia del siluramento raccontando i fatti e il messaggio ricevuto da Mimun, con uno sfogo molto, molto amaro. Il video con la clamorosa gaffe della giornalista, che l'aveva presentato come un defunto, aveva fatto il giro del web e lo si può vedere qui sotto. Non so se la bella collega, Cristina Bianchino, abbia avuto un «cazziatone» dal suo direttore. Ma intanto, nel dubbio, il collaboratore esterno che non aveva fatto altro che correggere educatamente un errore è stato mandato a casa senza pensarci troppo. Così è la vita, oggi come oggi.



TUTTI I GIORNALI HANNO UN'ANIMA, MA I MANAGER NON LO CAPISCONO

La barca fragile sulla quale navigano i giornali.
Quello che i manager - per loro stessa natura - non capiscono è che i giornali sono fatti da persone. Da gente che ci scrive e di gente che li legge. Persone, esseri umani, punti di riferimento. Hanno (dovrebbero avere, anche se da anni provano a togliergliela) un'anima. Si rivolgono a un pubblico preciso con un patto di fiducia che non può essere violato. Il tentativo di renderli solo e soltanto un arido prodotto commerciale, o lo sfogo delle personali frustrazioni di qualche hitlerino, può funzionare ma sino a un certo punto. Perché il castello (di carta) prima o poi cade. Chi fa giornali non produce lavatrici. Le lavatrici, per quanto sofisticate possano essere, non hanno un'anima. I giornali, chi li legge e chi ci scrive, sì. Il manager non lo capisce finché non si scontra con la realtà. Che oggi vuol dire anche perdita di copie.

mercoledì 18 ottobre 2017

19 DICEMBRE: LO SHOW D'ADDIO DI ELIO E LE STORIE TESE? LO VOGLIO COME IL FUNERALE DEL PEROZZI

Elio e le Sorie tese pronti per l'addio.
Il 19 dicembre sarà un giorno mesto per tutti noi. Elio e le Storie Tese, i leggendari Elii, ci lasciano per sempre, con un concerto d'addio al Forum di Assago. E dovremo per forza trasformare questa jattura nella più grande festa mai raccontata. Dovremo esorcizzare il lutto con qualche scherzo come nel funerale del Perozzi in «Amici miei». Sennò non ne usciamo.

La locandina del concerto d'addio di Elio
Da anni si parlava (con frequenti smentite) della volontà dei nostri di chiudere bottega, e dopo l'abbandono del palco da parte di Sergio Conforti (Rocco Tanica), la vera anima musicale della band milanese, sarebbe stato difficile continuare a tenere insieme una compagine troppo scollata. A cominciare dallo stesso Stefano Belisari, l'ineffabile Elio, che ormai si dedica a tutto («X-Factor», «Xtra-Factor», saggi minimali, musical) da solo fuorché con gli storici compagni d'avventura.

La cover di «Licantropo vegano»
Ecco arrivato allora, dopo ben 37 anni magici, con coerenza, il momento dell'addio, preparato in sordina, senza quell'annetto per scaldare la promozione (e un altro di concerti) che ha caratterizzato l'uscita di scena dei Pooh. «Ci teniamo a salutare il nostro pubblico con una cerimonia di un certo livello. Inoltre vogliamo lasciare un bel ricordo, di persone ancora giovani e scattanti», dicono i nostri, che venerdì 20 ottobre escono con il loro ultimo singolo, «Licantropo vegano». E non si può dargli torto.

Elii, grazie di cuore. Vi dobbiamo molto, anzi moltissimo. Siete stati l'ironia in confezione deluxe della musica italiana, la brillantezza fatta testo e spartito. Raramente avete sbagliato un pezzo importante, e in mezzo a poca fuffa avete piazzato alcuni capolavori assoluti. Un po' come gli «Squallor», ma con un diverso stile e con un rigore compositivo-esecutivo che non ha eguali. Vi abbiamo voluto un bene dell'anima, e sempre ve ne vorremo. Adesso basta, sennò mi commuovo sul serio.

Video da non perdere

Loading...

Post più popolari

Lettori