venerdì 17 ottobre 2014

IL TRAVAGLIO DI MARCO, PERFETTINO CHE NON AMMETTE DISSENSO

Francamente non capisco tutto questo stupore per l'uscita di scena stizzita di Marco Travaglio ieri sera a "Servizio pubblico" dopo lo scazzo con Michele Santoro, il Governatore Burlando e il ragazzo impropriamente battezzato Angelo del fango.

La personalità di Travaglio è cosa nota. Direi arcinota. Si tratta di un'ottima penna brillante, di un egregio professionista molto documentato, a proprio agio soprattutto con la carta stampata e con un ego ormai smisurato. Su carta non ti misuri contro avversari diretti. Scrivi, limi, affili e affetti l'avversario. Il dissenso (che un po' infastidisce tutti noi che facciamo questo mestiere, parliamoci chiaro) è mediato da eventuali lettere, fredde risposte. Smentite e contro risposte. Al massimo interventi a posteriori di avvocati, che poi se la vedono tra loro. Lo studio televisivo è materia viva, a volte incandescente, contempla il botta e risposta, il confronto diretto, sudore, lacrime e sangue. Tutte modalità estranee alla cifra di Travaglio, che ha la necessità di leggere il proprio editoriale-compitino, da intoccabile professore della notizia. E guai a replicare, guai a contraddirlo, perché altrimenti dà di matto. Ha appena sfornato la verità, come ti permetti? Come è successo ieri, quando un esponente non della politica ma del popolo (il ragazzo di Genova) ha osato correggere blandamente una sua affermazione. Marco è andato in tilt, e Burlando ha fatto jackpot.

Col tempo mi sono convinto che Travaglio, la firma-chiave del Fatto quotidiano (che con un bell'editoriale al giorno si regge sulla sua esistenza in vita, non dimentichiamolo), se potesse farebbe volentieri a meno della tv. Ma non può farne a meno il suo ego, ormai di proporzioni elefantiache. E la tv è da sempre un ricco balsamo per l'ego delle firme cartacee, quando in video riescono a funzionare.

Ora che gli ascolti non sono più quelli di un tempo, che Berlusconi non è più l'argomento del giorno e che lo strappo con Michele si è consumato pubblicamente, forse la vecchia coppia sta sparando le ultime cartucce prima di sciogliersi. 


venerdì 10 ottobre 2014

IDOCS CON «E POI» * DUE OMACCIONI CHE SUONANO E SCRIVONO (BENE) D'AMORE

In assenza del conforto di sapidi buffet (non è questo il caso: cibo e vini erano ottimi e abbondanti, nonostante la spending review; ci ha pensato Raffella Moretti a stuzzicare il palato), le presentazioni dei dischi di chi non fa l'artista di mestiere nascondono spesso potenziali insidie. Noie sovrumane, stucchevoli velleità dopolavoristiche o abbondanti sovrastime di se stessi da parte di gente che meglio farebbe a fare altro, nella vita. Di certo non calcare palcoscenici.
Per questo mi ha conquistato lo showcase milanese (spazio Avirex) degli iDocs, duo di giornalisti del settimanale Oggi reduci dal lancio di un Ep intitolato «E poi». Giuro sui miei affetti più cari che quanto sto per scrivere non è frutto di ruffianerie o scambi di favori tra colleghi. Il sospetto è lecito ma voglio fugarlo: avrei optato, piuttosto, per un dignitoso silenzio.
Edoardo Rosati e Mario Raffaele Conti ci sanno fare davvero. La bravura chitarristica di Rosati è sorprendente, e convince anche la voce (ma fa premio la struggente armonica a bocca) di Conti. Viaggiano dal pop leggero ma godibilissimo del brano che dà il titolo al lavoro, disponibile su piattaforme digitali, alle raffinatezze swing di «Amore ballerino» e «La sfida», che ho trovato molto interessante e trascinante.
Rosati e Conti sono due omaccioni che parlano e scrivono (bene) d'amore. Senza scimmiottare qualcuno e giocando sulle sfumature. Il che, in tempi aridi, fa tanto bene al cuore.
 

mercoledì 8 ottobre 2014

DEDICATA AL CICLISTA CHE ATTTRAVERSA SULLE STRISCE PEDONALI

Tu, ciclista cittadino che percorri le strisce pedonali con grinta e spocchia, perfettamente convinto che sia tuo pieno diritto poterle attraversare in qualsiasi momento con la tua bici, fattene una ragione. Se la gente ti suona il clacson, o ti guarda male, non devi impugnare l'arme e brandirle. Non devi inveire. Sei semplicemente in torto. Le strisce pedonali sono, come dice il nome, PE-DO-NA-LI, appunto. Destinate ai pedoni. A differenza di quelle ciclabili, destinate a te. O alle signore con il ciclo.
In condizioni normali, tu dovresti portare le tue due ruote per strada, come fanno tutti gli altri. Perché siamo tutti (quasi) uguali.

lunedì 6 ottobre 2014

TRUE DETECTIVE A MILANO * QUANDO LA SERIE TV TE LA RITROVI FRA I PIEDI

La lunga serialità in Italia sperimenta nuove forme di pubblicità. Da questa foto (scattata a Milano in zona Bocconi) si può notare come «True detective», acclamata serie investigativa in onda su Sky Atlantic, voglia farsi spazio anche tra il cemento. Anzi, direttamente sul cemento di una piccola strada di gran passaggio. Fra studenti universitari e locali da aperitivo. Con un richiamo al sito, per tutte le informazioni aggiungive del caso. Non solo cartellonistica e spot: la società cambia, la tv si aggiorna, le serie stesse cambiano, quantomeno le modalità del racconto, ed è inevitabile cercare nuovi modi per attrarre il pubblico. Anche se forse avrebbe fatto più scena la sagoma di un cadavere a terra, in perfetto stile crime scene da telefim americano.
Una cosa è certa: l'acclamato «True Detective» ce lo ritroveremo fra i piedi per un po'. Letteralmente.

venerdì 3 ottobre 2014

CARO MR. RENZI, L'ARTICOLO 18 NON VA SMANTELLATO, MA DIFESO

L'articolo 18 non va smantellato, caro Mr. Renzi. Non certo per difendere vecchi privilegi, ma sacrosante, difficili conquiste sindacali. Che si stanno perdendo come lacrime nella pioggia. Non va cassato. Non certo per tutelare gli scansafatiche, ma per proteggere tutti gli altri, che sarebbero tremendamente esposti alle bizze di aziende che spesso ormai dimenticano ogni correttezza formale e sostanziale. E che si sentirebbero legittimate a fare di tutto. Cosa che già fanno, peraltro. La correttezza è un valore un po' demodé, me ne rendo conto, dear Matthew, ma non buttiamolo nel cesso tirando lo sciacquone. E poi, da quando ti hanno eletto, a parte frasi a effetto, piacioneria da George Clooney andato a male, e demagogia spicciola, non hai ancora combinato nulla. È forse l'articolo 18 il problema di questo Paese? Ma per favore... Ieri, forse per la prima volta in vita mia, mi è risultato simpatico D'Alema. E mi ha fatto tenerezza il vittimismo di Bersani. Che tutti i torti non li aveva.
La porti un bacione a Firenze, Renzi. Dia retta a me. E, cortesemente, ci resti. Che di cialtroni ne abbiamo già visti a sufficienza. Tante care cose.

mercoledì 1 ottobre 2014

FRANCO BAGNASCO * PANE E TV (CON LA PASSIONE PER SUPERCIUK)

Ecco l'intervista che mi ha dedicato Sabina Negri sul Settimanale Pavese diretto da Bruno Gandini.


L'oltrepadano Franco Bagnasco è la brillante e acuta firma di Tv Sorrisi e canzoni che di recente ha anche pubblicato un cd con la sua band giovanile, i Beagles, riuscendo anche a far cantare in dialetto Al Bano Carrisi.

Bagnasco, esiste ancora il Telegattone?
«È vivo e lotta insieme a noi. In questo periodo sonnecchia, come fanno tutti i gatti. Il suo nume tutelare è Rosanna Mani, una signora che ha tutto il mio rispetto per due motivi: ha attraversato indenne e a testa alta decenni di giornalismo di spettacolo italiano, e poi mi ha assunto a Sorrisi, 14 anni fa. Le pare poco?».

Di TV si parla forse troppo. Sarebbe il caso che si ricominciasse a farla?
«Se intende con talenti veri, non so i tempi. E le giuro che sono tutto, fuorché snob. Per ragioni di bassi costi, dominano talent e reality. Che sono poi lo specchio della selfie-Italia. Per ora va così. Ma ci salva la lunga serialità americana: “Breaking Bad” o “The House of Cards” sono capolavori assoluti».

Pensa di poter essere un bravo autore?
«L’ho anche fatto, per un po’, e quando mi capita di scrivere qualcosa, di solito funziona. Per tenermi allenato cazzeggio su Facebook e Twitter. Mi trovate qui: @franco_bagnasco».

Che trasmissione televisiva vorrebbe veder nascere?
«Un “Chi l’ha visto?” dei reduci del “Grande Fratello”. Di quelli entrati convinti che apparire lì potesse cambiargli la vita, e ora sono totalmente spariti. Con tanto di numero verde per gli avvistamenti: “Pronto? Sì, ho visto ieri sera Pinuccio il figo: serve ai tavoli alla pizzeria Posillipo, a Ravenna. Un’altra telefonata: Marisa la gattamorta? Distribuisce depliant all’IperCoop di Albuzzano. Vediamo una foto».

Su «Sorrisi» si parla poco delle TV regionali. Come mai?
«Sorrisi è da sempre la più completa – e la migliore, mi permetta l’orgoglio - guida ai palinsesti televisivi italiani. E si è ampliata molto anche sul digitale terrestre e il satellite. Coprire tutte le piccole reti del Paese sarebbe impossibile: dovrebbe pesare tre chili e costare il quadruplo. Va in edicola e poi le scende un’ernia».

La musica italiana sembra in fase di stallo. Cosa le manca per darsi in po' di "tono"?
«Un po’ di gente in gamba ci sarebbe anche, ma mancano le vendite. Totalmente sparite. Le entrate del digitale (Youtube, Spotify, iTunes, altri canali) per gli artisti sono palliativi. Guadagnano solo con i concerti. La musica sta diventando come il giornalismo dei freelance: un divertente hobby per gente che sta già bene di suo».

Talent, x factor, festival etc . Si punta più allo spettacolo che al cuore della musica (note e parole). Come mai?
«Generalizzare è sbagliato. “X-Factor” è un programma ben fatto. Non c’è solo fuffa. Basta saper trovare e scegliere. E poi, hanno spettacolarizzato la politica, vuole che non lo facciano con le canzoni?».

«Video killed the radio star», la famosa canzone dei Buggles, è stata profetica?
«Direi di sì. Le facce televisive hanno cannibalizzato le voci radiofoniche. Che infatti vagano per i corridoi dei network con le scatole più girate degli zombies di “The Walking Dead”».

Sono ritornati i Beagles e questa volta con partecipazioni straordinarie (Al Bano e Drupi). Come li avete convinti?
«Conoscevo da una vita sia l’uno che l’altro. Con Drupi è stato più facile, perché doveva cantare un nostro pezzo in pavese. E lui è il re dei pavesi. Ma si immagina che cosa può succedere quando al gran visir del Sud romantico, Al Bano, pugliese fino al midollo, viene chiesto di cantare in oltrepadano stretto “Mai Bei (la tersa gamba)”, una cover di My Way dal testo struggente ma goliardico? Bene, sono andato da lui a Cellino e – miracolosamente - l’ha registrata per me. Ogni volta che ci penso mi commuovo».

A quando un festival della canzone dialettale?
«I tempi sono maturi. Credo che un grande direttore artistico, Gianmarco Mazzi, che ha fatto anche qualche Sanremo, ci stia pensando seriamente».

Passiamo ai sorrisi. Perché si ride poco e forse anche male?

«Perché far ridere è un’arte, e scrivere buoni testi per il cabaret è la base pizza per chi poi si mette sulla scena col compito di far ridere. Se lo sai fare, sforni la migliore delle quatto stagioni. Se non lo sai fare tiri fuori dal forno “Colorado”, quello di Italia 1. Giusto per fare un esempio».

L'ultima volta che ha riso?
«Quando vedo in onda Luca Giurato. È il mio Chaplin».

Dove sarà tra dieci anni?
«In tour coi Beagles nelle cantine dell’Oltrepò Pavese. Ma solo rosso fermo».

Chi è il suo supereroe preferito?
«SuperCiuk, quello del Gruppo TNT. Somiglia a Bondi, ma è più sopra le righe».

Perché ogni giorno, in ogni momento, si vede il ministro Boschi spuntare da ogni media?
«Perché è ubiqua, oltreché carina. Anch’io dalla Boschi mi farei fare di tutto. Tranne la politica».

È parente del cardinale Bagnasco?
«Ma le pare? Oggi sarei direttore di Avvenire, invece di averne uno alquanto incerto».

Dove ha trascorso le vacanze e con chi?

«Con amici tra Mykonos e Formentera. Avrei anche giocato a racchettoni in spiaggia con qualche Velina, ma – inspiegabilmente – preferiscono i ca lciatori a me».

Trascorrerebbe le vacanze a Pavia?

«Solo se qualcuno poi pagasse il riscatto. Adoro il lieto fine».

Il titolo che vuol dare al suo prossimo brano.
«A Natale – è un’anteprima – uscirà una raccolta col meglio dei primi due dischi dei Beagles e si intitolerà “Viti parallele”».

Se è riuscito a far cantare Al Bano in dialetto pavese non mi stupirei di vederlo, fra qualche anno, con l'abito talare rosso ponsò.

venerdì 26 settembre 2014

LUNA GRILLO * LA FIGLIA DI BEPPE CON I «REX MIDA» DEBUTTA CON UN VIDEO E UN EP

Il progetto musicale si intitola «Rex Mida», così come la band della quale fa parte Luna Grillo, 34 anni, riminese, figlia di Beppe, leader del Movimento 5 stelle e della sua prima moglie Sonia Toni. Il disco, un EP che contiene 4 brani, è in vendita da oggi nelle principali piattaforme di musica on-line, come iTunes.


Luna, dopo essere stata grafica e cameriera in uno storico locale di Rimini, il Rock Island, è arrivato il momento di debuttare anche con un disco?
«Ho iniziato a cantare a 20 anni nei pub, con diverse formazioni. Negli ultimi tempi con Michael Ciancetta e i Rex Mida abbiamo messo a fuoco questi pezzi: c’è «In Da Club», cover del rapper 50 Cent, e altre tre canzoni inedite: “Gossip”, che prende in giro, ma neanche troppo, questo mondo un po' finto da vivere con moderazione, come tutte le cose; e poi “You Should Know” e “Everything is Colour”. Tutte virate al rock-funky che piace a noi. Sono cantate in inglese, e non sempre raccontano una storia con un senso compiuto. Spesso ci sono frasi che raccontano un mondo. Il debutto live sarà il 19 novembre alla House of Rock di Rimini».
Quindi adesso vive di musica?
«Sì, adesso ci stiamo concentrando soprattutto su quella, ci piace quello che facciamo, e le soddisfazioni iniziano ad arrivare. Abbiamo materiale per concerti e anche altri pezzi inediti per comporre un disco intero».
A papà Beppe ha fatto sentire i brani?
«Non ancora: anche l’altro giorno è passato a casa a sorpresa e per dieci minuti non ci siamo manco incrociati. Ma sa tutto, anche del video di “In Da Club”, che trovate su Youtube. Quanto prima gli farò ascoltare anche le altre canzoni».
Sbaglio o lui non l’ha mai aiutata? Per principio o per orgoglio?
«In effetti è così, non l'ha mai voluto fare, ma anch’io in fondo non gli ho mai chiesto niente. Stimo mio padre per quello che fa, ma è sempre così impegnato… E ci occupiamo di cose ormai tanto diverse: lui è in politica, io faccio musica».



mercoledì 24 settembre 2014

CROLLA «BALLARO'» (E IL PUBBLICO NON NE PUO' PIU' DI TALK-SHOW POLITICI)

Crolla il «Ballarò» del plumbeo Massimo Giannini, che (dopo la curiosità per il suo debutto e la presenza di Roberto Benigni) non ha più carte da giocare già alla seconda puntata, se non convocare uno spiazzante e spaesato Carlo «Masterchef» Cracco, giusto per piegarsi - come tutti - alle logiche televisive. Lo chef non ha dato la ricetta del polpettone soltanto perché lì lo stava già cucinando benissimo il conduttore.
Intendiamoci, il crollo di «Ballarò» era la cosa più prevedibile del mondo, ma forse non in questi termini così drammatici. D'altra parte l'appeal di Giannini è quello che è, e ora la gatta da pelare è tutta della rete.
Intanto, il diabolico professorino Giovanni Floris su La7 con «DiMartedì» sale e riduce ad appena due punti il distacco dal competitor. Basta piazzare Maurizio Crozza in apertura che imita Pierluigi Bersani, con un Bersani lì in carne e ossa da intervistare sulle magagne del Paese e la rivalità con Matteo Renzi. Per non parlare di Landini, che la scorsa settimana alzava l'audience di «Ballarò», e questa volta - per le pari opportunità - è andato a fare miracoli da Floris. Di questo passo, gli toccherà andare in tournée con gli U2.

Intanto, Michele Santoro - uno che ha capito tutto - annuncia che questo sarà l'ultimo anno di «Servizio pubblico». La verità è che lo spettatore medio ormai non ne può più di talk-show politici. Sempre la stessa, inconcludente zuppa, più o meno gridata, più o meno raffazzonata o riscaldata, che fa rimpiangere i tempi di Funari e del suo mammozzone trasporta-politici. Almeno là c'era la mortadella che dava poesia e il coté finto trasgressivo di Gianfranco.
Ogni settimana, in ogni programma, oggi imperversa la stessa compagnia di giro che si parla addosso e cerca di prevalere foneticamente sull'avversario. Quando c'era Sgarbi a dare della capra a qualcuno, almeno ti divertivi. Oggi, tutto questo chiacchierare sul nulla non ha più senso. Parlare di politica nei talk è come ballare sul Titanic mentre l'Italia affonda. E la gente, giustamente, cambia canale.

CESARE CREMONINI DOPO IL MEDIMEX * VORREI FORMARE UNA BAND, MA RESTANDO DA SOLO

Questa mattina Cesare Cremonini è intervenuto nel programma "105 Friends" di Tony Severo e Rosario Pellecchia in onda su Radio 105. 
Ha dichiarato, fra l'altro: «Ho saputo 2 minuti fa di avere vinto il MEDIMEX: Logico è stato votato miglior album dell'anno». 
Alla domanda: "Torneresti a suonare in un gruppo?" Cesare - che aveva esordito con i Lùnapop - ha risposto "Sì, è un mio sogno, ma non si possono realizzare tutti i sogni nella vita. Band significa condivisione. Penso ai Beatles nella loro ultima esibizione live - erano finiti, le lettere che si mandavano tra di loro erano arroganti, si parlavano tramite gli avvocati - ma quando cominciarono a suonare "Get Back" John e Paul si guardarono e si sorrisero. Perché erano una band. Sarebbe bello un giorno fare una super band per poter fare cose importanti senza cambiare le sorti di tanta fatica fatta per arrivare fino a qui".

LANG LANG * PECHINO EXPRESS: IL VIAGGIO IN ITALIA DELLA STAR CINESE DEL PIANOFORTE

Tutto ha avuto inizio trent'anni fa, quando a soli due anni il pianista cinese Lang Lang rimase folgorato dal cartone animato “Tom & Jerry” alla Tv: Tom, in frac nero al pianoforte, sveglia Jerry che dorme sulle note della Rapsodia ungherese n. 2 di Liszt. Da lì l'amore per i tasti in bianco e nero del pianoforte, gli anni lontano da casa al Conservatorio di Pechino e un gioco che è diventato, con sacrificio, passione e devozione, una carriera strabiliante che lo ha reso oggi la più grande star cinese del pianismo internazionale. Recentemente nominato “Messaggero di Pace” dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, Lang Lang è stato protagonista di grandi eventi come la Cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino nel 2008, i Grammy Awards di Los Angeles nel 2014 insieme ai Metallica e il recente concerto di chiusura dei Mondiali di Calcio a Rio de Janeiro. Dopo il successo e le decine di milioni di dischi venduti, ha da poco pubblicato il Cd mozartiano che lo vede protagonista insieme ai Wiener Philharmoniker diretti da Nikolaus Harnoncourt. Considerato ambasciatore della Cina nel mondo, ma anche della cultura occidentale in Cina, Lang Lang ha creato una Fondazione e una scuola di musica a sostegno dei giovani talenti che vogliono inseguire il sogno di diventare musicisti. 

La Rai racconta l'artista cinese attraverso uno straordinario progetto: un “viaggio in Italia” in quattro recital che, tra l’autunno 2014 e la primavera 2015, vedranno Lang Lang impegnato sui palcoscenici di Torino, Roma, Firenze e Milano. Gli appuntamenti saranno ripresi e trasmessi in diretta su Rai5, Radio3 e sui siti web della Rai. Primo appuntamento, martedì 4 novembre alle 21, all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, nell’ambito della stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, con un programma musicale inedito per Lang Lang, che accosta il Concerto Italiano di Johann Sebastian Bach a grandi pagine romantiche come Le stagioni di Čajkovskij e i quattro Scherzi di Chopin. Il concerto sarà trasmesso in diretta su Rai5 e Radio3. A corollario dell’evento Lang Lang terrà una masterclass con gli studenti di pianoforte torinesi, trasmessa dalla Rai sui suoi siti web. Appuntamento successivo venerdì 21 novembre alle 20.30 a Roma, all’Auditorium Parco della Musica per la stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con un nuovo recital, ancora trasmesso in diretta su Rai5 e Radio3, nel quale Lang Lang proporrà tre sonate di Mozart (la n. 5 KV 283, la n. 4 KV 282 e la n. 8 KV 310) e le Ballate di Chopin. Un programma che arriva per la prima volta in Italia dopo lo straordinario successo ottenuto in città come Londra e Lucerna. Le successive tappe sono in programma nella primavera del 2015, con un recital il 4 maggio al nuovo Teatro all’Opera di Firenze Maggio Musicale Fiorentino, e un successivo concerto – in data da destinarsi – al Teatro degli Arcimboldi di Milano, incluso nelle iniziative per l’Expo. Il “viaggio in Italia” di Lang Lang si concluderà con un grande evento benefico che lo porterà, nella sua veste di Messaggero di Pace dell’ONU, in un luogo altamente simbolico del dramma e delle speranze del nostro tempo: Lampedusa. La Rai realizzerà anche un documentario, per raccontare le tappe e gli incontri del grande pianista cinese in questa sua “avventura italiana”.

martedì 23 settembre 2014

OLANDA (PAESI BASSI) * LE 10 COSE CHE HO IMPARATO DI AMSTERDAM

10) Vincent Van Gogh era vanitoso (un quadro su cinque sfornava un autoritratto) e gli piaceva (parecchio) dipingere. Vedi museo omonimo. Peccato sia morto a soli 37 anni, sennò gli facevo ritinteggiare anche il soggiorno.

9) Arrivato in centro per la prima volta, se non capisci nulla - e dico nulla - di come orientarti, non preoccuparti: è normale. Usa come punto di riferimento i principali cerchi disegnati dai mille canali navigabili cittadini, come si fa a Milano con le circonvallazioni esterna e interna. Oppure portati da casa un cane San Bernardo con attaccata al collo una botticella di grappa munita di Gps.

8) Vantando una lingua vagamente respingente ai più, gli olandesi parlano un eccellente inglese. Se ti fermi per qualche settimana, finisce che lo impari bene anche tu per osmosi. Oppure muori di stenti.

7) I nomi delle vie sono tutti - nessuno escluso - drammaticamente impronunciabili. A volte anche agli stessi amsterdamiani. Che non a caso sono stati costretti a imparare l'inglese.

6) La casa di Anna Frank è evitabilissima: due ore di coda, semivuota, e di norma non la trovi mai. Persino se avvisi. E l'Heineken Experience mi pare più una trovata furba per fare soldi sul marchio. L'Experience migliore la fanno i titolari di Heineken. Meglio optare per l'enorme museo di arte moderna, senza lasciarsi scoraggiare dal nome: Rijksmuseum.

5) Nelle famose vetrine del leggendario quartiere a luci rosse, il Red Light District, le migliori ragazze esposte (non fotografabili, pena l'amputazione delle mani) si trovano nella fascia notturna. Sono quelle che possono permettersi l'affitto degli spazi nelle ore più ambite. Se passi di giorno, in modalità low cost, c'è la fiera della buzzicona e la sagra della sdentata. E non credo che la dentatura sconnessa sia un plus per agevolare alcune prestazioni. È che esiste il prime time come in tv.
Attenzione: spesso alcuni clienti che entrano nelle anguste stanzette, all'uscita sono accolti da applausi, incoraggiamenti e da una ola. Uno spettacolo di rara tristezza.

4) Cannabis, marijuana, erba o come la si voglia chiamare, pur essendo un richiamo costante in città (vendono anche i chupa-chups nelle bancarelle e le lattine "starter kit" per i principianti) non va presa per strada ma nei tanti coffee shops. Più o meno di qualità. La canna non è legale ma tollerata. Fino a 5 grammi l'hashish si può vendere. Sino a 30 detenere per uso personale. Oltre i 30 grammi vi prendono per girare il remake de «I cannoni di Navarone».

3) È vero quel che dicono le donne italiane al vostro seguito: le ragazze olandesi standard sono tutte bionde naturali, pelle chiara, occhi azzurri, sorridenti, piacevoli. Ma uguali. Fatte con lo stampino, insomma. Uno scandalo, una noia assoluta.
Ecco, se possibile ne vorrei ordinare tre. Così, per iniziare.

2) Sesso e droghe leggere. Vecchi luoghi comuni vi hanno convinto che l'economia della città si regga su questi due segmenti commerciali. Niente di più sbagliato. Amsterdam campa di tulipani. Intere vie sono dedicate alla vendita al dettaglio su bancarelle del prezioso bulbo, anche con ghiotte offerte speciali. Un tempo le vetrine erano piene di tristi zoccoli di legno olandesi da portare a casa come souvenir. Ora sono quasi introvabili. In compenso i tulipani ti escono anche dal rubinetto dell'hotel e in giro ti piazzano chili di sementi in pacchetto ricordo. Il sospetto che ci sia un esubero di offerta non viene a nessuno.

1) Tutti vi avranno già detto che Amsterdam è famosa per le biciclette. Io vi dico di più. Amsterdam è totalmente in ostaggio dei ciclisti. Che si aggirano per strade, viuzze e canali con una velocità e una protervia imbarazzanti. Scampanellano, arrotano pedoni, sfrecciano senza pietà alcuna nelle piste ciclabili. E guai ad attraversarle camminando. Vi odieranno come si odia chi ha commesso crimini contro l'umanità. Qui il ciclista è padrone e si sente tale. Ha la meglio su auto, tassisti, mezzi di soccorso. Sottomette tutti. I più intraprendenti fra loro hanno chiesto e ottenuto lo ius primae noctis sulle turiste più piacenti. Che sono costrette a soggiacere fra soavi scampanellii simulando piacere e urlando il motto della città: «Valorosa, decisa, misericordiosa!» mentre si innesta contemporaneamente un cambio Shimano.
Peccato per i ciclisti, perché la città è davvero deliziosa.

venerdì 19 settembre 2014

LAPO ELKANN ALL'ADIDAS PARTY * MA SERVIVA DAVVERO QUELLA SEDIA A ROTELLE?

Secondo alcuni, più che la gamba rotta (che non pareva manco ingessata), aveva la necessità di fare un'entrata spettacolare, di farsi notare. Come se fosse davvero necessario, per uno che non passa certo inosservato.
E non si può dire che non si sia notato, Lapo Elkann in sedia a rotelle (preferita a più sobrie stampelle) ieri notte all'Adidas party di Milano. Evento piazzato strategicamente nello spazio Versace di Piazza Vetra e nell'ambito della settimana della moda, la Vogue Fashion Night Out.
Coccolato all'ingresso da Franca Sozzani, l'ex golden boy di casa Agnelli si è concesso poi al centro della pista un giro in carrozzina, stringendo mani e concedendosi a molte foto e video con i
fans. Che lo potevano collezionare stavolta in versione Gronchi rosa. Qui sotto ci sono le immagini delle fasi salienti della comparsata di Lapo, il quale poi si è intrattenuto a parlare con alcuni amici a ridosso del retropalco. Mentre cocktails a base di vodka e prosecco scorrevano a fiumi all'open bar. Tra gli altri personaggi intercettati, Michelle Hunziker con Tomaso Trussardi, Selvaggia Lucarelli e la modella Ainett Stephens. Molto apprezzato il dj set di Francesco Rossi, il deejay italiano più trasmesso da BBC1.



giovedì 18 settembre 2014

IDOCS CON «E POI» * IL GIORNALISMO CON LA MUSICA NEL SANGUE (O VICEVERSA)

Edoardo Rosati e Mario Raffaele Conti sono due giornalisti d'esperienza. Che hanno anche la passionaccia (ne so qualcosa, viste le prodezze dei miei Beagles) per la musica.
Amici e colleghi, sono entrambi caporedattori del settimanale Oggi. Ma mentre scrivono o passano pezzi hanno in testa altre partiture.
I due pischelli, un anno e mezzo fa, hanno deciso di formare il duo iDocs per suonare e ri-arrangiare i pezzi a loro più cari, dal country al jazz al pop.
Dopo un paio di concerti, dall’incontro con Sergio Soldano della Sonny Music (attenzione alle consonanti) è nato il loro primo Ep, intitolato «E poi». Sei pezzi scritti da Edoardo e Mario nei primissimi mesi di quest’anno.
«E poi» è scritto e cantato in italiano anche se musicalmente attinge a diverse tradizioni, dallo swing di Amore ballerino e La sfida, alla musica francese con sapori gitani di Chez moi c’est avec toi (brano che ha una parte di testo in francese, omaggio alle origini e alla tradizione familiare di Mario), al pop italiano di E poi e We’ll Fly Away (di inglese c’è solo il titolo), al rock-blues di Ritrovarti. È una vera scommessa, quella di cantare in italiano “come se fosse in inglese”.
Gli arrangiamenti sono di Sergio Soldano ed Edoardo Rosati.
«E poi» parla d’amore, racconta frammenti di storie, la crisi, i sentimenti di persone mature che si trovano, si perdono, lottano per restare insieme, spesso contro tutto e contro tutti. Stati d’animo che affondano nell’inconscio, sentimenti di donne e uomini che magari hanno già fallito nella vita, eppure affrontano le proprie paure e il rischio della sconfitta. Quello che facciamo un po' tutti, tutti i giorni, insomma.
In questo bel disco (scaricabile da iTunes e in vendita nei negozi Avirex di Milano), hanno suonato Edoardo Rosati (chitarre), Mario Raffaele Conti (voce, chitarra e armonica), Sergio Soldano (piano, tastiere e programmazioni), Luca Colombo (batteria) e Pako Drum (percussioni e cajon).

PAROLE GIOVANI * IL MONDO PISCHELLO NEI NEOLOGISMI CHE PIACEREBBERO A J-AX

Piccolo aggiornamento su neologismi e nuovi modi di dire del Mondo Pischello, per non restare esclusi nelle conversazioni in società e darsi una bella mano rapportandosi con i gggiovani. Rigorosamente con 3G, non solo nel senso di Smartphone, che per la verità è già arrivato al 4G.

Chi usa ancora espressioni come: Fly Down, matusa, che figata!, tamarro, cellulo, zio povero, zio cantante, meco (il romanesco me cojoni), stica (sticazzi, sempre da mamma Roma) zarro, zauro, zanzare (rubare), cinghiale, tipo/tipa, bella zio (J-Ax docet), libidine, doppia libidine (nell'agghiacciante tormentone lanciato - e usato, peraltro - soltanto negli Anni 80 da Gerry Calà), o il pur recente scialla, appartiene se non alla preistoria, a un presente con la data di scadenza stampato sulla schiena.

Pare invece che la recente espressione entusiastica «Tanta roba!» (che esprime forte apprezzamento per qualcosa o qualcuno; per esempio «Questa serie tv è tanta roba!») sia stata già sostituita da «Tanta lana!». Stesso significato ma introducendo l'elemento stoffa pesante, secondo qualcuno per via dell'approssimarsi dell'inverno. La vecchia eslamazione «Da paura» (anche questa solitamente con accezione in genere positiva; andava forte ai miei tempi, e ha sempre mantenuto un certo riscontro di pubblico e di critica) viene attualizzata con «DaPa!». All'insegna della sintesi estrema. È stata intercettata di recente nell'universo dei rappers e dintorni, quindi non perdiamola di vista perché potrebbe prendere grandemente piede. È in salita il già sentito «Chissene», che sta ovviamente per Chissenefrega, ma sempre in modalità risparmio energetico.
E mentre si registra un «VaiTra'» a sostituire il vecchio «Vai tranquillo», o «Tranqui», ecco spuntare l'interessante «Microbbba», per definire qualsiasi oggetto molto piccolo. Matteo Renzi ai danni del povero Enrico Letta ha rilanciato il celebre «Stai sereno»; peraltro poco prima di metterlo serenamente alla porta.

Il fattore sorpresa arriva prepotente con «Che combo!», che sta per «Che combinazione!» all'atto di un fortuito incontro o al verificarsi di un positivo evento casuale. La persona non più giovanissima ma non anziana viene definita con una punta d'affetto canzonatorio «Vecchietti», con un plurale che si usa in questo caso al singolare. La grande fatica si chiama oggi «sbattone» (a differenza della «sbattella», ovvero leggero stato di agitazione in genere in vista di una performance) e la presenza di una puzza persistente viene accolta dall'espressione: «Che sbanfa!».
Attenzione intanto al verbo «balzare», che ha molti significati: dal saltare o marinare la scuola, al tagliarsi i capelli. Un giudizio qualitativo positivo, qualcosa che piace molto, viene definita: «Di categora», o anche solo «Categora», intendendo qualcosa di categoria superiore, di altissimo livello.
Infine, due sapide abbreviazioni mutuate dall'inglese: G. G., ovvero Good Game, apprezzamento per qualcosa di ben fatto. E ancora; O. P. cioè Over Power. Dire a qualcuno «Sei Over Power!» equivale a dirgli: «Sei il migliore!».

martedì 16 settembre 2014

FLORIS VS GIANNINI * È PAREGGIO: UNO RIFA' «BALLARO'», L'ALTRO AIZZA BRUNETTA

Giovanni Floris ha fatto solo il suo sporco lavoro: riprodurre pari pari «Ballarò» su La7 nel nuovo «DiMartedì», titolo troppo didascalico per il quale il buon Crozza nella Copertina l'ha opportunamente sfottuto.
I titoli didascalici in tv si fanno in due casi: o quando si sottostima il pubblico (vecchia scuola giornalistica della semplificazione assoluta), o quando si ha una paura fottuta. Propenderei per la seconda ipotesi.
Per il resto, problemi di compressione audio iniziali a parte, giovannino era agitato ma è stato impeccabile, nonostante il mucchio (poco) selvaggio di ospiti soporiferi. E ha anche messo le mani avanti per gli ascolti di domani («Piano piano vogliamo che il pubblico si riabitui a seguirci...», ecc. ecc.). Rifare «Ballarò» per lui, che partiva da un'illuminazione di rete svantaggiata, era non solo un marcare il territorio, ma una scelta obbligata.
L'austero (stavolta meno) Massimo Giannini su Raitre se l'è cavata meglio di quanto avessi previsto, ma dopo un Roberto Benigni che non faceva ridere piazzato contro Crozza in apertura (Benigni fa ridere solo se è pagato, in un'intervista gratis non ti smuove un muscolo) ha prima tergiversato, poi ha impiegato un'ora per tornare a fare «Ballarò». Iniziare prima, sembrava brutto. Sembrava di copiare. Poteva costargli caro. A salvargli la ghirba non è stato certo il faccia a faccione con Romano Prodi, ma i duelli Brunetta-Landini. Forse anche per l'effetto Formula 1, col pubblico a casa preoccupato che Renato tra un urlo e l'altro cadesse da quel seggiolone, facendosi male.
Vedremo l'Auditel, ma tecnicamente direi che la sfida giornalistica del martedì parte con un pareggio. Colpo di coda dell'ex vicedirettore di Repubblica la sigla firmata da Ivano Fossati. E lì sono carte da decifrare, per dirla col maestro.

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