giovedì 21 settembre 2017

CONSERVATE TUTTO, PER QUANDO ARRIVERA' IL MOMENTO DELLA MENZOGNA

Le bugie hanno le gambe corte.
Quando chi ti vuole male, nella foga di spaventare con quattro scartoffie, segna un autogol epocale. Sono momenti che non hanno prezzo. Ridi, ridi, che mo rido io.
Un consiglio, ragazzi: nella vita siate scrupolosi, dettagliati, circostanziati e conservate sempre tutto: appunti, ricevute, documenti. Perché quando arriverà il momento della menzogna, non sarete impreparati.

POLITICA * CHI RIUSCIRA' A GOVERNARE L'ITALIA DEI MILLE ASPIRANTI PREMIER?

L'italia politica spaccata in vista delle prossime elezioni.
Dunque, se non ho capito male: il testimonial aziendale Beppe Grillo (che da tempo non ne può più), pian piano si sta sfilando dal Movimento 5 Stelle, salvo tornare a fare capolino da Padre Nobile appena le cose traballano. Cioè più o meno una volta al mese. Per volere dell'Amministratore Delegato Casaleggio Jr., Luigi Di Maio deve risultare unico candidato premier dei grillini. No alle pericolose concorrenze interne. Tant'è che per rischiare meno di zero corre contro 7 volti a notorietà condominiale. Intanto, come provocazione pannelliana, si candida il prezzemolino Roberto Saviano. Che ormai se potesse farebbe anche le previsioni del tempo per la Svizzera e le televendite dei coltelli Miracle Blade.

A destra non stanno meglio: sia Matteo Salvini (giovane, baldanzoso e un po' più avvantaggiato nei sondaggi) che Silvio Berlusconi (ringiovanito, baldanzoso e più moderato) vogliono la leadership. Che sotto sotto piace anche a Giorgia Meloni, sveglia, loquace, capace secondo me di una buona visione politica, la quale invoca le primarie. Ma lo scontro per la premiership fra i due titani è senza vincitori (a meno che non cedano lo scettro alla Meloni, e nessuno lo farà) e bene di certo non fa al centrodestra. Così come non fa bene alla Lega un Umberto Bossi truffaldino, estromesso e pieno di livore che nel retropalco di Pontida dice ai giornalisti: «Matteo è un contaballe».

A sinistra, un altro grosso problema: nessuno ha il coraggio di dire a Matteo Renzi che è bruciato. Che il rottamatore che ha perso credibilità va rottamato per il bene del partito. Lui gira l'Italia e saltabecca ovunque, ma nessuno dei suoi se la sente di dirgli la verità. Mentre nei sondaggi crescono Gentiloni e Minniti. E Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani festeggiano a caldarroste e prosecchino della Lidl. Perché con quei numeri, dove vai?
Messa così, a meno che non escano dal cilindro apparentamenti a dir poco fantasiosi (Lega e Cinque stelle), sarà molto dura alle prossime elezioni non solo avere la maggioranza, ma trovare qualcuno che ci governi.
A parte Saviano, naturalmente. Che avrebbe un paio di buchi liberi martedì e giovedì in mattinata fra il promo di una serie tv e un ciclo di congressi sulla carie nei castori.


lunedì 18 settembre 2017

CHI FUMA (ANCHE ALL'APERTO) «INQUINA» A TUTTI GLI EFFETTI

Smettere di fumare? Farebbe bene a tutti.
Chi mi conosce sa bene che non sopporto il fumo. È una repulsione che per me vince su tutto. Al punto che ritengo «contaminate» (perché puzzano, spesso senza rendersene conto) le persone che fumano. Dice: tu demonizzi. Sì, demonizzo, ma non per cattiveria o perché è comprovato che il fumo procuri il cancro e molto altro. No. È un fatto puramente olfattivo e personale. Chiamiamola ipersensibilità, fastidio non accettabile. Se fumi, mi fai schifo. Paradossalmente, anche se sei Charlize Theron (non so se fumi, ma purtroppo non mi ha mai messo alla prova). So che tante persone la vedono come me.
Da anni sostengo ciò che uno specialista spiega bene in questo video: anche all'aperto il fumo passivo fa parecchio male, è inquinante e infastidisce il prossimo. Sogno riserve indiane (lontanissime da me) per i fumatori. Non parliamo di quelli che con disumana maleducazione pippano disinvoltamente a tavola, magari fra un piatto e l'altro, nei locali all'aperto, insieme (o accanto) ad altri commensali. Per questi vorrei fossero istituiti sul posto tribunali speciali con pieni poteri.

sabato 16 settembre 2017

VENTI DI GUERRA IN COREA? HO LA SOLUZIONE: UN CONTRATTO DISCOGRAFICO A KIM JONG-UN

Kim Jong-Un (a sinistra) e il cantante Psy.
Ma quali sanzioni? Quali contro-minacce atomiche? Nel mio piccolo, ho trovato il modo di risolvere le tensioni guerrafondaie nella Corea del Nord.
Riflettiamo su un fatto: nessuno oggi è più popstar di Kim Jong-Un. Il bizzoso leader di Pyongyan è meglio di Psy, quello del Gangnam Style: capello curato e impomatato (il suo barbiere, ricordiamolo, rischia tantissimo); faccia da ragazzino brufoloso che colleziona più testate nucleari che videogiochi alla Playstation; una voglia di apparire che manco Madonna ai primi tempi. Insomma, ciccio bello vuole stare sul palco, vuole riflettori e palcoscenico. Le sue bombazze non le lancerà mai perché sa benissimo che se sparisce l'umanità intera non avrà più una platea planetaria da piccionare e spaventare ogni giorno. 

Kim vuole il pubblico, la notorietà, vorrebbe firmare autografi a Times Square, se potesse. Per questo mi permetto di suggerire a Donald Trump e all'Onu di lavorare diplomaticamente per trovare una major discografica (chessò, la Warner) che metta sotto contratto per cinque anni il ragazzo con l'obiettivo di farne una stella delle classifiche. Costerebbe senz'altro meno di tante altre soluzioni punitive, e ci metteremmo il cuore in pace, letteralmente, per un lustro buono. Poi, si vedrà. Il pezzo, volendo, si trova. Eventualmente glielo scriviamo noi Beagles. Senza impegno, sia chiaro.


venerdì 15 settembre 2017

«X-FACTOR» SENTE IL PESO DEGLI ANNI MA TORNA MARA MAIONCHI, TALENT-SCIURA D'ITALIA

«La Tv abbassa» - Mara Maionchi, talent-sciura di «X-Factor»
Il peso degli anni e di un format sfruttato al midollo, ormai, si avvertono un po'. È inutile negarlo. Ma l'undicesima edizione di «X-Factor», in onda da ieri su Sky (a proposito: dopo che l'AGCom ha imposto alle compagnie telefoniche di tornare alle bollette non farlocche, quelle a cadenza puramente mensile, saranno costretti a fare marcia indietro anche loro?), riesce ancora a emozionare. Soprattutto sull'onda della passione profusa dai tanti ragazzi che cercano una strada per il successo nella musica.
Una foto di Levante.
Tra i giudici la new entry è la giovane Levante: pulita, affabile, sensibile, «carinissima», si direbbe nell'ambiente con aggettivo abusato. In alcune immagini deliziosa, in altre meno patinata e dunque più vera. Fedez ci crede sempre ma stavolta sembra prenderla in modo più giocoso, almeno per ora. Ciò gli giova. E Manuel Agnelli, arrivato lo scorso anno come soggetto anti-tv per antonomasia, ha imparato a giocarsi proprio i classici trucchetti del video, come le lunghe pause emozionali prima del verdetto, tipiche di reality, quiz e persino di Miss Italia. Ma il vero ritorno è quello della talent-sciura Mara Maionchi, che riporta il tutto agli albori del programma. Forse un cerchio che idealmente si chiude. Rimette subito in riga con due vaffa una band napoletana che abusa di nomi e produzione anglofona, scherza, ride, ridimensiona. Insomma, la solita Mara che però ci mancava assai, ingiustamente relegata com'era alla notte fonda e alla poltrona con l'alzata elettrificata.

I talenti? Ci sono, al netto dei soliti casi umani messi apposta (e giustamente) per fare folklore. Ma quando spunta un giovane e talentoso immigrato di colore (l'emblema del politicamente corretto alla massima potenza) a Fedez non pare vero di poterlo già salutare come probabile vincitore. Il che, se ci pensi, è politicamente scorrettissimo nei confronti di tutti gli altri concorrenti. Ma tant'è.


giovedì 14 settembre 2017

IL SORRISO DI LUCIO: UCCIDERE NOEMI COME SE FOSSE UNA COSA NORMALE

Lucio, il fidanzato omicida reo confesso di Noemi Durini nel Tg di TeleNorba
Di solito non parlo mai di casi di cronaca nera. Preferisco restarne alla larga. Un po' perché siamo già sommersi di inquietudini, un po' perché mi sento più a mio agio nella comfort zone della battuta.
Di fronte a questa faccia, però, non riesco a non tacere. È la faccia incredibilmente sorridente e più che mai inquietante di Lucio, 17 anni, omicida reo confesso della sua ragazza, Noemi Durini, 16 anni. La picchiava regolarmente e un bel giorno ha deciso di ucciderla. Perché così, perché gli andava, perché mi sono rotto della Playstation e sai che faccio? La butto. Perché questa cosa che si uccide magari l'ha vista in un bel thriller cinico e carico d'adrenalina e forse voleva vedere che cosa succede a replicarla. 


E come un terrificante Edward Norton in una pellicola hollywoodiana esce dalla caserma di Specchia, il suo paese, con stampato in faccia un ghigno che - temo - non è neppure quello dello psicopatico. Perché se fosse davvero così, sarei/saremmo un po' più tranquilli. È quello di un ragazzo che forse definiremmo «normale», che non si rende neppure conto di ciò che ha fatto. Che sorride beato perché prima chi se lo calcolava e ora di certo va in tv e forse tra 15 anni girerà voce che è stato contattato per participare all'Isola dei famosi.
È questa la cosa più inquietante e preoccupante. La normalità del male assoluto. Che lascia esterrefatti e spenti perché è la sconfitta di un'intera società.
Spero che non esistano tanti Lucio oggi in Italia, ma temo che non sia così. È una cosa troppo grave per non puntare il dito, tutti, con una forza senza precedenti. È una cosa troppo grave per non restare completamente disorientati e persi.


venerdì 8 settembre 2017

GIORNALISTI DA ELIMINARE * SALVATE IL SOLDATO GABANELLI, PATRIMONIO RAI

«La Tv abbassa» - Salvate il soldato Milena Gabanelli
Sarà che le ingiustizie, da sempre, mi fanno venire l'orticaria; sarà che in questo periodo sono molto sensibile al problema, fatto sta che non mi piace (per niente) il modo in cui in Rai stanno cercando di far fuori Milena Gabanelli. Prima togliendole «Report», con la promessa della direzione di un nuovo, grande portale news sul web (un imponente progetto che era pronta a far partire), per poi cambiare le carte in tavola e proporle come contentino la condirezione dell'attuale siterello poco più che clandestino sul quale - giustamente - non vuole mettere la faccia. Ha fatto quindi molto bene a rifiutare.

Il nome Gabanelli ormai è un brand, è come la Coca-Cola. Garanzia di giornalismo televisivo d'inchiesta (di buon livello), fatto con la schiena dritta, che nessuno fa più e che bisognerebbe tutelare come si fa con i panda, invece di sopprimere o azzoppare.

Ma chi fa bene il proprio lavoro in questo Paese (non solo in campo giornalistico, temo), dà fastidio, va tolto di mezzo. Va censurato. Devi essere al servizio dei gruppetti di potere, delle consorterie, non dei lettori. È già difficile raccontare in modo onesto lo spettacolo (quindi, sostanzialmente, innocue scemate), figurarsi quando una si deve rapportare con le magagne di banche, grandi aziende, oppure con la politica. Che prima o poi in Rai ti soffoca sempre. E Viale Mazzini, che bene o male vuole restare sul mercato (perché paga 11,2 milioni di euro in 4 anni a Fabio Fazio e ha appena chiuso con Bruno Vespa a 1,2 milioni di euro a stagione, il 30% in meno del passato, bontà sua) si concede il lusso di mettere in salamoia una risorsa vitale e di grande impatto d'immagine come la Gabanelli. Servizio pubblico? No, servizio impudico.

martedì 5 settembre 2017

BAGLIONI AL FESTIVAL DI SANREMO * QUESTO PICCOLO GRANDE DIRETTORE ARTISTICO

La Tv abbassa - Claudio Baglioni al Festival di Sanremo
È confermato: Claudio Baglioni sarà il direttore artistico del prossimo Festival di Sanremo. Non sul palco, ma a quanto pare solo una presenza dietro le quinte, organizzativa e di garanzia. Per il resto, dovrebbe essere prevista un'alternanza di conduttori (chissà, forse un po' di volti di Raiuno in panchina da anni in attesa della loro occasione festivaliera, spendibili uno per ciascuna serata), tra i quali non dovrebbe spuntare il ventilato nome di Virginia Raffaele. Che ha più la stoffa e le caratteristiche della guest-star, che non il piglio della padrona di casa. Sarà la classica ciliegina sulla torta? Vedremo.

Virginia Raffaele
A me soltanto l'idea che il buon vecchio Claudio si prenda la briga di mettere mano al pacchetto del festivalone, mette addosso una certa allegria. È senza dubbio una gatta da pelare (pelata molto bene gli scorsi anni da Carlo Conti, una vera macchina da guerra) e in particolare sul pop di qualità il nostro ha una competenza assoluta e collaboratori di pregio. Sarebbe stato bello vederlo giocare autoironicamente un po' sul palco, come ai tempi dell'immortale «Anima mia» con Fabio Fazio, ma non escludiamo niente. Magari ci sono allo studio sorprese autorali. Mi rifiuto di credere che mister «Questo piccolo grande amore» stia seduto per cinque giorni solo in platea.

Intanto, si segnala che il divo Claudio ha appena mollato il suo precedente ufficio stampa, Goigest di Dalia Gaberscik, per passare al più affollato (di musicisti) Parole & dintorni di Riccardo Vitanza. Sarà un caso?

lunedì 4 settembre 2017

ADDIO A GASTONE MOSCHIN (IL MELANDRI), L'ULTIMO DEGLI «AMICI MIEI»

Gastone Moschin e (sullo sfondo) Philippe Noiret.
Se n'è andato Gastone Moschin, il romantico architetto Rambaldo Melandi ma anche l'ultimo degli irripetibili «Amici miei» monicelliani. L'attore si è spento a 88 anni, dopo un breve ricovero, all'ospedale Santa Maria di Terni.
Il primo a partire per paradisiache zingarate fu il sommo Adolfo Celi (il cinico Sassaroli), nel 1986, seguito dal leggendario Ugo Tognazzi (quel cialtrone del Mascetti), nel 1990. Poi Renzo Montagnani (il secondo, ruspante Necchi) e a seguire, beffardamente, Duilio Del prete (il primo Necchi, più pacato e stratega), nel 1998. Infine, Philippe Noiret (l'incorreggibile giornalista Perozzi), nel 2006.
Moschin (a destra) durante una zingarata.
Moschin, veronese di San Giovanni Lupatoto, era un solido attore teatrale capace di calarsi in ogni ruolo. E tra gli amici toscani pronti a confezionare burle per combattere lo spettro della vecchiaia e della morte, vestiva con infinta grazia i panni del candido architetto Melandri, quello che si innamorava per davvero, tra un'endovenosa e l'altra («Sorella, è pronto il braccio!», lanciando in ospedale alla suora un inequivocabile gesto dell'ombrello) e scippava l'asciutta moglie al chirurgo Sassaroli. Per averla dovette prendersi, com'è noto, «Tutto il blocco» (cane, bambine, governante tedesca, e il cane Birillo), senza fare una piega. Pronto però a ricredersi qualche mese dopo in una memorabile cena durante la quale gli altri «zingari» lo portarono via, dopo averlo massacrato di prese per i fondelli. «Vieni, via, via... Zitto, esci, piano piano... Anch'io quando l'ho lasciata ho sofferto come un cane per quasi tre quarti d'ora», sibilò il Sassaroli.
Bernard Blier nei panni del Righi.
Io oggi soffrirò un'oretta buona in memoria di Moschin/Melandri e soci, perché da sempre considero l'immortale «Amici miei» (il film con più malriusciti tentativi di imitazione nella storia del cinema italiano) tra le cose più belle del creato. E un architetto gentile, lassù, diciamolo, ci sta sempre bene. 
Come fosse antani, per due, blindando i fuochi fatui con la supercazzora cimiteriale, naturalmente.

mercoledì 30 agosto 2017

PER BRUNO ARENA DEI FICHI D'INDIA CONVALESCENZA IN ROMAGNA

Franco Trentalance, Bruno Arena e Sara D'Ambrogio.
Prosegue la convalescenza di Bruno Arena dei Fichi d'India, il duo comico che con Max Cavallari è stato tra le stelle di "Colorado", su Italia 1.
Bruno, che sta meglio anche se non si è ancora del tutto ristabilito dopo l'ictus che l'aveva colpito nel 2013, durante le prove di Zelig, ha ricevuto in Romagna la visita di un amico, il porno attore Franco Trentalance, e della campionessa ieri di tennis oggi di paddle Sara D'Ambrogio.

domenica 20 agosto 2017

È MORTO IL MIMO GERO CALDARELLI, «IL RIPIENO DEL GABIBBO» DI STRISCIA

Il mino Gero Caldarelli indica il Gabibbo nella redazione di «Striscia».
È morto Giorgio «Gero» Caldarelli o, come lo chiamava Antonio Ricci, con didascalica puntualità, «Il ripieno del Gabibbo». L'ha annunciato Luca Abete salutandolo sul suo profilo Twitter.
Nato a Torino nel 1942, Caldarelli era un mimo che per ben 27 anni ha dato letteralmente vita e movenze al rosso pupazzone di «Striscia la notizia», che ha invece la voce di Lorenzo Beccati (non nei dischi, dove canta lo stesso Ricci), storico autore del tg satirico di Canale 5. Un impegno non certo da poco e a tempo pieno, anche se col tempo qualcuno l'ha spesso rimpiazzato.
«Lei non ha idea di quanto si sudi qui dentro, ma qualcuno lo deve pur fare, e poi ci sono abituato», mi disse una volta quando lo intervistai per il mio giornale, Tv Sorrisi e canzoni. E lo disse con una pacatezza che strideva parecchio con il piglio guascone/tamarro tipico della sua creatura, quando lo intervistai per il mio giornale, Tv Sorrisi e canzoni. Gero non sembrava un vendicatore mascherato, ma appena entrava nel rosso scafandro il transfert si compiva appieno.
Caldarelli lasciò nel 1988 Quelli di Grock, iniziando a costruire pupazzi. E lì iniziò la sua avventura semi-seria. Ultimamente, smessi i panni del ripieno illustre, dipingeva quadri.


sabato 19 agosto 2017

FEMMINICIDI IN CALO DEL 30%, MA MAI SMETTERE DI DENUNCIARE I MALTRATTAMENTI

Il Femminicidio è sempre più d'attualità.
--> Sabato 23 settembre 2017 al Teatro la Creta di Milano Duilio Loi (Pedagogista e criminologo forense), Micaela Turrisi (Attrice) e Antonia Storace (Scrittrice), daranno vita a un evento dal titolo: «Guardami nel Cuore. Sentimenti da educare attraverso teatro, letteratura e pedagogia», voluto e sostenuto da Emergency per ribadire un No fermo alla violenza di genere.
I femminicidi sono all'ordine del giorno fra i casi di cronaca, e il dottor Loi, responsabile dello Studio Pedagogico Pavese di Stradella, aiuterà a comprendere che cosa sta alla base di un disagio che diventa violenza senza ritorno. A seguire ospito un suo documentato intervento qui sul mio blog per fare il punto della situazione.

La locandina di «Guardami nel cuore»,

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VERSANTE CRIMINOLOGICO
Sul versante Criminologico, ci sono una miriade di sfaccettature meritevoli di attenzione, spesso distanti da ciò che si legge o si vede sui rotocalchi patinati o nei palinsesti televisivi.
Quando ci occupiamo di “maltrattamenti”, parliamo oltre che di eventi dalle connotazioni lesive della morale, anche e soprattutto di reati, prevalentemente di tipo penale e comprendenti connotazioni di pertinenza Criminologica.
Infatti la Criminologia secondo una sua definizione classica, si occupa dello spettro di funzioni connesse congiuntamente al crimine, al reo, alla condotta socialmente deviante e al suo controllo, svolgendo azioni, secondo l'insieme ordinato delle conoscenze empiriche.
Sulla base di questi principi e considerazioni, ecco che il fenomeno del “femminicidio”, purtroppo, vi rientra pieno titolo.
Sotto il profilo criminologico, sono abbastanza conosciuti e pubblici i dati generali, il modus operandi del maltrattante, nonché, l’atteggiamento della persona maltrattata, che riassumo in estrema sintesi:

        media di 150 casi per anno, negli ultimi 10 anni (altrettanti non riusciti)
        70% donne Italiane
        interessano tutte le fasce di età (>fascia 36-45)
        commessi da uomini italiani (70%)
        70% dei casi, donne con figli minorenni
        65% dei casi, violenza perpetrata dal partner o ex
        80% dei casi, è presente violenza fisica e psicologica con cronicizzazione dei danni, sia nella donna, sia nei figli, ed è domestica
        65% dei casi il maltrattamento dura da più di 5 anni
        80% delle donne ha una situazione economica svantaggiata
        84% dei casi la donna non ha mai denunciato il maltrattamento per paura di conseguenze

(fonti: ministero dell’interno, centro antiviolenza bologna, polizia di stato, ministero pari opportunità, OMS, associazione il laboratorio del possibile, studio pedagogico pavese)

Nonostante i dati al 31 luglio, per il 2017 (fonte Ministero dell’Interno – agosto 2017), indichino una flessione approssimativa del 30% rispetto allo stesso periodo 2016, in quanto i delitti commessi:

- dal partner sono passati da 94 a 72
- dall'ex partner da 12 a 8
- omicidi in ambito familiare, da 43 a 31

è opportuno non accontentarsi e mantenere pedissequamente alti i livelli di attenzione, contrasto e soprattutto, prevenzione.


LE MOTIVAZIONI
Le motivazioni e i perché, vanno ricercati prevalentemente tra i fattori di tipo o contesto:

- antropologico (l’essere umano ha una quota innata di aggressività e dominanza verso chi ritiene essere più debole)
- socio culturale (impari opportunità uomo/donna), (difficoltà di accesso e permanenza nel mondo del lavoro), (possibilità di carriera), (voto a suffragio universale in Italia nel 1945)
- legislativo (delitto d’onore e matrimonio riparatore ancora troppo presente e radicato nonostante l’abrogazione del 1981)
- religioso (esaltazione del ruolo dominante dell’uomo e influenze di sottomissione, difficili da sradicare e ancora troppo dogmatiche), (impari opportunità preti/suore)
- educativo familiare e scolastico (orientamento educativo familiare, emulativo su modelli di dominanza), (eccesso di competitività griffe, sport, l’apparire sull’essere ecc), (ridotta educazione ai valori di rispetto, tolleranza, solidarietà), (iperconnettività incontrollata), (annullamento dell’insegnamento dell’educazione civica a scuola), (eccesso di medicalizzazione/psico/psichiatrizzazione come risposta ai “disagi” dell’età evolutiva – quadruplicazione di BES e DSA negli ultimi 4 anni)
- web, social e media in generale (sdoganamento del “tutti possono fare tutto”), (mercificazione del corpo della donna), (cyber bullismo come antesignano del maltrattamento adulto), (dilaganza di omofobia generalizzata); (palinsesti volutamente strutturati in forma diseducativa).

Il dottor Duilio Loi
LE RISPOSTE - CONTRASTO DIRETTO AGLI EPISODI
Il contrasto diretto agli episodi, si realizza nel momento in cui la donna trova forza e coraggio di “denunciare”.
Denunciare significa potersi fidare di qualcuno, dalla vicina di casa, all’infermiere in pronto soccorso, all’agente di polizia, all’operatore del centro anti violenza, all’insegnante del proprio figliolo e cosi via.
E’ facile comprendere che su questo versante siamo purtroppo, ancora molto indietro anche se quotidianamente, molto si riesce a fare, grazie a:
normative che dopo la convenzione di Istanbul hanno consentito lo stanziamento di fondi ad hoc e consentito interventi più efficaci. Va al proposito ricordato che in presenza di atti persecutori (anche se non sono gravi limitano la libertà della vittima), quest’ultima può chiedere al questore di convocare il persecutore per un provvedimento amministrativo di ammonimento. E qualora non bastasse, a fermare gli episodi, si possa perseguirli d’ufficio e non più solo su querela di parte. Inoltre, la normativa prevede, in base alla gravità delle singole situazioni: l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima, l’obbligo di dimora che impone al maltrattante di rimanere in un determinato comune, fino agli arresti domiciliari e alla custodia cautelare in carcere.

PROTEZIONE DELLA DONNA E DEI MINORI
Si sta lavorando molto sul versante dell’accoglienza delle persone maltrattate, dopo la denuncia, attuando programmi di protezione in casa famiglia onde evitare fenomeni di recidiva; diverse associazioni a orientamento “vittimologico” sono presenti e svolgono un eccellente servizio sia sulla persona maltrattata, sia verso i minori che a loro volta, sono vittime di “violenza assisitita”.

FORMAZIONE, INFORMAZIONE E CAPACITA' DI ASCOLTO
Si rendono possibili le azioni di contrasto, grazie alla costante attenzione e monitoraggio del fenomeno, ma anche e soprattutto, grazie alla migliorata “capacità di ascolto” dei vari interlocutori.
Ciò avviene attraverso una corretta programmazione formativa in ambito appunto comunicativo, capace di consentire agli operatori sia l’intercettazione precoce di segnali di “rischio”, sia di facilitare le relazioni tra la persona maltrattata e gli operatori e poter dare opportuni suggerimenti.
Intercettare i “campanelli di allarme”, rappresenta una fase delicata di questo percorso.
Tra i campanelli d’allarme che consentono di inquadrare il maltrattante, ad esempio ci sono a variabile grado di espressione: un eccessivo senso del possesso verso la partner (controllo delle telefonate, messaggi, email, profili social; conto bancario; imposizione di un certo vestiario; disapprovazione verso uscite e frequentazioni), uso di alcol o sostanze e attribuzione sistematica ad esse di eventuali comportamenti e atteggiamenti aggressivi (verbali e fisici, o verso oggetti), difficoltà nelle relazioni sociali; scarsa attitudine nel cercare o mantenere un lavoro.
Se pensiamo invece agli atteggiamenti della persona maltrattata, riscontriamo frequentemente comportamenti che mettono in una posizione cosiddetta di “vulnerabilità” come ad esempio, l’accettare di rivedere l’ex violento dopo averlo lasciato, il timore di non essere creduta, la vergogna di quello che potrebbe pensare la gente, una situazione economica svantaggiata, un lavoro assente o precario quindi, una inevitabile “dipendenza economica” dal partner.
Elementi che consentono di tracciare un profilo e il relativo indicatore di rischio, molto utile nel monitoraggio delle specifiche situazioni e delle possibilità di intervento.
La conoscenza dei fattori sopracitati, consente l’attivazione di sinergie e interventi intesi come “reti” di tutela, che, seppur con qualche difficoltà variabile da territorio a territorio, cominciano a dare discreti risultati.

VERSANTE PREVENTIVO
La letteratura scientifica, ma soprattutto, la quotidianità operativa, ci aiuta a sfatare il “mito” sulla collocazione di questi delitti che, non avvengono (soltanto) in ambienti “degradati” della società ma al contrario, sempre più spesso maturano in famiglie culturalmente evolute e agiate economicamente.
Questa distribuzione epidemiologica del fenomeno, oltre a renderlo trasversale, ne estende l’ampiezza e di conseguenza, la necessaria ricerca di interventi preventivi.
Il versante preventivo pertanto deve trovare un cambio di atteggiamento sociale e culturale adeguato e soprattutto concreto.
Continuare a pensare al maltrattante e alla maltrattata come persone psicologicamente “disturbate” (sottolineo con forza che soltanto 1 caso su 10 è ascrivibile soggetto con turbe psichiche), condanna tutti ad una insana e rassicurante presa di distanza (lui e non io) (lei e non io) e contemporanea perpetuazione del fenomeno, che tenderà ad autoalimentarsi con la complicità collettiva.
Un conto è farsi carico (come visto prima e come giusto che sia) del contrasto al fenomeno e della tutela della persona maltrattata, altra cosa è illudersi che con ciò, si sia risolto il problema.
A fronte di questa considerazione, è prioritario e obbligatorio ragionare seriamente sulla prevenzione.
L’aspetto preventivo si rivolge prevalentemente alla creazione o al recupero di quell’area educativa carente o assente.
Educazione alla gestione delle emozioni, alla costruzione dei sentimenti, ai valori civici fatti di rispetto, solidarietà, tolleranza, che come abbiamo visto prima, rappresentano i tasselli eziologici del fenomeno.

 

SCUOLA-FAMIGLIA

Un percorso di apprendimento che si rivolge a fanciulli e adolescenti e ancor prima, al sostegno alla Genitorialità (dai frutti si riconosce l’albero - Matteo 7:16-20).

Un’interazione tesa a considerare innanzitutto modelli e modalità educative ad alto impatto valoriale.

 

La realizzazione pratica di ciò, si declina nella quotidianità con la presenza del Pedagogista Scolastico, il quale, attraverso uno “spazio di ascolto e intervento pedagogico”, può interagire simultaneamente con tutti i soggetti in “campo” (Comitato Scolastico Genitori, Insegnanti, personale ATA e naturalmente, Alunni/Studenti), identificando gli eventuali bisogni di natura educativa, dando risposte mirate, sulla base di una specifica progettualità.

In concreto, verso:


ü  Alunni/Studenti, attraverso percorsi specifici di sviluppo e potenziamento cognitivo, finalizzati a migliorare gli apprendimenti scolastici, grazie a modalità adeguate di gestione del tempo-studio e sviluppo di tecniche compensative alle carenze.

ü  Insegnanti, tramite Supporto, Supervisione, Strumenti e Consulenza Pedagogica, attraverso modelli di Pedagogia attiva e costruttivista, utili a sviluppare percorsi in equilibrio tra Educare (ex ducere) e Insegnare (in-signum).

ü  Personale ATA, supporto e comprensione per sviluppare un valido ausilio allo staff didattico e una corretta e competente interazione comunicativa, verso Genitori e Familiari.

ü  Genitori, tramite il coinvolgimento attivo di acquisizione/revisione della competenza “genitoriale”, capace di agire in forma sinergica con l’istituzione scolastica. In estrema sintesi, una Genitorialità orientata a sviluppare e migliorare le capacità di essere “Educatori” e ad instaurare rapporti costruttivi e soddisfacenti con i figli per aiutarli a crescere responsabili e indipendenti, capaci di affrontare con sicurezza e serenità il loro futuro.


(al riguardo, personalmente conduco uno “spazio di ascolto e intervento pedagogico” presso l’IC Mascherpa di Corsico grazie al Comitato Genitori dello stesso Istituto; ho sviluppato un percorso specifico di formazione degli Insegnanti presso l’IC di Binasco, sono Consulente Pedagogico presso l’IC Valle Versa)

 

SOCIETA' CIVILE

Convegni, conferenze, eventi a carattere divulgativo, tese a informare correttamente sul fenomeno e sviluppare la riflessione critica.In questi anni se ne prodotte molteplici, rivolte a target di riferimento diversi («Guardami nel cuore», ne è un esempio), con la finalità di prevenire educando.Credo molto in questa linea (probabilmente condizionato dalla doppia funzione professionale che svolgo); al tempo stesso, ho anche sufficiente consapevolezza nel sapere che per quelli come me, la strada è in salita, ricca di buche e bucce di banana.
In molti (troppi), nella attuale Società, prediligono il “take away educativo” appreso da SOS Tata o dall’Università di Google; una modalità capace di trasformare aspetti educativi e sociali, in confortevoli e rassicuranti pseudo patologie.
Il mio lavoro è un’altra cosa; educare Genitori, Fanciulli e Adolescenti oggi, significa avere meno Adulti maltrattanti domani.

Duilio Loi (Pedagogista e criminologo forense)

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