lunedì 5 dicembre 2016

PERCHE' MATTEO RENZI HA PERSO E SI È BRUCIATO COSI' IN FRETTA?

Credo che ieri sera Matteo Renzi abbia fatto un bel discorso d'addio. Intellettualmente onesto, solo marginalmente livoroso, tutto sommato sincero. Ma il succo, nella sostanza, era: Continuate a lamentarvi, vi ho proposto il cambiamento delle regole, e non l'avete voluto. Me ne vado e sono affari vostri. Ora voglio vedere che cosa combinerete.

L'errore più grande di Renzi (oltre alla personalizzazione del Referendum costituzionale) è stato non capire quanto la sua stella si fosse, in due anni, rapidamente appannata. La boria non è mai gradita, ma un po' te la puoi permettere se porti a casa qualche risultato. Le parole ci sono state, e tante. I risultati no. Fare lo spaccone rilanciando la scommessa e dimostrando una sicurezza che non aveva, non ha pagato. Soprattutto avendo contro un fronte del NO così variegato, strano ma compatto. L'«accozzaglia» ha mandato a casa il «Ducetto di Rignano», come l'ha soprannomminato qualcuno.
La riforma di Renzi andava verso una deriva più autoritaria, nello stile che il nostro tanto ama. Con la giustificazione (non escludo che in parte sia vero) che senza pieni poteri in Italia si riesca a combinare poco. Eppure non credo sia stato l'autoritarismo a spaventare gli elettori.

Anche se si trattava di ragionare su riforme costituzionali, la gente se vai al dunque poi vota soprattutto su di te, sulla tua faccia.
Ecco, Matteo ha sottovalutato quanto ormai stesse sulle balle (perdonate il francesismo) al Paese.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, TRIONFA IL «NO» E MATTEO RENZI SI DIMETTE

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi
L'impressione è che dopo tanti #MatteoRisponde, stavolta l'Italia abbia risposto a Matteo. Senza hashtag, ma con un pernacchione epocale (59,11% a fronte di un 40,89% per il SI'), di quelli con l'eco che risuona tra le valli, alla Totò, riversatosi nelle urne del Referendum Costituzionale del 4 dicembre. Che ha avuto una partecipazione popolare che non si riscontrava da tempo immemore: affluenza al 68%. Il risultato non potevano essere che le dimissioni del Premier, che Renzi rassegnerà oggi nelle mani del Presidente Mattarella.
Una sconfitta bruciante che Matteo da Rignano, impegnatosi in un «Uno contro tutti» politico che neppure Costanzo al Parioli, ha tentato vanamente di contrastare forzando una campagna elettorale estenuante e ponendo diversi ultimatum - forse poco graditi - al Paese.


L'Italia ha risposto con un NO sonoro, anche (ma non solo) a causa della personalizzazione che il Premier in un primo tempo ha fatto del risultato referendario: «Se perdo, me ne vado a casa», si era lasciato scappare sull'onda dell'entusiasmo. È stato lì che tutti gli avversari dell'uomo sempre più solo al comando e sempre più inviso alla gente, si sono coalizzati per batterlo. 
Il decisionista Renzi, alleato dei poteri forti, il Berlusconi di Sinistra che è riuscito a rottamare molti e a frantumare la Sinistra portando a casa però ben pochi risultati per il Paese, aveva iniziato da un po' la parabola discendente nei sondaggi di gradimento. Una velocità di consunzione che stupisce, se si pensa che il suo modello di riferimento è stato al Governo per un ventennio. Ma l'Italia ormai perde facilmente la pazienza. E questa è chiaramente anche una sconfitta personale, tutta renziana, non solo della proposta referendaria. E lui stesso è costretto ad ammettere ai suoi: «Non credevo mi odiassero così tanto». Anche se pare si riferisse al resto del Pd, Bersani e D'Alema in testa.

Accortosi del vento sfavorevole, il nostro qualche mese fa ha deciso di mettere tutto se stesso in un Referendum che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto riportarlo più saldo in sella. O la va, o la spacca. Non ha funzionato. L'unica strada, a questo punto, con un risultato così schiacciante, non potevano essere che le dimissioni.
Il primo a gioire della sconfitta renziana è stato Matteo Salvini, che ipoteca così la leadership del Centrodestra, e ringalluzzisce anche lo stesso Berlusconi, di nuovo in gioco, almeno formalmente. E piace assai anche a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle, che visti i numeri non può fare altro che augurarsi che si vada quanto prima al voto con una Centrosinistra stordito e al tappeto.


domenica 4 dicembre 2016

PARISI CONTRO CUCCARINI: «CALPESTATO IL MIO LAVORO, ERO OSPITE A CASA DI LORELLA»

Heather Parisi
«La notte vola», ma a volte volano anche gli stracci. 
Il temuto crash fra primedonne (complici forse gli ascolti, onesti ma non il boom che ci si aspettava) c'è stato. Heather Parisi ha scritto di suo pugno sul suo blog un comunicato dove senza mezzi termini di fatto sconfessa un po' tutto il lavoro fatto dietro le quinte delle due puntate di «NemicAmatissima», lo show di Raiuno prodotto dalla Arcobaleno 3 di Lucio Presta, che ha in scuderia proprio la sua amica-rivale Lorella Cuccarini.

Lo sfogo della Parisi sul suo sito
Nel vibrante sfogo di Heather, nota nell'ambiente per il suo caratterino indomabile, ce n'è per tutti. In particolare la showgirl sostiene che non siano stati rispettati gli accordi fatti al momento di accettare la proposta. Una volta arrivata in Italia dall'Oriente, le carte in tavola sarebbero parecchio cambiate, molte sue proposte rifiutate dagli autori, e molti spunti e interventi tagliati o rimaneggiati. A favore naturalmente della «Più amata dagli italiani», in funzione della quale sarebbe stato costruito un po' tutto l'evento televisivo. Insomma, la «Disco bambina» non ha respirato un clima di parità ed esposizione creativa, ma si è sentita ospite a casa d'altri. Un po', vien da dire, c'era da aspettarselo, però questo è quanto.

Che il varietà fosse un po' sbilanciato a favore di Lorella, peraltro più danzante che parlante (Heather invece mi pare attraversi la fase della ridondanza verbale, che se da un lato dà atmosfera, dall'altro toglie ritmo) era abbastanza evidente. Probabilmente leggere qualche critica su giornali, blog e social deve aver fatto male alla Parisi, che sa con questo j'accuse di essersi probabilmente giocata i rapporti futuri con Presta e il suo entourage. Resta da capire se avrebbe parlato comunque se lo show (in onda registrato) avesse portato a casa il 30% di share invece del 18-20%.

sabato 3 dicembre 2016

«NEMICAMATISSIMA» * CUCCARINI E PARISI NEL PRIMO SHOW-EVENTO TOTALMENTE BASATO SULLE SIGLE

Heather Parisi e Lorella Cuccarini
La cosiddetta «eventizzazione» degli show televisivi (meglio se attingono al felice passato catodico a fronte di un presente spesso imbarazzante) è ormai un classico della nostra tv generalista. Meglio, una necessità. Non sfugge alla regola il ben confezionato «Nemicamatissima», che su Raiuno ha riportato in scena lo storico e un tempo competitivo duo danzereccio Heather Parisi-Lorella Cuccarini. Questo era il plus per lo spettatore. 
Il botto in termini di ascolto non c'è stato: 4.695.000 teste con il 20,47% (stasera la seconda e ultima puntata) sono un buon risultato ma non il colpaccio che probabilmente si prevedeva.

Nonostante gli anni passino per tutti, le due signore sono ancora in grande spolvero: ballano, cantano, a volte inevitabilmente in playback, ma si donano al pubblico con generosità; soprattutto Lorella, che ha sempre quella straordinaria luce negli occhi che fece di lei «La più amata dagli italiani». Baudo e Scavolini docet.

Lo show, molto gay friendly, come l'icona Raffaella Carrà (citata più volte) è quasi totalmente, strategicamente incardinato sulle sigle che sono state il cuore pulsante della carriera di Heather e Lorella: «Disco bambina» e «Cicale» (scritte da Giorgio Calabrese, uno che riusciva a fare capolavori anche quando sfornava canzoncine), «Crilù», «La notte vola», «Liberi liberi», «Sugar Sugar», «Tutto matto», «Ti rockerò», la splendida «Io ballerò». Con arrangiamenti attualizzati, a volte un po' infelici o spiazzanti, ma la materia prima è quella. Pezzi che sono parte di noi e che ancora oggi ogni tanto spuntano come valore aggiunto nelle disco compilation. 

«Nemicamatissima» è ben fatto ma non riesce a essere un capolavoro perché ha un punto debole: non c'è quasi mai vera interazione artistica creativa fra gli ospiti e le protagoniste. Caratteristica dominante e vincente, invece, degli show Fiorello-Ballandi, per intendersi. Zucchero viene, promuove e se ne va. Roberto Vecchioni canta e sparisce. Ezio Greggio accenna qualche battuta da solo e guadagna l'uscita. Giusto Amadeus con Giampero Ingrassia e Mal si imbarca nel revival del musical «Grease» con la Cuccarini, ma del resto era un pacchetto preconfezionato. Essì che tra gli autori c'è anche bella gente, come Marco Salvati. Un apporto compensato dalla presenza in veste di «collaboratrice» di Guia Soncini. Impossibile saperlo, ma mi piace pensare che abbia scritto i testi di un altro ospite solitario, Alessandro Siani. Uno che da sempre non riesce a farmi ridere neanche sotto tortura.

venerdì 2 dicembre 2016

MANUELA ARCURI * SE SALERNO LE DA' 9000 EURO PER L'ALBERO DI NATALE, PERCHE' NON PRENDERLI?

Mentre Nico Rosberg spiazza tutti lasciando la F1 e sullo sfondo si agitano (per fortuna dei sonnacchiosi telespettatori) i tele-scontri tra Arisa e Manuel Agnelli, che litigano per questioni di concorrenti e scuderia in quel di «X-Factor», un'altra notizia scuote le spettacolari coscienze: la prosperosa Manuela Arcuri, impegnata domani nell'arduo compito di accendere l'albero di Natale del comune di Salerno, percepirà dalla pubblica amministrazione 9.150 euro. «Uno schiaffo alla miseria», dice qualcuno in seno all'opposizione. E non ha tutti i torti. Sì, perché l'attrice (?!) di Anagni, 39 anni spalmati su 1.74 di burrosa gioiosità, dovrà soltanto presentarsi in piazza e fare clic per vedersi accreditare una cifra di tutto rispetto. Nient'altro.

A questo punto mi domando quanto avrebbero dovuto sganciare alla donna de «Il peccato e la vergogna» (di presenziare) per infilare anche il puntale. Qui però devo spezzare una lancia, anzi, un intero albero di Natale rigorosamente ecologico a favore della signora, protagonista di molte italiche fiction non sempre memorabili. Manuelona nostra qui non c'entra: se qualcuno glieli dà, quei soldi, prendetevela con lui. Per esempio con il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, che investe quasi 10 mila euro della comunità per un'azione così scriteriata.
Io, lo confesso, sarei andato anche per meno della metà della cifra a montare tutte le palline colorate. E avrei ballato persino il tip tap con Babbo Natale o chi ne fa le veci.


mercoledì 30 novembre 2016

RITA DALLA CHIESA * LE MIE FIABE CON FIORDALISO E LA MIA VITA NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»

Per Rita Dalla Chiesa è un momento di fermento dal punto di vista editoriale. La storica e rimpianta conduttrice di «Forum», infatti, esce oggi in libreria per Melampo con un progetto alquanto singolare: un libro per bambini, «Il cacciatore di stelle e altre fiabe», scritto insieme con la cantante Fiordaliso. Rita e Marina sono amiche da anni, e sembrano il Diavolo e l'Acqua Santa, ma non si riesce mai esattamente a capire chi delle due rivesta i panni dell'Uno o dell'Altra. «Era un progetto all'apparenza folle o quantomeno bizzarro, diciamo così, al quale lavoramo da un po'»
dice Rita «incontrandoci o chiamandoci ogni tanto nottetempo durante la lavorazione, prese dall'entusiasmo per la scrittura. Credo ne sia uscita una bella cosa fatta da noi, così diverse, eppure così simili».

Intanto la Dalla Chiesa, che si è appena concessa un'intervista a cuore aperto su Libero fatta dalla collega Alessandra Menzani, compare anche in un succoso capitolo del mio libro, «Il
peggio della diretta», appena uscito per Mondadori. La signora della tv racconta alcuni imbarazzanti episodi da backstage della sua carriera. Da un malore che la colse a «Forum» e che fu nascosto al pubblico, ad alcuni dissapori dietro le quinte con lo staff, sino a quando fece valere una questione morale e d'immagine in un momento delicato per il Paese.
In attesa di tornare quanto prima in video, Rita consiglia «Il peggio della diretta» (in libreria e sul web) nel video che trovate qui sotto.


martedì 29 novembre 2016

LAPO ELKANN: HASTA LA FANDONIA, SIEMPRE!

Lapo Elkann
Dalla Grande Mela all'Enorme Pera. Mentre a Cuba Fidel Castro ci lascia e viene cremato, a New York Lapo Elkann per fortuna resta tra noi, ma viene arrestato. Con successiva scarcerazione. Attualizzando in modo rocambolesco uno slogan che ha fatto la storia: Hasta la fandonia, siempre!
C'è poco da fare, l'eccentrico rampollo di casa Agnelli non riesce a stare lontano dai guai: stavolta ci sono in ballo droga, un festino, due notti con un'escort transgender e un finto sequestro che ha inscenato per recuperare dalla famiglia i 10.000 dollari con i quali (rimasto senza argent de poche, pòra stella) avrebbe dovuto pagarsi gli sfizi. Sia chiaro, fatti suoi. Si potrebbe obiettare che un po' di roba e ottimi trans pare si trovino anche a Rozzano, praticamente a Km. zero, come le melanzane bio, ma sugli investimenti è sicuramente più ferrato il creatore di Italia Independent, già consulente di Ferrari e Brand promotion di Fiat Group, come ricorda Wikipedia.


La cosa più divertente è che prima di partire per Manhattan, Lapo nostro (in perfetta tenuta sgargiante da Lapo) aveva piazzato sul suo Instagram un bel video nel quale annunciava la sua partenza: «Vado per affari e progetti creativi», diceva gagliardamente. E in effetti la creatività, come sempre, l'ha dimostrata. Su quella è di certo campione europeo.
La storia newyorkese ricorda un po' il fattaccio del 10 ottobre 2005, a Torino, quando il nipote di Gianni l'Avvocato finì in overdose dopo una notte con il trans Donato Brocco, detto Patrizia.  E mentre la pruriginosa vicenda di Elkann su Facebook oggi ha spodestato persino il Referendum costituzionale del 4 dicembre (era ora, ha sibilato più d'uno), si sono scatenati sui social, gruppi di Whatsapp compresi, i professionisti della satira. Come «il Troio» (si suppone quello del Vernacoliere), che ha vergato una poesia per Lapo modello Dolce stil novo diventata immediatatamente virale. Sull'altro fronte, un po' indispettiti, ci sono coloro che sottolineano invece quanto sia evidente la solitudine e il disorientamente dell'uomo. Si salvi chi può. La vicenda, comunque, ha tutta l'aria di non essere finita.


lunedì 28 novembre 2016

PAOLO VILLAGGIO NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: «MI VOLEVA STREHLER MA PERSI LA MEMORIA»

Paolo Villaggio
Paolo Villaggio per me non è un semplice attore o (banalmente) un essere umano. Lo considero alla stregua di un dio pagano, di un'entità soprannaturale che ha condizionato la mia crescita e il mio modo di essere. Qualcosa che va oltre tutto e tutti, pur con i suoi umani difetti. Compreso un talento che spesso ha buttato via, in anni più o meno recenti, insieme con il suo personaggio, ma questa è un'altra storia.
Per questo quando ha accettato di scrivere di suo pugno un racconto per il mio libro, «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa), in libreria e negli store on-line, ero felice come un bambino quando gli regalano la prima bicicletta.

Paolo ha scritto per me, anzi con me (lui non batte né a macchina né al computer, quindi detta «a uno schiavo», come dice lui, con attenzione al dettaglio), in una lunga, molteplice session telefonica un racconto in perfetto stile «Fantozzi». Un pezzo esilarante su una chiamata notturna da parte
di Giorgio Strehler (il sogno di ogni attore) e sulla sua perdita di memoria. Un Villaggio classico, quello dei libri e dei film che hanno segnato le esistenze di molti, con le loro frasi diventate marchio distintivo di una genialità assoluta e dell'asservito mondo impiegatizio.
Nota a margine: prima di congedarsi, Villaggio mi ha domandato: «Ma... Come va con la prostata?».

venerdì 25 novembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE * IL «NO» È IN VANTAGGIO, MA OCCHIO AL «SI'» SILENTE

In vista del Referendum Costituzionale del 4 dicembre, vedo il fronte del NO, sempre più agguerrito, a volte un po' troppo protervo (il che non gli giova, mio personalissimo avviso), spendersi a mille per una vittoria che sembra annunciata. E probabilmente lo è. Gli ultimi sondaggi prima dello stop, del resto, oltre a un'astensione molto alta, davano in testa di quattro punti la compagine che mette insieme Matteo Salvini, Beppe Grillo, il Silvio Berlusconi politico (perché Mediaset, per bocca di Fedele Confalonieri, vota in segno opposto), la Meloni, Brunetta, D'Alema, Bersani, Marco Travaglio, costituzionalisti vari e molti, molti altri esponenti politici. Quella che Matteo Renzi
ha chiamato «accozzaglia», dopo avere commesso il tragico errore di personalizzare troppo l'esito referendario. «Se vince il SI', me ne vado». Proprio in un momento in cui la popolarità del Presidente del Consiglio iniziava ad andare in picchiata. È chiaro come tutti gli anti-Renzi abbiano visto l'unico spiraglio di luce per poterlo abbattere prima del voto del 2018, e l'abbiano puntato come i Re Magi con la Stella cometa. Soprattutto Salvini, che si vede già leader del Centrodestra.

Il fronte del SI', a parte qualche artista, sembra un po' sguarnito di facce e testimonial; certo, c'è la sicumera spocchiosa di Matteo da Firenze, che si spende come nessuno e che gioca tutte le carte, compresa la poco gradita letterina a quattro milioni di italiani all'estero. Sono appena usciti, intanto, gli spot del Comitato per il SI', e puntano in modo martellante sull'unico slogan possibile e ragionevole: «Se vince il NO, non cambia niente!». Come a dire: non vi lamentate di un Paese che non va, se poi quando è il momento, non fate niente per cambiarlo. E questa è una motivazione molto forte.

Insomma, il NO ha buone ragioni e vanta una sterminata, compatta compagine. Forse più anti-renziana che anti-referendaria. Sembra molto sicuro di vincere e probabilmente vincerà. Il SI', Renzi a parte, è più dimesso e silente. Eppure io non credo che il NO abbia la vittoria così in tasca, come si tende a credere. In un Paese che ormai detesta visceralmente politica e politici, anche solo l'idea di ridurre considerevolmente il numero dei senatori, fa gola. E il segreto dell'urna da noi ha sempre fatto miracoli. Non dimentichiamoci che questo è il Paese dove per decenni ha governato la DC senza che nessuno dichiarasse apertamente di votarla. Meditate, gente... Meditate.

P. S.
In questa situazione il più felice di tutti (me lo immagino mentre saltella di gioia nella sua cameretta) ovviamente sarà Enrico Mentana, che potrà aggiungere tonnellate di pathos alla sua immancabile maratona referendaria su La7.

giovedì 24 novembre 2016

ANDREA MARIANO NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: «VI RACCONTO GLI ESORDI TORMENTATI DEI NEGRAMARO»

Andrea Mariano dei Negramaro (Foto di Flavio&Frank)
C'è anche Andrea Mariano, nome d'arte «Andro I.D.», fra gli artisti che si raccontano ne «Il peggio della diretta», libro zeppo di aneddoti di dietro le quinte strani e imbarazzanti di personaggi dello spettacolo che ho appena pubblicato per Mondadori Electa.
Andrea, che è una colonna dei Negramaro, rievoca in un capitolo
del libro gli esordi tormentati e minimalisti della band salentina, ovvero gli anni poveri ma belli di tournée con un furgone scassato su e giù per l'Italia. In una di queste spedizioni riuscirono a dimenticare all'autogrill persino il leader della formazione, Giuliano Sangiorgi. C'è affetto e ironia nel racconto di Mariano, il quale parla in prima persona di anni impossibili da dimenticare, sia per i membri del gruppo, sia per i fans. «Il peggio della diretta» si trova in libreria e nei principali store on-line.


mercoledì 23 novembre 2016

REFERENDUM * S'INVOCA LA NEUTRALITA', MA INTANTO SI MANDANO LE LETTERE

Chi va ospite nei programmi Rai in questo periodo, in qualsiasi contesto, anche a parlare di giardinaggio, oltre alla normale liberatoria, deve firmare un documento col quale si impegna a non dire nulla «che possa in qualche modo influenzare l'esito del Referendum». In pratica, una limitazione (per accettazione volontaria ma vincolante) dell'Art. 21 della Costituzione, al quale tutti dovremmo tenere in particolare modo.
 
Potresti parlare a favore del , potresti esprimere la tua opinione a favore del No, o dell'astensione, ma di fatto non puoi perché hai firmato una clausola che ti auto-censura. Neutralità totale. Poco carino, per niente libertario, ma ci può anche stare se è un'accettazione "volontaria".
Ma allora perché il Comitato per il Sì, che non in concreto ma di fatto è rappresentato dallo schieratissimo Presidente del Consiglio, che come la statale Rai dovrebbe essere super partes, ha attinto agli elenchi degli indirizzi di 4 milioni di italiani all'estero (custoditi dalla suddetta Presidenza) per mandare loro una lettera e convincerli a votare Sì? Da una parte s'invoca la neutralità, dall'altra si agisce in segno contrario.

martedì 22 novembre 2016

IL «SELFIE» SPIETATO DELLA VENTURA * QUANDO BUONISMO FA RIMA CON CINISMO

Se i buoni (veri) sono una benedizione, i buonisti nascondono quasi sempre le peggiori insidie. Partendo da questo innegabile presupposto di vita più che di tv, il nuovo «Selfie - Le cose cambiano» di Simona Ventura ha debuttato ieri su Canale 5 lasciandomi l'amaro in bocca. Poco da dire sulla conduttrice, che ha fatto la sua parte col compito di servire un menu dolce all'apparenza, ma spietatamente cinico nella sostanza. Il problema, stavolta, è il resto, visto da 4.183.000 spettatori con il 20,23% di share. Battuto di due punti e mezzo dal film di Pif su Raiuno, «La mafia uccide solo d'estate», ma di questi tempi un ascolto onesto.


Televisivamente il programma, apoteosi del già visto, è un mix fra «Extreme Makeover», «Il brutto anatroccolo» (Amanda Lear e Marco Balestri), «Bisturi! Nessuno è perfetto» (Irene Pivetti e Platinette) e altre frattaglie di genere, popolato da molti dei volti televisivi di Maria De Filippi, che con la sua Fascino PGT produce lo show. Dall'urlante Tina Cipollari («Uomini e donne»), andata in crash con Katia Ricciarelli, a Stefano De Martino, passando per Alessandra Celentano («Amici»). Poi i silenti Aldo Montano, Simone Rugiati, e la squittente Paola Caruso, Bonas di «Avanti un altro!», impegnata soprattutto a esporre la mercanzia. Tutti convocati col pretesto di fare da mentori dei casi più o meno umani reclutati per cambiamenti nella maggior parte dei casi estetico-chirurgici.

C'è il russatore incontrollabile, la ragazza di 25 anni che dopo il parto vuole rifarsi il seno cadente, e l'altra che ha bisogno di un tagliando complessivo; quello con le orecchie (anzi, uno solo) a sventola; la tipa con la brutta dentatura, un altro che crede di somigliare ad Al Bano e il tipo che sogna di diventare Massimo Ghini. Il povero che vuole regalare alla fidanzata le scarpe Converse e una notte speciale. Persino l'ossessivo compulsiva che si è lasciata andare e che (scommettiamo?) diventerà presto la principessa al gran ballo. Alcuni vanno spediti dal dentista, altri dal chirurgo, altri al trucco e parrucco, altri dallo psicologo senza passare dal via.


The Walking Dead
Ovviamente il compiaciuto ricatto è: tu vieni da noi, ti fai prendere un po' in giro davanti a mezza Italia, fai il numero da circo, ti compatiamo, ti tiriamo metaforicamente le noccioline ma senza esagerare che poi si nota (e in questo la Ventura è brava), e in cambio noi della tv, belli e ricchi, ti regaliamo l'intervento chirurgico che ti costerebbe una cifra. Ovviamente devi anche far finta di tenere lo stupore per il tuo cambiamento al momento del disvelamento in studio, quando ti toglieremo il mantello o la maschera di Hannibal Lecter. A casa non ci crederà mai nessuno, ma qui ci piacciono le favole. Ci stai? Ci sto. Dammi il cinque.
«Selfie - Le cose cambiano», regia di Roberto Cenci, come prodotto televisivo non è peggio di altra roba trash che circola in video. Ma è un programma spietatamente buonista. Intimamente violento, nella sua apparente leggiadria patinata. Mi fa più paura di «The Walking Dead», col quale pure si scontra in palinsesto.


lunedì 21 novembre 2016

DUCCIO FORZANO * «COME ROCKY BALBOA», IL ROMANZO DEL FURETTO DELLA REGIA

Sono stato a Milano, alla presentazione del romanzo autobiografico di un amico, Duccio Forzano, il furetto della cabina di regia. 
Regista televisivo tra i più affermati d'Italia, lanciato nel '95 da Claudio Baglioni, che l'ha voluto all'inizio per videoclip patinati e concerti, negli ultimi anni ha lavorato molto con Fabio Fazio a «Che tempo che fa».


Il libro, edito da Longanesi, s'intitola «Come Rocky Balboa», ed è stato presentato da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, liguri come Duccio e anche loro nella folta schiera di artisti finiti più volte (per esempio al Festival di Sanremo) sotto le maghiche lenti del regista. Il libro, lo ammetto, devo ancora leggerlo, ma la curiosità, presto appagata, che al momento mi rimane in canna, è sullo stile di scrittura. 

Essì, perché dovete sapere che Duccio, quando si chiude in quella stanza fra tecnici, mixer audio, video, luci, monitor ed effetti, è uno spettacolo della natura; si trasforma in una specie di spietato, inarrestabile e adrenalinico ufficiale della Gestapo. Per me, bisogna fargli l'antidoping. L'ho visto all'opera un paio di volte ed ero quantomeno estasiato.
Chissà se la stessa frenesia, il ritmo sincopato, lo stesso che ha nel lavoro, l'ha portato anche tra le pagine del suo romanzo, oppure se lo stile è pacato, delicato e scorrevole? Manca poco, e lo saprò.


sabato 19 novembre 2016

«THE YOUNG POPE» * PARTITO BENE, È DIVENTATO UN SUPPLIZIO

Paolo Sorrentino (foto di Gianni Fiorito)
L'idea forte, e fortemente intrigante di «The Young Pope» era portare in scena un Papa attraente (il bellissimo Jude Law), ma al contempo respingente (il Santo Padre cinico, antipatico e che non crede in Dio). Giocata questa carta in modo onestissimo nei primi due episodi, a partire dal terzo la serie non ha fatto altro che girare a vuoto precipitando via via nel baratro della noia. Di settimana in settimana, il grafico dell'apatia dello spettatore sembrava un crollo di Wall Street.

Il bravo Silvio Orlando ha cercato di reggere il peso di tutto per un po', portando sulle spalle il peso di una produzione esteticamente sfarzosa (per costumi e location vaticane), ma povera in quanto a sviluppo narrativo. Uscito di scena lui, il cardinale maneggione, si annaspava. Per fortuna qualche guizzo genialoide nei dialoghi («Santo Padre, qui tutti dicono che lei sia un Santo!» / «Calunnie») ogni tanto mi risvegliava dal sonno rem.

La grande bellezza papale di Paolo Sorrentino è svanita. E anche se il regista, durante il making of della serie mandato in onda ieri, ha già dichiarato di essere disposto a girarne una seconda, spero tanto che qualcosa, qualcuno (magari proprio lo Spirito Santo paraclito) posi una mano sul capino dei dirigenti di Sky Atlantic e li indica a desistere. Ma credo che l'abbiano capito. Anche se si sa, in queste cose a volte prevalgono logiche aziendali o d'immagine. Eppure fermarsi qui sarebbe una prova evidente dell'esistenza di Dio.

venerdì 18 novembre 2016

«X-FACTOR» * DAIANA LOU, QUANDO I BURATTINI DEI TALENT TAGLIANO I FILI

Daiana Lou, chi erano costoro? 
Due artisti di strada scopertisi (tardivamente) duri e puri che ieri sera hanno abbandonato «X-Factor» poco prima di una loro possibile eliminazione al Televoto, perché hanno scoperto di essere in un programma che mescola «la commemorazione di un ragazzo morto (il rapper Cranio Randagio, che aveva partecipato al talent di Sky alcune edizioni fa) e la pubblicità delle patatine». Intesa SanPaolo e Amica Chips ringraziano.

E se Bob Dylan, che pure è Bob Dylan, non va a Stoccolma a ritirare il Nobel perché ha forse il bonarda da imbottigliare, i pur artisticamente rispettabili Daiana Lou (che evidentemente prima facevano gli artisti di strada a Kyoto, ma senza seguire il protocollo) si accorgono dopo i casting, le home visit e innumerevoli puntate di essere a «X-Factor». Ebbene sì, signori. Calati in una logica televisiva, dunque commerciale. Orrore. Quindi abbandonano la gara, giusto per farsi notare (sottolineo, poco prima di una possibile eliminazione), mandando in tilt pure l'attento Alessandro Cattelan, che all'annuncio del loro abbandono prima non credeva alle sue orecchie, poi ha un po' stizzosamente confermato la loro eliminazione, salvo in seguito richiedere ai due di ribadire la loro intenzione di andarsene. Fedez li critica, Arisa li difende con qualche riserva, Alvaro Soler, come al solito, si imbambola, e persino Manuel Agnelli sembra in difficoltà.

Insomma, un casino. Tutto sommato evitabile. Che però è riuscito nell'intento di portare all'attenzione dei media due che altrimenti sarebbero stati soltanto ignoti concorrenti di «X-Factor» probabilmente dimenticati a due giorni dalla finale. Qui siamo oltre il «mi si nota di più se vado o non vado?». Siamo ai trucchi furbetti dello spettacolo che stanno sfuggendo di mano ai burattinai. Di questo passo al momento di firmare il contratto metteranno una clausola (a meno che non esista già qualcosa di simile) che impedisce ai concorrenti di ritirarsi se non in presenza di gravi e conclamati problemi di salute. Per il momento, DAIANA FU.


Post più popolari

Lettori