venerdì 22 luglio 2016

QUANDO LA PREVENZIONE DELL'EMERGENZA DIVENTA ESSA STESSA EMERGENZA

Bottiglietta di plastica rigida, apparentemente indistruttibile, contenente mezzo litro di benzina verde che tenevo d'emergenza, da anni, nel bauletto della Vespa. Si buca nei giorni scorsi senza che me ne accorga e disperde tutto il suo contenuto nel bauletto. Un giubbotto, due paia di guanti e una sacca a vento ripiegabile custoditi all'interno si impregnano irreversibilmente. Da ieri sera ho fatto già quattro lavaggi mettendo nel cestello anche l'aceto, sei chili di capsule di detersivo e Padre Amorth in persona. E, nonostante tutto, il bucato puzza ancora. Io stesso tanfo come un benzinaio polacco a fine turno e in casa si disperdono vomitevoli aromi di prezioso combustibile per autotrazione. Morale: mai predisporre una cosa che ti servirà «in emergenza». Perché potrebbe diventare quella cosa, l'emergenza.

lunedì 18 luglio 2016

«LA QUINCEANERA» * IL SOGNO LATINO TRA «I FATTI VOSTRI» E «CENERENTOLA»


Premetto: ho un debole per Davide Maggio, il blogger che ha avuto l'idea impercettibilmente egocentrica di creare dal niente un sito di tv che porta il suo nome, e che è riuscito con gli anni a renderlo (fra un BOOM! e l'altro e con discrete fonti), spazio informato e credibile. La brandizzazione di se stessi porta inevitabili conseguenze sul piano dell'immagine pubblica. Davide per esempio se ti incontra, prima di salutarti, ti butta lì in modo apparentemente casuale che il suo profilo Facebook e Twitter sono verificati (hanno cioè il baffo blu, come il bollino della banana ciquita), e poi ti domanda, con altrettanta beffarda nonchalanche: "E il tuo?". Ben sapendo che il tuo non l'ha verificato neppure il tipo che fa l'assistenza annuale della caldaia. Per uno così, su, come fai a non provare simpatia?

L'insaziabile Maggio ora ha fatto il salto della quaglia, debuttando con una società di produzione (MediaMai) che ha lanciato ieri sera su Real Time un programma intitolato «La Quinceañera - 15 anni da favola». Deve essere stato terribile per Davide non poter utilizzare il suo nome, ma c'è sempre tempo, e comunque sono accanto al suo ego in questo difficile momento. 

«La Quinceañera» è una sorta di docu-reality sulla festa più ambita dalle quindicenni sudamericane. Sogno e trash. Un po' come il prediciottesimo da noi al Sud. Solo che Maggio e i suoi sono andati a scavare nel ricco bacino dei sudamericani in Italia, dando loro visibilità, per ricreare da noi l'evento. Fra pizzi, lustrini, damigelle, unghie glitterate, parenti litigiosi, balli rituali, location da favola e limousine che t'accompagnano al party. La mia preferita era l'organizzatrice della festa (Quinceañera planner?) con l'apparecchio per i denti, ma questo rientra tra le mie perversioni.
Prima si inquadra la storia familiare, possibilmente carica di una tonnellata di sfighe passate, per poi arrivare al coronamento del sogno della piccina (già più scafata di Ambra ai tempi di Non è la Rai), in procinto di diventare donna. Tormento e riscatto. Tra «I fatti vostri» e «Cenerentola», con spruzzate di «Carramba, che sorpresa!».

55 minuti lordi girati e montati con cura, nel rispetto della grammatica di genere, e che si incastonano bene nell'eccentrico palinsesto di Real Time. E' un programma non propriamente indispensabile, dirà qualcuno. Vero, ma capirai. Sai quanti ce ne sono... E poi i latinos potrebbero riservare sorprese.

sabato 16 luglio 2016

LA MOGLIE DI BONOLIS: «SI', NOLEGGIAMO L'AEREO... ITALIANI, SIATE MENO FRUSTRATI»

In partenza per Formentera, meta abituale delle vacanze estive della famiglia Bonolis, la bella moglie di Paolo, Sonia Bruganelli pubblica su Instagram una foto che ritrae la cabina dell'aereo privato che i nostri hanno noleggiato per il viaggio. C'è anche (a sinistra) Marco Salvati, l'autore che da anni collabora con il conduttore di «Ciao Darwin» e «Avanti un altro!». 
Sui social si scatenano l'invidia di alcuni e le proteste di chi rimarca che lo spettacolo non è bello a vedersi perché c'è gente che fatica ad arrivare a fine mese.  La Bruganelli non tarda a far arrivare la sua risposta, sempre via social. Eccola:

«O mio Dio... Nemmeno se i suoi soldi fossero i vostri... Grazie. ...e comunque l'aereo privato non è nostro. Si può prendere per piccoli spostamenti e noi, avendo molti bimbi, di cui una non proprio velocissima negli spostamenti;-) lo noleggiamo ogni anno. Potendo farlo, perché no??
L'Italia è quel paese dove per essere apprezzato sui social network devi farti una foto dove se la fanno cani e porci (tipo a piazza del Duomo) vestito come un poveraccio; mentre se ti fai una foto in una suite, vestito con abiti di alta sartoria e pieno di gioielli, vieni meno apprezzato e addirittura criticato (pensate voi come stanno inguaiate alcune persone).

Mentre all'estero è tutto il contrario...
A me viene l'angoscia ogni volta che vedo molti personaggi pubblici italiani salire sui palchi in t-shirt e jeans (alcuni salgono addirittura in canotta e pantaloncini): credo che nel mondo dello spettacolo la semplicità non si può vedere né scenicamente e né musicalmente (solo umanamente: e pubblicare una foto in una suite non vuol dire non essere una persona semplice).
Italiani siate più positivi e meno frustrati: la vostra negatività è la rovina della vostra vita e del vostro paese.
In Sud America molti sono poveri ma seguono e ammirano artisti superbi; non aggiungo altro...».

Conosco Paolo da anni e posso affermare con certezza che (anche se nel privato è un po' avaro di parole) è un tipo che conosce il valore dei soldi. Non li spreca, ma rivendica con orgoglio il fatto che se si è pagati (tanto) per fare qualcosa, vuol dire che si vale quella cifra. E non bisogna vergognarsene. Ostentare un po' in fondo non gli dispiace: l'ho visto noleggiare una mega villa in Lazio per le vacanze della famiglia, l'ho visto arrivare con una supercar alla firma di un contratto. Ora carica la nutrita famiglia e gli amici, e invece di farsi Fiumicino-Ibiza con Easy Jet, visto che può noleggia l'aereo. Tra l'altro sulla Isla (che io stesso frequento da anni) mi è capitato di vedere Sonia a Es Pujols mentre rientrava a casa con le buste della spesa. Come qualsiasi casalinga. Non con i portatori d'acqua e gli schiavi circassi. I Bonolis i loro danari li guadagnano e li spendono come vogliono senza vergognarsene.

Meglio così (per come la vedo io) di quei conduttori che guadagnano quattro-cinque volte tanto, hanno il braccino cortissimo, e poi ostentano le loro origini contadine. Guardandosi bene dal mostrare ciò che hanno comprato per paura di farsi criticare dal pubblico. C'è poco da fare: l'ipocrisia in Italia vince sempre.

giovedì 14 luglio 2016

MILANO, «MERCATO METROPOLITANO» * UN TRIONFO, EPPURE HA CHIUSO (PERCHÈ?)

Milano. Per la fortunata serie: I grandi misteri italiani, questo è ciò che resta del «Mercato metropolitano», o «Mercato di Porta Genova»; il più grande successo commerciale dello scorso anno in città: primavera, estate, autunno e parte dell'inverno con un pieno di pubblico e clienti al di là di ogni previsione. 15.000 metri quadrati di spazio espositivo ricavati riadattando in modo molto semplice e ben poco dispendioso un vecchio capannone affittato dalle ferrovie e il grande cortile adiacente, dove sino all'anno precedente si teneva il mercatino di Sinigaglia. 
Il tutto per vendere cibo di strada, pane, birra, vino, pesce, carni, piatti della tradizione regionale. Tutto da gustare al volo e in semplicità su vecchi bancali colorati, sedie improvvisate, tavoli da birreria. C'era persino un cinema all'aperto. Un successo senza precedenti, come evidente dalle file interminabili e come confermavano gli stessi operatori, mai con un secondo libero. Tanto che la cosa aveva creato problemi di concorrenza a molti locali sui ‪Navigli. A gennaio chiude, e il Mercato metropolitano dà l'appuntamento a tutti ad aprile per una nuova annata. Ad aprile un trafiletto in cronaca informa che il Mercato non riaprirà: almeno un milione di euro di debiti, creditori alla porta, pignoramento e sigilli. Come si spiega tutto ciò? Com'è possibile che un mostruoso successo commerciale realizzato con pochi mezzi si trasformi in debiti e chiusura? Com'è possibile che in questo Paese persino i trionfi vadano a ramengo?

martedì 12 luglio 2016

URBANO CAIRO: «CROZZA CI COSTAVA TROPPO» * «RAY DONOVAN», LA SERIE SOTTOVALUTATA

PER CROZZA C'È POCO DA RIDERE

Con due paroline buttate lì con nonchalance, Urbano Cairo, grande capo di La7, ha spiegato oggi il misterioso passaggio di Maurizio Crozza (che non rilascia un'intervista dai tempi dell'unità d'Italia) a Discovery Channel, dalla prossima stagione.
La rete ha rinunciato alla sua star leggera di punta perché «Costa 10 milioni l'anno per 24 ore prodotte, con un ascolto del 7% e un contributo risibile dello 0,07%». In sostanza ci costa troppo per quel che rende.
Il comico ligure e i suoi autori (con tanto di band e corpo di ballo) dovranno ridimensionare il cachet, ma peccato che La7 perda «Crozza nel Pese delle meraviglie». Un marchio satirico che identificava molto una rete che rischia di diventare solo news, Enrico Mentana (pur sempre il migliore) e relativi commenti.
In compenso dall'era craxiana viene ripescato Giovanni Minoli con i suoi faccia a faccia (del resto la Rai ripropone Pippo Baudo ed Heather Parisi, il vintage funziona) e da Mediaset ritorna Luca Telese.
Confermato in palinsesto «Eccezionale veramente», varietà comico a basso costo, e il vero colpo gobbo è Sabina Guzzanti, nei panni di scheggia impazzita a «Piazza pulita».

AXN A TUTTO SPOT

Su AXN in prima serata a volte ci sono prime visioni di film d'azione talmente infarcite di spot, che tra una pubblicità e l'altra rischi di non ricordarti manco più che cosa stavi vedendo. Conviene appuntarselo da qualche parte.

«RAY DONOVAN», DA NON PERDERE

C'è una serie americana purtroppo assai sottovalutata. Si intitola «Ray Donovan» e su Netflix è arrivata al terzo episodio della quarta stagione. L'impassibile, fin troppo impassibile Ray (Liev Schrieber) è come wolf di «Pulp Fiction»: risolve problemi. E lo fa per vip e potenti di Hollywood. Dal campione di baseball con la sorella tossica, al cantante che si risveglia con un cadavere nel letto, oppure viene ricattato per qualche video hard, droga o foto che ne rivelino l'identità sessuale. Ray arriva, imbronciato e disgustato, e con la sua squadra di pronti a tutto, ripulisce. Ma con una sua morale e sempre con l'aria stupenda di chi se ti uccide lo fa proprio perché deve farlo. Quasi se ne scusa. E se può, lo evita.
La famiglia di Donovan è tutta un programma: moglie piangente e spesso tradita, due figli complicati, e due fratelli assai problematici molestati in gioventù da alcuni preti. Gestiscono una palestra di boxe che in realtà serve a ripulire soldi sporchi. Sopra tutti, uno strepitoso John Voight nei panni del padre Michey, un vecchio truffatore cialtronissimo che Ray odia nel profondo e che tenta persino di far uccidere prima che causi altri problemi alla famiglia. Ma l'ironico Mickey se la cava sempre, infilandosi a nastro in giri squallidi di squillo e rapine. Se non l'hai già fatto, corri a vedere «Ray Donovan».

martedì 5 luglio 2016

ALVARO SOLER, 8.000 EURO PER UN PARTY? * PIPPO BAUDO RICONQUISTA «DOMENICA IN»

GRANDE ATTESA PER ALVARO

C'è poco da fare: lo spagnolo Alvaro (con l'accento sulla prima a) Soler è il maggiore elemento di curiosità della prossima edizione di «X-Factor», in autunno su SkyUno. È giovane, bello e i suoi tormentoni estivi (come «Sofia») sono arcinoti, ma il pubblico lo vuole vedere alla prova come giudice dei gruppi del talent-show musicale più amato insieme con l'asciutto erede di Morgan Manuel Agnelli (che si occuperà della categoria Over), l'eccentrica Arisa (Under uomini) e Fedez (Under donne), il rapper della porta accanto. Nessun riferimento al vicino di casa.
Fra l'altro Alvaro Soler ha già una buona dimestichezza con l'italiano, quindi l'effetto Skin (o Mika prima maniera) risulta scongiurato.
Pare che il management del cantante per una sua ospitata per un evento promozionale chieda al momento 8.000 euro. Agli sponsor conviene fare presto, perché dopo «X-Factor» si stima che la cifra possa salire a 20.000. Della serie: acchiappa al volo Alvaro prima che sia troppo tardi.


IL RITORNO DI SUPERPIPPO

Il vecchio leone sta per tornare. Come anticipato da TvBlog, Pippo Baudo sta per riprendersi la sua «Domenica in». Da ottobre ne sarà ideatore ma anche conduttore. Tenerlo lontano dal video è impossibile.
Qualche settimana fa, quando il monumento della tv festeggiò 80 anni, stigmatizzai la festa a base di Fanta sgasata e non di champagne fattagli dalla Rai. Invece a sorpresa la Viale Mazzini di Antonio Campo Dall'Orto restituisce a Pippo quel che è di Pippo.
E si avrà un bel dire: restaurazione, scandalo, il già visto, a volte ritornano, ecc. ecc. A parte il fatto che Baudo è nel Dna di Raiuno (rete non propriamente da pischelli), consideriamolo un doveroso omaggio a uno che il video lo padroneggia da sempre. Del resto se la prima rete il prossimo anno come novità riunirà la coppia baudiana Cuccarini-Parisi, qualcosa a SuperPippo la si deve. È lampante. Ma in questo Paese dove non si è mai contenti, e dove gratitudine e rispetto finiscono troppo spesso sotto la suola delle scarpe, c'è da aspettarsi di tutto. Stavolta, invece, la sorpresa.

venerdì 1 luglio 2016

SERIE TV, GLI SCHERZETTI DI SKY * «PARLA CON LEI», LA TV DELLE RAGAZZE

SERIE TV, QUANDO SKY FA GLI SCHERZI

Ben sapendo che le serie tv ormai trascinano il mercato, quelli di Sky ogni tanto fanno i birichini. Dopo aver fatto storcere il naso a non pochi utenti per aver piazzato gli «Sky Box Sets» (ovvero l'archivio con le collezioni delle stagioni complete) nel pacchetto cinema, cioè fuori dall'altro dedicato all'intrattenimento e ai telefilm, ora un'altra sorpresa. Ed è il primo caso, almeno a memoria mia. La seconda stagione di «Agent Carter» (con la fragrante Hayley Atwell) di Marvel, ovvero una serie a tutti gli effetti, è partita sul canale Cinema; dunque si tratta di un contenuto in prima visione al quale non può accedere chi ha l'abbonamento ai soli telefilm. Non è carino.
La logica, commercialmente, è molto chiara (il cinema è più debole e tira meno, ergo bisogna spalmarci qualche serie per evitare l'emorragia di clienti e invogliare altri a sottoscrivere abbonamenti più ricchi di pacchetti), ma non so fino a che punto il pubblico dei già fidelizzati gradisca lo scherzetto cinese.


«PARLA CON LEI», DONNE CHIAMATE A RACCOLTA

Puntato a un target squisitamente femminile, è partito su Fox Life «Parla con lei», nuovo dating show condotto dalla rampante Andrea Delogu, che ha bellezza e simpatia per essere funzionale al programma. Fresca sposa di Francesco Montanari, il Libanese di «Romanzo criminale», funny Andrea guida una ragazza in cerca dell'anima gemella in un percorso al buio che la porterà a incontrare tre potenziali pretendententi. I quali, provvisti di videocamera GoPro imbardata al petto, mostrano la propria vita in soggettiva. Il loro volto si scopre soltanto alla fine, quando eroi ed eroina (nel senso della ragazza) decideranno se incontrarsi e forse continuare.
Dai tempi dei Fiori d'arancio di «Portobello», passando per «Colpo di fulmine» e altre leziosità, la tv ha sempre amato regalare al pubblico illusioni romantiche. «Parla con lei» ha debiti ideativi soprattutto nei confronti de «Il gioco delle coppie» di Marco Predolin (vecchia Retequattro) e le esterne di «Uomini e donne» by Maria De Filippi. Un mix in versione 3.0.
Sono buoni la regia, il montaggio, e le immagini patinate scelte con cura si mescolano ai frammenti della pretesa verità delle schegge in GoPro. Non lo vedrei perché questi programmi mi annoiano, ma commercialmente è un prodotto molto mirato al pubblico che vuole raggiungere.

giovedì 30 giugno 2016

NON SI PUO' VOLERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA

Uno tra i più grossi problemi dell'umanità, è che troppa gente vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Non è possibile. Perché oggi si lasciano tutti così presto? Perché si rendono conto che non puoi conciliare le due cose. Se lui esce lasciando la botte incustodita, lei si ubriaca e la botte si svuota. Viceversa, se esce lei e lui resta a casa a controllare la botte, si rischia di avere l'amante piena (che è ancora più pericoloso) e la moglie sempre ubriaca con le amiche agli apertivi. Certo, resterebbe la botte piena. Ma a quale prezzo?
L'ideale sarebbe uscire sempre insieme, lasciando a casa la botte piena incustodita, col rischio però di esporla a furti. Poi ti ritrovi la moglie ma non hai più la botte. Non c'è convenienza.
Ovviamente convincere la moglie a non ubriacarsi perché fa male è impossibile. La moglie comanda per definizione. Qualora tu ci riuscissi, avresti sì la botte piena, ma anche due balle così dalla mattina alla sera.
Insomma, non se ne esce. Smettete per favore di volere botte piena e moglie ubriaca.

mercoledì 29 giugno 2016

CUCCARINI-PARISI SU RAIUNO * PERCHÈ IN TV NULLA SI CREA, TUTTO SI RIPROPONE

In tv nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. O, meglio, si ripropone.
È il caso della storica accoppiata baudiana Lorella Cuccarini-Heather Parisi, presentata ai palinsesti Rai come punta di diamante della nuova stagione di Raiuno.
Ancora una volta il passato si riaffaccia prepotentemente con due storiche lady del video generalista che faranno sicuramente (anche solo per l'effetto curiosità) il pieno d'ascolti. Inoltre, le tele-accoppiate femminili oggi sono très chic, vedi il caso di Laura Pausini e Paola Cortellesi.

E mentre Carlo Conti prosegue, come nel Trono di spade, la sua meritata marcia trionfale a Viale Mazzini con una manciata di programmi, guadagnano spazio Virginia Raffaele, Pif (che proverà a rifare una sorta di portalettere alla Chiambretti, anche qui si torna all'antico), e quella gran lenza di Massimo Giletti, che affossa «Domenica in» prendendosi con «L'Arena» tutto lo spazio della domenica pomeriggio. 
A «Quelli che il calcio» accanto a Nicola Savino approdano Diego Abatantuono ed Ale & Franz, mentre prezzemolino Mika si dedicherà a un one man show su Raidue.

Nel palinsesto della prima rete, pioggia di serate-evento, che per l'audience sono meglio di un cicchetto a colazione per l'alpino: da Renato Zero a Zucchero, passando per Mogol, Roberto Bolle e il duo Mina-Celentano (ah, questo passato che ritorna...), con una sorta di spottone per lanciare i rispettivi nuovi dischi, se non si è capito male.
Fabio Fazio resta nella Raitre di Daria Bignardi, che si presenta con il nuovo look penitenziale tra Maria Fida Moro e «Il nome della rosa». Il Massimo Giannini di «Ballarò», già cazziato dall'entourage renziano e poco premiato dagli ascolti, cede il posto a Gianluca Semprini di Sky, e il jolly Salvo Sottile arriva a «Mi manda Raitre». Altro storico marchio che ritorna, insieme al «Report» di Milena Gabanelli. Non soppresso perché sarebbe stato un notevole danno d'immagine.

Un capolavoro di creatività, infine (vorrei assumere il copy), il nuovo slogan Rai: «Per te. Per tutti». Manca solo l'avvertenza da leggere tutta d'un fiato, come per i medicinali: «E stavolta anche pagando il canone in bolletta!».

martedì 28 giugno 2016

CIAO BUD SPENCER, E GRAZIE ANCORA PER QUELLA FOTO AI PIEDI DELLA LEGGENDA

Seduto in spiaggia ai piedi di uno dei miti della mia infanzia, della leggenda vivente, per una foto-ricordo che non dimenticherò mai. Mi veniva quasi di cantare «Come with me for fun in my Buggie...». Ma sono stato zitto. In religioso silenzio.
Era l'estate del 2009, a Ischia, e questo è il mio unico e ultimo ricordo di quel geniaccio di Bud Spencer, all'anagrafe Carlo Pedersoli, morto oggi a 86 anni. Un ex nuotatore prestato al cinema che con l'amico Mario Girotti (Terence Hill), ha dato vita alla più entusiasmante coppia di scazzottatori, anzi sarebbe meglio dire scazzott-attori della storia del cinema italiano. Retequattro sulle repliche dei loro film campa di rendita dalla notte dei tempi, più o meno sempre con i medesimi (onestissimi) ascolti.

Ero lì per un servizio per il mio giornale, e Bud girava una fiction Mediaset, «I delitti del cuoco». Una cosetta all'acqua di rose, e ne era perfettamente consapevole. Ma credo che il vecchio toro non amasse molto restare inattivo, nonostante il caldo, la fatica e i quasi 80 anni. Nel cast in quell'episodio c'era anche una Sara Tommasi che non aveva ancora smarrito la via, per così dire.
Il mio Mito parlò tanto, con la saggezza scafata di chi in vita sua ne aveva viste di tutti i colori. Accennò anche a un nuovo progetto, ma non disse altro, un po' ossessionato dall'idea che glielo potessero scippare. Alla fine dell'intervista chiesi a Bud la cortesia di una foto per la mia galleria dei ricordi. Fu subito disponibile, anche se gli spostamenti del guerriero inevitabilmente fiaccato dall'età risultarono lentissimi e un po' complicati. Alla fine si sedette su una sedia da regista e io mi piazzai ai suoi piedi, col culone sulla sabbia, massiccio quasi quanto lui. Cioè, lui massiccio. Io sovrappeso, ma questa è un'altra storia.

Se mi avesse assestato il suo leggendario pugno dall'alto, quello che fa incassare irreversibilmente fra le spalle la testa dell'avversario, non avrei fatto una piega. Anzi, l'avrei persino ringraziato.

lunedì 27 giugno 2016

ADDIO CANEVARI, QUANDO LE DISCOTECHE SI GESTIVANO IN DOPPIOPETTO BLU

Uno tra gli incontri edificanti di quasi trent'anni (li festeggio l'anno prossimo) di questo mestieraccio, è stato senza dubbio quello con Giampiero Canevari, che ci ha lasciati ieri a 69 anni dopo un infarto. 
Io giovane collaboratore de La provincia Pavese, appassionato di spettacolo, lui gestore del Docking, piccola e ben frequentata discoteca nel cuore di Pavia, a due passi dal Ponte coperto. Negli anni in cui le discoteche spopolavano sul serio.
Canevari era un signore d'altri tempi. Un imprenditore vecchio stile che gestiva locali (fu anche per qualche tempo tra i titolari in quota minoritaria delle mitiche Rotonde di Garlasco, se non ricordo male) con una serietà raramente riscontrabile altrove.

Chiuso nel suo ufficio di direzione, fasciato in un doppiopetto blu d'ordinanza, intavolava sorrisi mai troppo larghi e ironie mai troppo pronunciate, anche se a volte affilatissime. Era un cauto per indole e Dna. Fuori, nel «casino», sfilavano tanti nomi che erano o che sono diventati pilastri del nostro spettacolo. Da un Teo Teocoli dalla carriera già affermata, a un Gene Gnocchi al debutto (lo incontrai per la prima volta proprio lì, dietro le quinte) che se la stava plasmando. Le dimensioni del locale costringevano Giampiero a scegliere soprattutto cabarettisti, non cantanti. Che avrebbero richiamato folle non contenibili. E il costo senza dubbio minore dell'ingaggio era commisurato all'offerta. Una volta ci ritrovammo al Docking con l'amico Gigi Brega (già compagno d'avventure nei Beagles) piegati in due dalle trovate trash dell'ormai sparito Mago Gabriel, all'anagrafe Salvatore Gulisano. Con i suoi «esperimenti di pinotismo». Molto adatti per chi come noi veniva dall'Oltrepò Pavese. Nell'ufficio di Canevari vidi piangere, mentre la intervistavo, un'appassionata Alba Parietti, in un momento difficile della sua carriera, e lì Marco Predolin mi mostrò il certificato di sieronegatività con il quale era costretto a muoversi nel periodo in cui circolò la voce che avesse l'Aids. Tutti gli chiudevano le porte, e per poter lavorare si era messo a girare col certificato medico.

Mi ha passato tante dritte utili al mio lavoro, Canevari. Te le buttava lì con indifferenza, ma aveva quasi sempre la notizia ed era ottimamente informato. In quanto persona straordinariamente affidabile. Altri tempi. Adesso purtroppo domina ovunque l'approssimazione, e disattendere promesse non è l'eccezione, ma la regola. Giampiero è stato tra i re (veri) delle notti pavesi quando Albert One spopolava e Max Pezzali frequentava il mondo piccolo e variegato delle disco di provincia che avrebbe poi cantato con gli 883. Quindi, a modo suo, è entrato nella storia.
Ciao Giampiero, mi piace ricordarti in quell'ufficio, alla tua plancia di comando, quando chiudevi la porta, l'artista era lì davanti e il casino là fuori si faceva attutito e lontano.

venerdì 24 giugno 2016

CIPOLLARI E DEL SANTO A «PECHINO EXPRESS» * LE SERIE TV CHE NAUFRAGANO NELLA NOIA

LORY, TINA E SARCINA A «PECHINO EXPRESS»

Raidue ha diffuso il cast ufficiale delle coppie di «Pechino Express» 2016. Ecco i nomi dei viaggiatori: Lory Del Santo (57 anni) e Marco Cucolo (24) GLI INNAMORATI. Tina Cipollari (N.D.) e Simone Di Matteo (32) GLI SPOSTATI. Benedetta Mazza (26) e Raffaella Modugno (28) LE NATURALI. Francesco Sarcina (39) e Clizia Incorvaia (31) I CONIUGI. Diego Passoni (39) e Cristina Bugatty (N.D.) I CONTRIBUENTI. Alessandro Tenace (25) e Alessio Stigliano (25) I SOCIALISTI. Ruichi Xu (28) e Carlos Kamizele Kahunga (28) GLI EMILIANI. Silvia Farina (33) e Marco Cubeddu (29) GLI ESTRANEI.
Nel gruppone, guidato da Costantino Della Gherardesca, sempre in bilico tra simpatia a snobberia che piace tanto alle élite, oltre a qualcuno che già bazzicava lo spettacolo (Passoni), spiccano i nomi di Lory Del Santo, riciclatasi come regista della trash-soap autoprodotta «The Lady», e della leggendaria Tina Cipollari («Maria, io esco»), fenomeno creato dalla De Filippi nella culla di casi sentimentalmente umani di «Uomini e donne». Fa un po' specie ritrovare Francesco Sarcina, già leader de Le Vibrazioni. Ma dimostra come ormai la contaminazione tra musica e tv sia un legame inestricabile. Se non vuoi sparire, devi pagare il prezzo di passarci.


«VINYL», TROPPO ELITARIO PER SOPRAVVIVERE

«Vinyl» chiude e viene soppresso subito dopo la prima stagione. Addio a Richie Finestra (Bobby Cannavale) e al mondo di fattoni e strippati della leggendaria discografia americana. Peccato, era una serie di buon livello, griffata, per tanti versi oggetto di culto, ma inevitabilmente un po' elitaria. È il destino dei prodotti che costano più di quel che rendono. Magari succedesse al noioso «Outlander», elegante nella confezione ma mortale nello sviluppo della storia, almeno in quest'ultima stagione in onda su Sky. Ha fatto la fine di «Black Sails», partito bene, ma naufragato miseramente.

mercoledì 22 giugno 2016

PAUSINI & STASH * DAL DITO MEDIO ALLO SPUTO (MA È VERA TRASGRESSIONE?)

Nel catino dello show biz nostrano vanno di moda le piccole trasgressioni. Prima Laura Pausini ha alzato a mo' di bandiera il dito medio in quel di San Siro contro qualche gufo (direbbe Matteo Renzi) della stampa. E tra i giornalisti di spettacolo italiani, dove abbondano i narcisoni (soprattutto tra i musicali, viziati anche dalle ospitate da Maria De Filippi), è scattata la gara a intestarsi il gesto pausiniano; quella caduta di stile della ragazza made in Solarolo che ha disvelato così un altro lato stizzoso, tenuto sempre un po' nascosto, del suo carattere forte. 
Perché intestarselo? Perché fa curriculum, in un mondo dove le critiche (anche costruttive) a un disco o un concerto sono ormai rare come i congiuntivi di Flavia Vento. Insomma, in (dito) medio stat virtus.


Dopo lo scivolone di Lauretta nostra, ecco Stash (all'anagrafe Antonio Fiordispino) dei The Kolors (e non ho scritto Bono degli U2, si badi bene) che sul palco degli Mtv Awards 2016, dopo aver sputato sulla telecamera che lo riprendeva, non ha ritirato il premio che il povero Mandelli («Uey Ciccio, vieni qui, dove vai?») gli stava per consegnare.

Insomma, si fa strada tra gli artisti nostrani l'emulazione di basso livello di modelli americani. Finte tragressioni per portare a casa qualche titolo di giornale, miste a quell'inebriante e pericoloso senso di onnipotenza che dà il successo. Ci cascano tutti, prima o poi. Dimenticando che da noi il pubblico spesso idolatra personaggi che alla prima occasione non vede l'ora di demolire. Meglio pensarci un attimo prima di fare gli splendidi.

STASI CONDANNATO * LA GIOIA DEI GENITORI DI CHIARA, IN CERCA DI GIUSTIZIA

Alberto Stasi è stato finalmente condannato a 16 anni, «Colpevole oltre ogni ragionevole dubbio», come ha confermato la Cassazione.
E io mi commuovo parecchio vedendo la foto dei genitori di Chiara Poggi subito dopo la sentenza. Un misto di serenità e gioia per la Giustizia ritrovata, per la Vendetta (perché parliamoci chiaro, questo è a volte la Giustizia, e la ritengo una cosa nobile) ottenuta. L'immagine della figlia morta è lontana, le lacrime si scorgono appena, per un attimo, sul volto del padre. Quel che prevale è la gioia per averle dato Giustizia. Perché senza quella Giustizia la storia non sarebbe mai finita. Da semplice pavese dell'Oltrepò, mi sento molto vicino a questi semplici pavesi della Lomellina. Vicino al loro lutto così grande. E rispetto questo desiderio di Giustizia misto a Vendetta che sfocia in gioia per una condanna definitiva.
Che è arrivata, mi permetto di ribadirlo, con un ritardo assurdo. Un amico molto attendibile mi riferì anni fa di aver parlato con una persona della Croce rossa che era intervenuta con l'ambulanza a Garlasco subito dopo l'omicidio, sulla scena del crimine, e rilevava chiaramente come fosse «impossibile che con tutto quel sangue sparso in giro Stasi non si fosse sporcato almeno un po' le scarpe spingendosi sin dove aveva detto di essere arrivato per vedere il corpo». Non credo che questa persona non sia stata sentita dagli investigatori. Mi parrebbe molto strano, se così fosse. 
Perché la Verità arriva sempre troppo tardi?

sabato 11 giugno 2016

MILANO * IL COMPLEANNO DI GIANNA TANI, FRA LIZ TAYLOR, KATIA NOVENTA E CHAMPAGNE

Il compleanno di Gianni Tani, ormai trasferitasi in Brasile (dalle parti di Pititinga, dove ha casa anche Enrico Bertolino) con il marito Giorgio Corrente, è un classico di primavera. L'ex papessa dei casting Mediaset torna ogni anno a Milano per festeggiare con gli amici di sempre, tra i quali indegnamente il sottoscritto, una doppia cifra mai quantificabile esattamente, vista la perfetta tenuta della Signora. Che deve avere stretto un patto di ferro con qualche diavolo tribale della tradizione carioca.

Quest'anno la scelta è caduta sull'Old Fashion, dove fra coppe giganti di millesimato e ospiti vari (dalle sosia di Liz Taylor ed Amy Winehouse a volti della tv commerciale di oggi e di ieri, come Raffaella De Riso, Raffaello Tonon, Claudia Peroni e Katia Noventa) si è consumata la bella festa.


All'ingresso, i body guard controllavano gli ospiti col metal detector (precauzione forse eccessiva, ma fa tanta tanta scena), mentre poco distante, nel vialetto della Triennale, un abbronzato Emilio Fede, impegnato in una concitata telefonata, si apprestava a entrare probabilmente al contiguo Just Cavalli. Pare che l'ex direttore del Tg4 abbia iniziato in un locale di Piacenza una nuova carriera come ospite nelle discoteche. Perché dalla scrivania alla consolle a volte il passo è breve.

Post più popolari

Lettori